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lunedì 2 agosto 2021

IL 2 AGOSTO È UNA DATA SIGNIFICATIVA PER MEDJUGORJE: LA VEGGENTE MIRJANA .....

 


LA VEGGENTE MIRJANA DRAGIČEVIĆ-SOLDO: IL 2 AGOSTO È UNA DATA SIGNIFICATIVA
Il 2 agosto 1981, la Vergine Maria permise ai locali presenti all'Apparizione di toccarla e annunciò perché era venuta.
Inoltre, il 2 agosto 1981, la Vergine Maria ha spiegato perché ha iniziato ad apparire a Medjugorje, con il messaggio "La lotta principale è tra mio Figlio e Satana. Sono in gioco anime umane".
Ecco come sono andate le cose quel giorno.
Quel 2 agosto del 1981 era domenica, dopo l’apparizione delle 18:40 Marija vede la Vergine in camera sua: «Andate tutti insieme nel campo di Gumno. E' in corso un grande combattimento, un combattimento tra mio Figlio e satana. La posta in gioco sono le anime».
I veggenti, seguiti da una quarantina di persone, si recano nella piana di Gumno a 200 metri dalla casa di Vicka. «Qui tutti possono toccarmi» disse la Madonna.
Man mano che le persone la toccavano, una macchia nera andava allargandosi sul vestito della Vergine; Marija si mette a piangere. La Madonna spiega: «Me l'hanno sporcata coloro che vivono nel peccato. Di' alla gente che vada a confessarsi e a riparare i suoi peccati».
Marinko allora a nome dei veggenti invitò i presenti a confessarsi.
Marija commenta così questa esperienza – “Maria Ss. disse, quando la gente volle toccarla: «Voi veggenti, prendete le loro mani e avvicinatele a Me». Alcuni hanno sentito caldo, altri freddo, qualcuno ha sentito un profumo di rose, altri come una scossa elettrica. ... Ci ha detto che, parlando di una terza persona, noi mettiamo in evidenza le cose negative e ha aggiunto: «Nella natura avete trovato qualcosa che non vi ha parlato di Dio? Così potete trovare Dio in ogni creatura, anche in ogni fratello meno perfetto». E ci ha invitati a salire sul Krizevac due a due, con la persona che ci era più antipatica. Arrivati lassù, ci siamo accorti d’aver scoperto un amico.”
Il 2 agosto 1987 la Madonna cominciò ad apparire di nuovo alla veggente Mirjana (ogni 2 del mese). Nella stessa data, molti hanno visto fenomeni insoliti sul Sole. La veggente Mirjana afferma che Medjugorje e la data del 2 agosto sono collegate in un modo speciale, cosa che ci sarà più chiara in futuro.
Queste affermazioni sono riportate nel libro "Medjugorje, l'ultima apparizione" di Wayne Weible E.
Weible aveva chiesto alla veggente se fosse una coincidenza che le apparizioni della Vergine Maria siano ricominciate il 2 agosto 1987, dopo una pausa di quasi cinque anni.
"Molte cose belle sono successe in questo giorno. Capirai più tardi perché la Madonna ha scelto di comparirmi di nuovo quel giorno", dice Mirjana.
Il 2 agosto, la Chiesa cattolica celebra la festa mariana di Nostra Signora degli Angeli. Medjugorje è una parrocchia francescana, il 2 agosto è uno dei giorni più importanti dell'anno negli Annali francescani che viene celebrato come il compleanno dell'Ordine francescano.
Come spesso dice Mirjana, non è casuale il motivo di queste date sarà noto quando verranno rivelati 10 segreti, e il 2 agosto è una data di speciale significato. Mirjana ha detto che lo stesso vale per il 18 marzo, quando è il suo compleanno e quando ha anche un'apparizione.
 
Medjugorje info.com 

domenica 1 agosto 2021

Siamo venuti qui, a Medjugorje, per rinnovare la nostra fede: OMELIA DEL CARDINALE SARAH PER IL 32° MLADIFEST- 1° AGOSTO 2021

 

OMELIA DEL CARDINALE ROBERT SARAH IN APERTURA DEL 32° MLADIFEST
La Messa di apertura del 32° Festival della Gioventù a Medjugorje è stata celebrata dal Cardinale Robert Sarah, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto e la Disciplina dei Sacramenti. Trasmettiamo integralmente la sua omelia:

Cari fratelli e sorelle,

La diciottesima domenica dell'anno liturgico ci introduce al tema del Pane di Vita, la Santissima Eucaristia, attraverso una lettura dal Libro dell'Esodo che parla del miracolo della manna e del famoso capitolo sesto del Vangelo di san Giovanni . Dopo la miracolosa moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci, inizia il lungo discorso di Gesù sul "Pane della vita", che si propone di spiegare e approfondire il significato di questo miracolo.

Il messaggio di Gesù è incentrato sulle opere di Dio . Coloro che lo ascoltano, infatti, gli fanno questa domanda: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?» (Gv 6,28), Gesù risponde: «opera di Dio, perché tu creda in colui che ha mandato ." (Giovanni 6, 29)

Siamo venuti qui, a Medjugorje, per rinnovare la nostra fede in Gesù Cristo, nostro Redentore, cioè per stabilire un rapporto autentico e vitale con Lui, nostro Signore e nostro Dio, affinché nella preghiera possiamo rispondere alla domanda cruciale: come trovare Gesù e come comportarsi alla Sua penetrante e sovrana Presenza?

In altre parole, stiamo davvero cercando Dio? O più precisamente, qual è il posto di Dio nella nostra vita? Abbiamo sentito il bisogno di venire in questo pellegrinaggio, che è come esercizi spirituali, perché viviamo immersi in un mondo che cerca di vivere senza Dio, mentre vogliamo incontrare il Signore; siamo venuti per ricaricare le nostre batterie in modo da poter vivere meglio alla Sua presenza e per poter testimoniare lo splendore della Verità e della Misericordia di Dio.

Molti nostri contemporanei, direi anche la moltitudine di persone così vicine a noi, nelle nostre famiglie, tra i nostri amici, dove studiamo e lavoriamo, sembrano insensibili, indifferenti, persino contrari e ostili alla questione dell'esistenza di Dio; affermano addirittura di non pensare più affatto alla fede e che è un segno che sono liberi.

Eppure ogni giorno vediamo con i nostri occhi le conseguenze di questa forma di ateismo pratico, che è simile all'apostasia, o paganesimo moralmente degradante: il desiderio (cfr Ef 4,17), cioè come un vecchio, ingannato dalle concupiscenze (cfr Ef 4,22).

Sappiamo cosa provoca questo nulla nelle nostre società sature di beni materiali: egoismo, edonismo, menzogna, violenza, confusione a livello di idee dove viene bandita ogni, anche la più ovvia verità, nonché i comportamenti decadenti che spesso la legislazione del nostro Paese giustifica, nella misura in cui sempre più nostri contemporanei prendono coscienza che la negazione di Dio porta alla vera negazione e degradazione della persona umana, cioè della sua dignità, che porta alla sua distruzione.

