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giovedì 21 ottobre 2021

Il 21 ottobre si festeggia il Beato don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia. Ha pagato con la propria vita...

 


Il 21 ottobre si festeggia Beato don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia

Don Pino Puglisi è stato un prete italiano, ucciso da Cosa nostra il giorno del suo 56esimo compleanno a motivo del suo costante impegno evangelico e sociale
Il giorno 21 ottobre di ogni anno, la Santa Romana Chiesa Cattolica festeggia e commemora il Beato Don Pino Puglisi, che ha pagato con la propria vita l’amore e la passione che metteva nell’aiutare quanti venivano schiacciati dai soprusi della mafia. Un uomo che con il proprio esempio, ha dato il giusto slancio a una popolazione e allo stesso Stato Italiano, per trovare la forza e la fermezza opportuna per dire basta alle ingiustizie che si era costretti a subire. 
 
Giuseppe detto Pino, nacque a Palermo il 15 settembre 1937 e per la precisione nel quartiere di Brancaccio, da una famiglia di umili origini, da genitori molto devoti e che per guadagnarsi da vivere erano rispettivamente un calzolaio e una sarta. Fin da piccolo, Pino avvertiva dentro di sé, alquanto impellente il desiderio di poter servire il Signore e di voler essere da conforto per quanti si trovassero in difficoltà per una qualsiasi ragione. All’età di sedici anni decise di seguire tale vocazione entrando nel seminario presente sul territorio di Palermo, per un percorso formativo che ebbe la durata di circa sette anni e che nel 1960 lo porterà a essere ordinato sacerdote. I suoi prima incarico furono quelli di vicario presso la parrocchia nella borgata di Settecannoli. Dopo nemmeno un anno, gli fu dato l’incarico di coprire il ruolo di rettore della Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi.Intorno al 1963 fu spostato presso l’orfanotrofio Roosevelt, dove riuscì a trovare la dimensione ideale per dare sfogo alla sua grande forza interiore e alla sua passione. Infatti, riuscì a dare il meglio di sé nell’impartire i giusti insegnamenti a bambini e giovanissimi, per un’opera che si paleserà essere molto importante soprattutto per tenere i ragazzi quanto più lontano possibile dal mondo della criminalità, che soprattutto in zone molto povere, veniva spesso considerata a torto come unica possibilità per sopravvivere o quanto meno avere una vita dignitosa. Gli anni ’70 e ’80, li passerà coprendo incarichi similari a quelli avuti nei primi giorni della propria vita. Nella seconda parte del 1990 assume il ruolo di parroco presso la parrocchia di Brancaccio, in una zona in cui l’influenza della mafia era straordinariamente forte soprattutto per la presenza di una famiglia mafiosa che controllava il territorio e che faceva riferimento ai Corleonesi e in particolare a Leoluca Bagarella.
Questa è la fase in cui c’è il massimo apporto e l’esempio massimale che Padre Puglisi offre non solo a Palermo a tutta l’Italia di come si possa combattere la mafia senza l’utilizzo della violenza. La sua straordinaria opera, era rivolta a evitare che le generazioni future potessero essere assoldate dai criminali, spezzando così una catena che da decenni stava andando avanti. L’influenza che Don Puglisi era talmente forte che la mafia non trovò altro modo di averne la meglio se non quello di assassinarlo davanti al portone della propria abitazione il 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56esimo compleanno. Il ricordo e l’esempio di Beato Puglisi è molto forte tant’è che è stato beatificato il 25 maggio 2013.

mercoledì 20 ottobre 2021

La veggente Marija: "Un uomo che prega è un uomo sereno, che vive con Dio, che si ...."

 



La veggente Marija:"Dice la Madonna  che tante persone sono lontane da Dio perché non pregano. Io penso che la preghiera è il carburante che porta avanti la nostra vita, perché un uomo che prega è un uomo sereno, che vive con Dio, che si lascia guidare da Dio. Io penso, come la Madonna dice, uno che prega, ascolta, guarda, ringrazia, è un uomo positivo, con la vista “larga” e noi siamo chiamati ad essere così.

Non pregando si perde la fede, pian piano si perde tutto perché come dice la Sacra Scrittura: "Maledetto l’uomo che confida nell’uomo". Perché molte volte noi siamo guidati dagli uomini, dalle donne, dal modernismo, dal consumismo, dai mezzi di comunicazione… Invece la Madonna ci chiama, ci invita in questi anni, ad essere con Dio.

Quando cominciamo ad avere il gusto della preghiera, quando cominciamo ad avere il nostro rapporto personale con Dio, poi noi ne sentiamo il bisogno. 
 
 Noi ultimamente abbiamo fatto un ritiro e c’erano delle domande:
Qual è il primo pensiero quando mi sveglio, cosa faccio? Le persone hanno detto i bambini, la famiglia, il lavoro.. E io ho chiesto: E Dio? Tante volte anche le persone che vanno ad un ritiro non hanno Dio. Il primo pensiero dev’essere Dio quando ci svegliamo, come la preghiera che facciamo (Ti adoro) perché Dio ci ha creato, ci ha conservato nella notte… Abbiamo un senso della vita perché ci ha creato, il nostro senso deve essere in Dio.”

 Cosa vuol dire la Madonna quando dice: “voi siate preghiera?

Marja: “Che noi preghiamo per quello che la Madonna dice,che diventiamo testimoni, la preghiera per quelli che non pregano non amano non adorano, la Madonna ci chiede di essere preghiera, cuore, amore, tutto ciò che oggi manca e di cui l’uomo ha bisogno. La Madonna dai primi giorni delle apparizioni, desidera che diventiamo le Sue mani prolungate.”

La Madonna vuole che abbiamo Dio nel nostro cuore 24h su 24h, nella nostra mente e poi Lui ci guiderà, ci ispirerà, vivendo i Suoi comandamenti anche in mezzo a tutti i nostri lavori quotidiani, se mettiamo Dio al primo posto, come dice la Madonna, a quel punto tutto il resto andrà liscio.
 
La Madonna ha chiesto dall’inizio, di preghiera nella parrocchia, noi abbiamo cominciato in chiesa; poi la Madonna ha chiesto gruppi di preghiera nella parrocchia, poi ha chiesto gruppi di preghiera come famiglia, ha detto di mettere la Sacra Scrittura in un posto visibile in casa e leggetela ogni giorno; poi ha chiesto il rosario. La prima cosa che la Madonna ha chiesto era la Bibbia, noi eravamo sotto il regime comunista, non era facile comprare la Bibbia, P. Jozo che era parroco ha ordinato la Sacra Scrittura in ogni famiglia e noi abbiamo fatto in ogni casa un piccolo altarino con l’immagine della Madonna, la Sacra Scrittura, una candela ed è diventato il nostro posto dove pregavamo insieme nella sala, chi si metteva seduto, chi inginocchiato, ognuno come poteva, i bambini sdraiati sui tappeti… La preghiera ci univa, dopo si rimaneva a chiacchierare, cantare. Si creava una bella atmosfera di famiglia.


 Con Dio abbiamo tutto. Finché non abbiamo Dio il nostro cuore non è in pace.

Voglio pregare Signore, solo pregare.Voglio pregarti perché....

 


Voglio pregare Signore, solo pregare.

Voglio pregarti perché Tu sei Colui che sei: “Io sono il Signore Dio tuo: Fuori di me non esiste nulla”.

Voglio pregare perché sono ciò che sono: un nulla che ha bisogno di essere creato da Te; un peccatore che desidera da Te esser salvato.

Voglio pregare Signore non solo per poterti annunziare. Ma pregando già Ti proclamo. Ti annunzio. Dico al mondo che “senza di Te nulla si può fare, che solo in Te è la nostra pace.

Voglio pregare Signore, non solo quando ho bisogno di Te. Ma perché Tu hai bisogno di me. Ti abbiamo forse creato noi per noi? Non sei Tu piuttosto che hai creato noi per Te? Non abbiamo scelto Te, ma Tu hai scelto noi.

Voglio pregare Signore, anche se Tu non rispondi e lasci tutto come prima. Come Tuo Figlio in agonia. È forse colpa Tua se le nostre cose vanno come vanno?

Voglio pregare anche se non togli da noi il calice amaro e tutto resta come prima. Ma tutto non resterà come prima, se davvero so pregare. Mi darai la forza di “sopportare” le conseguenze dei mali fatti. Ciò è giustizia. E se Tu ci liberi dal male: ciò è misericordia Tua gratuita. Non merito nostro, né diritto nostro.

Voglio pregare Signore affinché Tu ci converta a Te e ci distolga da noi stessi. Siamo talmente abituati a guardare noi stessi, le cose dell’uomo,il regno di questa terra. Convertici Signore: facci guardare Te per Te. Affinché venga il Tuo Regno in cielo e in terra. Non il nostro regno sulla terra e il Tuo sotto il cielo.

