Translate

mercoledì 1 aprile 2020

La purezza del cuore: condizione per vedere Dio - L' Udienza generale di oggi 1 Aprile 2020

Il Papa: per vedere Dio bisogna liberarsi dagli inganni del cuore

E’ sulla sesta Beatitudine che si concentra stamani la catechesi del Papa all’udienza generale tenuta nella Biblioteca del Palazzo Apostolico per le misure di contrasto alla pandemia da coronavirus
Debora Donnini – Città del Vaticano
La battaglia che l’uomo deve affrontare è quella che avviene nel cuore che deve essere liberato dai suoi inganni. Lo ricorda Papa Francesco nella catechesi dell’udienza generale, che dall’11 marzo scorso tiene dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico per l’emergenza da coronavirus. Proseguendo il ciclo di catechesi sulle Beatitudini, il Papa si sofferma oggi sulla sesta e quindi sulla purezza del cuore come condizione per vedere Dio. Cercare il volto di Dio significa infatti desiderare una relazione non meccanica ma personale, come la stessa vicenda di Giobbe manifesta: prima la conoscenza è per sentito dire, poi, alla fine, lo conosciamo direttamente se siamo fedeli.

La battaglia contro gli inganni interiori

Come per i discepoli di Emmaus, l’origine della “cecità” è un cuore stolto e lento e quando è così, dice, "si vedono le cose come annuvolate". Il Signore schiuderà poi il loro sguardo al termine di un cammino che culmina con la frazione del pane. “Dio è più intimo a me di me stesso”, diceva Sant’Agostino, a cui il Papa si richiama per indicare la rotta per poter contemplare Dio: entrare dentro di noi e fargli spazio.
Per vedere Dio non serve cambiare occhiali o punto di osservazione, o cambiare autori teologici che mi insegnino il cammino: bisogna liberare il cuore dai suoi inganni! Questa strada è l’unica. Questa è una maturazione decisiva: quando ci rendiamo conto che il nostro peggior nemico, spesso, è nascosto nel nostro cuore. La battaglia più nobile è quella contro gli inganni interiori che generano i nostri peccati. Perché i peccati cambiano la visione interiore, cambiano la valutazione delle cose, ti fanno vedere cose che non sono vere, o almeno che non sono così vere.

Il cammino di purificazione 

Per capire quindi cosa sia la “purezza del cuore” il Papa si rifà alla concezione biblica del cuore che non consiste solo nei sentimenti ma nel “luogo più intimo dell’essere umano”. Il puro di cuore è quindi una persona alla presenza del Signore e possiede una vita “unificata”, lineare e non tortuosa. E questo è frutto di un processo che implica “una liberazione e una rinuncia”. Il puro di cuore, quindi, “non nasce tale” ma ha imparato a “rinnegare in sé il male”, un processo che nella Bibbia si chiama “circoncisione del cuore”. Si tratta di una purificazione interiore che implica il riconoscimento di quella parte del cuore che è sotto l’influsso del male per imparare invece a farsi condurre dallo Spirito Santo e, attraverso questo cammino del cuore, arrivare a “vedere Dio”.
Il cammino, la strada dal cuore malato, dal cuore peccatore, dal cuore che non può vedere bene le cose perché è messo nei peccati, tante cose, alla pienezza della luce del cuore è opera dello Spirito Santo. E’ lui che ci guida a fare questo cammino.