San Paolo ci chiede di ricordare il nostro battesimo e di lasciarci rinnovare "e di rivestire un uomo nuovo, creato da Dio in giustizia e santità di verità" (Ef 4,24).

Oggi Cristo Signore ci chiama a guardare in alto; è davvero importante ricordare ai consumatori moderni di mangiare per vivere, non di vivere per mangiare! Gesù, che conosce il cuore umano, vuole rispondere ai nostri desideri più profondi, alle nostre aspirazioni più importanti, a questa fame d'Amore ea questa sete di Assoluto che ci tormenta. Vede come troppo spesso corriamo verso una sorgente inaridita, incapace di placare questa fame e questa sete, cioè verso l'onnipotente tecnologia che abbiamo elevato a divinità.

Gesù vede la nostra angoscia davanti al vuoto della nostra esistenza lasciata a noi stessi, senza che il Buon Pastore ci guidi e ci introduca nella sua terra santa, come dice oggi il Salmo.

Il Signore, quindi, ci invita a passare "all'altra sponda". Questo è un simbolo importante: "passare all'altra sponda" significa rinunciare alla via facile e andare sulla via di Dio. "Attraversare l'altra sponda" significa di più: accettare la propria guarigione dalla grande ferita del nostro tempo: l'indifferenza religiosa, il relativismo morale, l' individualismo, l'edonismo egocentrico. Papa Benedetto XVI ha parlato di questo tema del "uscire da se stessi".

E l'unico rimedio che può guarirci da questa malattia mortale per la nostra anima è il Pane di Vita, la Santissima Eucaristia. I Padri greci definivano l'Eucaristia "pharmacon tès zoes", "il rimedio della vita", dice il salmo odierno: il pane dei forti per noi malati.

Osiamo accostarci veramente alla Santa Comunione come poveri peccatori, per rafforzarci nella fede. "Amare significa dare e donarsi", diceva S. Teresa di Gesù Bambino. Una costituzione pastorale II. Il Concilio Vaticano Gaudium et Spes insegna con autorità che "l'uomo non è un individuo chiuso in se stesso, ma una persona chiamata ad arrendersi agli altri nell'amore".

La Santa Eucaristia è, dunque, veramente un rimedio che ci permette di lasciare la sponda del nostro conforto e della nostra falsa sicurezza, segnata dal relativismo, e di varcare la sponda del Vangelo della Verità e della Salvezza delle nostre anime.

Gesù ci parla di "pane vero", "pane di vita", "pane disceso dal cielo". L'unico vero pane è dunque Lui, Gesù. È il Pane che dà la vita. In altre parole, Gesù vuole che si passi dalla fame materiale, fame del nostro corpo, alla fame spirituale, fame della nostra anima: dal pane che piange la fame fisica al vero Pane di vita che piange ogni fame, che significa fame del anima, perché Gesù è il Pane di Dio che discende dal cielo e dà la vita al mondo. E solo Lui può placare la nostra fame e sete di eternità.

Teniamo presente che in Occidente l'Eucaristia è rappresentata da un segno o calice sopra il quale sta l'ostia. In Oriente è raffigurata diversamente: nel calice o sulla patena vediamo Gesù in forma di bambino in una mangiatoia, accanto a lui due angeli vestiti da diaconi, perché Gesù è insieme sommo sacerdote e sacrificio. Accanto al bambino è scritto: "Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il Salvatore". Su di essa si posa la colomba dello Spirito Santo.

L'evocazione del Bambino di Betlemme - e Betlemme significa "città del pane" - si ritrova anche nell'iconografia di alcune chiese romaniche dell'Europa occidentale: non è raro che un Gesù neonato avvolto nelle bende venga raffigurato come se fosse simile al pane. Tutto ciò ci ricorda costantemente che, come afferma il Concilio Vaticano II nella Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium : «L'Eucaristia è la sorgente e il culmine della vita cristiana».

In Gesù, Dio discende dal cielo per arrendersi e offrire la sua vita eterna agli uomini di buona volontà. Certo, dobbiamo accettarlo e riceverlo. Questo è tutto il dramma della vita di Gesù, che continua oggi nel tempo della Chiesa, che è il suo Corpo mistico.

Nel prologo al Vangelo di san Giovanni leggiamo: "E' venuto dai suoi ei suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,11): rinnegano Cristo! Celebrano l'Eucaristia in frastuono, clamore, volgarità, in totale assenza di santità e di fede, a volte vestiti indebitamente come se esprimessero disprezzo per Dio. Che tragedia tutti quei battezzati che non praticano la fede, che sono guidati dal nulla dei loro pensieri (cfr Ef 4,17)!

Allora, cari fratelli e sorelle, cos'è quest'Opera di Dio di cui abbiamo parlato all'inizio di questa meditazione e su cui siamo chiamati a lavorare? È opera di Dio credere in Colui che Dio nostro Padre ha mandato. "Credere" significa accettare Gesù Cristo così com'è, il Figlio di Dio !

Crediamo considerando tutto ciò che Gesù ha sperimentato durante la sua vita, nella sua Morte redentrice, nella sua gloriosa Risurrezione dai morti, e nella sua gloriosa Ascensione al Cielo. Crediamo in Lui, Verbo incarnato e Dio che si è fatto uomo, ricevendolo nel sacramento della Santissima Eucaristia e adorando la sua divina Presenza nel Santissimo Sacramento dell'altare.

Quando stai in silenzio, dopo aver ricevuto la Santa Comunione, non pensare molto o offri molte preghiere al Signore. Invece sii lì, alla presenza di Gesù, e digli: "Gesù mio, chi sono io per essere lì, in me?", e nel tuo intimo, meravigliati e ammira.

Sappiamo dai Vangeli quali parole pronunciò Gesù al momento dell'istituzione dell'Eucaristia la sera del Giovedì Santo: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue".

E adottiamo l'insegnamento dei Padri della Chiesa, in particolare di san Cirillo d'Alessandria, che professa la sua fede nella presenza reale e sostanziale di Gesù nell'Eucaristia: "Il corpo del Signore è vivificante" è veramente il corpo di la Parola di Dio Padre. Viene per purificarmi. Viene a deificarmi. Sto diventando ciò che ho ricevuto".

E ora sappiamo quale fu la grande prova della notte della fede che S. Madre Teresa di Calcutta sopportò per cinquant'anni. Ha sempre creduto, ma è stata completamente privata di ogni consolazione. Davanti al Santissimo Sacramento esposto dell'Altare, le era difficile pregare, ha sperimentato l'aridità come tanti santi prima di lei: Santa Teresa d'Avila, Santa Teresa del Bambino Gesù, solo per citarne alcuni...

