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sabato 16 febbraio 2019

"Pregare per i governanti, non farlo è un peccato"

I cristiani accompagnino con la preghiera i governanti, anche se sbagliano. E’ la forte esortazione di Papa Francesco

 Anche ai governanti chiede di pregare perché altrimenti il rischio è di chiudersi nel proprio gruppetto. Il governante che, invece, ha coscienza della propria subalternità di fronte al popolo e a Dio, prega.
La riflessione di Francesco parte dalla Prima Lettura odierna e dal Vangelo. Nella prima, San Paolo consiglia a Timoteo di fare preghiere per i governanti. Nel Vangelo, c’è un governante che prega: è il centurione che aveva un servo malato. Amava il popolo, anche se straniero, e amava il servo, infatti se ne preoccupava. Debora Donnini per Radio Vaticana


“Quest’uomo sentì il bisogno della preghiera”, nota il Papa. Non solo perché “amava” ma anche perché “aveva la coscienza di non essere il padrone di tutto, non essere l’ultima istanza”. Sapeva che sopra di lui, c’è un altro che comanda. Aveva dei subalterni, i soldati, ma lui stesso era nella condizione di subalterno. E questo lo porta a pregare. Il governante che ha questa coscienza, infatti, prega: “Se non prega, si chiude nella propria autoreferenzialità o in quella del suo partito, in quel circolo dal quale non può uscire; è un uomo chiuso in se stesso. Ma quando vede i veri problemi, ha questa coscienza di subalternità, che c’è un altro che ha più potere di lui. Chi ha più potere di un governante? Il popolo, che gli ha dato il potere, e Dio, dal quale viene il potere tramite il popolo. Quando un governante ha questa coscienza di subalternità, prega.

Papa Francesco rileva, quindi, l’importanza della preghiera del governante, “perché è la preghiera per il bene comune del popolo che gli è stato affidato”. E ricorda, in questo senso, il colloquio avuto proprio con un governante che tutti i giorni passava due ore in silenzio davanti a Dio, nonostante fosse indaffarato. Bisogna dunque chiedere a Dio la grazia di poter governare bene come Salomone che non chiese a Dio oro o ricchezze ma la saggezza per governare.
I governanti, dice Francesco, devono chiedere al Signore questa saggezza. “E’ tanto importante che i governanti preghino” – ribadisce - chiedendo al Signore di non togliergli “la coscienza di subalternità” da Dio e dal popolo: “che la mia forza si trovi lì e non nel piccolo gruppetto o in me stesso”.
E a chi potrebbe obiettare dicendo di essere agnostico o ateo, il Papa dice: “Se non puoi pregare, confrontati”, “con la tua coscienza”, con “i saggi del tuo popolo”, Ma “non rimanere da solo con il piccolo gruppetto del tuo partito”, sottolinea. “Questo – ribadisce – è autoreferenziale”.
Nella Prima Lettura, Paolo invita, appunto, a pregare per i re, “perché – afferma – possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio”.
Francesco nota, però, che quando un governante fa una cosa che non ci piace, viene criticato o, altrimenti, lodato . Viene lasciato solo con il suo partito, con il Parlamento”: “’No, io l’ho votato – l’ho votato dal mio’ – ‘Io non l’ho votato, faccia il suo’. No, noi non possiamo lasciare i governanti da soli: dobbiamo accompagnarli con la preghiera. I cristiani devono pregare per i governanti. ‘Ma, Padre, come vado a pregare per questo, che fa tante cose brutte?’ – ‘Ha più bisogno ancora. Prega, fa penitenza per il governante’. La preghiera d’intercessione – è tanto bello questo che dice Paolo – è per tutti i re, per tutti quelli che stanno al potere. Perché? ‘Perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla’. Quando il governante è libero e può governare in pace, tutto il popolo approfitta [beneficia] di questo”.

E il Papa conclude chiedendo di fare l’esame di coscienza sulla preghiera per i governanti: “Io vi chiedo un favore: ognuno di voi prenda oggi cinque minuti, non di più. Se è governante, si domandi: 'Io prego a quello che mi ha dato il potere tramite il popolo?'. Se non è governante, 'io prego per i governanti? Sì, per questo e per quello sì, perché mi piace; per quelli, no'. E hanno più bisogno quelli di questo! 'Prego per tutti i governanti?'. E se voi trovate, quando fate l’esame di coscienza per confessarvi, che non avete pregato per i governanti, portate questo in confessione. Perché non pregare per i governanti è un peccato”.

