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giovedì 18 aprile 2019

"Ci sono necessarie le lacrime amare di san Pietro " - Omelia di Mons. Hoser a Medjugorje

Mons. Hoser nella Domenica delle Palme: Ci sono necessarie le lacrime amare di san Pietro




“Cari fratelli e sorelle,
con la Domenica delle Palme, che con fervore stiamo celebrando, inizia la Settimana più importante e più solenne dell’anno: la Settimana che ci conduce  verso la Risurrezione del Signore.
San Paolo, a questo proposito, ha detto parole che dovremmo imparare a memoria. Sono queste: “Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede” (1 Cor 15, 14).
La Settimana Santa che inizia dovrebbe rafforzare il nostro legame vitale col Risorto, rinnovare il nostro legame con la Chiesa di Cristo e render più profonde le nostre relazioni con i nostri fratelli e sorelle in Cristo Gesù.
Viviamo la Settimana Santa in tempo reale. Ciò significa che, di ora in ora e di giorno in giorno, siamo invitati a seguire Gesù e tutto ciò che egli ha vissuto prima della Passione e durante la Passione, come pure la sua morte in Croce. Infine diventeremo testimoni della sua Risurrezione in una gioia immensa, poiché egli è vivo!
Il Giovedì Santo, nella Cattedrale della Diocesi, verrà celebrata la Messa Crismale, durante la quale il nostro Vescovo benedirà i Santi Oli ed i sacerdoti rinnoveranno le loro promesse sacerdotali.
La sera del Giovedì Santo verrà celebrata la Messa della Cena del Signore.
Siamo tutti invitati alla Liturgia del Venerdì Santo ed alla venerazione della Croce, dopo il canto della Passione.
La Veglia Pasquale è il culmine della Settimana Santa.
La Liturgia di oggi ci prepara agli ultimi passi della Quaresima attraverso uno stupefacente contrasto. Prima partecipiamo all’ingresso trionfale del Signore in Gerusalemme. La folla, grande ed entusiasta, acclama a Gesù e grida: “Benedetto Colui che viene, il Re, nel nome del nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!” (Lc 19, 38).
Quella stessa folla, appena alcuni giorni dopo, griderà dinanzi al Procuratore Ponzio Pilato: “Togli di mezzo quest’uomo!”. E, sempre più insistentemente e con odio sempre maggiore, essi grideranno: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”.
E’ strano? No! Quanti cristiani battezzati, cresimati e credenti sono caduti nel peccato e sono divenuti atei, liberi pensatori e nemici di Cristo e della sua Chiesa: “Crocifiggilo, impediscilo, sputagli addosso!”.
Quante volte imponiamo la croce agli altri, invece di aiutarli a portarla? Quante volte tradiamo Dio e le persone a noi più vicine?
Cari fratelli e sorelle, la Settimana Santa ci invita a piangere come san Pietro. Egli aveva giurato: “Non conosco quell’uomo!”. Ma poi si è ricordato di ciò che gli aveva detto Gesù: “Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”. E, uscito fuori, Pietro ha pianto amaramente (Mt 26, 75).
Sì, quelle lacrime ci sono necessarie! Amen”.

