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lunedì 24 gennaio 2022

"Pregate per coloro che pur essendo nella Chiesa odiano e bestemmiano"- Commento di Fra Slavko Barbaric

 


Messaggio di Medjugorje, 25 marzo 1999
"Cari figli, vi invito alla preghiera col cuore. In modo particolare, figlioli, vi invito a pregare per la conversione dei peccatori, di quelli che trafiggono il mio Cuore e il Cuore di mio figlio Gesù, con la spada dell'odio e della bestemmia quotidiana. Preghiamo, figlioli, per coloro che non vogliono conoscere l'amore di Dio, pur essendo nella Chiesa. Preghiamo che si convertano; che la Chiesa risusciti nell'amore. Solo con l'amore e la preghiera, figlioli, potete vivere questo tempo che vi è donato per la conversione. Mettete Dio al primo posto e allora Gesù risorto diventerà vostro amico. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. "
 
 
Fra Slavko Barbaric
Questo messaggio è molto ricco.
"Preghiera con il cuore": la Madonna lo ha chiesto moltissime volte. La Preghiera col cuore comincia quando uno di noi, con amore, decide di fare quello che chiede la Madonna, senza chiedersi "come lo faccio?", ma solo con questa decisione (es. trovo il tempo, un angolo della mia casa, con la mia famiglia,… prendo la Bibbia, il rosario, il crocifisso, una immagine…). Allora creo le condizioni, cioè quello che dipende da me.
E poi, se sono stanco, prego come stanco, se malato, triste, disperato e pieno di gioia, non importa: ogni preghiera è preghiera del cuore, quando abbiamo fatto quello che potevamo fare. Se uno dice "non so pregare", ma faccio quello che la Madonna mi chiede" comincia la preghiera del cuore. Questo è solo l'inizio; poi vi sarà la crescita.
La Madonna ci chiede la preghiera per la conversione dei peccatori. Tutti siamo peccatori ed abbiamo tutti bisogno di conversione. Ma oggi la Madonna ha precisato due aspetti di peccato: il primo è di chi porta l'odio nel cuore e trafigge come una spada il Cuore di Maria e il Cuore di Gesù. L'odio sorge quando non si perdona, non si ama e l'anima comincia a "generare" forze negative che distruggono per prima la persona che lo nutre: ne distrugge l'anima e il corpo. Uno che odia diventa malato a tutti i livelli.
Perdonare vuol dire liberarsi da questa spada che trafigge noi stessi e gli altri. E naturalmente, trafigge il Cuore di Maria e il Cuore di Gesù.
L'altro aspetto è la bestemmia. Tutte le scuse (lo dico, ma non lo penso… mi sfugge… ho l'abitudine…) non sono valide. Vera ragione della bestemmia è un cuore che non è puro, che ha l'odio in sé, che non è toccato dall'Amore di Dio e dalla sua bontà.
Allora, bisogna pregare per l'amore, perché dove c'è l'amore verso Dio, non ci sono bestemmie. Sentendo bestemmiare devi reagire e avere il coraggio di difendere il tuo Dio che è tuo Padre, e difendere Maria che è tua Madre!
Dopo la Madonna dice "preghiamo". Di solito dice "pregate". Questa volta dice "Preghiamo per coloro che non vogliono conoscere l'Amore di Dio, pur essendo nella Chiesa".
Voi sapete che dal 2 agosto 1987 la Madonna prega il giorno 2 di ogni mese con Mirijana , perché i non credenti facciano esperienza dell'Amore di Dio. Per questa intenzione importantissima preghiamo anche tutti noi!
Il buon cristiano, non solo osserva alcuni Comandamenti (non uccidere, non rubare…), ma porta nel profondo del cuore il desiderio di conoscere l'Amore di Dio e di lasciarsi cambiare da questo infinito Amore.
Maria ci chiede di pregare per la Chiesa, affinché risusciti nell'Amore. Noi sappiamo bene che se manca amore, la Chiesa inaridisce… Ecco: pregare per la risurrezione della Chiesa nell'Amore è veramente una grande intenzione! Se ognuno di noi risuscita nell'amore, una parte della Chiesa risuscita…
La Madonna infine ci invita a capire che questo tempo ci è dato per la conversione, per deciderci a mettere Dio al primo posto.
Oggi è la festa dell'Annunciazione. Maria ha sempre messo Dio al primo posto: così ha potuto dire "sia fatta la tua volontà". Accettando di compiere la volontà di Dio, Maria diventa Madre del Salvatore, la nuova Eva. La prima Eva non ha messo Dio al primo posto, ma ha obbedito al maligno.
Mettere Dio al primo posto significa fare tutto per amore del Signore, nella luce della sua Parola e dei suoi Comandamenti.
Così Gesù Risorto diventerà il nostro amico.
P. Slavko Barbaric'


LA BESTEMMIA
Chi bestemmia:
a) Offende Dio direttamente e nel modo più brutale;
b) ricambia l’amore di Dio con l’odio di Satana;
c) ferisce intimamente la fede e la pietà dei credenti;
d) diffonde lo scandalo più grave, specialmente tra i piccoli;
e) degrada se stesso al di sotto di ogni livello sociale.