Ma quando a Madre Teresa è stato chiesto: "Madre Teresa, come puoi amare queste persone abbandonate, escluse che tanto insultano la nostra sensibilità?", la sua risposta è stata: "Grazie all'Eucaristia quotidiana, cioè alla Santa Comunione e all'Adorazione!"

Cari fratelli e sorelle, con l'aiuto della Beata Vergine Maria, Mediatrice di tutte le grazie, che ha dato il suo Figlio al mondo quando ha detto "Fiat - avvenga di me", il giorno dell'Annunciazione, lavoriamo con coraggio per Dio lavorare , cercando prima di tutto il suo regno, confidare in lui ed essere certo che tutto il resto, cioè la sua grazia e la sua felicità eterna, ci sarà conferito in più.

Possa Nostra Signora di Medjugorje convertirci e aiutarci a compiere l'opera di Dio e benedirci tutti. Amen.
 
Radio Mir

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ai partecipanti al Festival dei Giovani - Medjugorje 1° agosto 2021

 


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE Ai partecipanti al Festival dei Giovani, medjugorje 1.-6.agosto 2021

Carissimi!

Il festival dei Giovani è una settimana intensa di preghiera e di incontro con Gesù Cristo, in particolare nella sua Parola viva, nell'Eucaristia, nell'adorazione e nel sacramento della Riconciliazione. Questo evento – lo dice l'esperienza di tanti – ha la forza di mettere in camino verso il Signore. Ed è proprio questo il primo passo che fece anche il ''giovane ricco'' di cui ci parlano i Vangeli sinottici (cfr Mt 19,16-22; Mc 10,17-22; Lc 18,18-23), il quale si mise in cammino, anzi, corse incontro al Signore, pieno di slancio e di desiderio di trovare il Maestro per avere in eredità la vita eterna cioè la felicità. La parola-guida del Festival di quest'anno è proprio la domanda che quel giovane rivolse a Gesù: “che cosa devo fare di buono”. È una parola che ci pone davanti al Signore; e Lui fissa il suo sguardo su di noi, ci ama e ci invita: “Vieni! Seguimi!”.

Il Vangelo non ci dice il nome di quel giovane, e questo suggerisce che possa rappresentare ciascuno di noi. Egli, oltre a possedere molti beni, appare ben educato e istruito, e anche animato da una sana inquietudine che lo spinge a cercare la vera felicità, la vita in pienezza. Perciò si mette in cammino per incontrare una guida autorevole, credibile e affidabile. Tale autorità la trova nella persona di Gesù Cristo ed è per questo che gli domanda: „Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?“ (Mc 10,17). Ma il giovane pensa a un bene da conquistare con le proprie forze. Il Signore gli risponde con un'altra domanda:“ Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo“ (v.18). Così, Gesù lo indirizza a Dio, che è l'unico e sommo Bene da cui viene ogni altro bene.

Per aiutarlo ad accedere alla so sorgente della bontà e della vera felicità, Gesù gli indica la prima tappa da percorrere, cioé quella di imparare a fare il bene verso il prossimo: “ Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti” (Mt 19,17). Gesù lo riporta alla vita terrena e gli indica la via per ereditare la vita eterna, vale a dire l’amore concreto per il prossimo. Ma il giovane risponde che questo lo ha sempre fatto e si é accorto che non basta seguire i precetti per essere felici. Allora Gesù fissa su di lui uno sguardo pieno d’amore. Egli infatti riconosce il desiderio di pienezza che il giovane porta nel cuore e la sua salutare inquietudine che lo pone in ricerca; per questo prova per lui tenerezza e affetto.

Gesù, tuttavia, capisce anche qual é il punto debole del suo interlocutore: é troppo attaccato ai molti beni materiali che possiede. Perciò il Signore gli propone una seconda tappa da compiere, quella di passare dalla logica del “merito” a quella del dono. “Sei vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo” (Mt 19,21).

Gesù cambia la prospettivia: lo invita a non pensare ad assicurarsi l’aldilà, ma a dare tutto nella vita terrena, imitando così il Signore. Ѐ la chiamata a una maturazione ulteriore, a passare dai precetti osservati per ottenere ricompense all’amore gratuito e totale. Gesù gli chiede di lasciare quello che appesantisce il cuore e ostacola l’amore. Quello che Gesù propone non é tanto un uomo spoglio di tutto, quanto un uomo libero e ricco di relazioni. Se il cuore é affollato de beni, il Signore e il prossimo diventano soltanto cose tra le altre. Il nostro troppo avere e troppo volere ci soffocano il cuore e ci rendono infelici e incapaci di amare.

Infine, Gesù proprone una terza tappa, quella dell’imitazione: “Vieni! Seguimi!” “Signore Cristo non é un’imitazione esteriore, perché tocca l’uomo nella sua profonda interiorità. Essere discepoli di Gesù significa essere conformi a Lui “ (GIOVANNI PAOLO II, Lett.enc Veritatis splendor, 21). In cambio, riceveremo una vita ricca e felice, piena di volti di tanti fratelli e sorelle, e padri e madri e figli... (cfr Mt 19,29). Seguire Cristo non é una perdita, ma un incalcolabile guadagno, mentre la rinuncia riguarda l'ostacolo che impedisce il cammino. Quel giovane ricco, però, ha il cuore diviso tra due padroni: Dio e il denaro. La paura di rischiare e di perdere i suoi beni lo fa tornare a casa triste: '' Egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato'' ( Mc 10,22). Non aveva esitato a porre la domanda decisiva, ma non ha trovato il coraggio di accogliere la risposta, che è la proposta di ''slegarsi'' da sé stesso e dalle ricchezze per ''legarsi'' a Cristo, per camminare con Lui e scoprire la vera felicità.

Amici, anche ad ognuno di voi Gesù dice: ''Vieni! Seguimi!'' Abbiate il coraggio di vivere la vostra giovenezza affidandovi al Signore e mettendovi in cammino con Lui. Lasciatevi conquistare dal suo sguardo di amore che ci libera della seduzione degli idoli, dalle false ricchezze che promettono vita ma procurano morte. Non abbiate paura di accogliere la Parola di Cristo e di accettare la sua chiamata. Non scoraggiatevi come il giovane ricco del Vangelo; invece, fissate lo sguardo su Maria, il grande modello dell'imitazione di Cristo, e affidatevi a Lei che, con il suo ''eccomi'', ha risposto senza riserve alla chiamata di Dio. La sua vita è una donazione totale di sé, dal momento dell'Annunciazone fino al Calvario, dove ivenne la nostra Madre. Guardiamo Maria per trovare la forza e recievere la grazia che ci permette di dire il nostro ''eccomi'' al Signore. Guardiamo Maria per imparare a portare Cristo nel mondo, come fece lei quando, piena di premura e di gioia, corse ad aiutare santa Elisabetta. Guardiamo Maria per transformare la nostra vita in un dono per gli altri. Con il suo interessamento verso gli sposi di Cana, Ella ci inegna essere attenti agli altri. Con la sua vita lei ci mostra che nella volontà di Dio è la nostra gioia e accoglierla e viverla non è facile, ma ci rende felici. Sì, ''la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo semore nasce e rinasce la gioia'' (Esort.ap. Evangelii gaudium, 1).

