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mercoledì 17 luglio 2019

Un segno straordinario come dono di Dio- A Medjugorje la testimonianza di Umberto

La mia conversione avvenne nell’Agosto del 2008, quando decisi di partire per la prima volta per Medjugorje. Tantissime erano le domande che mi affliggevano sull’esistenza di Dio e che da alcuni anni mi portavano ad allontanarmi dalla Chiesa: non andavo a Messa (le uniche volte erano per Natale, Pasqua e qualche funerale). Calunniavo l’istituzione della Chiesa, offendevo i preti e il papa, ma soprattutto bestemmiavo. Come il fumo, l’alcol o il gioco d’azzardo, la bestemmia può diventare un vizio. E per me, lo era.

Ero arrivato al punto di bestemmiare senza neanche rendermi conto di farlo; ormai era parte del mio linguaggio. Partii con parecchie curiosità, ma soprattutto con il grande desiderio scoprire chi era o cosa fosse la Verità per me; sentivo che non ne sarei rimasto deluso. Inizialmente il viaggio è stato un po’ pesante, con tutto l’autobus che pregava e cantava, e io che mi annoiavo perché volevo dormire o ascoltare la musica. Ma, nonostante tutto, cercavo il più possibile di conformarmi al gruppo e pregare con loro, anche se non sapevo neanche come si usasse un Rosario.

Arrivati a Medjugorje notai subito un’atmosfera diversa, un “qualcosa” che prima d’allora non avevo mai provato. È incredibile pensare che durante il viaggio uscivano dalla mia bocca solo parole, mentre ora cominciavo a pregare con il cuore. I giorni, durante il meraviglioso Festival dei giovani, passarono in fretta: la mattina tra canti, balli e testimonianze; e la sera tra Rosario, Messa e Adorazione Eucaristica. È proprio da quest’ultima che ho sentito veramente toccare il mio cuore. Quella piccola Ostia, esposta, era in grado di compiere grandi cose. Il mio cuore si scioglieva ogni volta che la guardavo. Ogni sguardo era come un raggio di sole che pian piano illuminava il mio cuore……..

………..Vi fu una mattina che, prima di andare sul monte Podbrdo, ci fermammo sotto la casa di Vicka. Ero riuscito ad intrufolarmi fra la gente e a mettermi di lato alla scala da dove Vicka parlava. Era vicinissima a me. Aveva qualcosa di non comune, difficile da spiegare. Aveva gli occhi così profondi, e un sorriso così splendente che non riuscivi a smettere di fissarla e a ridere anche tu senza capire il perché. Quando mi ha imposto le mani sulla testa, il mio cuore si è letteralmente aperto, sprigionavo gioia da tutte le parti. Il viso di Vicka era davvero l’espressione dell’amore che la Gospa ha per noi, suoi figli.

Quell’amore che avvertivo costantemente, ma che si incarnava ogni volta che partecipavi ad una apparizione. In quei momenti, davvero il paradiso era in mezzo a noi, ed è proprio in quei brevi minuti che comprendi l’eternità del Paradiso, e ti rendi conto che tutto è reale, le apparizioni sono reali, Dio è reale. Prima di partire e durante quei giorni, pensavo di aver bisogno, e quindi ottenere, un miracolo per poter credere totalmente. Ma non è stato così: non ho mai visto nessun segno straordinario a Medjugorje, e la cosa mi aveva reso molto deluso. Guardavo continuamente il cielo, il sole, la croce del Krizevac, ma niente: l’unica cosa che ottenevo era un bel dolore agli occhi subito dopo.

Ma poi, col tempo ho capito che nessun segno mi sarebbe servito per la mia conversione. Dio ha preferito agire direttamente nel mio cuore, come da tempo cercava di fare, mentre io gli avevo sempre chiuso le porte del mio cuore. Ma a Medjugorje ho cominciato ad ascoltare la sua voce che è Verità: “Chiunque è dalla Verità ascolta la mia voce”, dice Gesù. Un segno straordinario come dono di Dio, certamente rafforza la tua fede, ma se non apri il tuo cuore alla Verità, se non hai permesso a Dio ti parlarti, allora nessun miracolo straordinario potrà mai cambiarti. Una guarigione fisica non è nulla a confronto alla guarigione spirituale.

La conversione del cuore, questo è quello che vuole che vuole Dio, ed è proprio per questo che la Madonna appare da 30 anni, per richiamare tutta l’umanità a suo figlio Gesù, supplicandoci sempre con i suoi messaggi alla conversione del cuore. Questa è stata una mia piccola testimonianza del mio primo pellegrinaggio. Le altre volte che ho fatto ritorno a Medjugorje, ho avuto la conferma di tutto quello che ho sperimentato la prima volta, ma, soprattutto, ho capito tante cose che dopo il mio primo viaggio non avevo capito o accettato.

Medjugorje non è il punto di arrivo della nostra conversione, bensì il punto di partenza, l’inizio di tutto, perché la nostra conversione, nonostante tante difficoltà, la costruiamo qui, nella vita di tutti i giorni. Ringrazio la Mamma celeste che, prendendomi per le orecchie, mi ha portato fino a casa sua, a Medjugorje, dove mi ha presentato e offerto gratuitamente la Verità, cioè Gesù.



Il messaggio più importante di Medjugorje e le tre tappe che Maria ci indica per guarire il cuore

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Saverio Gaeta al XIII Convegno Nazionale degli Apostoli della Divina Misericordia con Maria Regina della Pace - ASSISI febbraio 2019 Estratto dal video di: Medjugorje Misericordia

martedì 16 luglio 2019

PERDONATE PER AVERE LA PACE (Dai commenti pratici di P.Slavko)- Medjugorje

Se non si perdona la pace non è possibile. Perdonare non è facile, questo lo sappiamo tutti sicuramente; specialmente quando le cose che non ti piacciono si ripetono, soprattutto nella famiglia. Gesù non ha detto per caso che bisogna perdonare "70 volte 7", cioè sempre. Ma noi ci troviamo molte volte in una contraddizione con noi stessi: vogliamo la pace e non vogliamo perdonare; vogliamo la pace ma non vogliamo chiedere perdono. Perché, per chiedere il perdono, bisogna avere anche un po' di umiltà; chiedere perdono significa vedere anche la parte della propria responsabilità. Qui troviamo un grande problema: vedere la propria colpa, riconoscerla e chiedere perdono. Io mi ricordo di questa storia vera. Una persona è venuta e ha detto: "Io non ho più la pace; non posso dormire, né lavorare, non posso far niente". E io ho chiesto quello che anche voi avreste chiesto: "Da quando non hai la pace e perché?" Mi dice: "Una persona mi ha ferito profondamente e ho perso la pace". Io ho detto allora: "Tu devi perdonare e la pace ritornerà". Ha detto: "Eh, padre, non posso, perché mi ha ferito profondamente". Io ho detto: "Ma tu cerchi la pace?" "Sì, padre; non posso dormire, non posso mangiare, non posso lavorare". Allora io ho detto: "Tu devi perdonare!" "Ah, non posso perché non è la prima volta che mi ha ferito così!" "Ma tu vuoi la pace!" "Sì padre!" Potevamo continuare fino all'indomani e mancava poco che questa persona entrasse in conflitto anche con me. Noi sappiamo tutti che quando siamo feriti, è difficile perdonare o chiedere perdono, ma, volendo la pace, dobbiamo lavorare su questo punto del perdono e non dire che è impossibile perdonare. Dio non può chiederci le cose impossibili. Se noi pensiamo che è impossibile, probabilmente non preghiamo abbastanza. Infatti la Madonna ci insegna: "Pregate con il cuore per poter perdonare ed essere perdonati" (a Ivanka 25.06.97). In un messaggio al gruppo di preghiera, la Madonna ha detto: "Se tu senti nel tuo cuore qualche cosa contro qualcuno, prega fino al momento in cui cominci a sentire sentimenti positivi verso questa persona". In un gruppo una persona ha reagito dicendo: "Ah, io dovrei pregare giorno e notte!" E allora prega giorno e notte fino a che riuscirai a perdonare, perché la pace è un profondo desiderio di tutti e vale la pena impegnarsi. Il problema del perdono è più grave di quanto noi pensiamo, soprattutto nelle famiglie. Guardate, quando parliamo degli altri ad un amico o ad un'amica, come parliamo? Molte volte in modo negativo; e sempre, quando siamo tentati di parlare così, si tratta del problema del perdono. Si dice: "La mia vita è difficile a causa di mio padre, di mia madre, marito, moglie, suocera, nuora..." Sono sempre gli altri quelli che ci creano problemi! Quante volte abbiamo detto o sentito dire che la vita di mio padre o di mia madre, di mia moglie, o di mio marito è difficile a causa mia! E' molto raro vedere le difficoltà che hanno gli altri, per il fatto che vivono con noi, ma noi sempre sappiamo come è difficile la nostra vita a causa degli altri. E' sempre il problema del perdono. Soprattutto questa affermazione: "Io ho ragione!" Ecco una storiella: Dio permette a satana di dominare un giorno una città; e satana gli chiede solo una cosa: lasciare che i semafori della città segnino sempre verde. Risultato: in un minuto confusione completa! In ogni incidente ognuno aveva ragione: quello che veniva da una parte aveva il verde, ma anche quello che veniva dall'altra parte aveva pure lui il verde! Tutti avevano ragione. E chi può perdonare se ha ragione? E chi poteva chiedere perdono se aveva ragione? Ecco: quante volte dalla nostra parte c'è sempre verde e dopo tutti sono colpevoli intorno a noi; solo noi no, perché abbiamo la luce verde... Sono sicuro che avete ascoltato le testimonianze dei giovani di suor Elvira. Una volta uno ha detto: "Noi ci amiamo nella comunità non perché non ci conosciamo, ma ci amiamo perché ci conosciamo; noi non abbiamo paura di dire all'altro: ho sbagliato. Ci amiamo perché conosciamo anche le debolezze l'uno dell'altro". Molte volte, soprattutto nelle famiglie, noi nascondiamo queste cose. E dopo si incontrano le maschere! Le maschere, non le persone! E così si incontrano maschere tra marito e moglie, tra genitori e figli e hai un teatro, non una famiglia, non una vita.