La bestemmia è il vizio più infame del popolo cristiano ed è il vizio del solo popolo cristiano, di quel popolo che ha avuto i segni e le prove dell’amore infinito di Gesù e il privilegio di essere il suo popolo eletto.
Dovunque vai senti un coro di bestemmie: tra i braccianti agricoli, tra gli operai, tra i soldati ecc.; anche le donne bestemmiano. Dio, il suo Figlio Gesù, Maria, i Santi, vengono vilipesi continuamente.
Tutti i più infami insulti, tutte le più sporche parole, tutte le più vergognose ingiurie vengono dette al Santissimo e sensibilissimo Gesù e alla sua dolcissima Madre da coloro che Egli ancora continua ostinatamente ad amare.
Al più grande delinquente, alla peggiore canaglia non si dice in tutta la sua vita neanche la miliardesima parte di insulti che si fanno a Gesù in un solo giorno.
Tanti dicono che non lo fanno apposta, che bestemmiano per abitudine, che se ne pentono, che non riescono a togliersi quell’abitudine. Non è vero. Se amassero Gesù non lo bestemmierebbero.
San Girolamo dice: «Qualunque altro peccato è leggero in confronto della bestemmia! ». Questa infatti, a differenza degli altri peccati, va direttamente contro Dio.
San Tommaso conferma: «La bestemmia è peggiore dello stesso omicidio e, se detta per odio, è più grave di ogni altro peccato!». Il demonio bestemmia perché colpito dalla giustizia di Dio, ma l’uomo fa ancora peggio se osa bestemmiare mentre il Signore lo circonda di benefici in questa vita e gli offre la felicità eterna nell’altra!
Nell’Antico Testamento quale sanzione c’era per i bestemmiatori? Dio stesso, dopo aver proibito nel Decalogo anche il più lieve abuso del suo Santissimo Nome, ordinò a Mosè di punire i bestemmiatori con la morte mediante lapidazione!
E nel Nuovo Testamento? Ecco qualche esempio:
L’imperatore Giustiniano giudicava i bestemmiatori rei di morte più di qualsiasi altro delinquente, e Filippo II li faceva affogare con una grossa pietra al collo! Il Santo re Luigi IX faceva forare la lingua dei bestemmiatori con un ferro rovente e diceva che egli stesso si sarebbe sottoposto a tale supplizio pur di eliminare la bestemmia dal suo regno.
Ed oggi? In pratica, a causa del pauroso scadimento morale, non c’è nessuna punizione.
Ripariamo le bestemmie almeno:
a) con uno sguardo molto espressivo verso chi bestemmia e, se si ha la possibilità o l’opportunità, con un discreto intervento;
b) con giaculatorie mentali e simili: Dio sia benedetto! — Benedetta sia Maria! — Signore, misericordia per chi t’insulta! — Gesù, ti amo per coloro che ti bestemmiano! — Gesù Maria vi amo, salvate anime! (quest’ultimo atto di amore fu suggerito da Gesù stesso a Suor Consolata Betrone e le diceva: con quest’atto di amore tu ripari per mille bestemmie);
c) col dire, possibilmente: Per favore, non bestemmi!

domenica 23 gennaio 2022

Vinciamo la tentazione di chiuderci in una religiosità sacrale, che si riduce a culto esteriore, che non tocca e non trasforma la vita.

 


OMELIA DEL 
SANTO PADRE FRANCESCO
23 gennaio 2022

"Al centro della vita del popolo santo di Dio e del cammino della fede non ci siamo noi, con le nostre parole. Al centro c’è Dio con la sua Parola.

Anzitutto la Parola svela Dio. Gesù, all’inizio della sua missione, commentando quel determinato passo del profeta Isaia, annuncia una scelta precisa: è venuto per la liberazione dei poveri e degli oppressi (cfr v. 18). Così, proprio attraverso le Scritture, ci svela il volto di Dio come di Colui che si prende cura della nostra povertà ed ha a cuore il nostro destino. Non è un padrone arroccato nei cieli – quell’immagine di Dio brutta, no, non è così – ma un Padre che segue i nostri passi. Non è un freddo osservatore distaccato e impassibile, un Dio “matematico”. È il Dio-con-noi, che si appassiona alla nostra vita e si coinvolge fino a piangere le nostre lacrime. Non è un dio neutrale e indifferente, ma lo Spirito amante dell’uomo, che ci difende, ci consiglia, prende posizione a nostro favore, si mette in gioco, si compromette con il nostro dolore. Sempre è presente lì. Ecco «il lieto annuncio» (v. 18) che Gesù proclama davanti allo sguardo stupito di tutti: Dio è vicino e si vuole prendere cura di me, di te, di tutti. E questo è il tratto di Dio: vicinanza. Lui stesso si definisce così; dice al popolo, nel Deuteronomio: “Quale popolo ha i suoi dèi vicini a sé, come io sono vicino a te?” (cfr Dt 4,7). Il Dio vicino, con quella vicinanza che è compassionevole e tenera, vuole sollevarti dai pesi che ti schiacciano, vuole riscaldare il freddo dei tuoi inverni, vuole illuminare le tue giornate oscure, vuole sostenere i tuoi passi incerti. E lo fa con la sua Parola, con la quale ti parla per riaccendere la speranza dentro le ceneri delle tue paure, per farti ritrovare la gioia nei labirinti delle tue tristezze, per riempire di speranza l’amarezza delle solitudini. Ti fa andare, ma non in un labirinto: ti fa andare nel cammino, per trovarlo di più, ogni giorno.

Fratelli, sorelle, chiediamoci: portiamo dentro al cuore questa immagine liberante di Dio, il Dio vicino, il Dio compassionevole, il Dio tenero? Oppure lo pensiamo come un giudice rigoroso, un rigido doganiere della nostra vita? La nostra è una fede che genera speranza e gioia o – mi domando, tra noi – è ancora zavorrata dalla paura, una fede paurosa? Quale volto di Dio annunciamo nella Chiesa? Il Salvatore che libera e guarisce o il Dio Temibile che schiaccia sotto i sensi di colpa? Per convertirci al vero Dio, Gesù ci indica da dove partire: dalla Parola. Essa, raccontandoci la storia d’amore di Dio per noi, ci libera dalle paure e dai preconcetti su di Lui, che spengono la gioia della fede. La Parola abbatte i falsi idoli, smaschera le nostre proiezioni, distrugge le rappresentazioni troppo umane di Dio e ci riporta al suo volto vero, alla sua misericordia. La Parola di Dio nutre e rinnova la fede: rimettiamola al centro della preghiera e della vita spirituale! Al centro, la Parola che ci rivela come è Dio. La Parola che ci fa vicini a Dio.

E ora il secondo aspetto: la Parola ci porta all’uomo. Ci porta a Dio e ci porta all’uomo. Proprio quando scopriamo che Dio è amore compassionevole, vinciamo la tentazione di chiuderci in una religiosità sacrale, che si riduce a culto esteriore, che non tocca e non trasforma la vita. Questa è idolatria. Idolatria nascosta, idolatria raffinata, ma è idolatria. La Parola ci spinge fuori da noi stessi per metterci in cammino incontro ai fratelli con la sola forza mite dell’amore liberante di Dio. Nella sinagoga di Nazaret Gesù ci rivela proprio questo: Egli è inviato per andare incontro ai poveri – che siamo tutti noi – e liberarli. Non è venuto a consegnare un elenco di norme o ad officiare qualche cerimonia religiosa, ma è sceso sulle strade del mondo a incontrare l’umanità ferita, ad accarezzare i volti scavati dalla sofferenza, a risanare i cuori affranti, a liberarci dalle catene che ci imprigionano l’anima. In questo modo ci rivela qual è il culto più gradito a Dio: prendersi cura del prossimo. E dobbiamo tornare su questo. Nel momento in cui nella Chiesa ci sono le tentazioni della rigidità, che è una perversione, e si crede che trovare Dio è diventare più rigidi, più rigidi, con più norme, le cose giuste, le cose chiare… Non è così. Quando noi vedremo proposte di rigidità, pensiamo subito: questo è un idolo, non è Dio. Il nostro Dio non è così.

