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mercoledì 5 giugno 2019

I " falsi profeti " tendono a distogliere l’attenzione dalla verità....- di Diego Manetti:

LA FALSA PROFEZIA
Diego Manetti:

La falsa profezia assume spesso i contorni dell’inganno operato con falsi prodigi e miracoli oppure della menzogna propagata con alta dottrina e diaboliche ispirazioni.
Mi pare che però si possa trovare un altro fronte su cui operano i falsi profeti: non tanto quello dell’annunciare il falso, quanto piuttosto del tacere il vero.
E’ un po’ come una “strategia del silenzio” che, messa in atto a volte anche da anime consacrate – poiché sappiamo che il “fumo di Satana” è entrato anche nella Chiesa –, tende a distogliere l’attenzione dalla verità, favorendo il silenzio sul peccato, il silenzio sull’inferno, il silenzio su Satana.
In fondo, i falsi profeti che servono Satana, l’ultima cosa che diranno è proprio che Satana esiste davvero…
Padre Livio:
A questo punto dobbiamo distinguere due specie di falsi profeti.
Da una parte abbiamo quelli che operano al di fuori della Chiesa e che propagandano lo “spirito del mondo” all’insegna dello slogan: “senza Dio si vive meglio”; questa è dunque la “falsa luce” della profezia mondana, dalla quale più volte la Regina della Pace ha messo in guardia soprattutto i giovani.
E si tratta di un esercito di servitori di Satana:
da intellettuali e filosofi, a ciarlatani e imbroglioni.
Tutti però facilmente riconoscibili perché “nel mondo”.
Dall’altra parte, abbiamo i falsi profeti che operano invece all’interno della Chiesa:
si tratta di una profezia più pericolosa, perché più difficile da individuare, poiché è come se il Diavolo si vestisse da frate, assumendo le spoglie di un esponente della Chiesa stessa, secondo quella fine strategia ingannatrice del Maligno che Bernanos nei suoi romanzi ha saputo ben rappresentare.
Ecco, quando il falso profeta si presenta in cotta e stola o come leader di un gruppo di preghiera, allora il discernimento è assai più complesso, e facilmente tanti fedeli ne restano sedotti, confusi, ammaliati.
Occorre sempre utilizzare la libertà dei figli di
Dio, ovvero lo spirito del discernimento, senza farsi abbagliare dalle insegne esposte dai falsi profeti, poiché capita spesso che, rinunciando a tale capacità critica, si venga ingannati da presunti veggenti che sbandierano false locuzioni e visioni private.
Vorrei quindi mettere in guardia da quel sottobosco di gruppi di preghiera che hanno la “propria” veggente che ha le apparizioni, o rivela profezie, laddove tutto questo è un prodotto dell’esaltazione personale o dell’inganno satanico.
Ancora più grave è poi il caso dei falsi profeti all’interno della stessa gerarchia ecclesiastica, quando cioè sono sacerdoti o teologi a propagare tra i fedeli le eresie e gli inganni satanici.
E’ il caso in cui si deforma la Parola di Dio, o si passano sotto silenzio le verità fondamentali della dottrina cattolica. E’ un argomento assai doloro.
Quando Paolo VI parlò di “fumo di Satana nella Chiesa”, specificò di cosa si trattava: all’interno della Chiesa stessa si era formato un pensiero che non era cattolico — e che come tale non poteva essere l’autentico pensiero della Chiesa – e che si esprimeva nella formulazione di verità di fede non conformi alla Dottrina rivelata e insegnata dalla Chiesa.
In riposta a questo allarme lanciato da Paolo Vi è giunto quel grandissimo dopo che è il Catechismo della Chiesa Cattolica, strumento di cui avevamo bisogno per sapere quali erano i confini esatti della Dottrina della Chiesa e che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno pensato di proporre ai fedeli proprio come baluardo della vera fede.
Però, devo lamentare il fatto che oggigiorno si sentono davvero poche persone citare il Catechismo, e credo che sia ben poco studiato nei seminari e nelle facoltà teologiche, mentre ritengo che non vi sia arma migliore per difendersi da quelle che Karl Rahner definiva “eresie crittogame”, ovvero quelle eresie che, come le omonime piante, si diffondono di nascosto, silenziosamente, nel bosco della dottrina cattolica, per cui si arriva a sostenere che l’Inferno è vuoto, che Satana si convertirà, che alla fine c’è la Misericordia e la salvezza per tutti, che tutti i peccati si possono giustificare.