Voglio pregare Signore perché so che Tu entri dove non lo posso io. Tu ami più di come lo posso io. Che Tu puoi dare ai fratelli ciò che non posso io: tutto Te stesso.

Voglio pregare Signore non solo per ciò che vorrei fare io, ma pure per ciò che hai fatto Tu. lodarti, adorarti, ringraziarti. Non Ti sembra Signore che così pregando avrò fatto il mondo più bello? Il mondo più vicino a Te e Te più presente nel mondo?

Signore voglio pregare così semplicemente per pregare. Per imparare a sentirmi un po’ inutile. E sentire che ho bisogno di Te. Non solo del Tuo aiuto, ma di Te.

Signore voglio pregare non solo per poter “fare” delle cose, ma per “essere davanti a Te” perché ci hai fatti per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te …

Padre Ugo

martedì 19 ottobre 2021

"Vi dico: i periodi più belli col Signore sono i periodi delle prove "- CATECHESI

 


Pochissimi sono capaci di ascoltare Dio che parla. Per darvi un esempio: mentre stavo in un gruppetto che la Madonna ha scelto, abbiamo pregato un'ora e alla fine con la veggente ci siamo messi ad ascoltare il messaggio che Gesù ha dato attraverso di lei: «Avete dimenticato che state nella mia mano». Allora ho visto che l'intero processo della nostra preghiera, un'ora e più, era stato quasi una lamentela: dacci, dacci, dacci, e abbiamo tutto. Difatti abbiamo tutto, ma dato che non abbiamo dato ascolto al Signore col cuore, noi in continuo chiedevamo di darci questo, di darci quello. Ma egli opera per noi, perché ci tiene nella mano, Egli lavora per noi più di quanto noi non lo preghiamo; è con noi, si prende cura di noi.


Ma noi possiamo sentire questa cura del Signore soltanto se noi abbiamo svuotato tutto come quella vedova, quando abbiamo aperto tutto. E devo dirvi una cosa dura, durissima e su questo campo dovete fare gli esami: dovete offrire al Signore i vostri peccati, le vostre preoccupazioni. Ma tutti voi volete dare le preoccupazioni e tutti quanti volete ritenerle per voi. Non abbiamo imparato ad essere abbandonati, ad offrire al Signore le nostre preoccupazioni. Ecco, ho capito perché Gesù disse: « Quando verrò sulla terra troverò la fede? ». Difatti spesso le nostre preghiere seguono fino alla nostra utilità, fino alla nostra visione che è logica per noi, ma quando si avvicinano le prove, le difficoltà, noi ci ritiriamo. Non possiamo pregare fino in fondo se non siamo in grado di abbandonarci al Signore nelle prove, accettare dalla mano di Dio le cose contrarie alla nostra vita, come qualche cosa di più positivo.

Quando si tratta della malattia, quando si tratta delle calunnie, quando si tratta delle ingiustizie, quando si tratta della mancanza di denaro, quando si tratta di qualsiasi difficoltà nella vostra vita, siete in grado in quel momento di gioire, e dire: «Questa è proprio l'occasione perché io scopra di più Dio, perché io possa avanzare? ». Finché non siamo in questo atteggiamento, la nostra preghiera non è persistente, noi non preghiamo, ma noi vogliamo qualche cosa di nostro; noi non cerchiamo Dio fino in fondo. Questa è mancanza di fede, perché la fede è dare ascolto completo a Gesù Cristo e a Dio. La fede non è: « Io credo in Dio ». Allora tutta l'umanità crede in Dio. Infatti io penso che non ci può essere in fondo un ateo teorico, perché non può trovare le ragioni sufficienti a respingere Dio; ma siamo, in un certo senso, tutti fedeli, tutti abbiamo fede, ma non quella fede che il Signore vuole, la fede come ascolto totale del Signore. Allora vedete, un ascolto totale, un ascolto fino in fondo, vuol dire la persistenza della preghiera e vuol dire la fede, la fede che il Signore cerca in questo momento.

Se volete esaminare se la vostra fede è vera, allora esaminatevi nei momenti delle prove. Vi dico: i periodi più belli col Signore sono i periodi delle prove. Se voi non siete pronti ad attraversare le vostre prove con il Signore, ad accettare la sua spiegazione nelle vostre difficoltà, allora non potete fare gli esami, siete bocciati.

Se volete andare avanti vi resta soltanto quella strada che vi ha indicato la Madonna: pregare, sempre di più, pregare col cuore. Il Vangelo di oggi, proprio l'ultima frase, vi indica la strada: pregare, ma pregare per persistere nella preghiera, nelle prove, perché voi sapete tutti quanti che nelle strade della città i più malvagi accetterebbero Dio se fosse secondo i loro desideri. Ma se noi che siamo nella Chiesa, che preghiamo, ci comportiamo nella stessa maniera, che differenza c'è tra noi e loro? Pochissima. Perciò non arriviamo a questi frutti della pace, della gioia, e non siamo in grado di guardare il futuro con la gioia e con la pace, anche se il nostro futuro sarà difficile.

Se siete con questo atteggiamento profondo, cristiano, allora vedrete, tutti voi che siete venuti qui a Medjugorje con le preoccupazioni, sarete scaricati dalle vostre preoccupazioni, dalle vostre difficoltà.

A proposito del futuro, molte persone fanno domande sul futuro, sui segreti, sui messaggi. Domani avrete una spiegazione bellissima. Gesù dice nel Vangelo di Marco cap. 15. « Dall'albero del fico imparate questa similitudine, quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l'estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete accadere queste cose sapete che Egli è alle porte ». E il secondo passo: « In verità vi dico, non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute. Il Cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Riguardo poi a quel giorno e l'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel Cielo, neanche il Figlio, ma solo il Padre». Avete capito? Dio nascosto e Dio svelato. Dio che nasconde il futuro; neanche il Figlio conosce le date, però Dio parla ai nostri cuori e siamo in grado di capire questo momento.

Ai veggenti sono date certe cose, certi segreti, non come molti pensano una precisione matematica sul futuro. È stato dato loro affinché noi, riflettendo nei nostri cuori, possiamo capire il momento attuale del mondo. Se le nostre teste sul livello razionale non conoscono le date del futuro, i nostri cuori sono in grado di capire la strada da fare. Che cosa dobbiamo fare? Sapete bene che cosa dobbiamo fare. Dobbiamo fare i passi del figlio prodigo. Avvicinarci alla casa del Padre e quando saremo vicini allora vedremo e saremo nelle sue braccia. Purtroppo molti stanno lontano dal Padre, nei propri peccati e dicono: « Vedremo se le apparizioni saranno vere ». Molti aspettano che il Padre venga nella solitudine del Figliol prodigo e si manifesti lì, ma questo non può accadere mai. Dio aspetta, Dio chiama e noi dobbiamo fare la strada!! Come un figlio, un ragazzo bocciato deve essere impegnato a studiare per fare gli esami e così sarà promosso, così l'umanità in questo momento deve capire nel cuore la strada che deve fare per arrivare al Padre. Ma voi conoscete la strada di sicuro, soltanto non dobbiamo filosofare troppo. La pace: l'umanità non sarà salvata senza la pace, lo sanno tutti, gli atei e i credenti. Dobbiamo impegnarci. Dobbiamo cambiarci, cambiare la vita, lo dicono gli atei, lo dicono anche i credenti. Tutti e due dicono: l'umanità deve essere cambiata. Gli uni fanno le rivoluzioni con le armi, gli altri fanno la rivoluzione spirituale, ma tutti e due sono d'accordo: l'umanità deve essere cambiata, devono venire nel mondo: la giustizia, l'amore, l'uguaglianza.

Se siamo credenti allora sappiamo che cosa vuol dire per noi la preghiera e il digiuno: sono i mezzi per essere capaci di promuovere un cambiamento nel mondo, un cambiamento positivo, senza offendere nessuno, senza colpire nessuno.

Bisogna promuovere l'amore, promuovere la pace, promuovere la dignità umana con i mezzi di Gesù Cristo; non una rivoluzione con la spada, ma una rivoluzione per mezzo dell'amore, per mezzo della pace.

Ecco volevo condividere questo con voi.

(16 novembre 1985)

 
Fonte: http://wap.medjugorje.ws/it/articles/red-book/41

lunedì 18 ottobre 2021

I mezzi da usare per sconfiggere satana

 


Resistenza a satana
Mezzi.
Nella lotta corporale si adoperano mezzi materiali: la spada, il fucile, ecc. Nella lotta contro il demonio non valgono le armi materiali. È necessario ricorrere a mezzi spirituali. Tali sono la preghiera e la penitenza.
La calma.
Nelle tentazioni impure la prima cosa da farsi è il mantenere la perfetta calma di mente. Il demonio cerca di portare il turbamento per far cadere più facilmente. Bisogna mantenersi nella serenità, pensando che finché la volontà è contraria alla tentazione, non si commette peccato; giova pensare pure che il demonio è come un cane attaccato alla catena, il quale può abbaiare ma non mordere.
Il fermarsi a contemplare la tentazione o preoccuparsi, non fa altro che rendere peggiore la situazione. Distrarsi subito, occuparsi di qualche cosa, cantare qualche lode sacra. Questo mezzo d'ordinario è sufficiente a smorzare la tentazione e mettere in fuga il demonio.