Sorelle e fratelli, la Parola di Dio ci cambia – la rigidità non ci cambia, ci nasconde –; la Parola di Dio ci cambia penetrando nell’anima come una spada (cfr Eb 4,12). Perché, se da una parte consola, svelandoci il volto di Dio, dall’altra provoca e scuote, riportandoci alle nostre contraddizioni. Ci mette in crisi. Non ci lascia tranquilli, se a pagare il prezzo di questa tranquillità è un mondo lacerato dall’ingiustizia e dalla fame, e a farne le spese sono sempre i più deboli. Sempre pagano i più deboli. La Parola mette in crisi quelle nostre giustificazioni che fanno dipendere ciò che non va sempre da altro e dagli altri. Quanto dolore sentiamo nel vedere i nostri fratelli e sorelle morire sul mare perché non li lasciano sbarcare! E questo, alcuni lo fanno in nome di Dio. La Parola di Dio ci invita a uscire allo scoperto, a non nasconderci dietro la complessità dei problemi, dietro il “non c’è niente da fare”, “è un problema loro”, “è un problema suo”, o il “che cosa posso farci io?”, “lasciamoli lì”. Ci esorta ad agire, a unire il culto di Dio e la cura dell’uomo. Perché la sacra Scrittura non ci è stata data per intrattenerci, per coccolarci in una spiritualità angelica, ma per uscire incontro agli altri e accostarci alle loro ferite. Ho parlato della rigidità, di quel pelagianesimo moderno, che è una delle tentazioni della Chiesa. E quest’altra, cercare una spiritualità angelica, è un po’ l’altra tentazione di oggi: i movimenti spirituali gnostici, lo gnosticismo, che ti propone una Parola di Dio che ti mette “in orbita” e non ti fa toccare la realtà. La Parola che si è fatta carne (cfr Gv 1,14) vuole diventare carne in noi. Non ci astrae dalla vita, ma ci immette nella vita, nelle situazioni di tutti i giorni, nell’ascolto delle sofferenze dei fratelli, del grido dei poveri, delle violenze e delle ingiustizie che feriscono la società e il pianeta, per non essere cristiani indifferenti, ma operosi, cristiani creativi, cristiani profetici.

«Oggi – dice Gesù – si è compiuta questa Scrittura» (Lc 4,21). La Parola vuole prendere carne oggi, nel tempo che viviamo, non in un futuro ideale. Una mistica francese del secolo scorso, che ha scelto di vivere il Vangelo nelle periferie, ha scritto che la Parola del Signore non è «“lettera morta”: essa è spirito e vita. […] L’acustica che la Parola del Signore esige da noi è il nostro “oggi”: le circostanze della nostra vita quotidiana e le necessità del nostro prossimo» (M. Delbrêl, La gioia di credere, Gribaudi, Milano 1994, 258). Chiediamoci allora: vogliamo imitare Gesù, diventare ministri di liberazione e di consolazione per gli altri, attuare la Parola? Siamo una Chiesa docile alla Parola? Una Chiesa portata all’ascolto degli altri, impegnata a tendere la mano per sollevare i fratelli e le sorelle da ciò che li opprime, per sciogliere i nodi delle paure, liberare i più fragili dalle prigioni della povertà, della stanchezza interiore e dalla tristezza che spegne la vita? Vogliamo questo?

 Questa è anche la missione di ciascuno di noi: essere annunciatori credibili, profeti della Parola nel mondo. Perciò, appassioniamoci alla Sacra Scrittura, lasciamoci scavare dentro dalla Parola, che svela la novità di Dio e porta ad amare gli altri senza stancarsi. Rimettiamo la Parola di Dio al centro della pastorale e della vita della Chiesa! Così saremo liberati da ogni pelagianesimo rigido, da ogni rigidità, e saremo liberati dall’illusione di spiritualità che ti mettono “in orbita” senza avere cura dei fratelli e delle sorelle. Rimettiamo la Parola di Dio al centro della pastorale e della vita della Chiesa. Ascoltiamola, preghiamola, mettiamola in pratica.

Oggi 23 gennaio si ricorda lo sposalizio di Maria e Giuseppe. Affidiamo il nostro amore di coniugi a loro- PREGHIERA

 


Oggi 23 gennaio si ricorda lo sposalizio di Maria e Giuseppe. Affidiamo il nostro amore di coniugi a loro perché ci aiutino ad amarci come loro si amavano
 
PREGHIERA AI SANTI SPOSI
Come Dio Padre,
nella Sua infinita Sapienza e immenso Amore,
affidò qui in terra il Suo Unigenito Figlio Gesù Cristo
a Te, Maria Santissima, e a te, San Giuseppe,
sposi della Santa Famiglia di Nazareth,
così noi, divenuti per il Battesimo figli di Dio,
con umile fede ci affidiamo e consacriamo a Voi.
Abbiate per noi, per i nostri figli, per le nostre famiglie,
le stesse premure e tenerezze avute per Gesù.
Aiutateci a conoscere, amare e servire Gesù
come voi l'avete conosciuto, amato e servito.
Otteneteci di amarVi con lo stesso amore
con il quale Gesù Vi ha amato qui in terra.
Proteggete le nostre persone,
difendeteci da ogni pericolo e da ogni male.
Accrescete la nostra fede,
custoditeci nella fedeltà alla nostra vocazione
e alla nostra missione: fateci santi.
Al termine di questa vita, accoglieteci con voi in cielo,
dove già regnate con Cristo nella Gloria eterna.
 
 VIDEO:
SPOSALIZIO DI MARIA E GIUSEPPE 
 

 

"Se pregate col cuore, si scioglierà il ghiaccio nei vostri fratelli"- Dice il veggente Ivan Dragicevic...

 


Messaggio del 23 gennaio 1986
Cari figli, vi invito ancora alla preghiera del cuore. Cari figli, se pregate col cuore, si scioglierà il ghiaccio nei vostri fratelli e scomparirà ogni barriera. La conversione sarà facile per tutti quelli che vorranno accoglierla. Questo è un dono che dovete implorare per il vostro prossimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata! 
 
