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sabato 31 maggio 2014

LA BENEDIZIONE SPECIALE E MATERNA DELLA MADONNA


LA BENEDIZIONE SPECIALE E MATERNA DELLA MADONNA

Suor Emmanuel racconta :

A Medjugorje la Madonna ha fatto un dono al mondo, ha dato la benedizione speciale e materna: io la ricevo con riconoscenza e la Madonna chiede a me e a chiunque la riceva di trasmetterla a tutti, non esiste un formula; si trasmette con il cuore. La benedizione speciale di Maria è un dono gratuito, un dono di Dio che passa da Lei quale Madre.

Coloro che vivono i messaggi hanno questo regalo e possono trasmetterlo agli altri. La Madonna mi dona uno strumento di lavoro, una sua soluzione che risolve problemi per i quali, umanamente, non sembra ci sia soluzione. Questo dono è parte di un tutto per coloro che vogliono seguire la scuola della Madonna.
Questa benedizione donata dalla Madonna non può traboccare che da un cuore colmo. Con questa benedizione ho qualcosa da donare, qualcosa della Regina della Pace. Ho ricevuto, dunque dono.
La Madonna ci raccomanda di parlare di questa benedizione e di trasmetterla solamente alle persone che sono impegnate nel cammino, alle altre noi dobbiamo trasmetterla silenziosamente.
Un giorno la veggente Marija mi ha confidato che lei stessa dava questa benedizione speciale e materna molto semplicemente dicendo: "Ecco, ho ricevuto la benedizione speciale e materna dalla Madonna e te la trasmetto", e puoi aggiungere le preghiere che vuoi, col cuore.
Questa benedizione si può trasmettere solo a una persona alla volta.
Verso gli increduli possiamo trasmettere silenziosamente questa benedizione. Ogni genere di grazie investe allora queste persone, pace, gioia, conversione.
Quando benedico i miei nemici (Gesù l’ha chiesto a tutti) con questa benedizione, Maria mi aiuta ad amare questi nemici con un cuore materno, con il suo Cuore.
La veggente Marija ci ha precisato che la benedizione dei sacerdoti è più grande, le mani del sacerdote hanno ricevuto la sacra unzione e la loro benedizione fa cadere molte grazie dal cielo.
Un’amica di Suor Emmanuel racconta: "quando sono nel metrò, benedico tutti, e sebbene sia timida e piuttosto riservata, la gente viene da me per parlarmi, per aprire il cuore". Prosegue Suor Emmanuel: "Bertrand, un infermiere parigino, detestava il suo lavoro: tutti i giorni vedeva morire dei giovani di AIDS senza nessuna assistenza spirituale ed era straziato per non poterli aiutare, perché in questi grandi ospedali gli infermieri sono insufficienti e hanno il tempo di prestare le cure minime prima di correre in un’altra stanza. Fino al giorno in cui Bertrand scopre a Medjugorje la famosa benedizione speciale della Gospa. Ritorna un anno più tardi e non è più lo stesso: è fantastico, la Madonna mi ha trovato la soluzione. Quando devo sbrigarmi per curare un malato di AIDS, gli do silenziosamente la benedizione speciale e materna e so che Maria stessa lo accompagnerà nel suo trapasso. Una volta un malato di AIDS morente è anche guarito".
Si è ancora lontani dal comprendere la portata di questa benedizione.
La Madonna ci chiede di vivere e testimoniare i suoi messaggi. Perché ha aggiunto questo fatto di trasmettere la benedizione? Perché la testimonianza non sostituisce la benedizione, è un’altra realtà. La Madonna chiede per esempio ai genitori di dare l’esempio, di essere portatori di pace, ma chiede loro anche di benedire i figli.
La sola testimonianza non trasmette la protezione come fa la benedizione.
La testimonianza esercita una buona influenza, un’attrazione, la benedizione esercita un’azione invisibile.
MEDJUGORJE, ALLA SCUOLA DI MARIA
"La gente prega in modo sbagliato. Si reca nelle chiese e nei santuari per chiedere qualche grazia materiale. Pochissimi, invece, chiedono il dono dello Spirito Santo. La cosa più importante per voi è proprio implorare che discenda lo Spirito Santo perché se avete il dono dello Spirito Santo avete tutto" (messaggio del 29 dicembre 1983)
"Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. Rinnovate la vostra preghiera personale, e in modo particolare pregate lo Spirito Santo affinché vi aiuti a pregare col cuore. Intercedo per tutti voi, figlioli, e vi invito tutti alla conversione. Se vi convertirete anche tutti coloro che sono attorno a voi saranno rinnovati. E la preghiera sarà per loro gioia" (messaggio del 25 maggio 2003)