Quando si dice: “perdona i nostri debitori”, e cioè i miei e anche i peccati degli altri......

NON PREGARE PER GLI ALTRI E' UN GRAVE PECCATO
“Pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto” (Gc 5,16).
Ma qui si parla in specifico della preghiera per i peccatori, per la loro conversione.
 
  “perdona i nostri debitori”, e cioè i miei e anche i peccati degli altri.
In tal senso all’inizio della Messa preghiamo gli uni per gli altri perché il Signore ci accordi il perdono e purifichi ulteriormente la nostra coscienza.
Per il peccato mortale non sarebbe sufficiente questa preghiera per la sua remissione, ma è necessario che il peccatore intraprenda un itinerario di conversione che lo porta al sacramento.

 La preghiera per gli altri è una grave responsabilità
La necessità della preghiera viene sentita in tre gradi diversi: all'inizio, avverti tale necessità come un atto di fedeltà, la fedeltà del servo nei confronti del suo padrone o del suo creatore. Gli rendi grazie, lo lodi e lo glorifichi in risposta ai benefici che hai ricevuto da lui. Senti che è dalla sua mano che ricevi ogni cosa e che è a lui che devi ridare tutto (cf. 1Cr 29,14). È per questo che è grave smettere di pregare. Il servo può forse smettere di essere fedele e restare ancora nella casa del padrone?

Se progredisci nella preghiera, ne percepisci meglio l'essenza stessa, in quanto essa esprime la relazione vivificante che ti unisce al tuo Signore. Se preghi, tu vivi della vita di Dio, se invece trascuri la preghiera, non vivi più che per te stesso e non ricevi in te i segni manifesti della vita divina. Se all'inizio, dunque, la preghiera esprime la fedeltà del servo, in seguito essa diventa un segno di vita eterna.

Se poi continui a progredire nella preghiera, scoprirai una nuova dimensione importante: la preghiera diviene il canale attraverso il quale passa la tua relazione con i fratelli. Sperimenterai infatti che la tua preghiera ha cominciato a diventare anche per gli altri una sorgente di vita e di potenza. «Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato..., preghi e gli darà la vita» (1Gv 5,16). Se dunque preghi per gli altri, rialzerai e farai rivivere anime morte o moribonde, secondo la parola del Signore: «Risuscitate i morti» (Mt 10,8).

E qui la preghiera comincia a diventare una grave responsabilità: perché, se per un motivo qualsiasi, tu smetti di pregare per i peccatori che vivono attorno a te e tralasci di supplicare in loro favore, essi moriranno nel loro peccato. Qui la negligenza nella preghiera raggiunge il suo culmine e provoca le più gravi conseguenze. Il peccatore muore nel proprio peccato per non aver avuto l'anima risvegliata, rianimata dalla preghiera degli altri.

Come potrai giustificarti, allora, se avrai trascurato di pregare per lui e l'avrai così privato della sorgente di vita di cui Dio ti ha reso responsabile? Vedi quale gravità ha la preghiera?

Se, dunque, all'inizio della vita spirituale la preghiera sembra essere necessaria, poi essa si rivela, per coloro che vi progrediscono, come essenziale alla vita dello Spirito, e diventa infine, per coloro che sono stati iniziati al mistero della preghiera per gli altri, una delle più gravi responsabilità che Dio abbia mai affidato agli uomini.

Se avverti la necessità della preghiera per i peccatori e trascuri di pregare per loro, ti carichi di una colpa grave e diventi responsabile della loro morte.
«Chi dunque sa fare il bene e non lo compie, commette peccato» (Gc 4,17).

«Quanto a me, non sia mai che io pecchi contro il Signore, tralasciando di supplicare per voi» (1Sam 12,23).

Se hai ricevuto la potenza di far rivivere un morto e non lo fai rivivere, ti rendi responsabile di quella morte. La preghiera è una capacità di ricondurre dalla morte alla vita, poiché il peccato è la morte dell'anima e la preghiera è il mezzo per ottenere la remissione del peccato.
«La preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati» (Gc 5,15). Sei dunque chiamato a pregare per i peccatori, non soltanto per salvarli dalla morte del peccato, ma anche per non morire tu stesso a causa loro. La preghiera che innalzi per loro, con insistenza, con suppliche e lacrime, ti libera dalla responsabilità del loro sangue e ti impedisce di morire per causa loro (cf. Ez 3,19; 33,1–9).

