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lunedì 24 gennaio 2022

24 GENNAIO- Oggi è la festa di S. Francesco di Sales: il valore dell'amicizia VIDEO


San Francesco di Sales (1567-1622) è il patrono dei giornalisti. Oggi probabilmente qualche inflessibile cattolico gli darebbe del «buonista». E lui replicherebbe con un sorriso e una sua frase celebre: «Se sbaglio, voglio farlo per troppa bontà piuttosto che per troppo rigore». Una lezione che vale anche oggi...

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 Cos'è l'AMICIZIA per S. Francesco di Sales

 






La crisi lo afferra a vent’anni. Francesco di Sales, narrano i biografi, per sei settimane non mangia né dorme. Piange. Potrebbe riemergerne cinico e disilluso, dedito alla carriera. Oppure ponendo ogni sua certezza, scossa dalla crisi, nell’apparato clericale, facendosi paladino ferreo della Controriforma, un martello degli eretici, implacabile con gli altri e ancor prima con se stesso. Invece Francesco di Sales trova la pace scoprendo il volto mite e misericordioso di Dio. Nobile sabaudo, studi giuridici alle università di Parigi e di Padova, il futuro santo e patrono di giornalisti, autori, scrittori e sordomuti, dottore della Chiesa, vive a cavallo tra Cinquecento e Seicento. Vescovo di Ginevra dal 1602 al 1622, a stretto contatto con i calvinisti, si guarda bene dall’indire crociate.

Cattolico fino in fondo, non ingaggia duelli veementi. Espone le sue ragioni con tono fermo, sì, ma mite. E lo fa ricorrendo anche a strumenti inediti. Già, perché bisogna rispondere alla domanda che chiunque a questo punto si è posto: che cosa c’entra un vescovo, sia pure santo e illuminato, ma di quattro secoli fa con il giornalismo? E che cosa c’entra il giornalismo con la Controriforma, dipinta ingenerosamente come epoca buia e retriva, di reazione e chiusura?

San Francesco di Sales (di cui il 24 gennaio si celebra la festa), pensate un po’, inventa con quattro secoli di anticipo la free press. Oggi chiameremmo così il suoi «fogli volanti», manifesti che faceva distribuire porta a porta e affiggeva ai muri a Ginevra, per parlare con la gente, tutta quanta, che non aspettava in chiesa, ma usciva e andava a cercarla. Sempre in modo dolce. Anche nella polemica, che in una roccaforte calvinista non poteva mancare, egli usava (sono parole sue) «meno aceto e più miele». Quando due schieramenti si fronteggiano, ciascuno forte delle proprie verità, il rischio è uno scontro che mieta vittime, con toni tanto aspri da oscurare le stesse verità. Francesco di Sales (oggi patrono dei giornalisti) non è tipo da cadere in simili tranelli. «È necessario sopportare gli altri – scrive – ma in primo luogo è necessario sopportare se stessi e rassegnarsi a essere imperfetti». Prima di andare in cerca dell’errore altrui, si dedica alle imperfezioni proprie; e ciò lo rende più accogliente. Di lui san Giovanni XXIII disse che esprimeva «una pietà sorridente e forte».

Oggi probabilmente qualche inflessibile cattolico gli darebbe del «buonista». E lui replicherebbe con un sorriso e un’altra sua frase celebre: «Se sbaglio, voglio farlo per troppa bontà piuttosto che per troppo rigore». Molto in avanti coi tempi, con la sua Filotea e il Trattato dell’amore di Dio apriva ai fedeli laici, negando che soltanto la vita consacrata potesse considerarsi la via alla perfezione e alla santità. La lezione per i giornalisti (cattolici e non solo) del XXI secolo è trasparente. Non è necessario aggredire, condannare, digrignare i polpastrelli sulla tastiera per dire con dolce fermezza ciò in cui crediamo. Chiedendo scusa se sbagliamo. Meno aceto e più miele: magari di tarassaco, quello che fa bene al fegato.

