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lunedì 17 gennaio 2022

Diana Basile miracolata a Medjugorje: "La sclerosi a placche mi ha colpito a 30 anni..."

 


VIDEO TESTIMONIANZA


 Il caso Diana Basile
Dr. Luigi Frigerio

Basile Diana, anni 43, nata a Piataci (Cosenza) il 25/10/40. Abitazione: Milano, Via Graziano Imperatore, 41. Scolarità: terzo anno Segretaria di Azienda. Professione: Impiegata Istituti Cimici di Perfezionamento Milano presso sede CTO (Centro Traumatologico) Via Bignami, 1. 

 

La Sig.a Basile è sposata ed è madre di 3 figli. I primi sintomi della malattia si sono manifestati nel 1972: disgrafia mano destra, tremori attitudinali (impossibilità a scrivere e mangiare) e cecità completa dell'occhio destro (nevrite ottica retrobulbare). Novembre 1972: ricovero a Gallarate presso il Centro della Sclerosi Multipla Diretto dal Prof. Cazzullo dove viene confermata la diagnosi di Sclerosi Multipla.
La malattia provoca una assenza dal posto di lavoro per 18 mesi.
Visita Collegiale del Dr. Riva (Neurologo del CTO) e del Prof. Retta (Primario fisiatra del CTO) favorevoli alla sospensione di qualsiasi attività lavorativa per invalidità.
A seguito delle pressanti richieste della paziente per non essere completamente allontanata dall'attività lavorativa, la Sig.a Basile veniva reintegrata in servizio con mansioni ridotte (trasferimento dal reparto di Radiologia alla Segreteria Sanitaria). La paziente aveva difficoltà alla deambulazione e al raggiungimento del posto di lavoro (andatura a gambe divaricate, senza flessione del ginocchio destro). Praticamente impossibile era l'utilizzo della mano destra e dell'arto superiore destro per qualsiasi lavoro. Utilizzava l'arto superiore destro solo in estensione, come appoggio e per tale ragione probabilmente non si era verificata ipotrofia della