Fonte: http://www.medjugorjeliguria.it/Danko%2025%20MAGGIO%2009.htm




E’ l’ultimo giorno di maggio! - ATTO DI CONSACRAZIONE TOTALE A MARIA





E’ l’ultimo giorno di maggio!
Preghiamo l’Atto di consacrazione a Cristo per mezzo di Maria del Santo di Montfort. A confermare la nostra consacrazione offriamo la partecipazione della Santa Messa per questa intenzione, e, durante la Comunione al Corpo e Sangue del Signore, invochiamo e ringraziamo la Spirito Santo per averci guidato in questo cammino, per averci preparato a tale consacrazione, e pronunciamo con tutto il cuore una formula di consacrazione alla Madonna che lo Spirito ci suggerirà.
Con la gioia nel cuore cantiamo infine insieme a Maria il “Magnificat”ringraziando il Signore per le grandi cose che in noi ha fatto, fa e farà!Ogni nostra parola, azione, ogni pensiero, nella consacrazione a Maria, sarà nella piena libertà e nella perfetta adesione alla Volontà di Dio.Come Maria. Per essere tutti suoi. Per sempre. A lode e gloria di Dio.
ATTO DI CONSACRAZIONE TOTALE A MARIA
( Luigi Maria Grignon di Monfort )
Consapevole della mia vocazione cristiana,

io rinnovo oggi nelle tue mani, o Maria,

gli impegni del mio Battesimo.

Rinuncio a Satana, alle sue seduzioni,

alle sue opere, e mi consacro a GESU’ Cristo

per portare con Lui la mia croce nella fedeltà

di ogni giorno alla volontà del PADRE.

Alla presenza di tutta la Chiesa

ti riconosco per mia Madre e Sovrana.

A te offro la mia persona, la mia vita e

il valore delle mie buone opere,
passate, presenti e future.

Disponi di me e di quanto mi appartiene
alla maggior gloria di Dio,

nel tempo e nell’eternità.
Amen!
“Magnificat”
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».
Questa voce è stata pubblicata il 31 maggio 2014, in Dalle Mailing lists, Devozioni con tag , , , , , .