"Pregate per coloro che pur essendo nella Chiesa odiano e bestemmiano"- Commento di Fra Slavko Barbaric

 


Messaggio di Medjugorje, 25 marzo 1999
"Cari figli, vi invito alla preghiera col cuore. In modo particolare, figlioli, vi invito a pregare per la conversione dei peccatori, di quelli che trafiggono il mio Cuore e il Cuore di mio figlio Gesù, con la spada dell'odio e della bestemmia quotidiana. Preghiamo, figlioli, per coloro che non vogliono conoscere l'amore di Dio, pur essendo nella Chiesa. Preghiamo che si convertano; che la Chiesa risusciti nell'amore. Solo con l'amore e la preghiera, figlioli, potete vivere questo tempo che vi è donato per la conversione. Mettete Dio al primo posto e allora Gesù risorto diventerà vostro amico. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. "
 
 
Fra Slavko Barbaric
Questo messaggio è molto ricco.
"Preghiera con il cuore": la Madonna lo ha chiesto moltissime volte. La Preghiera col cuore comincia quando uno di noi, con amore, decide di fare quello che chiede la Madonna, senza chiedersi "come lo faccio?", ma solo con questa decisione (es. trovo il tempo, un angolo della mia casa, con la mia famiglia,… prendo la Bibbia, il rosario, il crocifisso, una immagine…). Allora creo le condizioni, cioè quello che dipende da me.
E poi, se sono stanco, prego come stanco, se malato, triste, disperato e pieno di gioia, non importa: ogni preghiera è preghiera del cuore, quando abbiamo fatto quello che potevamo fare. Se uno dice "non so pregare", ma faccio quello che la Madonna mi chiede" comincia la preghiera del cuore. Questo è solo l'inizio; poi vi sarà la crescita.
La Madonna ci chiede la preghiera per la conversione dei peccatori. Tutti siamo peccatori ed abbiamo tutti bisogno di conversione. Ma oggi la Madonna ha precisato due aspetti di peccato: il primo è di chi porta l'odio nel cuore e trafigge come una spada il Cuore di Maria e il Cuore di Gesù. L'odio sorge quando non si perdona, non si ama e l'anima comincia a "generare" forze negative che distruggono per prima la persona che lo nutre: ne distrugge l'anima e il corpo. Uno che odia diventa malato a tutti i livelli.
Perdonare vuol dire liberarsi da questa spada che trafigge noi stessi e gli altri. E naturalmente, trafigge il Cuore di Maria e il Cuore di Gesù.
L'altro aspetto è la bestemmia. Tutte le scuse (lo dico, ma non lo penso… mi sfugge… ho l'abitudine…) non sono valide. Vera ragione della bestemmia è un cuore che non è puro, che ha l'odio in sé, che non è toccato dall'Amore di Dio e dalla sua bontà.
Allora, bisogna pregare per l'amore, perché dove c'è l'amore verso Dio, non ci sono bestemmie. Sentendo bestemmiare devi reagire e avere il coraggio di difendere il tuo Dio che è tuo Padre, e difendere Maria che è tua Madre!
Dopo la Madonna dice "preghiamo". Di solito dice "pregate". Questa volta dice "Preghiamo per coloro che non vogliono conoscere l'Amore di Dio, pur essendo nella Chiesa".
Voi sapete che dal 2 agosto 1987 la Madonna prega il giorno 2 di ogni mese con Mirijana , perché i non credenti facciano esperienza dell'Amore di Dio. Per questa intenzione importantissima preghiamo anche tutti noi!
Il buon cristiano, non solo osserva alcuni Comandamenti (non uccidere, non rubare…), ma porta nel profondo del cuore il desiderio di conoscere l'Amore di Dio e di lasciarsi cambiare da questo infinito Amore.
Maria ci chiede di pregare per la Chiesa, affinché risusciti nell'Amore. Noi sappiamo bene che se manca amore, la Chiesa inaridisce… Ecco: pregare per la risurrezione della Chiesa nell'Amore è veramente una grande intenzione! Se ognuno di noi risuscita nell'amore, una parte della Chiesa risuscita…
La Madonna infine ci invita a capire che questo tempo ci è dato per la conversione, per deciderci a mettere Dio al primo posto.
Oggi è la festa dell'Annunciazione. Maria ha sempre messo Dio al primo posto: così ha potuto dire "sia fatta la tua volontà". Accettando di compiere la volontà di Dio, Maria diventa Madre del Salvatore, la nuova Eva. La prima Eva non ha messo Dio al primo posto, ma ha obbedito al maligno.
Mettere Dio al primo posto significa fare tutto per amore del Signore, nella luce della sua Parola e dei suoi Comandamenti.
Così Gesù Risorto diventerà il nostro amico.
P. Slavko Barbaric'


LA BESTEMMIA
Chi bestemmia:
a) Offende Dio direttamente e nel modo più brutale;
b) ricambia l’amore di Dio con l’odio di Satana;
c) ferisce intimamente la fede e la pietà dei credenti;
d) diffonde lo scandalo più grave, specialmente tra i piccoli;
e) degrada se stesso al di sotto di ogni livello sociale.