muscolatura dell'arto.
Una grave forma di incontinenza urinaria si era manifestata già dal 1972 (incontinenza totale) con dermatosi perineale.
La paziente era state precedentemente trattata, fino al 1976, con ACTH, Imuran e Decadron.
Dopo un viaggio a Lourdes nel 1976, pur persistendo l'amaurosi dell'occhio destro, si era verificato un miglioramento della situazione motoria. Tale miglioramento aveva indotto alla sospensione di ogni terapia fino all'Agosto del 1983.
Dopo l'estate del 1983 le condizioni generali della paziente erano rapidamente peggiorate (incontinenza urinaria totale, perdita dell'equilibrio e del controllo motorio, tremori etc.)
Nel Gennaio 1984 le condizioni psico-fisiche della paziente erano ulteriormente scadute (grave crisi depressiva). Visita domiciliare del Dott. Caputo (Gallarate) che certificava l'avvenuto peggioramento e consigliava l'esecuzione di una eventuale terapia iperbarica (mai eseguita).
Un collega di lavoro della paziente, il Sig. Natalino Borghi (Infermiere Professionale del Day Hospital del CTO) invitava successivamente la Sig. Basile ad un pellegrinaggio a Medjugorje (Jugoslavia) organizzato da Don Giulio Giacometti della Parrocchia S. Nazaro di Milano. Questo sacerdote aveva preannunciato che nessuno sarebbe potuto entrare nella sagrestia di Medjugorje al momento delle apparizioni.
La Sig.a Basile dichiara: «mi trovavo ai piedi degli scalini, presso l'altare della chiesa di Medjugorje, il giorno 23 Maggio 1984. La Sig.a Novella Baratta di Bologna (Via Calzolerie, 1) mi ha aiutato a salire i gradini, prendendomi per il braccio. Quando mi sono trovata là non volevo più entrare nella sagrestia. Ricordo che un signore in lingua francese mi diceva di non muovermi da quel punto. In quel momento la porta è stata aperta e sono entrata nella sagrestia. Mi sono inginocchiata dietro la porta, poi sono entrati i veggenti. Quando questi ragazzi si sono inginocchiati contemporancamente, come spinti da una forza, ho sentito un rumore forte. Poi non ricordo più nulla (né preghiera, né osservazione). Ricordo soltanto una gioia indescrivibile e di aver rivisto (come in un film) alcuni episodi della mia vita che avevo completamente dimenticato (per es. di essere stata «madrina» di battesimo di un bambino i cui genitori attualmente si sono trasferiti altrove e che neppure ricordavo). Alla fine dell'apparizione ho seguito i veggenti che si recavano verso l'altare principale della chiesa di Medjugorje. Camminavo dritta come tutti e mi sono inginocchiata normalmente, ma non me ne accorgevo. La Sig.a Novella di Bologna mi è venuta incontro piangendo e mi ha detto: oggi ho avuto due grazie, quella di accompagnarti lì e quella di essermi confessata da Padre Tomislav.
Il signore francese di circa 30 anni (forse era prete perché aveva il collare ecclesiatico) era emozionato e mi ha subito abbracciata.
Il Sig. Stefano Fumagalli, consulente tessile del Tribunale di Milano (Ab. Via Zuretti, 12) che viaggiava sul mio stesso pullman, mi è venuto incontro dicendo «lei non è più la stessa persona; dentro di me chiedevo un segno ed ora lei esce di lì così cambiata».
Gli altri pellegrini che viaggiavano sullo stesso pullman della Sig.a Basile hanno subito capito che era accaduto qualcosa di molto evidente. Hanno subito abbracciato la Sig.a Basile ed erano visibilmente emozionati. Rientrando in Hotel a Liubuskj in serata la Sig.a Basile notava di essere tornata perfettamente continente, mentre la dermatosi perineale era scomparsa.
Normale è tornata la possibilità di vedere con l'occhio destro (cecità dal 1972). Il giorno dopo (24/5/84) la sig.a Basile, insieme all'infermiere sig. Natalino Borghi ha percorso a piedi il tragitto Liubuskj-Medjugorje (circa 10 km.) a piedi nudi, in segno di ringraziamento (nessuna lesione) e nello stesso giorno (Giovedì) è salita sulla montagnetta delle  croci (luogo delle prime apparizioni).
La fisioterapista Sig.a Caia del Centro Maggiolina (Via Timavo-Milano) che seguiva il caso della Sig.a Basile, quando l'ha rivista al rientro dalla Jugoslavia ha pianto per la commozione.
La Sig.a Basile ha detto: «Mentre questo accade, dentro nasce qualcosa che da la gioia... è difficile da spiegare con le parole. Se trovassi qualcuno con la mia stessa malattia di prima, piangerei perché è difficile comunicare che dentro bisogna essere veri, che non siamo fatti solo di carne, noi siamo di Dio, noi facciamo parte di Dio. E' difficile accettare noi stessi più della malattia. La sclerosi a placche mi ha colpito a 30 anni, nel fiore dell'età, con due bambini piccoli. Ero svuotata dentro.
Io direi a un altro con la stessa malattia: vai a Medjugorje. Io non avevo speranze ma dicevo: se Dio vuole così, mi accetto così. Dio però deve pensare ai miei figli. Mi faceva soffrire il pensiero che altri dovevano fare le cose che dovevo fare io.
In casa mia ora tutti sono felici, i figli e anche il marito che era praticamente ateo. Però ha detto: dobbiamo andare là a ringraziare».
Oggi, giovedì 5 Luglio 1984, la Sig.a Diana Basile è stata visitata dagli Oculisti degli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano e l'esame del visus ha confermato una normalità visiva (10/10) a carico dell'occhio destro (precedentemente affetto da cecità), mentre la capacità visiva dell'occhio sinistro sano è di 9/10. Questa testimonianza è stata raccolta a Milano il 5 luglio 84 dai medici Dr. L. Frigerio, Dr. A. Maggioni, Dr. G. Pifarotti e Dr. D. Maggioni presso gli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano.
I controlli più recenti del caso Basile
5/11/83
Ospedale Niguarda Ca' Granda - Milano
Servizio Autonomo di Neurofisiopatologia. Accertamenti in patologia demielinizzante.
BASILE DIANA (11838.9.40)
Determinazione dei potenziali evocati visivi, acustici di tronco cerebrale, somato-sensoriali. Potenziali evocati visivi da pattern reversal
Per stimolazione binoculare derivazione in OZ con riferimento CZ latente P100 85 msec., ampiezza 6 Micro V.
Stimolazione in OS (occhio sinistro): valori sovrapponibili alla stimolazione binoculare.
Per stimolazione in OD (occhio destro) non potenziali riconoscibili né sovrapponibili per medie successive.
Riassunto: potenziali non riconoscibili al Vep per stimolazione in OD.
Conclusioni: attualmente riscontrabili esiti di pregressa neurite ottica retrobulbare ds. (Non significative alterazioni delle vie uditive né delle vie lemniscali).
(Dott. D'Urso)

Ospedale Niguarda - Cà Granda - Milano Servizio Autonomo di Neurofisiopatologia
Accertamenti: BASILE DIANA (N. 16301.02 del 29.11.84)
Anamnesi, obiettività neurologica, tecnica di esame:
Dal 23.05.84 completa remissione dei sintomi.
Obbiettività neurologica: negativa.
Riassunto dell'esame:
Potenziali evocati visivi da pattern reversai; frequenza spaziale
30 min. da arco, contrasto 50 per cento, 2 Hz.
Derivazione occipitale in 01 e 02 con riferimento al vertice.
Con stimolazione in OS: in regione occipitale ds latenza P100 87
msec, ampiezza 6 microV.
in regione occipitale sn latenza P100 87 msec, ampiezza 7 microV.
Con stimolazione in OD: in regione occipitale ds latenza PI00 92
msec, ampiezza 8 microV.
in regione occipitale sn latenza PI00 90 msec, ampiezza 8 microV.
Conclusione: potenziali evocati visivi nella norma.