venerdì 30 maggio 2014

Il mio cuore si è aperto a Medjugorje


 Ciao a tutti, siamo Dario ed Elizabeth, da tredici anni viviamo in Comunità come sposi e fin dall’inizio abbiamo condiviso la vita in missione, con i bambini di strada, orfani e abbandonati, prima in Messico e poi in Brasile. Io, Dario, un po’ come tanti altri giovani disperati, avevo la testa dura e quando mi hanno proposto la" Comunità  Cenacolo" non ne volevo proprio sapere. Vivevo per strada e di tanto in tanto mi facevo rivedere ai colloqui, dove ogni volta i responsabili mi vedevano in condizioni sempre peggiori, fino al giorno in cui, anche se non avevo nessuna intenzione di entrare, si sono detti fra loro: «Proviamo a farlo entrare, perché se no questo qui non lo vediamo più!». Nella vita non avevo grandi aspirazioni, anzi non ne avevo proprio. Ancora oggi mi chiedo come mai dopo venti anni sono ancora in Comunità Cenacolo e, anche se tante volte me lo chiedo, in un certo senso so la risposta: perché c’è una forza che ho trovato in Comunità, una luce che mi ha afferrato e mi ha tenuto qui. Ho fatto il mio cammino comunitario come tanti altri ragazzi, ma la svolta l’ho vissuta a Medjugorje, dove Madre Elvira mi aveva mandato come “ultima spiaggia”, e lì è successo qualcosa: il mio cuore si è aperto. Non ho maturato un particolare desiderio di partire per le missioni, ma è stata di nuovo Madre Elvira che mi ha “pescato” inviandomi in Brasile con il primo gruppo di missionari del Cenacolo. È stata un’esperienza molto forte: mi sono sentito realizzato, al mio posto. Ho vissuto sedici anni con i bambini di strada e, probabilmente, in questa convivenza con bambini che hanno già problemi più grandi dei miei, con delle storie impensabili, è nato in me il desiderio di formare una famiglia. In questo cammino missionario, in Messico, ho conosciuto quella che oggi è mia moglie: Elizabeth. Lei, da parte sua, ha incontrato la Comunità in un momento in cui era alla ricerca di un senso profondo nella sua vita. La vita comunitaria ci “piaceva”, lo stare con i bambini ancora di più, la stessa vita della missione sempre molto piena, con tantissime cose da fare, ci realizzava e così abbiamo deciso di sposarci fermandoci come famiglia e fidandoci della Comunità. Oggi abbiamo tre bambini, Francesca, Andrei e Juan Pablo, e per noi è un grande dono aver avuto la fortuna di condividere la vita di famiglia con i bambini delle missioni. I nostri figli sono nati lì e sono, quindi, cresciuti nella semplicità: per esempio giocano con qualsiasi cosa, con un pezzo di legno, qualche pietra, salendo su e giù dagli alberi. Sappiamo bene che oggi tanti bambini non conoscono più questi divertimenti semplici e sani; per questo e per tante altre ragioni crediamo che vivere in Comunità come famiglia sia un grande dono. Siamo convinti che oggi vivere i veri valori della vita sia difficile nel mondo, soprattutto perché ci si sente soli. La protezione che sentiamo qui, l’aiuto degli altri, l’invito alla preghiera, l’invito all’amicizia anche tra i bambini, sono valori che da soli non avremmo mai avuto la capacità di trasmettere in modo così incisivo. Sono frutti e doni della vita in Comunità che non possiamo non vedere e riconoscere come tali. Come tutte le famiglie, anche i nostri figli, che oggi hanno 12, 10 e 8 anni, andando a scuola e confrontandosi con la vita e con gli altri, cominciano a vedere i nostri difetti. Allora, quando le “acque” in casa non sono proprio calme e serene, ma c’è un po’ di burrasca, facciamo la revisione di vita, come ci ha insegnato Madre Elvira: ognuno espone i suoi problemi e difficoltà, i nostri figli ci dicono i nostri difetti, noi li accettiamo e poi si ricomincia tutti insieme nel perdono e nell’impegno a crescere. Sicuramente arriverà il giorno in cui i nostri figli decideranno la loro strada, ma siamo convinti che questi anni che hanno vissuto intensamente nel bene - perché la vita della Comunità è serena ma esigente - rimarranno in loro come un tesoro per tutta la vita. Il nostro figlio più piccolo, Juan Pablo, ha avuto una storia un po’ particolare: durante la gravidanza il ginecologo chiese ad Elizabeth di fare degli accertamenti perché, vista l’età un po’ avanzata, poteva essere una gravidanza a rischio. Secondo le loro previsioni, Juan Pablo doveva essere affetto da “sindrome di Down”. Ci dissero di fare un esame approfondito per decidere se tenerlo o no, ma noi, comunque fossero andate le cose, avevamo già deciso: crediamo che ogni vita, comunque e sempre, è un dono di Dio da accogliere. Quando è nato Juan Pablo, il dottore è rimasto molto sorpreso quando ha visto il nostro bambino sano e, addirittura, si è messo a piangere dalla commozione.  Le gioie che viviamo oggi sono tantissime e i doni che riceviamo ogni giorno ancora di più: desideriamo ringraziare di cuore il Signore per tutta questa “abbondanza” di grazia che questa vita nella fede ci dona.

