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martedì 10 dicembre 2019

Proclamato Santuario Diocesano Mariano Fontanelle – Rosa Mistica

Fontanelle – Rosa Mistica proclamato Santuario Diocesano Mariano

Restano ancora oggetto di studio e approfondimento le visioni della veggente Pierina Gilli.



È arrivata a compimento oggi, 7 dicembre 2019, alla vigilia della festa mariana per eccellenza, la consacrazione come Santuario Mariano Diocesano del lungo percorso di riconoscimento delle «Fontanelle».
È stato il vescovo Monsignor Pierantonio Tremolada in persona, infatti, a concelebrare alle ore 16 la solenne messa eucaristica nel noto luogo di culto e a porre in questo modo il primo sigillo per la dottrina della fede.


Le parole del vescovo Tremolada

«Da oggi questo è un santuario – ha dichiarato il vescovo – della Diocesi di Brescia. Sentitelo vostro perchè è soprattutto di tutti voi che siete qui e fa parte ormai della nostra storia diocesana. Sentirlo vostro significa fare in modo che vi diventi spontaneo venire qui e pregare, pregare per la nostra chiesa, per la chiesa universale, perchè i nostri malati siano consolati, per le persone consacrate. Vi affido davvvero questo compito. Amate questo santuario e lasciate che il Signore ci conduca per intercessione della Beata Vergine, Rosa Mistica laddove desidera portarci».


Laici ed ecclesiastici in un percorso condiviso

Oltre alle maggiori autorità civili e religiose e ai membri laici della Fondazione “Rosa Mistica – Fontanelle” che per lunghi anni si sono battuti per il riconoscimento, tantissimi sono stati i fedeli presenti alla cerimonia, arrivati anche dall’estero con svariati pullman nel luogo santo.

Fra questi Giuseppina Uggeri, sorella novantenne della veggente Pierina Gilli che ha innalzato un canto a Rosa Mistica toccante e struggente prima di ringraziare il vescovo Tremolada per aver portato a compimento la profonda fede della sorella.
Restano ancora oggetto di studio e approfondimento le visioni della veggente Pierina Gilli.

Non c’è quindi ancora il riconoscimento delle apparizioni, ma viene superata anche la posizione precedente, quella che dal 2001 permetteva il culto a Fontanelle ma vietava ogni rimando “aperturista” a Pierina Gilli. Sulla sua esperienza si è tornati ad indagare, scrive sempre Tremolada, per «comprendere sempre meglio se e come... possa favorire e incrementare nel presente la vita cristiana, il senso di appartenenza alla Chiesa e la condivisione della sua missione evangelizzatrice, sotto la protezione e l’ispirazione della santa Madre del Signore».
Intanto, aggiunge il vescovo, con la solenne celebrazione eucaristica e la proclamazione del prossimo 7 dicembre «si intende di fatto riconoscere anche sul piano canonico la potenzialità missionaria di questi luoghi sacri, al fine di consolidare, irrobustire e incrementare i numerosi frutti spirituali qui germinati nel corso del tempo». E sarà sempre il tempo che aiuterà a capire meglio ciò che resta da capire.

Le tre rose
Nell’apparizione che Pierina Gilli avrebbe avuto il 13 luglio 1947, Maria si sarebbe presentata con tre rose sul manto (bianca, rossa e oro), che sono sempre presenti anche nell’iconografia di Maria Rosa Mistica ispirata alle vicende di Montichiari e Fontanelle. Le tre rose, avrebbe spiegato la Vergine, simboleggiavano la preghiera, il sacrificio e l’immolazione, necessarie a riparare le infedeltà e i tradimenti delle anime consacrate.

I diari, il presunto miracolo e lo studio del teologo

Nella nuova fase di indagine dell’esperienza mistica di Pierina Gilli hanno avuto un ruolo importante anche alcuni libri pubblicati dalle edizioni Ares. Il primo, “Maria Rosa Mistica-Madre della Chiesa”, curato da Rosanna Brichetti Messori e da Riccardo Caniato, è il volume postumo di monsignor Enrico Galbiati, autorevole biblista e orientalista, prefetto della Biblioteca Ambrosiana, che si espresse a favore delle apparizioni. Il secondo volume sono i “Diari” di Pierina Gilli, curati sempre da Riccardo Caniato, rimasti a lungo inediti, un testo di quasi 700 pagine. “Fratel Ettore & il miracolo di Rosa Mistica”, di Andrea Tornielli, riguarda invece la presunta guarigione miracolosa di una donna a Fontanelle studiata dal camilliano Ettore Boschini, di cui è in corso la causa di beatificazione.