La preghiera.
  Con l'invocazione dell'aiuto di Dio aumenta la forza della volontà e facilmente si resiste al demonio.
Suggerisco qualche invocazione: Dallo spirito di fornicazione, liberami, o Signore! - Dalle insidie del diavolo, liberami, o Signore! - O Gesù, mi chiudo nel tuo Cuore! Maria Santissima, mi metto sotto il tuo manto! Angelo mio Custode, aiutami nella lotta!
L'Acqua Benedetta è mezzo potente per mettere in fuga il demonio. Perciò nella tentazione è utile fare il segno della croce con l'Acqua Benedetta.
Le pie riflessioni giovano a certe anime per superare la mala tentazione: Dio mi vede! Potrò morire subito! Questo mio corpo andrà a marcire sotto terra! Questo peccato, se lo faccio, apparirà al Giudizio Universale davanti a tutta la umanità!

La penitenza.
Alle volte non basta la sola preghiera; ci vuole altro e cioè la mortificazione o penitenza.
- Se non farete penitenza, dice Gesù, vi dannerete tutti! - Penitenza significa imporsi dei sacrifici, delle rinunzie volontarie, soffrire qualche cosa, per tenere a freno le passioni corporali.
Il demonio impuro fugge davanti alla penitenza. Perciò chi è fortemente tentato, faccia qualche penitenza speciale. Non si creda che la penitenza accorci la vita o guasti la salute; invece è il vizio impuro che logora l'organismo. I Santi più penitenti sono vissuti più a lungo. I vantaggi della penitenza sono diversi: l'anima resta inondata di gioia pura, sconta i peccati, attira gli sguardi misericordiosi di Dio e mette in fuga il demonio.
Può sembrare un'esagerazione darsi alla dura penitenza; ma per certe anime è un assoluto bisogno.
- È meglio, dice Gesù, andare in Paradiso con un occhio, con una mano, con un solo piede, cioè sottoporsi a grandi sacrifici, anziché andare all'inferno con tutti e due gli occhi, con le due mani ed i due piedi. -

Una tentazione.
A proposito di tentazione e di penitenza riporto un esempio di Santa Gemma Galgani. Ecco la narrazione da lei stessa fatta: Una notte mi sentii presa da una forte tentazione. Uscii di camera e andai dove nessuno potesse vedermi o sentirmi; presi la corda, che ogni giorno porto sino a mezzogiorno; la riempii tutta di chiodi e poi me la legai tanto strettamente ai fianchi, che alcuni chiodi mi entrarono nella carne. Il dolore fu così forte, che non potei resistere e caddi a terra. Trascorso un po' di tempo, mi apparve Gesù. Oh, com'era contento Gesù! Mi sollevò da terra, mi allentò la corda, però me la lasciò ... Poi gli dissi: Gesù mio, dove eri tu, quando mi sentivo tentata in quel modo? - E Gesù rispose: Figlia mia, ero con te, e molto vicino. - Ma dove? - Nel tuo cuore! - Oh, Gesù mio, se tu fossi stato con me, non avrei avuto simili tentazioni! Chi sa, Dio mio, quanto ti avrò offeso? - Forse tu ne avevi piacere? - Dolore immenso invece ne avevo. - Consolati, figlia mia, non mi hai offeso per niente! - L'esempio dei Santi sia di sprone a tutti a fare penitenza.
La Confessione.
Se grande è la strage che mena Satana nel campo della purezza, non è molto inferiore quella che compie nel far profanare il Sacramento della misericordia di Dio, cioè la Confessione. Sa il demonio che, commesso un grave peccato, non resta altra strada di salvezza che la Confessione. Perciò si affatica affinché l'anima peccatrice non vada a confessarsi, oppure affinché nella Confessione taccia qualche peccato mortale, oppure affinché, pur confessandosi, non abbia il vero dolore, unito al proponimento di fuggire le occasioni gravi di peccato. 

 
Fonte:http://medjugorje.altervista.org/doc/inferno//32-resistenza.php

Alcune frasi significative della veggente Vicka che possono aiutarci nel nostro cammino di FEDE

 


Possiamo pregare per la pace nel mondo. «Ma se voi, afferma la Madonna, pregate per la pace nel mondo e non avete la pace nel vostro cuore, questa preghiera non ha molto valore». 
 
La guerra peggiore è all'interno delle famiglie e quella che c'è nei cuori e nelle coscienze. Lo dico con tutto il cuore che questo tipo di guerra è il più pesante. La nostra guerra ormai è alle spalle e noi ora siamo tranquilli. Ma voi, che non avete avuto quella guerra, vi trovate in una situazione più difficile. Finché non si incomincia a pregare, questa guerra andrà sempre peggio.
 
 La Madonna ci ricorda spesso che dobbiamo mettere Dio al primo posto e tutto il resto viene dopo. Quando delle persone dicono: «Non si può trovare la pace», «È troppo difficile», vuol dire che fanno poco per cambiare. Se noi decidiamo di cambiare il nostro cuore e la nostra vita, allora la pace arriva di sicuro. Bisogna che uno si rivolga a Dio dicendo: «Signore, cambia il mio cuore, fai tu secondo la tua volontà, perché io voglio vivere con la tua pace. Allora questa pace arriva di sicuro».

Anche se la nostra preghiera è fatta in silenzio, Dio l'ascolta.

 Il Papa è una persona santa, che la Madonna ha detto di aver scelto proprio per questo tempo. Dobbiamo pregare molto per lui, che ha bisogno delle nostre preghiere.


  In questo momento, in cui la Madonna è qui fra noi, è in modo particolare tempo di conversione e tempo di grande grazia.
La Madonna in questo momento ci raccomanda di pregare di più, soprattutto per le sue intenzioni e i suoi piani e ci invita anche a prendere in mano ogni giorno la Bibbia, a leggerne qualche riga e poi cercare di viverla nel corso della giornata.
Ci raccomanda anche di pregare per il Santo Padre, i vescovi, i sacerdoti e per tutta la nostra Chiesa che ha bisogno delle nostre preghiere.  In particolare la Madonna prega per la pace e ci invita ad unirci a lei per questa intenzione.


Io non credo che il male sia più forte del bene. Se Dio permette il male è anche per provare la nostra fede. Il bene è certamente più forte. Su questo non ho dubbi. Il male può disturbare, ma non può vincere.
 
Noi dovremmo poter dire ogni giorno a Dio: «Eccomi, fai di me quello che tu vuoi». In questo modo si realizza il nostro programma con Dio.

 La Madonna ha voluto insegnarci che dobbiamo incominciare ad amare per diventare più belli. Quando tu incominci ad amare tuo fratello e tua sorella, tua madre e tuo padre e con lo stesso amore tutti gli altri, allora non c'è problema per la bellezza, perché arriva da sola.

 La Madonna ha detto molte volte che questi sono momenti di grande grazia. Ma ha anche detto che avrebbe ancora tantissimi messaggi da dare, ma non può darli, perché non abbiamo ancora messo in pratica quelli precedenti. La Madonna vuole che in questo tempo di grazia viviamo i suoi messaggi, così può prepararci per riceverne altri. Ma per il momento non può, perché siamo ancora lontani da quelli che ci dà.
 La Madonna aspetta con pazienza e fiducia che noi accogliamo con più generosità il suo messaggio e ci dà sempre tanta speranza e tanta gioia.

  Quando c'è un amore sincero, quando c'è un legame vero, di sicuro non si perde. Quando invece ci sono solo cose esteriori e passeggere non può durare. Ma quando io ti voglio bene con tutto il cuore e con tutta l'anima e faccio sacrifici per andare avanti insieme, allora Dio, che ha dato questo amore, lo benedice e la gioia non si perde. Oggi invece si concedono tutto, vanno a vivere insieme, pensano a divertirsi e vanno dietro a quelle cose che passano. Ma, passate queste cose, è passato anche l'amore. Allora il matrimonio si rompe perché ha perduto tutto il suo valore ed è rimasto il vuoto. Ma quando incominci ad amare una persona veramente, dedicandoti a lei, allora non avrai più paura di perderla.

 C'è tante gente che dice: «Come possiamo aiutare la Madonna?», ma poi quando ci sono i gruppi di preghiera, ognuno prega per i propri problemi invece che per le intenzioni della Madonna. Così il gruppo di preghiera diviene un gruppo di problemi.
 La Madonna dice di lasciare a lei e a Dio tutte le nostre cose, perché lei sa come e quando intervenire. Noi dobbiamo pregare per la realizzazione dei suoi piani.