Aprire le porte allo Spirito Santo

In questa visione beatifica c'è una dimensione futura, la gioia del Regno dei Cieli, ma anche un'altra:
Vedere Dio vuol dire intendere i disegni della Provvidenza in quel che ci accade, riconoscere la sua presenza nei Sacramenti, la sua presenza nei fratelli, soprattutto poveri e sofferenti, e riconoscerlo dove Lui si manifesta.
Così, nel solco delle Beatitudini, inizia un camino di liberazione che dura tutta la vita, un lavoro serio che fa lo Spirito Santo se gli diamo spazio, un’opera di Dio in noi anche nelle prove e nelle purificazioni. "Non abbiamo paura - conclude il Papa - apriamo le porte del nostro cuore allo Spirito Santo perché ci purifichi e ci porti avanti in questo cammino verso la gioia piena". 
Fonte:https: Vatican news

Danni al crocifisso “miracoloso”: ha subito seri danni perchè è rimasto per ore sotto la pioggia

Coronavirus, danni al crocifisso “miracoloso” portato in piazza San Pietro per la preghiera del Papa: è rimasto per ore sotto la pioggia

La scultura lignea, solitamente custodita nella chiesa di San Marcello al Corso e che si ritiene abbia salvato Roma dalla peste nel Cinquecento, ha subito seri danni e dovrà essere restaurata: legno gonfiato, stucchi saltati, tempera rovinata, la superficie lignea della parte dei capelli si è increspata e anche alcuni particolari delle braccia si sono rovinati

 

Danni gravi e irreparabili al crocifisso “miracoloso” davanti al quale Papa Francesco ha pregato chiedendo la fine della pandemia di coronavirus. Per quasi due ore, infatti, quello storico oggetto sacro è stato esposto alla pioggia che si è abbattuta su Roma mentre Bergoglio, in una piazza San Pietro deserta, invocava la fine dell’epidemia.
Il crocifisso, una scultura lignea quattrocentesca, è stato collocato sul sagrato della Basilica Vaticana senza alcuna protezione dalle intemperie durante tutto il tempo della celebrazione. Il risultato è stato davvero disastroso. L’acqua, infatti, ha gonfiato il legno secolare. In diversi punti gli stucchi sono saltati, così come alcune parti della leggera vernice antica. La tempera utilizzata per disegnare il sangue che sgorga dal costato di Gesù si è rovinata. La superficie lignea della parte dei capelli si è increspata e anche alcuni particolari delle braccia si sono rovinati.
Danni ai quali ora dovranno rimediare, in fretta, i restauratori dei Musei Vaticani. Il crocifisso che è esposto nella Chiesa di San Marcello al Corso, nel cuore di Roma, non è tornato nella sua casa. Da lì era partito due giorni prima della celebrazione del Papa. I frati dell’ordine dei Servi di Maria, a cui è affidata la chiesa, si aspettavano il suo ritorno il giorno dopo la preghiera di Francesco in piazza San Pietro. Anche per poter consentire ai fedeli che si recano lì in pellegrinaggio di pregare davanti a quell’immagine ritenuta miracolosa. Proprio come aveva fatto lo stesso Bergoglio, a sorpresa, nel pomeriggio di domenica 15 marzo, facendo perfino un tratto di strada a piedi in una Roma insolitamente deserta per arrivare nella Chiesa di San Marcello al Corso. Dal Vaticano, però, è arrivata la notizia che per il momento il crocifisso resterà nei sacri palazzi per il necessario e urgente intervento di restauro.
Non sono in pochi, dentro e fuori la Santa Sede, a esprimere incredulità e sconcerto per quanto è avvenuto. E ovviamente si è già scatenata la caccia al colpevole. Per di più l’icona della Salus populi romani, che era stata collocata poco distante dal crocifisso per la preghiera del Papa, era contenuta all’interno di una spessa teca che l’ha riparata dalla pioggia. Anche se non era nemmeno l’icona bizantina originale, esposta nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, bensì una copia. I responsabili dei Musei Vaticani, infatti, non permettono più che la Salus populi romani lasci l’edificio perché la tavola sulla quale è rappresentata è molto fragile. Esporla alle intemperie avrebbe comportato sicuramente anche per l’icona mariana danni seri e irreparabili.
Entrambi questi antichi simboli di fede sono molto venerati dai romani. La devozione al crocifisso è legata a due avvenimenti che risalgono al Cinquecento. La Chiesa di San Marcello al Corso, che per oltre un millennio non aveva subito danni di particolare entità, nella notte tra il 22 e il 23 maggio 1519 fu improvvisamente distrutta da un violento incendio. Dalla rovina dell’intero edificio sacro si salvarono solo il Crocifisso, che all’epoca si ergeva sopra l’altare maggiore, e la lampada di vetro che gli ardeva davanti. Questo evento commosse i romani che iniziarono a pregare davanti questa immagine.
Tre anni dopo, nel 1522, una grave epidemia di peste dilagò in tutta la città. Fu allora che il cardinale titolare di San Marcello, il porporato spagnolo Raimondo Vich, organizzò una solenne processione penitenziale durata 16 giorni. Il crocifisso fu portato a spalla per i diversi rioni di Roma e giunse fino alla Basilica di San Pietro. I cronisti dell’epoca sono concordi nell’affermare che dove passava la processione la peste cessava. Durante il Grande Giubileo del 2000, San Giovanni Paolo II volle pregare proprio davanti al crocifisso, portato per l’occasione nella Basilica Vaticana, nella messa per la giornata del perdono nella quale fece uno storico mea culpa per i mali commessi dalla Chiesa cattolica nel corso dei secoli.



