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sabato 25 maggio 2019

Messaggio del 25 maggio 2019 - Medjugorje


Cari figli! Per la Sua misericordia, Dio mi ha permesso di essere con voi, di istruirvi e di guidarvi verso il cammino della conversione. 

Figlioli, tutti voi siete chiamati a pregare con tutto il cuore perché si realizzi il piano della salvezza per voi e tramite voi.

 Siate coscienti figlioli, che la vita è breve e vi aspetta la vita eterna secondo i vostri meriti.

 Perciò pregate, pregate, pregate per poter essere degni strumenti nelle mani di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

La manager convertita al cinema spirituale:"Quel viaggio a Medjugorje mi aveva svegliato da un letargo..."




Federica Picchi Roncali, la manager convertita al cinema spirituale

10/01/2019  Ha fondato la Dominus Production, con cui distribuisce film etici: «La forza dei cristiani sta nella Messa quotidiana e nella meditazione della parola di Dio»


«Quando gli ho comunicato il progetto di Dominus Production, la mia casa di produzione e distribuzione filmica, mio marito Emanuele ha reagito così: “È una follia, chiuderai presto”. Oggi è lui il mio fan più appassionato». Federica Picchi Roncali sorride mentre ripercorre l’inizio di una storia – umana e spirituale, prima ancora che imprenditoriale – davvero unica.
La Dominus Production, infatti, fondata nel 2010, ha già raggiunto prestigiosi obiettivi, pur nuotando controcorrente. Il primo film distribuito in Italia è stato Cristiada, che ha raggiunto quasi 50 mila spettatori, nonostante gli addetti ai lavori avessero profetizzato un flop colossale. Racconta Federica: «Quando, nell’ottobre 2014, per la prima del film contattai il direttore programmazione di Uci Cinemas, tra le più importanti catene di multisala europee, a fatica mi venne offerta la sala più piccola (100 posti). Motivo? Il film era già uscito da due anni in America e il tema (la persecuzione cattolica a inizio Novecento in Messico) era ritenuto poco commerciale». Alla fine ha avuto ragione lei: alla prima a Milano si radunarono in 1.500. «Da lì è nata una bella amicizia con i vertici di Uci Cinemas, tant’è che ora facciamo spesso partnership con loro».
Federica Picchi è una che ti sorprende a ogni passo. È un’imprenditrice, spesso premiata come donna di successo; eppure lei, che al momento di figli non ne ha (ma non per sua scelta), afferma sicura: «Il più grande inganno di oggi è la donna che sacrifica interamente la vita per il lavoro. La donna ha una missione nella società: la famiglia e la cura dei propri figli».
Ligure di origine, ma dal 2012 di stanza a Firenze, 42 anni portati con invidiabile leggerezza («Ognuno ha l’età dei propri sogni», ama dire), studi in Bocconi, borsa di studio alla Georgetown University di Washington, una carriera tutta nel mondo dell’alta finanza a Londra, ha scelto la via del cinema quasi per caso. O meglio: per uno di quei magistrali colpi con i quali la Provvidenza ama sorprenderci.
«A fine 2008», racconta, «mia madre era nella fase terminale di una brutta malattia. Mio padre era morto improvvisamente pochi mesi prima, così decisi di rientrare in Italia. Un giorno accendo la Tv e mi imbatto in programmi d’intrattenimento uno peggiore dell’altro (palma d’oro a Sex and the City). Disgustata dalla banalità dei contenuti, penso: “Stiamo avvelenando i nostri giovani! Bisogna fare qualcosa”. Pensai così di creare la Dominus».
Come si mette in piedi un’impresa del genere partendo da zero?
«Nella mia precedente esperienza lavorativa avevo operato in Ibm, poi nell’ambito della consulenza strategica, quindi nella finanza internazionale (JP Morgan e Standard Bank). Per anni mi sono dedicata totalmente al lavoro, senza vita privata. In compenso giravo molto all’estero e godevo di uno stipendio consistente, oltre a essere molto gratificata dall’occupare, appena trentenne, posizioni di rilievo. Quando mi imbarcai nell’impresa della Dominus Production decisi di investire tutti i miei guadagni in quella che ormai sentivo come una missione. Oggi concepisco la mia professione in modo diverso: non solo un’occasione di realizzazione personale, ma un contributo al bene della società».
In che senso?
«Faccio un passo indietro: io vengo da una famiglia di sani principi, nella quale (papà ufficiale di Marina, mamma insegnante) le regole hanno sempre avuto una loro importanza. Ma la verità è che, dai tempi della giovinezza, la fede non era per me un’esperienza viva di Cristo. Anzi: per anni ho vissuto con una sofferenza grande nel cuore. Sono sempre stata una perfezionista e ho vissuto pressata da un clima di competizione interiore perenne. Avvertivo una sete insaziabile nell’animo, ma cercavo soddisfazione in obiettivi sbagliati. Finché…».
Cosa ha dato dunque la svolta alla sua vita?
«Un viaggio a Medjugorje nel Capodanno del 2004-2005, su invito di un’amica-collega».
Una bocconiana nel santuario-icona della devozione popolare: come mai?
«Avrei dovuto partecipare, proprio con quell’amica, a un Capodanno a Sankt Moritz. Ma mia madre quell’anno si ammalò di tumore, poche settimane prima del Natale. Per la prima volta toccai con mano il problema-chiave dell’uomo, ossia il suo limite. Dopo aver compreso che non esisteva al mondo medico in grado di cambiare la situazione, decisi quindi di accettare quel singolare invito. Ci aggregammo in extremis a una mini-comitiva in partenza su un pulmino da Parma. Non conoscevamo nessuno, neppure la guida».
Invece della scintillante Engadina, l’aspra Bosnia Erzegovina. E poi?
«A Medjugorje ho vissuto il più bel Capodanno della mia vita e ho respirato una pace che non provavo da quando ero bambina. Ho percepito chiaramente come l’affidarsi a Qualcuno che ti ama davvero ti dona una serenità autentica, profonda. Durante la Messa del primo dell’anno, al momento della consacrazione provai un calore fortissimo. Cominciai a piangere. Non mi accostai, però, alla Comunione perché mi resi conto, proprio in quel momento, che fino ad allora non ero mai stata davvero credente».
Attorno a lei un esercito di vecchiette devote…
«Macché! Ricordo perfettamente un gruppo di bellissimi ragazzi polacchi, molto semplici, ma che portavano sui volti una gioia indescrivibile. Incrociando i loro occhi, capii che qualcosa in me non andava. Credevo di avere tutto (avevo appena acquistato un meraviglioso appartamento in centro a Londra), ma improvvisamente mi accorsi di non avere niente: mi mancava la fonte che dava gioia a quei ragazzi».
Una volta tornata a Londra?
«Continuai a lavorare in banca d’affari, ma niente era più come prima. Quel viaggio mi aveva svegliato da un letargo. Cominciai ad andare in chiesa (in una parrocchia vicino alla City) e, pian piano, mi avvicinai ad alcuni gruppi cattolici… Ho conosciuto il ramo femminile dell’Opus Dei, del quale ammiro come valorizza la chiamata alla santità nella professione; contemporaneamente mi sono avvicinata al movimento del Rinnovamento nello Spirito, inoltre ho frequentato alcuni gruppi di studio degli scritti di don Giussani, sia a Londra che in Italia... Ho continuato a fare esperienza della varietà e ricchezza dei carismi presenti nella Chiesa. Mi piace vedere le differenti associazioni cattoliche come un grande bouquet di fiori offerto a Dio, ognuno con la sua identità, il suo colore e il suo profumo».
C’è qualcuno che l’accompagna nel cammino spirituale?
«Credo che la forza di qualsiasi cristiano sia la Santa Messa quotidiana e la meditazione della Parola di Dio. Il sacramento della confessione mensile poi è qualcosa che non mi faccio mancare: un dono straordinario che ci riporta in carreggiata. Per quanto riguarda la direzione spirituale, mi confronto spesso con padre Serafino Tognetti (successore di don Divo Barsotti, fondatore della Comunità dei Figli di Dio, ndr) e con un padre francescano che vive in totale povertà, con una comunità di frati, sui monti ne pressi del lago di Bracciano. Due persone che vivono immerse nella preghiera: a entrambe devo molto».

DOMINUS PRODUCTION. VALORI E BUSINESS VANNO A BRACCETTO

La casa di produzione sente forte la missione culturale. E non mancano le iniziative con le scuole
«Puntiamo alla distribuzione, più che alla produzione, perché i prodotti di qualità esistono, ma non sempre hanno canali adeguati di diffusione», spiega Federica Picchi (nella foto). I risultati ottenuti sin qui le danno ragione: il secondo film distribuito dalla Dominus Production, God’s not dead, ha raddoppiato gli spettatori del precedente. «Numeri importanti se si pensa che Dominus compete con “mostri” come Disney, Universal e Warner Bros (che, peraltro, a volte mi contattano per supportarli nelle uscite di alcuni film dai valori cristiani)».
Per rafforzare la sua mission culturale, ogni film distribuito da Dominus Production (che oggi può contare su una rete di 2.500 rivenditori su tutto il territorio nazionale) è sempre accompagnato da un libro, che permette al pubblico di approfondirne i contenuti. L’ultimo titolo uscito, Fotogrammi stupefacenti. Storia di una rivincita, narra la storia di Federico Samaden; grazie al suo incontro con Vincenzo Muccioli (fondatore della Comunità di san Patrignano) e, soprattutto, con la figura di Cristo, non solo ha vinto la tossicodipendenza, ma è riuscito a tirare fuori dalla droga centinaia di adolescenti.
Sempre sul tema droga, a marzo Dominus Production porterà nelle sale La mia seconda volta, un film, prodotto da Simone Riccioni, che – prendendo spunto dalla vicenda drammatica di Giorgia Benusiglio (miracolosamente salvata, grazie a un trapianto di fegato, dopo aver assunto una piccola quantità di ecstasy in discoteca) – punta a sensibilizzare i giovani sul rischio delle “droghe leggere”. All’iniziativa hanno già aderito centinaia di scuole in tutt’Italia, per un totale di 150 mila spettatori programmati. Per prenotare la proiezione: tel. 055/04.68.068 oppure via mail: scuole@dominusproduction.com
Foto di Michele Borzoni/TerraProject