-Questo piano della Madonna, «che si deve realizzare», si realizzerà necessariamente?
Vicka: Molto dipende da noi.
La Madonna prega, ma chiede anche le nostre preghiere, chiede il nostro aiuto e che preghiamo per le sue stesse intenzioni.
-Qual è questo piano della Madonna che si deve realizzare?
Vicka: Quando il piano si realizza, di sicuro la Madonna lo dice. Io però non chiedo niente. Quello che lei dice, io ascolto.
Lei ci chiede di aiutarla. Facciamolo.


 I peccatori qui sulla terra hanno la possibilità di convertirsi. Ma per quelli che sono all'inferno non si può fare niente. Per loro non c'è più possibilità perché le persone che si trovano all'inferno sono andate di loro propria volontà, perché hanno voluto. Egli ha dato la libertà e loro hanno scelto contro di lui. Dio non manda nessuno all'inferno, ma ci va chi vuole andarci.


  Qui sulla terra si può già anticipare il paradiso, il purgatorio e l'inferno. Dipende da quello che noi scegliamo.
 
Dio non ci chiede così tanto. Si tratta di vivere il suo messaggio, di trasmettere la gioia e l'amore e fare tutte queste cose semplicità, vivere i comandamenti e condurre una vita cristiana normale, senza cose particolari.

Se noi chiediamo col cuore, Dio risponde e ci fa sentire nel nostro cuore che cosa dobbiamo fare e che cosa vuole da noi.

  Io sono fortunata, ma voglio dare questa mia fortuna anche agli altri. Non voglio essere un'egoista, come se la Madonna mi avesse dato tutto questo amore solo per me. Lei ha scelto me, grazie a Dio, ma mi ha scelto per trasmettere questo suo amore. Da parte mia mi sforzo di fare il possibile per donare il suo amore agli altri. Io non ho mai aspettato che la Madonna mi desse tutto, ma anch'io ho dovuto fare la mia parte. Sarebbe troppo facile se la Madonna desse tutto. Ma anche noi dobbiamo corrispondere. Io non ho mai chiesto una sola volta alla Madonna qualcosa per me e non voglio chiederlo.

Satana attacca laddove siamo più deboli. Oggi in modo speciale agisce contro i giovani e le famiglie. È un momento molto difficile.

Oggi i giovani  hanno troppo, anzi hanno tutto di quelle cose che passano e invece hanno pochissimo per quanto riguarda le cose spirituali, quelle che aiutano ad andare avanti. Sono pieni di quelle cose che non contano, chi di droga, chi di altro. Sono caduti in un precipizio e non cercano, non chiedono aiuto per uscirne fuori, ma restano lì a lamentarsi che la vita non vale niente. Io rispondo: «Ma che cosa non va della vita? La vita è un grande dono di Dio e io personalmente sono contentissima di questo dono». Anche prima che la Madonna mi scegliesse, io ho sempre guardato alla vita come a un grande dono e ho voluto viverla nel modo giusto. Ora però devo trasmettere questa mia esperienza e aiutare gli altri a comprendere. Bisogna prendere per mano questi fratelli e dire: «Coraggio». Bisogna incominciare a pregare insieme a loro pian piano, chiedendo quella luce che Dio ci dona sempre, affinché entri nel cuore, dove c'è buio. In questo modo la tenebra diviene luce e scende nel cuore il suo perdono e la sua pace. Bisogna poi andare a confessarsi, aprirsi al sacerdote, chiedere qualche consiglio, così pian piano ritorna di nuovo la voglia di vivere.

Manca il dialogo e si perde il valore della famiglia. La Madonna dice anche che le farebbe particolarmente piacere se nelle nostre comunità e nelle nostre famiglie pregassimo insieme il Santo Rosario. In modo speciale è contenta quando i genitori pregano con i figli e i figli con i genitori. Quando sono così uniti in preghiera, satana non può fare loro del male.


 Dio bisogna cercarlo. Dio ti dà il dono, ma tu devi darti da fare per scoprirlo.

 Siamo molto lontani dal suo amore. Quando incominciamo a credere al suo amore, allora la vita cambia per davvero.

 

  Io ringrazio sempre Dio che mi ha dato questo grandissimo dono del sorriso. Si tratta proprio di un suo dono. Quelli che mi vedono dicono: «Guarda come è contenta!». Sicuro che sono contenta, perché ho trovato l'Amore della mia vita. Io posso dire di essere contentissima, perché per me non esiste nient'altro che fare quello che la Madonna vuole. Quando tu fai quello che la Madonna ti chiede e trasmetti la sua pace, la sua gioia e il suo sorriso allora sei contento. Ed è in questo modo che si vede che la Madonna sta qui in mezzo a noi e noi conosciamo la sua presenza. Si tratta di vivere il suo messaggio e trasmetterlo alla gente. Quando si fa questo, allora non c'è nessuna tristezza, ma solo gioia. Così ogni giorno sei più felice e più contento. Anch'io, sai, ogni giorno continuo a chiedere alla Madonna: «Tu sai quante persone io vedo oggi, con quante parlo, quanti malati arrivano. Conservami nella tua pace e aiutami a dare a tutti la gioia con lo stesso amore, in particolare agli ammalati, ai poveri e a quelli che sono lontani da Dio. Concedimi questa grazia di fare tutto quello che tu desideri che io faccia». Ogni giorno è un giorno nuovo, una nuova luce, una nuova gioia. Perché? Perché tu lo vuoi. Tu ogni mattina quando ti svegli rispondi a Gesù dicendo: «Ecco Gesù, fai quello che tu vuoi».
 

 

Stavamo facendo la Via Crucis sul Krizevac. Alla 12° stazione apro gli occhi e vedo la veggente Vicka - Testimonianza


Dal 10 al 15 ottobre 2001, nonostante Padre Sergio si sentisse molto debole, ha accompagnato a Medjugorie il primo pellegrinaggio organizzato direttamente dalla nostra Comunità
Mariana Missione Giovani. Per P. Sergio è stato un pellegrinaggio molto faticoso, segnato da “perché” interiori e da una continua offerta a Maria per tutte le Sue intenzioni sulla nostra Comunità.

Il venerdì 12, dovendo scegliere tra la veggente Vicka e P. Jozo, siamo andati da P. Jozo. Il sabato i veggenti non ricevono i pellegrini per dedicarsi alla preghiera, quindi ci era restato in cuore un certo dispiacere per non essere riusciti a incontrare nessuno dei sei veggenti. Sabato 13 ottobre, mattina, stavamo facendo la Via Crucis salendo sul monte Krizevac. Alla 12^ stazione, con gli occhi chiusi, stavo dicendo ai presenti: “Ringraziamo Gesù di essere morto per noi; ringraziamoLo per averci donato Sua Madre”, quando al mio fianco sento dire “Ciao Padre”. Apro gli occhi e vedo la veggente Vicka che mi saluta abbracciandomi e baciandomi. Dico con meraviglia:”Vicka!” e lei risponde”Vicka prega anche, non parla soltanto”. Al che io le dico: “Vicka ci dici qualcosa?” e Lei: “La Madonna chiede di pregare in modo particolare per i giovani e per le famiglie, che stanno passando un momento tanto delicato e difficile; tutto il tempo libero viene dedicato a cose materiali e il demonio ne approfitta. La Madonna chiede anche di pregare per le Sue intenzioni, per la realizzazione di un Suo progetto”. Al che Le abbiamo detto: ”Noi veniamo da Civitavecchia e stiamo cominciando una comunità per giovanie famiglie”. Lei ha risposto: ”Questa sera, all’apparizione della Madonna, vi presenterò a Lei con tutte le vostre intenzioni e con tutte le vostre famiglie”. Dopo queste parole ci ha salutato velocemente ed è scomparsa tra la vegetazione. Noi siamo rimasti lì a guardarci stupiti per quella improvvisa apparizione, con gli occhi pieni di lacrime ed il cuore gonfio di commozione. P. Sergio ha cominciato a piangere e ha pianto fino in cima al monte Krizevac. Quell’”apparizione” di Vicka per lui è stata la risposta di Maria ai “perché” che aveva dentro e una conferma che Maria ci accompagnava nel nostro cammino pur in mezzo alle difficoltà che in quel momento stava vivendo.

Questo momento non ce lo siamo più dimenticati e anche in seguito è sempre stato per noi fonte di tanta forza e coraggio. Per questo vogliamo allegare qui la foto di quel momento per noi veramente particolare. 
 