Fonte:http://medjugorje.altervista.org/doc/pslavko/perdonare.html

L’arteria principale era ostruita - A Medjugorje la testimonianza di Gabrielle Colins

Sono molte le esperienze fatte dai pellegrini, la maggior parte delle quali però resta nascosta all’opinione pubblica. Ma è anche vero che ogni giorno incontriamo persone che testimoniano pubblicamente le particolari grazie ricevute per intercessione della Madonna. Questo è anche il caso dell’irlandese Gabrielle Colins. A quanto dice lei stessa, la prima volta che è venuta a Medjugorje, lo ha fatto soltanto per sua sorella: “Sono stata educata e cresciuta come cattolica, ma per un periodo avevo smesso di andare in chiesa. In seguito ho subito un attacco di cuore ed ho dovuto smettere di lavorare, motivo per cui trascorrevo la maggior parte del mio tempo in casa. Mia sorella era già venuta a Medjugorje alcune volte e mi ha quindi proposto di venire con lei quando ci fosse tornata nuovamente. Una volta arrivate qui è stato tutto davvero molto bello, ma non pensavo che avrei desiderato venire di nuovo. Tuttavia nel febbraio dell’anno seguente ero di nuovo qui. Qui si prova un sentimento di pace totale, qui c’è la Madre”. Gabrielle ha poi aggiunto che era molto malaticcia e che passava molto tempo in vari ospedali. “Due settimane prima dell’anniversario delle apparizioni di Medjugorje, quando avevo intenzione di venire, si ripeté lo stesso scenario. Mi sono sottoposta a parecchi esami che hanno riscontrato che l’arteria principale, che dal cuore va al cervello, era ostruita per il 70%. Mi dicevano che l’operazione in sé era semplice, ma non nel mio caso e che non c’erano molte speranze. Se non avessi acconsentito all’operazione, la morte sarebbe stata solo questione di tempo. Il dottore mi propose di chiamare la mia famiglia, in modo che lui potesse chiarire ai miei parenti lo stato delle cose e mi disse che dovevo sottopormi subito all’operazione. Io decisi di venire a Medjugorje e di comunicare solo al mio ritorno il mio stato di salute alla mia famiglia, per poi sottopormi all’operazione. Pensavo che quella sarebbe stata la mia ultima settimana di vita e riflettevo su come avrei affrontato la situazione una volta tornata a casa. Arrivata qui provai una pace totale, senza neppure una briciola di preoccupazione. Un pomeriggio cominciai a pregare davanti alla chiesa con mia sorella: lei pregava, mentre io stavo seduta in modo molto rilassato, godendomi il sole e la pace. Stavo seduta così da un po’ di tempo quando, a un certo punto, cominciai a sentire delle gocce di pioggia che cadevano su di me. Guardando il cielo vedevo che splendeva il sole, ma su di me cadevano gocce di pioggia. Cercavo di capire cosa stesse avvenendo, mi girai indietro e vidi che quelle gocce di pioggia cadevano solo su di me. Chiamai mia sorella e le chiesi cosa stesse succedendo, dal momento che la pioggia cadeva solo su di me. Lei mi rispose tranquillamente che era una benedizione. Non ne parlammo più. Tornammo a casa ed ero molto tranquilla. Andai dal mio dottore, che voleva prendere accordi per l’operazione. Chiesi di fare ancora un controllo, anche se lui diceva che non era necessario, perché li avevamo già fatti tutti ed erano pronti. Era molto arrabbiato perché non volevo cedere ma, alla fine, contro voglia, mi prenotò altri esami. Una volta giunto il referto, non poteva crederci: l’ostruzione non c’era più! Mi chiese cosa fosse successo, cosa avessi fatto e dove fossi stata. Gli dissi che ero stata a Medjugorje, ma lui rispose solo che avrebbero conservato quel referto come caso unico nella storia del loro ospedale. Da quel momento tutto è cambiato nella mia vita. Sento in ogni momento un enorme amore di Dio ed una gioia che voglio condividere con tutti”.

Fonte:http://medjugorje.hr/it/attualita/gabrielle-colins-testimonia-la-sua-esperienza-di-medjugorje,7047.html

A Medjugorje 350 sacerdoti in ritiro spirituale - luglio 2019 VIDEO

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Dall' 8 al 13 luglio 2019 si è tenuto a Medjugorje il 24° RITIRO SPIRITUALE INTERNAZIONALE PER I SACERDOTI. 350 sacerdoti provenienti da 32 Paesi hanno preso parte a questo programma di rinnovamento spirituale. I parrocchiani di Medjugorje hanno offerto alloggio e cibo a tutti i sacerdoti partecipanti. Video di Joao Rijo e Maria Vision.

SUPPLICA ALLA MADONNA DEL CARMINE

 
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 

O gloriosa Vergine Maria, madre e deco-ro del monte Carmelo che la tua bontà ha scelto come luogo di tua particolare benevolenza, in questo giorno solenne che ricorda la tua materna tenerezza per chi piamente indossa il santo Scapolare, innalziamo a te le più ardenti preghiere, e con confidenza di figli imploriamo il tuo patrocinio.
Vedi, o Vergine santissima, quanti peri-coli temporali e spirituali da ogni parte ci stringono: ti prenda pietà di noi. Il titolo col quale oggi ti celebriamo ri-chiama il luogo scelto da Dio per ricon-ciliarsi con il suo popolo quando questo, pentito, volle ritornare a lui. Dal Carme-lo infatti salì per mano del profetta Elia il sacrificio che dopo lunga siccità otten-ne la pioggia ristoratrice, segno della re-stituita benevolenza di Dio: la preannun-ciò con gioia il santo profeta quando eb-be visto levarsi dal mare una bianca nu-voletta che in breve ricoprì il cielo. In quella nuvoletta, o Vergine immacolata, i tuoi figli carmelitani hanno ravvisato te, sorta immacolata dal mare dell'uma-nità peccatrice e che nel Cristo ci hai da-to l'abbondanza di ogni bene. In questo giorno solenne sii per noi nuova sorgen-te di grazie e di benedizioni. Salve, Regina...
 