Fonte :  http://www.comunitacenacolo.it/viewpagina.asp?keypagina=3704&idlingua=1

“Guarito” dopo vent’anni di depressione a Medjugorje



«Così è cambiata la mia vita appena giunto a Medjugorje»
Martedì 21 Giugno 2011
Parla Sabino Simone, “guarito” dopo vent’anni di depressione
Socchiude gli occhi azzurri, si concentra e pesa le parole Sabino Simone. Sono le 3 del pomeriggio, è appena tornato da Roma dove ha fatto il punto sulla celebrazione del 30° anniversario della prima apparizione avvenuta a Medjugorje. Non ha ancora mangiato. L’autoscuola di cui è titolare, a San Fermo, accanto al santuario del paese e vicina al monumento a Garibaldi, che qui vinse una storica battaglia del Risorgimento, è intitolata proprio all’Eroe dei due mondi, massone e acerrimo nemico della Chiesa.

Nell’ufficio di Sabino, invece, tra i poster di due automobili da corsa spicca il quadro di una Madonna con bambino. Sul muro di fronte, un calendario ritrae la folla di fedeli in preghiera nel piccolo paese dell’ex Jugoslavia. In alto, sulla parte anteriore di un armadio, c’è l’immagine di un Sacro Cuore. Eppure c’è stato un tempo in cui la fede di quest’uomo, 65 anni, sposato e padre di tre figli, residente a Cavallasca, era all’acqua di rose come quella di molti.
La sua vita ha avuto una svolta netta nel 1985, proprio a Medjugorje, località che oggi fa parte della Bosnia-Erzegovina, dove quattro anni prima, alle 18.15 del 24 giugno, Vicka, Ivan, Mirjana, Ivanka, Jakov e Marija, sei ragazzi avevano avuto una visione. Lo stesso accadde l’indomani. Una di loro aveva visto comparire sulla collina una giovane donna inondata di luce con un bambino in braccio e che faceva segno di avvicinarsi. Da allora quella figura di donna, identificata con la Madonna, è apparsa il 25 di ogni mese e decine di milioni di persone si recano là in pellegrinaggio.
Signor Simone, com’è approdato a Medjugorje?
«Soffrivo da ormai vent’anni di una fortissima depressione e non trovavo via d’uscita con cure mediche. Mia madre seppe delle apparizioni e tentò di convincermi ad andare in quel luogo. Io rifiutai, non mi interessava. Data la sua insistenza, alla fine, l’accontentai. Viaggiai senza aspettative. Una volta lì, stetti subito bene. Mi sentii normale. La difficoltà fu dover tornare indietro. In seguito raggiunsi quella stessa meta centinaia di volte. Il mio desiderio era di tornare più in fretta e più spesso possibile. Così cominciai a organizzare pellegrinaggi».
Lei era già credente?
«Ero un credente molto tiepido, di quelli che si limitano ad andare a messa la domenica».
Cosa la colpisce maggiormente quando torna ai piedi della collina?
«La sensazione di benessere interiore che sperimento, che io considero sicuramente frutto della grazia associata alla presenza della Madonna. Si sta bene davvero, e non dipende da ciò che siamo, abbiamo o facciamo. È dono del Cielo; è trovare tutto ciò che si è desiderato».
A Medjugorje le è capitato di assistere ad altri eventi che reputa inspiegabili?
«Sì, colgo sempre il cambiamento delle persone, vedo come sono quando arrivano e quando invece ripartono. Sono toccate e cambiate, indipendentemente dalla loro predisposizione spirituale».
Lei sa che la Chiesa è molto cauta su Medjugorje? Ha formato una commissione d’indagine composta da teologi ed esperti soltanto l’anno scorso.
«Sì, ma non pone alcun impedimento. Non formula un giudizio finché gli eventi non si sono conclusi. È normale che sia così. Si rischia però che taluni eventi negativi predetti si avvicinino perché non si fa abbastanza per scongiurarli. Ricordiamo che dopo l’apparizione, nel suo primo messaggio, il 26 giugno 1981, la Madonna invocò pace, piangendo. Esattamente dieci anni dopo, il 26 giugno 1991, in Bosnia scoppiò la prima guerra europea dopo il 1945».
Cosa risponde agli increduli e a chi, tra loro, parla di grande inganno?»
«Capisco chi fatica a credere. Anch’io, inizialmente, ero così. Però, dai frutti prodotti nelle persone che sono state a Medjugorje, dico che è proprio un peccato non approfittarne». Marco Guggiari
Fonte: http://medjugorje.altervista.org/index.php/notiziario/cattolico/2011/6/0/100