Atto di affidamento a San Pio - PREGHIERA


Atto di affidamento a San Pio:

 O Glorioso San Pio da Pietrelcina, tu che sei il Santo di questo nuovo millennio, tu che sei nostro amico, consolatore delle nostre anime, aiuto di noi peccatori, che per la tua sofferenza comprendi benissimo tutte le nostre sofferenze, a te affidiamole richieste di bene per noi e per i nostri cari; a te affidiamoil nostro spirito per renderlo capace di sopportare tutte le pene che abbiamo nel cuore; a te affidiamo la supplica di presentare le nostre anime alla Vergine delle Grazie per ottenere dal Signore l'eterna salvezza; a te affidiamo la nostra richiesta di intercessioneper ottenere dalla Bontà divina la grazia..........che ardentemente desideriamo. Accoglici sotto la tua protezione, difendici dalle insidie del maligno e soprattutto intercedi presso l'Altissimo perché col perdono dei nostri peccati diventiamo perseveranti nelle vie del bene. 
Amen 
3 Gloria al Padre.

Torna a Pietrelcina la reliquia del cuore di Padre Pio-“A Pietrelcina c’è stato Gesù. E’ avvenuto tutto là“

Per il 132° compleanno proprio in occasione della festa, la preziosa reliquia del cuore di Padre Pio torna a Pietrelcina, dove sosterà per quattro giorni. La prima volta vi giunse nel maggio del 2012. Dal 24 al 27 maggio, la reliquia sarà esposta alla pubblica venerazione nella chiesa conventuale dei frati minori cappuccini della “Sacra Famiglia“.

 Tele Padre Pio Tv come ogni anno, in esclusiva, seguirà le Sante Messe del 25 e del 26 maggio, in diretta sul canale 145 del digitale terrestre nazionale, sul canale 852 Sky, su TVSAT al canale 445 in streaming sul sito internet www.teleradiopadrepio.it. Quest’anno anche su facebook sarà possibile seguire la diretta sulla pagina del Convento Santuario Padre Pio
La novità di quest’anno è che la celebrazione eucaristica del 25 maggio, si terra dinanzi al sagrato della chiesa conventuale dei frati cappuccini alle ore 11.
La Santa Messa sarà presieduta dal consigliere generale dell’Ordine dei frati minori cappuccini, fr. Francesco Neri (evento seguito da Padre Pio TV in diretta).
Nel pomeriggio alle ore 14.30 fr. Guglielmo Alimonti, coordinatore dei gruppi di preghiera di Padre Pio, del centro Italia, guiderà l’Adorazione Eucaristica. A seguire presiederà la Santa Messa.
Alle ore 18.30 la statua di Padre Pio sarà portata in processione per le vie della sua città natale. In serata, alle ore 21.00, il concerto dell’Orchestra da Camera di San Pietro a Mailella del Conservatorio di Napoli.
Il 26 maggio alle ore 6 del mattino il parroco fr. Giuseppe D’Onofrio presiederà la Santa Messa nella chiesetta di Sant’Anna a ricordo del battesimo di Francesco Forgione avvenuto 132 anni fa. Il ministro provinciale fr. Maurizio Placentino presiederà la Santa Messa alle ore 11 nella chiesa conventuale Sacra Famiglia (evento seguito da Padre Pio TV in diretta)
Nella stessa chiesa, alle ore 19, il guardiano fr. Fortunato Grottola presiederà la santa Messa a conclusione della quale è previsto il consueto affidamento a San Pio di tutti i bambini.

Fonte:https://www.teleradiopadrepio.it/anniversario-della-nascita-padre-pio-pietrelcina/

Il 25 maggio del 1887 nasceva il primo sacerdote stigmatizzato - La spiritualità di Padre Pio

25 maggio 1887, mamma Peppa diede alla luce il piccolo Francesco Forgione. Nessuno poteva immaginare che quel neonato, quarto degli otto figli di una modesta famiglia di contadini, potesse diventare santo, cambiando anche le sorti di questo luogo dell’entroterra sannita. 

Padre Pio è il primo sacerdote stigmatizzato e colui che ha portato piú a lungo (oltre 50 anni) i segni della Passione di Gesú. Paolo VI lo ha definito: Rappresentante stampato delle stigmate di nostro Signore.
Centralità della Messa
Tutta la giornata di Padre Pio dall’altare, girava intorno all’altare e terminava all’altare. Il sacrificio, che su di esso celebrava, partecipando intimamente alla Passione e all’Offerta del Signore, costituiva il cuore della sua vita e della sua spiritualità. Ricordiamo le parole di Giovanni Paolo II: La Messa fu per lui la «fonte ed il culmine, il perno ed il centro di tutta la sua vita e di tutta la sua opera. Intimamente connessa con la Santa Messa è la sua offerta vittimale, che costituisce la sua missione specifica
Zelo per le anime
E da questo zelo che è sgorgato il suo eroico esercizio dell’amministrazione del sacramento della riconciliazione ed è fluita l’assidua attività della direzione delle anime. Un’attività, quest’ultima, che mangiava tutto il suo tempo, dalle prime luci dell’alba fino alle prime ore del tramonto. Anche qui ricordiamo le parole di Giovanni Paolo II:
“(Padre Pio) si impegnò in particolare direzione spirituale, prodigandosi nell’aiutare le anime a scoprire e a valorizzare i doni e i carismi, che Dio concede come e quando vuole nella sua misteriosa liberalità.”
Devozione tenera e filiale a Maria
Padre Pio considerava la Vergine santissima specialmente sotto due aspetti: la Madre, la Discepola.
  • La Madre. In primo luogo, la Madre di Gesú e, poi, la Madre nostra spirituale. Sono innumerevoli le volte che Padre Pio chiama Maria col dolce nome di Madre: mamma, mammina mia, mammina bella ecc. Si legga la letterina del 1° maggio 1912 e si ponga mente a quante volte ricorre il nome «mamma» nelle sue varie forme (Epist. 1, 2751). L’ufficio di Maria è duplice: primo, portarci al suo Figlio divino; secondo, impetrarci da lui le grazie a noi necessarie. Il primo è espresso in modo plastico da Padre Pio con l’immagine delle “catene”: Mi sento tutto bruciare senza fuoco; mi sento stretto e legato al Figlio per mezzo di questa Madre, senza neanche vedere le catene che tanto stretto mi tengono (Epist. I, 357). Dunque: per Mariam ad Jesum! Il secondo viene ripetutamente affermato da Padre Pio ogni qualvolta parla di Maria. Nella lettera citata del 1° maggio 1912 egli parla di “innumerevoli benefici, che ha fatto a me cara mammina”. Nella vita di ogni giorno, Padre Pio inculcava la verità di Maria Mediatrice di tutte le grazie, quando ai fedeli che si rivolgevano a lui e gli chiedevano qualche grazia, diceva invariabilmente: Io! Che c’entro io? Andate a pregare la Madonna! I fedeli, che hanno assistito almeno una volta alla funzione serotina officiata da Padre Pio, non potranno mai dimenticare come egli piangesse e singhiozzasse quando, leggendo la «visita a Maria santissima» di sant’ Alfonso Maria de Liguori, pronunziava le parole: Vi ringrazio di quante grazie mi avete fatto, specialmente per avermi liberato dall’inferno tante volte da me meritato.
  • La Discepola. Per Padre Pio, Maria è la piú perfetta Discepola di Gesú, perché è stata la prima a seguire il Figlio sulla via del Calvario ed è stata la prima «a praticare il Vangelo in tutta la sua perfezione, in tutta la sua severità, prima che fosse pubblicato». Ascoltiamo questo brano sublime, che si trova in una lettera indirizzata a padre Agostino il 1° luglio 1915: La Vergine Addolorata ci ottenga dal suo santissimo Figliuolo di farci penetrare sempre piú nel mistero della croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesú. La piú certa prova dell’amore consiste nel patire per l’amato, e dopo che il Figliuolo di Dio patí per puro amore tanti dolori, non resta alcun dubbio che la croce portata per lui diviene amabile quanto l’amore. La santissima Vergine ci ottenga l’amore ai patimenti, ai dolori ed ella che fu la prima a praticare il Vangelo in tutta la sua perfezione, in tutta la sua severità, anche prima che fosse pubblicato, ottenga a noi pure ed essa stessa dia a noi la spinta di venire immediatamente a lei d’appresso. Sforziamoci noi pure, come tante anime elette, di tener sempre dietro a questa benedetta Madre, di camminare sempre appresso ad ella, non essendovi altra strada che a vita conduce, se non quella battuta dalla Madre nostra: non ricusiamo questa via, noi che vogliamo giungere al termine (Epist. I, 602).
Per aggiungere un’altra pennellata al quadro che risulta molto inferiore alla realtà, perché l’argomento richiede una lunga trattazione, ricorderemo i numerosi Rosari, con i quali Padre Pio onorava e pregava quotidianamente la Madonna, e la giaculatoria “Gesú, Maria!” che prima di morire con voce sempre piú flebile pronunziò per tre volte.
Devozione all’Angelo Custode
Il Servo di Dio aveva una grande devozione per gli Angeli, in modo particolare per san Michele Arcangelo e per il suo Angelo Custode. Qui ci fermiamo soltanto sulla devozione verso quest’ultimo. Per dare un’idea della intimitá a cui Padre Pio era giunto nelle sue relazioni con l’Angelo Custode, ricapitoliamo quanto risulta dalla lettura del primo volume del suo Epistolario. L’Angelo Custode spiega il francese a Padre Pio che non I’ha studiato; gli suggerisce di aspergere con l’acqua benedetta le lettere dei direttori spirituali; gli traduce il greco a lui sconosciuto; è il suo maestro di lingue; lo sveglia per sciogliere insieme le lodi mattutine al Signore; fa un bel discorsetto a Padre Pio che lo aveva rimproverato; smorza i dolori causati da Satana e culla il suo spirito in un sogno di speranza; ripete la sua “bella predichina” a Padre Pio, che si era lamentato con lui; dà consigli contro le insinuazioni diaboliche; va a consolare le anime affidategli dal venerato Padre. L’Angelo custode è il buon segretario dell’umile e semplice cappuccino di Pietrelcina: Si legga la lettera molto significativa del 5 novembre 1912 (Epist. I, 311). Ai suoi figli e alle sue figlie spirituali inculcava la devozione all’Angelo Custode. Si legga cosa scriveva a Raffaelina Cerase il 20 aprile 1915 (Epist. II, 403 405).
Tra i numerosi fedeli, che ogni giorno lo circondavano, c’era sempre qualcuno che, nel licenziarsi da lui, esprimeva il proprio dispiacere non solo per la partenza, ma anche per la difficoltà di poter ritornare. Padre Pio lo consolava dicendo: “Quando non puoi venire tu personalmente, mandami il tuo Angelo Custode.” Molti fedeli asseriscono di averne fatto l’esperienza e di aver ricavato il benefizio dell’assistenza spirituale del venerato Santo.
Carità verso il prossimo
Ci riferiamo in modo particolare ai poveri, ai malati, ai bisognosi, in ognuno dei quali Padre Pio vedeva Gesú. La costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza ne è una prova evidente.
Amore filiale al Sommo Pontefice
Una sola testimonianza, quella del padre Clemente da S. Maria in Punta, amministratore apostolico della Provincia dei Cappuccini di Foggia dal 1963 al 1970, per il quale Padre Pio professava devozione e attaccamento al Papa. Un giorno mi disse che la prima persona che egli aveva presente, nelle sue orazioni quotidiane, era il Santo Padre. Il testamento col quale fa erede della sua opera il Papa, la prontezza di adesione alla proposta del Cardinale I. Antoniutti di donare alla S. Sede l’edificio cappuccino di Manfredonia, la lettera al Sommo Pontefice in occasione della udienza pontificia al Capitolo generale sono prove evidenti della profondità del suo sentimento. È noto che il Servo di Dio era solito dire: Per me, dopo Gesú, non c’è che il Papa.