Ecco il mistero del Giovedì Santo. Il Cenacolo, tra mani e piedi - SPIEGAZIONE


Quella sera nel cenacolo sono accadute molte cose tra Gesù e i suoi. Recupero solo due gesti che anche stasera rivivremo.
Il primo gesto che Gesù fa è di prendere tra le sue mani i piedi degli uomini e lavarli.Ma qual è il significato del gesto di lavare i piedi agli uomini? Perché Gesù lo compie? E perché proprio i piedi? Perché i piedi rappresentano il luogo in cui gli uomini vengono feriti. Il valore simbolico del piede sta nel fatto che, permettendoci il contatto con la terra, rappresenta il punto di appoggio per la nostra postura verticale. “Stare in piedi” è decisivo per l’uomo: significa la sua dignità e libertà. Se stai in piedi sei libero di muoverti e di realizzare i tuoi scopi. Se hai il piede ferito significa che sei minacciato dal male (il serpente) e la tua stabilità è compromessa. L’uomo fatica a stare in piedi, è fragile, sempre minacciato. Il contrario della verticale è la posizione orizzontale: quella che si assume da morti. Dio lava i nostri piedi perché li vuole purificare, perché ci vuole rialzare, rimettere in piedi. Al primo istante Pietro non ci sta perché lui sta in piedi da solo, non crolla mai, è un vincente, trova in sé stesso la forza per essere libero, il valore che trova in sé stesso è la misura della sua dignità. Gesù nel cenacolo compie il gesto della lavanda dei piedi che è profetico (cioè anticipatore) del Calvario e ci offre la chiave giusta per interpretare il senso della croce come il servizio compiuto da Gesù per renderci liberi e per restituirci la nostra dignità che è quella di essere creati a immagine di Dio per essere figli del Padre.
“lavargli i piedi”, per rimetterlo in piedi, alzarlo (che nel suo significato profondo vuol dire “farlo risorgere”). 


Fra poco ripeterò il gesto di Gesù che si è avvolto i fianchi con l’asciugatoio e poi ha avvolto i piedi dei discepoli con l’asciugatoio. Il grembiule, cioè il servizio, dalla persona di Gesù passa ai nostri piedi. Un giovane sta in piedi quando serve, quando apprende l’arte di servire, quando corre il rischio di servire.
Nell’incontro che abbiamo avuto prima in Seminario avete espresso le vostre attese riguardo alla Chiesa. Cosa può fare per voi, per il mondo giovanile? La chiesa può fare tante cose e certamente buone per voi, ma credo che per essere fedele alla sua missione deve anzitutto permettere ai giovani di fare questa esperienza: Gesù vuole “mettervi in piedi” cioè fare in modo che abbiate parte con Lui. Stendete i vostri piedi davanti a Gesù che passa per lavarli; lasciatevi lavare dalle sporcizie, in una parola: lasciatevi amare, salvare, redimere da Gesù. Sapete che lasciarsi amare è più difficile che amare. Si insinua in noi il sospetto di non essere amabili, degni dell’attenzione di qualcuno: perché qualcuno dovrebbe interessarsi a me, essere buono con me? È il virus di Pietro che pensa di essere autosufficiente, di farcela da solo e per questo respinge il servizio di Gesù.
Lasciarsi lavare i piedi da Gesù, lasciarsi servire da lui. È il primo atto, ma non è tutto. Il gesto completo che Gesù ha fatto con gli apostoli consiste nel lavare i piedi e poi nell’asciugarli, cioè nell’avvolgerli nell’asciugatoio che è simbolo del servizio. L’asciugatoio passa dai suoi fianchi ai nostri piedi. Dalla persona di Gesù passano a noi la mentalità e il potere del servizio. Gesù ci coinvolge nel suo gesto.
La chiesa è chiamata non solo a servire i giovani facendo fare loro l’esperienza che sono amati, lavati, redenti ma anche è chiamata a servirli educandoli alla mentalità del servizio. Il gesto del servo che assume i panni del lavandaio dei peccatori e si fa inchiodare per sfamare i carnefici con il suo corpo è la vera rivoluzione del Dio cristiano: “il Figlio dell’uomo, non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mt 20,28). La mentalità di Gesù-Servo è la forza che può rinnovare il mondo. Alcuni anni fa una suora missionaria in Cambogia mi ha raccontato che in quella cultura durante la celebrazione delle nozze la donna deve lavare i piedi al marito in segno di sottomissione e umile servizio. I cristiani di quel paese hanno fatto un’operazione di inculturazione del vangelo correggendo e completando il rito: gli sposi si lavano i piedi l’uno all’altro, entrambi si servono, secondo una mentalità della reciprocità nell’amore che soppianta la mentalità della superiorità e del dominio.
C’è un altro gesto compiuto da Gesù nel Cenacolo che vorrei porre in rilievo: quello di mettere il suo corpo tra le mani dei discepoli. Nelle sue mani Gesù prende i nostri piedi; nelle nostre mani, invece, depone, come fossero un trono regale, un frammento del suo corpo. Voi giovani vivete una stagione della vita in cui percepite con forte intensità il valore del corpo, la sua vitalità, la promessa di felicità di cui il corpo è portatore. Ma proprio in questo ambito della corporeità si possono consumare grandi ambiguità: il corpo può essere una centralina di impulsi, di bisogni, di eccitazioni, di emozioni da gratificare; oppure può essere il luogo dell’incontro, della comunione, della comunicazione. La vocazione dell’uomo è far diventare parlante il corpo, trasformare un ammasso biologico in un volto che parla, sorride, bacia, vive lo sguardo, l’ammirazione, il canto e l’incanto dei sentimenti che nascono quando ci si trova in presenza dell’altro. Quel corpo che Gesù depone nelle vostre mani è un corpo spezzato, offerto, condiviso. È un corpo parlante dell’eterno amore di Dio. Dio ama così tanto l’uomo che si preoccupa di nutrire la sua vita. Questo corpo eucaristico noi lo chiamiamo semplicemente “comunione”: bellissima abbreviazione che dice tutto perché quel corpo è in grado di nutrire il tuo corpo dell’amore di Dio e trasformarlo da corpo che vuol possedere per soddisfarsi a corpo che si lascia spezzare per nutrire la vita di altri.
Acqua per i piedi, perché Gesù vuole metterti in piedi. Pane sulle mani, perché Gesù vuole trasformarti in un essere di comunione. Ecco il mistero del Giovedì Santo.