Qui Pierina Gilli ebbe le visioni
Il luogo di culto a Fontanelle di Montichiari, nel Bresciano, proclamato santuario diocesano Maria Rosa Mistica - Madre della Chiesa
Il luogo di culto a Fontanelle di Montichiari, nel Bresciano, proclamato santuario diocesano Maria Rosa Mistica - Madre della Chiesa

Aperta la Porta Santa a Loreto, Giubileo 2020.

Loreto, Giubileo 2020. Aperta la Porta Santa   

Loreto (Ancona), 8 dicembre 2019 – Migliaia di pellegrini provenienti da tutta Italia oggi pomeriggio hanno affollato piazza della Madonna e poi la basilica della Santa Casa di Loreto per la cerimonia di apertura della Porta Santa ). Resterà aperta per un cammino consapevole di conversione e santità fino al 10 dicembre 2020. A condurre il rito e poi la celebrazione eucaristica nel santuario il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano. Papa Francesco, dopo la sua visita in città il 25 marzo, ha concesso il Giubileo al santuario, unica chiesa giubilare del mondo, in occasione del centenario della proclamazione della Madonna di Loreto patrona degli aeronauti.
VIDEO: 

Proprio il Pontefice oggi, alla fine dell’Angelus in piazza San Pietro, ha detto: “Il mio pensiero va a Loreto dove oggi viene aperta la Porta. Che sia ricco di grazia per i pellegrini della Santa Casa”. Giunto sul sagrato in processione, pochi minuti prima di aprire la Porta Santa, il cardinale ha affermato: “Nella solennità della Beata Vergine apriamo il Giubileo lauretano che dischiude per tutti noi la porta della misericordia e della grazia divina. In comunione con Papa Francesco e con quanti invocano la Vergine Maria come loro patrona, questa celebrazione inaugura solennemente questo anno di grazia, preludio per una profonda esperienza di misericordia, gioia e pace”.

 

Miracoli straordinari avvenuti a Loreto - Le storie



Miracolo a Loreto, Gabriella tornata a vedere: «Non me lo merito»

LORETO - La guarigione miracolosa di Gabriella Gardini all'esame dei medici di Loreto. Un «caso straordinario», una guarigione improvvisa di un foro maculare miopico ad un occhio: potrebbe essere questo il primo possibile miracolo avvenuto presso la Santa Casa di Loreto. Il caso è stato presentato ieri sera presso il Santuario stesso e riguarda una donna, Gabriella Gardini, che ha raccontato la sua vicenda in una conferenza stampa.

 

 «La frase che ho detto quanto ho ricevuto questo immenso regalo - ha affermato la donna - è stata "non sono degna". Sono una mamma di una figlia autistica, una nonna, una moglie, quattro anni fa mi è stato diagnosticato un foro maculare miopico di quattro millimetri. Il 14 settembre 2010 c'era la processione con la Madonna Nera di Loreto - ha proseguito -, io quando l'ho vista in chiesa ho iniziato a piangere senza sapere perchè, sono andata all'altare, ho toccato la Madonna e ho passato le mani sui miei occhi, poi sono andata a casa».



«Dopo un mese - ha quindi riferito la signora Gabriella - sono andata dall'oculista e quando mi ha visitata ha detto: qui abbiamo sbagliato occhio, il foro non c'è più». Il caso, è stato spiegato, viene ritenuto straordinario poichè non sono stati registrati a livello mondiale altri casi di chiusura spontanea di un foro maculare miopico e così l'evento viene considerato inspiegabile per le particolari caratteristiche dell'occhio affetto dalla miopia degenerativa.



Ora il caso è al vaglio dell'Osservatorio medico Ottaviano Paleani. «Il caso - ha commentato mons. Giovanni Tonucci, vescovo di Loreto - ci aiuta a credere sempre di più nel cammino intrapreso con questo Osservatorio. Chi ha del miracolo una visione spettacolare e superficiale si attendeva magari grida

istantanee di prodigio ma il nostro è un percorso serio che prevede un doppio esame di tutte le questioni sottoposte».


  Un uomo che non credeva e che viveva nell’errore. 