 
PADRE SLAVKO CI FA" ENTRARE" IN QUESTO MESSAGGIO CON UNA SUA MEDITAZIONE CHE RIGUARDA UN PO' TUTTI NOI ....
VI INVITO A LEGGERE E A FARE TESORO DI OGNI MESSAGGIO CHE LA MAMMA CI TRASMETTE , DI MEDITARLO DURANTE IL GIORNO E DI CERCARE DI SFORZARCI A FARE CIO' CHE CI CHIEDE
 
 
Dice il veggente Ivan Dragicevic:
 "La Madonna chiede a noi tutti di pregare con il cuore, e pregare con il cuore significa che quando si prega si deve pensare a quello che stiamo dicendo, a ciò che stiamo esprimendo in quella preghiera. Pensiamo a quelle parole che stiamo pronunciando, e al loro significato nella nostra vita?"
La Madonna di Medjugorje ci insegna:
 "Siate consci, miei cari, del fatto che sono vostra Madre, e che sono venuta sulla terra per insegnarvi ad ascoltare per amore, a pregare per amore, e non compulsiva mente motivati solo dalla croce che state portando." (29 Novembre 1984)
 "Pregate ed amate, carissimi figli. Nel potere dell'amore potete fare anche le cose che vi sembrano impossibili." (7 Novembre 1985)
 "Se voi pregate con il cuore, cari figli, i cuori freddi come il ghiaccio dei vostri fratelli, si scioglieranno, e ogni barriera scomparirà." (23 Gennaio 1986)
 "Oggi vi chiedo di darmi il vostro cuore, affinché io possa trasformarlo e farlo diventare come il mio." (15 Maggio 1986)
 "Vi chiamo ad una preghiera sincera, con il cuore, cosicché ogni vostra preghiera possa essere un incontro con Dio. Nel vostro lavoro e nella vostra vita quotidiana, mettete Dio al primo posto." (25 Dicembre 1987)
 "Io sono con voi e costantemente osservo ogni cuore che mi è stato dato." (25 Febbraio 1989)
 "Oggi vi invito a rinnovare il vostro cuore. Apritevi a Dio e abbandonate a Lui, tutte le vostre difficoltà e le vostre croci, affinché Dio possa trasformare in gioia ogni cosa." (25 Luglio 1989)
La Madonna ci chiede che la nostra preghiera venga dal cuore, e che veramente sentiamo ciò che diciamo. Lei non vuole che la nostra preghiera sia solo come una recitazione vuota, ma dobbiamo pensare a ciò che diciamo e dobbiamo coinvolgere gli affetti del nostro cuore.
Jelena Vasilj (locuzione interiore) che dirige un gruppo di preghiera a Medjugorje, ha imparato a pregare con il cuore dalla Madonna stessa. Jelena diceva il Rosario con la Madonna - come le era stato insegnato in chiesa. La Madonna le a detto, "Questo non è il Rosario. Tu hai pregato solo con le labbra. Devi concentrarti. Devi sederti immobile ed entrare nel tuo intimo." Maria non vuole le nostre labbra, non vuole che noi ci inginocchiamo solamente davanti ad una statua, Lei vuole il nostro cuore.
In un messaggio a Jelena il 20 Ottobre, 1984, la Madonna ha detto, "Quando pregate dovete pregare di più. La preghiera è un dialogo con Dio. La preghiera significa comprendere Dio. La preghiera è necessaria, perché dopo aver pregato, tutto diventa più chiaro. La preghiera é per conoscere la felicità. La preghiera é per imparare a piangere. Pregare é imparare a fiorire, ad aprirsi come i fiori. La preghiera non é uno scherzo. La preghiera é realmente un dialogo con Dio."

Se la Chiesa siamo noi, dobbiamo riconoscere che talvolta noi non siamo presenza di Cristo Risorto- OMELIA a cura del Card. Angelo Comastri

 

Vangelo del Giorno
Lc 1,1-4; 4,14-21
 
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
 
 Per salire a Dio bisogna scendere 
- III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
 - 23 gennaio 2022 - 
Omelia a cura del Card. Angelo Comastri

 
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
 
Parole del Santo Padre

Evangelizzare i poveri: questa è la missione di Gesù, questa è anche la missione della Chiesa, e di ogni battezzato nella Chiesa. Annunciare il Vangelo, con la parola e, prima ancora, con la vita, è la finalità principale della comunità cristiana e di ogni suo membro. Domandiamoci: che cosa significa evangelizzare i poveri? Significa anzitutto avvicinarli, significa avere la gioia di servirli, di liberarli dalla loro oppressione, e tutto questo nel nome e con lo Spirito di Cristo, perché è Lui il Vangelo di Dio, è Lui la Misericordia di Dio, è Lui la liberazione di Dio, è Lui chi si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà.

sabato 22 gennaio 2022

Il 22 gennaio 1920 nasceva Chiara Lubich fondatrice del movimento cattolico più luminoso della Storia della Chiesa, quello dei Focolari.

Chiara Lubich (Trento, 22 gennaio 1920 – Rocca di Papa, 14 marzo 2008)

 


 Il 22 gennaio 1920 nasceva Chiara Lubich per far nascere il movimento cattolico più luminoso della Storia della Chiesa, quello dei Focolari.

 Silvia era il suo nome di battesimo.

 Trento, è la città che ha dato i natali alla Lubich il 22 gennaio 1920. Seconda di quattro figli, dalla madre eredita la fede cristiana, dal padre socialista e dal fratello maggiore, partigiano e giornalista, una spiccata sensibilità sociale. Già nel nucleo familiare impara l’arte del dialogo, che sarà la nota caratteristica di tutta la sua vita, sempre impegnata a gettare ponti di pace e di unità tra persone, generazioni, classi sociali e popoli.