La tua preghiera d'intercessione per i peccatori ti rende responsabile della salvezza del fratello aumentando casi la proporzione dei membri attivi all'interno della famiglia umana. «Figlio dell'uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d'Israele» (Ez 3,16). E così, se riversi la tua anima nella preghiera per i peccatori, sei costituito apostolo del messaggio di salvezza per tutti i peccatori, vicini o lontani, che hai incontrato nella tua vita o che non hai mai conosciuto.

«Andate, fate discepole tutte le nazioni» (Mt 28,19).

Mediante la preghiera tu diventi sacerdote, nel senso che sei responsabile della salvezza degli altri e capace – nell'amore, nel dono di te stesso e nella partecipazione al sacrificio e al sacerdozio di Cristo – di liberarli dalla condanna a morte dovuta al peccato.

Facendoti carico del peccato degli altri, gemendo dal fondo del cuore sotto quel peso e facendo penitenza, tu diventi capace, facendoti peccatore al posto loro, di domandare perdono per loro e di ottenerlo.

«Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: Coraggio, figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati» (Mt 9,2).

"L’ADDIO" DI PADRE JOZO SUL PODBRDO AI SACERDOTI- MEDJUGORJE

L’ADDIO DI PADRE JOZO SUL PODBRDO AI SACERDOTI: “NON TEMERE! IO SONO CON TE”





Da questo posto, dove la Madonna è apparsa in quest’ora sette anni, 4 mesi e 16 giorni fa, quando ha toccato questo posto dove stanno adesso i tuoi piedi, Lei come una pellegrina dal Signore mandata, desiderate prendere per la mano come figlio e dirti: non temere... Chiamato anche tu come sacerdote sotto la croce, desidera dirti qui: non temere, sono Io, Io sono con te, non aver paura a tornare nella tua parrocchia a vedere in ogni volto il mio Figlio. Non temere, tu che sei diventato lievito, ad entrare nella farina, tu che sei più forte e puoi farla diventare pane... Ho bisogno di te, delle tue mani perché sono consacrate.., perché anche chi ti ha rifiutato pensa ho bisogno delle tue mani che possono rialzarmi; sono le uniche che possono sciogliere le mie catene, la mia schiavitù... Ho bisogno di te: voglio mandarti da qui come Jahvè ha mandato Davide davanti a Golia, davanti ai filistei. Non sapeva il numero, ma ha detto: “io posso nel nome di Jahvè” e, uscito fuori, ha vinto, ha liberato il popolo... Tu puoi, non nel tuo nome, ma nel nome di Gesù accendere, dalla tua vita, la luce nella vita di tutti gli altri che vogliono incontrarti, perché tu sei uno che porta la novella buona...

Io desidero che ciascuno di voi su questo monte faccia una grande alleanza... E come ha detto Jahvè a Davide: non temere, va’ nel mio nome, prendi nelle tue mani cinque sassi: voglio che tu li prenda questa sera qui sul monte benedetto... E scrivi cinque messaggi su questi sassi.

Sul primo scrivi: la preghiera quotidiana. Come sacerdote fai qui un voto: ogni giorno pregare con la parrocchia e a nome di tutti il Rosario.

Sul secondo scrivi: digiuno. Questa è arma non per i ricchi, ma per i poveri, che possono distruggere ogni male. Come sacerdote, la tua arma è digiuno, sacrificio, mortificazione: la tua castità, la tua povertà, la tua umiltà, il tuo ultimo posto.

Scrivi sul terzo: Eucarestia. La Madonna piangeva quando ha detto come non sapete vivere la Messa. Tu sacerdote puoi vivere solo della Messa, questo è il dono del cielo, questo il tuo cibo nel deserto. Non temere a distribuire il cibo della salvezza a tutti i bisognosi... Sei tu il pane, e devi dire: prendete e mangiate: dare la vita per tutti, il tuo cuore a tutti.

Sul quarto sasso scrivi: la confessione. Queste pietre sono state lavate mille e mille volte con le lacrime della penitenza, sono testimoni della conversione di tante anime. La Madonna chiama: confessatevi ogni mese. E confessate voi stessi, sacerdoti, non di nascosto, ma quando ti vede la tua parrocchia... Da questo sacramento tu puoi ricevere come Adamo, lo spirito della vita. O come dobbiamo avere lo spirito della pace, dell’amore, dell’umiltà, quando le nostre mani sono aperte e stese sul penitente! Tu sei segno della pace dell’amore, sacerdote, segno visibile della presenza di Dio. Non temere, tu puoi fare questo solo con il cuore.