Cari giovani, nel vostro cammino con il Sinore Gesù, animato anche de questo Festival, vi affido tutti all'intercessione della Beata Vergine Maria, nostra Madre celeste, invocando luce e forze dallo Spirito Santo. Lo sguardo di Dio che vi ama personalmente vi accompagni ogni giorno, così che, nelle relazioni con gli altri, possiate essere testimoni della nuova vita che avete ricevuto in dono. Per questo prego e vi benedico, e chiedo anche a voi di pregare per me.


Roma, San Giovanni in Laterano, 29 giugno 2021,
Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo
 
Medjugorje hr

sabato 31 luglio 2021

SERVONO PREGHIERE: "Le condizioni dell'arcivescovo Henryk Hoser sono gravi". Ecco cosa ha scritto il Vescovo di Varsavia

 


(All'arcivescovo Henryk Hoser, il visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, da un po di mesi é in POLONIA)

 

Reverendi Sacerdoti,
Venerate Religiose e tutte le persone di vita consacrata,
Cari Diocesani,

Giovedì 29 luglio 2021, l'arcivescovo Henryk Hoser SAC è stato ricoverato in ospedale.

La condizione dell'arcivescovo Senior è grave.

Chiedo cordialmente a tutte le diocesi di circondare il malato con la preghiera individuale; Affido ai Pastori la memoria di questa intenzione nella preghiera comunitaria - commemorazione nella preghiera comune durante l'Eucaristia, durante l'adorazione o il rosario, ecc. La nostra unità con lui, espressa nell'ufficio divino offerto per la sua intenzione, accompagni l'Arcivescovo.

Chiediamo anche i favori necessari per tutti coloro che assistono Sua Eccellenza durante il ricovero.

Con la benedizione di un pastore

+ Romuald Kamiński,
Vescovo di Varsavia e PR

 

FONTE:

https://diecezja.info.pl/prosba-o-modlitwe-w-intencji-powrotu-do-zdrowia-ks-abp-henryka-hosera-sac/ 

 

 

venerdì 30 luglio 2021

5°e 6° DOMANDA: INTERVISTATA AL VEGGENTE DI MEDUGORJE JAKOV COLO- di Virgilio Baroni

  


Virgilio Baroni

HO INTERVISTATO JAKOV COLO
In occasione del 40simo delle apparizioni della Regina della Pace a Medjugorje, ho effettuato un'intervista a Jakov Colo, il più giovane veggente di Medjugorje, pubblicata sulla rivista dell'Associazione Mir i Dobro “AIUTIAMOLI”. Sono 6 domande: una al giorno. Oggi, pubblico le ultime due.
DOMANDA:
La Madonna le è apparsa ogni giorno per oltre 18 anni, e ancora oggi le appare a Natale. Anche nella vita dei veggenti possono succedere momenti di “stanchezza o di sconforto”. Cosa può dire a chi è nella prova, nella difficoltà e non sa dove trovare la forza per superarle?
JAKOV RISPONDE:
Come ho già detto prima anche noi abbiamo difficoltà, momenti difficili, di stanchezza. La forza la troviamo nel Signore perché il Signore è la nostra unica salvezza. La nostra vita è vera, è piena solo se ci affidiamo a Gesù. Ci possiamo illudere perché possediamo questo, quest’altro, ma se non abbiamo il Signore siamo dei poveracci: non abbiamo nulla. Perciò l’unica forza la troviamo nella preghiera, nella Santa Messa, nella Bibbia. La Madonna quante volte ci ha detto: leggete almeno un passo al giorno. Mettete la Bibbia al primo posto nella vostra casa in un luogo visibile, ma non solo per guardarla, ma soprattutto per leggerla. Leggiamo la Parola del Signore, il Vangelo ecc. in questo modo possiamo trovare la forza per andare avanti e superare tutti i nostri problemi.
DOMANDA:
Lei ha conosciuto Mir i Dobro in tempo di guerra e anche dopo. Lei sa che oltre alle opere caritative pensa molto alla parte spirituale: incontri di preghiera, pellegrinaggi, riviste ecc. Ci può dire la sua esperienza con questa associazione?
JAKOV RISPONDE:
Mir i Dobro lo conosco tantissimo specialmente Chiarina. So tutto quello che avete fatto per Medjugorje, per Padre Jozo, per tante persone che avevano bisogno, soprattutto durante la guerra. Anche adesso con il grande terremoto successo in Croazia, per la nostra Associazione che opera per i bisognosi vi siete subito mossi e portato alimenti.
È veramente un progetto del Signore, della Madonna. Durante la guerra la gente è rimasta colpita fortemente: ha perso tutto: casa, cari, anche la dignità. La Madonna ha pensato di portare prima voi qui a Medjugorje poi nel momento del bisogno voi siete diventati strumenti della Regina della Pace e questa è una cosa bellissima e vi ringrazio di questo.
Veramente, anche adesso quando Chiarina mi chiama per dirmi che arriva un furgone, sento che lo fate con amore. Non c’è cosa più bella di sentirsi amati.
Anch’io, ai miei 60 volontari dico sempre “Quando andate nelle famiglie per portare un pacco, per pulire o sistemare la casa (anche perché abbiamo ristrutturato case dei poveri) sedetevi con loro, parlate, ascoltate un po’ queste persone, che sentano il vostro amore, che gli siete vicino, che si sentano a loro agio e che possano aprirsi, raccontare le storie della loro vita, così da dare loro conforto, speranza e coraggio per andare avanti. Se sono cattolici pregate con loro". Nella nostra Associazione non facciamo differenze tra cattolici o quelli di altre religioni. Tutti quelli che hanno bisogno possono venire da noi e siamo pronti e disponibili per tutti a dare aiuto a tutti. Se siamo cristiani dobbiamo dare l’esempio di essere Cristiani sul serio; non possiamo pensare di essere Cristiani solo perché andiamo a Santa Messa. Io penso che dobbiamo dimostrare di essere cristiani con i fatti. Voi di Mir i Dobro l’avete dimostrato tantissime volte soprattutto durante la guerra, ora con il grande terremoto in Croazia e credo che qualche volta vi venga il dubbio di avere fatto bene oppure no. Ho conosciuto Mir i Dobro durante la guerra, ho visto quello che avete fatto. Ma l’ho conosciuto anche dopo questo periodo e quello che state facendo anche adesso. Soprattutto ho partecipato agli Incontri di Preghiera Nazionali organizzati da Mir i Dobro: bellissimi, uniti abbiamo pregato insieme, cantando insieme sempre con Gesù e Maria.
Ho conosciuto Chiarina molto bene. Tantissime volte abbiamo parlato insieme e quante volte mi ha chiesto “Come stai Jakov?”. Molti non lo fanno, ma anche soltanto chiedere “Come stai“ vale tantissimo. Le persone pensano che noi veggenti stiamo sempre bene, ma non è così. Chiarina è stata al mio matrimonio, ha partecipato alla mia gioia. Ho tantissime belle esperienze con Chiarina e, con la sua Associazione ha fatto veramente tante cose. Ringraziamo il Signore per la forza che le ha dato perché so che non è facile fare tutto questo perché vi sono molte difficoltà, fatiche, sacrifici. Però penso che il Signore la ricompenserà. Anche adesso il Signore le sta dando tanta forza. Tengo nella mia preghiera Mir i Dobro e le altre Associazioni che operano per aiutare il prossimo. Speriamo di vederci presto qui a Medjugorje perché questi momenti difficili, sono sicuro che passeranno presto; così potremo bere un caffè insieme, scambiare qualche parola. Continuiamo a fare del bene agli altri perché lo facciamo a noi stessi. Ancora un grande saluto a tutti voi di Mir i Dobro. Pregherò per tutte le vostre intenzioni e grazie per quello che state facendo per noi e per tutti quelli che hanno bisogno. Sicuramente avete fatto bene e vedrete che un giorno queste opere torneranno perché il Signore e la Madonna vedono tutto.
Vi ringrazio veramente di tutto cuore. Non fermatevi di fare opere buone.
 
