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lunedì 29 giugno 2015

Ora mi sento amato, noi tutti siamo amati, nessuno escluso.

Pellegrinaggio a Med 


Medjugorje, un nome che sentivo lontano solo pochi mesi fa, un luogo che diversi amici e parenti hanno visitato e mi hanno raccontato con una gioia nel cuore che non comprendevo.

Ecco, io ora racconto a voi, non con la presunzione di convincervi ad andare un giorno, ma con la mia personale gioia nel cuore che vorrei condividere con i miei compaesani che leggeranno queste semplici righe.

Non vi so spiegare il perché ho deciso di andare in quel paese lontano della Bosnia Erzegovina, non per la sua fama o per gli effetti “speciali” che tanti raccontano e vedono, non per grazie particolari, ma mi sono detto:” io come Cristiano devo andare, La Nostra Madre Maria non apparirà per sempre e questa è un’occasione, un dono dal cielo che ci viene offerto”.

Anche per me è arrivato quel giorno, il 30 Aprile, siamo partiti da Brozzo, noi un gruppo di venti fedeli della nostra valle, qualcuno era già andato e altri come me affrontavano per la prima volta quel viaggio che io vi descriverò tanto solitario, poiché personale, quanto fraterno per la condivisone dell’esperienza con i fratelli che abbiamo accanto.

Quindici ore di pullman, pesanti, ma credetemi essenziali, poiché la ricerca della fede e la sua coltivazione è proprio un cammino, a volte un calvario proprio come quello che Nostro Signore ha intrapreso e ci ha insegnato.

Il primo giorno ero confuso, vedevo intorno a me tante persone, ma che dico tante migliaia che pregavano con pregevole intensità e concentrazione, che ho cominciato a non essere più sicuro che la mia fede fosse così salda come credevo.

Mi sentivo come dentro una campana entro la quale tutti pregavano e con trasporto uniti cantavano inni a Dio.

Io come un bambino ero meravigliato e al tempo stesso scettico, poiché ciò che vivevo intorno a me lo sentivo estraneo.

Ecco, non vi starò a specificare cosa troverete a Medjugorje poiché per me è stato importante intraprendere questo viaggio partendo da un mio pensiero base: “non mi importa ciò che vedrò, ma ciò che sentirò ”, non è il vedere, ma cosa si prova nell’intimità del proprio animo, che ha riempito la mia valigia personale.

Quindi in preda al mio stordimento di fede mi sono detto: “ o resto nella confusione, o ricerco” e la ricerca è iniziata da un mio volontario sacrificio, ovvero andare con un gruppo di amici alla croce blu (luogo dove appare la Madonna a Mirjana il giorno 2 di ogni mese) dalle 3 del mattino ed aspettare il momento tanto atteso sino alle 9.

Così ho fatto, ho aspettato sotto la pioggia e seduto tra i sassi argillosi del sito quello che per me sarebbe stato il momento cruciale che dava il via al mio viaggio di ricerca di fede, pregando e cantando insieme a migliaia di fratelli.

Quando Maria regina della pace è apparsa alla veggente un silenzio surreale ha fatto da cornice alla scena, pareva che il tempo si fosse fermato, e la natura attorno, dagli alberi, ai molti sassi rossi che lambivano il terreno sul quale i nostri piedi poggiavano, il vento, un gruppo di rondini che volteggiavano sopra la croce, persino la pioggia era cessata e noi presenti, tutti stavamo in contemplazione di quei pochi minuti che credetemi ti scaldano il cuore e un grido di gioia e riconoscenza è tenuto in gola, ma se potesse verrebbe innalzato al cielo.

Solo l’applauso finale ci riporta tra i sassi che ci circondano, tra i pianti strozzati di qualcuno, tra i nostri pensieri e i nostri dolori personali spezzando quel filo tra cielo e terra.

Tornando poi verso l’albergo resta quel calore nell’animo, segno di un dono che non è facile comprendere, ma se provato ti senti carico come mai prima di allora.

Il giorno successivo, domenica 3 maggio, mi sono alzato alle cinque del mattino e insieme alla mia famiglia e ad alcuni amici del gruppo con don Davide siamo andati sul monte Krizevac (520 metri sul livello del mare) e abbiamo intrapreso la salita facendo la via crucis.

Vorrei concludere il racconto di questo pellegrinaggio con la mia personale salita al monte, una camminata non impegnativa per coloro che sono abituati ad andare in montagna, ma che richiede uno sforzo meditativo, essenziale per la preghiera, e ciò che mi ha colpito ancora una volta sono stati i grandi massi che il pellegrino deve superare durante il percorso, che se fatto con la giusta concentrazione può farti vivere la passione di Cristo senza sentire la fatica.

La gioia nel cuore ti spinge fin sopra la sommità del colle, sulla quale si erge imponente una croce bianca, dove il contatto tra cielo e terra viene ristabilito.

La stanchezza, i pensieri, le ansie personali non le ho provate e come me anche gli altri fedeli me lo hanno confermato.

Il dolore, le nostre croci personali, com’è successo a Nostro Signore le possiamo vedere, sappiamo che ci sono, così come ho visto bambini malati la cui sofferenza non potevi non notare, ma che era sminuita da sorrisi disarmanti; infatti se tutte queste croci dalle più piccole alle più grandi vengono portate con la fede dentro i nostri cuori ecco che il dolore non lo sentiamo, non lo proviamo, poiché la gioia dell’amore di Dio per noi, ci spinge a salire sino a lui.