La bestemmia è il vizio più infame del popolo cristiano ed è il vizio del solo popolo cristiano, di quel popolo che ha avuto i segni e le prove dell’amore infinito di Gesù e il privilegio di essere il suo popolo eletto.
Dovunque vai senti un coro di bestemmie: tra i braccianti agricoli, tra gli operai, tra i soldati ecc.; anche le donne bestemmiano. Dio, il suo Figlio Gesù, Maria, i Santi, vengono vilipesi continuamente.
Tutti i più infami insulti, tutte le più sporche parole, tutte le più vergognose ingiurie vengono dette al Santissimo e sensibilissimo Gesù e alla sua dolcissima Madre da coloro che Egli ancora continua ostinatamente ad amare.
Al più grande delinquente, alla peggiore canaglia non si dice in tutta la sua vita neanche la miliardesima parte di insulti che si fanno a Gesù in un solo giorno.
Tanti dicono che non lo fanno apposta, che bestemmiano per abitudine, che se ne pentono, che non riescono a togliersi quell’abitudine. Non è vero. Se amassero Gesù non lo bestemmierebbero.
San Girolamo dice: «Qualunque altro peccato è leggero in confronto della bestemmia! ». Questa infatti, a differenza degli altri peccati, va direttamente contro Dio.
San Tommaso conferma: «La bestemmia è peggiore dello stesso omicidio e, se detta per odio, è più grave di ogni altro peccato!». Il demonio bestemmia perché colpito dalla giustizia di Dio, ma l’uomo fa ancora peggio se osa bestemmiare mentre il Signore lo circonda di benefici in questa vita e gli offre la felicità eterna nell’altra!
Nell’Antico Testamento quale sanzione c’era per i bestemmiatori? Dio stesso, dopo aver proibito nel Decalogo anche il più lieve abuso del suo Santissimo Nome, ordinò a Mosè di punire i bestemmiatori con la morte mediante lapidazione!
E nel Nuovo Testamento? Ecco qualche esempio:
L’imperatore Giustiniano giudicava i bestemmiatori rei di morte più di qualsiasi altro delinquente, e Filippo II li faceva affogare con una grossa pietra al collo! Il Santo re Luigi IX faceva forare la lingua dei bestemmiatori con un ferro rovente e diceva che egli stesso si sarebbe sottoposto a tale supplizio pur di eliminare la bestemmia dal suo regno.
Ed oggi? In pratica, a causa del pauroso scadimento morale, non c’è nessuna punizione.
Ripariamo le bestemmie almeno:
a) con uno sguardo molto espressivo verso chi bestemmia e, se si ha la possibilità o l’opportunità, con un discreto intervento;
b) con giaculatorie mentali e simili: Dio sia benedetto! — Benedetta sia Maria! — Signore, misericordia per chi t’insulta! — Gesù, ti amo per coloro che ti bestemmiano! — Gesù Maria vi amo, salvate anime! (quest’ultimo atto di amore fu suggerito da Gesù stesso a Suor Consolata Betrone e le diceva: con quest’atto di amore tu ripari per mille bestemmie);
c) col dire, possibilmente: Per favore, non bestemmi!

domenica 23 gennaio 2022

Vinciamo la tentazione di chiuderci in una religiosità sacrale, che si riduce a culto esteriore, che non tocca e non trasforma la vita.

 


OMELIA DEL 
SANTO PADRE FRANCESCO
23 gennaio 2022

"Al centro della vita del popolo santo di Dio e del cammino della fede non ci siamo noi, con le nostre parole. Al centro c’è Dio con la sua Parola.