Fonte: ilfattoquotidiano.it

Oggi la veggente Marija Pavlovic Lunetti compie 55 anni, è nata il 1 aprile 1965

Marija è nata il 1/4/1965 a Bijacovici, è sposata dal 1993, ha quattro figli e vive a Monza in Italia.
Dal 25/6/1981 ha apparizioni quotidiane che continuano tuttora ovunque si trovi, alle ore 18,40.
Dal 1/3/1984 al 8/1/1987 ogni giovedì la Vergine le ha affidato un messaggio per la parrocchia e dal 25/1/1987 le comunica il messaggio mensile da diffondere al mondo intero, inoltre l’intenzione affidatale dalla Madonna è quella di pregare per i religiosi e consacrati e per le anime del Purgatorio.

Alla domanda come è la Madonna, lei risponde che è bellissima, di una bellezza che è difficile descrivere: ha gli occhi azzurri, i capelli neri, un vestito lungo colore grigio e un velo bianco lungo che le copre il capo, intorno al quale vi è una corona di dodici stelle.
Nelle grandi festività l’abito col quale si presenta è tutto dorato. È sempre appoggiata su di una nuvoletta.
Negli anni 1981- 1985 fu sottoposta insieme agli altri veggenti a numerosi test e studi clinici da parte di equipe di medici specialisti di fama internazionale, e successivamente ad altri esami nel 2005 da parte del Professore francese Philipe Loron neurologo di grande fama, il quale accertò la sua normalità fisica e psichica.

Marija dice che tutti i veggenti hanno subito iniziato a testimoniare con la loro vita i messaggi che la Madonna dava loro. Accenna che è una grande responsabilità , ma anche una grande gioia e che essere al servizio della Madonna richiede umiltà.
Dice che il desiderio della Madonna è formare gruppi di preghiera nelle famiglie e nelle parrocchie e pregare almeno tre ore al giorno perchè non bisogna stancarsi di ringraziare il Signore attraverso la preghiera.
I messaggi che la Vergine richiama continuamente e che desidera siano vissuti da ognuno di noi sono la Preghiera umile col cuore, la Pace, la Confessione, la Conversione, l’Eucaristia e il Digiuno. Vanno messi al centro della nostra vita. Sono messaggi semplici ma profondi, sono per tutti coloro che vogliono accoglierli e viverli, per iniziare e continuare un cammino di fede e di santità.
Ogni persona deve essere di incoraggiamento e testimoniare agli altri le proprie esperienze con Dio, senza timore. Attraverso la preghiera ci apriamo a Lui, gli apriamo il nostro cuore, impariamo ad adorare il S.S.Sacramento, per ringraziarlo per tutto quello che ci dà e che fa per noi.
La pace deve regnare nei nostri cuori, la pace è frutto del perdono e della preghiera col cuore e senza la pace nei nostri cuori non si può arrivare a Dio.