 
 

Ascolta l’intervista a Ilaria Pedrini:

R. – La sua era una famiglia di umili origini e molto inserita nella realtà sociale di Trento. Il quartiere di Santa Maria Maggiore dove è nata, era un quartiere povero, per questo la Chiesa locale impegnava proprio lì molte sue energie per venire incontro ai bisogni della popolazione, e non è pensabile che Chiara non avesse incontrato queste attività. La sua famiglia in un primo tempo era abbastanza benestante, ma poi conosce un periodo di povertà, anche di estrema povertà, ma questo non impedì alla famiglia Lubich di investire per i figli nell’istruzione. E fu studiando all’istituto magistrale che Chiara poté dare respiro al grande desiderio che già da piccola portava in cuore, quello di conoscere la verità. Era evidente, più agli altri che a lei, che quella ragazza portava in sé delle grandi doti: attorno ai suoi 17, 18 anni fu tra le dirigenti dell’Azione Cattolica trentina e fu in questo ambito che lei, nel ’39, ricevette una delle prime intuizioni rispetto alla sua strada. Durante probabilmente un corso di esercizi spirituali a Loreto, recandosi all’interno della Sacra Casa e pensando a Maria e a Giuseppe con Gesù, visse momenti di intensa commozione e capì che quello poteva essere il suo destino: stare in una casetta in una convivenza di persone con la presenza di Gesù in mezzo a loro. Era un indizio di quello che sarebbe stata la sua vita, allora misterioso per lei e anche per gli altri ai quali però cercò di comunicare, tornando dal corso, di “aver trovato”. Ma che cosa? Era ciò che fu poi chiamata la “quarta strada” perché si distingueva da quelle che la Chiesa conosceva già e cioè una vita consacrata, una vita sposata, o una vita che rimaneva nel mondo pur tutta dedita a Dio. Era qualcosa di diverso che teneva insieme la consacrazione a Dio, la famiglia e anche il restare in mezzo al mondo, anzi essere per il mondo, nel mondo per trasformarlo.
Trento, piazza Duomo
Trento, piazza Duomo

Trento era una città fortemente cattolica agli inizi del ‘900. Che cosa significava essere cristiani in quel periodo?

R. – Trento è stata ed è una città fortemente connotata dal cattolicesimo. Va però precisato che il cattolicesimo trentino aveva una sua peculiarità. Trento era parte dell’Impero austro-ungarico fino al 1918, e va detto che l’impero austro-ungarico era una realtà piuttosto cosmopolita. Questo fatto rendeva Trento aperta ai grandi influssi della Mitteleuropa. Non solo, nella nostra città, agli inizi del Novecento, erano presenti la cultura cattolica, ma anche la cultura liberale e la cultura socialista. Dentro la famiglia stessa di Chiara queste culture erano presenti, essendo il padre socialista e la madre fortemente cattolica. Inoltre, come si sa Trento fu sede del grande Concilio del 1500 in cui furono dibattute le questioni relative alla Riforma luterana. Ma questa opposizione, diciamo così, alla Riforma produsse anche dei fermenti molto positivi che portarono la stessa Chiesa cattolica a cambiare.
Chiara Lubich con i genitori
Chiara Lubich con i genitori

E’ a Trento che Chiara si consacra a Dio. E’ sola in quel momento, ma dopo pochi mesi intorno a lei si forma una comunità di persone che vogliono vivere il Vangelo, un fatto straordinario. Non previsto a tavolino, nasce così il Movimento dei Focolari, una delle realtà eccelsiali oggi più diffuse…

R. – Innanzitutto, come ho ricordato, la sua prima formazione fortemente rivolta all’attivismo avviene nell’ambito dell’Azione Cattolica, una seconda formazione la riceve a motivo del lavoro. Chiara è maestra e per il suo primo incarico si trasferisce in un piccolo paese della Valle di Sole, alla periferia del Trentino, Castello. Ma la guerra impedisce la prosecuzione di questa attività pubblica di insegnamento e lei torna a Trento dove trova lavoro in un istituto privato. E’ un orfanotrofio, lei diventa maestra degli orfanelli dell’Opera serafica gestita dai francescani. Lì lei sente risuonare in sè quell’anelito che era di San Francesco: “L’amore non è amato” ed è lì che riceve questa ‘parola’ che diventa un po’ il suo leitmotiv: Dio ti ama immensamente, Dio ci ama immensamente. Comincia a bruciare in lei quel fuoco e quella luce che non potevano restare chiusi nella sua persona. Conosce la sua prima compagna, Natalia Dallapiccola, con cui condivide queste scoperte che diventano poi patrimonio di altri giovani, di altre famiglie, di altre persone in tutta la città di Trento diventando questo gruppo, qualcosa di davvero eccezionale in mezzo alle macerie della guerra. Perché nelle distruzioni portavano l’amore, portavano il sorriso, portavano la gioia, qualcosa che non poteva rimanere nascosto, evidentemente.

“… a nulla dobbiamo attaccarci perché tutto muore, solo Iddio che è Amore deve accendere in noi una Fiamma che durerà questa vita e tutta l’Eternità. (da una lettera di Chiara del 1944)”

La comunità dei Focolari agli inizi del Movimento
La comunità dei Focolari agli inizi del Movimento

Di Chiara emerge una sensibilità particolare per i poveri e per il sociale, ma Chiara ha parlato anche della politica e alla politica, puntando sempre alla fraternità tra i popoli e all’unità, pur nella diversità, tra le varie formazioni politiche…

R. – La politica accompagna tutta la vita di Chiara, a cominciare dalla sua famiglia. L’Azione Cattolica a Trento costituiva, in fondo, un baluardo anche nei confronti della presa che le organizzazioni fasciste avevano sui giovani. In questo senso possiamo parlare di una costante formazione politica presente nella storia di Chiara. Ma politica è anche la sua azione perché dobbiamo riandare agli anni del dopoguerra, quando lei intraprende con le sue compagne un’azione capillare che definiva già, nelle prime lettere di quei tempi, la soluzione del problema sociale di Trento. Con questo obiettivo erano concentrate ad occuparsi dei poveri; le tracce di questa azione che emerge dai documenti che andiamo ritrovando, mostra come loro conoscessero la città quartiere per quartiere, strada per strada, avessero gli indirizzi di tutti i poveri e avessero fatto un elenco delle loro necessità come delle donazioni che i ricchi erano disposti a dare per arrivare ad una Trento dove non si potesse più nominare la parola indigenza. Il tema della politica, dunque, della soluzione dei problemi sociali tramite la politica, fu sempre una costante della vita di Chiara.

22 Gennaio - San Vincenzo Martire: "Non credere di piegarci, vi stancherete prima voi a tormentarci che noi a soffrire"


 

PREGHIERA
O Dio, fonte di ogni bene, comunica a noi la forza del Tuo Spirito che animò il diacono e martire Vincenzo e lo rese invincibile in mezzo ai tormenti, perché la nostra fragile umanità sia sostenuta dalla potenza del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
 
VIDEO: 
 OMELIA di Padre Donato Maria Donadello, FI. Santuario Madonna dei Boschi di Monghidoro

 

venerdì 21 gennaio 2022

Il 21 gennaio 1937 nasceva Suor Elvira Petrozzi (fondatrice della "Comunità Cenacolo" di Medjugorje).