Anzitutto la Parola svela Dio. Gesù, all’inizio della sua missione, commentando quel determinato passo del profeta Isaia, annuncia una scelta precisa: è venuto per la liberazione dei poveri e degli oppressi (cfr v. 18). Così, proprio attraverso le Scritture, ci svela il volto di Dio come di Colui che si prende cura della nostra povertà ed ha a cuore il nostro destino. Non è un padrone arroccato nei cieli – quell’immagine di Dio brutta, no, non è così – ma un Padre che segue i nostri passi. Non è un freddo osservatore distaccato e impassibile, un Dio “matematico”. È il Dio-con-noi, che si appassiona alla nostra vita e si coinvolge fino a piangere le nostre lacrime. Non è un dio neutrale e indifferente, ma lo Spirito amante dell’uomo, che ci difende, ci consiglia, prende posizione a nostro favore, si mette in gioco, si compromette con il nostro dolore. Sempre è presente lì. Ecco «il lieto annuncio» (v. 18) che Gesù proclama davanti allo sguardo stupito di tutti: Dio è vicino e si vuole prendere cura di me, di te, di tutti. E questo è il tratto di Dio: vicinanza. Lui stesso si definisce così; dice al popolo, nel Deuteronomio: “Quale popolo ha i suoi dèi vicini a sé, come io sono vicino a te?” (cfr Dt 4,7). Il Dio vicino, con quella vicinanza che è compassionevole e tenera, vuole sollevarti dai pesi che ti schiacciano, vuole riscaldare il freddo dei tuoi inverni, vuole illuminare le tue giornate oscure, vuole sostenere i tuoi passi incerti. E lo fa con la sua Parola, con la quale ti parla per riaccendere la speranza dentro le ceneri delle tue paure, per farti ritrovare la gioia nei labirinti delle tue tristezze, per riempire di speranza l’amarezza delle solitudini. Ti fa andare, ma non in un labirinto: ti fa andare nel cammino, per trovarlo di più, ogni giorno.

Fratelli, sorelle, chiediamoci: portiamo dentro al cuore questa immagine liberante di Dio, il Dio vicino, il Dio compassionevole, il Dio tenero? Oppure lo pensiamo come un giudice rigoroso, un rigido doganiere della nostra vita? La nostra è una fede che genera speranza e gioia o – mi domando, tra noi – è ancora zavorrata dalla paura, una fede paurosa? Quale volto di Dio annunciamo nella Chiesa? Il Salvatore che libera e guarisce o il Dio Temibile che schiaccia sotto i sensi di colpa? Per convertirci al vero Dio, Gesù ci indica da dove partire: dalla Parola. Essa, raccontandoci la storia d’amore di Dio per noi, ci libera dalle paure e dai preconcetti su di Lui, che spengono la gioia della fede. La Parola abbatte i falsi idoli, smaschera le nostre proiezioni, distrugge le rappresentazioni troppo umane di Dio e ci riporta al suo volto vero, alla sua misericordia. La Parola di Dio nutre e rinnova la fede: rimettiamola al centro della preghiera e della vita spirituale! Al centro, la Parola che ci rivela come è Dio. La Parola che ci fa vicini a Dio.

E ora il secondo aspetto: la Parola ci porta all’uomo. Ci porta a Dio e ci porta all’uomo. Proprio quando scopriamo che Dio è amore compassionevole, vinciamo la tentazione di chiuderci in una religiosità sacrale, che si riduce a culto esteriore, che non tocca e non trasforma la vita. Questa è idolatria. Idolatria nascosta, idolatria raffinata, ma è idolatria. La Parola ci spinge fuori da noi stessi per metterci in cammino incontro ai fratelli con la sola forza mite dell’amore liberante di Dio. Nella sinagoga di Nazaret Gesù ci rivela proprio questo: Egli è inviato per andare incontro ai poveri – che siamo tutti noi – e liberarli. Non è venuto a consegnare un elenco di norme o ad officiare qualche cerimonia religiosa, ma è sceso sulle strade del mondo a incontrare l’umanità ferita, ad accarezzare i volti scavati dalla sofferenza, a risanare i cuori affranti, a liberarci dalle catene che ci imprigionano l’anima. In questo modo ci rivela qual è il culto più gradito a Dio: prendersi cura del prossimo. E dobbiamo tornare su questo. Nel momento in cui nella Chiesa ci sono le tentazioni della rigidità, che è una perversione, e si crede che trovare Dio è diventare più rigidi, più rigidi, con più norme, le cose giuste, le cose chiare… Non è così. Quando noi vedremo proposte di rigidità, pensiamo subito: questo è un idolo, non è Dio. Il nostro Dio non è così.