(Dott. D'Urso)

3.10.84
Istituto di Medicina del Lavoro
Servizio di Medicina Preventiva dei Lavoratori.
BASILE DIANA, a. 44
Studio del potenziale evocato visivo.
Tipo di stimolazione: pattern reversal
N. stimoli: 500
Stimolazione binoculare:
P100: 96ms, Ampiezza: 12uv
N75: 66ms, ampiezza: 2uv
N145: 120ms, ampiezza: n.d.
Stimolazione monoculare: O Dx
P100: 97 ms Ampiezza 6uv
N75: 64ms Ampiezza n.d.
N145: 118 ms Ampiezza n.d.
Stimolazione monoculare O Sn
P100: 96 ms Ampiezza 5,2 uv
N75: 72ms Ampiezza n.d.
N145: 126ms Ampiezza n.d.
Conclusioni: Reperti di normalità.
(R. Gilioli, L. Cotroneo)


Centro radiodiagnostico computerizzato, Milano 23.3.85
(251040/BADI/GE) Regione esaminata: ENCEFALO
«I ventricoli laterali hanno normale forma e dimensioni. Il terzo ventricolo ed il quarto ventricolo si trovano sulla linea mediana. Assenza di zone di alterata densità. L'introduzione del mezzo di contrasto non è stata eseguita. Dubbia lieve accentuazione dell'ipodensità della sostanza bianca periventricolare posteriore di entrambi i lati.
In conclusione, l'esame densitometrico permette di escludere la presenza di processi espansivi endocranici ed evidenzia soltanto una dubbia accentuazione dell'ipodensità della sostanza bianca periventricolare posteriore con lieve prevalenza destra.
Tuttavia in considerazione del dato clinico potrebbe essere opportuno il completamento dell'indagine con esame di risonanza magnetica nucleare».

(Dott. G. Scialfa)

Centro di ricerche di Risonanza Magnetica nucleare, Milano 18.4.85
ESAME DI RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE
«Sono state eseguite sezioni secondo il piano assiale, sagittale e coronale. Le immagini sono state ottenute con tecnica di Spin Echo (S.E.)
utilizzando anche degli echi multipli. I ventricoli laterali hanno normale forma e dimensione. Il terzo ventricolo ed il quarto ventricolo sono sulla linea mediana. Assenza di zone di alterato segnale a carico degli emisferi cerebrali. Non zone di alterato segnale a livello del tronco cerebrale o degli emisferi cerebellari. In conclusione l'esame N.M.R. può essere considerato nei limiti della norma».

(Dott. G. Scialfa)
Nota di Redazione
Sono state raccolte 143 certificazioni mediche relative a questo caso clinico, sia antecedenti che successive alla guarigione.
La gravita della malattia, naturalmente irreversibile, l'istantaneità della guarigione, le circostanze in cui è avvenuta, la ricchezza delle testimonianze, rendono il caso della signora Basile assolutamente interessante. Altre indagini sono attualmente in corso e un attento monitoraggio nel tempo risulterà essenziale. Qui abbiamo solo riferito i fatti, anche se, in questo caso, esiste una «evidenza elementare» del cambiamento avvenuto. 

 
Fonte: medjugorje.altervista.org

17 GENNAIO Sant'Antonio Abate- Tante curiosità su questo santo: FUOCO, MAIALE, ANIMALI, CAMPANELLO, BASTONE TAO...


I falò si accendono per la ricorrenza liturgica di Sant’Antonio Abate, segnata nel calendario il 17 gennaio. Il fuoco, elemento naturale, come l’acqua e l’aria, brucia e riduce in cenere le scorie del terreno e oltre a purificare, propizia il nuovo raccolto. Sant’Antonio, non temeva il fuoco, incurante, addirittura varcava la soglia dell’inferno, per tentare di sottrarre anime al demonio.
Il falò di Sant’Antonio, festa contadina, è preceduta dal rito della benedizione degli animali.
Perché il Fuoco di Sant'Antonio
è sinonimo di malattia che brucia
L'eremita egiziano associato a terribili affezioni.
Eremita, nel deserto resistette agli insidiosi attacchi del diavolo. Investito da fuoco e fiamme, i suoi discepoli lo ritrovarono quasi morente, ricoperto di gravi ferite e dolorose ustioni su tutto il corpo. Così l'egiziano Sant'Antonio Abate, per il suo rapporto con «quel grande Spirito di fuoco che io stesso ho ricevuto» conquistò non solo la santità, ma anche un posto nella storia delle gravi affezioni dell'umanità. Da secoli il suo nome è associato a tutte quelle malattie, che seppure clinicamente differenti tra loro, provocano dolore e bruciore intensi. In Italia ancora oggi chiamiamo "fuoco di Sant’Antonio" l'Herpes zoster, malattia di origine virale.
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 (FESTE POPOLARI)

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(TV2000)

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PREGHIERE A SANT'ANTONIO ABATE

Glorioso Sant’Antonio, come ci edifica e commuove il vostro esempio! Seguendo il consiglio del Vangelo, rinunciaste alle ricchezze e agli agi ritirandovi nel deserto.
Poi, benché vecchio, con la sete del martirio in cuore, lasciaste la solitudine per convertire gli infedeli e rinforzare nella fede i cristiani vacillanti.
Vi preghiamo di ottenerci lo zelo nella fede, l'amore alla Chiesa, e la perseveranza nel bene.
Vorremmo chiedervi anche l'eroismo di osservare i consigli evangelici per essere associati con maggior merito alla vostra gloria in Cielo.