La preghiera del S.Rosario per la Madonna è la preferita e oltre ai misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi ha invitato a recitare anche quelli della luce, ideati da Papa Giovanni Paolo II.
È attraverso il S.Rosario che si riflette sulla vita di Gesù.
Marija afferma che la Sacra Scrittura è importantissima, va tenuta in casa accanto al Crocifisso e letta in famiglia. Anche gli oggetti sacri e benedetti vanno portati con noi come segno di fede in Dio.
La riconciliazione con Dio è fondamentale per raggiungere la conversione e la fede. La Vergine Maria la suggerisce almeno una volta al mese.
La S.Messa è il punto culminante della vita cristiana che attraverso l’Eucaristia ci dona suo figlio Gesù che è gioia di vita, pace interiore, sostegno nelle nostre miserie e sofferenze.
Il digiuno a pane e acqua il mercoledì e venerdì, ma anche digiuno della TV o altre cose a cui non riusciamo farne a meno. Il digiuno è un’arma potente contro Satana. La Vergine disse in un messaggio che anche le guerre possono essere fermate col digiuno.
La presenza ancora oggi della Madonna tra di noi è una grande grazia perchè ci permette di crescere nella fede e diventare migliori attraverso i suoi consigli.

martedì 31 marzo 2020

Sta circolando una fake news: un messaggio attribuito ad un veggente di Medjugorje ATTENZIONE!!

Sta circolando un messaggio attribuito ad un veggente di Medjugorje (Ivan) secondo cui la Madonna avrebbe promesso la fine della pandemia in Italia entro la fine di aprile se gli Italiani pregheranno
  Si tratta di una fake news
Ecco il messaggio:
  Un veggente (Ivan) di Medjugorie, a seguito di una precisa domanda, ha ricevuto dalla Madonna questo messaggio :
“ Se gli italiani inizieranno a pregare ogni giorno, con intensità ed in fede, riceveranno la grazia di sconfiggere il virus entro la fine di aprile”.
Pregate, pregate,pregate ! Questa è l’arma che avete....usatela !
Vi esorto a far girare questo messaggio a tutti!
Che la Madonna stenda il suo mantello su di noi e ci protegga sempre !
Grazie a tutti.


PREGHIAMO SEMPRE COME CI CHIEDE LA NOSTRA MAMMA CELESTE!!

Anche la Santa Sede in lutto per l’Italia e il mondo: alle ore 12 esporrà le bandiere a mezz’asta (osserviamo un minuto di silenzio)

Santa Sede in lutto per l’Italia e il mondo

Dal Vaticano l’adesione all’iniziativa dei sindaci italiani di esporre le bandiere a mezz’asta per ricordare le vittime del Covid-19. Una solidarietà che la Santa Sede estende al resto del pianeta dove si contano in totale 700 mila casi e 38 mila vittime
 
Alessandro De Carolis – Città del Vaticano
Un mezzogiorno di lutto e il tricolore che si abbassa. I Comuni italiani hanno scelto di ricordare il 31 marzo le vittime del coronavirus e di “onorare il sacrificio e l’impegno degli operatori sanitari”, facendo scendere la bandiera a mezz’asta. Un gesto che trova sponda nella vicinanza della Santa Sede, pronta a fare altrettanto con il proprio drappo per esprimere "vicinanza alle vittime della pandemia in Italia e nel mondo, alle loro famiglie e a quanti generosamente lottano per porvi fine”, come annunciato stamattina dalla Sala Stampa vaticana.
L’iniziativa è stata lanciata per la giornata di oggi dall’Anci, l’Associazione che raccoglie i Comuni italiani, “per abbracciarci idealmente tutti”, un segno “per essere di sostegno l’uno all’altro, come sappiamo fare noi sindaci”, ha dichiarato Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci. La “scintilla” era stata innescata dal presidente della Provincia di Bergamo, Gianfranco Gafforelli, per i sindaci del suo territorio, con Decaro che ha poi deciso di estenderla a tutto il Paese.