Cecilia Zeppa, nel giugno del 1960, era ormai paralizzata. Una nevralgia del trigemino destro, devastante, sempre più invasiva, l’aveva quasi ridotta a un vegetale. Aveva appena 34 anni e i medici non le avevano dato scampo. Le era rimasta la fede. Chiese all’Unitalsi di accompagnarla alla basilica della Santa Casa di Loreto. «Sono stata guarita dalla Madonna» racconta oggi a 90 anni.
La sorprendente guarigione dell’anziana, originaria di Matelica nel Maceratese, mamma di tre figli e vedova da qualche anno, avvenne il 18 giugno. E fa gridare ora al miracolo. All’epoca suscitò grande interesse, ma solo oggi avrà la possibilità di essere studiata dai medici dell’osservatorio Paleani. Il caso, infatti, rientra tra quelli presi in esame perché si presenta correlato da ampia documentazione medica. L’osservatorio, istituito nel 2012 su volere dell’arcivescovo delegato pontificio monsignor Giovanni Tonucci, è un centro analogo al bureau medical di Lourdes che, scrupolosamente, certifica come inspiegabili le guarigioni che non hanno trovato risposta nella medicina.
ZEPPA, ieri, assieme ai parenti, è tornata a Loreto, ripresa anche dalle telecamere della trasmissione di Rete 4 ‘I viaggi del cuore’. «La mia guarigione – ribadisce la donna – è avvenuta a tramite la conversione di un peccatore. Sono stata guarita dalla Madonna per merito del pentimento di un ferroviere il quale, durante il viaggio in treno, mi aveva espresso parole di scetticismo. Quando arrivammo a Loreto, però, decise di confessarsi, proprio mentre ero lì vicino a lui».
LE CARTE mediche dell’epoca raccontano di un penoso epilogo nell’inverno 1959, quando il primario dell’ospedale di Matelica, Aser Sestili, decise di far trasferire la paziente all’ospedale di Camerino, dove pure «le riacutizzazioni del dolore furono di una violenza mai esistita in precedenza» e nemmeno la morfina pura aveva più effetto calmante. Ricoverata nel febbraio 1960 all’ospedale di Macerata, il primario chirurgo Benigno Baroni riscontrò che il «male è ribelle a ogni cura», nonostante alcune iniezioni intranervose a base di alcol». Dimessa dopo 15 giorni, la donna continuò a sopportare atroci dolori che di fatto la immobilizzavano.
L’ULTIMO desiderio fu partecipare al viaggio a Loreto con l’Unitalsi. «Sul treno bianco – racconta Zeppa – c’era quel ferroviere non certamente fervente nella fede, che viveva nell’errore, e che casualmente prese la decisione di prendere le pretelle da barelliere e servire con l’Unitalsi: casualmente gli capitai io. Quando giunsi nel santuario, ormai ero in fin di vita, non muovevo più né mani, né piedi. Fu allora che sentii dei crampi nella testa, come delle scosse elettriche e in quel momento sono guarita. Mi sono sentita bene e avrei voluto, gioire, gridare, ma ero basita – prosegue –. Fu in quel momento che mi passò davanti il ferroviere miscredente che mi chiamò e mi disse di aver visto il prodigio della Vergine, di essere corso da un frate a confessare tutti i suoi peccati e di essere tornato per dirle di annunciare a tutti quanto accaduto. Ecco, io sono guarita grazie al pentimento di quell’uomo».

Paralisi agli arti inferiori Nel 1936 Sala Adolfa di anni 30, di Como, fu colpita da dolori alla colonna vertebrale e da paralisi agli arti inferiori e fu costretta a stare a letto di continuo. La paresi si estese agli arti superiori e ai muscoli del collo che la resero incapace di compiere i vari movimenti del capo e del tronco. I medici di Como e di Milano utilizzarono tutte le risorse terapeutiche possibili senza ottenere risultati apprezzabili. Adolfa ripose la sua speranza di guarigione nell’intervento della Mamma Celeste e la sua fede la portò nel 1937 in pellegrinaggio a Lourdes senza alcun risultato. Nel Settembre 1939 Adolfa va in pellegrinaggio a Loreto, con gli ammalati della Lombardia. Alla messa del mattino celebrata nel santuario, l’inferma avverte una sensazione di intenso calore che si sprigiona prima dalle gambe e poi risale in tutto il corpo regalandole la calma e un benessere generale. Ogni sofferenza era scomparsa ed allora spinta da una forza interiore si alza dalla barella e seduta sul lettino fa la Comunione. Il medico del pellegrinaggio constata l’effettiva guarigione: Sala Adolfa era stata liberata da tutti i suoi mali e la guarigione fu duratura.
Guarigione da tubercolosi vertebrale Giacomina Cassani di Bardi nel 1930, all’età di 16 anni, incominciò ad accusare dolori alla colonna vertebrale. Dagli esami clinici risultò la presenza di un tumore molle-elastico sulla coscia sinistra. Fu immediatamente ricoverata in una clinica di Parma e successivamente trasferita all’Ospedale Maggiore per curare l’ascesso ossifluente con continuo pus; le venne anche applicato un busto ortopedico, tuttavia senza alcun risultato. Giacomina il 9 settembre 1939 in concomitanza al pellegrinaggio dell’Emilia va a Loreto e partecipa a tutte le celebrazioni in carrozzella. Al terzo giorno è con tutti gli altri ammalati davanti alla Basilica ma al passaggio del SS. Sacramento accusa dolori lancinanti alla colonna vertebrale. Terminata la funzione religiosa, comincia a sentirsi più sollevata tanto da provare un senso di benessere generale ed ha l’impressione di essere completamente guarita. Quando si ritira nella sua stanza, sente il forte desiderio di togliersi il busto ma l’infermiera non glielo permette. Al ritorno appena arrivata a Parma va alla Casa di cura e lì senza alcuna ombra di dubbio accertano la sua reale guarigione, che si rivela duratura nel tempo. 