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O trionfatore glorioso del demonio, invano armato in multiformi maniere contro di Voi, Sant'Antonio abate, proseguite la vittoriosa opera vostra sull'inferno, congiurato ai nostri danni. Da quei colpi funesti salvate le anime nostre, fortificandole nelle spirituali battaglie; ai nostri corpi impetrate costante la sanità; dilungate dagli armenti e dai campi ogni maligno influsso; e la vita presente, vostra mercè tranquilla per noi, ci sia saggio e apparecchio alla pace perfetta della vita eterna. Amen
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Ti prego di intercedere per me affinchè possa sentire il fascino della chiamata evangelica ed abbia la forza di rispondere prontamente come hai fatto tu.
Aiutami a seguire la strada dell'umiltà, della pazienza, della vita sobria e austera, della preghiera assidua.
Voglio imparare ad andare nel "deserto" per essere in comunione con Dio, più pronto a vincere le tentazioni e più disponibile verso i miei fratelli.
Proteggi e custodisci i nostri animali, perchè ce ne serviamo nel rispetto della natura.
Aiutami a diventare Santo.
Amen.

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Gloriosissimo S. Antonio,
esempio luminoso di penitenza e di fortezza cristiana, ardente di zelo per la salvezza delle anime e di carità per il bene del prossimo, Voi che otteneste da Dio la speciale virtù di liberare l'aria, la terra, il fuoco e gli animali da ogni morbo e da ogni malefica influenza, fate che con una santa vita imitiamo le vostre eroiche virtù e che anche quaggiù in terra sperimentiamo il vostro valevole patrocinio, ricevendo copiosissime le vostre benedizioni su tutto ciò che serve per la nostra alimentazione e pei nostri lavori, sui corpi e sulle anime nostre.
Così sia.

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PAROLE DI SANT’ANTONIO ABATE
ASCESI
Mediante l'ascesi tutto il corpo è trasformato e si pone sotto l'influenza dello Spirito Santo.

UMILTA’
Sono due le cose che devono indurci all'umiltà: le miserie del nostro essere e la vita che rapida fugge.

UMILTA’
Quando umilmente ti poni sotto gli altri, allora mirabilmente ti elevi sopra te stesso.

EREMITA
All'eremita nel deserto sono risparmiate tre battaglie: quella degli occhi, quella della lingua e quella delle orecchie. Gliene resta solo una: quella del cuore.

PREGHIERA
La preghiera non è perfetta finché uno ha coscienza di sé.

IN PUNTA DI MORTE
  Come sta scritto, me ne vado per la via dei padri. Sento che il Signore mi chiama, voi siate vigilanti e non lasciate che si perda il frutto della vostra lunga ascesi, ma preoccupatevi di tener viva la vostra sollecitudine come se cominciaste soltanto adesso. Conoscete le insidie dei demoni, sapete quanto sono feroci eppure deboli. Non temeteli dunque, ma respirate sempre Cristo e abbiate fede in Lui. Vivete come se doveste morire ogni giorno, vigilate su voi stessi e ricordate le esortazioni che avete udito da me. Cercate, anche voi, di unirvi sempre innanzitutto al Signore e poi ai santi perché dopo la vostra morte vi accolgano nelle dimore eterne come amici e familia­ri. A questo pensate e comprendetelo.



Fonte: Avvenire

domenica 16 gennaio 2022

Che cos’è un “segno” secondo il Vangelo? Un segno è un indizio che rivela l’amore di Dio...- ANGELUS

 



Domenica, 16 gennaio 2022
 
 ANGELUS
 
Papa Francesco:
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
 
VIDEO
 


Il Vangelo della Liturgia odierna narra l’episodio delle nozze di Cana, dove Gesù trasforma l’acqua in vino per la gioia degli sposi. E si conclude così: «Questo fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (Gv 2,11). Notiamo che l’evangelista Giovanni non parla di miracolo, cioè di un fatto potente e straordinario che genera meraviglia. Scrive che a Cana avviene un segno, che suscita la fede dei discepoli. Possiamo allora domandarci: che cos’è un “segno” secondo il Vangelo?

Un segno è un indizio che rivela l’amore di Dio, che non richiama cioè l’attenzione sulla potenza del gesto, ma sull’amore che lo ha provocato. Ci insegna qualcosa dell’amore di Dio, che è sempre vicino, tenero e compassionevole. Il primo segno avviene mentre due sposi sono in difficoltà nel giorno più importante della loro vita. Nel bel mezzo della festa manca un elemento essenziale, il vino, e la gioia rischia di spegnersi tra le critiche e l’insoddisfazione degli invitati. Figuriamoci come può andare avanti una festa di nozze solo con l’acqua! È terribile, una brutta figura faranno gli sposi!

Ad accorgersi del problema è la Madonna, che lo segnala con discrezione a Gesù. E Lui interviene senza clamore, senza quasi darlo a vedere. Tutto si svolge nel riserbo, “dietro le quinte”: Gesù dice ai servi di riempire le anfore d’acqua, che diventa vino. Così agisce Dio, con vicinanza, con discrezione. I discepoli di Gesù colgono questo: vedono che grazie a Lui la festa di nozze è diventata ancora più bella. E vedono anche il modo di agire di Gesù, questo suo servire nel nascondimento – così è Gesù: ci aiuta, ci serve nel nascondimento, in quel momento –, tanto che i complimenti per il vino buono vanno poi allo sposo, nessuno se ne accorge, soltanto i servitori. Così comincia a svilupparsi in loro il germe della fede, cioè credono che in Gesù è presente Dio, l’amore di Dio.