Mantova - Cattedrale

13/04/2017

 Omelia del vescovo Marco nella “Cena del Signore” con la parrocchia di sant’Anselmo

 

Qui, a Medjugorie, il santo popolo di Dio riscopre a parlare i gesti degli innamorati.- TESTIMONIANZA

Sono le 4,30 ed è la mattina del 2 aprile. Mattina presto, dunque. Doveva essere più o meno quella l’ora in cui le donne di cui parlano le pagine dei vangeli andarono presso il giardino dove era stato deposto il corpo di Gesù. E’ un’ora in cui il buio prevale, ma già percepisci che non durerà molto. La luce che ancora non avverti già estende la sua potenza. Ciò che viene avvolto dall’oscuro, inghiottendo tutte le cose, comincia a svelarsi. Mi stupisco come un bambino. Il buio non esiste. E’ solo assenza di luce. E quando la luce affiora, il buio restituisce la realtà. Succede così anche quando un velo di tenebra copre le circostanze della vita. Si vede solo nero. Succede e ci prende paura. Non si è più capaci di vedere. Occorre ricordarsi che la realtà c’è e la luce che la illumina pure.

A Medjugorie, c’è una scultura in bronzo, enorme. Non bellissima a dir la verità, ma suggestiva. Si tratta di un Crocifisso che risorge dal sepolcro della propria croce. E’ un Cristo enorme. E’ un Cristo Crocifisso e vincente. E’ un Cristo Crocifisso e accogliente. Quando ci arrivi davanti due braccia possenti ti avvolgono. E’ buio e fresco come può esserlo a quell’ora. C’è silenzio. Davanti a quel Cristo c’è sempre silenzio. Che ci siano centinaia di persone come accade di giorno o qualche decina come avviene la sera (giusto la sera precedente un gruppo di trenta giovani è entrato in questo anfiteatro dove sorge imperioso il Cristo dal sepolcro…li ho osservati…la loro compostezza, il loro raccoglimento, la loro devozione ha parlato di Dio). C’è silenzio. Un silenzio pieno di affetto. Normalmente, dinanzi a quell’immensa scultura la gente sosta davanti, in ginocchio ai suoi piedi, ma più ancora accanto, al lato destro. Dall’altezza del ginocchio destro, escono gocce di acqua. Qualcuno dice miracolosamente. Uno dei tanti fatti soprannaturali che accadono da queste parti come le apparizioni della Madonna che avvengono ancora oggi dopo trentacinqueanni da quel lontano 25 giugno 1981, come il volteggio del sole che anche a me è capitato di assistere… Mi ricorda qualcosa. C’è una pagina della Scrittura in cui si parla del lato destro del Tempio da cui scorre un rivolo d’acqua che pian piano diventa impetuoso. Un piccolo fiumicello si trasforma in un torrente impetuoso. Tutto ciò che viene bagnato da quelle acque rifiorisce. Nei Vangeli, Gesù dice che il suo corpo è il nuovo Tempio dal cui lato destro scorre una sorgente di acqua viva. Mi viene in mente anche il crocifisso di Guelfo è trafitto dalla parte destra. Beh, comunque sia, senza farsi neppure troppe domande un piccolissima goccia affiora sul ginocchio e comincia a scendere come fosse una lacrima. E’ commovente vedere le persone salire su di un piccolo gradino per toccare, accarezzare, imbevere alcuni fazzoletti bianchi di quel misterioso liquido…E’ un gesto carico di sentimento. Ricorda