 
Nello "SPECIALE MEDJUGORJE" del trimestrale “AIUTIAMOLI” oltre all'intervista a Padre Jozo, troverete anche le mie interviste a: P. Petar Ljubicic, P. Ljubo Kurtovic, P. Miro Sego, P- Miljenko Steko Provinciale dei Francescani di Bosnia Erzegovina. Molto interessanti e degne di lode,le risposte di Jacov Colo. Potete richiedere il Giornalino di Mir i Dobro telefonando al n. 0332-487613; oppure inviando una email a: info@miridobro.it



giovedì 29 luglio 2021

4° DOMANDA: INTERVISTATA AL VEGGENTE DI MEDUGORJE JAKOV COLO- di Virgilio Baroni

 


Virgilio Baroni

HO INTERVISTATO JAKOV COLO
In occasione del 40simo delle apparizioni della Regina della Pace a Medjugorje, ho effettuato un'intervista a Jakov Colo, il più giovane veggente di Medjugorje, pubblicata sulla rivista dell'Associazione Mir i Dobro “AIUTIAMOLI”. Sono 5 domande: una al giorno. Oggi, pubblico la quarta.
QUARTA DOMANDA:
La Gospa nel suo messaggio del 25 settembre 2004 ha detto: “Vi invito anche oggi ad essere Amore dove c’è odio, cibo dove c’è fame. Aprite i vostri cuori figlioli e che le vostre mani siano tese e generose, perché ogni creatura possa ringraziare Dio Creatore”.
Ora, sappiamo che, dopo aver collaborato in Parrocchia a Medjugorje per aiutare i più poveri, lei ha fondato l'Associazione "Marijine Ruke" (Le Mani di Maria). Quanto hanno inciso su questa sua decisione i messaggi della Madonna e anche, forse, l'esempio delle tante Associazioni Italiane come Mir i Dobro che hanno cercato di portare aiuti soprattutto in tempo di guerra e anche oggi dopo il terremoto?
RISPONDE JAKOV:
Si, questo è un bellissimo messaggio della Regina della Pace da mettere in pratica. Voglio parlarvi di cosa faccio in collaborazione con la Parrocchia. Io rappresento l’Associazione, ma solo sulla carta: la vera responsabile è la Parrocchia.
Come sono arrivato a fare tutto questo? Tante volte succede che dover portare le Croci ti dà anche il tempo per pensare. Ho passato un periodo molto difficile della mia vita. In quel tempo ho potuto riflettere tantissimo. In cuor mio pensavo: “questa mia Croce servirà a qualcosa”. Ho sempre saputo che dopo ogni Croce c’è la Resurrezione. Quando è passato questo tempo, per me faticoso, mi sono chiesto: “Cosa posso fare per aiutare gli altri?”.
Pensavo che per noi veggenti che abbiamo avuto la grande grazia dal Signore fosse più facile parlare, dare testimonianza di ciò che abbiamo visto e sentito.
Quando si parla si dicono tante cose belle che fanno sicuramente bene a chi ascolta; ho capito che bisognava fare anche qualcosa di più anche se non sapevo che cosa. Così sono andato a parlare con il nostro Parroco, Padre Marinko e ho chiesto cosa potevo fare per la Parrocchia. Veramente io pensavo a tante cose che mi sarebbero piaciute e mi sono aperto con il Parroco.
Lui mi ha chiesto qualche giorno per riflettere. Dopo breve tempo mi ha chiamato e mi ha portato in una casetta piccola, ex sala dei frati; apre la porta: la camera era vuota e mi dice: “Jakov questo è il tuo ufficio”. Non vedevo nulla se non una sedia di plastica. Sono rimasto scioccato e poi gli ho chiesto: “Cosa devo fare qui?” e lui risponde: “Questo sarà l’ufficio per le persone bisognose”.
Ecco, in quel momento ho capito che quella era la risposta alle mie domande; ho capito a che cosa era servita quella Croce pesante che avevo portato e che in questo momento il Signore mi stava dando una nuova grazia. Prima ho parlato, ho testimoniato, ho dato esempio con la vita anche se parecchie volte non sono stato un buon modello e ho fatto i miei errori come ogni persona; ora il Signore mi stava dando una nuova occasione. Ho aiutato il prossimo con la parola, ora ho l’occasione di farlo con le opere: aiutare i nostri fratelli che hanno bisogno. Così abbiamo aperto questo ufficio e nel 2016 siamo diventati legalmente un’Associazione. Abbiamo fatto tutti i documenti, ma mancava il nome. Ho telefonato a Padre Marinko e lui subito mi ha risposto: Marijine Ruke (le Mani di Maria). Quando ho sentito queste parole ho pensato: “Mamma mia che bello!”.
Quante volte la Madonna ha teso le sue mani. In ogni momento ci invita con le sue mani di andare verso Gesù. Sono felice di questa occasione. Quando ho cominciato ad andare a trovare le famiglie bisognose è stato un po’ difficile, però sul posto ho capito che non avevano solo bisogno di cose materiali, ma che avevano ancor più bisogno di sentire il nostro amore per loro. Devono sentirsi amate, non abbandonate; accettate e che non sono diverse da noi. Purtroppo, nella vita non hanno avuto quello che noi abbiamo avuto; ho capito che aiutare il prossimo aiuta anche noi stessi. Molte volte capita di provare come un senso di colpa: “forse potevo fare di più e non l’ho fatto”. Anche con il Signore quante volte non ho ringraziato: potevo farlo ma non l’ho fatto.
Seguo costantemente una bella famiglia che tutti i giorni vado a trovare portando loro quel poco che basta per mangiare e per non saltare il pasto. Purtroppo, ci sono tante famiglie che non hanno di che sfamarsi. Piano, piano, sono aumentate le persone che vengono nel nostro ufficio a chiedere aiuto anche da altri paesi, perché in Medjugorje non sono tante le famiglie bisognose, ma nei dintorni sono molte. Posso dire che ci occupano di 600 famiglie a cui diamo cibo, vestiti, mobili (abbiamo un magazzino dove teniamo il materiale che raccogliamo). Paghiamo anche i medicinale a chi non può permetterselo e anche la retta a qualche povero in case di riposo. Cerchiamo il più possibile di farle vivere meglio, in modo dignitoso
Nel gestire queste opere di carità si conoscono tantissime persone anche bellissime. Posso raccontarvi un esempio: quando ho iniziato questa attività ho conosciuto una famiglie che viveva vicino a dove si butta la spazzatura. La mamma era malata di mente, il marito c’era e non c’era. Con loro c’era un angioletto un bimbo che aveva 1 anno e 7 mesi. Quando l’ho visto tutto sporco con i capelli lunghi, con due occhioni che soltanto vedendoli parlavano e sembrava che mi dicessero: “prendimi”. Nel mio cuore ho detto al Signore: “Mi hai dato un altro figlio” e l’ho accettato con amore. Non so perché sia successo, ma è stato così. Ho portato la famiglia a casa mia e mia moglie, paziente e generosa, ha preso il bimbo e l’ha messo in vasca e per la prima volta ha fatto un bel bagnetto. Quella sera hanno mangiato cibo caldo e non quello che raccoglievano dalla spazzatura. Poi ci siamo occupati della mamma che purtroppo è morta lo scorso anno. Il bimbo sta con il papà, ma ogni weekend è con la nostra famiglia ed è come se fosse un nostro figlio. L’abbiamo iscritto all’asilo, alla scuola. Posso dire che non ho tre figli, ma quattro e ringrazio il Signore per il dono di questo bambino.