 


Sono sposata felicemente,

 ormai da tanti anni,
con il Figlio del "falegname di Nazaret
",
di professione anche lui carpentiere,
e ogni giorno di più, camminando con Lui
in una novità perenne di vita e di gioia,
sto s
coprendo che "servire è regnare.
Non c'è regno più affascinante,
più grande, più stupendo,
più ricco del cuore dell'uomo"

Madre Elvira

VIDEO:





RITA AGNESE PETROZZI, conosciuta come MADRE ELVIRA e da tanti identificata come “la suora dei drogati”, nasce a Sora (FR) il 21 gennaio 1937. Ama definirsi "figlia di gente povera". Durante la seconda guerra mondiale, insieme alla sua povera famiglia, emigra ad Alessandria, dove vive i disagi e la miseria del dopoguerra, divenendo in casa la “serva” di tutti. A 19 anni entra in convento a Borgaro Torinese, presso le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, dove da Rita Agnese diventa suor Elvira.
Intorno alla metà degli anni Settanta sente nascere dentro di lei come "un fuoco, una forte spinta interiore" a dedicarsi ai giovani che vede in quegli anni sbandati, persi, smarriti. Dopo una lunga, paziente e fiduciosa attesa, il 16 luglio 1983, a Saluzzo (CN), fonda la Comunità Cenacolo, che non è solo un’opera sociale o assistenziale, ma è soprattutto una "famiglia" fondata sulla fede, dove l'uomo ferito può incontrare un amore che lo accoglie gratuitamente, lo aiuta a guarire le ferite, lo sostiene e lo guida per ritrovare la Via della Verità, un amore esigente che lo educa alla bellezza della Vita vera. 

 

 VIDEO: Suor Elvira a Medjugorje


 

ORIGINI DI MADRE ELVIRA

«Riguardando la mia storia oggi, alla luce dell’incontro con Dio, oggi benedico di essere nata in una famiglia numerosa e povera, immigrata dal sud durante la guerra del 1940-45, da Sora ad Alessandria. Ringrazio di essere "figlia di gente povera" e di aver vissuto con i miei genitori e i miei fratelli una vita fatta di tanti disagi e sacrifici. Ho vissuto poi la “povertà” della dipendenza dall’alcool di mio padre e quindi la fatica di mia madre di dover lavorare lunghe giornate fuori casa per mantenerci: faceva l’infermiera e tutto il “peso” della famiglia era su di lei, ma comunque l’ha sempre portato con forza e dignità. Alla sera quando rientrava sfinita dal lavoro, con tanti problemi da affrontare ogni giorno, noi figli la sentivamo canticchiare con serenità e fiducia: ci ha insegnato che la vita vale comunque e sempre più di ogni problema, più di ogni difficoltà, più di ogni sofferenza! La vita mi ha insegnato sin da piccola a pensare sempre prima agli altri che a me, e oggi riconosco che questa è stata la mia ricchezza e la mia prima formazione umana e cristiana. Ricordo un ritornello che mia madre mi ripeteva ogni volta che mi trovavo in compagnia delle mie amiche che erano molto più agiate e benestanti di noi. Quando avevamo in casa un pezzo di pane - e ai tempi della guerra non era facile per noi averlo - o quando c’erano le ciliegie, “mammà” mi diceva: “Rita, ricordati: le bocche sono tutte sorelle! E tu non puoi mettere in bocca qualcosa senza farne dono anche alle altre”. E così, seppur nel disagio della povertà, ci educava comunque a dei gesti di solidarietà che dicevano già famiglia, comunità, comunione: è quando si dà agli altri che diventiamo quella famiglia universale che assieme può pregare con verità il “Padre Nostro”. 
Oggi riconosco che Dio ha guidato la mia vita anche attraverso la fragilità di mio papà, che nonostante tutto, è stato mio maestro di vita perché mi ha insegnato cosa vuol dire il sacrificio, mi ha fatto capire cos’è l’umiliazione… oggi mi sento una donna veramente libera, consapevole che in noi c’è la continua risorsa dell’Amore di Dio che ci permette di risorgere da ogni situazione. Ho sperimentato che incontrando Dio il passato si illumina e diventa ricchezza di vita e di esperienza, e non mi vergogno di dire che la fragilità di mio padre è stata la mia università, la mia scuola di vita, che mi ha formato il cuore per poi saper tendere la mano a persone fragili come lui e a volte più di lui».
 «La chiamata che viene da Dio ti rende capace di credere e di compiere cose che tu stessa non avresti mai pensato né immaginato. Non era facile per me spiegare ai miei superiori ciò che sentivo e altrettanto non era facile per loro, me ne rendo ben conto, credere che quello che chiedevo venisse veramente da Dio. Ho domandato più volte, per parecchi anni, di poter aprire una casa dove accogliere questi giovani, e in risposta mi venivano giustamente evidenziati i miei limiti e le mie povertà: non avevo studiato, non ero preparata... era tutto vero, ma dentro di me si era scatenato un vulcano che non si spegneva più e sentivo che dovevo dare una risposta a quel Dio che mi stava arricchendo di un dono non mio da restituire ai giovani.
Non è stato difficile aspettare, piuttosto è stato sofferto perché mi sembrava di perdere tempo, ma ho atteso con tanta fiducia, pazienza e speranza. Qualcuno mi diceva: “Ma Elvira, perché non esci dalla tua congregazione, così puoi fare quello che vuoi!”. Ma io non intendevo “fare quello che volevo”, era ben altro ciò che stava avvenendo in me. Per questo ho aspettato, pregato, sofferto, amato. Non sono mancati momenti di tentazione, quando mi veniva da pensare: “Ma come mai, perché non hanno fiducia?”. Ma poi mi sono detta: “In fondo perché dovrebbero avere fiducia in me, che sono una povera creatura?”. Adesso ragiono un po’ di più e capisco che tutta questa attesa è stata una benedizione, sono state le doglie del parto. La tenacia e la pazienza che Dio mi ha donato sono state il sigillo della sua paternità su quello che stava nascendo»



16 LUGLIO 1983: NASCE LA COMUNITÁ CENACOLO

«Ricordo bene quel giorno: era il 16 luglio 1983, festa della Madonna del Carmine, e avevo ricevuto le chiavi per entrare nella casa e incominciare. Quando ho visto quel cancello ho tirato un grande sospiro di gioia; mi ricordo che le viscere hanno danzato! È esplosa improvvisa una pienezza di vita dentro di me: era la gioia conquistata tra la lunga attesa ed il momento in cui il desiderio si stava realizzando. Vedendo in che stato era la casa coloro che mi avevano accompagnato si misero le mani nei capelli: era diroccata, senza porte, senza finestre, il tetto tutto da riparare, non c’erano letti, tavoli, sedie, pentole, non avevo un soldo... nulla! Io guardavo i loro volti smarriti ma “vedevo” già tutto quello che doveva succedere, “vedevo” la casa già così com’è oggi: ricostruita, bella e piena di giovani! È stupefacente come il Signore mi ha sostenuta, consolata e confortata! Io pensavo a una grande casa per farci stare almeno cinquanta “disperati”, ma dopo poco tempo le stanze erano già stracolme, con mio immenso stupore, e con la lotta dentro di me per decidere cosa fare. La vita spingeva, i giovani continuavano a bussare alle porte e allora abbiamo aperto un’altra casa, e poi un’altra ancora, prima in Italia e poi all’estero, di qua e di là… ora non le conto più».