quanto una donna, una prostituta, fece ai piedi di Gesù durante una cena. Si accucciò ai suoi piedi bagnandoli con le sue lacrime, asciugandoli poi con i suoi capelli. C’è una tenerezza nel gesto di quella donna di cui abbiamo perso traccia nel nostro cristianesimo troppo razionale, troppo logico, compassato dentro schemi liturgici da un lato e da una religiosità priva di emozione e di passione. La gente a Medjugorie, così come in altri luoghi, ti costringe a riscoprire il rapporto con Cristo secondo un alfabeto di gesti e segni che sono come lettere di una lingua antica e nuova. Sì, antica perché si tratta di gestualità che appartengono da sempre alla tradizione cattolica. Eppure nuova perché sono per lo più azioni smarrite e inusuali. Abbiamo conservato specie nei giorni della Settimana Santa alcuni segni come il bacio della croce, il decoro dei cosiddetti “sepolcri” del giovedì santo, la lavanda dei piedi, l’accensione delle luci nella Liturgia pasquale… Qui, a Medjugorie, il santo popolo di Dio riscopre a parlare i gesti degli innamorati. Mi riferisco a ricevere la Santa Comunione in ginocchio, con la lingua piuttosto che con le mani, a tenere le mani giunte, a parlare attraverso il silenzio (quanto silenzio in questi giorni in mezzo a centinaia di persone da Vicka, una delle presente veggenti o in cima al Pdbordo), a camminare a piedi scalzi e nudi su rocce aguzze, ad inginocchiarsi per la benedizione di un sacerdote, a baciare le sue mani fino alle carezze per raccogliere gocce che sembrano lacrime che scendono dal ginocchio del Cristo Crocifisso e Risorto. Durante il giorno, un serpentone silenzioso si costituisce attorno a questo anfiteatro per toccare il Cristo. Si accarezza la gamba del Risorto come a consolarlo e ad esserne consolati. La si abbraccia. La si bacia. Se ne raccoglie questa lacrimazione. E’ una goccia che attrae. Quando arrivo sono solo. Tutta la lacrima del Cristo è per me. Questa è acqua che rigenera, che dà vita. Acqua che battezza. Non so se piange lui o piango io. Le lacrime si confondono. Sono grato per quest’improvvisa e non programmata sosta. Quante volte ci si sbaglia come mi sono confuso io nell’orario di partenza e si arriva puntuali all’appuntamento con Dio. Pudico come sono forse non mi sarei lasciato andare ad effusioni da innamorato, ma siccome non c’è nessuno afferro il Cristo e gli chiedo mi faccia uscire dal mio sepolcro. E poi, gli affido il resto dei pellegrini e quei pellegrini che sono a casa, pellegrini sulle strade feroci della vita in cerca di un di più, mendicanti di un senso, questuanti qualcuno che raccolga il proprio pianto. E’ il regalo più bello di questi giorni. Inaspettato e delicatissimo.
Quando rientro in albergo tutti sono già nella sala colazione. Le donne di quelle pagine che prendono il nome di Vangelo dopo aver visto il sepolcro vuoto e incontrato il Signore rientrano a casa in fretta. C’è più luce che buio. E raccontano, annunciano, parlano come sanno fare le donne. Io rimango in silenzio. Faccio colazione e mi preparo a partire. In fondo, è solo da poco che sono risorto anch’io.