Fonte: Vatican News

Quattro vescovi in quarantena: positivo il vicario del Papa, cardinale De Donatis

Coronavirus, positivo il vicario del Papa, cardinale De Donatis: quattro vescovi in quarantena

 Tutto è iniziato alcuni giorni fa con qualche linea di febbre e un po' di tosse persistente. Visto che non era niente di preoccupante, il cardinale ha subito pensato ad un malessere stagionale e ha tirato dritto con gli appuntamenti e le cose da sbrigare. La giornata del cardinale vicario è sempre piena di impegni e visite. Poi però quelle poche linee di febbre, nei giorni a venire, non scendevano e su suggerimento dei medici ha deciso di sottoporsi al tampone e fare il test per capire se per caso fosse il micidiale Covid-19. La risposta del tampone è stata positiva. Così il cardinale Angelo De Donatis è il primo porporato del collegio cardinalizio ad essere colpito dal coronavirus. Una notizia che ha sorpreso molti, anche perché in questi giorni lo hanno visto e non mostrava problemi di sorta. 

Naturalmente di questo passaggio ha informato Papa Francesco, e successivamente ha dato disposizioni perché fosse diffuso un comunicato attraverso l'ufficio stampa. Poche righe: «Dopo la manifestazione di alcuni sintomi, è stato sottoposto al tampone per il Covid-19 ed è risultato positivo. Il cardinale è ora ricoverato al Policlinico Gemelli. Il primo bollettino medico non fa di certo rientrare il suo caso tra quelli preoccupanti: «Ha la febbre, ma le sue condizioni generali sono buone, ed ha iniziato una terapia antivirale». La solita cura che viene prescritta a tutti i malati in queste circostanze: antiretrovirali e antibiotici. A qualche stanza di distanza dal cardinale De Donatis c'è anche il monsignore della Segreteria di Stato vaticana che vive a Santa Marta. 
La scorsa settimana era stato trovato positivo mentre andava a fare un banale controllo al Fas, in Vaticano. Anche per lui le condizioni sono buone e non desta alcuna preoccupazione. L'aspetto che invece desta qualche grattacapo è che dopo l'accertamento positivo del cardinale vicario sono iniziate immediatamente le procedure protocollari su tutto il palazzo del Vicariato anche per capire quanti e quali altri collaboratori del cardinale potrebbero essere stati infettati, e se l'infezione è partita da lui o da altri, cosa che ora i medici cercheranno di stabilire analizzando gli spostamenti e i contatti che ha avuto De Donatis in queste ultime settimane. 
LEGGI ANCHE Coronavirus, Conte da Papa Francesco: al centro tema povertà
Tanto per cominciare tutti i suoi più stretti collaboratori sono in «autoisolamento in via preventiva», ha informato il Vicariato. Il che significa che tutti e quattro i vescovi ausiliari sono a casa, in una sorta di clausura coatta, così come i segretari, gli addetti stampa e gli impiegati del Vicariato che lo hanno incontrato in questi giorni, i canonici della basilica lateranense, i sacerdoti. Non è da escludere che De Donatis abbia contratto il virus andando a fare visita nei conventi di religiosi e religiose, dove spesso si annidano focolai. «Sto vivendo anche io questa prova, sono sereno e fiducioso ha fatto sapere dal Gemelli il cardinale -. Mi affido al Signore e al sostegno della preghiera di tutti voi, carissimi fedeli della Chiesa di Roma! Vivo questo momento come un'occasione che la Provvidenza mi dona per condividere le sofferenze di tanti fratelli e sorelle. Offro la mia preghiera per loro, per tutta la comunità diocesana e per gli abitanti della città di Roma!».
Proprio ieri De Donatis ha celebrato una messa (a porte chiuse come ormai accade in tutte le chiese italiane) al santuario del Divino Amore. Nel video postato sul sito del Vicariato appare sereno anche se un po' pallido; nell'omelia parla del tema del dolore che vivono ogni giorno i familiari e i malati di coronavirus. «La costatazione smarrita di chi ogni giorno è in terapia intensiva». Poi prosegue la predica incoraggiando «i fratelli e le sorelle malate» a vivere la propria sofferenza e pensare che nel dolore vi è sempre uno scambio fecondo con Dio, «tra chi ama e chi si lascia amare. E che ogni prova non porta la morte ma è la gloria di Dio». E che ogni «limite è lo spazio della unione tra noi e Dio e questa unione è l'unica che fa sorgere la speranza e la fiducia».
 