Per dimostrarci ancor più il tuo affetto, o madre nostra amorosissima, tu rico-nosci come simbolo della nostra devo-zione filiale l'abitino che piamente por-tiamo in tuo onore e che tu consideri co-me tua veste e segno della tua bene-volenza.
Grazie, o Maria per il tuo Scapolare. Quante volte, però, ne abbiam fatto poco conto; quante volte abbiam portato indegnamente quell'abito che doveva es-sere per noi simbolo e richiamo alle tue virtù!
Ma tu perdonaci, o madre nostra amabi-le e paziente! E fa' che il tuo santo Sca-polare ci sia difesa contro i nemici del-l'anima, richiamandoci il pensiero di te, e del tuo amore, nel momento della ten-tazione e del pericolo.
O madre nostra dolcissima, in questo giorno che ricorda la tua continua bon-tà verso di noi che viviamo la spirituali-tà del Carmelo, commossi e fidenti ti ri-petiamo la preghiera che da secoli ti ri-volge l'Ordine a te consacrato: Fiore del Carmelo, vite prodigiosa, splendore del cielo: Vergine Madre, mite e dolce, pro-teggi noi tuoi figli che ci proponiamo di salire con te il mistico monte della vir-tù, per giungere con te alla beatitudine eterna! Salve, Regina...
 
E' grande, o Maria, il tuo amore per i di-letti figli rivestiti del tuo Scapolare. Non contenta di aiutarli perché vivano in mo-do da evitare il fuoco eterno, ti prendi cura anche di abbreviare ad essi le pene del purgatorio, per affrettare l'ingresso in paradiso.
Questa è una grazia, o Maria, che con-duce una lunga serie di grazie, e vera-mente degna di una madre misericordio-sa, quale tu sei.
Ed ecco: come Regina del purgatorio tu puoi mitigare le pene di quelle anime, tenute ancora lontane dal godimento di Dio. Pietà ti prenda dunque, o Maria, di quelle anime benedette. In questo bel giorno si riveli loro la potenza della tua intercessione materna.
Noi ti supplichiamo, o Vergine pura, per le anime dei nostri cari e per tutte quel-le che in vita furono ascritte al suo Sca-polare e si sforzarono di portarlo pia-mente. Per esse ottieni che, purificate dal sangue di Gesù, siano ammesse quanto prima alla felicità eterna.
Ed anche per noi ti preghiamo! Per gli ultimi istanti della nostra vita terrena: assistici pietosa e rendi vani i tentativi del nemico infernale. Prendici tu per ma-no, e non lasciarci sinché non ci vedrai vicini a te in cielo, eternamente salvi. Salve, Regina...
 
Ma tante e tante grazie vorremmo chie-derti ancora, o madre nostra dolcissima! In questo giorno, che i nostri padri dedi-carono alla gratitudine per te, ti suppli-chiamo di beneficarci ancora. Impetraci la grazia di non macchiare mai di colpa grave quest'anima nostra, che tanto san-gue e dolore è costata al tuo divin Figlio. Liberaci dai mali del corpo e dello spiri-to: e se sono utili alla nostra vita spiri-tuale, concedici anche le altre grazie d'ordine temporale che abbiamo in ani-mo di chiederti per noi e per i nostri ca-ri. Tu puoi esaudire le nostre richieste: e abbiamo fiducia che le esaudirai nella misura del tuo amore, per l'amore con cui ami il Figlio tuo Gesù, e noi, che a te siamo stati affidati come figli.
Ed ora benedici tutti, o madre della Chie-sa, decoro del Carmelo. Benedici il som-mo Pontefice, che in nome di Gesù gui-da il popolo di Dio, pellegrinante in ter-ra: concedigli la gioia di trovare pronta e filiale risposta ad ogni sua iniziativa. Benedici i Vescovi, nostri Pastori, e gli altri sacerdoti. Sostieni con particolare grazia quelli che zelano la tua devozio-ne, specialmente nel proporre il tuo Sca-polare come simbolo e incentivo a imi-tar le tue virtù.
Benedici i poveri peccatori, perché an-ch'essi sono figli tuoi: nella loro vita c'è stato sicuramente un momento di tene-rezza per te e di nostalgia per la grazia di Dio: aiutali a ritrovare la via verso il Cristo salvatore e la Chiesa che li atten-de per riconciliarli al Padre.
Benedici infine le anime del purgatorio: libera con sollecitudine quelle che ti sono state devote. Benedici tutti i tuoi fi-gli, o sovrana nostra consolatrice. Sii con noi nella gioia e nella tristezza, in vita e in morte: e l'inno di ringraziamento e di lode che innalziamo in terra, ci sia concesso, per la tua intercessione, di pro-seguirlo in cielo a te e al Figlio tuo Ge-sù, che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen. Ave, Maria...
 
Giovanni XXII, mentre era Nunzio Apostolico in Francia, confidava: « Per mezzo dello Scapolare io appartengo alla vostra famiglia del Carmelo e ap-prezzo molto questa grazia come l'as-sicurazione di una specialissima pro-tezione di Maria ».
 
 

Lo Scapolare del Carmelo un "dono". Ecco il suo vero significato


Molti lo usano come amuleto o come una moda, ma non è questo il suo vero senso

Molte persone usano lo scapolare o altri oggetti di devozione senza conoscerne il vero significato, o anche come un amuleto, qualcosa di magico che “porta fortuna”, che libera dal “malocchio” o cose simili, come se il vero senso non derivasse dal cuore di chi usa questo o quell’oggetto, perché il suo vero significato è quello di indicare qualcosa che è dentro di sé, nella propria fede, nei propri propositi e nella propria conversione. Molti usano croci, medagliette, rosari e scapolari di Nostra Signora del Carmelo come una moda, perché li usa questo o quell’artista. Ma qual è il vero significato dello scapolare?


 Lo scapolare che libera dalle pene del Purgatorio
  La Madonna assicurò che  indossando lo scapolare sarebbero stati liberati dalle pene del Purgatorio, affermando: «Questo è il privilegio per te e per i tuoi: chiunque morirà rivestendolo, sarà salvo». La consacrazione alla Madonna, mediante lo scapolare, si traduce anzitutto nello sforzo di imitarla, almeno negli intenti, a fare ogni cosa come Lei l’avrebbe compiuta. 

I doveri di chi indossa lo scapolare carmelitano e il privilegio sabatino

 1. la Madonna ha promesso a chi porta con sé lo scapolare carmelitano di portarlo in Paradiso nel primo sabato successivo alla sua morte. È il cosiddetto privilegio sabatino.
Questa promessa è legata ad alcune condizioni che di fatto fanno capire quale sia lo scopo di questa bella devozione.
Non si tratta di un facile salvacondotto per entrare al più presto in Paradiso, ma di un aiuto concreto per attendere alla santificazione e alla purezza di vita, senza delle quali in Paradiso non si può entrare.
A bene vedere gli impegni sono quelli di condurre una vita cristiana intessuta di preghiera, castità e unione permanente col Signore.
2. Ecco le condizioni per poter fruire delle promesse, così come ho potuto ricavarle:
– portare abitualmente lo scapolare o la medaglia,
– vivere in castità secondo le condizioni del proprio stato,
– recitare il piccolo Ufficio della Madonna che può essere commutato col Rosario o altre preghiere o pratiche penitenziali;

3. Se non si osservano queste condizioni non si commette alcun peccato, ma non si può fruire della promessa fatta dalla Madonna.
4. La prima condizione consiste, dunque, nel portare con sé lo scapolare benedetto.
Si tratta di un segno e di un richiamo permanente alla devozione alla Madonna, che ci è stata donata da Cristo come Madre e come Patrona. La sua presenza è incompatibile con quella del comune avversario.
Togliere casualmente lo scapolare per effettive necessità non costituisce uno svincolarsi da questo segno perché nel proprio animo permane la volontà di portarlo sempre.
Non ci si deve preoccupare se al momento della morte – per motivi indipendenti dalla volontà personale – non si indossasse lo scapolare.
Sono certo che la Madonna guarda alla sostanza, e cioè alla disposizione del cuore, che è la cosa principale e insostituibile.