Sorelle e fratelli, la Parola di Dio ci cambia – la rigidità non ci cambia, ci nasconde –; la Parola di Dio ci cambia penetrando nell’anima come una spada (cfr Eb 4,12). Perché, se da una parte consola, svelandoci il volto di Dio, dall’altra provoca e scuote, riportandoci alle nostre contraddizioni. Ci mette in crisi. Non ci lascia tranquilli, se a pagare il prezzo di questa tranquillità è un mondo lacerato dall’ingiustizia e dalla fame, e a farne le spese sono sempre i più deboli. Sempre pagano i più deboli. La Parola mette in crisi quelle nostre giustificazioni che fanno dipendere ciò che non va sempre da altro e dagli altri. Quanto dolore sentiamo nel vedere i nostri fratelli e sorelle morire sul mare perché non li lasciano sbarcare! E questo, alcuni lo fanno in nome di Dio. La Parola di Dio ci invita a uscire allo scoperto, a non nasconderci dietro la complessità dei problemi, dietro il “non c’è niente da fare”, “è un problema loro”, “è un problema suo”, o il “che cosa posso farci io?”, “lasciamoli lì”. Ci esorta ad agire, a unire il culto di Dio e la cura dell’uomo. Perché la sacra Scrittura non ci è stata data per intrattenerci, per coccolarci in una spiritualità angelica, ma per uscire incontro agli altri e accostarci alle loro ferite. Ho parlato della rigidità, di quel pelagianesimo moderno, che è una delle tentazioni della Chiesa. E quest’altra, cercare una spiritualità angelica, è un po’ l’altra tentazione di oggi: i movimenti spirituali gnostici, lo gnosticismo, che ti propone una Parola di Dio che ti mette “in orbita” e non ti fa toccare la realtà. La Parola che si è fatta carne (cfr Gv 1,14) vuole diventare carne in noi. Non ci astrae dalla vita, ma ci immette nella vita, nelle situazioni di tutti i giorni, nell’ascolto delle sofferenze dei fratelli, del grido dei poveri, delle violenze e delle ingiustizie che feriscono la società e il pianeta, per non essere cristiani indifferenti, ma operosi, cristiani creativi, cristiani profetici.

«Oggi – dice Gesù – si è compiuta questa Scrittura» (Lc 4,21). La Parola vuole prendere carne oggi, nel tempo che viviamo, non in un futuro ideale. Una mistica francese del secolo scorso, che ha scelto di vivere il Vangelo nelle periferie, ha scritto che la Parola del Signore non è «“lettera morta”: essa è spirito e vita. […] L’acustica che la Parola del Signore esige da noi è il nostro “oggi”: le circostanze della nostra vita quotidiana e le necessità del nostro prossimo» (M. Delbrêl, La gioia di credere, Gribaudi, Milano 1994, 258). Chiediamoci allora: vogliamo imitare Gesù, diventare ministri di liberazione e di consolazione per gli altri, attuare la Parola? Siamo una Chiesa docile alla Parola? Una Chiesa portata all’ascolto degli altri, impegnata a tendere la mano per sollevare i fratelli e le sorelle da ciò che li opprime, per sciogliere i nodi delle paure, liberare i più fragili dalle prigioni della povertà, della stanchezza interiore e dalla tristezza che spegne la vita? Vogliamo questo?

 Questa è anche la missione di ciascuno di noi: essere annunciatori credibili, profeti della Parola nel mondo. Perciò, appassioniamoci alla Sacra Scrittura, lasciamoci scavare dentro dalla Parola, che svela la novità di Dio e porta ad amare gli altri senza stancarsi. Rimettiamo la Parola di Dio al centro della pastorale e della vita della Chiesa! Così saremo liberati da ogni pelagianesimo rigido, da ogni rigidità, e saremo liberati dall’illusione di spiritualità che ti mettono “in orbita” senza avere cura dei fratelli e delle sorelle. Rimettiamo la Parola di Dio al centro della pastorale e della vita della Chiesa. Ascoltiamola, preghiamola, mettiamola in pratica.

Oggi 23 gennaio si ricorda lo sposalizio di Maria e Giuseppe. Affidiamo il nostro amore di coniugi a loro- PREGHIERA

 


Oggi 23 gennaio si ricorda lo sposalizio di Maria e Giuseppe. Affidiamo il nostro amore di coniugi a loro perché ci aiutino ad amarci come loro si amavano
 
PREGHIERA AI SANTI SPOSI
Come Dio Padre,
nella Sua infinita Sapienza e immenso Amore,
affidò qui in terra il Suo Unigenito Figlio Gesù Cristo
a Te, Maria Santissima, e a te, San Giuseppe,
sposi della Santa Famiglia di Nazareth,
così noi, divenuti per il Battesimo figli di Dio,
con umile fede ci affidiamo e consacriamo a Voi.
Abbiate per noi, per i nostri figli, per le nostre famiglie,
le stesse premure e tenerezze avute per Gesù.
Aiutateci a conoscere, amare e servire Gesù
come voi l'avete conosciuto, amato e servito.
Otteneteci di amarVi con lo stesso amore
con il quale Gesù Vi ha amato qui in terra.
Proteggete le nostre persone,
difendeteci da ogni pericolo e da ogni male.
Accrescete la nostra fede,
custoditeci nella fedeltà alla nostra vocazione
e alla nostra missione: fateci santi.
Al termine di questa vita, accoglieteci con voi in cielo,
dove già regnate con Cristo nella Gloria eterna.
 