Fonte:https://parcastelguelfo.wordpress.com/2016/04/05/medjugorie-2016-le-lacrime-per-regalo/

PREGHIERA DEL GIOVEDI' SANTO


GIOVEDI' SANTO



Dove vuoi che io ti prepari la Cena? 
Oso pensare che gli apostoli non si resero conto della importanza della domanda che rivolsero a Gesù quando gli dissero: "Dove vuoi che prepariamo la sala per la Cena"? Sono anche certo che non compresero la difficile risposta di Gesù. Voglio rimeditare, nel mio silenzio, domanda e risposta. La domanda vuole esprimere il mio proposito di consumare la Cena con Gesù, di partecipare alla immolazione e alla consumazione dell'Agnello. Partecipare alla sua immolazione con l'impegno di "preparare" tutto, dignitosamente, come si addice alla sua persona e al suo progetto. Una casa degna per Gesù, chiamato "Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo". Il progetto: la offerta a Dio del sommo sacrificio a lui gradito per la redenzione di tutta l'umanità. Se sono abituato a nutrirmi di briciole, come potrei preparare la sala? La risposta di Gesù mi riempie di gioia perché Egli, pur conoscendo tutta la mia fragilità, mi risponde e non mi esclude dalla sua intimità. Mi dice che occorre che io, sua "casa", sia elevato, spazioso, bene adornato con quelle ricchezze che lui gradisce. Oso pensare che mi chieda profondissima umiltà che può elevarmi fino a Dio, purezza immensa che non mi fa rinchiudere nell'egoismo, amore infinito, autentica ricchezza che costituisce la singolarità del Dio e Padre del Signore Gesù. Chissà se noi, oggi, saremmo disposti a ripetere a Gesù la stessa domanda degli apostoli. Non sarebbe sbagliato se, come sempre, per farci aiutare a preparare la casa che Egli vuole, ci lasciassimo guidare dalla Madre. Lei ben sapeva i gusti del Figlio suo, lei che fu grande e degna dimora. 

Non aspiro a cose grandi Signore ma vorrei essere pienamente come tu mi vuoi. 

(brano tratto dal libretto Quaresima - Il cammino di conformità a Cristo Gesù - di N.Giordano)


PREGHIERA PER IL GIOVEDI' SANTO
a Gesù Agonizzante nel Gethsemani
O Gesù, che nell'eccesso del tuo amore e per vincere la durezza dei nostri cuori, doni tante grazie a chi medita e propaga la devozione della tua SS. Passione del Gethsemani, ti prego di voler disporre il cuore e l'anima mia a pensare spesso alla tua amarissima Agonia nell'Orto, per compatirti e unirmi a te il più possibile.

Gesù benedetto, che sopportasti in quella notte il peso di tutte le nostre colpe e che per esse hai pagato completamente, fammi il grandissimo dono di una perfetta contrizione per le mie numerose colpe che ti fecero sudare sangue.

Gesù benedetto, dammi di poter riportare completa e definitiva vittoria nelle tentazioni e specialmente in quella cui vado maggiormente soggetto.

O Gesù appassionato, per le ansie, i timori e le sconosciute ma intensissime pene che hai sofferto nella notte in cui fosti tradito,dammi una grande luce per compiere la tua volontà e fammi pensare e ripensare all'enorme sforzo e all'impressionante lotta che vittoriosamente sostenesti per fare non la tua ma la volontà del Padre.

Sii benedetto, o Gesù, per l'agonia e le lacrime che versasti in quella notte santissima.
Sii benedetto, o Gesù, per il sudore che avesti e per le angoscie mortali che provasti nella più agghiacciante solitudine che mai uomo potrà concepire. 

Sii benedetto, o Gesù dolcissimo ma immensamente amareggiato, per la preghiera umanissima e divinissima che sgorgò dal tuo Cuore agonizzante nella notte dell'ingratitudine e del tradimento.
Eterno Padre, ti offro tutte le Sante Messe passate, presenti e future unito a Gesù agonizzante nell'Orto degli ulivi.

Santissima Trinità, fa che si diffonda nel mondo la conoscenza e l'amore per la SS. Passione del Gethsemani. 