5. Desidero notare che vivere in castità non è un obbligo nuovo, ma è un’esigenza di vita per ogni cristiano.
Per castità s’intende vivere la propria sessualità e vita affettiva secondo il disegno di Dio e secondo le condizioni proprie di ogni stato di vita (vita individuale, vita consacrata, vita matrimoniale e prematrimoniale).

6. Secondo le interpretazioni più larghe, per fruire del privilegio sabatino, si deve conservare la castità abitualmente.
Pertanto si considera vita casta anche quella di chi qualche volta cade e poi subito si rialza con la confessione.
Secondo le interpretazioni più strette ci deve si attenere alla richiesta fatta dalla Madonna, nella quale l’abitualmente non c’è.
Credo sia giusto pensare che ci deve essere la tensione concreta ed effettiva verso la castità e verso la santità. Diversamente la castità rimane solo una vuota parola.
Per questo in un sito carmelitano ho letto che questa è una “condizione da osservarsi con tutte le proprie forze per l’acquisto del privilegio sabatino”.

7. Lo stesso discorso vale per la preghiera.
Inizialmente l’impegno prevedeva la recita del piccolo Ufficio della Madonna, che è una formula leggermente più breve del Breviario o Liturgia delle Ore. È costitutivo dalle varie ore canoniche: mattutino (così veniva chiamato), lodi, prima, terza, sesta, nona, vespri e compieta.
È tutto dedicato alla Madonna. Lascia in chi lo recita un grande senso di serenità e di pace.
La recita del piccolo Ufficio comporta lo stare in preghiera per un certo spazio di tempo e questo è già purificante e santificante di per se stesso.
Di solito il piccolo Ufficio della Madonna viene sostituito con la recita del Rosario o con altre preghiere stabilite dal sacerdote all’atto della consegna dello scapolare.
La commutazione deve essere fatta nell’orizzonte del mantenersi uniti a Dio nel compimento dei propri doveri e tenendo nel debito conto le condizioni di vita dei singoli soggetti.
Mi piace ricordare che inizialmente chi non poteva recitare il piccolo Ufficio della Madonna perché era analfabeta o si trovava nell’impossibilità di recitarlo, era tenuto all’astinenza dalle carni il mercoledì, venerdì e sabato.

9. Come vedi, portare lo scapolare carmelitano è una cosa molto bella e la promessa è attraente.
Ma non si tratta di una strada comoda che sostituisce le esigenze evangeliche della conversione e dell’unione permanente con ìl Signore mediante la vita di grazia.
Anzi è uno stimolo ad essere più ferventi ed è uno stimolo accompagnato da particolari grazie.

lunedì 15 luglio 2019

Ero un ragazzo pieno di ferite non sapevo sorridere- A Medjugorje la testimonianza di Andres

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La testimonianza di Andres durante il Festival dei Giovani a Medjugorje - 4 agosto 2015

"Mio marito è guarito! Era cieco"- A Medjugorje la storia di Jozo Vasilj

La guarigione del cieco
Dall'inizio delle apparizioni a Medjugorje ci sono sempre testimonianze di guarigioni miracolose, per intercessione della Madonna. Tra i primi abitanti della parrocchia di Medjugorje che sono stati guariti, Jozo Vasilj inizialmente colpito da semiparesi all’occhio sinistro, ma dopo solo quattro anni perse la vista anche dall’occhio destro; inoltre soffriva di una grave dermatite sulle braccia e mani.

La popolazione ha la sensazione di ricevere, proprio per la sua risposta entusiasta, delle grazie e dei segni straordinari . Già da giorni circolano notizie di guarigioni che impressionano tutti. "Il caso" che dopo qualche settimana finisce addirittura sui giornali jugoslavi — provocando grande pubblicità involontaria a Medjugorje e la reazione dura del regime — è quello del vecchio Jozo Vasilj. L’anziano contadino (è del 1896), che vive nelle case  sotto il Krizevac, è cieco da quattro anni con una grave malattia alla pelle che copre le sue braccia di piaghe.


E’ uno dei primi giorni delle apparizioni, verso le 17,30, chiede a una nipotina che sta preparandosi ad andare sul Podbrdo per vedere ciò di cui tutto il paese parla, di portargli — visto che lui non può salire lassù — un po’ di terra quella collina. La ragazzina, Vida, fa così e dopo due ore è di ritorno con un po’ di terra e alcune pianticelle del luogo ove appare la Madonna. Il vecchio dice alla moglie di bollire quell’erba, ma senza dirle perché. Poi quella sera si applica tutto sugli occhi e prega intensamente nel silenzio.

Al mattino chiede alla donna di portargli dell’acqua, si lava, recitando il Credo, si asciuga con un panno e in quel preciso momento scopre di aver ritrovato la vista: «Dio mio! Ma io ci vedo!». La moglie, scettica, non considera neanche la possibilità: «Via, Jozo, non dire sciocchezze!».

«Sì, ci vedo. Vedo che oggi non hai le calze».

La donna è stupita: «Ma su, hai tirato a indovinare...».

«No, ci vedo. Vedo i due vasi che sono sul tavolo». La signora si volta sconcertata, guarda in faccia il marito e scopre che anche le piaghe alle braccia sono sparite. Ha un tuffo al cuore, esce di casa correndo: «Jozo è guarito! Jozo è guarito!». Accorrono i vicini di casa, il vecchio contadino racconta come è successo, lo ripete a tutti; c’è grande meraviglia ed entusiasmo. Jozo e la moglie subito vanno alla chiesa per ringraziare la Madonna della grazia che hanno ricevuto e la notizia come un fulmine attraversa tutto il paese e arriva ai villaggi vicini.

Raggiunge anche qualche giornalista, perciò — dopo alcuni giorni — finisce sui quotidiani. Immediatamente la polizia si precipita nelle redazioni a minacciare i cronisti di licenziamento: è un complotto clerico-nazionalista, va smontato, non pubblicizzato. Arrivano allora dei giornalisti che provano a far confessare al vecchio contadino che non è mai stato cieco e si è inventato tutto. Ma lui, imperterrito, ripete i fatti come sono accaduti. E i poliziotti cominciano a minacciarlo: «Tu non devi dire queste sciocchezze! Devi smettere di blaterare». E il vecchio Jozo ribatte: «Ma come posso tacere quando mi fanno delle domande? E se poi, tacendo, mi torna la malattia? Chi me la ridarà la vista, voi?».
Anche altri casi simili vengono narrati e poi riferiti e documentati presso la parrocchia. Ma in questa straordinaria estate luminosa e profumata di tabacco a Medjugorje si verificano anche segni di altro tipo, del tutto inspiegabili e testimoniati da decine di persone («una pioggia di grazie», secondo il parroco)Fonte:http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=1895

Avevo pregiudizi su Medjugorje e poi ci sono andato di persona- Intervista ad Alessandro Fo

Di Giorgio De Simone

Ho incontrato Alessandro Fo a Grado, in occasione di una serata letteraria, quando freschissime erano in lui le impressioni di un viaggio appena compiuto a Medjugorje. Riferite nella conversazione a me e a un gruppo di amici, mi sono chiesto se queste impressioni non potessero avere, come meritavano, un pubblico più vasto. Ma se la sarebbe sentita Fo di portare a conoscenza di tanti lettori un’esperienza che, dopotutto, rimaneva un fatto personale? Non restava che domandarglielo. La risposta è stata: «È vero, si tratta di accadimenti che riguardano una sfera privata, ma ritengo che non sia del tutto giusto, da parte di chi è stato lì e vi ha provato sensazioni profonde, rifiutarsi di parteciparle». Quanto segue è la raccolta di questa «partecipazione».