Sui quinto sasso vogliamo scrivere: Bibbia.. È la parola vivente che cerca il tuo cuore per incarnarsi in te come ha trovato il cuore della Madonna... Sempre così quando la parola può diventare corpo visibile, santità visibile, umiltà visibile, diventa sempre un nuovo mondo e spiega chi è nostro Dio.

Voglio invitarti qui come mio fratello e figlio della Madonna, che piangeva qui quando ha detto: dite ai miei cari figli, ai miei sacerdoti che devono credere forte... Oh, caro figlio e fratello di Gesti, grande e Sommo Sacerdote, che ti ha regalato il proprio spirito nell’unzione sacerdotale, rinnova questa consacrazione qui sulla montagna delle apparizioni... E con questi messaggi vai nel mondo, che tu devi illuminare e liberare. Non temere! con questi cinque sassi possiamo superare tutti i nemici, tutti i Golia che stanno davanti alle nostre chiese.

Come Giacobbe ha riposato sul sasso e ha detto: qui ho ricevuto la grazia, oh, umilmente ti prego nel nome della Madonna non dimenticare questo posto, rimani sempre collegato qui, come aereo sempre in alto ma in contatto con la torre di controllo. Tu, come profeta non puoi perdere la parola, come lampada non puoi perdere la luce. Oh, pieno di gioia, fa’ come Giacobbe un monumento con queste cinque pietre nella tua stanza sacerdotale e metti al centro questa immagine della Beata Vergine che ciascuno porterà a casa.

Non tornate soli, la Madonna torna con voi... Vieni con noi, Gesù, benedici questa immagine che portiamo a casa... Riempi la lampada della nostra fede per somigliare a Te, per trovare sempre ultimi e poveri come collaboratori... Metti nel nostro cuore la tua pace, il tuo amore con la parola molto forte: andate nel mondo, andate nel mio nome. Oh, grazie Gesù, rimani sempre con noi...
Fonte: Eco di Medjugorje nr.58

venerdì 15 febbraio 2019

Durante la santa Messa il sacerdote grida: "SALVIAMO LA FAMIGLIA"- VIDEO


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A Medjugorje trova la serenità e scrive l’Inno del pellegrino

A Medjugorje trova la serenità e scrive l’Inno del pellegrino 

 

Il protagonista di questa storia è Giuseppe Bolla, Bepo per i suoi compaesani montefortiani: lo conoscono tutti questo signore di 63 anni che si è diviso tra il lavoro da idraulico e la passione per la musica. Perchè Bepo, che fa musica da quando di anni ne ha 14, ha studiato musica e chitarra, ha suonato nei «Ragni» a metà anni Sessanta e poi è stato chitarrista e vocalist con Giuliano e i Notturni, ha organizzato serate e festival tra Verona e Vicenza, ha cantato nei locali (e il suo cavallo di battaglia era «Auschwitz» di Guccini), è autore e compositore. «Ci avevo provato già altre volte, ma adesso, per la prima volta, con “Donna della pace mia”, sono riuscito a mettere insieme musica e parole», esordisce. Il titolo lo dice già che si tratta di un testo mariano, perchè Kralica Mira, cioè Regina della pace, è il titolo con cui secondo i veggenti di Medjugorje, la Madonna si sarebbe presentata loro. E anche lui, stando a quanto racconta, quel pellegrinaggio ai piedi del Podbrdo e del Krizevac, i monti delle apparizioni, da quel pellegrinaggio di settembre è tornato con la pace. «E’ stata questa la spinta a partire. E’ anni che sento la gente tornare e raccontare di una pace ritrovata, di una serenità insperata, di un’armonia scoperta e fatta propria. Poi si parlava delle apparizioni, ho sentito della conversione di Paolo Brosio e così, per curiosità, ho deciso di saltare su un pullman e di partire». Così, la scorsa estate, Bolla ha deciso di vivere le sue vacanze. E non si spiega nemmeno lui perchè. «So solo che tutto è cominciato sul pullman. Poi, a Medjugorje, ho scoperto quella realtà fatta di comunità di giovani, la povertà, la preghiera portata avanti per ore sul Podbrdo: lo choc c’è stato il 2 settembre, il giorno dell’apparizione a Mirjana, sotto la Croce blu. C’erano 30 mila persone e un silenzio irreale che si è protratto per venti minuti». E’ salito sul Podbrdo, «con le scarpe rotte laddove c’era gente che sfidava le rocce a piedi nudi», sul Krizevac no, «ero senza scarpe», ha ascoltato tante testimonianze: «Una volta a casa avevo dentro un bisogno enorme di raccontare, di cercare di comunicare questa esperienza in un mondo fuori dal mondo: è nata così “Donna della pace mia”, tutta d’un fiato», racconta. La lunga militanza negli ambienti musicali lo aiuta: non ci pensa un istante e chiama subito Beppe Cavani, modenese, docente di musica, direttore d’orchestra, musicista, cantante. E’ sua «Sotto questo sole» che ha decretato il successo dei Ladri di biciclette, sue tante canzoni portate al successo da Francesco Baccini, Eros Ramazzotti, Gianni Morandi. «Mi ha sorpreso la reazione di Beppe: quel suo “perchè no” mi ha dato energia. Anche lui non si era mai cimentato su qualcosa di sacro… e adesso mi sa che a Medjugorje ce lo porto. Di sicuro», dice Bolla, «io ci torno quest’estate». «Donna della pace mia» è nata così: testo di Giuseppe Bolla, musica di Beppe Cavani che la canta con Marcella Mazzetti. A Medjugorje si canta già in alcune comunità: «Sogno che possa diventare la preghiera del pellegrino», si commuove Bolla. Che un altro piccolo sogno ce l’ha nel suo paese: «A settembre Monteforte ospiterà Ivan Dragicevic, uno dei veggenti. Che bello sarebbe poter sentire proprio qui la mia canzone». Di sogno in sogno: «Le Paoline che sposano il progetto ed editano il Cd mariano di cui “Donna della pace mia” è solo la prima tessera di un puzz