LA FIDUCIA NELLA "DIVINA PROVVIDENZA"

«All’inizio abbiamo vissuto tantissima povertà perché non avevamo nulla, se non la certezza della fiducia in Dio. Quel Dio che è Padre lo avevo scoperto quando ancora ero bambina, e lì ho imparato a fidarmi di Lui quando la povertà era più cruda, nel senso che non c’era niente, e sentivo mia madre ripetere spesso una litania: “Santa Croce di Dio, non ci abbandonare!”. Nessuno vorrebbe soffrire ed invece lì ho capito quanto è importante nella vita imparare a vivere la croce, perché lei è nostra madre e noi dobbiamo accoglierla e amarla per vivere bene tutto il resto. Ho voluto che anche i giovani che accoglievo potessero non solo sentire parlare di Dio, ma vedere la sua paternità concreta. Allora ho detto a Dio: “Io li accolgo, ti do tutta la mia vita, ma Tu dimostra loro che sei Padre!”. E in tutti questi anni, ve lo posso testimoniare con gioia, la sua Provvidenza non ci ha mai, mai deluso!».


IL NOME COMUNITÁ CENACOLO

«Volevo che ci fosse qualcosa nel nome che c’entrasse con la Madonna. Allora ci siamo chiesti: dove si trova Maria nella Bibbia? Un luogo era il Cenacolo: Maria era lì con gli apostoli, chiusi e pieni di paure dopo la morte di Gesù, come i giovani di oggi timidi, paurosi e muti. Ma quella sua presenza materna li raduna e li fa pregare, e poi scende lo Spirito Santo, la forza di Dio, ed essi si trasformano in testimoni coraggiosi. Allora l’abbiamo chiamata Comunità Cenacolo, perché questa stessa trasformazione desideriamo avvenga oggi nel cuore giovani che accogliamo. Noi amiamo definirci una Comunità di peccatori pubblici, peccatori amati e salvati dal Signore, che oggi vogliono rivelare al mondo l’infinita e grandiosa misericordia di Dio. È questo il nostro messaggio: vogliamo essere questa speranza viva di una misericordia sempre presente, sempre attiva, sempre nuova su di me, su di voi, su di loro, su tutti!».

mercoledì 19 gennaio 2022

E' satana ad impedire a molti di sentire questi appelli della Madonna ...- di P. Slavko

 


« Pregate per la realizzazione di tutto ciò che Dio sta programmando in questa Parrocchia »

« Cari figli. Oggi vi ringrazio per tutte le preghiere. Pregate ancora di più così Satana si allontanerà da questo luogo. Cari figli. Il piano di Satana è fallito. Pregate per la realizzazione di tutto ciò che Dio sta programmando in questa Parrocchia. Ringrazio in modo particolare i giovani per i sacrifici che hanno offerto. Vi ringrazio perché avete risposto alla mia chiamata ».

In queste parole si sente la Madre, la Madre la quale ha sempre speranza che i figli faranno bene. Una Madre posso dire che è ottimista, anche quando ci rimprovera, quando dice: « non avete fatto bene, o avete dimenticato » e alla fine dice: « Vi ringrazio di aver sentito, di aver risposto alla mia chiamata ».

Un teologo che era qui quando ha sentito per la prima volta queste cose ha detto: « Nel testo la Madonna ci rimprovera, dopo dice "Vi ringrazio di aver risposto alla mia chiamata"; è impossibile, Padre, questa è una contraddizione ». lo ho detto: « Fa' attenzione, nelle parole di una Mamma si possono trovare sempre le contraddizioni. Allo stesso tempo quando rimprovera, invita e dà ». A livello pedagogico si può dire: non esiste contraddizione. Naturalmente si può domandare: come può ringraziare e dire « non avete risposto »? Ma vuole educarci.

E mi sembra una cosa molto importante.

La Madonna si mostra come una Madre, come una amica dei veggenti. Si incontrano, parlano, la toccano, la vedono in tre dimensioni, Lei li guida e tramite loro guida noi.

È vicina. Si perde anche la paura. È qui e ci siamo abituati.

Questa è la struttura dei messaggi dove si mostra la Madonna come Madre, come educatrice, come una che sa parlare e parlando educare. In questi messaggi ringrazia per tutte le preghiere. È una bella cosa sentire questo.

Io non so chi ha pregato: in ogni modo la Madonna vede, sente e ringrazia.

E da questo punto di vista noi dobbiamo vedere di nuovo e forse anche domandarci secondo questo messaggio, come con questo « ringraziare » ringrazia i nostri cuori. Ma se c'è ancora rancore, se c'è angoscia, se c'è paura, se ci sono - non so - altre cose nel mio cuore, nel tuo, forse siamo diventati ciechi per tutto questo che abbiamo, che ci è stato regalato, che ci è stato donato...

Allora, se la Madonna ringrazia, noi dobbiamo domandarci proprio: il nostro cuore sa ringraziare o no? Se non sa, soprattutto se qualcuno dice: «per che cosa ringraziare? » è un segno proprio che siamo diventati ciechi.

Ma guardate, come la Madre ringrazia e nello stesso momento dice: « Pregate ancora di più ».

Come una. Mamma quando dice a suo figlio: « Sei stato molto buono oggi » e, nello stesso momento, dice: « Ma spero che domani sarai meglio », così anche la Madonna. Noi allora dobbiamo pregare ancora di più quando dice: « Così satana si allontanerà da questo luogo ».

Guardando tutti i messaggi soprattutto di luglio ed agosto quest'anno mi sembra che in ogni messaggio ha parlato di satana, come uno che vuole distruggere, che vuole farci del male, prenderci la pace o la riconciliazione.