venerdì 24 maggio 2019

Filmato storico - MEDJUGORJE COME A FATIMA

VIDEO

Don Bosco riceve e sparge le rose. In sogno gli apparve Maria e disse....

Fotografia del 1929, anno della Beatificazione di Don Bosco. La fotografia mostra un bozzetto di un’immensa pittura e appare come un’unica immagine: Don Bosco, Maria e Gesù con l’Angelo. Questa immagine si trova nella parte superiore della Cupola della Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino e mostra Don Bosco con Maria Ausiliatrice, prendendole la mano e ricevendo delle rose che poi lui stesso distribuisce. Gli storici non conoscono la data in cui è stata raffigurata nella cupola, né il significato preciso di questo dipinto, ma l’immagine rimane comunque attraente, per la mano posata della Vergine, gli occhi con cui guarda il santo e il volto sereno di Don Bosco che riceve e sparge le rose.

Don Bosco, nel raccontarlo ai suoi primi Salesiani, s’introdusse così: «Perché ognuno di noi abbia la sicurezza che è Maria Vergine che vuole la nostra Congregazione, vi racconterò non già la descrizione di un sogno, ma quello che la stessa Beata Madre si compiacque di farmi vedere».
Riportiamo con le stesse sue parole «Un giorno dell’anno 1847, avendo io molto meditato sul modo di far del bene alla gioventù, mi comparve la Regina del cielo e mi condusse in un giardino incantevole».
Quindi Don Boscà descrive il giardino, poi prosegue: «c’era un pergolato che si prolungava a vista d’occhio, fiancheggiato e coperto da rosai in piena fioritura. Anche il suolo era tutto coperto di rose. La Beata Vergine mi disse:
— Togliti le scarpe! —, e poiché me le ebbi tolte, soggiunse:
— Va’ avanti per quel pergolato; è quella la strada che devi percorrere.
Cominciai a camminare, ma subito mi accorsi che quelle rose celavano spine acutissime, cosicché i miei piedi sanguinavano. Quindi fatti appena pochi passi, fui costretto a ritornare indietro.
— Qui ci vogliono le scarpe —, dissi allora àlla mia Guida.
— Certamente — mi rispose —; ci vogliono buone scarpe.
Mi calzai e mi rimisi in via con un certo numero di compagni, che avevano chiesto di seguirmi. Il pergolato appariva sempre più stretto e basso. Molti rami si abbassavano e si alzavano come festoni; altri pendevano perpendicolari sopra il sentiero. Erano tutti rivestiti di rose, e io non vedevo che rose ai lati, rose di sopra, rose innanzi ai miei passi. Mentre ancora provavo vivi dolori ai piedi, toccavo rose di qua e di là, sentendo spine ancor più pungenti; e mi pungevo e sanguinavo non solo nelle mani, ma in tutta la persona. Al di sopra anche le rose che pendevano celavano spine pungentissime, che mi si infiggevano nel capo. Tuttavia, incoraggiato dalla Beata Vergine, proseguii il mio cammino.
Intanto tutti coloro che mi osservavano, dicevano:
— Oh, come Don Bosco cammina sempre sulle rose! Egli va avanti tranquillissimo; tutte le cose gli vanno bene.
Ma essi non vedevano le spine che laceravano le mie membra. Molti preti, chierici e laici, allettati dalla bellezza di quei fiori, si erano messi a seguirmi con gioia, ma quando sentirono la puntura delle spine, si misero a gridare:
— Siamo stati ingannati!
Percorso un bel tratto di via, mi volsi indietro e con dolore vidi che mi avevano abbandonato. Ma fui tosto consolato perché vidi un altro stuolo di preti, chierici e laici avanzarsi verso di me dicendo:
— Eccoci: siamo tutti suoi, siamo pronti a seguirla».
Don Bosco continua dicendo che, giunto in fondo al pergolato, si trovò con i suoi in un bellissimo giardino, dove lo circondarono i suoi pochi seguaci, tutti dimagriti, scarmigliati, sanguinanti. Allora si levò una brezza leggera, e a quel soffio tutti guarirono come per incanto. Soffiò un altro vento e si trovò attorniato da un numero immenso di giovani, assistiti da molti preti e coadiutori che si misero a lavorare con lui.
Intanto si vide trasportato con i suoi in una «spazio sissima sala di tale ricchezza che nessuna reggia al mondo può vantarne l’uguale.
Era tutta cosparsa e adorna di rose freschissime e senza spine dalle quali emanava una soavissima fragranza. Allora la Vergine SS. che era stata la mia guida, mi interrogò:
— Sai che cosa significa tutto ciò?
— No — risposi —, vi prego di spiegarmelo.
Allora Ella mi disse:
— Sappi che la via che hai percorso tra le rose e le spine significa la cura che tu hai da prenderti della gioventù: tu vi devi camminare con le scarpe della mortificazione. Le spine per terra rappresentano le affezioni sensibili, le simpatie e le antipatie umane che distraggono l’educatore e lo distolgono dal vero fine, lo feriscono, lo arrestano nella sua missione, gli impediscono di raccogliere meriti per la vita eterna. Le rose sono simbolo della carità ardente che deve distinguere te e tutti i tuoi coadiutori. Le altre spine significano gli ostacoli, i patimenti, i dispiaceri che vi toccheranno. Ma non vi perdete di coraggio. Con la carità e la mortificazione tutto supererete e giungerete alle rose senza spine. Appena la Madre di Dio ebbe finito di parlare, rinvenni in me e mi trovai nella mia camera». 


 Fonte:https://medjugorje.altervista.org/doc/visioni/sangiovannibosco/

PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE COMPOSTA DA SAN GIOVANNI BOSCO


"Atto di filiazione 
con cui si prende per Madre la Vergine Maria" COMPOSTO DA San Giovanni Bosco (Letture cattoliche, Torino 1869, pag. 57). 




Mio Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, figliuolo unico di Dio e della santa Vergine,
io vi riconosco, e vi adoro come mio primo principio ed ultimo fine.
Vi supplico di rinnovare in favor mio quel misterioso amorevole testamento,
che avete fatto sulla Croce, dando al prediletto apostolo San Giovanni
la qualità ed il titolo di figliuolo della vostra Madre Maria.
Ditele anche per me queste parole: Donna, ecco il tuo Figlio.
Fatemi grazia di poter appartenere a Lei come figliuolo,
e di averla per Madre in tutto il tempo della mia vita mortale su questa terra.
Beatissima Vergine Maria, mia principale Avvocata e Mediatrice,
io NN, peccatore miserabile, il più indegno e l’infimo de’ vostri servi,
umilmente prostrato dinanzi a Voi, affidato alla vostra bontà e misericordia,
ed animato da un vivo desiderio di imitare le vostre belle virtù,
vi eleggo quest’oggi per mia Madre,
supplicandovi che mi riceviate nel numero fortunato de’ vostri cari figliuoli.
Vi faccio una donazione intiera ed irrevocabile di tutto me stesso.
Ricevete di grazia la mia protesta; gradite la confidenza,
con cui mi abbandono nelle vostre braccia.
Accordatemi la vostra materna protezione in tutto il corso della mia vita,
e particolarmente nell’ora della morte,
onde l’anima mia sciolta dai lacci del corpo,
passi da questa valle di pianto a godere con Voi l’eterna gloria nel Regno de’ Cieli.