È bello pensare che il primo segno che Gesù compie non è una guarigione straordinaria o un prodigio nel tempio di Gerusalemme, ma un gesto che viene incontro a un bisogno semplice e concreto di gente comune, un gesto domestico, un miracolo, diciamo così, “in punta di piedi”, discreto, silenzioso. Egli è pronto ad aiutarci, a risollevarci. E allora, se siamo attenti a questi “segni”, veniamo conquistati dal suo amore e diventiamo suoi discepoli.

Ma c’è un altro tratto distintivo del segno di Cana. In genere il vino che si dava alla fine della festa era quello meno buono; anche oggi si fa così, la gente a quel punto non distingue tanto bene se è un vino buono o è un vino un po’ annacquato. Gesù, invece, fa in modo che la festa si concluda con il vino migliore. Simbolicamente questo ci dice che Dio vuole per noi il meglio, ci vuole felici. Non si pone limiti e non ci chiede interessi. Nel segno di Gesù non c’è spazio per secondi fini, per pretese verso gli sposi. No, la gioia che Gesù lascia nel cuore è gioia piena e disinteressata. Non è una gioia annacquata!

Vi suggerisco allora un esercizio, che ci può fare molto bene. Proviamo oggi a frugare tra i ricordi alla ricerca dei segni che il Signore ha compiuto nella mia vita. Ognuno dica: nella mia vita, quali segni il Signore ha compiuto? Quali accenni della sua presenza? Segni che ha fatto per mostrarci che ci ama; pensiamo a quel momento difficile in cui Dio mi ha fatto sperimentare il suo amore… E chiediamoci: con quali segni, discreti e premurosi, mi ha fatto sentire la sua tenerezza? Quando io ho sentito più vicino il Signore, quando ho sentito la sua tenerezza, la sua compassione? Ognuno di noi nella sua storia ha di questi momenti. Andiamo a cercare quei segni, facciamo memoria. Come ho scoperto la sua vicinanza? Come in me è rimasta nel cuore una grande gioia? Facciamo rivivere i momenti in cui abbiamo sperimentato la sua presenza e l’intercessione di Maria. Lei, la Madre, che come a Cana è sempre attenta, ci aiuti a fare tesoro dei segni di Dio nella nostra vita.

Forse la Madonna non è stata la prima che ha visto che mancava il vino. È stata la prima che è andata a dirlo a Gesù.- Catechesi di Padre Slavko


Padre
Slavko: « Eccomi, sono la serva del Signore »

Voglio un po' presentarvi la vita della Madonna: un po' di spiritualità mariana.


Tutta la vita della Madonna era incentrata su Gesù. Il primo periodo della sua vita fino al momento della Concezione, era un aspettare ed era un essere aperta. Come? Come ragazza giudea sapeva sicuramente che il Messia sarebbe venuto, che sarebbe nato da una vergine del popolo eletto.

La Madonna sapeva che si doveva pregare e digiunare, perché il Messia venisse, perché il tempo fosse compiuto, ma non sapeva che proprio Lei era stata scelta. Allora, la prima dimensione che noi dobbiamo imparare qua, attraverso questi messaggi, è questa: aspettare il Signore, desiderare che Egli venga ed essere aperti. Ma ci si apre e si aspetta nella preghiera e, non a caso, la Madonna dice nei primi cinque messaggi: « Fede ». Fede non è solo sapere che esiste Dio; fede significa anche questo: aspettare il Signore ed essere aperti e pronti ad aprirsi.

Pensate un po' alle parabole del Vangelo: per esempio, quella del re che va via ed i suoi servi hanno pensato che non verrà, che non tornerà presto, e cominciano à mangiare e a bere, a calpestarsi gli uni gli altri, a bastonarsi. Quando il re viene non sono pronti e vengono scacciati. Questa dimensione dell'aspettare deve essere di nuovo- viva nei nostri cuori. Per questa ragione la Madonna chiede il digiuno e la preghiera. Se pensiamo che noi abbiamo abbastanza da mangiare, che abbiamo abbastanza soldi, che abbiamo le nostre case..., il Signore non verrà. Questa non è una minaccia della fine del mondo, ma dico che dobbiamo aspettare il Signore.

Questa è la prima dimensione che la Madonna vuole che impariamo. Io sono sicuro di poter dire che il Sabato Santo, dopo la sepoltura, nessuno più aspettava Gesù. 1 discepoli pensavano: « Noi speravamo, ma adesso è crocifisso. Andiamo, ritorniamo al villaggio », io sono sicuro che la Madonna lo aspettava: è stata sicuramente la prima che l'ha visto e sentito dopo che è risorto.

Un'altra dimensione della spiritualità della Madonna che dobbiamo vedere e sentire e anche vivere è la decisione. Quando l'Angelo è venuto e ha detto: « Piena di grazia, ti saluto nel nome del Signore, tu diventerai la madre dell'Emanuele, del Messia » era sorpresa, non aspettava questo, era confusa, ma ha detto: « Sì, eccomi, sono la serva del Signore. Sia fatta non la mia, ma la Tua volontà ».

Anche se non ha capito tutto allora, ha capito tutto quando ha visto la Croce, quando teneva Gesù morto nelle sue braccia. Non ha capito tutto, ma ha detto « sì », ha aperto il Cielo per noi tutti e Gesù poteva - come Parola del Signore - diventare uomo nel suo seno.