Può dire come mai è andato a Medjugorje? E, una volta là, come e da quando si è sentito coinvolto?
«La prima volta che sentii parlare di Medjugorje e delle apparizioni mariane, fra me e me compiansi per la sua ingenuità l’amico che ne riferiva. Non ero credente e mi disinteressai di quello che supponevo un caso da liquidare insieme a varie frottole di tipo parapsicologico e di basso profilo. Molti anni dopo, dolorose vicende private mi avevano riavvicinato alla religione, ma mi ci ero più che altro "gettato dentro" in blocco per trovarvi un rifugio, e ancora con molte perplessità. Una persona cara mi chiese di registrarle un’intervista che una "veggente" di Medjugorje, Marija Pavlovic, rilasciava, se non erro il 7 aprile 1998, a Radio Maria (presso cui penso si possa acquistare il nastro; è edita in trascrizione dalla Shalom). Per curiosità, ma con molta sufficienza, volli poi ascoltarla anch’io. La giovane narrava cose abbastanza incredibili, tanto più per chi fosse arroccato nelle proprie riserve razionalistiche. Eppure nella sua voce si coglieva "una luce": parlava con una autenticità così imperturbabile, profonda, serenamente perentoria, che mi convinsi che non potesse mentire. Ho accostato dunque Medjugorje con un solido e anche un po’ irridente scetticismo, una formazione scientifica improntata al rigore filologico, tradizioni familiari e frequentazioni schierate per lo più sul fronte di uno smaliziato disincanto. Ma, caduto il pregiudizio che mi impediva una metodica raccolta dei dati da sottoporre poi a un esame, le testimonianze non mi hanno lasciato più spazio alla contestazione. È avvenuto per caso e con naturalezza, e mi sono trovato ad adeguarmi docilmente alle conclusioni che quei fatti implicavano. Solo la scorsa estate, e in realtà senza aspettarmi nulla di particolare, sono andato di persona a Medjugorje e ne sono stato subito preso. È difficile riassumere in breve il perché. Mi limito a dire che laggiù si svolge un tipo di vita molto diverso rispetto a quello cui siamo abituati qui. Tutto ruota con intensa semplicità attorno a un criterio di religiosità. Ritornarne è stato per me quasi sperimentare una sorta di sradicamento e di regressione a un mondo di maggiore dispersione». Per questa sua esperienza, lei potrebbe parlare di «conversione»?
«Pur con tutti i limiti delle persistenti debolezze personali, direi di sì. L’intervista a Marija mi ha scosso, e spinto a dedicare più tempo al divino. Ma mi costava ancora fatica, e specialmente la preghiera richiedeva un notevole sforzo di volontà. L’urgenza delle mie cose era prevaricante, e Dio restava più che altro una sponda cui ricorrere nel bisogno. Quei tre giorni a Medjugorje mi hanno donato una nuova, quieta sicurezza, e un’interiorità differente. Sono io il primo a stupirmi (e a chiedermi se e quanto potrà durare) di un’inversione delle priorità. Il bisogno principale sembra divenuto quello di sintonizzarsi sul divino. E, soprattutto, questo mi viene naturale, senza più forzature. Ne avverto la necessità, come di bere e mangiare. L’avevo sentito dire spesso, da e di molte persone; ma sperimentarlo è un’altra cosa. A Medjugorje si sono avute guarigioni inspiegabili; molti altri pellegrini hanno vissuto esperienze particolari: ve ne sono moltissime testimonianze. Ma anche al di là di questo, direi che a Medjugorje è netta la sensazione di trovarsi in un luogo "pieno di Grazia". Si potrà dire: è tutta autosuggestione, durerà poco. Questo non cambia, né per me sminuisce, l’impressione che "qualcosa" mi abbia soffiato via la polvere da dentro». Che cosa si può dire, da parte di un poeta che è anche un cattedratico e un uomo di cultura, a chi nel suo mondo non crede o non vuole credere?
«Per secoli ci si è chiesti se si potesse dimostrare il divino. Dal mio punto di vista, Medjugorje è appunto una prova dell’esistenza di Dio, e della veridicità del cristianesimo. Non vedo alternative: o è tutto un falso, una truffa (ma, fra l’altro, a che scopo?); oppure Medjugorje impegna a conseguenze che portano inevitabilmente nella direzione del Dio cristiano. Da quando il mio scetticismo è inciampato nei fatti di Medjugorje, il problema di Dio mi si è come rovesciato e l’onere della prova ricade per me ora su chi si senta capace di revocarli in dubbio. Normalmente, chi non crede si sente al sicuro, non rischia imputazioni di squilibrio e fanatismo; né perde tempo con faccende come le apparizioni mariane, relegate nell’ambito di una devozione spicciola, buona ad accontentare i creduloni. In questa situazione, una testimonianza controcorrente rischia un’accoglienza diffidente e imbarazzata. Forse sarebbe più efficace una provocazione: solo chi giunga a smontare Medjugorje come una mistificazione può riproporre credibilmente materialismo, ateismo e così via. L’impresa non è ancora riuscita. Si tratta delle apparizioni più studiate di sempre, e con fior di strumentazione scientifica: la loro attendibilità non ne è uscita scalfita, anzi se mai rafforzata, perché anche gli sperimentatori più scettici hanno dovuto arrendersi di fronte all’impossibilità di ridurre il fenomeno a forme di allucinazione o di patologia (se ne trova documentazione, con tutto l’essenziale su Medjugorje, nell’assai utile libro di Riccardo Caniato e Vincenzo Sansonetti Maria, alba del terzo millennio, edito da Ares). Raccogliere questa sfida costringerebbe a informarsi sui fatti, che parlano da sé, con ben altra eloquenza». Come «lavora» adesso la Vergine nella sua vita? E come potrebbe lavorare, a suo parere, su più vasta scala? La persistente raccomandazione della Madonna di pregare, sempre pregare e digiunare, la trova d’accordo?
«Se qualcuno credesse – come personalmente credo – che la Madonna esiste, appare da 23 anni ai sei ragazzi di Medjugorje e chiede di praticare la preghiera e il sacrificio di qualche digiuno a pane e acqua, ebbene, questa persona, chi mai dovrebbe ritenere di essere, per non "trovarsi d’accordo" con lei? Così la Madonna "lavora" nella mia vita come in quella di milioni di persone che a lei si affidano. Impegna a un’apertura al divino e a un’autocostruzione spirituale facili da affrontare e remunerate con una pace interiore che aiuta a affrontare sia le piccole cose quotidiane sia prove più ardue. Le sue raccomandazioni a Medjugorje mi hanno portato a credere che, a parte altre buone opere, davvero preghiera e digiuno possano contribuire a inclinare verso il piatto del bene la bilancia del mondo. L’economia divina è quaggiù impossibile da comprendere fino in fondo nei particolari: neppure attraverso questa "bolla" di eterno nel tempo, questo dialogo fra grandezze assolutamente incommensurabili fra loro, che pure si articola in un linguaggio a noi comprensibile, tramite immagini e simboli che ci siano semplici e praticabili. Ed è giusto così, se no saremmo divini, e non umani. È già molto che ci siano stati dati dei punti di riferimento. L’ultimo dei quali sono, per me, questi oltre 23 anni di apparizioni quotidiane e raccomandazioni specifiche: "l’avvenimento del secolo", secondo il titolo del recente libro di Padre Livio Fanzaga edito da Sugarco. Eppure, come ci ha rimproverato altrove la Madonna stessa, "voi non ci fate caso". Lavorare su più vasta scala spetterebbe ora a noi uomini, non al divino». Lei parlava delle sue tradizioni familiari schierate su uno «smaliziato disincanto» che presumibilmente, e se non entriamo troppo sul terreno personale, rimane ed è vigoroso. Può dirci qualcosa in merito?
«Immagino che la domanda miri soprattutto a cogliere un’eventuale distanza fra le dichiarazioni cui mi avete invitato e le posizioni prevedibili per i miei zii Franca Rame e Dario Fo. Se è così devo però deludere l’eventuale curiosità, perché, a parte quello che sarebbe qui un doveroso riserbo sulle opinioni altrui, non abbiamo mai avuto modo di discutere di questi temi. Ricorderei tutt’al più un particolare di quella stessa famosa trasmissione televisiva durante la quale Dario apprese di aver vinto il Nobel: pur dal suo punto di vista sostanzialmente laico, a domande piuttosto dirette rispose con alcune considerazioni che mi colpirono, anche per la loro levatura poetica, su come tutto sia "così pieno di divino"». Cultura contemporanea e religione. In che rapporto le vede e, più ancora, le sente? Di questa sua rinnovata visione della vita ha intenzione di parlare al mondo accademico, ai colleghi, ma soprattutto ai suoi studenti?
«Non ho alcuna autorità per parlare di nulla a nessuno in materia di fede; e sono poi argomenti che nel mio ambito, per come la vedo io, si dovrebbe cercare di non svilire facendone oggetto di conferenza o di una propaganda fuori luogo. Diverso è il caso di studenti e colleghi che siano innanzitutto amici, ma allora si rientra nell’ambito del privato. Quanto all’altra questione, è troppo complessa per liquidarla in due parole. Mi limito a azzardare qualche impressione estemporanea. Religione e religiosità mi sembrano oggi piuttosto sottovalutate quanto al loro potenziale positivo, e guardate con diffidenza da una cultura contemporanea (se si può impiegare per brevità questo generico concetto di comodo) la cui inclinazione laica ha spesso aspirato a disinnescare in partenza potenziali derive fanatiche e fondamentaliste. Ma, a certi livelli di elaborazione o di autenticità nel rapportarsi alla vita, anche la più laica delle culture può entrare in convergenza con certi aspetti della religione. Così, quella stessa cultura nel cui ambito mi trovo a lavorare può non essere confessionale nella forma – e direi anzi che certe sue articolazioni dovrebbero evitare programmaticamente di essere tali –, ma risultare almeno in parte religiosa nella sostanza». 