Così sia!

PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE  

O Maria Ausiliatrice, noi ci affidiamo nuovamente, totalmente, sinceramente a te!
Tu che sei Vergine Potente, resta vicino a ciascuno di noi.
Ripeti a Gesù, per noi, il "Non hanno più vino" che dicesti per gli sposi di Cana,
perché Gesù possa rinnovare il miracolo della salvezza,
Ripeti a Gesù: "Non hanno più vino!",
"Non hanno salute, non hanno serenità, non hanno speranza!".
Tra noi ci sono molti ammalati, alcuni anche gravi, confortali, o Maria Ausiliatrice!
Tra noi ci sono molti anziani soli e tristi, consolali, o Maria Ausiliatrice!
Tra noi ci sono molti adulti sfiduciati e stanchi, sostienili, o Maria Ausiliatrice!
Tu che ti sei fatta carico di ogni persona, aiuta ciascun di noi a farsi carico della vita del prossimo!
Aiuta i nostri giovani, soprattutto quelli che riempiono le piazze e le vie,
ma non riescono a riempire il cuore di senso.
Aiuta le nostre famiglie, soprattutto quelle che faticano a vivere la fedeltà, l'unione, la concordia!
Aiuta le persone consacrate perché siano un segno trasparente dell'amore di Dio.
Aiuta i sacerdoti, perché possano comunicare a tutti la bellezza della misericordia di Dio.
Aiuta gli educatori, gli insegnanti e gli animatori, perché siano aiuto autentico alla crescita.
Aiuta i governanti perché sappiano cercare sempre e solo il bene della persona.
O Maria Ausiliatrice, vieni nelle nostre case,
Tu che hai fatto della casa di Giovanni la tua casa, secondo la parola di Gesù in croce.
Proteggi la vita in tutte le sue forme, età e situazioni.
Sostieni ciascuno di noi perché diventiamo apostoli entusiasti e credibili del Vangelo.
E custodisci nella pace, nella serenità e nell'amore,
ogni persona che alza verso di te il suo sguardo e a te si affida.

Amen

AFFIDAMENTO DELLA CASA A MARIA AUSILIATRICE  

Santissima Vergine Maria,
da Dio costituita Ausiliatrice dei cristiani,
noi ti eleggiamo Signora e Padrona di questa casa.
Degnati, Ti supplichiamo, di mostrare in essa il Tuo potente aiuto.
Preservala dai terremoti, dai ladri, dai cattivi, dalle incursioni, dalla guerra,
e da tutte le altre calamità che Tu sai.
Benedici, proteggi, difendi, custodisci come cosa tua
le persone che vivono e vivranno in essa:
preservale da tutte le disgrazie e gli infortuni,
ma soprattutto concedi loro l'importantissima grazia di evitare il peccato.
Maria, Aiuto dei Cristiani, prega per quanti abitano in questa casa
che a Te si è consacrata per sempre.

Così sia!

PREGHIERA DI AFFIDAMENTO A MARIA AUSILIATRICE 

Santissima ed Immacolata Vergine Maria,
Madre nostra tenerissima e potente AIUTO DEI CRISTIANI,
noi ci consacriamo interamente a te, perchè tu ci conduca al Signore.
Ti consacriamo la mente con i suoi pensieri il cuore con i suoi affetti,
il corpo con i suoi sentimenti e con tutte le sue forze,
e promettiamo di voler sempre operare alla maggior gloria di Dio
e alla salvezza delle anime.
Tu intanto, o Vergine incomparabile,
che sei sempre stata la Madre della Chiesa e l'Ausiliatrice del popolo cristiano,
continua a mostrarti tale specialmente in questi giorni.
Illumina e fortifica i vescovi e i sacerdoti
e tienili sempre uniti e obbedienti al Papa, maestro infallibile;
accresci le vocazioni sacerdotali e religiose affinché, anche per mezzo loro,
il regno di Gesù Cristo si conservi tra noi
e si estenda fino agli ultimi confini della terra.
Ti preghiamo ancora, dolcissima Madre,
di tenere sempre rivolti i tuoi sguardi amorevoli sopra i giovani esposti a tanti pericoli,
e sopra i poveri peccatori e moribondi.
Sii per tutti, o Maria, dolce Speranza, Madre di misericordia, Porta del cielo.
Ma anche per noi ti supplichiamo, o gran Madre di Dio.
Insegnaci a ricopiare in noi le tue virtù,
in particolar modo l'angelica modestia, l'umiltà profonda e l'ardente carità.
Fa', o Maria Ausiliatrice, che noi siamo tutti raccolti sotto il tuo manto di Madre.
Fa' che nelle tentazioni ti invochiamo subito con fiducia:
fa' insomma che il pensiero di te sì buona, sì amabile, sì cara,
il ricordo dell'amore che porti ai tuoi devoti,
ci sia di tale conforto da renderci vittoriosi contro i nemici dell'anima nostra,
in vita e in morte, affinché possiamo venire a farti corona nel bel Paradiso.

Amen.

24 Maggio festa di Maria Ausiliatrice, la "Madonna di don Bosco". La sua storia.....

Maria Ausiliatrice, la "Madonna di don Bosco"

24/05/2019  Perché si celebra il 24 maggio? Chi ha istituito la festa e perché? Chi sono i grandi apostoli della devozione a Maria Ausiliatrice? Ecco le cose da sapere

 “Aiuto dei Cristiani”, è il titolo che è stato dato alla Vergine Maria in ogni tempo e così viene invocata anche nelle litanie Lauretane del Rosario. Sulle virtù, la vita, la predestinazione, la maternità, la mediazione, l’intercessione, la verginità, l’immacolato concepimento, i dolori sofferti, l’assunzione di Maria, sono stati scritti migliaia di volumi, tenuti vari Concili, proclamati dogmi di fede, al punto che è sorta un’autentica scienza teologica: la Mariologia. E sempre è stata ribadita la presenza mediatrice e soccorritrice della Madonna per chi la invoca, a lei siamo stati affidati come figli da Gesù sulla Croce e a noi umanità è stata indicata come madre, nella persona di Giovanni apostolo, anch’egli ai piedi della Croce.



Quali sono le origini?

 L'invocazione Auxiluim christianorum, ora pro nobis appare, per la prima volta, nella versione delle litanie lauretane pubblicata nel 1576 e approvata da papa Clemente VIII nel 1601; essa era assente nella versione più antica, risalente al 1524. Secondo la tradizione tale invocazione fu aggiunta da papa Pio V dopo la vittoria riportata dalla Lega santa sugli ottomani a Lepanto (7 ottobre 1576), ma più probabilmente rappresenta una variante del titolo Advocata christianorum che si trova nell'edizione del 1524. Il titolo (insieme a quelli di Avvocata, Soccorritrice e Mediatrice) è anche utilizzato nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium del 1964. In ogni caso, l’utilizzo ufficiale del titolo “Auxilium Christianorum” si ebbe con l’invocazione del grande papa mariano e domenicano san Pio V (1566-1572), che le affidò le armate ed i destini dell’Occidente e della Cristianità, minacciati da secoli dai turchi arrivati fino a Vienna, e che nella grande battaglia navale di Lepanto (1571) affrontarono e vinsero la flotta musulmana. Il papa istituì per questa gloriosa e definitiva vittoria, la festa del S. Rosario, ma la riconoscente invocazione alla celeste Protettrice come “Auxilium Christianorum”, non sembra doversi attribuire direttamente al papa, come venne poi detto, ma ai reduci vittoriosi che ritornando dalla battaglia, passarono per Loreto a ringraziare la Madonna; lo stendardo della flotta invece, fu inviato nella chiesa dedicata a Maria a Gaeta dove è ancora conservato. Il grido di gioia del popolo cristiano si perpetuò in questa invocazione; il Senato veneziano fece scrivere sotto il grande quadro commemorativo della battaglia di Lepanto, nel Palazzo Ducale: “Né potenza, né armi, né condottieri ci hanno condotto alla vittoria, ma Maria del Rosario” e così a fianco agli antichi titoli di Consolatrix afflictorum (Consolatrice degli afflitti) e Refugium peccatorum (Rifugio dei peccatori), si aggiunse per il popolo e per la Chiesa Auxilium Christianorum (Aiuto dei cristiani).

Quando è stata istituita la festa?

  
La festa di Maria, Aiuto dei cristiani, fu istituita da papa Pio VII il 15 settembre 1815 e fissata al 24 maggio in ricordo suo trionfale rientro a Roma (24 maggio 1814) dopo la prigionia sotto Napoleone a Fontainebleau. In origine la festa era limitata alla Chiesa di Roma, ma fu presto adottata dalle diocesi toscane (1816) e poi estesa alla Chiesa universale
Il Santuario dedicato a Maria Ausiliatrice a Torino
Il Santuario dedicato a Maria Ausiliatrice a Torino

Chi sono i grandi “apostoli” della devozione a Maria Ausiliatrice?