 VIDEO:
SPOSALIZIO DI MARIA E GIUSEPPE 
 

 

"Se pregate col cuore, si scioglierà il ghiaccio nei vostri fratelli"- Dice il veggente Ivan Dragicevic...

 


Messaggio del 23 gennaio 1986
Cari figli, vi invito ancora alla preghiera del cuore. Cari figli, se pregate col cuore, si scioglierà il ghiaccio nei vostri fratelli e scomparirà ogni barriera. La conversione sarà facile per tutti quelli che vorranno accoglierla. Questo è un dono che dovete implorare per il vostro prossimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata! 
 
 
PADRE SLAVKO CI FA" ENTRARE" IN QUESTO MESSAGGIO CON UNA SUA MEDITAZIONE CHE RIGUARDA UN PO' TUTTI NOI ....
VI INVITO A LEGGERE E A FARE TESORO DI OGNI MESSAGGIO CHE LA MAMMA CI TRASMETTE , DI MEDITARLO DURANTE IL GIORNO E DI CERCARE DI SFORZARCI A FARE CIO' CHE CI CHIEDE
 
 
Dice il veggente Ivan Dragicevic:
 "La Madonna chiede a noi tutti di pregare con il cuore, e pregare con il cuore significa che quando si prega si deve pensare a quello che stiamo dicendo, a ciò che stiamo esprimendo in quella preghiera. Pensiamo a quelle parole che stiamo pronunciando, e al loro significato nella nostra vita?"
La Madonna di Medjugorje ci insegna:
 "Siate consci, miei cari, del fatto che sono vostra Madre, e che sono venuta sulla terra per insegnarvi ad ascoltare per amore, a pregare per amore, e non compulsiva mente motivati solo dalla croce che state portando." (29 Novembre 1984)
 "Pregate ed amate, carissimi figli. Nel potere dell'amore potete fare anche le cose che vi sembrano impossibili." (7 Novembre 1985)
 "Se voi pregate con il cuore, cari figli, i cuori freddi come il ghiaccio dei vostri fratelli, si scioglieranno, e ogni barriera scomparirà." (23 Gennaio 1986)
 "Oggi vi chiedo di darmi il vostro cuore, affinché io possa trasformarlo e farlo diventare come il mio." (15 Maggio 1986)
 "Vi chiamo ad una preghiera sincera, con il cuore, cosicché ogni vostra preghiera possa essere un incontro con Dio. Nel vostro lavoro e nella vostra vita quotidiana, mettete Dio al primo posto." (25 Dicembre 1987)
 "Io sono con voi e costantemente osservo ogni cuore che mi è stato dato." (25 Febbraio 1989)
 "Oggi vi invito a rinnovare il vostro cuore. Apritevi a Dio e abbandonate a Lui, tutte le vostre difficoltà e le vostre croci, affinché Dio possa trasformare in gioia ogni cosa." (25 Luglio 1989)
La Madonna ci chiede che la nostra preghiera venga dal cuore, e che veramente sentiamo ciò che diciamo. Lei non vuole che la nostra preghiera sia solo come una recitazione vuota, ma dobbiamo pensare a ciò che diciamo e dobbiamo coinvolgere gli affetti del nostro cuore.
Jelena Vasilj (locuzione interiore) che dirige un gruppo di preghiera a Medjugorje, ha imparato a pregare con il cuore dalla Madonna stessa. Jelena diceva il Rosario con la Madonna - come le era stato insegnato in chiesa. La Madonna le a detto, "Questo non è il Rosario. Tu hai pregato solo con le labbra. Devi concentrarti. Devi sederti immobile ed entrare nel tuo intimo." Maria non vuole le nostre labbra, non vuole che noi ci inginocchiamo solamente davanti ad una statua, Lei vuole il nostro cuore.
In un messaggio a Jelena il 20 Ottobre, 1984, la Madonna ha detto, "Quando pregate dovete pregare di più. La preghiera è un dialogo con Dio. La preghiera significa comprendere Dio. La preghiera è necessaria, perché dopo aver pregato, tutto diventa più chiaro. La preghiera é per conoscere la felicità. La preghiera é per imparare a piangere. Pregare é imparare a fiorire, ad aprirsi come i fiori. La preghiera non é uno scherzo. La preghiera é realmente un dialogo con Dio."