Fonte:http://medjugorje.altervista.org/doc/testimonianze//019-nipotedariofo.php

Appena si inizia un cammino di conversione accrescono le diatribe in famiglia. Ecco perchè....

Riguardo alle divisioni in famiglia a causa del Suo Nome:

Molte persone mi hanno scritto confidandomi che appena hanno iniziato il cammino di conversione (preghiera, lettura della Bibbia, accostamento frequente ai sacramenti) hanno immediatamente notato l'accrescimento di diatribe in famiglia. Gesù ha già profetizzato questi ostacoli che si interpongono sul cammino di santità a cui siamo tutti chiamati "Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo" (Lv.11,44), al punto da utilizzare la sconcertante espressione "i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa".
Per comprendere quest'affermazione che lascia inizialmente sgomenti bisogna partire dal presupposto che satana, il principe di questo mondo, tenta in tutti i modi di impedire sia la diffusione evangelica sia l'applicazione stessa degli insegnamenti di Cristo. Capita quindi che in una casa abitino persone con una fede diversa, in alcuni assente o addirittura, in certi casi, avversa a Cristo (satanisti, operatori dell'occulto, settari ecc. od incalliti peccatori). Quando qualcuno all'interno della famiglia inizia a parlare di Gesù, dopo aver ricevuto la grazia dell'impulso alla conversione, provoca la dura reazione di quanti, all'interno della famiglia stessa, sono lontani dalla fede. Il demonio, infatti, soffia sul fuoco e scatena una reazione nei confronti di chi parla di Gesù e dei Suoi insegnamenti. E' un perfetto comportamento da manuale che deve tranquillizzare coloro che intraprendono il cammino di conversione. Ovviamente il diavolo esercita maggior influenza nei confronti dei "suoi figli spirituali" o di quanti sono comunque sotto la sua influenza (le persone che non pregano, non si accostano ai sacramenti e rifiutano gli insegnamenti di Cristo vivono infatti, più o meno consapevolmente, secondo i precetti di satana, non certo di Cristo!). Questa reazione diabolica mira da un lato a far desistere il familiare che sta iniziando il cammino di santità (che significa comunione con Dio, da non confondere con gli esempi eccezionali di santità offerti dai grandi santi) e dall'altro lato a conservare il dominio sui familiari lontani dalla fede (le tentazioni di Gesù all'inizio della sua missione sono un insegnamento per tutti i credenti poichè tutti siamo importanti per l'edificazione del Regno di Dio). E' quindi opportuno considerare questa situazione comune a molte famiglie immerse nel paganesimo moderno, che ha forgiato gli idoli del materialismo, dell'ateismo e del consumismo, e proseguire nella via intrapresa. E' indispensabile continuare confidando nella potenza della preghiera, indispensabile per ottenere ogni grazia; anche i miracoli della conversione dei familiari non credenti i quali, sotto l'influsso di satana, ostacolano in ogni modo l'adesione a Cristo.
La Madonna a Medjugorje ha affermato che la preghiera quotidiana di un familiare (soprattutto del santo Rosario intero) è in grado di rivoluzionare progressivamente l'intera famiglia. Ovviamente all'inizio bisogna pagare lo scotto della persecuzione dei "nemici presenti in casa". Poi, continuando con la preghiera, il demonio si indebolisce progressivamente e "molla la presa"; se non riesce, logicamente, a fare desistere il familiare che prega con fede ed assiduità mediante la subdola tentazione "Ma come? Ho iniziato a pregare e succedono i casini! Forse è meglio che sospenda". Il diavolo conosce molto bene la Parola di Dio "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me"; quindi sa che l'abbandono di Dio (mediante la rinuncia alla preghiera, ai sacramenti, all'evangelizzazione ecc.) per evitare i casini iniziali riporta colui che aveva incominciato il cammino di santità nella sua sfera assieme agli altri parenti con destinazione finale all'inferno, in caso di mancata conversione. Ma il demonio sa altrettanto bene che la preghiera perseverante neutralizza la sua influenza e cerca quindi in tutti i modi di impedirla, anche avvalendosi dei "nemici presenti in casa"!


TESTO DEL VANGELO di oggi 
 (Mt 10,34-11,1)


In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.

Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.

Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».


Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.


Nikola Vucic: Quando l'aridità diventa il mio pane quotidiano, da una parte sono sereno, non mi perdo d'animo, perché so che questo è un segno della presenza di Dio nella mia vita. Dall'altra parte questo mi rattrista perché attribuisco questa aridità alla mia infedeltà e al mio scarso impegno nel cammino di santità. Infatti, dovrei accusarmi di troppe distrazioni nelle mie orazioni... Ma poi penso come i bambini piacciono ai loro genitori in tutte le situazioni e spero che il mio Padre celeste si ricordi che io sono sempre un bambino, bisognoso del Suo affetto e di aiuto... Mi abbandono in Lui e torno sereno.
 

I motivi della avversione a Medjugorje

  Il dott. Arrigo Muscio

domenica 14 luglio 2019

La parabola di oggi ci invita a “porci questa domanda: chi è il mio prossimo?

 La parabola di oggi ci invita a “porci questa domanda: chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione?… Chi è il mio prossimo? “Nella vita incontriamo tanti “prossimo”...

 

 Il prossimo   è vicino a te , chi ti stà accanto ...
 Ci farà bene, dunque, in questa domenica e durante tutta questa settimana farci un breve esame di coscenza, domandandoci: “– ognuno di noi risponda nel proprio cuore – domandiamoci: la nostra fede è feconda? La nostra fede produce opere buone? Oppure è piuttosto sterile, e quindi più morta che viva? Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto?