Il culto pur continuando nei secoli successivi, ebbe degli alti e bassi, finché nell’Ottocento due grandi figure della santità cattolica, per strade diverse, ravvivarono la devozione per la Madonna del Rosario con il beato Bartolo Longo a Pompei e per la Madonna Ausiliatrice con San Giovanni Bosco a Torino. Il grande educatore ed innovatore torinese, pose la sua opera di sacerdote e fondatore sin dall’inizio, sotto la protezione e l’aiuto di Maria Ausiliatrice, a cui si rivolgeva per ogni necessità, specie quando le cose andavano per le lunghe e s’ingarbugliavano; a Lei diceva: "E allora incominciamo a fare qualcosa?". S. Giovanni Bosco, nato il 16 agosto 1815 presso Castelnuovo d’Asti e ordinato sacerdote nel 1841, fu il più grande devoto e propagatore del culto a Maria Ausiliatrice, la cui festa era stata istituita sotto questo titolo e posta al 24 maggio, qualche decennio prima, dal papa Pio VII il 24 maggio 1815, in ringraziamento a Maria per la sua liberazione dalla ormai quinquennale prigionia napoleonica. Il grande sacerdote, apostolo della gioventù, fece erigere in soli tre anni nel 1868, la basilica di Maria Ausiliatrice nella cittadella salesiana di Valdocco - Torino; sotto la Sua materna protezione pose gli Istituti religiosi da lui fondati e ormai sparsi in tutto il mondo: la Congregazione di S. Francesco di Sales, sacerdoti chiamati normalmente Salesiani di don Bosco; le Figlie di Maria Ausiliatrice suore fondate con la collaborazione di s. Maria Domenica Mazzarello e per ultimi i Cooperatori Salesiani per laici e sacerdoti che intendono vivere lo spirito di “Don Bosco”, come è generalmente chiamato. Le Congregazioni sono così numerose, che si vede con gratitudine la benevola protezione di Maria Ausiliatrice nella diffusione di tante opere assistenziali ed a favore della gioventù. Ormai la Madonna Ausiliatrice è divenuta la ‘Madonna di Don Bosco’ essa è inscindibile dalla grande Famiglia Salesiana, che ha dato alla Chiesa una schiera di santi, beati, venerabili e servi di Dio; tutti figli che si sono affidati all’aiuto della più dolce e potente delle madri.

Dove è diffuso il culto di Maria Ausiliatrice?

  
Interi Continenti e Nazioni hanno Maria Ausiliatrice come Patrona: l’Australia cattolica dal 1844, la Cina dal 1924, l’Argentina dal 1949, la Polonia fin dai primi decenni del 1800, diffusissima e antica è la devozione nei Paesi dell’Est Europeo. Nella bella basilica torinese a Lei intitolata, dove il suo devoto figlio s. Giovanni Bosco e altre figure sante salesiane sono tumulate, vi è il bellissimo e maestoso quadro, fatto eseguire dallo stesso fondatore, che rappresenta la Madonna Ausiliatrice che con lo scettro del comando e con il Bambino in braccio, è circondata dagli Apostoli ed Evangelisti ed è sospesa su una nuvola, sullo sfondo a terra, il Santuario e l’Oratorio come appariva nel 1868, anno dell’esecuzione dell’opera del pittore Tommaso Lorenzone. Il significato dell’intero quadro è chiarissimo; come Maria era presente insieme agli apostoli a Gerusalemme durante la Pentecoste, quindi all’inizio dell’attività della Chiesa, così ancora Lei sta a protezione e guida della Chiesa nei secoli, gli apostoli rappresentano il papa ed i vescovi. 

Fonte: Famiglia Cristiana

giovedì 23 maggio 2019

La bandiera europea è nata come un simbolo mariano. Ecco la storia






La bandiera europea è portatrice di una simbologia religiosa nascosta: il blu come il colore del mantello mariano delle rappresentazioni artistiche, le stelle che ricordano la corona della Vergine Maria e il numero dodici che rimanda, ovviamente, agli Apostoli.” E quindi, in quanto bandiera confessionale, non ha posto nei luoghi istituzionali della repubblica laica, per esempio in Parlamento.
La simbologia non è neanche tanto “nascosta”, ha commentato un mio interlocutore in chat su Facebook. C’è una storia ben nota, alle spalle.
Una storia che a me pare bizzarra, nebulosa e improbabile, come si conviene al mito delle origini di ogni bandiera che si rispetti.
Dunque. La bandiera fu lanciata nel 1955 dal Consiglio d’Europa come simbolo dell’intera Europa. Trent’anni dopo, nel 1985, fu adottata dalla Comunità europea ed ereditata nel 1993 dall’Unione europea. Non è mai diventata simbolo ufficiale della UE; era prevista come tale nel progetto di Costituzione europea del 2005 che tuttavia non fu mai ratificato. E quindi è molto usata dalle istituzioni europee e dagli stati membri, ma a loro discrezione.
Quando si crea una nuova bandiera, i suoi creatori tendono sempre ad attribuire un significato stravagante, tendente al mistico, ai caratteri del suo disegno e ai suoi colori, che ci abbiano davvero pensato in anticipo oppure no (il colore blu e le stelle o i cerchi di stelle sono elementi ricorrenti in vessillologia, e facili da usare, non ci vuole un genio per pensarci). Anche in questo caso il Consiglio d’Europa si applicò con immaginazione. In una risoluzione dell’8 dicembre 1955 dei suoi membri (che erano allora quattordici) scrisse:
“Sullo sfondo blu del cielo del Mondo occidentale, le stelle rappresentano i popoli dell’Europa in un cerchio, simbolo di unità. Il numero sarà fissato per sempre in dodici, simbolo di completezza e perfezione. … Proprio come i dodici segni dello zodiaco rappresentano l’intero universo, le dodici stelle d’oro rappresentano tutti i popoli d’Europa – compresi quelli che non possono ancora partecipare alla costruzione dell’Europa nell’unità e nella pace.”
Significato fantasioso che comunque, almeno esplicitamente, non ha niente a che fare con la religione.
Magari con l’astrologia?
Certamente ha a che fare con le suggestioni della Guerra fredda.
L’interpretazione religiosa è emersa molto tardi, e in occasioni non affidabilissime. Sembra che Arsène Heitz, una delle tante persone che nel 1955 avevano sottoposto decine di disegni da cui era emersa alla fine, dopo contaminazioni e ridisegni, la bandiera attuale – verso la fine della sua vita se ne dicesse unico vero inventore. E in una intervista nel 1987 parlò per la prima volta della sua ispirazione mariana, della iconografia mariana, dicendo: “la bandiera dell’Europa è la bandiera della Madonna”.

Carlo Curti Gialdino, in un libro che è una sorta di storia ufficiale dei simboli europei, di cui alcune pagine rilevanti sono pubblicate in inglese online qui, ricostruisce un po’ di questa storia. Riporta anche la testimonianza orale di un sacerdote, padre Pierre Caillon, che sempre nel 1987 avrebbe incontrato per caso Heitz e ne avrebbe ricevuto questa confidenza:
“Sono io quello che ha disegnato la bandiera europea. Ebbi improvvisamente l’idea di mettere su un campo blu le 12 stelle della Medaglia miracolosa di Rue du Bac [una medaglia dedicata alla Madonna in una cappella di Parigi]. La mia proposta fu adottata all’unanimità l’8 dicembre 1955, giorno della festa dell’Immacolata concezione. Lo dico a lei, padre, perché porta la piccola croce blu dell’Armata blu di Nostra signora di Fatima”.
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Già, come dimenticare l’8 dicembre.
Insomma, la leggenda di Betsy Ross e della nascita della bandiera americana mi sembra meno campata in aria.
D’altra parte, se davvero la bandiera europea avesse la sua origine in simboli religiosi, non sarebbe diversa dalle bandiere di gran parte degli stati nazionali, europei e non europei. Basti pensare alle croci cristiane così prominenti negli stendardi dei paesi scandinavi (dove degli antichi vessilli crociati si narra che fossero doni del papa o del cielo o di dio per combattere i pagani), della Gran Bretagna, giù fino alla Svizzera. Oppure al verde delle bandiere di tutti i paesi musulmani, al sole della dea del sole shintoista del Giappone, alla Chakra o ruota della vita buddista dell’India, al tallith o scialle maschile di preghiera su cui è ricalcata la bandiera di Israele.
In effetti le bandiere laiche, secolari, di origine non religiosa, sono solo quelle che incarnano le grandi rivoluzioni politiche e sociali alle origini della contemporaneità – sotto il “cielo del Mondo occidentale”, per dirla con il Consiglio d’Europa, o che storicamente ne derivano nei colori e nel disegno in tutto il mondo. La bandiera a stelle e strisce statunitense quindi, con le sue filiazioni. E poi il tricolore francese, con filiazioni ancora più numerose, fra le quali il tricolore italiano. E infine il drappo rosso dei movimenti socialisti e degli stati comunisti.
Nella chat su Facebook avevo buttato lì l’ipotesi spensierata che il vessillo europeo potesse essere stato ispirato proprio dalla prima di queste bandiere secolari, quella americana delle origini, quando aveva il riquadro blu con tredici stelle bianche in cerchio – fra l’altro, un adattissimo simbolo federalista. Ma poi avevo scritto “credo che sarebbe una balla yankee”. Vedo ora che Carlo Curti Gialdino la prende invece sul serio, questa ipotesi, pur considerandola “hazardous in the extreme”. Cioè, neanche lui ne sa niente.
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Charles H. Weisberger, Birth of Our Nation’s Flag [Betsy Ross flag], 1892



Pubblicato  su ytali.com del 29 ottobre 2017


Fate attenzione alle notizie Fake. Sta girando questa foto su Medjugorje ma ecco dove ....