In un messaggio, mi sembra di agosto, ha detto: «Pregate che possiate sentire l'appello ». E fate attenzione: satana vuole impedirlo. Lo dico e lo ripeto per voi: mi sembra che la prima opera di satana è di impedire che noi sentiamo l'appello, perché il Signore ha la parola per noi, per la consolazione, per la guarigione, per il conforto, ma se satana riesce a impedirci di sentire queste parole, noi rimaniamo dove siamo e non ci muoviamo. Se satana ci impedisce di sentire questi avvenimenti di Medjugorje, ha impedito a molti orecchi di sentire il messaggio. Per esempio, quanta gente pensava o pensa anche oggi alle allucinazioni? Tutti quelli che sono venuti qui, tutti medici, psicologi, psichiatri: nessuno di loro ha detto che sono allucinazioni. Solo alcuni che sono lontani da noi.

A sentire il messaggio, vi dico di fare attenzione. Se nella tua vita hai dei problemi forse ti domanderai: « Dov'è il Signore, perché mi ha lasciato? » : questo non è dallo Spirito buono, non è dallo Spirito Santo il quale dà il consiglio. È da un altro spirito.

Se portiamo rancore nel nostro cuore, se diciamo: « Non voglio riconciliarmi, non voglio perdonare perché sono offeso », vi dico di fare attenzione, perché queste cose non vengono da uno Spirito buono.

Allora la Madonna dice: « Pregate che si allontanerà ».

È molto importante che lui sia lontano da questo luogo, perché qui parla il Signore e vuole trovare il nostro cuore e muoverci.

Ed una cosa che ci dà speranza è quando dice: « Cari figli. Il piano di Satana è fallito ».

Noi speriamo e sappiamo che il Signore ha vinto. Il Regno del Signore è il regno della pace, dell'amore, della riconciliazione. Con la sua Croce il Signore Gesù ha vinto il regno di Satana. E Satana è ancora attivo.

E la stessa cosa è stata detta ieri da Jelena. La Madonna era piena di gioia e ha detto: « Il piana di Satana è fallito » ma, dice Jelena, che alla fine della visione la Madonna è diventata di nuovo seria nel suo volto e ha detto: « Fate attenzione, Satana non lascerà la lotta ». Naturalmente questo è chiaro.

Ma nel gennaio la Madonna ha detto che con una preghiera ardente e con l'amore lo si può disarmare senza difficoltà.

Io spiego un po' l'ultimo messaggio e vedrete quante cose ci sono da dire.

Un nuovo invito: pregate per la realizzazione di tutto ciò che Dio sta programmando in questa Parrocchia. Noi non sappiamo che cosa il Signore sta programmando, ma secondo le espressioni dei veggenti sono grandi cose. Non solo per questa Parrocchia, ma per tutto il mondo. Per esempio, è stato annunciato il segno grande e altre cose che vedremo. Un grande piano, sicuramente.

Ho parlato con Jelena questo pomeriggio, questa ragazza che ha la locuzione interiore, ha visioni diverse e mi ha detto di aver

visto in una visione Satana offrire al Signore tutto il suo regno per poter vincere qui, a Medjugorje.

Avete capito? Allora Satana offre al Signore tutto l'altro regno per poter impedire la realizzazione dei progetti.

Io ho detto: « Jelena, come mai così? ». « Guarda - mi ha risposto - ho capito così: molti hanno ricevuto una nuova speranza a Medjugorje. Se Satana riesce ad annientare questo progetto tutti perdono la speranza, o molti perdono la speranza ».

Per i teologi, per i preti, se qualcuno si domanda: « come mai può fare così il Signore con Satana, o Satana con il Signore? » questo è sicuramente un racconto biblico. Anche nel libro di Giobbe troviamo simili cose, dove Satana sta davanti al trono del Signore e dice: « Dammi il tuo servo Giobbe e io ti mostrerò che non ti sarà fedele ». Il Signore dice allora di provarlo.

In fondo questo è vero: Satana lotta contro la pace, contro l'amore, contro la riconciliazione con tutti i mezzi possibili. E se la Madonna in un messaggio ha detto: « Adesso Satana è diventato più forte e agisce più forte perché lo abbiamo scoperto», questo è anche molto importante da sapere.

Tutti quelli che hanno fatto il militare sanno che la miglior tattica è se il nemico dall'altra parte comincia a pensare che gli altri non vogliono lottare, perché dopo si lasciano andare.

Ha detto: « Lo abbiamo scoperto e adesso diventa molto più forte, si arrabbia... ».

Allora non sappiamo che cosa il Signore sta programmando per questa Parrocchia e per tutto il mondo.

Dopo cinquantun mesi dalla prima apparizione si può vedere l'urgenza della conversione, della fede e anche della pace.

Si vede anche che il Signore ha un programma grande. Noi vediamo che, quando ci si trovava nelle difficoltà, Medjugorje ha ricevuto sempre nuovi impulsi e nuovi aiuti, anche dagli uomini. Così si vede che il Signore guida tramite le difficoltà, tramite le prove. Ma può guidare tutto se ha trovato e se trova la gente la quale lo sente, la quale prega, la quale digiuna. Così è molto importante vedere come ognuno di noi che comincia con la preghiera, col digiuno, aiuta il Signore e nello stesso tempo sé. Perché tutto ciò che può programmare il Padre tramite la Madre, può essere solo un bene per noi.

La Madonna ringrazia poi in modo particolare i giovani per i sacrifici che hanno offerto. Non so in questo momento chi si sente giovane e chi sente questa parola « ringrazio », chi l'accetta, ma in ogni modo posso dire due cose: sicuramente molti giovani anche di questa Parrocchia e di tutto il mondo pregano molto e fanno sacrifici.

Se la Madonna ringrazia i giovani, penso proprio che parli all'età giovanile...una cosa molto importante. Chi è giovane? L un uomo il quale è aperto, il quale si lascia muovere, il quale dice: « posso, provo, voglio di nuovo ». Se hai 60, 70 o 90 anni e dici « voglio cominciare di nuovo », sei un giovane. E se un giovane di 20 anni dice: « non posso più, non vedo il senso della mia vita, non voglio studiare... » è un vecchio anche se ha 20 anni.

Così sicuramente, quando la Madonna dice: « Ringrazio i giovani » ringrazia tutti coloro che hanno risposto nella preghiera, nel digiuno e nella fede, che si sono lasciati fare responsabili per la pace nel mondo.

(P. Slavko Barbaric - 6 settembre 1985)

Fonte: Libro Rosso