 Fonte:

domenica 17 ottobre 2021

"Ogni persona, nel suo profondo, cerca il Signore, solo che noi dobbiamo aiutarla...."- Testimonianza della veggente Mirjana


 
"Cari figli, con molto amore e pazienza, cerco di rendere i vostri cuori simili al mio Cuore. Cerco di insegnarvi, col mio esempio, l'umiltà, la sapienza e l'amore, perché ho bisogno di voi, non posso senza di voi, figli miei. Secondo la volontà di Dio vi scelgo, secondo la sua forza vi rinvigorisco. Perciò, figli miei, non abbiate paura di aprirmi i vostri cuori. Io li darò a mio Figlio ed Egli, in cambio, vi donerà la pace divina. Voi lo porterete a tutti coloro che incontrate, testimonierete l'amore di Dio con la vita e, tramite voi stessi, donerete mio Figlio. Attraverso la riconciliazione, il digiuno e la preghiera, io vi guiderò. Immenso è il mio amore. Non abbiate paura! Figli miei, pregate per i pastori. Che le vostre labbra siano chiuse ad ogni condanna, perché non dimenticate: mio Figlio li ha scelti, e solo Lui ha il diritto di giudicare. Vi ringrazio"

Ma cosa dice Mirjana su questo compito a lei dato dalla Madonna? Ci sono figli privilegiati? E come comportarci con i non credenti? E con i sacerdoti? 

Mirjana: “Questa apparizione, che ho ogni due del mese, la chiamo io "preghiera per i non credenti". La Madonna invece li definisce "quelli che non hanno ancora conosciuto l'amore del Signore". Se cominciamo a fare ciò che la Madonna vuole per i non credenti, asciughiamo le lacrime dal suo viso; lei vuole che sentiamo amore per loro, che li sentiamo come nostri fratelli e sorelle che non sono così fortunati come noi nel conoscere l'amore del Signore. Io penso che la Madonna ci voglia far capire quanto sia importante pregare per i nostri fratelli che non hanno ancora conosciuto l'amore del Signore. Infatti, se non ci fossero i non credenti, non ci sarebbero le guerre, le separazioni, i suicidi, le droghe, gli aborti. Se noi preghiamo per loro, noi preghiamo per noi e per il nostro futuro. Chi di noi, infatti, potrebbe dire di essere credente fino in fondo?"

"Non dobbiamo giudicarli, importunarli con prediche, assalirli con le parole, ma semplicemente amarli, pregare per loro e dare il nostro esempio. Noi che siamo cattolici spesso non ci rendiamo conto di quanto grande sia la nostra responsabilità nei confronti dei non credenti. Loro devono vederci gioiosi, vedere come noi cristiani affrontiamo i momenti difficili e come viviamo con il Signore tutto quello che accade nella nostra vita. Non dobbiamo chiedere a Dio "perché?" e "perché a me?". Se abbiamo una croce, vuol dire che il Signore ci ha scelto e ci dà la forza per portare quella croce. La Madonna vuole salvare tutti e non sarà contenta finché ognuno di noi non diverrà un bouquet di fiori che lei vuole donare a suo Figlio.

Per la Madonna, come ripeto sempre, io sono uguale a tutti gli altri, non esistono figli privilegiati; una mamma ha lo stesso amore per tutti i suoi figli. La Madonna tramite me comunica dei messaggi, ma ha anche scelto ognuno di voi, perché diveniate suoi apostoli per diffondere ovunque i messaggi che il Signore dà. Dunque tutti siamo uguali, scelti, importanti e privilegiati. Se qualcuno è poi privilegiato in maniera particolare, questi sono i sacerdoti. La Madonna parla spesso di loro, e dice sempre: "I sacerdoti non hanno bisogno del vostro giudizio e delle vostre critiche, ma del vostro amore e delle vostre preghiere". Dio alla fine giudica tutti: noi saremo giudicati per il nostro comportamento con i sacerdoti e loro per ciò che hanno fatto come sacerdoti. La Madonna dice che se noi perdiamo il rispetto per i sacerdoti, perdiamo il rispetto anche per la Chiesa e per nostro Signore. Se pensiamo che il nostro sacerdote fa ciò che non dovrebbe fare, non perdiamo tempo a parlare in giro di questo. Preghiamo per lui e chiediamo al Signore che lo aiuti a capire.
La parola in certi momenti è necessaria, ma deve nascere dal cuore, dalla preghiera. Questo è il modo col quale noi possiamo cambiare tutti. Sono sicura che ogni persona, nel suo profondo, cerca il Signore, solo che noi dobbiamo aiutarla. Prima dobbiamo capire che cosa vuole il Signore da questa persona e poi dobbiamo aiutarla a capire il Signore”.

«Non abbiate paura». Queste parole le abbiamo sentite tante volte dalla Madonna e da Gesù attraverso i veggenti....