Fonte il Messaggero.it


Perchè gli Stati spendono per le armi e poi mancano i soldi per acquistare apparecchi per la ventilazione polmonari? -Cardinale Angelo Comastri

Il Cardinale Comastri:

L'omelia del Cardinale Angelo Comastri durante la Messa trasmessa in diretta streaming dall'altare della cattedra di San Pietro


Il Cardinale Angelo Comastri,  Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano e Vicario generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano, celebra anche questa Domenica la Messa, trasmessa in diretta streaming, dall'altare della cattedra di San Pietro.
Prima di iniziare il Cardinale fa una riflessione: "Mentre l'epidemia si dffonde nel mondo, crescono le lacrime, ma cresce anche la generosità. Sia sempre cosi. Però si impone un esame di coscienza, perchè gli Stati spendono cifre enormi per le armi e per i divertimenti dando compensi astronomici ai calciatori e ai personaggi famos e poi mancano i soldi per acquistare apparecchi per la ventilazione polmonari? Qui c'è qualcosa che non va, dobbiamo riconoscere che ci siamo allontanati dai comandamenti di Dio, che sono la segnaletica giusta per capire cosa è più importante nella vita, qual è la strada da prendere per non farci del male. Chiediamo umilmente perdono".


Nell'omelia, l'Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, commenta: "La luce che Gesù ha portato nel mondo è indispensabile per capire il senso della vita e della morte. Aveva ragione il giornalista Montanelli che esclamò se devo chiudere gli occhi senza sapere da dove vengo e dove vado, non ha senso vivere. Dobbiamo gioire per il dono della fede in Gesù".
Il Cardinale Comastri riporta nell'omelia altri esempi di citazioni: "Pascal diceva non esiste una persona più felice di un vero cristiano. Solo la fede puòò darti una risposta, diceva ancora Marconi, uno scienziato. E' vero e in questo momento ce ne accorgiamo, non ringrazieremo mai abbastanza il Signore per il dono della fede. Oggi c'è una corsa ai divertimenti che in realtà sono stordimenti. Questa società frivola non ha risposte, ha smarrito il senso della vita e della morte".
Conclude poi il Cardinale nell'omelia: "Gesù ha portato nel mondo la più bella notizia, Gesù è colui che ha restituito senso e dignità alla vita e alla morte dell'uomo. Dio è il proprietario esclusivo della gioia. Ma bisogna avere un cuore sintonizzato con il cuore di Dio, sintonizzare il nostro cuore con i sentimenti del cuore di Dio, chi vive così non ha più paura della morte. Pensate alla morte di Giovanni Paolo II che poco prima di morire ha esclamato ora lasciatemi andare nella Casa del Padre, o Madre Teresa di Calcutta che a tutti trasmetteva la certezza che la morte è l'abbraccio con Dio, la gioia di Dio è una gioia inimagginabile. Dio è l'unico che può vincere la morte. La resurrezione di Lazzaro è semplicemente un messaggio per dirci non abbiate paura della morte. Facciamo brillare la lampada della fede".