Se la Chiesa siamo noi, dobbiamo riconoscere che talvolta noi non siamo presenza di Cristo Risorto- OMELIA a cura del Card. Angelo Comastri

 

Vangelo del Giorno
Lc 1,1-4; 4,14-21
 
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
 
 Per salire a Dio bisogna scendere 
- III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
 - 23 gennaio 2022 - 
Omelia a cura del Card. Angelo Comastri

 
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
 
Parole del Santo Padre

Evangelizzare i poveri: questa è la missione di Gesù, questa è anche la missione della Chiesa, e di ogni battezzato nella Chiesa. Annunciare il Vangelo, con la parola e, prima ancora, con la vita, è la finalità principale della comunità cristiana e di ogni suo membro. Domandiamoci: che cosa significa evangelizzare i poveri? Significa anzitutto avvicinarli, significa avere la gioia di servirli, di liberarli dalla loro oppressione, e tutto questo nel nome e con lo Spirito di Cristo, perché è Lui il Vangelo di Dio, è Lui la Misericordia di Dio, è Lui la liberazione di Dio, è Lui chi si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà.

sabato 22 gennaio 2022

Il 22 gennaio 1920 nasceva Chiara Lubich fondatrice del movimento cattolico più luminoso della Storia della Chiesa, quello dei Focolari.

Chiara Lubich (Trento, 22 gennaio 1920 – Rocca di Papa, 14 marzo 2008)

 


 Il 22 gennaio 1920 nasceva Chiara Lubich per far nascere il movimento cattolico più luminoso della Storia della Chiesa, quello dei Focolari.

 Silvia era il suo nome di battesimo.

 Trento, è la città che ha dato i natali alla Lubich il 22 gennaio 1920. Seconda di quattro figli, dalla madre eredita la fede cristiana, dal padre socialista e dal fratello maggiore, partigiano e giornalista, una spiccata sensibilità sociale. Già nel nucleo familiare impara l’arte del dialogo, che sarà la nota caratteristica di tutta la sua vita, sempre impegnata a gettare ponti di pace e di unità tra persone, generazioni, classi sociali e popoli.


 
 

Ascolta l’intervista a Ilaria Pedrini:

R. – La sua era una famiglia di umili origini e molto inserita nella realtà sociale di Trento. Il quartiere di Santa Maria Maggiore dove è nata, era un quartiere povero, per questo la Chiesa locale impegnava proprio lì molte sue energie per venire incontro ai bisogni della popolazione, e non è pensabile che Chiara non avesse incontrato queste attività. La sua famiglia in un primo tempo era abbastanza benestante, ma poi conosce un periodo di povertà, anche di estrema povertà, ma questo non impedì alla famiglia Lubich di investire per i figli nell’istruzione. E fu studiando all’istituto magistrale che Chiara poté dare respiro al grande desiderio che già da piccola portava in cuore, quello di conoscere la verità. Era evidente, più agli altri che a lei, che quella ragazza portava in sé delle grandi doti: attorno ai suoi 17, 18 anni fu tra le dirigenti dell’Azione Cattolica trentina e fu in questo ambito che lei, nel ’39, ricevette una delle prime intuizioni rispetto alla sua strada. Durante probabilmente un corso di esercizi spirituali a Loreto, recandosi all’interno della Sacra Casa e pensando a Maria e a Giuseppe con Gesù, visse momenti di intensa commozione e capì che quello poteva essere il suo destino: stare in una casetta in una convivenza di persone con la presenza di Gesù in mezzo a loro. Era un indizio di quello che sarebbe stata la sua vita, allora misterioso per lei e anche per gli altri ai quali però cercò di comunicare, tornando dal corso, di “aver trovato”. Ma che cosa? Era ciò che fu poi chiamata la “quarta strada” perché si distingueva da quelle che la Chiesa conosceva già e cioè una vita consacrata, una vita sposata, o una vita che rimaneva nel mondo pur tutta dedita a Dio. Era qualcosa di diverso che teneva insieme la consacrazione a Dio, la famiglia e anche il restare in mezzo al mondo, anzi essere per il mondo, nel mondo per trasformarlo.
Trento, piazza Duomo
Trento, piazza Duomo

Trento era una città fortemente cattolica agli inizi del ‘900. Che cosa significava essere cristiani in quel periodo?