Fa, o Gesù, che tutti coloro che ti amano, vedendoti crocefisso, ricordino anche le inaudite pene tue nell'Orto e, seguendo il tuo esempio, imparino a ben pregare, combattere e vincere per poterti poi glorificare eternamente in cielo. Così sia.
23.11.1963
Con approvazione ecclesiastica
+ Macario, Vescovo di Fabriano


PREGHIERA PER IL GIOVEDI' SANTO
a Gesù Agonizzante
1- O appassionato Gesù, che nella vostra amarissima Agonia nell'orto del Getsemani, voleste che il vostro Cuore dolcissimo soffrisse tante pene ed angustie lasciandolo in preda a quella mortale tristezza che vi strappò dalle labbra il crudo lamento "Triste è l'anima mia fino a morirne", permettete a noi, vostri figli, desiderosi di consolare il vostro Cuore agonizzante, che ci raduniamo ora intorno a voi, in un solo pensiero di fede, di riparazione d'amore. Ricordando le vostre pene interiori vi domandiamo, per i meriti di queste, la protezione della Chiesa, affinchè possa vedere il trionfo della verità e della giustizia e possa regnare quella pace che solo voi ci avete meritato con le vostre pene e che solo da voi possiamo sperare ed ottenere.
Pater, Ave, Gloria
Per la vostra agonia e per la vostra passione, liberateci, o Gesù.
2- O appassionato Gesù, che nell'orto del Getsemani avete voluto provare nel cuore mortali agonie, prevedendo che tanti figli della vostra fede vi avrebbero abbandonato per seguire le false dottrine del mondo ingannatore, vi preghiamo di intervenire nei pericoli e nelle insidie che si tendono specialmente alla gioventù per strapparle dal prezioso dono della fede. Presentando al vostro Divin Padre i meriti infiniti delle vostre pene interiori, concedeteci di poter perseverare fedeli e conservare la fede nelle nostre famiglie, nelle nostre città, in tutti i paesi cattolici e dilatarla semper di più in quelli che ancora vivono nell'infedeltà e nell'errore.
Pater, Ave, Gloria
Per la vostra agonia e per la vostra passione, liberateci, o Gesù.
3- O appassionato Gesù, che nell'orto del Getsemani avete tanto agonizzato, pensando ai gravi peccati che si sarebbero tuttavia commessi dagli uomini e che avrebbero attirato sulla terra i flagelli della vostra giustizia, noi vi scongiuriamo per i meriti delle vostre pene interiori di non guardare alla moltitudine delle nostre iniquità, ma, nella vostra misericordia, allontanate da noi i castighi che confessiamo di meritarci e dateci lo spirito di una sincera penitenza, affinchè si plachi lo sdegno del vostro Divin padre, e si pieghi ancora una volta a concederci il perdono di tante nostre scelleratezze ed infedeltà.
Pater, Ave, Gloria
Per la vostra agonia e per la vostra passione, liberateci, o Gesù.
4- O appassionato Gesù, che nell'orto del Getsemani avete amaramente agonizzato prevedendo la perdita di innumerevoli anime da voi redente contanto amore, vi scongiuriamo, per i meriti delle vostre acerbe pene interiori, affinchè vogliate usare misericordia ai poveri peccatori che si trovano vicini alla morte ma che, induriti dalla colpa, non pensano ad assicurarsi l'etrerna salvezza con il ravvedimento e con la penitenza.
O caro Gesù, ricordatevi che per queste anime avete consumato la vostra vita in continue umiliazioni, in atroci tormenti e che il pensare alla loro eterna rovina formò quell'amarissimo calice che vi fece agonizzare nell'orto. Muovetevi a pietà di loro: illuminatene la mente, scuotetene il cuore, salvatele, salvatale o amabile Salvatore del mondo. Si, per la vostra agonia salvate, o Gesù, i poveri peccatori e santificate le agonie di tutti i nostri fratelli.
Pater, Ave, Gloria
Per la vostra agonia e per la vostra passione, liberateci, o Gesù.
5- O appassionato Gesù, rivolgete benigno lo sguardo della vostra misericordia a noi vostri figli, che, desiderosi di consolare il vostro divin cuore, vi offriamo ora l'omaggio delle nostre adorazioni e una riparazione per tutti i peccati del mondo, che vi straziarono crudelmente nelle tristissime ore delle vostre agonie nel Getsemani. Appassionato Gesù, con le promesse solenni che stiamo per fare, desideriamo commuovere il vostro cuore ed ottenere misericordia per noi, per i nostri fratelli, per il mondo infelice e colpevole, per tutti quelli che non hanno la fortuna di amarvi. 
Per l'avvenire noi promettiamo:

Della dimenticanza e ingratitudine degli uomini
noi vi consoleremo, o Signore

Del vostro abbandono nel S. tabernacolo
noi vi consoleremo, o Signore

Dei delitti dei peccatori
noi vi consoleremo, o Signore

Dell'odio degli empi
noi vi consoleremo, o Signore

Delle bestemmie contro di voi
noi vi consoleremo, o Signore

Delle ingiurie fatte alla vostra divinità
noi vi consoleremo, o Signore

Dei sacrilegi con i quali si profana il vostro Sacramento d'amore
noi vi consoleremo, o Signore

Delal freddezza del maggior numero dei vostri figli
noi vi consoleremo, o Signore

Delle infedeltà di coloro che si dicono vostri amici
noi vi consoleremo, o Signore

Delle nostre infedeltà
noi vi consoleremo, o Signore

Della nostra tiepidezza nel vostro santo servizio
noi vi consoleremo, o Signore

Degli amari rifiuti che ricevete
noi vi consoleremo, o Signore

Della nostra tiepidezza nel vostro santo servizio
noi vi consoleremo, o Signore

Dell' amara tristezza in cui vi getta la perdita di tante anime
noi vi consoleremo, o Signore
Divin Salvatore Gesù che vi siete lasciato sfuggire il doloroso lamento: Io ho cercato dei consolatori e non ne ho trovato... degnatevi gradire l'umile omaggio delle nostre consolazioni, ed assisteteci potentemente con la vostra grazia per l'avvenire per aiutarci ad evitare tutto ciò che potrebbe dispiacervi e mostrarci così in tutto e per tutto vostri fedeli consolatori. Noi ve lo domandiamo per l'amara agonia che soffriste nel Getsemani, o appassionato Gesù, che essendo Dio con il Padre e con lo Spirito Santo, vivete e regnate nei secoli dei secoli. Amen.
Pater, Ave, Gloria

Per la vostra agonia e per la vostra passione, liberateci, o Gesù.

Triduo Pasquale e Pasqua a Medjugorje- PROGRAMMA DI PREGHIERA



Riportiamo gli orari delle Celebrazioni e delle Sante Messe del Triduo Pasquale e della Pasqua a Medjugorje:
18 aprile — Giovedì Santo: È il giorno dell’istituzione dell’Eucaristia e dell’Ordine Sacro. La Messa solenne della Cena del Signore verrà celebrata alle ore 18:00. Nel corso della mattinata, in chiesa parrocchiale non verrà celebrata alcuna Santa Messa, né sarà possibile accostarsi al Sacramento della Riconciliazione. Dopo la Celebrazione Eucaristica della Cena del Signore, i fedeli avranno la possibilità di adorare il Santissimo Sacramento fino alle ore 24:00. Sarà possibile accostarsi al Sacramento della Riconciliazione dalle ore 16:00 alle ore 17:30.                                 
19 aprile — Venerdì Santo: Nel corso della mattinata, in chiesa parrocchiale non ci sarà alcuna Celebrazione. La Via Crucis sul Križevac per i parrocchiani e i pellegrini croati inizierà alle ore 11:00. Il Rosario in chiesa parrocchiale avrà inizio alle ore 17:00, mentre la Celebrazione della Passione del Signore sarà alle ore 18:00. Il Venerdì Santo è giorno di digiuno stretto e astinenza.
Avviso: In ottemperanza ad una direttiva emanata dalla Curia diocesana, le offerte raccolte durante quella Celebrazione saranno devolute a favore della Terra Santa. Dalle ore 16:00 alle ore 17:30 sarà possibile accostarsi al Sacramento della Riconciliazione.
20 aprile — Sabato Santo: Nel corso della mattinata, presso la chiesa parrocchiale non si terrà alcuna celebrazione. Il Rosario in chiesa avrà inizio alle ore 20:00, mentre la Celebrazione della Veglia Pasquale inizierà alle ore 21:00.
21 aprile  Domenica di Pasqua: Le Sante Messe in lingua croata, presso la chiesa parrocchiale, saranno celebrate alle ore 7:00, 8:00, 11:00 e 18:00.
Il programma di preghiera verrà trasmesso, come di consueto, da Radio “Mir” Medjugorje. Nei giorni del Triduo, tutti i sacerdoti partecipano al programma di preghiera serale. Perciò, quando avranno inizio le varie Celebrazioni o le Sante Messe, non sarà più possibile accostarsi al Sacramento della Riconciliazione.