mercoledì 28 luglio 2021

3° DOMANDA AL VEGGENTE JAKOV COLO - Intervista di Virgilio Baroni

 


Virgilio Baroni

HO INTERVISTATO JAKOV COLO
In occasione del 40simo delle apparizioni della Regina della Pace a Medjugorje, ho effettuato un'intervista a Jakov Colo, il più giovane veggente di Medjugorje, pubblicata sulla rivista dell'Associazione Mir i Dobro “AIUTIAMOLI”. Sono 5 domande: una al giorno. Oggi, pubblico la terza.
TERZA DOMANDA:
Lei, la prima volta che ha visto la Madonna ha detto "Ora sono pronto anche a morire". E si è dimostrato il più coraggioso anche se il più piccolo dei veggenti.
Lei pensa che quando si ama la Vergine e si crede nel suo aiuto si possono superare momenti difficili come quello della perdita di un proprio caro?
JAKOV RISPONDE:
Si, è vero dopo la prima apparizione ho detto: “Io sono pronto a morire per la Madonna”.
Certo perché la prima volta che ho visto la Vergine, tanti mi chiedono com’è, è bella la Madonna? Non si può spiegare la sua bellezza, non è di questo mondo. I suoi occhi mi hanno affascinato. Esprimevano l’amore, la gioia di essere venuta ad aiutarci, l’affetto materno: tutto! Lei attraverso lo sguardo voleva che noi la sentissimo vicina, amica, mamma. Quei momenti, per me, sono stati i più belli e indimenticabili. L’ho sentita veramente come mia Mamma e come Mamma l’ho accettata : così ero pronto a fare tutto per mia Mamma. Ecco perché quando ho detto quelle parole ero convinto più che mai. Ho vissuto quei momenti di gioia, di pace, di intensità e in quello stato d'animo non è difficile dire che sei pronto a morire per Lei. Certo, il coraggio me lo ha dato Gesù, perché da bambino così piccolo com'ero, così pauroso com'ero, non avrei mai potuto dire o fare ciò che sono riuscito a dire e a fare. Ho sentito questo desiderio di difendere la Madonna, di non aver paura nemmeno davanti alla polizia, nemmeno di fronte agli interrogatori e neppure sotto la minaccia di andare in prigione.
Oggi, a differenza di allora, mi capita, a volte, di rimanere confuso davanti ai problemi e di provare anche un po' di paura. In quei momenti, Gesù e Sua Madre ci hanno infuso una forza tale che nessuno ci avrebbe fermati. Tante persone nei momenti difficili, ad esempio quando hanno la perdita di una persona cara o di un figlio, capisco il loro dolore e la tristezza che provano. Umanamente non posso fare niente per loro se non consolarli, invitandoli a mettersi con fiducia nelle mani del Signore, della Regina della Pace e andare avanti con la forza della preghiera.
Certo, la mancanza di un figlio, di un genitore si sentirà per sempre. Anch’io che ho 50 anni sento ancora la mancanza di mia mamma e di mio papà ogni giorno.
Dobbiamo mettere la preghiera al centro della nostra vita, soprattutto dobbiamo mettere la Santa Messa al primo posto. La Madonna un giorno ci ha detto: “Se dovete scegliere fra il vedere me oppure andare alla Santa Messa, scegliete la Santa Messa”.
In questo periodo di sofferenza, di dolore, mettiamo tutto nelle mani di Gesù, nel cuore dell’Eucarestia. Affidiamoci a Gesù e a sua Madre perché ci consolino e ci diano la forza di sopportare. Mettiamo la preghiera nella nostra vita. Penso che soltanto così possiamo andare avanti. Il dolore ci sarà sempre, ma diventa più leggero se vissuto con Gesù e Maria. Quando chiedevo alla Madonna „Che cosa devo dire ai malati?“ Lei mi rispondeva che devono avere una forte fede. Se perdiamo una persona cara dobbiamo avere fede. La fede è un dono che si ottiene con la preghiera del cuore fatta con umiltà e sincerità.
 
 
Nello "SPECIALE MEDJUGORJE" del trimestrale “AIUTIAMOLI” oltre all'intervista a Padre Jozo, troverete anche le mie interviste a: P. Petar Ljubicic, P. Ljubo Kurtovic, P. Miro Sego, P- Miljenko Steko Provinciale dei Francescani di Bosnia Erzegovina. Molto interessanti e degne di lode,le risposte di Jacov Colo. Potete richiedere il Giornalino di Mir i Dobro telefonando al n. 0332-487613; oppure inviando una email a: info@miridobro.it

martedì 27 luglio 2021

La Madonna chiese, un triduo di preghiera e digiuno per il 5 agosto : "Vi chiedo di prepararvi intensamente con tre giorni da dedicare esclusivamente a me....."