R. – Trento è stata ed è una città fortemente connotata dal cattolicesimo. Va però precisato che il cattolicesimo trentino aveva una sua peculiarità. Trento era parte dell’Impero austro-ungarico fino al 1918, e va detto che l’impero austro-ungarico era una realtà piuttosto cosmopolita. Questo fatto rendeva Trento aperta ai grandi influssi della Mitteleuropa. Non solo, nella nostra città, agli inizi del Novecento, erano presenti la cultura cattolica, ma anche la cultura liberale e la cultura socialista. Dentro la famiglia stessa di Chiara queste culture erano presenti, essendo il padre socialista e la madre fortemente cattolica. Inoltre, come si sa Trento fu sede del grande Concilio del 1500 in cui furono dibattute le questioni relative alla Riforma luterana. Ma questa opposizione, diciamo così, alla Riforma produsse anche dei fermenti molto positivi che portarono la stessa Chiesa cattolica a cambiare.
Chiara Lubich con i genitori
Chiara Lubich con i genitori

E’ a Trento che Chiara si consacra a Dio. E’ sola in quel momento, ma dopo pochi mesi intorno a lei si forma una comunità di persone che vogliono vivere il Vangelo, un fatto straordinario. Non previsto a tavolino, nasce così il Movimento dei Focolari, una delle realtà eccelsiali oggi più diffuse…

R. – Innanzitutto, come ho ricordato, la sua prima formazione fortemente rivolta all’attivismo avviene nell’ambito dell’Azione Cattolica, una seconda formazione la riceve a motivo del lavoro. Chiara è maestra e per il suo primo incarico si trasferisce in un piccolo paese della Valle di Sole, alla periferia del Trentino, Castello. Ma la guerra impedisce la prosecuzione di questa attività pubblica di insegnamento e lei torna a Trento dove trova lavoro in un istituto privato. E’ un orfanotrofio, lei diventa maestra degli orfanelli dell’Opera serafica gestita dai francescani. Lì lei sente risuonare in sè quell’anelito che era di San Francesco: “L’amore non è amato” ed è lì che riceve questa ‘parola’ che diventa un po’ il suo leitmotiv: Dio ti ama immensamente, Dio ci ama immensamente. Comincia a bruciare in lei quel fuoco e quella luce che non potevano restare chiusi nella sua persona. Conosce la sua prima compagna, Natalia Dallapiccola, con cui condivide queste scoperte che diventano poi patrimonio di altri giovani, di altre famiglie, di altre persone in tutta la città di Trento diventando questo gruppo, qualcosa di davvero eccezionale in mezzo alle macerie della guerra. Perché nelle distruzioni portavano l’amore, portavano il sorriso, portavano la gioia, qualcosa che non poteva rimanere nascosto, evidentemente.

“… a nulla dobbiamo attaccarci perché tutto muore, solo Iddio che è Amore deve accendere in noi una Fiamma che durerà questa vita e tutta l’Eternità. (da una lettera di Chiara del 1944)”

La comunità dei Focolari agli inizi del Movimento
La comunità dei Focolari agli inizi del Movimento

Di Chiara emerge una sensibilità particolare per i poveri e per il sociale, ma Chiara ha parlato anche della politica e alla politica, puntando sempre alla fraternità tra i popoli e all’unità, pur nella diversità, tra le varie formazioni politiche…

R. – La politica accompagna tutta la vita di Chiara, a cominciare dalla sua famiglia. L’Azione Cattolica a Trento costituiva, in fondo, un baluardo anche nei confronti della presa che le organizzazioni fasciste avevano sui giovani. In questo senso possiamo parlare di una costante formazione politica presente nella storia di Chiara. Ma politica è anche la sua azione perché dobbiamo riandare agli anni del dopoguerra, quando lei intraprende con le sue compagne un’azione capillare che definiva già, nelle prime lettere di quei tempi, la soluzione del problema sociale di Trento. Con questo obiettivo erano concentrate ad occuparsi dei poveri; le tracce di questa azione che emerge dai documenti che andiamo ritrovando, mostra come loro conoscessero la città quartiere per quartiere, strada per strada, avessero gli indirizzi di tutti i poveri e avessero fatto un elenco delle loro necessità come delle donazioni che i ricchi erano disposti a dare per arrivare ad una Trento dove non si potesse più nominare la parola indigenza. Il tema della politica, dunque, della soluzione dei problemi sociali tramite la politica, fu sempre una costante della vita di Chiara.