Poliartrite deformante cronica Giuseppina Comaschi in Rossi, di Mantova, iniziò a 40 anni a soffrire di dolori articolari diffusi che la costrinsero a letto, ad anemie di tipo pernicioso e a poliartrite cronica primitiva. Nell’agosto del 1939 il suo medico dottor Sandri, rilasciava un certificato nel quale descriveva la situazione dell’ammalata: era in atto un deperimento grave con masse muscolari ipotoniche, una anemia accentuata, con dolori articolari diffusi specialmente alle braccia e alle mani. L’ammalata era del tutto inferma, non si reggeva in piedi e non poteva camminare. In Giuseppina scaturì un grande desiderio di visitare la Madonna di Loreto e il pellegrinaggio si concretizzo nel mese di settembre del 1939. Così racconta Giuseppina di quella esperienza: « al mattino fui portata nel Santuario per la Messa. Dopo la Comunione mi sentii male, ma male assai: credetti di morire. Stavo per chiamare aiuto, quando mi sentii avvolta tutto il corpo da un calore straordinario, che mi donò poi un benessere mai provato. In quell’istante sentii tutta la forza di alzarmi e di camminare. Venni poi portata nella Casetta ove il “Verbo si fece carne”; provai come un’estasi dolcissima. Non dissi nulla di quello che mi era avvenuto. Nel pomeriggio, durante la benedizione eucaristica, la grazia fu completata. Tutta la notte successiva dormii profondamente. Al mattino feci tutto da me. La mia guarigione era ormai nota a tutti: anzi la folla di pellegrini mi circondò e mi portò in trionfo. I medici di Loreto dichiararono concordi la mia piena guarigione. Il ritorno fu ugualmente trionfale».

Frattura della volta cranica Il 23 Ottobre del 1934 Bruno Baldini di Firenze, mentre percorreva con la sua motocicletta la periferia della città, rimase vittima di un grave incidente. Ricoverato in Ospedale di Santa Maria Nuova, gli esami clinici riscontrarono una grave lesione celebrale. Nel luglio del 1935 si trovò completamente muto e con difficoltà motori, tanto da doversi trascinare penosamente fra le pareti domestiche. Baldini un giorno sentì in sogno una voce chiara che gli diceva di andare in pellegrinaggio in un Santuario e di sperare. Parte per Loreto, approfittando del pellegrinaggio dei malati che era programmato in quei giorni; giunto in Albergo, mentre dorme, in sogno risente la stessa voce che aveva già udito e che gli dice: «Alzati e parla!». «Mi svegliai di scatto – dice il brav’uomo – e balzai dal letto. Corsi dal signor Giusti, nella stanza vicina e gli gridai: «sente? Parlo, posso parlare!». «Nessuno può immaginare quello che provai nel riascoltare la mia voce dopo quattro anni, mentre credevo di averla perduta per sempre».Tutti i pellegrini si unirono al Baldini nel ringraziare la Vergine per la guarigione miracolosa concessagli.