In queste ore sta girando sui social questa foto dove chi l'ha pubblicata asserisce che è stata scattata a Medjugorje il 21 o 22 maggio 2019.... niente di più falso!!!
Facendo una ricerca su internet è palese che l'immagine gira già da diverso tempo e a riprova abbiamo voluto inserire i risultati avuti tramite il sito "TinEye". clicca qui  < ------
C'è gente che si approfitta della fede e della buona fede delle persone ... fate attenzione!!




flickrhivemind.net

Tags/se%C3%B1ora/Interesting - First found on Mar 21, 2016

pakfiles.com

watch-virgin-mary-moving-statue-caugh... - First found on Sep 02, 2018

Come ricevetti l'Eucaristia sentii un gran caldo al cuore- Testimonianza su Medjugorje





Quella che presento è la piccola testimonianza della grande conversione che ha cambiato la mia vita; ero non credente, di famiglia atea, sposato in chiesa solo per piacere a mia moglie. Un giorno fu proprio lei a chiedermi di accompagnare don Angelo a Medjugorje come semplice autista. Rifiutai in modo deciso le sue insistenze per più di una settimana, poi, senza nemmeno sapere il perché decisi di andare; salutai i miei genitori "atei" che mi invitarono a non spendere soldi inutilmente per portare a casa "madonne" o "rosari". Non conoscevo don Angelo, non l'avevo mai visto. Partimmo e dopo 12 ore di un tranquillo viaggio in cordiale conversazione, arrivammo a destinazione.

Al mattino seguente lo accompagnai a celebrare la Messa nella comunità dei ragazzi ex-tossicodipendenti di sr. Elvira. Durante la celebrazione ero l'unico a non inginocchiarmi tra quei 75 ragazzi... Mi sentii tanto imbarazzato che, per rispetto a loro, mi inginocchiai; era la seconda volta nella mia vita che compivo quel gesto.

Lasciato don Angelo a confessare, fui accompagnato da un seminarista nel luogo delle apparizioni e lì, per caso, trovai una piccola madonnina che, in seguito, portai a mia madre. Nel pomeriggio, mentre lo accompagnavo da qualche parte, don Angelo mi chiese se volevo confessarmi. Negai con fermezza, anche perché per me la confessione non aveva alcun senso; con calma don Angelo mi spiegò il senso di questo grande dono e, per la prima volta, mi confessai. Mi recai poi, solo, sul monte Krizevac e lì ebbi delle esperienze particolari che mi colpirono molto.

Il mattino successivo fu sempre don Angelo ad invitarmi a fare la Comunione. Come ricevetti l'Eucaristia sentii un gran caldo al cuore e con sorpresa scoppiai a piangere in modo incontrollato. Cominciai ad avere però ad avere dentro di me delle reazioni negative a tutti questi strani fatti che mi stavano capitando, da un lato non comprendevo, dall'altro volevo capire a tutti i costi. Chi mi incontrava mi ripeteva che la mia non era un presenza casuale, ma che la Madonna mi voleva là.

La confusione dentro di me era sempre più grande, anche perché dovevo decidere se, una volta tornato a casa, non dire niente a nessuno o accettare il cambiamento e le conseguenze che avrebbe portato. Dopo un notte insonne decisi di tornare sul monte e lì mi affidai completamente a Maria; promisi che se era vero tutto ciò che sentivo e quello che mi stava accadendo sarei diventato suo testimone per sempre.

Cominciai il cammino di conversione, sentivo una presenza in me che mi dava grande forza e coraggio; ma a casa, figli e genitori rifiutavano tutto. Sorgevano i dubbi, le perplessità, le difficoltà nell'andare a Messa nel mio paese perché mi sentivo giudicato e fuori posto. Cominciarono delle forti tentazioni, soprattutto quando mi trovavo in chiesa; ancora più difficile era vincere il forte istinto di bestemmiare.

Era l'inizio di una conversione, di un cammino, che pur tra le tante e forti tentazioni sta continuando nella gioia, nella serenità e nella pace di chi ha trovato il Signore e di chi vuol rimanere in Lui perché solo Lui è il "desiderio della mia vita". Luciano B. (RE)
Fonte: Eco di Maria nr.156

Noi cristiani sembriamo aver perso le risposte: i mass media che sono inquinati come l’aria.....

« Maria è qui e ha bisogno di noi» 
  Si dice che l’umanità sta vivendo un tempo di grande crisi, ed è vero: ci sono tante difficoltà nella famiglia, nella scuola, nell’educazione, di fronte alle quali persino noi cristiani sembriamo aver perso le risposte, perché la mentalità comune ci ha influenzato, ha intaccato i valori della nostra fede. Tutto oggi è contro l’uomo, contro la natura: la politica, la scienza, l’informazione, con i mass media che sono inquinati come l’aria, come il cibo. Tutto è contro l’uomo: non possiamo dire che il Signore ha creato una mucca pazza, o una pecora malata... Il Signore non ha affidato il mondo così all’uomo. E triste constatare che l’uomo ha gestito male queste cose, che ha prodotto male. Ed è triste anche vedere che di fronte a tutto questo non diamo il massimo per porvi rimedio... il problema è che quando l’uomo esce dai suoi confini, non tiene conto del suo li mite, perde di vista la sua missione e succedono cose gravi sulla terra.
In questa situazione anche la Chiesa ha sofferto e soffre. In questa situazione si sono verificati i fatti di Medjugorje. Ecco, dopo vent’anni Si può cominciare a vedere quale è lo scopo di queste apparizioni della Vergine: milioni e milioni di persone che hanno incontrato la Madonna sono ritornate a Dio. C’è un fiume di grazia che è partito da Medjugorje e che ha raggiunto tutto il mondo, tutte le nazioni, tutte le comunità e le culture.
Oggi vengono a Medjugorje uomini e donne da ogni dove: dal Giappone, dall’Indocina, dalla Corea e, segretamente e a rischio della incolumità, perfino dalla Cina. E ogni anno molti fra questi, che neppure erano cristiani, ricevono il battesimo.
Maria si è posta qui come luce delle genti, per risollevarci dai nostri problemi per aiutarci a sbrogliare le più differenti e ingarbugliate situazioni. E noi non possiamo far altro che dirle grazie, pieni di riconoscenza per questa donna per la gioia che ci ha donato con la sua presenza. A Lei, sempre obbediente al progetto del Padre, alla volontà di Dio, che anche in questo caso ha rinnovato con Gesù il suo «Eccomi, sia fatta la tua volontà».


Qual è il cuore di questo dono e dei messaggi della Vergine?

La presenza fisica della Madonna in questo luogo. La Madonna in carne e ossa ha fatto visita alla parrocchia fa visita alle case dei veggenti, come ha fatto visita a Elisabetta. Come in quella circostanza, anche a Medjugorje Maria si è fatta incontro con un saluto di pace con « Shalom». E come a Elisabetta, anche ai veggenti, alla gente di Medjugorje e, a tutti noi, Maria, attraverso quel «Shalom» ha trasmesso, ha iniziato la sua azione di grazia.
La sua presenza, poi, è presenza orante: attraverso il suo esempio costante Maria ci chiede di pregare. E se l’uomo risponde a questa chiamata e incomincia a pregare, qui immancabilmente per grazia riceve o rinnova il dono della preghiera. «Per grazia», perché la preghiera è un dono, e così è stato per noi della comunità parrocchiale: un grande dono.
Maria viene per renderci certi che Lei ci è vicina, e che attraverso di Lei l’uomo può ricevere tutto l’aiuto di cui necessita: è già questo il primo dei messaggi, il suo essere con noi, tra di noi. E a Medjugorje si sperimenta questa sua presenza: la si sente nell’aria, la si respira nella preghiera, la si riconosce nella comunione tra i pellegrini. È una sensazione tangibile, come il calore del sole in estate, e la pioggia di settembre. E questo lo conoscono tutti coloro che vengono a Medjugorje con cuore aperto.
Poi vengono i messaggi: essi servono per aiutarci a correggere i nostri errori, a mettere a posto le situazioni che abbiamo compromesso lasciate in sospeso. Maria parla per ricordarci gli aspetti fondamentali per la vita cristiana e per il nostro futuro; ci ricorda la preghiera, i sacramenti come l’Eucaristia , la confessione, ci invita a leggere la Parola di Dio, ad aprirci alla conversione del cuore: aspetti senza i quali la Chiesa non esiste.
Ho appena incontrato un pellegrino che mi ha confidato «Da quando sono stato a Medjugorje sto amando la Bibbia, vivo la Bibbia»... Ecco il dono, ecco il messaggio: si crea un clima nuovo in cui possono germogliare doni di fede, di pace, di conversione, di amore. Ecco il più grande messaggio, la notizia più importante: l’uomo che rinasce.


Come ha risposto il villaggio di Medjugorje in questi anni?

Che cosa Medjugorje ha fatto in vent’anni? Medjugorje ha pregato e ha fatto digiuno. Medjugorje ha imparato a inginocchiarsi davanti al Santissimo e alla Croce. Medjugorje è il luogo dove si trova la Madre celeste, dove si sente la Madre, dove l’uomo torna a Dio.


C’è chi dice che queste apparizioni sono un po’ lunghe... e che ciò è strano...
Ma come lunghe? Non lo sono affatto: ne abbiamo bisogno, e di più, per ché la partita in cui ci giochiamo la nostra vita spirituale, fortunatamente, non è una gara cronometrica. Perché perdere tempo a chiedersi se le apparizioni sono o non sono lunghe: Maria è qui per indicarci la via, approfittiamone. Non è forse molto lungo il tempo necessario per disintossicare chi è diventato dipendente, «inquinato» dalla droga? Quanto ci vuole per purificare il suo sangue, per ricostruirne la mentalità, rimetterne in sesto il corpo e l’anima? C’è bisogno di tempo, c’è bisogno che Maria appaia.


Maria attraverso i veggenti ci ha messo molte volte in guardia da Satana. Dalle Scritture sappiamo che sarà lei a sconfiggerlo. perché tanta preoccupazione?