La Madonna nei messaggi chiede a noi il Credo e credo significa dare il cuore, aprirlo e dire: « Sì, ecco sono pronto ». E ce lo domanda ogni giorno, non come una formula da ripetere a memoria, ma come una decisione dinamica, dove ciascun giorno si decide per il Signore: che il Signore sappia e che anche noi sappiamo che le nostre parole e le nostre opere, tutto quello che facciamo, appartengono a Lui e devono appartenere a Lui. Se vogliamo capire queste apparizioni, il loro perché, dobbiamo di nuovo dire al Signore, radicalmente, di « ». Questo « sì », come nella vita della Madonna, anche nella nostra vita deve essere la chiave e non la fine della nostra vita, una chiave per una nuova vita con il Signore. Quando abbiamo detto « sì », come la Madonna - anche se non abbiamo capito tutto - il Signore può incominciare con noi.

La terza dimensione della spiritualità mariana è essere fedele. Gesù poteva crescere nel suo seno. È diventata Madre, lo ha accompagnato fino alla Croce. Non era sempre piena di gioia: nel Tempio quando Lo ha offerto, Simeone Le ha detto che nel suo cuore sarebbe entrata la spada del dolore. Non è una parola facile, se ad una mamma si dice che a causa di suo figlio avrà molta sofferenza. La Madonna ha accettato il dolore ed è andata fino alla Croce. Tanti hanno avuto paura e sono andati via, ma la Madonna L'accompagnava, non per vedere chi Lo uccideva, per organizzare poi la vendetta. È andata con Lui e Lo ha offerto di nuovo; è stata sempre fedele. E Lei chiede a noi questa fedeltà nella fede: io cosa voglio se vengono le sofferenze, se ho una croce, la mia o nella mia famiglia? Fuggire?

La spiritualità della Madonna ci dice di essere fedeli, di aspettare, di essere aperti, perché il Signore ha la soluzione.

Per questa ragione possiamo essere fedeli solo in una preghiera radicale, prendendo il tempo per la preghiera e anche avendo una motivazione per il digiuno.

Vi è poi una quarta dimensione: sotto la Croce la Madonna ha capito che è la Madre di tutti gli uomini. Fino a quel momento mi pare di poter dire che sapeva che era Madre di Gesù e doveva amare tutti, ma nel momento della Croce ha capito che è la Madre di tutti, perché Gesù dalla Croce Le ha detto: « Ecco il tuo figlio » e al figlio: « Ecco la tua madre ». Per questa ragione ci invita alla Croce, ad avvicinarci alla Croce e anche a consacrarci alla Croce.

La Madonna non ha dimenticato che la Croce è difficile, ma parla della sua esperienza, perché ha visto che la croce non è data per annientarci, per annullarci. La sofferenza è data forse per capire un nuovo compito. Tanti problemi vengono nelle famiglie e in questo mondo, perché tanti vogliono fuggire, non vogliono accettare la croce, non vogliono accettare la sofferenza.

Noi non dobbiamo cercarla, questo non sarebbe giusto. Anche Gesù ha detto: « Padre, se è possibile passi da me questo calice, ma se è la tua volontà, io l'accetto ». Allora, se noi vogliamo vivere questi messaggi o la spiritualità della Madonna dobbiamo accettare le nostre croci, le nostre sofferenze, perché questa è la via per capire di più: capiremo le stesse cose che ha capito la Madonna.

Nella Messa noi diciamo « fratelli e sorelle », e questo è vero. Noi cristiani non siamo chiamati solo ad amare. A questo sono obbligati tutti gli uomini, anche quelli che non credono a Dio, che parlano di umanesimo e di amore, ma noi abbiamo una relazione più profonda gli uni con gli altri, con tutta la gente. Noi diventiamo, come anche la Madonna e Gesù hanno detto, fratelli e sorelle di tutti, e madre e padre: non solo un umanesimo, ma un amore radicale.

Consideriamo adesso una quinta dimensione: la Madonna si preoccupa per noi; ha capito sul serio il suo compito materno e queste apparizioni sono un nuovo argomento per vedere che non è indifferente davanti ai nostri problemi, alla nostra fatica, ai nostri conflitti.

La Madonna, come Madre, ci invita a riconciliarci, ad aprirci alla pace e a portare la pace. In questo momento dobbiamo pensare ai tanti messaggi dove ha detto di pregare per la conversione degli altri. Se abbiamo capito nella profondità del nostro cuore che « l'altro » è nostro fratello, è nostra sorella, non possiamo essere indifferenti davanti alla sua sofferenza, davanti al suo peccato, perché la Madonna non è indifferente e ci invita a fare qualche cosa per lui, per « l'altro ».

Questo l'hanno capito in molti qua: non solo portare la pace nel cuore, ma anche portarla agli altri.

Allora vedete questo è il senso della preghiera per la conversione degli altri, ma noi dobbiamo vedere quello che succede nel mondo come l'ha visto la Madonna, con il suo cuore. Se qualcuno dice: «Non ho tempo per pregare, non ho tempo per digiunare» non ha motivazioni: cosa significa per te un altro che soffre? Cosa significa per te se la Madonna dice di pregare perché gli altri si convertano? Se abbiamo capito questo troveremo il tempo per la preghiera. E non dimentichiamo che la Madonna ha detto: « Voi avete dimenticato che con la preghiera, con il digiuno si possono anche allontanare le guerre ». Forse a causa di un problema io lascio la preghiera, lascio il digiuno e nello stesso tempo dimentico che forse con il mio digiuno, con la mia preghiera posso portare la pace a qualcuno. Guardate come si è comportata la Madonna alle nozze di Cana.