La Santa Casa di Maria a Loreto. La sua storia

"La Santa Casa di Loreto è il primo Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e vero cuore mariano della cristianità" (Giovanni Paolo lI). Il Santuario di Loreto conserva infatti, secondo un'antica tradizione, oggi comprovata dalle ricerche storiche e archeologiche, la casa nazaretana della Madonna. La dimora terrena di Maria a Nazaret era costituita da due parti: da una Grotta scavata nella roccia, tuttora venerata nella basilica dell'Annunciazione a Nazaret, e da una camera in muratura antistante, composta da tre pareti di pietre poste a chiusura della grotta (vedi fig. 2). Secondo la tradizione, nel 1291, quando i crociati furono espulsi definitivamente dalla Palestina, le pareti in muratura della casa della Madonna furono trasportate "per ministero angelico", prima in Illiria (a Tersatto, nell'odierna Croazia) e poi nel territorio di Loreto (10 dicembre 1294). Oggi, in base a nuove indicazioni documentali, ai risultati degli scavi archeologici a Nazaret e nel sottosuolo della Santa Casa (1962-65) e a studi filologici e iconografici, si va sempre più confermando l'ipotesi secondo cui le pietre della Santa Casa sono state trasportate a Loreto su nave, per iniziativa della nobile famiglia Angeli, che regnava sull'Epiro. 
Infatti, un documento del settembre 1294, scoperto di recente, attesta che Niceforo Angeli, despota dell'Epiro, nel dare la propria figlia Ithamar in sposa a Filippo di Taranto, quartogenito di Carlo II d'Angiò, re di Napoli, trasmise a lui una serie di beni dotali, fra i quali compaiono con spiccata evidenza: "le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio". Murate tra le pietre della Santa Casa sono state trovate cinque croci di stoffa rossa di crociati o, più probabilmente, di cavalieri di un ordine militare che nel medioevo difendevano i luoghi santi e le reliquie. Vi sono stati trovati anche alcuni resti di un uovo di struzzo, il quale subito richiama la Palestina e una simbologia riferentesi al mistero dell'Incarnazione. La Santa Casa inoltre, per la sua struttura e per il materiale in pietra non reperibile in zona, è un manufatto estraneo alla cultura e agli usi edilizi marchigiani. D'altra parte i raffronti tecnici della Santa Casa con la Grotta di Nazaret hanno messo in luce la coesistenza e la contiguità delle due parti (vedi fig. 2). A conferma della tradizione è di grande importanza un recente studio sul modo in cui sono lavorate le pietre, cioè secondo l'uso dei Nabatei, diffuso nella Galilea ai tempi di Gesù (vedi fig. 1). Di grande interesse risultano anche numerosi graffiti incisi sulle pietre della Santa Casa, giudicati dagli esperti di chiara origine giudeo-cristiana e assai simili a quelli riscontrati a
Nazaret (vedi fig. 3). La Santa Casa, nel suo nucleo originario è costituita solo da tre pareti perché la parte orientale, ove sorge l'altare, era aperta verso la Grotta (vedi fig. 2). Le tre pareti originarie - senza fondamenta proprie e poggianti su un'antica via - si innalzano da terra per tre metri appena. Il materiale sovrastante, costituito da mattoni locali, è stato aggiunto in seguito, compresa la volta (1536), per rendere l'ambiente più adatto al culto. Il rivestimento marmoreo, che avvolge le pareti della Santa Casa, fu voluto da Giulio II e fu realizzato su disegno del Bramante (1507 c). da rinomati artisti del Rinascimento italiano. La statua della Vergine col Bambino, in legno di cedro del Libano, sostituisce quella del sec. XIV, distrutta da un incendio nel 1921. Grandi artisti si sono succeduti lungo i secoli per abbellire il Santuario la cui fama si è diffusa rapidamente in tutto il mondo divenendo meta privilegiata di milioni di pellegrini. L'insigne reliquia della Santa Casa di Maria è per il pellegrino occasione e invito per meditare gli alti messaggi teologici e spirituali legati al mistero dell'Incarnazione e all'annuncio della Salvezza.

Oggi, 10 dicembre, si recita la Supplica alla Madonna di Loreto, a mezzogiorno

Supplica alla Madonna di Loreto
( 10 Dicembre, il 25 marzo, il 15 agosto, l'8 settembre)


O Maria Loretana, Vergine gloriosa, noi ci accostiamo fiduciosi a Te, accogli oggi la nostra umile preghiera.

L' umanità è sconvolta da gravi mali dai quali vorrebbe liberarsi da sola. Essa ha bisogno di pace, di giustizia, di verità, di amore e si illude di poter trovare queste divine realtà lontano da tuo Figlio.

O Madre! Tu portasti il Salvatore divino nel tuo seno purissimo e vivesti con Lui nella santa Casa che noi veneriamo su questo colle loretano, ottienici la grazia di cercare Lui e di imitare i suoi esempi che conducono alla salvezza.

Con fede e amore filiale, ci portiamo spiritualmente alla tua Casa benedetta. Per la presenza della tua Famiglia essa è la Casa Santa per eccellenza, alla quale vogliamo si ispirino tutte le famiglie cristiane, da Gesù ogni figlio impari l' ubbidienza e il lavoro, da Te, o Maria, ogni donna apprenda l' umiltà e lo spirito di sacrificio, da Giuseppe, che visse con Te e per Gesù, ogni uomo impari a credere in Dio e a vivere in famiglia e nella società con fedele rettitudine.

Molte famiglie, o Maria, non sono un santuario dove si ama e si serve Dio, per questo Ti preghiamo affinchè Tu ci ottenga che ognuna imiti la tua, riconoscendo ogni giorno e amando sopra gni cosa il tuo Figlio divino.