Quello che ho sperimentato con i pellegrini e che ho incontrato come problema è che tutti vogliono portare i messaggi della Madonna, vogliono sapere le risposte dei veggenti, vogliono sapere tutte le notizie e sempre si sentono troppo poco nutriti di queste notizie, c'è sempre una curiosità di sapere di più, di conoscere di più, di imparare di più. Io questo lo vedo come un problema, perché i messaggi della Madonna si accolgono e si mettono nelle cassette, dentro il nostro cervello e rimangono lì. Ma noi dobbiamo andare oltre i messaggi, perché i messaggi sono il punto di partenza, non il punto di arrivo. Se i messaggi sono il punto di arrivo, allora tutto il processo del cammino, del cambiamento e della conversione è già finito. Non abbiamo fatto nulla.
Noi abbiamo anche la Scrittura, ma purtroppo se è messa nelle cassette, se è messa nei libri, è una parola morta. Voi capogruppo, responsabili, in modo particolare dovete stare attenti, dovete andare oltre i messaggi. Gesù ci ha insegnato come dobbiamo accettare i messaggi. Nella parabola del seminatore dice: « Le persone che ascoltano la Parola, ma non la capiscono, sono come il chicco di grano che è caduto sulla strada, allora viene satana a portarla via ».
Ecco, se abbiamo accolto i messaggi della Madonna soltanto con le orecchie, se non li abbiamo capiti, se non siamo andati oltre, allora non possono dare i frutti. Dio vuole portarci avanti, cioè non soltanto a capire i messaggi, ma ad essere spinti a capire il Vangelo, a capire il momento della storia. I messaggi ci portano avanti a comprendere il parlare di Dio all'uomo, che può essere diversissimo. Dio non parla soltanto attraverso i veggenti, attraverso i doni speciali, ma parla anche attraverso il nostro cuore, attraverso la nostra riflessione, attraverso tutto l'essere.
Allora i messaggi devono portarci avanti per conoscere questa possibilità di comunicare con Dio e di entrare in contatto con Dio, nell'intimità con lo Spirito Santo che ce li interpreta dentro i cuori.
Voglio ora sottolineare il silenzio come il momento più profondo nel quale noi possiamo capire la Parola di Dio, quando proprio dentro di noi possiamo sentire quello che Dio vuole, quello che Dio dice attraverso i messaggi.
Un altro punto che vorrei ricordare è quello che è sottolineato in modo particolare adesso nei gruppi di preghiera: l'umiltà. Se voi volete rileggere i messaggi della Madonna dell'anno scorso, vedrete come molti sottolineano la battaglia che si conduce tra satana e la Madonna. Ultimamente diverse volte la Madonna ha detto al gruppo di preghiera: « Siate i miei imitatori, combattete contro satana ».
Voi capogruppo, responsabili, dovete esserlo in modo particolare. Ma qui si fa una domanda: come fare la battaglia contro satana? Io voglio sottolineare proprio questo aspetto. Satana da parte sua si presenta come un potente, si dichiara anche onnipotente, vi promette tutto, a volte sembra anche più forte di noi, ci schiaccia, ci promette sempre la vittoria, offre, ma è una vittoria momentanea per ingannare; offre una potenza qui sulla terra. La Madonna dice soltanto: umiltà.
Nella prima domenica di Quaresima ho scoperto quello che ci spiegavano la Madonna e Gesù attraverso le piccole veggenti, e per la prima volta, ho scoperto una dimensione di satana, quando si è avvicinato a Gesù nella seconda tentazione: « Ti darò tutta questa potenza, la gloria dei regni, perché è stata messa nelle mie mani ed io la do a chi voglio ». Satana dichiara di aver ricevuto tutto il potere sui regni della terra e può darlo a chi vuole; satana ha ricevuto una potenza e offre a Gesù questa potenza, ma Gesù non la vuole, Gesù rimane umile. Se volete seguire questa tentazione dall'inizio alla fine c'è satana che promette, offre anche la possibilità di fare miracoli: « Fa' che queste pietre diventino pane; ti darò questo potere, salta dal Tempio... », ma Gesù non accetta, Gesù rimane umile, senza questo potere, anche senza il potere miracoloso.
Ma che cos'è l'umiltà di Gesù? È stare nel Padre, essere radicato nel Padre. Gesù può vivere senza la potenza, ma non può vivere senza il Padre: si è abbandonato al Padre, si sottomette.
Questo non è qualche cosa di teorico, ma è qualcosa di molto pratico. Adesso nella Quaresima possiamo scoprire che cos'è l'umiltà: è essere umiliati, a volte essere schiacciati, non aver forza, non poter agire, quando non ti rimane nient'altro che stare nel Padre, stare in Dio, lasciare che Dio faccia.
Noi abbiamo dimenticato, secondo me, una cosa profonda nel cristianesimo, la cosa più preziosa della vita di Gesù: andare sulla Croce. Lì c'è l'umiltà nella sua fase più profonda; quando Gesù è legato non può fare dei miracoli, è schiacciato, è annientato. La cosa più preziosa di Gesù è di offrire al Padre, in umiltà, la sua vita per la salvezza del mondo.
Ultimamente nei messaggi, attraverso le piccole veggenti, Gesù parlando delle cose fondamentali della vita spirituale dice: « Dovete sentirvi nulla ».
Diverse volte ha sottolineato: « Dovete sentirvi nulla. Incapaci. Proprio nulla. È il Padre che farà tutto ». Ma questa esperienza di sentirvi nulla non potrete viverla senza essere schiacciati nelle difficoltà. Senza essere cancellati dagli uomini, senza essere umiliati, non potrete arrivare a questo atteggiamento di umiltà, perché sarebbe soltanto un'umiltà teorica.
L'umiltà della vita, l'umiltà della prassi, può arrivare soltanto attraverso l'umiliazione, attraverso la distruzione di tutto quello che è terreno e del peccato.
In un messaggio, dopo che abbiamo pregato e digiunato secondo le intenzioni che abbiamo avuto nei nostri cuori, Gesù disse attraverso Jelena: « Vi ho esaudito, però non riceverete quello che voi avete desiderato. Riceverete altre cose, perché non siete voi da glorificare, ma sono io da glorificare in voi ».
Anche questo atteggiamento di Gesù ci spiega come dobbiamo vivere in una umiltà totale, abbandonati a Dio, affinché Dio faccia quello che Lui vuole per essere glorificato. Ma questo non sarebbe sufficiente a dire che dobbiamo essere umili, perché una umiliazione può produrre soltanto un'umiliazione dell'uomo, ma qui c'è un'altra realtà da scoprire: io sono nulla, ma Dio ha deciso di salvare gli uomini. Dio in questo momento sta guidando' ciascuno di noi, ed è una cosa meravigliosa quando voi sapete che Dio vi guida avanti attraverso le vostre debolezze, attraverso i vostri peccati, anche attraverso i peccati di tutti gli uomini. Molte volte nella Scrittura Gesù dice: « Non abbiate paura ».
Queste parole le abbiamo sentite tante volte dalla Madonna e da Gesù attraverso i veggenti: « Non abbiate paura, affidatevi al Padre. Pregate così da essere sicuri che Lui guida tutto ».
Poi tante volte ci ha sottolineato: «Nelle difficoltà, quando portate le croci, cantate, siate pieni di gioia». Ma tutto questo: la speranza, la gioia, provengono dal Padre il quale ci guida, il quale ha deciso di salvare l'umanità.
Allora, quando sappiamo che è il Padre che guida tutto, la nostra incapacità, il nostro nulla non è altro che dare gloria a Dio, non è altro che non preoccuparsi, lasciare tutto a Dio. Noi dobbiamo essere soltanto come i servi inutili, disposti a fare quello che ci indica il. Padre, a fare quello che ci indica la Madonna, a fare quello che ci indica la Chiesa.
A questo punto voglio dire un altro messaggio che potrebbe spiegare anche a voi la vostra relazione con i pellegrini, con la gente con cui lavorate. In un messaggio, attraverso una di queste piccole veggenti, Gesù ci disse per una ragazzina, ma il messaggio è dato per noi, come dovevamo comportarci verso quella persona che era in crisi: « Voi non potete far nulla. Sono io l'unico che può cambiarla. Voi dovete soltanto amarla », poi aggiunse: « Non fate delle dighe alla sua vita, perché quando si fanno le dighe il fiume si arrabbia e non scorre. Lasciatela libera come il fiume. Non fate neanche i ponti, perché quando si fanno i ponti, il fiume si sente stretto e allora non scorre liberamente. Lasciatela libera di scorrere come scorre il fiume ».
Quando mi sono avvicinato alla ragazzina l'ho vista chiusa, aggressiva, perché non si sentiva libera con nessuno. L'educazione familiare cristiana non era data con spirito d'amore; era chiusa, non aveva fiducia in nessuno. Ho sperimentato che cosa si doveva fare con lei: mostrarle amore. E ho visto che la ragazzina pian piano si apriva, come sboccia un fiore e, pian piano, ricevendo fiducia ha cominciato a gioire, a sbocciare.
Dopo un mese sono caduto io nella tentazione, mi sono stancato guardando tanti difetti della ragazzina, tanti sbagli.
Abbiamo pregato Gesù, perché nel gruppo ci siamo sentiti proprio frustrati: « Come mai la ragazzina non cambia? ». Abbiamo pregato a lungo e di nuovo abbiamo ricevuto lo stesso messaggio: « Lasciatela scorrere come il fiume. Non fate le dighe, non fate i ponti. Adesso mettetevi in riflessione e vedete quante dighe avete già fatte, quanti ponti avete costruiti. State attenti a non chiuderla. La ragazzina è già in via di aprirsi, ha ricevuto fiducia in voi. Siate pazienti. Anche qui voi dovete sentirvi nulla, dovete soltanto amare e lasciare tutto a me ».
Io penso che questo messaggio può servirvi per come dovete comportarvi con i pellegrini, come dovete comportarvi con l'altra gente a cui voi parlate della Madonna, di Medjugorje. Dovete prima di tutto amare.
Dovete amare, non fare le dighe, non fare i ponti. Questo è bellissimo, ma dobbiamo scoprirlo. Tante attività sono i ponti, le dighe. Ultimamente dicevo ad alcuni amici di tacere, di stare in silenzio, di pregare, di lasciar scorrere le cose, di non fare le difese. Ma molti fanno i ponti, le dighe... e il fiume si arrabbia, allora la nostra attività può essere solo di inciampo.
Sappiamo benissimo che i Santi non facevano le dighe, non facevano i ponti, ma hanno vissuto profondamente la parola di Dio, ritirati nel silenzio, nella preghiera, nell'amore, hanno vissuto radicati nel Padre e tutto proveniva da lì.
La gente attorno a loro poteva scorrere come un fiume e ciascuno libero di venire e di accettare i messaggi che provenivano dalla loro vita. Questo lo considero fondamentale.
Se volete partecipare al piano della Madonna la cosa fondamentale è di essere umili e di amare, ma quando dico di essere umili non vuol dire di non lavorare, ma di lavorare con umiltà. Quando vengono le dighe non distruggetele con le vostre forze, con la vostra logica; quando andate dall'altra parte del fiume non fate i vostri ponti, ma attraversate il ponte di Dio, il ponte che Dio ha costruito.
Ho detto che l'umiltà non è un atteggiamento teorico, ma vuol dire umiliazioni, vivere la vita della Croce, a volte essere anche distrutto, annientato.
lo desidero che ciascuno di noi possa accettare questa umiltà come un dono: un dono prezioso essere umiliati, cancellati, distrutti, essere crocifissi, essere morti per Gesù.
Che nessuno di noi abbia la tentazione di essere fuori strada, di essere perduto, perché distrutto. Se noi siamo distrutti per il Signore, se siamo crocifissi per il Signore, se siamo sepolti per il Signore, non potremo stare nella tomba neanche tre giorni: il Signore ci glorificherà. ...I capogruppo, gli accompagnatori di pellegrini devono essere pellegrini prima di tutto verso la profondità di Dio. Se non siamo così, allora tutti i pellegrini si bloccano, si fermano lì dove si sono fermate le guide. Secondo me, voi avete anche la responsabilità di organizzarvi. Sarebbe bene vivere i ritiri più profondi per arrivare alla profondità - quello che ho detto all'inizio - di come vivere la parola, di come vivere i messaggi, di andare oltre per approfondire. È una cosa preziosa, ma può essere capita soltanto in un ritiro più profondo, quando non siete occupati dai pellegrini, quando non siete occupati da questo e da quello, ma potete stare in silenzio, ascoltare per voi, non per gli altri. Noi sacerdoti abbiamo un problema: quando prepariamo le prediche cerchiamo di prepararle per gli altri, non per noi, e facciamo uno sbaglio fondamentale. Dobbiamo cercare la parola per noi, per poi parlare agli altri. Anche per voi guide dei pellegrini è molto importante avere del tempo per voi, per ascoltare la Parola per voi.
Se avete delle difficoltà di fronte ai pellegrini, alle strutture, non cercate di distruggere le strutture, ma cercate di rivolgervi a voi, vedete che cosa bisogna cambiare dentro di voi e Dio si prenderà cura degli altri. ... Quando la Madonna dice che i messaggi sono prima di tutto per la Parrocchia vuole sottolineare che voi siete responsabili per gli altri, voi dovete viverli, voi dovete essere testimoni per gli altri, così che gli altri possano riceverli; è un modo di procedere, non di escludere gli- altri. Per i gruppi di preghiera la Madonna ha detto all'inizio che i gruppi devono restare chiusi e che anche i messaggi non devono essere diffusi così come tutti gli altri messaggi: adesso capisco il perché. Un gruppo. una persona può dare soltanto quello che ha vissuto. Quello che è utile dare agli altri gruppi nel mondo è l'esperienza di ciascuno di noi e dei gruppi di preghiera, non i messaggi, perché i messaggi non possono essere capiti fuori del contesto dell'esperienza. Tutti i messaggi vengono dati lungo il cammino, così noi riceviamo la parola ad hoc, in una situazione concreta, dove l'anima si apre con certi bisogni, allora c'è la risposta della Madonna e di Gesù.
Allora se quella parola viene messa sui giornali diventa come tutte le altre parole, la gente non è in grado di accoglierla.
Quello che sarebbe utile è dare le testimonianze, le esperienze del gruppo. Quando la Madonna dice che dà i messaggi prima di tutto alla Parrocchia, vuol dire che neanche questi messaggi saranno utili se voi non li vivrete. Voi dovete essere un messaggio vivo per i pellegrini. Quando la Madonna ha cominciato a dare i messaggi nel '84, nel secondo messaggio ha detto il desiderio che la Parrocchia diventi una comunità, affinché tutti coloro che vengono a Medjugorje possano vivete la conversione. Meditazioni (sui Messaggi) di P. Tomislav Vlasic e P. Slavko Barbaric - Anno 1986