La Madonna desidera liberare tutti gli uomini dal male, e per prima cosa dice che Satana c’è, esiste, ed è furbo e meticoloso. Mette in guardia in particolare coloro che ritengono che la vittoria ascetica della Madonna e personale su Satana sia semplice. No, non è semplice: la Madonna trionferà, ma gli uomini devono aiutarla. La Madonna interpella attraverso questi veggenti loro e tutti noi a farci suoi angeli, per aiutarla a sconfiggere il Maligno come è descritto nel racconto dell’Apocalisse. E ci dice: «Cari miei angeli, mi dovete aiutare, dovete vigilare con me».
Che è poi la medesima attenzione che ci è chiesta da Gesù con la parabola della zizzania: il contadino torna a casa dal campo appena seminato e se ne va felice a dormire per il lavoro svolto senza preoccuparsi che il nemico è sempre in agguato; e questi, la stessa notte, trovando la porta sguarnita, viene e sparge il seme cattivo... C’è il Nemico se l’uomo non è disattento lo vede, lo riconosce. Ma se l’uomo è disattento si sveglierà un giorno pieno di spavento con il campo infestato di zizzania, di ciò che non ha seminato.


Dove colpisce il Nemico?
Nelle esistenze di giovani senza vita e senza scopo. Guarda quanti suicidi , quanta disperazione quanta droga. Per fortuna Maria ci mette in guardia. Quante sono oggi le famiglie crollate: genitori e figli che vivono separati in casa, che non si parlano; sposi che non vogliono figli, bambini che vengono uccisi ancor prima di nascere. Sembrerebbe che l’egoismo abbia vinto. Ma, per fortuna, Maria ci dice che non è così e indica una via di uscita, ma ha bisogno di noi.

In che senso ha bisogno di noi?
La Madonna viene a Medjugorje per ricordare i valori che abbiamo smesso, che non si praticano più, e ci dà la grazia di poterli riconoscere e vivere. Ce lo dice con messaggi pieni di tenerezza: «Cari figli, voglio dividere la gioia, il mio amore per voi». La Madonna è piena di gioia perché è piena di grazia. E la grazia è un dono. E a Medjugorje milioni li persone hanno effettivamente trovato e testimoniato questo dono, insieme con il dono della preghiera: ed è per questo che Medjugorje non può essere ridotta ad argomento di chiacchiere e di discussione. Non dipende dagli uomini la verità di Medjugorje, non dipende da un parroco, non dipende dal vescovo. Non dipende dalla tua simpatia o dalla tua propaganda Medjugorje, ma piuttosto dalla tua risposta, dalla tua vita. Se nessuno vivesse Medjugorje sulla terra, essa non esisterebbe, ma grazie al Signore ci sono milioni di persone che cercano di vivere bene messaggi, il digiuno e di pregare di nuovo insieme in famiglia. E ogni settimana aumenta il numero di coloro che rispondono all’invito di fare li più per Dio. Di questi sì ha bisogno la Madonna per i suoi progetti.
Quando san Francesco tornò dalla Verna con le stigmate, i confratelli 1o videro piangere: «Ti fanno male?», gli chiesero. «No», rispose, «piango perché l’Amore non è amato». Gesù non è amato: per questo soffriva san Francesco, per questo il Papa è andato a Gerusalemme a pregare, a cercare il perdono dagli avversari di Cristo. Anche nella Chiesa oggi si ama poco Gesù: l’Amore non è amato. San Francesco in punto di morte fu interrogato dai suoi per conoscerne l’ultimo testamento; e lui, nonostante le sofferenze, disse: «Fino a oggi abbiamo fatto poco; cominciamo a darci da fare di più». Questa è la risposta dei santi e del nostro Papa, oggi.
Che cosa ho fatto io nei miei venti, quaranta, settanta anni di vita come cristiano? Occorre una nuova evangelizzazione perché il paganesimo è rifiorito proprio a partire da quei Paesi che si dicevano cristiani. Bisogna decidersi per Cristo e amare Lui. Ma sta a noi la scelta. Preoccupiamoci di portare frutto: pensate alla parabola del seminatore e cercate di portare molto frutto. Così cresce la Chiesa, non attraverso Internet o la Tv. Non ci sono nuove conversioni grazie alla Tv cattolica o a Radio Vaticana: questi sono strumenti buoni per i credenti, ma che gli atei rifiutano. La fede di pende dai testimoni. Non mancano le università, le scuole, le emittenti, i libri, i programmi, i giornali religiosi; ma mancano i santi nelle università, nelle scuole, nelle parrocchie, nei giornali, anche in quelli religiosi.
Per questo chi viene a Medjugorje ed è toccato dalla grazia, deve do mandarsi: «Chi sono io? Che cosa posso fare per la Madonna?». Quanti sacerdoti sono venuti in questi anni a Medjugorje, e quanti vescovi anche, e hanno fatto poco, e non hanno fatto nulla nelle parrocchie e nel le diocesi. Noi pensiamo: «La Madonna viene, farà Lei». E invece no, perché Lei sempre ripete: «Ho bisogno di voi».

Che cosa dobbiamo fare?
Maria è molto chiara. Come prima cosa vuole la nostra conversione, che lasciamo cadere le lusinghe del male, che ci allontaniamo una volta per tutte dalle sue sorgenti. L’uomo può vincere il peccato solo quando crede e si affida a Dio, quando si lascia guidare come figlio, mano nella mano della mamma. Allo stesso modo del figlio prodigo, che finalmente riconosce la bontà del padre, che finalmente si accorge di quanto lui tratti bene persino i servi e che non gli permetterà più di vivere peggio dei porci, così anche tu torna a casa da Dio tuo Padre.
Ma sappi che Satana ti farà da ostacolo perché è forte della sua gelosia. E evidentemente forte: come possiamo capire sempre dai frutti, in questo caso da quelli cattivi, che sono sotto i nostri occhi. Per questo dobbiamo rompere gli indugi, vincere la pigrizia, essere attivi: e prega re, pregare molto. Perché l’uomo che prega non permette che il Maligno gli entri in casa, che gli insidi la famiglia. Sono quasi cinquanta ormai i messaggi in cui Maria ci ha invitati a mettere la preghiera al primo posto nelle famiglie. E poi il digiuno. Chi fa digiuno e prega, come ha detto Cristo stesso, è più forte del Male: Satana trema di fronte all’uomo e prega e pronuncia con fede il nome di Cristo.


La Madonna, proprio nel giorno del Capodanno del 2001, all’alba del nuovo millennio, ha detto a Marija che Satana è come «libero dalle catene»? Che significa?

Ricordati che Satana non è onnipotente e che l’uomo unito a Dio e a sua Madre è più potente di lui. Ma questa unione ancora manca, e per questo motivo Satana è in qualche modo svincolato, ha libertà di intromettersi fra l’uomo e Dio: per questo occorre rinnovare la preghiera e il digiuno , come Gesù ha insegnato; e per questo, dietro Lui, oggi sua Ma Ire ripete: «Rinnovate la preghiera e il digiuno, con entusiasmo».

Pregare, digiunare, vivere ogni giorno i Sacramenti: se è fatto bene è un programma molto impegnativo...
Impegnativo. La realtà è che noi non siamo capaci più di offrire, di soffrire un po’ con Cristo. Uno dei primi giorni la polizia segreta ha fatto irruzione nelle case e strappato dai letti i giovani veggenti. Spaventati, tristi , senza scarpe, feriti, mi ritrovo in canonica i genitori e i fratelli: «Padre, che cosa possiamo fare?». Soltanto pregare. Ma fu difficile perché il tempo passava e i ragazzi non tornavano: mezzogiorno, niente; le cinque, niente. Al tramonto fummo presi da agitazione e a mezzanotte dallo sconforto. Io non riuscivo a trovare una parola di speranza. Finalmente, all’una e mezzo, per primo un ragazzo e poi tutti gli altri cominciammo a sentire un canto lontano. Erano loro: entrarono in canonica pieni di gioia mentre i genitori scoppiavano in lacrime. A quel punto Vicka si fece incontro alla mamma che si chiama Aurelia e disse: «Perché piangi?». Le fu risposto: «Ma non vedi che ora è? E tu domandi perché piango?». Ma la figlia, fattasi seria, aggiunse: «Non soffrire così; se questo è un tempo di prova, mettiamolo a frutto: chiediamoci che cosa possiamo soffrire per la Madonna, se possiamo offrirle quello che ci accade». E poi ripeté con fermezza: «Mamma è importante soffrire qualche cosa per la Madonna». Fu questo l’insegnamento che una ragazzina seppe dare a sua madre e a noi tutti. Di tutte le domande che avrei voluto fare ai veggenti quella sera non ne ricordo una; invece, da vent’anni mi accompagna sempre più presente un solo interrogativo: Che cosa posso fare oggi per la Madonna, che cosa posso offrire oggi per lei, per Cristo, per la mia Chiesa? lo sono sacerdote: se non sono capace di soffrire niente la mia vita religiosa non vale niente, è falsa. L’abito che porto mi impone questa riflessione. Un sacerdote che non sa offrire un po’ della sua sofferenza crolla.