Forse la Madonna non è stata la prima che ha visto che mancava il vino: un pericolo per una famiglia, una vergogna. È stata la prima che è andata a dirlo a Gesù. Sembra che Gesù respinga la richiesta dicendo: « Che hai tu con me? La mia ora non è ancora giunta ». È interessante che la Madonna non si interessa per l'ora di Gesù, ma dice: «Manca il vino». Si preoccupa per la famiglia, va subito dai servi e dice: « Fate tutto quello che vi dirà ».

Questo è un esempio della Madonna per tutti noi. Se vediamo i pericoli, se vediamo le famiglie nei conflitti, bisogna pregare, dirlo a Gesù.

Io ho visto che molta gente viene e si confessa dopo molti anni, perché qualcuno ha pregato. Dice uno: « Mia moglie è venuta a Medjugorje, ha incominciato a pregare, a digiunare e io adesso sono qua ». O viceversa i bambini per i genitori, i genitori per i bambini. Ho sperimentato e ho visto quale forza è stata data alla nostra preghiera e al nostro digiuno. È questo che vuole la Madonna.

Un'altra dimensione è questa: la Madonna ha detto: « Io sono instancabile, non mi lascio stancare ». In altre parole ha detto che non ci lascia in pace finché non avremo trovato la pace.

Se vogliamo essere un po' l'immagine della Madonna non lasciamoci stancare.

In tanti messaggi vi è un'altra dimensione. Ha detto: « Pregate con il cuore », cioè non solo con le labbra. Io non posso immaginare che la Madonna abbia pregato solo con le labbra: sono sicuro che ha pregato con il cuore e parla proprio della sua esperienza, cioè vuole che anche noi lo facciamo. Come? Senza digiuno mi sembra di poter dire che non possiamo ricevere la grazia della preghiera con il cuore.

Se qualcuno è molto malato e dice: « Io non posso», non è vero. I malati hanno un'altra via, coloro che sono malati hanno tanta sofferenza e se la offrono al Signore con amore sarà tutto come vuole il Signore.

Allora digiunando si distrugge in noi il nostro ateismo, il nostro egoismo, la nostra chiusura, la nostra convinzione che forse basta questo mondo, e riceviamo una nuova libertà, dove la Parola del Signore può essere attiva in noi. È questo che vuole la Madonna.

Nel penultimo messaggio ha detto: « Io vi invito ad essere attivi nella preghiera ». Se qualcuno dice: che cosa significa che la Parola sia attiva nei nostri cuori, io do sempre un esempio. Se qualcuno dice una parola brutta, come ti senti? Triste, arrabbiato, vuoi vendicarti? Se vuoi perdonare forse devi aspettare qualche giorno, pregare molto? Ecco cosa significa un'attività della parola nel cuore.

Se qualcuno ti dice: « Ti accetto, ti riconosco, ti amo », viene la gioia, la pace; ecco, un altro esempio di ciò che significa attività della parola. E adesso, se la Madonna dice: « Vi invito ad essere attivi nella preghiera », leggendo la Bibbia, cosa significa per me quando Gesù ha detto: « Ecco la tua Madre », che cosa significa quando ha detto: « Ecco il tuo figlio »? Cosa significa per me quando ha detto: « Riconciliati, prega, digiuna »?

Se trovo sempre le scuse, allora vuol dire che la Parola non è ancora attiva, il cuore non funziona.

Così, domandando la preghiera con il cuore, la Madonna vuole che Le assomigliamo un po'. In un messaggio ha detto: « Voglio che voi cresciate secondo la mia immagine, non secondo quella di satana ». Qual è la sua immagine? Umiltà, aspettare il Signore, essere aperti, decisi, fedeli, dare amore agli altri.

La Madonna non vuole nient'altro che questo: che noi possiamo vivere con Gesù e andare avanti con Gesù, anche attraverso la morte. 
 
 medjugorje.altervista.org

Col passare del tempo la gioia, l' amore, si consuma. Come rimediare? Bisogna invitare il Signore: il Signore è l'unico che può prendere sul serio la mia mancanza e trasformarla

 


"Non hanno più vino!" Quello che avviene a Cana di Galilea, avviene in ogni matrimonio. Esso comincia con entusiasmo e nella gioia, ma col passare del tempo questa gioia, questo amore, si consuma e - come il vino di Cana - viene meno.
Ogni sentimento umano tende a bruciarsi e ad esaurirsi: l'abitudine è quel mostro che riduce in polvere tutte le cose belle. E sulla famiglia cala come una nebbia di tristezza e di noia. Come rimediare? Bisogna invitare il Signore nel proprio matrimonio. A Lui si può ricorrere quando comincia a mancare il vino, cioè l'entusiasmo e il sentimento. Gesù saprà trasformare "l'acqua stagnante della routine" in vino nuovo, migliore di prima: più profondo e più duraturo, fatto di rispetto, di affetto, di comprensione e di perdono.
 