Fonte:http://www.medjugorje.ws/it/articles/yellow-book/7

sabato 16 ottobre 2021

“ Che cosa è la preghiera? Perché è così importante?”. A queste domande ci aiuta a rispondere P. Jozo ....



CHE COSA E’ LA PREGHIERA?


La riflessione di P. Jozo sulla preghiera ci aiuta ad essere fedeli ogni giorno.



Si legge nel Vangelo:Gesù Cristo ha sempre posto la preghiera davanti ad ogni scelta e azione.

Preghiera silenziosa, notturna il più delle volte, Preghiera continua, con gli Apostoli, Preghiera di lode, nel tempio di Gerusalemme...

 La Madonna a Medugorje, in vari messaggi ha chiesto, possiamo quasi dire “ implorato”, di pregare con forza, fedeltà e fiducia. Ma spesso ci chiediamo: “ Che cosa è la preghiera? Perché è così importante?”. A queste domande ci aiuta a rispondere P. Jozo dal monastero di Siroki Brijeg.

“...Che cosa è la preghiera? Non possiamo dire che cosa è. E’ un regalo, un dono. Ha una dimensione divina; non possiamo mai dire :”che cosa è” perché sempre è di più di quello che possiamo definire. Non possiamo dire che cosa è, ma possiamo vedere quali frutti fa e quali frutti fa oggi nella comunità e nella chiesa. La preghiera è un attivo incontro con il nostro Dio. Vero, vero, attivo. Incontro sincero con il nostro Dio nel quale veramente il Signore ci parla; nel quale possiamo aprire la nostra vita a Lui e dare amore, gloria e ringraziamento a Lui. E’ Lui che ci incontra. Il suo incontro sempre cambia l’uomo. Come ad esempio ha cambiato Zaccheo. Ascoltando Gesù che era entrato nella sua casa, Zaccheo ha deciso: “ Io ho da dare ai poveri, ho fatto del male agli altri, ho rubato; così ora voglio dare, dare e distribuire ai bisognosi; restituire a tutti quelli a cui ho fatto del male “. Vedete, lui non aveva mai pensato così. Ha pensato: “ Non importa in quale modo io posso avere”. L’importante era avere, avere facendo del male. Ma non sapeva cosa voleva dire “avere”. Quando ha incontrato Cristo, allora ha conosciuto, ha imparato ; per la prima volta ha sentito il bisogno di dare: Cristo è la preghiera.

L’uomo che sempre ha da dare, che sempre fa bene; l’uomo che prega è colui che ha imparato da Cristo a fare le opere buone. Benedice, aiuta, guarisce, illumina la strada a tutti, protegge tutti: l’uomo che prega è un profeta. L’uomo che prega sente la voce di Dio e sa vivere questa voce; è capace di collaborare con questa voce. L’uomo che prega risponde a questa chiamata e sa trasmettere il messaggio agli altri. L’uomo che prega è come Davide, che difende la propria Gerusalemme. E’ un profeta che difende la Chiesa. Per questo la Madonna ha detto:” Potete fermare la guerra con il Rosario”. Non con la politica; vedete come i politici non riescono! Non riescono! Perché non siamo capaci. Perché esiste una confusione. Esistono le famiglie in crisi. I mariti dicono :” Quando lascerò mia moglie sarò libero, sarò in pace! Quando scapperò dalla mia famiglia!”. Noi cristiani sappiamo che questo è tristezza, rovina; la più grande violenza. Non è la pace. Tanti invece credono che questa sia la pace. Vedi come non ci capiamo! Molti che vanno ad uccidere il figlio, vanno ad abortire, pensano :” Vado a liberarmi”. E noi diciamo : no, questa è una violenza una grave guerra, un omicidio. E gli altri dicono :” Ora sono a posto”. Ma non sono a posto! Pensano in modo sbagliato. L’uomo che non prega non può trovare la pace. Non sa che cosa è libertà, che cosa è la pace. Lasciare la moglie o accettare la moglie: che cosa è più grande?

L’uomo che prega sa difendere ed ottenere la pace nella propria casa e nella Chiesa. “Potete, con la preghiera...” E la Chiesa ha accettato la preghiera. Abbiamo bisogno del miracolo della pace. Per questo si prega. Qualsiasi legge di qualunque paese non cambia nulla. E’ la grazia di Dio che cambia l’uomo , fa capire cosa vuole dire Dio, la vita, la pace, il matrimonio, il figlio, sacerdote, Cristo, Papa, la Chiesa, la Bibbia, il Sacramento. Non si può capire questo con la legge. La Chiesa, povera , può stampare i libri, ma attraverso dei libri cosa si fa? Chi si è convertito perché ha letto un libro? Si deve incontrare l’uomo testimone. Cristo è diventato l’uomo, il verbo, la parola. Per diventare testimone. La sua testimonianza è l’amore. Dio è amore. Dio ama, Dio perdona, Dio è la nostra pace. Senza di Lui noi non riusciremo. Siamo chiamati alla conversione. Tornare al Padre, come figli prodighi. Andiamo a casa.

Trascrizione fedele dalla registrazione.
Fonte:http://medjugorje.altervista.org/doc/pjozo/preghiera2.html

16 ottobre 1983 CANONIZZAZIONE DI PADRE LEOPOLDO: OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

 


CANONIZZAZIONE DI PADRE LEOPOLDO DA CASTELNOVO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 16 ottobre 1983


1. “Dio è amore . . . Noi abbiamo creduto all’amore” (1 Gv 4, 8.16).

Venerabili miei fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio. Ecco, noi ci accostiamo oggi all’altare, per esprimere la nostra unità nel sacerdozio di Gesù Cristo. Ci accostiamo per confessare e proclamare, insieme con tutti i partecipanti all’Eucaristia, riuniti in Piazza San Pietro, quello che l’evangelista Giovanni ha scritto nella sua prima Lettera: “Dio è amore . . . In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi . . .” (Gv 4, 8. 10).

Dio è amore, e l’amore è da Dio. Non dal mondo. E non dall’uomo. È da Dio stesso. Il mondo non può esistere senza quest’amore. L’uomo non può esistere senza di esso. L’uomo che è sempre più consapevole di ciò che lo minaccia da parte delle potenze di questo mondo, che egli stesso ha sprigionate, e da parte della civiltà, che egli stesso ha costruito, se questa civiltà non diventerà simultaneamente “la civiltà dell’amore”.

Dio è amore. E l’amore è da Dio. Una profonda coscienza di questa verità ci ha indotti a incontrarci al Sinodo dei Vescovi intorno al tema: “La riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa”. La riconciliazione e la penitenza sono il frutto di quest’amore che è da Dio. Mediante il tema del Sinodo tocchiamo le radici stesse dei problemi che si trovano nel cuore dell’uomo, e insieme dei problemi dai quali dipende la vita dell’intera famiglia umana.

2. L’Amore, che è Dio, si è rivelato una volta per sempre: “. . . si è manifestato l’amore di Dio per noi . . . è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4, 9-10).