Giungiamo infine nello specifico al punto che ponevi al centro della tua domanda: i “silenzi”. Sono queste le false profezie più pericolose all’interno della Chiesa, perché se un teologo afferma il falso, e come tale lo scrive, prima o poi la Congregazione per la Dottrina della Fede – l’ex Sant’Uffizio – lo richiama e lo riconduce alla vera dottrina.
Ma nel caso dei silenzi, questi sono ben più subdoli e difficili da individuare, poiché appunto meno roboanti, meno eclatanti.
Si tratta di un “non annunciare” la verità che di fatto si traduce nel propagare l’errore. Pensiamo ad esempio al fatto che oggi non c’è una precisa catechesi sul peccato: non si spiega che cosa sia, non se ne denuncia la gravità, non si dice più chiaramente che il peccato mortale può condurre alla perdizione eterna.
E ci vuole un intervento tanto raro quanto autorevole – magari un articolo della “Civiltà Cattolica” — per ricordare che quando uno muore in peccato mortale, va all’inferno. Queste Verità elementari, fondamentali, non si insegnano più nella Catechesi, o si insegnano poco.
Allo stesso modo, non si fa più la distinzione fra “peccato mortale” e “peccato veniale”, tutto è giustificabile, non si tiene conto che comunque la materia è “grave” e quindi la “piena avvertenza” e il “deliberato consenso” vanno messi a fuoco.
Questo silenzio, dannosissimo per le anime, è una forma molto subdola di falsa profezia. In merito alle deformazioni della vera dottrina, mi ricordo un episodio di quando ero giovane sacerdote, avevo appena ventisei anni, e prestavo servizio in parrocchia.
Un giorno venne una signora da me e chiese un colloquio.
Mi disse che si trovava in una situazione di adulterio. Io le dissi: “Guardi che è un peccato grave e, se lei non lascia questa situazione, rischia la perdizione eterna della sua anima!”.
Quella stette un po’ ha pensarci e poi replicò: “Ah, tanto poi, alla fine, c’è la divina Misericordia…”.
Ecco, questo è un esempio del gravissimo pericolo che si corre nel deformare la dottrina, usando la divina Misericordia per restare nell’impenitenza e continuare a fare il male.
D’altra parte, non si può usare la divina Misericordia per dire che l’Inferno è vuoto; non è che esiste l’Inferno perché Dio non ha misericordia, esiste l’Inferno – lo abbiamo già ricordato — perché noi rifiutiamo la divina Misericordia, non ci affidiamo alla divina Misericordia, non ci pentiamo davanti a Lui.
A questo riguardo vorrei prendere l’occasione per mettere bene a fuoco quello che io penso di von Balthasar.
Ho letto quasi tutte le opere di questo grandissimo teologo, e devo ammettere che il suo ultimo libro, Sperare per tutti, non riesco a capirlo, perché si colloca al di fuori dell’orizzonte di tutto il suo pensiero precedente.
E’ un libro in cui von Balthasar chiama “infernisti” quelli che credono nell’Inferno — allora anche Gesù Cristo era un infernista? – e ribadisce la sua profonda speranza che “tutti gli uomini si salvino” e che “l’inferno sia vuoto”.
Credo che il problema sia mal posto: non si tratta di limitarsi a “sperare” – lasciando con ciò stesso intendere che sia quasi un diritto la salvezza per tutti – quanto piuttosto di “darsi da fare” affinché tutti si salvino, pregando e sacrificandosi per la salvezza delle anime dei peccatori.
È questo che vuole la Madonna.
E poi, se anche tutti gli uomini si salvassero, non basta credere all’esistenza di Satana e dei demoni per capire che l’inferno non può essere vuoto, poiché almeno gli angeli decaduti sono precipitati in esso dopo la ribellione originaria contro Dio? Insomma, se anche l’inferno non avesse anime dannate come inquilini, almeno i padroni di casa ci sono!
Tratto dal libro-intervista: L’ora di Satana. L’attacco del Male al mondo contemporaneo, Piemme

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