Vicka parla dei suoi figli

Intervista del 27/5/2009 alla Veggente Vicka 

 All'anagrafe si chiama Vicka Ivankovic-Mijatovic. Ma per tutti è Vicka. Arriva poco prima delle 8 di mattina. La folla di pellegrini è lì ad attenderla, paziente, da più di un'ora. E sulla scala di pietra ci sono anche due interpreti, dal tedesco e dall'inglese (per l'italiano l'interprete non serve: come tutti i veggenti di Medjugorje, Vicka parla bene la nostra lingua). L'aiuta a farsi strada, nella calca, una specie di guardia del corpo (un cugino? un amico?). Come se fosse una star. Ma è solo una ragazza di 44 anni, sorriso meraviglioso, sposata e due figli, che ha passato gran parte della vita a dialogare con la Vergine. La vede ogni giorno dal 24 giugno 1981. Siamo all'esterno della sua vecchia casa azzurra, dove viveva prima di trasferirsi nel sobborgo di Krehin Gradac. E dove, come quand'era ragazzina, incontra ancora i pellegrini, due o tre volte la settimana.



Vicka, come stai?
«Sto bene, grazie. Sì, in questo momento sto bene. Con l'aiuto di Dio e della Madonna».
Tra i sei veggenti di Medjugorje (oltre a Vicka, altre tre ragazze, oggi diventate donne: Marija, Mirjana e Ivanka; più Ivan e Jakov), è quella che nella sua vita ha sofferto di più. Ma ha sempre affrontato il dolore con grande serenità. Ci ha reso un grande favore, Vicka. Ci ha fatto accomodare in casa e ci dedica qualche minuto, mentre fuori i pellegrini sono in trepida attesa. Sono almeno trecento, in pochi metri quadrati, stretti tra un negozietto e l'altro di souvenir, sorti come funghi negli ultimi anni a ridosso della casa della veggente. Per fortuna oggi la giornata è fresca. In agosto è un tormento aspettare all'aperto, sotto il sole.
Quando ti sei sposata, ci avevi detto che nel matrimonio gioia e dolore hanno ugual peso. Dono di Dio entrambi, La pensi ancora così?
«Sì. Il matrimonio è una grande grazia del Signore. Viviamc in un momento molto difficile per le famiglie e i giovani. Le famiglia è sotto attacco».

Come va con i figli?
«Maria Sofia ha 6 anni, Antonio 4 e mezzo. Sono bravi Ogni sera recitiamo tutti insieme il Rosario in famiglia. Noi si stancano, anzi. L'altra sera il più piccolo mi ha detto: "Mamma, perché oggi abbiamo pregato poco? Domani, di più"».
Un bambino maturo...
«Hai ragione. Solo la preghiera può tenere unita la famiglia. E l'umiltà. Dice la Vergine: "Dovete mettere Dio al primo posto, nella vostra casa, come un principe". Senza Dio non si può andare avanti. Il segreto: amore e preghiera con il cuore».
Fuori cresce l'agitazione. I pellegrini raccolgono febbrili, in sacchetti di plastica, biglietti gualciti su cui hanno scritto una grazia da chiedere alla Madonna, o foto di parenti e amici malati. Una nonna, un po' affaticata, mostra orgogliosa la fototessera del suo decimo nipotino. Biglietti e foto da consegnare a Vicka, perché li affidi a Maria, durante l'apparizione che avrà questa sera.
Vicka, non sei stanca di tutta questa gente?
«No, perché?».
Qual è la cosa più importante da chiedere a Maria?
«Non bisogna chiedere niente».
Come, niente?
«Dio, cui Maria si rivolge, sa ciò di cui abbiamo bisogno. Ma i suoi tempi, i tempi di suo Figlio, non sono i nostri. Il miracolo, la grazia, avvengono quando meno ce l'aspettiamo. Spesso i pellegrini hanno un atteggiamento di pretesa. Ma a noi la Vergine chiede di seguire i suoi inviti materni: alla preghiera, alla conversione, alla pace. Insomma, è come se ci dicesse: "Vivete quello che dico, al resto ci penso io!"».
Fonte:http://holyqueen.altervista.org/medj_intervista_sansonetti_vicka.htm