Come un giorno, dopo anni di preghiera e di lavoro, Egli uscì da questa Casa santa per far sentire la sua Parola che è Luce e Vita, così ancora, dalle Sante mura che ci parlano di fede e di carità, giunga agli uomini l' eco della sua Parola onnipotente che illumina e converte.

Ti preghiamo, o Maria, per il Papa, per la Chiesa universale, per l' Italia e per tutti i popoli della terra, per le istituzioni ecclesiali e civili e per i sofferenti e i peccatori, affinchè tutti divengano discepoli di Dio. O Maria, in questo giorno di grazia uniti ai devoti spiritualmente presenti a venerare la Santa Casa ove fosti adombrata dallo Spirito Santo, con viva fede Ti ripetiamo le parole dell' Arcangelo Gabriele::::::

Ave, o piena di grazia, il Signore è con Te!

Noi Ti invochiamo ancora:

Ave, o Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa, Rifugio dei peccatori, Consolatrice degli afflitti, Aiuto dei Cristiani.

Tra le difficoltà e nelle frequenti tentazioni noi siamo in pericolo di perderci, am guardiamo a Te e Ti ripetiamo:

Ave, Porta del Cielo, Ave, Stella del Mare!

Salga a Te la nostra supplica, o Maria. Essa Ti dica i nostri desideri, il nostro amore a Gesù e la nostra speranza in Te, o Madre nostra.

Ridiscenda la nostra preghiera sulla terra con abbondanza di grazie celesti. Amen. 
Salve, o Regina.


Invocazioni alla Madonna di Loreto

Vergine di Loreto, prega per me
Vergine di Loreto, proteggimi
Vergine di Loreto, custodisci i miei piccoli
Vergine di Loreto, addolcisci le mie pene
Vergine di Loreto, intercedi per me
Vergine di Loreto, proteggi i miei cari
Vergine di Loreto, assistimi nell'ora della morte
Amen.