mercoledì 17 aprile 2019

All' Udienza generale di Papa Francesco:"Nessuno glorifica sé stesso..."

"La gloria di Dio è paradossale: niente applausi, niente audience. Al centro non c’è l’io, ma l’altro: a Pasqua vediamo infatti che il Padre glorifica il Figlio mentre il Figlio glorifica il Padre. Nessuno glorifica sé stesso. Possiamo chiederci oggi noi: “Qual è la gloria per cui vivo? La mia o quella di Dio? Desidero solo ricevere dagli altri o anche donare agli altri?”. 

L'affetto e la vicinanza di PapaFrancesco al popolo francese dopo l’incendio nella Cattedrale di NotreDame: "Sono rimasto addolorato e mi sento tanto vicino a tutti voi".

 VIDEO:

Il cappellano dei vigili del fuoco ha rischiato la vita per salvare la corona di spine di Gesù




Notre Dame, il prete eroe rischia la vita per salvare la corona di Gesù

L'uomo è entrato nella cattedrale di Parigi mentre questa era divorata dalle fiamme. "È un eroe assoluto"



 È lo stesso prete che ha confortato i feriti nell'attacco terroristico di Parigi del 2015 e ora ha rischiato la vita correndo nell'incendio di Notre Dame per salvare la corona di spine di Gesù Cristo.
Jean-Marc Fournier, cappellano dei vigili del fuoco di Parigi, ha detto di essere stato tra quelli che sono entrati nella cattedrale di Parigi mentre questa era divorata dalle fiamme. L'uomo, a quanto si apprende, avrebbe anche salvato il Santissimo Sacramento. Insieme a lui, altri volontari hanno creato una catena umana per estrarre alcune reliquie storiche dalla struttura in fiamme.

Etienne Loraillere, redattore della rete televisiva cattolica Kto, ha affermato che padre Fournier "è andato con i pompieri nella cattedrale di Notre Dame per salvare la corona di spine e il Santissimo Sacramento". Il fatto è stato confermato da una fonte dei servizi di emergenza che ha dichiarato: "Padre Fournier è un eroe assoluto. Non ha mostrato alcuna paura mentre si dirigeva verso le reliquie all'interno della Cattedrale, e si è voluto assicurare che venissero salvati". Il 13 novembre del 2015 padre Fournier si è precipitato all'interno del Bataclan quando l'Isis ha ucciso 89 persone usando pistole ed esplosivi. Il cappellano pregava per i morti e confortava coloro che erano feriti o che avevano perso i propri cari. "
Come riporta il Sun, Barbara Drake Boehm, curatrice presso la filiale dei Cloisters del Metropolitan Museum of Art a New York, ha parlato della devastazione di Notre Dame dicendo: "Non è una reliquia, non un pezzo di vetro, è la totalità. È l'anima di Parigi, ma non è solo per i francesi, ma per l'intera umanità è uno dei grandi monumenti del meglio della civiltà". Il ministero dell'Interno francese, inoltre, ha detto che i vigili del fuoco sono ottimisti sul fatto che la struttura principale e i due campanili dell'edificio possano essere salvati.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/notre-dame-prete-eroe-rischia-vita-salvare-corona-ges-1680571.html?mobile_detect=false