 


Lei stessa, la Madonna, ci ha rivelato che la data esatta della sua nascita è il 5 Agosto.
Certo siamo chiamati, insieme a tutta la Chiesa, a festeggiare liturgicamente la natività di Maria ogni 8 settembre, ma in modo affettuoso vogliamo approfittare di questo dono che la Regina della Pace ci ha fatto nell'indicarci la data esatta del suo compleanno.
La Madonna a partire dal 7 gennaio 1983 e fino al 10 aprile 1985 ha raccontato la sua vita a Vicka. La veggente, su precisa richiesta della Madonna, ha trascritto per intero il racconto riempiendo tre corposi quaderni in vista della pubblicazione che avverrà quando la Madonna la autorizzerà e sotto la responsabilità di un sacerdote che la veggente ha già scelto.


Finora non si sa nulla di questo racconto. La Madonna ha permesso che fosse reso noto solo la data del suo compleanno: il 5 agosto.

Questo è successo nel 1984, in occasione del bimillenario della sua nascita, concesse grazie straordinarie e innumerevoli. Il 1° agosto 1984 la Madonna chiese in preparazione un triduo di preghiera e digiuno: “Il 5 agosto prossimo si celebri il secondo millennio della mia nascita. Per quel giorno Dio mi permette di donarvi grazie particolari e di dare al mondo una speciale benedizione. Vi chiedo di prepararvi intensamente con tre giorni da dedicare esclusivamente a me. In quei giorni non lavorate. Prendete la vostra corona del rosario e pregate. Digiunate a pane e acqua.
Nel corso di tutti questi secoli io mi sono dedicata completamente a voi: è troppo se adesso vi chiedo di dedicare almeno tre giorni a me?”

Così il 2, 3 e 4 agosto 1984, cioè nei tre giorni prima della celebrazione del 2000° compleanno della Madonna, a Medjugorje nessuno lavorò e tutti si dedicarono alla preghiera, specialmente del rosario, e al digiuno. I veggenti dissero che in quei giorni la Mamma Celeste appariva particolarmente gioiosa, ripetendo: “Sono molto felice! Continuate, continuate. Continuate a pregare e a digiunare. Continuate a farmi felice ogni giorno”. Le numerosissime confessioni furono ascoltate ininterrottamente da ben settanta sacerdoti, e un gran numero di persone si convertì. “I sacerdoti che ascolteranno le confessioni, avranno una grande gioia quel giorno”. E infatti in seguito molti sacerdoti confideranno con entusiasmo che mai nella loro vita avevano provato così tanta gioia nel cuore!

Ecco un aneddoto raccontato in proposito da Marija: “La Madonna ci ha detto che il 5 di agosto è il suo compleanno e noi abbiamo deciso di ordinare una torta. Era il 1984 e la Madonna compiva 2000 anni, così abbiamo pensato di fare una torta bella grande. Nel gruppo di preghiera che si trovava in canonica eravamo 68, più il gruppo che si trovava sulla collina, in totale eravamo un centinaio. Abbiamo deciso dimetterci tutti insieme per fare questa grande torta. Non so come abbiamo fatto a portarla tutta intera, fin sulla collina della croce! Sulla torta abbiamo messo le candeline e tante rose di zucchero. La Madonna poi è apparsa e abbiamo cantato “tanti auguri a Te”. Poi alla fine ad Ivan è venuto spontaneo di offrire una rosa di zucchero alla Madonna. Lei l’ha presa, ha accettato i nostri auguri e ha pregato su di noi. Noi eravamo al settimo cielo. Eravamo però perplessi per quella rosa di zucchero e il giorno dopo alle cinque di mattina siamo andati sulla collina per cercare la rosa, pensando che la Madonna l’avesse lasciata lì, ma non l’abbiamo più trovata. Così la nostra gioia era tanta, perché una rosa di zucchero la Madonna l’ha portata in cielo. Ivan era tutto fiero perché gli era venuta questa idea.

Anche noi, ogni anno, possiamo offrire un regalo alla Regina della Pace per il giorno del suo compleanno.

Preparandoci a festeggiarlo con lei con la confessione, anche se ci siamo confessati recentemente, con la Messa quotidiana, con la preghiera ed il digiuno. Se non ci è possibile digiunare offriamo delle rinunce: alcol, sigarette, caffè, dolciumi... sicuramente non ci mancheranno le occasioni per rinunciare a qualcosa da offrire a lei.

Così che il giorno del suo compleanno Lei possa davvero ripetere anche a noi le parole che disse la sera di quel 5 agosto 1984: “Figli cari! Oggi sono felice, tanto felice! Non ho mai pianto di dolore nella mia vita come questa sera piango di gioia! Grazie!”



Solitamente alle feste di compleanno è il festeggiato che riceve i regali. Invece, qui a Medjugorje, è la festeggiata che il giorno del suo compleanno – e non solo – elargisce doni agli invitati.

Anche lei, però, chiede a ciascuno di noi di farle un regalo speciale: «Cari figli, io desidero che tutti voi che siete stati a questa fonte di grazie, o vicino a questa fonte di grazie, veniate a portarmi un regalo speciale, in paradiso: la vostra santità» (messaggio del 13 novembre 1986)

2° DOMANDA AL VEGGENTE JAKOV COLO - Intervista di Virgilio Baroni

 


Virgilio Baroni


HO INTERVISTATO JAKOV COLO
In occasione del 40simo delle apparizioni della Regina della Pace a Medjugorje, ho effettuato un'intervista a Jakov Colo, il più giovane veggente di Medjugorje, pubblicata sulla rivista dell'Associazione Mir i Dobro “AIUTIAMOLI”. Sono 5 domande: una al giorno. Oggi, pubblico la seconda.
SECONDA DOMANDA:
A Medjugorje c'è la gigantesca statua del "Gesù Risorto". Il Sepolcro è rappresentato dall'impronta che Gesù lascia del suo Corpo, come quando i bambini cadono all'indietro sulla neve soffice lasciandovi impressa la forma del corpo. Anche lei, Jakov ha lasciato le impronte dei suoi "piedini" di bambino sulla tovaglia quando Padre Jozo l'ha innalzato per farla parlare in piedi dall'altare. Quali impronte hanno lasciato le apparizioni, i messaggi della Regina della Pace nella sua vita, in quella della sua famiglia? 
 