lunedì 9 dicembre 2019

LA GUARIGIONE STRAORDINAREA DI BRUNA A MEDJUGORJE



Dr. Giacomo Mattalia

Durante una delle periodiche riunioni di consultazione della nostra equipe medica con l'A.R.PA., fummo raggiunti da una telefonata inaspettata. Chi ci chiamava era il teologo mariologo francese Rene Laurentin per segnalarci un probabile caso di guarigione straordinaria avvenuto qualche mese innanzi proprio a Medjugorje. Si trattava, secondo le sue informazioni, della signora Bruna B. di Ravenna affetta da tempo da una malattia incurabile delle linfoghiandole.
Non seppe aggiungere altro, anzi l'indirizzo alquanto incompleto che ci fornì, complicò notevolmente le nostre ricerche.
Tuttavia qualche giorno dopo, il 16 maggio 1985 eravamo già in Romagna e la commovente testimonianza a cui assistemmo fu premio meritato alle nostre ricerche.
I primi segni della malattia, a detta dell'interessata, erano iniziati nel 1978: astenia, dimagramento, afonia, adenomegalia indirizzarono i medici verso la diagnosi di toxoplasmosi.
Solo dopo quattro anni, non beneficando in nessun modo della terapia, un ulteriore consulto, questa volta presso il Centro Tumori di Milano chiarì il dilemma: si trattava in realtà, purtroppo, di un Linfoma non-Hodgkin di tipo linfocitico e linfoblastico al IV stadio con invasione retroperitoneale. La nuova diagnosi non dava adito ad illusioni. La prognosi era severissima e ogni cura puramente palliativa. La signora non disarmò: iniziò ugualmente la chemioterapia e moltiplicò le sue preghiere a Dio per intercessione della Vergine Santa.
Era in questo atteggiamento di fede e di fiducia illimitata, quando seppe delle apparizioni della Madonna in Jugoslavia e decise di partire. Ma non fu così facile: dovette attendere ancora qualche settimana prima di unirsi ad un piccolo pulmino di Forlì diretto in Bosnia-Erzegovina.
Con questo ristretto gruppo di persone fece tappa a Loreto e nella Casa della Natività disse alla Vergine: «Madonnina, tienimi tra le tue braccia, stringimi forte forte, ho bisogno di sentire la Tua presenza». Disse un'Ave Maria e uscì.
Giunsero a Medjugorje il pomeriggio del giorno seguente, appena in tempo per le funzioni serali e poiché desiderava entrare nella stanzetta delle Apparizioni, si avvicinò alla porta, nonostante una moltitudine di persone gremisse l'ambone.
Quando capi che il Francescano addetto al buon ordine, desiderava allontanare i fedeli dalla balaustra pregò tra sé e disse: «Madonnina, se non è possibile entrare permettimi almeno di rimanere qui accanto alla porta, così sarò più vicina a Te, quando Tu verrai». Mentre ancora stava pensando a queste cose si sentì spinta violentemente dentro la cameretta: si voltò immediatamente per vedere chi, così, in malo modo, l'avesse trascinata e, con sua somma meraviglia, non vide assolutamente nessuno.
Frastornata e commossa per questo fatto inconsueto, assistette all'estasi dei veggenti pregando intensamente per tutti i malati presenti e per tutti i sofferenti che aveva lasciato in Italia.
Tornò poi, nella navata principale della Chiesa per partecipare alla S. Messa. Alle ore 21 circa, quando il pulmino stava per lasciare definitivamente il piazzale antistante la Parrocchia di S. Giacomo in Medjugorje, tornò Don Arturo, la loro guida spirituale; si fermò dinanzi alla signora e le disse: «Bruna, Bruna, corri in Chiesa, Marija Pavlovic, la veggente, mi ha detto nella Sacrestia che desidera parlarti».
Vincendo lo stupore, ancora incredula si precipitò alla ricerca della ragazza; ma non la trovò, l'oscurità serale aveva avvolto ogni cosa. Quella sera in albergo, i suoi compagni di viaggio, colpiti dal clima di preghiera in cui avevano vissuto per l'intero pomeriggio, decisero variando il programma, di tornare l'indomani in quel paesino benedetto da Dio e visitato quotidianamente dalla Madonna. La Bruna vide così riaffiorare le speranze di attuare quell'incontro tanto atteso.
Il giorno seguente verso il mezzodì due giovani che erano con lei le proposero di raggiungere la collina del Podbrdo, ove erano avvenute le prime otto Apparizioni nel giugno del 1981. Nonostante fosse molto affaticata per il viaggio e per le cure accettò Finvito. Stavano inerpicandosi tra i sassi e i rovi quando furono raggiunti da una voce: «Bruna, Bruna». Si voltò di scatto... era Marija Pavlovic che sorridente, con le braccia allargate la chiamava. Le corse incontro e ricevette un forte abbraccio. La veggente, attraverso una sua parente che conosceva la lingua italiana, proseguì: «La Madonna, ieri sera, mi ha incaricata di trasmetterti l'abbraccio, che tu con tanta insistenza Le avevi domandato a Loreto...» Singhiozzante tra le lacrime la Bruna disse: «Ma tu come fai a sapere che io mi chiamo Bruna B. e che provengo da Ravenna?» La ragazza replicò: «La Beata Vergine non solo mi ha parlato di te ma mi ha permesso di vedere il tuo volto accanto al Suo!» Ancora tergendole le lacrime proseguì: «Mi ha incaricato inoltre di invitarti a non pregare solo per gli altri ma anche per te: per la tua guarigione. Tu hai due figli, tu devi vivere, non devi morire... questa sera io pregherò la Nostra Mamma Celeste particolarmente per te, per la tua salute. Prega per i Sacerdoti, prega per la Chiesa, prega molto, prega molto: questo è il messaggio che ti lascio, torna ancora, ho molte cose da dirti...»
Al rientro in Italia, sottoposta a numerosi esami medici, questi confermarono la regressione della malattia di base e la donna riprese la sua attività lavorativa quotidiana. Le forze erano tornate, i dolori erano scomparsi, il miglioramento clinico, che era iniziato sin dal viaggio di ritorno dalla Jugoslavia, continuava. Ad un successivo controllo linfografico e radiologico (TAC) persisteva unicamente un linfonodo toracico retroaortico ancora lievemente ingrandito che scomparve sei mesi più tardi.
A due anni di distanza la signora Bruna B. di Ravenna è in remissione totale per ciò che riguarda la patologia neoplastica di cui era affetta pur esitando, quale strascico della chemioterapia, una modesta cardiotossicità da Adriblastina corretta con terapia digitalica.
N.B. La signora Bruna è tornata a Medjugorje il 25 giugno 1985, quarto anniversario dall'inizio delle apparizioni, ed in questa occasione si è nuovamente incontrata con Marija Pavlovic. 


Fonte: Medjugorje Altervista.

domenica 8 dicembre 2019

IMMACOLATA :“è stata preservata da tutte le conseguenze del primo peccato” - Riflessione

Una riflessione in vista della Solennità dell’8 dicembre
di monsignor Jacques Perrier,
vescovo emerito di Tarbes e Lourdes