Questa missione del Figlio sta alle basi della nostra riconciliazione con Dio. Il sacrificio di espiazione per i peccati diventa la sorgente della nuova alleanza, che è l’alleanza dell’amore e della verità. Questa è l’alleanza di Dio con l’uomo e la riconciliazione dell’uomo con Dio, che si realizza contemporaneamente nell’uomo come riconciliazione con i fratelli: “se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri . . . se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi” (1 Gv 4, 11-12).

Era necessario, venerabili e cari fratelli, questo Sinodo sul tema della riconciliazione e della penitenza per toccare le questioni più profonde nella missione della Chiesa verso l’uomo e verso il mondo dei nostri giorni. Bisognava preparare in un certo senso il terreno per questo Sinodo mediante il Giubileo straordinario dell’Anno della Redenzione, che celebriamo contemporaneamente a Roma e in tutta la Chiesa. Mediante questo il tema del Sinodo si è radicato in modo particolare in ciascuno di noi.

Siamo qui come coloro che hanno riconosciuto e creduto all’amore, che Dio ha per noi (cf. 1 Gv 4, 16). Da tale fede nasce tutto ciò che desideriamo fare mediante i lavori del Sinodo per la riconciliazione e per la penitenza nella missione contemporanea della Chiesa. Lo facciamo, perché “abbiamo creduto all’amore”. Lo facciamo fissando gli occhi su Cristo, il Buon Pastore che conosce le sue pecore e offre la vita per le pecore (cf. Gv 10, 14-15).

3. Oggi tutto questo trova un’espressione ancora più particolare mediante l’inscrizione nell’albo dei santi del beato Leopoldo Mandić. Infatti egli fu, nei suoi giorni, un servo eroico della riconciliazione e della penitenza.

Nato a Castelnovo alle Bocche di Cattaro, a 16 anni lasciò la famiglia e la sua terra per entrare nel seminario dei Cappuccini di Udine. La sua fu una vita senza grandi avvenimenti: qualche trasferimento da un convento all’altro, come è consuetudine dei Cappuccini; ma niente di più. Poi l’assegnazione al Convento di Padova, ove rimase fino alla morte.

Ebbene, proprio in questa povertà di una vita esteriormente irrilevante, venne lo Spirito ed accese una nuova grandezza: quella di un’eroica fedeltà a Cristo, all’ideale francescano, al servizio sacerdotale verso i fratelli.

San Leopoldo non ha lasciato opere teologiche o letterarie, non ha affascinato con la sua cultura, non ha fondato opere sociali. Per tutti quelli che lo conobbero, egli altro non fu che un povero frate: piccolo, malaticcio. La sua grandezza è altrove: nell’immolarsi, nel donarsi, giorno dopo giorno, per tutto il tempo della sua vita sacerdotale, cioè per 52 anni, nel silenzio, nella riservatezza, nell’umiltà di una celletta-confessionale: “il buon pastore offre la vita per le pecore”. Fra Leopoldo era sempre lì, pronto e sorridente, prudente e modesto, confidente discreto e padre fedele delle anime, maestro rispettoso e consigliere spirituale comprensivo e paziente.

Se si volesse definirlo con una parola sola, come durante la sua vita facevano i suoi penitenti e confratelli, allora egli è “il confessore”; egli sapeva solo “confessare”. Eppure proprio in questo sta la sua grandezza. In questo suo scomparire per far posto al vero Pastore delle anime. Egli manifestava così il suo impegno: “Nascondiamo tutto, anche quello che può avere apparenza di dono di Dio, affinché non se ne faccia mercato. A Dio solo l’onore e la gloria! Se fosse possibile, noi dovremmo passare sulla terra come un’ombra che non lascia traccia di sé”. E a chi gli chiedeva come facesse a vivere così, egli rispondeva: “È la mia vita!”.

4. “Il buon pastore offre la vita per le sue pecore”. Ad occhio umano la vita del nostro Santo sembra un albero, a cui una mano invisibile e crudele abbia tagliato, uno dopo l’altro, tutti i rami. Padre Leopoldo fu un sacerdote a cui era impossibile predicare per difetto di pronuncia. Fu un sacerdote che desiderò ardentemente di dedicarsi alle missioni e fino alla fine attese il giorno della partenza, ma che non partì mai perché la sua salute era fragilissima. Fu un sacerdote che aveva uno spirito ecumenico così grande ad offrirsi vittima al Signore, con donazione quotidiana, perché si ricostituisse la piena unità fra la Chiesa Latina e quelle Orientali ancora separate, e si rifacesse “un solo gregge sotto un solo pastore” (cf. Gv 10, 16); ma che visse la sua vocazione ecumenica in un modo del tutto nascosto. Piangendo confidava: “Sarò missionario qui, nell’ubbidienza e nell’esercizio del mio ministero”. E ancora: “Ogni anima che chiede il mio ministero sarà frattanto il mio Oriente”.

A San Leopoldo che cosa restò? A chi e a che cosa servì la sua vita? Gli restarono i fratelli e le sorelle che avevano perduto Dio, l’amore, la speranza. Poveri esseri umani che avevano bisogno di Dio lo invocavano implorando il suo perdono, la sua consolazione, la sua pace, la sua serenità. A questi “poveri” san Leopoldo donò la vita, per loro offrì i suoi dolori e la sua preghiera; ma soprattutto con loro celebrò il sacramento della Riconciliazione. Qui egli visse il suo carisma. Qui si espressero in grado eroico le sue virtù. Egli celebrò il sacramento della Riconciliazione, svolgendo il suo ministero come all’ombra di Cristo crocifisso. Il suo sguardo era fisso al Crocifisso, che pendeva sull’inginocchiatoio del penitente. Il Crocifisso era sempre il protagonista. “È lui che perdona, è lui che assolve!”. Lui, il Pastore del gregge . . .

San Leopoldo immergeva il suo ministero nella preghiera e nella contemplazione. Fu un confessore dalla continua preghiera, un confessore che viveva abitualmente assorto in Dio, in un’atmosfera soprannaturale.

5. La prima lettura dell’odierna Liturgia ci ricorda la preghiera di intercessione di Mosè nel corso del combattimento, che Israele condusse contro Amalek. Quando le mani di Mosè erano alzate, la bilancia della vittoria pendeva dalla parte del suo popolo, quando le mani cadevano per la fatica, prevaleva Amalek.

La Chiesa, mettendo oggi dinanzi a noi la figura del suo umile servo san Leopoldo, che fu una guida per tante anime, vuole anche additare queste mani che si alzano verso l’alto nel corso delle diverse lotte dell’uomo e del Popolo di Dio. Esse si alzano nella preghiera. E si alzano nell’atto dell’assoluzione dei peccati, che raggiunge sempre quell’Amore che è Dio: quell’amore che una volta per sempre si è rivelato a noi nel Cristo crocifisso e risorto. “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5, 20).

Che cosa ci dicono, cari fratelli, queste mani di Mosè alzate nella preghiera? Che cosa ci dicono le mani di san Leopoldo, umile servo del confessionale? Esse ci dicono che la Chiesa non si può stancare mai nel dare testimonianza a Dio che è amore! Essa non si può mai scoraggiare e stancare per le contrarietà, dal momento che il culmine di questa testimonianza si alza irremovibilmente, nella Croce di Gesù Cristo, sopra l’intera storia dell’uomo e del mondo. Pure sopra la nostra difficile epoca in cui l’uomo sembra essere minacciato non soltanto dall’autodistruzione e dalla morte nucleare, ma anche dalla morte spirituale. Infatti come deve vivere lo spirito dell’uomo se “non crede all’amore” (cf. 1 Gv 4, 16)? Come si può sviluppare nel mondo l’opera della molteplice riconciliazione se - oltre la giustizia e il dialogo - non si sprigiona quella forza massima che è l’amore sociale? E l’amore, è da Dio!

6. Venerati e amati fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, miei fratelli e sorelle nella grazia della chiamata alla fede mediante il Battesimo, voi tutti che partecipate all’odierna Eucaristia!

Ringrazio il cardinale Decano del Sacro Collegio e il Rappresentante del Sinodo dei Vescovi per le parole che hanno indirizzato a me all’inizio di questa Celebrazione. Nel giorno in cui ricorre il quinto anniversario della mia chiamata a svolgere il servizio di Pietro in Roma, nell’anno in cui si compiono 25 anni dalla mia consacrazione episcopale, mi è particolarmente cara e preziosa questa vostra comune preghiera; questa comune Eucaristia.

Infatti tutti noi - e il Vescovo di Roma in particolare - dobbiamo perseverare con le mani alzate verso Dio nonostante tutta la nostra umana debolezza e indegnità. Non possiamo stancarci e scoraggiarci.

Tra le esperienze del nostro tempo, tra le minacce che incombono sulla grande famiglia umana, tra le lotte dei popoli e delle Nazioni, tra le sofferenze di tanti cuori e di tante coscienze umane, non possiamo mancare di dare la testimonianza: “Dio è amore . . . l’amore è da Dio . . . noi abbiamo creduto all’amore”. Amen.