Don Nikola Vucic
 
"Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino»".
Tutti ci cercano per quello che abbiamo, ma chi ti vuole davvero bene non tiene da conto di ciò che hai, ma di ciò che ti manca. L'amore vero è prendere a cuore la mancanza dell'altro, perchè in quella mancanza si gioca il meglio e il peggio della vita. Sono infatti le nostre mancanze la causa prima dei nostri peccati, ma sono altresì proprio le mancanze i punti di svolta dei grandi santi. Ritrovare il vino che manca non serve a riempire un vuoto, ma a cambiarne la sostanza. Gesù non crea il vino dal nulla, ma cambia l'acqua in vino, cioè prende ciò che c'è e a partire da questo opera un cambiamento radicale. Quello che fino a ieri ti faceva peccare può cominciare ad essere il punto di forza della tua santità. Assurdo! Ma questo è il miracolo: il Signore è l'unico che può prendere sul serio la mia mancanza e trasformarla in santificazione. Da cosa ce ne accorgiamo? Dal fatto che cominciamo a sentire un'inspiegabile letizia che non trova altra ragione se non nella Grazia di Dio.
 
 Don Luigi Maria Epicoco
 
 

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 2,1-11
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
 
Parole del Santo Padre

Anche oggi la Madonna dice a noi tutti: “Qualsiasi cosa vi dica – Gesù vi dica -, fatela”. È l’eredità che ci ha lasciato: è bello! Si tratta di un’espressione che richiama la formula di fede utilizzata dal popolo di Israele al Sinai in risposta alle promesse dell’alleanza: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!» (Es 19,8). E in effetti a Cana i servitori ubbidiscono. In queste nozze, davvero viene stipulata una Nuova Alleanza e ai servitori del Signore, cioè a tutta la Chiesa, è affidata la nuova missione: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!». Servire il Signore significa ascoltare e mettere in pratica la sua Parola. E’ la raccomandazione semplice ma essenziale della Madre di Gesù ed è il programma di vita del cristiano.
 

La famiglia ha bisogno di un clima di pace. E' necessaria ed urgente un'inversione di rotta...- Omelia a cura del Card. Angelo Comastri


Vediamo che cosa dice la parola di Dio riguardo alla famiglia.
 La centralità della famiglia del pensiero di Dio. 
Quando Dio crea l'uomo... la Bibbia non dice che è stato creato l'uomo, ma la famiglia: Dio disse, "facciamo l'uomo" cioè l'umanità, a sua immagine  lo creò, maschio e femmina li creò, cioè famiglia. Lentamente e progressivamente fa conoscere sé stesso, il suo pensiero, il suo volto ...
 La famiglia ha un ruolo centrale e quindi la corruzione della famiglia, è sinonimo di crollo della società e di crollo della civiltà, e quindi di infelicità.  La famiglia è fatta per accogliere Dio e pertanto l'assenza di Dio significa fallimento dello scopo della famiglia. Questo spiega i  tanti drammi moderni! La famiglia è il luogo nel quale Dio si manifesta e si fa conoscere. Il primo compito del babbo e della mamma è quello di essere segni di Dio. La maturità di coscienza dei genitori cristiani sta proprio nel sentirsi espressione di Dio. Paternità e maternità sono due modi che Dio ha scelto per presentarsi al mondo  ed è un fatto meraviglioso! Quante disavventure di giovani si sarebbero potute evitare se avessero avuto genitori secondo il disegno di Dio.
Il Vangelo ci presenta Gesù sensibile alle richieste di Maria, la madre. Ma che cosa chiede Maria per la famiglia? Di salvare la gioia, di salvare la serenità, la pace del cuore. E' bellissimo e commovente l'intervento della Madonna, vista in questa luce. Ci ricorda che la famiglia ha bisogno di un clima di pace ( salvare la pace) ...
E' necessaria ed urgente un'inversione di rotta se vogliamo riportare da pace ai giovani se vogliamo ridare ai giovani il senso della vita.
Sia lodato Gesù Cristo.
 
 
È Dio la gioia della famiglia 
Omelia a cura del Card. Angelo Comastri
 -16 Gennaio 2022 -
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sabato 15 gennaio 2022

Due PECCATI che vediamo e confessiamo poco e che sono due "sorelle": l'INVIDIA e la GELOSIA- OMELIA



Omelia di Don Francesco Buono 
del 26/09/21

.....Alla fine di quel pellegrinaggio a Medjugorje, nell'Orfanatrofio  proprio di suor Cornelia, che tanti qui dentro hanno conosciuto, e speriamo di poterci anche tornare presto, questa bambina viene da me con una busta e dentro questa busta c'erano tutti i suoi giochi, e lei era così grata del "dono" che aveva ricevuto, che non aveva fatto come me che mi ero fermato al "mio"..... 

 Il mio peccato  non mi faceva più vedere la gioia di quella bambina . 

 La gioia di quella bambina mi curò!!!

Quand'è che noi non vediamo più il dono? Quando ci dimentichiamo. È arrivato quel bicchiere d'acqua fresca di cui avevamo bisogno diventiamo invidiosi e gelosi quando abbiamo tutto ma non solo di soldi, quando diamo tutto per scontato quando tutto è dovuto e anche un bicchiere d'acqua fresca smette di essere un "dono"

 VIDEO: OMELIA

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