Il 25 marzo del 1858, la Signora di Massabielle svela finalmente il suo nome: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Era la sedicesima volta che appariva a Bernadette, ma prima si era sempre rifiutata di rivelare la sua identità. Quando Bernadette glielo chiese il 18 febbraio, Lei rispose: “Non è necessario”. Da allora, erano trascorse cinque settimane. Due settimane durante le quali Bernadette udì la ripetuta chiamata al pentimento. Poi tre settimane di silenzio. Se la preparazione fu così lunga, è perché il messaggio era di una importanza eccezionale.
Quattro anni prima, papa Pio IX, dopo aver consultato tutti i vescovi del mondo, aveva proclamato che la Vergine Maria “nel primo istante del suo concepimento […] fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale”. Non solo non ha mai peccato, ma è stata protetta da tutte le ferite che i peccati degli uomini, sin dalle origini, hanno inflitto alla nostra razza. Poiché il peccato lascia tracce, come la malattia, anche se il paziente è guarito. Maria, al contrario, come il prefazio della Messa dell’8 dicembre, “è stata preservata da tutte le conseguenze del primo peccato”, un primo che è stato seguito da tanti altri!
A Bernadette, la Madonna dice ancora di più del dogma del 1854. L’Immacolata Concezione è così eccezionale che Maria prende la grazia che le è stata data come suo nome: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Il giorno dell’Annunciazione, quando l’angelo del Signore si rivolge a lei, non l’ha chiamata con il suo nome abituale, “Maria”. Eppure era un bel nome, che ricorda Miriam, sorella di Mosè. Nel Vangelo secondo San Luca, l’angelo usa una parola che non si trova in nessuna altra parte nel Nuovo Testamento e che noi traduciamo normalmente con “piena di grazia”. Sarebbe più corretto dire: “perla di grazia”, “capolavoro della grazia”. Questo è il suo nome. Maria non è la grazia. Non è lei che dà la grazia: “La grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”, dice San Giovanni nel Prologo del Vangelo. Ma lei è completamente abitata dalla grazia, come il Tempio lo era dalla gloria di Dio. In queste condizioni, non è sorprendente che la Grazia viene in lei per incarnarsi.
Attraverso il privilegio dell’Immacolata Concezione, Dio ha “preparato una degna dimora per il suo Figlio” (orazione e prefazio dell’8 dicembre). C’è dunque un legame tra l’Immacolata Concezione e la sua missione di essere la Madre di Dio. Non nel senso comune, che confonde l’Immacolata Concezione di Maria e la concezione verginale del bambino Gesù. Se Maria ha beneficiato di un privilegio unico, non è stato per suo profitto personale ma affinché potesse liberamente accettare la missione, umanamente incredibile, che le era stata chiesta. L’Antico Testamento conosce delle concezioni miracolose in donne anziane o sterili. Ma non la concezione verginale! Per accettare questa missione, a Maria serve una fede assolutamente pura, più pura di quella di Abramo, Zaccaria o San Pietro.
Dio non può accettare che il “sì” di un essere libero. Ma la libertà, come diceva Giovanni Paolo II a Lourdes nel 2004, ha bisogno di essere libera da ogni intralcio, da ogni debolezza. Per l’atto di fede di Maria nell’Annunciazione – un atto unico e decisivo nella storia del genere umano – Dio ha dotato Maria di una libertà integrale. Il privilegio dell’Immacolata Concezione ha reso Maria sufficientemente libera per accettare l’inverosimile.
Come l’Immacolata Concezione è il privilegio di Maria e solo suo, rischiamo di pensare che non ci tocca più di tanto. Sarebbe un triplo errore.
In primo luogo, ciò che la Vergine è per nascita è quello che noi siamo chiamati ad essere, è la realtà della Chiesa, la “santa” Sposa di Cristo, come diciamo nel Credo. Nella lettera agli Efesini, Paolo usa la stessa parola – “immacolata” – per parlare della Chiesa o dei cristiani. Come dice il prefazio dell’8 dicembre, l’Immacolata Concezione è il “modello” della santità.
Ma non bisogna sbagliarsi circa il privilegio accordato alla Vergine, che le evita le prove della fede. Tranne la Visitazione, quasi tutte le apparizioni della Vergine nei Vangeli sono momenti di prova. E succede che lei non “comprenda”. La sua fede, che non è mai stata sfiorata da alcun dubbio, deve crescere. Come noi, Maria ha vissuto un “pellegrinaggio della fede”, come ha detto papa Giovanni Paolo II. Che Ella ci aiuti nei momenti di oscurità!
Infine, se abbiamo capito perché Maria ha goduto di questo “privilegio”, non dobbiamo essere gelosi. Il privilegio le è stato concesso in vista della sua missione. Per una missione unica, lei ha ricevuto una grazia unica. Questo significa che anche noi, per le missioni che ci vengono affidate, noi riceviamo la grazia necessaria.
Una volta esisteva una confraternita della “felicitazione” della Vergine Maria. Lei stessa ha detto che tutte le generazioni la proclamavano “beata”. L’8 dicembre, noi prendiamo nostro posto in questo susseguirsi di generazioni. Onoriamolo!