JAKOV RISPONDE:
Non mi ricordo tutto perché ero piccolo, avevo 10 anni. Ricordo che eravamo nella mia casa vecchia e c’erano i poliziotti che ci tenevano dentro, non potevamo uscire. Pensando adesso che ho cinquant’anni non so che coraggio potevo avere a quel tempo. Comunque, si vede che era un progetto del Signore, un progetto della Madonna, perché sono loro che ci danno la forza di fare tutto. Se Medjugorje ha resistito tanti anni è merito del Signore e della Madonna, non merito mio o merito di tutti gli altri. Noi siamo stati e siamo soltanto uno strumento, poi chi ha fatto tutto sono stati il Signore e la Madonna. Mi ricordo quel momento lì; non so ancora spiegare come sono riuscito ad uscire: forse il poliziotto si era addormentato. Sono scappato dalla casa scalzo ed ho fatto tutta la strada verso i campi a piedi nudi e sono arrivato in chiesa. Siccome ero molto piccolo, ho tirato l’abito di P. Jozo che era sopra l’altare e gli dicevo “io devo dire qualcosa”. Siccome la gente non mi vedeva dall’altare che era più alto di me, P. Jozo mi ha preso e mi ha messo sopra l’altare, in piedi, ed ho detto il messaggio a tutti i pellegrini ed a tutte le persone che si trovavano lì nella chiesa. Così P. Jozo, dopo mi ha raccontato che erano rimaste le mie impronte sull’altare.
Noi veggenti siamo persone normali come tutte le altre; nessuno di noi è santo e anche nessuno dei veggenti ha dei privilegi. Faccio anche un esempio: la Madonna non ha mai detto “Caro Jakov, cara Vicka ecc. No! dice Cari figli“. Poi, va detto che i veggenti non sono stati risparmiati dal dolore. dalla sofferenza. Io posso dire che quando ero piccolo, avevo 12 anni, ho perso la mia mamma; a 13 anni ho perso mio papà e, veramente, la Madonna ha lasciato tanto nella mia vita perché, tornando alla prima domanda, io credo che la Madonna mi abbia fatto vedere il Cielo proprio per questo motivo: perché quando ho perso la mia mamma subito ho pensato – forse, se faccio il bravo, meriterò il Paradiso e un giorno incontrerò la mia mamma – perché, anche se allora per me era difficile capire, ora sono sicuro che la Madonna mi ha voluto dimostrare che esiste un’altra vita e che un giorno mi incontrerò di nuovo e per sempre con la mia mamma. Ci sono stati momenti difficili quando ho perso i miei genitori. Quante volte, quando mi trovavo da solo, piangevo; però, allo stesso tempo, non mi sono mai sentito solo perché ho capito, quando ho visto la Madonna, subito ho detto “Io, ora ho un’altra Madre“. Attraverso la Madonna, ho conosciuto Gesù, il Signore, e ho detto “Adesso ho un altro Padre“. Così, anche nei momenti difficili, quando pensi di essere solo, senti nel tuo cuore, attraverso la preghiera, parlando con il Signore e con la Madonna (perché per me preghiera non è soltanto dire il Padre Nostro, l’Ave Maria, Gloria al Padre, per me preghiera è anche parlare con il Signore come con un padre o con una Madre) li senti vicini. Io non mi sono mai sentito da solo; anche nei momenti difficili si sente una voce nel cuore “Non avere paura! io sono con te adesso; anche se soffri, io sono con te adesso, sono tua Mamma sono tuo Padre“ e così sono cresciuto.
Posso dire di avere ricevuto una grande grazia: quella di crescere, di fare tutta la mia infanzia e andare avanti fino a 21 anni non da solo, ma insieme alla Madonna. Dopo ho conosciuto mia moglie in Italia; anche questo è stato un grandissimo dono perché il Signore mi ha dato una moglie bellissima, con un’anima bellissima, un cuore grandissimo che, a volte, diventa mamma anche per me; poi, va detto che non è tanto facile vivere con noi veggenti: c’è sempre gente che ti cerca, che ti bussa alla porta. Il Signore ci ha dato un’altra gande grazia che sono i nostri grandi doni, i nostri tre tesori, i nostri figli: adesso loro sono già grandi. Quello che ci ha sempre sostenuto nella famiglia, è quanto Padre Slavko ci ha detto fin dall’inizio, prima che ci sposassimo: " Se volete che la vostra famiglia resista, se volete che la vostra famiglia vada avanti, dovete fare solo una cosa: nella vostra famiglia deve esserci la preghiera“ e così abbiamo fatto; siamo andati avanti! Non dico che non ci sono stati momenti difficili, però se c'è la preghiera nella famiglia, se si prega insieme ai figli, si supera tutto. Purtroppo, oggi vediamo questo mondo dove, a volte, i giovani sposi, appena incontrano una minima difficoltà, si separano. Questo succede quando si vuole decidere da noi stessi anziché mettere tutto nelle mani del Signore. Io credo che quando uno si sposa, la cosa più importante sia quella di dare, di affidare la prpria famiglia al Signore: “Ecco, Signore, noi adesso siamo una famiglia e ci mettiamo nelle tue mani; Tu fai di noi quello che vuoi“. Noi abbiamo fatto così e, veramente, anche adesso che i nostri figli sono cresciuti, li vediamo pregare, fare del bene. Con la preghiera, loro sanno vedere e riconosce dove c’è il bisogno; capiscono quando devono prendersi cura di qualche persona che ha bisogno. Per noi genitori, vedere i figli che pregano e che poi fanno opere di carità, è motivo di tanta soddisfazione perché capiamo che con la preghiera e con l'esempio, abbiamo fatto qualcosa di buono. Come ci diceva Padre Slavko, e sempre ci ripeteva continuamente “Ai vostri figli, fin dall'inizio, fin da quando sono piccoli, dovete mettere nella loro vita le radici della fede. Anche se un giorno dovessero allontanarsi dalla fede, in loro rimane sempre anche quel poco che gli avete dato“. Adesso, vedendo i nostri figli, ci accorgiamo che abbiamo fatto bene e devo dire, con tutta onestà, che il merito è più di mia moglie perché lei ha tanta pazienza con loro e, davvero, io ringrazio il Signore che mi ha dato un bella famiglia: sono felice di vivere con la mia famiglia insieme con la Madonna e Gesù e questo è veramente una grande grazia. La Madonna ha lasciato nella mia famiglia molte impronte; si vedono dappertutto: l’impronta della preghiera, l’impronta di andare alla Santa Messa, l’impronta di parlare con i nostri figli e quella di condividere. Altre impronte ancora sono quelle di guidare i figli sulla strada giusta, dicendo loro che hanno un’altra Madre e un altro Padre. Ormai sono grandi; mio figlio si sposa ad agosto e va per la sua strada: è una cosa bellissima e così va tutto bene. Sono talmente tante le impronte che la Madonna ha lasciato nella mia famiglia che è impossibile descriverle tutte: posso soltanto dire che sono tantissime.
 
 
Nello "SPECIALE MEDJUGORJE" del trimestrale “AIUTIAMOLI” oltre all'intervista a Padre Jozo, troverete anche le mie interviste a: P. Petar Ljubicic, P. Ljubo Kurtovic, P. Miro Sego, P- Miljenko Steko Provinciale dei Francescani di Bosnia Erzegovina. Molto interessanti e degne di lode,le risposte di Jacov Colo. Potete richiedere il Giornalino di Mir i Dobro telefonando al n. 0332-487613; oppure inviando una email a: info@miridobro.it