Lei è sacerdote: nella crisi che attraversa l’umanità anche tanti sacerdoti e religiosi sembrerebbero oggi disorientati. Non a caso la Madonna avrebbe chiesto a Marija di pregare tanto per loro...
L’uomo che ha ricevuto il dono del sacramento del sacerdozio ha una grande responsabilità che lo rende non confrontabile con nessun altro. Non lo si può paragonare al maestro che insegna, al catechista che predica, al medico che guarisce; no, perché il sacerdote è sacramento, è segno visibile della grazia. Lui è segno che la Chiesa sta camminando sul la strada giusta, che il Signore non l’ha lasciata sola. Ecco il motivo per cui ogni sacerdote è un grande dono, una grande cosa.
Molti sacerdoti sono disorientati, e così molti religiosi. Dobbiamo levare le mani, congiungerle e chiedere nuove vocazioni. La Chiesa, se vuole avere santi sacerdoti, deve pregare per i sacerdoti; tante vocazioni sacerdotali non sono frutto del caso, ma frutto della preghiera. Guarda Anna nell‘Antico Testamento che, nella vecchiaia, chiede a Dio il dono di un figlio: che cosa fa? Prega. Quando è nato l’ha chiamato Samuele, frutto della preghiera, e Samuele è diventato sacerdote, dono per la Chiesa ricevuto attraverso la preghiera. E a questo punto, però, voglio dirvi che a Riga il seminario è di nuovo pieno, non c’è un letto vuoto. Grazie a Maria che ci ha invitato a chiedere con lei questa grazia.
Desidero ricordare ai sacerdoti il messaggio della Madonna del marzo 2001, in cui ci sprona a «deciderci per la conversione e la santità»: cari sacerdoti, la nostra chiamata è essere santi, tutto il resto è un vuoto inutile, è un correre in tondo, è un vento che si disperde. Essere santi non è solo normale, è del tutto normale, come il frutto sull’albero: è normale dare frutto, è normale darlo buono, è normale che la nostra vita sia fruttuosa per gli altri. Se Dio è santo è inevitabile che ci chiami, allora, a essere santi.
Io voglio osservare il sacerdote al vaglio delle Scritture, attraverso la tradizione cristiana: ogni qualvolta la Chiesa ha avuto un santo sacerdote. ha potuto contare su un segno sicuro sulla sua strada; e questo avviene ancora oggi, per fortuna. Dove c’è un santo sacerdote vedi delle comunità ricche di giovani che fondano il loro cammino in una certezza. Gesù ha detto «siete i miei testimoni»: il sacerdote è dono suo, è grazia; non possiamo dimenticarcene o farne a meno. Eppure, oggi, molti sacerdoti sono paventati dalle sfide della cultura contemporanea: si sentono rifiutati e non accettano l’indifferenza. Finiscono per stancarsi, per spegnersi. Trascinano la loro tenda nel deserto e ci si infilano dentro; e la loro voce per le la facoltà dell’annuncio della Parola, e si svilisce in un grido senza eco E soffrono, e tornano indietro, ma di nuovo non sono accettati. La Chiesa deve accompagnare i sacerdoti, e qui per Chiesa intendo anche i singoli parrocchiani. Il sacerdote è un uomo che, come tale, ha bisogno degli altri; è un uomo che per dare tutto ha bisogno di incontrare la Chiesa di sentirsene parte di essere bene accetto; ha bisogno di essere amato, incoraggiato, aiutato con amore, con amicizia, con sostegni spirituali, con preghiere che supportino i suoi progetti. Il sacerdote non può realizzare le idee che riceve attraverso lo Spirito Santo se poi la Chiesa, i parrocchiani gli voltano le spalle, le menti e il cuore. Viviamo — è vero — in un’epoca che mette a dura prova l’identità del sacerdote, ma chi ha a cuore la Chiesa si prenda cura dei sacerdoti. E Maria che ce lo chiede.


Ma Maria stessa a volte è messa in disparte nella Chiesa, magari in nome dell’unità dei cristiani, dell’ecumenismo...
Non esistono errori altrettanto grandi come quelli commessi dagli uomini contro la Madonna e il suo figlio Gesù. Gesù e stato addirittura crocifisso e non a caso è stato definito pietra di scandalo. Ma anche la Madonna ha dovuto sopportare l’ingiustizia. Perfino Giuseppe all’inizio non ha riconosciuto il piano di Dio attraverso di Lei.
Quanti errori: gli anglicani hanno cancellato la Madonna completamente, relegandola alla funzione di un taxi che ha traghettato Gesù sulla terra. Così i Luterani e tutte le ramificazioni delle chiese protestanti che hanno rifiutato la Madonna. Quanti errori e quanti peccati contro di Lei anche oggi, e nella stessa Chiesa, ogni qualvolta la Madre di Gesù viene messa da parte in nome di un falso ecumenismo. Ogni qualvolta si sente dire, in nome di una futuribile e presunta unità dei cristiani: «Lasciamo un pò nell’ ombra la Madonna e saremo più vicini ai nostri fratelli anglicani, e ci riavvicineremo ai fratelli protestanti». Quanti errori.
Ma è Gesù stesso che ci ha indicato Maria. Sulla Croce ha detto «ecco vostra Madre»: appoggiateVi a Lei. Non può che essere Lei, che grazie al suo «sì» è stata nell’Incarnazione ponte tra Dio e gli uomini, a porsi ora nella Chiesa come ponte di conversione tra gli uomini e Dio. Non è forse per questo che appare a Medjugorje? Lasciamo che ci conduca a suo Figlio...
Quanti peccati... Non possiamo farcela senza la Madonna, senza la Madonna non c’è la Chiesa, così come senza l’Eucaristia non c’è la salvezza, non c’è l’alimento di salvezza. Guardate Elisabetta come ha esultato perché ha riconosciuto che era la Madre di Dio quella donna che veniva a farle visita. La Madre di Dio è venuta a visitarci anche a Medjugorje per insegnarci a purificare la nostra vita dall’egoismo, dall’orgoglio, per riscattarci dalla sterilità. Lei ci vuole capaci di portare frutto e ci dà la grazia per innamorarci del suo «programma», dei suoi messaggi.
In quest’ottica, che non è quella delle polemiche, va inquadrata la dichiarazione pontificia Dominus lesus che è molto importante perché pone rimedio a un errore ormai molto diffuso, quasi legalizzato, che crea va grande confusione. I cattolici non devono rinunciare alla pienezza della Rivelazione, e con essa alla loro identità, perché è in essa che risiede la verità. Come potremmo, per esempio, immolare la Madonna sull’altare di un vuoto ecumenismo, se è Lei stessa il nostro tifoso più fedele, l’instancabile sostegno nel nostro cammino verso il Cielo?
Ascoltiamo la Madonna che ci dice «convertitevi, tornate al Padre»: è questa la meta a cui gli uomini devono tendere per un autentico ecumenismo; è solo attraverso una nuova conversione che i fratelli cristiani potranno ritrovare l’unità.

Perché la Chiesa è così provata in questo tempo senza Dio, in cui molto potrebbe fare?
Ma perché è in crisi la famiglia, che è la cellula originaria della società umana a cui il sacerdote si rivolge. Se vacilla la famiglia il sacerdote cade nel buio. Più di ogni cosa la Chiesa ha bisogno di santi sacerdoti e di santi genitori. Dal cuore del prete inizia il rinnovamento del mondo, un nuovo mondo; e dal cuore dei genitori inizia il rinnovamento della famiglia umana, una nuova famiglia.


Una nuova famiglia. La vita di questi veggenti, così straordinaria nel quotidiano, non è illuminante sul senso della chiamata universale alla santità sottolineata dal Concilio?
Ma certo. Dio ci vuole tutti santi e la via da percorrere sta nell’assecondare la sua volontà secondo il proprio stato e i propri talenti. Ma occorre la nostra disponibilità. Se il Signore sarà presente nella nostra vita saremo sempre a posto; ma permettiamogli di entrare come l’aria nei polmoni. Dipende da noi, perché Dio ci rispetta. La Madonna però dice «ho bisogno di voi» e sollecita con materna cura una nostra risposta.
Vogliamo essere degli strumenti nelle mani di Dio? Senza dite Dio non può realizzare ciò che vuole, non perché non è onnipotente, ma per ché ti rispetta; senza dite Dio non può salvarti. La Madonna è diventata grande quando ha accettato il disegno che il Padre aveva per lei, i santi sono diventati tali dopo aver detto sì.
Vicka è nota a tutti per aver attraversato malattie molto gravi. La prima volta la stavano portando in ospedale dopo che era caduta in coma e ai medici sembrava in fin di vita L’autista può raccontare che a un certo punto si è svegliata all’improvviso e ha chiesto di scendere. Di lì a poco le e apparsa la Vergine ma Vicka dopo la visione, per nulla contenta di essere guarita, e ritornata all’auto in lacrime. Più tardi — dimessa subito dall’ospedale — ci spiego che la Madonna in quell’occasione le aveva chiesto se avesse preferito la salute o la Croce avvertendola che se avesse scelto la salute le apparizioni si sarebbero concluse. Vicka, memore delle sue sofferenze e di quelle dei suoi cari, lì per li chiese la salute. La Madonna allora la benedisse e le disse che le sarebbe apparsa dopo quaranta giorni. Ma già durante quel saluto Vicka si pentì della sua scelta e pianse lacrime inconsolabili per tutto quel tempo, perché il desiderio di Maria era più forte di qualsiasi prova o sacrificio che le sarebbe stato chiesto. E cosi, dopo quaranta giorni, rimise la sua scelta nelle mani della Madonna.
Da allora sappiamo come è andata: Vicka ha sofferto per malattie molto dolorose, per diversi tumori considerati letali, e più volte è stata sul punto di morire, ma al tempo stesso il suo sorriso si è dilatato, e ci sono migliaia di pellegrini e forse molti di più che si sono convertiti grazie proprio a quel sorriso di chi vive la vita dì Dio. È il sorriso di chi sceglie Dio, nonostante la strada della Croce aperta da suo Figlio.
Con questo voglio dire che non può iniziare la tua vita nuova se tu non la scegli; la fede non è opinione né ideologia, né discussione: la fede è Fiat, è risposta ogni giorno, è pratica, ed è sacrificio, sempre; è rinuncia, è il seme che deve morire, è l’uomo che deve morire a sé stesso e nel corpo, per poi risorgere in Dio. 

Fonte: http://medjugorje.altervista.org/doc/pjozo/01-mariaequi.php