 Sulla strada che scende da Gerusalemme a Gerico, il sacerdote e il levita hanno tirato diritto e non si sono fermati davanti all'uomo ferito. Viene voglia a rincorrerli, tirarli per la giacca e domandare: "Perché non vi siete fermati? Ma non avete visto quel poveraccio?"
Si, l'hanno visto. Ma avevano "valide ragioni" per non fermarsi: un orario da rispettare, un regolamento da osservare, le cose importanti cui badare. Avevano fretta di incontrare Dio nel tempio perciò non potevano perdere tempo.
Con le loro "valide ragioni" hanno fatto tacere il cuore. E nel tempio compiono tutte le ceremonie secondo il rituale, ma c'è da dubitare che incontrassero Dio.
Anche nella mia vita c'è la strada, pavimentata da freddezza e indifferenza, che scende da Gerusalemme a Gerico. Molte persone attendono un aiuto. Ma io tiro dritto. Distratto. Occupato in cose importanti. Sempre con la scusa: "Non tocca a me!" Presento anch'io mille "valide ragioni" ma agli occhi di Dio soltanto chi si ferma ha ragione.
Signore, Donami un amore che sa fermarsi, che sa donarsi, che sa spendersi, che sa perdere tempo. Insegnami a camminare dal lato giusto della strada.
 Padre  Nikola Vucic

+ Dal Vangelo secondo Luca
(Lc 10,25-37)
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
Parola del Signore

 Messaggio del 2 Dicembre 2017 (a Mirjana). Cari figli, mi rivolgo a voi come vostra Madre, la Madre dei giusti, la Madre di coloro che amano e soffrono, la Madre dei santi. Figli miei, anche voi potete essere santi: dipende da voi. Santi sono coloro che amano immensamente il Padre Celeste, coloro che lo amano al di sopra di tutto. Perciò, figli miei, cercate di essere sempre migliori. Se cercate di essere buoni, potete essere santi, anche se non pensate questo di voi. Se pensate di essere buoni, non siete umili e la superbia vi allontana dalla santità. In questo mondo inquieto, colmo di minacce, le vostre mani, apostoli del mio amore, dovrebbero essere tese in preghiera e misericordia. A me, figli miei, regalate il Rosario, le rose che tanto amo! Le mie rose sono le vostre preghiera dette col cuore, e non soltanto recitate con le labbra. Le mie rose sono le vostre opere di preghiera, di fede e di amore. Quando era piccolo mio Figlio mi diceva che i miei figli sarebbero stati numerosi e che mi avrebbero portato molte rose. Io non capivo. Ora so che siete voi quei figli, che mi portate rose quando amate mio Figlio al di sopra di tutto, quando pregate col cuore, quando aiutate i più poveri. Queste sono le mie rose! Questa è la fede che fa sì che tutto nella vita si faccia per amore; che non si conosca la superbia, che si perdoni sempre con prontezza, senza mai giudicare e cercando sempre di comprendere il proprio fratello. Perciò, apostoli del mio amore, pregate per coloro che non sanno amare, per coloro che non vi amano, per coloro che vi hanno fatto del male, per coloro che non hanno conosciuto l'amore di mio Figlio. Figli miei, vi chiedo questo perché ricordate: pregare significa amare e perdonare. Vi ringrazio.

Evangelista convertita alla fede cattolica a Medjugorje- Testimonianza

Sue Smith viene dall’Inghilterra. Ha sentito parlare di Medjugorje per la prima volta dal figlio di una sua amica, che viene qui ormai da anni.
 Poiché noi facevamo parte di una chiesa evangelica, Liam non gli aveva detto che si trattava di una realtà legata alla fede cattolica. Mio figlio era stato battezzato protestante in una chiesa evangelica, per cui il suo compagno di viaggio non gli aveva parlato né di preghiera né di tutto ciò che accade qui. Così una sera si sono ritrovati entrambi presso la statua della Madonna. Mio figlio era arrabbiato, non voleva restare a Medjugorje. Liam ha cominciato a pregare e, ad un certo punto, mio figlio è stato ricolmato della forza dello Spirito Santo. Ha iniziato a piangere chiedendo a Gesù la grazia di poter versare tutte le lacrime che erano state versate a causa sua negli anni precedenti. In quello stato è andato sul Križevac e, in cima al monte della croce, sotto la croce, ha fatto l’esperienza di una totale conversione.
 
Ha quindi deciso di diventare cattolico. Il giorno seguente mio figlio mi ha chiamato dicendomi che sarebbe tornato a casa portando con sé l’amore di Dio. Io pensavo che finalmente intendesse tornare alla nostra chiesa evangelica. Ma lui, tornato a casa, diceva che voleva diventare cattolico e che, quella cattolica, è l’unica vera chiesa in tutto il mondo. Io sono rimasta scioccata e delusa, ma pensavo che sarebbe stata una fase passeggera e che poi sarebbe tornato alla nostra fede. D’altro canto, la famiglia era piena di gratitudine perché lui aveva smesso di drogarsi proprio da quando si era convertito. Purtroppo però, a causa del tipo di persone da cui era circondato, ha poi ricominciato. Allora ha avuto inizio un periodo molto difficile, finché lui non ha finalmente deciso di venire con me in un posto in cui c’era la Comunità Cenacolo”. La Signora Smith ha inoltre aggiunto che per lei è stato molto difficile lasciare suo figlio in quella Comunità:
 
“Sapevo che, se fosse riuscito a rimanerci, non ci saremmo rivisti per anni. Allora sono andata in cappella e ho pregato per la prima volta la Madonna con sincerità: è stata una preghiera profonda di affidamento a lei. Sentendo nell’anima una pace profonda, ho scoperto la presenza della Madonna. Poiché mio figlio aveva deciso di restare in Comunità, ho voluto saperne di più sulla sua nuova fede. Così, per curiosità, sono andata a Messa, che però mi è risultata molto noiosa e non ci capivo nulla. Da noi c’era molta più gioia! In quanto evangelica, avevo una fede forte. Nonostante questo, però, in me sono cominciati dei cambiamenti: cominciavo a capire che la Santa Messa era vita, che era autentica e che ogni sua parola proveniva dalla Bibbia. In quel periodo leggevo in modo intensivo libri su Medjugorje, perché volevo venire nel posto in cui mio figlio si era convertito. Allora ho capito che, da sei anni, stavo rimandando la decisione se diventare cattolica o meno. Nel 2014 sono ufficialmente entrata nella chiesa cattolica. Nel giugno dello scorso anno, l’amico Liam, il figlio della mia amica, mi ha chiamato dicendomi che dovevo venire con loro al Festival dei Giovani. Allora avevo molti dubbi sulla correttezza della mia decisione di diventare cattolica. Sono venuta avendo moltissimi interrogativi sulla fede. Sono stata invasa da un senso di pace, ho vissuto un’esperienza spirituale emotiva ed ho percepito che la Madonna aveva risposto a tutte le mie domande. Il primo giorno, parlando di Medjugorje, Branka, la nostra guida, diceva sempre che la Madonna ci invita ad aprire il cuore. Ho creduto che, tramite lei, Dio mi stava parlando ed ho deciso che avrei ascoltato tutto del Festival.
 
Tutto ciò che ascoltavo, dalle catechesi alle testimonianze, mi convinceva della verità della fede cattolica. Ero sicura di essere venuta nel posto giusto, nel luogo il mio cuore sarebbe stato totalmente trasformato e risanato. Medjugorje è stato per me il cielo sulla terra. Sono tornata da Medjugorje da cattolica profondamente convinta”.    

Mihajlovic a Medjugorje : "Io mi reputo una persona dura ma lì ho pianto.. oggi ho bisogno di aiuto di persone che mi vogliono bene"

 VIDEO
L'allenatore del Bologna in pellegrinaggio a Medjugorje con Paolo Brosio per opere di beneficenza fatte all'orfanotrofio di Suor Cornelia - oggi combatte la sua battaglia personale contro la leucemia - Parte del video estratto da c6.tv
giugno 2009

sabato 13 luglio 2019

A Medjugorje testimonianze di piccoli e grandi cambiamenti di vita - VIDEO

VIDEO
 
Video estratto dallo Speciale di Rai Due del 26 dicembre 2011 su Medjugorje "Messaggi di Maria"

"Rimaniamo gli stessi perchè, iniziamo, poi rapidamente ci stanchiamo.. " - Testimonianza della veggente Vicka