 

 

Paola Dalli Cani

VIDEO: PADRE JOZO A MEDJUGORJE SUL PODBRDO CON I PELLEGRINI

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Mons. George a Medjugorje: "Non ho alcun dubbio sul fatto che questa sia opera di Dio."

Mons. George Pearce, arcivescovo emerito dell'isola di Fiji, é giunto in visita privata a Medjugorje.

Ecco le sue impressioni: "Non dubito della veridicità di Medjugorje. Sono già stato qui tre volte ed ai sacerdoti che mi domandano, dico: andate e sedetevi nel confessionale e vedrete… miracoli per intercessione di Maria con la potenza di Dio. Ci è stato detto: 'Li riconoscerete dai frutti'. Il cuore e l'anima dei messaggi di Medjugorje sono senza dubbio l'Eucaristia ed il Sacramento della Riconciliazione.

"Non ho alcun dubbio sul fatto che questa sia opera di Dio. Come ho già detto non si può non credere quando si trascorre un po' di tempo nel confessionale. Sia i segni, sia i miracoli sono opera della misericordia divina, ma il miracolo più grande é quello di vedere gli uomini attorno all'altare di Dio.

"Sono stato in molti santuari, ho trascorso abbastanza tempo a Guadalupe, sono stato otto volte a Fatima ed a Lourdes. E' la stessa Maria, lo stesso messaggio, ma qui a Medjugorje questa é la parola odierna della Vergine per il mondo. Nel mondo ci sono tante difficoltà e tanta sofferenza. La Madonna è sempre con noi, ma a Medjugorje é insieme a noi in modo speciale".

Alla domanda: sa che nel mondo esistono migliaia di gruppi di preghiera sorti per vivere i messaggi della Madonna di Medjugorje? Sa che ne esistono più di mille nel suo Paese, negli USA? Non pensa che ciò sia un segno affinché la Chiesa riconosca la parola di Dio nelle parole della Vergine? Mons. Pearce ha risposto: "Abbiamo un gruppo di preghiera nella cattedrale di Providence, dove attualmente vivo. Ci chiamano 'la piccola chiesa di S. Giacomo'. Il gruppo si riunisce tutte le sere per adorare il Santissimo, per la benedizione e la Santa Messa. Penso che non abbiamo ancora accettato abbastanza il messaggio. Molti si sono rivolti a Dio dopo gli avvenimenti dell'11 settembre dello scorso anno, ma penso che ci sia bisogno di più di questo perché tutta la terra si rivolga davvero a Dio. Prego per quel giorno nella speranza che ci rivolgeremo al Signore prima di imparare troppe lezioni. Anche questo è opera della misericordia divina. Sappiamo bene che Dio, nella sua misericordia e nel suo amore, nella sua provvidenza, farà di tutto perché nessuno dei suoi figli si perda totalmente e questo è quello che conta davvero.

"Vorrei dire a tutti: venite qui con la mente aperta, in preghiera, affidate il vostro viaggio alla Vergine. Venite soltanto e il Signore farà tutto il resto".
Fonte: Medjugorje Torino (www.medjugorje.it)