Intervista a Vicka Ivankovic a colloquio con Marijan Sivric

L'attenzione dei pellegrini viene attirata in modo particolare dalla veggente Vicka Ivankovic, che vuole salutare tutti e raccomandarli alla Vergine. Al suo passaggio l'abbiamo fermata e le abbiamo chiesto come si sentisse alla "Marcia della Pace" a cui aveva partecipato.
VICKA IVANKOVIC : E' impossibile descrivere con le parole questa giornata. E' davvero meraviglioso, stupendo camminare col Santissimo recitando il Rosario e cantando.
GLAS MIRA : Come si sente dopo 15 anni di apparizioni?
  V. I. : A meraviglia, come il primo giorno. La Vergine ci raccomanda di pregare per i giovani, per le famiglie e per la pace. Ci dice che i giovani in questo periodo si trovano in una situazione molto difficile e che è particolarmente indispensabile pregare per loro. Inoltre ci chiede soprattutto di pregare per un suo piano che si realizzerà.
G. M.: Di che piano si tratta?
 V. I.: Non lo ha ancora detto. Vedremo.
G. M. : A lei non è ancora stato svelato il decimo mistero?  
V. I.: No. L'ultimo è il nono.
G. M.: Per quando si aspetta il decimo?  
V. I.: La Vergine non me lo ha ancora detto. Io aspetto.
G. M.: Ha ancora apparizioni quotidiane?
  V. I.: Sì. Tutti i giorni la vergine mi appare. A volte sulla Collina, a volte in chiesa, a volte a casa: dipende da dove mi trovo.
G. M.: Quali sono le preghiere che i pellegrini recitano di più?  
V. I.: Solitamente la gente prega per i propri fabbisogni ed io li invito anche a pregare per le intenzioni della Vergine, a recitare il Rosario per la pace.
G. M.: Come e quanto sono stato accolti i messaggi della Vergine?
  V. I.: La Vergine mi dice che sono ancora tanti i messaggi per noi, ma dice anche che non potrà darli fino a quando quelli attuali non saranno stati compresi nel modo che Lei desidera.
G. M.: Cosa vuole la Vergine?
  V. I.: Vuole che accogliamo i messaggi col cuore e che li viviamo. Spesso noi accogliamo un messaggio, iniziamo a viverlo, ma poi rapidamente ci stanchiamo e rimaniamo gli stessi. La Vergine desidera che tutti i giorni viviamo un po' i Suoi messaggi e che andiamo avanti nella vita.
G. M.: E' questo il motivo per cui appare a Medjugorje da tanto tempo?
 V. I.: Non so. Una volta Le abbiamo chiesto fino a quando sarebbe apparsa e Lei ha risposto: "Perchè, vi ho forse annoiati?" Da allora non lo abbiamo più chiesto.

Glas Mira, V, 7, Medjugorje 1996, 14.

"I messaggi principali che la Madonna ci ripete dal 1981 sono: pace, conversione, confessione, preghiera e digiuno. 
Il messaggio più ripetuto dalla Madonna è il messaggio della preghiera. Lei desidera che noi preghiamo ogni giorno il Rosario intero. Raccomanda in particolare di pregare perché sia più forte la nostra fede. Quando la Madonna chiede di pregare non intende solo che noi pronunciamo parole con la bocca, ma che ogni giorno, piano piano, apriamo il nostro cuore alla preghiera e in questo modo cominceremo anche a pregare col cuore. 
Ella ci ha fatto un bellissimo esempio: se voi nella vostra casa avete una vaso con un germoglio di fiore e ogni giorno mettete un po' di acqua nel vaso, quel germoglio diventa una bella rosa. Lo steso avviene nel nostro cuore: se noi ogni giorno facciamo una piccola preghiera, il nostro cuore si apre sempre di più e cresce come quel fiore. Se invece per due o tre giorni non mettiamo l'acqua, vediamo che il fiore appassisce, è come se non esistesse più. Infatti, come un fiore non può vivere senza acqua, così noi non possiamo vivere senza la grazia di Dio.
La Madonna ci dice anche che noi spesso, quando è il momento di pregare, diciamo che siamo stanchi e che pregheremo domani; ma poi viene domani e dopodomani e continuiamo a trascurare la preghiera volgendo il nostro cuore verso altri interessi. La Madonna dice pure che la preghiera col cuore non la si può apprendere studiando, ma solo vivendola giorno per giorno. 
La Madonna raccomanda che noi digiuniamo due volte la settimana: mercoledì e venerdì, a pane e acqua. E aggiunge che quando una persona sta male, non deve fare digiuno a pane e acqua, ma fare solo qualche piccolo sacrificio. Ma una persona che sta bene in salute e dice che non può fare digiuno per paura di un capogiro, sappia che se farà digiuno per amore di Dio e della Madonna non ci saranno problemi: basta la buona volontà. 
La Madonna chiede anche la nostra totale conversione e il nostro completo abbandono. Dice: "Cari figli, quando avete un problema o una malattia, voi pensate che io e Gesù stiamo lontani da voi: no, noi stiamo sempre vicino a voi! Aprite il vostro cuore e vedrete quanto amiamo tutti voi!".
La Madonna è contenta quando facciamo piccoli sacrifici, piccole rinunce, ma è ancora più contenta quando noi rinunciamo al peccato, quando decidiamo di abbandonare i nostri peccati. 
La Madonna ama la famiglia ed è anche molto preoccupata per le famiglie di oggi. E dice: "Io vi do la mia pace, il mio amore, la mia benedizione: portateli alle vostre famiglie. Io prego per tutti voi!". E ancora: "Io sono molto contenta quando nelle vostre famiglie pregate il Rosario; sono ancor più contenta quando i genitori pregano con i figli e i figli con i genitori, così che, uniti insieme in preghiera, Satana non potrà farvi alcun male. 
La Madonna ci avverte che Satana è forte e cerca sempre di disturbare le nostre preghiere e la nostra pace. Ci ricorda spesso che l'arma più potente contro satana è il Rosario nella nostra mano. Inoltre aggiunge che ci proteggono contro Satana anche gli oggetti benedetti: una croce, una medaglia, l'acqua benedetta, un cero benedetto o un altro un piccolo segno sacro. 
La Madonna ci invita a mettere nella nostra giornata la santa Messa al primo posto perché quello è il momento più importante e più santo! Nella Messa è Gesù vivo che viene in mezzo a noi. Quando andiamo a Messa, aggiunge la Madonna, andiamo a prendere Gesù nell'Eucarestia senza paura e senza scuse. 
Alla Madonna sta molto a cuore la confessione. Nella confessione, ci dice, non andate solo a dire i vostri peccati, ma anche a chiedere un consiglio al sacerdote, così che potete progredire spiritualmente.
La Madonna desidera che ogni giorno prendiamo la Bibbia, ne leggiamo due o tre righe, e cerchiamo di viverle durante la giornata. 
La Madonna è molto preoccupata per tutti i giovani del mondo di oggi che vivono una situazione molto molto difficile. Ci dice che li possiamo aiutare solo con il nostro amore e la nostra preghiera. E rivolgendosi a loro dice: "Cari giovani, tutto quello che il mondo vi offre è passeggero. Satana è sempre in agguato aspettando i vostri momenti liberi: lì vi attacca cercando di rovinare la vostra vita. Questo che state vivendo è un tempo di grazia: approfittatene per convertirvi!".
La Madonna desidera che noi accogliamo i suoi messaggi e li viviamo, e che in particolare diventiamo portatori della sua pace e la portiamo in tutto il mondo. Prima di tutto però, dobbiamo pregare per la pace nel nostro cuore, per la pace nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità. Con questa pace, potremo pregare più efficacemente per la pace in tutto il mondo! "Se voi pregate per la pace nel mondo - osserva la Madonna - e non avete pace nel vostro cuore, la vostra preghiera vale poco".
La Madonna prega per la pace e vuole che anche noi preghiamo per la pace insieme a lei.
Specie in alcuni momenti, ci raccomanda anche di pregare per le sue intenzioni particolari. Ma in modo particolare la Madonna chiede di pregare per un suo piano che si deve realizzare attraverso Medjugorje.
Raccomanda di pregare ogni giorno per il Santo Padre, i vescovi, i sacerdoti, per tutta la Chiesa che in questo tempo ha particolare bisogno delle nostre preghiere.
Ecco, questi sono i messaggi principali che la Madonna ci ha dato. Apriamo i nostri cuori alle sue parole ed abbandoniamoci a lei con fiducia". 


(Tratto dal Giardino Di Maria di Anna Rossini www.giardinodimaria.it)