Questo è il dono che ho ricevuto e voglio condividerlo con voi, non per vanto, ma per testimoniare la bellezza dell’amore di Gesù che si dona ad ognuno di noi ogni giorno, in ogni persona che incontriamo, in ogni situazione che viviamo e ognuno di noi singolarmente ha la grazia di sperimentarne il dono anche e soprattutto a Medjugorje dove la nostra Mamma Maria è presente e ci ricorda che solo vivendo quella palestra di fede a stretto contatto con Dio, affrontata con sacrificio e devozione può farci tornare alle nostre case e alle nostre abitudini quotidiane sereni e grati, come è successo a me con la promessa di essere tenace e costante nel coltivare la mia nuova fede e con la gioia nel cuore che mai avevo provato.

Ora mi sento amato, noi tutti siamo amati, nessuno escluso.

Fonte:http://www.parrocchiamarcheno.it/j3/parrocchia/bollettino-parrocchiale/articoli-bollettino/238-pellegrinaggio-a-medjugorje

venerdì 26 giugno 2015

Madre Teresa di Calcutta parla di Medjugorje in colloquio con Padre Slavko

Padre Slavko a colloquio con la beata Madre Teresa di Calcutta, durante i primi anni delle apparizioni a Medjugorje:
la beata Madre di Teresa di Calcutta disse:
Sì, appunto. Io seguo Medjugorje. So che vi viene molta gente, e molti si convertono. Ringrazio Iddio che opera così nel nostro tempo. Mi è stato tanto caro ricevere da voi e dai veggenti un'immagine di Medjugorje benedetta dalla Madonna durante un'apparizione. Così verrei volentieri a Medjugorje. Ma se vengo, molti verrebbero per me. E questo non va bene. Questo è il motivo per cui non sono venuta ancora, per quanto molti amici m'abbiano invitata a venire. (Madre Teresa di Calcutta)


Ecco l'intera intervista:
Diffondere e vivere davvero il tenero amore di Dio.
Fonte: dal libro “Conversando” di Padre Slavko (interviste seguite nel mensile “Sveta Baština ”, tra il 1983 al 1989)

Non occorre farne la presentazione. E' una donna di fede, di carità e di speranza. Molti la considerano loro sorella e madre. Piccola di statura, con il peso d'un bel numero di anni sulle spalle, madre Teresa è tutta nella sua parola e nel suo richiamo alla pace rivolto all'umanità. Dovunque vada, porta amore ed annunzia pace, invita alla preghiera, e ad affidarsi alla divina Provvidenza. Fonda comunità per tutto il mondo. Suo principale impegno: diffondere e vivere davvero il tenero amore di Dio. In occasione del dodicesimo Congresso della Famiglia a Vienna ha dato un messaggio al nostro collaboratore, per il nostro giornale: parla di sé,
delle sue esperienze, delle esperienze degli altri, come del suo atteggiamento verso Medjugorje. Ha parlato in parte in croato.
Questo è il più bell'augurio natalizio al nostro giornale ed ai nostri lettori.



Madre, son contento di parlare con te per il nostro giornale. Grazie per la tua disponibilità. La solita domanda di volerti presentare ai nostri lettori cade, perché ti conoscono e ti vogliono bene. Ti chiedo perciò semplicemente: Madre, come stai?

Madre Teresa: Grazie a Dio, sto bene. Ecco, gli anni mi pesano, ma mi dò da fare per lavorare ancora alla gloria di Dio e per il bene degli uomini. Lavoro quanto mi è dato dall'alto. Ho molte suore, fondo case (comunità) per tutto il mondo: i bisognosi aumentano. Sono stata anche a Cuba. Ho parlato con Castro. M'ha chiesto: "Perché vorrebbe venire a Cuba?". Gli ho risposto: "Con le mie suore vorrei portare un po' della tenerezza di Dio ai vostri ammalati, ai vostri poveri". Il presidente ha chiesto ancora: "Tutto qui?". Ho risposto: "Solo questo, e nient'altro". Ha sorriso, ed ha detto: "Allora bene. Venga". Abbiamo aperto case a Zagabria, a Skoplye, a Lubiana. Adesso vado in Polonia. Abbiamo anche là un grande noviziato. Onoriamo molto Maria, causa della nostra gioia. Questo raccomando a tutte le suore. Ci diamo da fare per diffondere la devozione a Maria ed a consacrarLe le famiglie. Così un giorno son venute anche alcune famiglie indù a chiedermi di consacrarle alla Madre Maria. Cosa che abbiamo fatto. Maria è Madre di tutti.
Alcuni se la ridono sul mio conto e dicono: "Madre Teresa ha l'aspetto d'un bambino, tiene sempre nelle mani la corona, come un bambino che vuol stare appiccicato a sua madre". Io me la rido. Ho sempre la corona fra le mani. E difatto è così. La Madonna mi guida. Son sempre più i paesi che vogliono le mie suore. M'han chiamata anche a Spalato ed a Subotica. Lo so, è la Madonna che guida tutto questo.

Madre, e con la Russia?

M.T.: Abbiamo avuto il permesso, e fra non molto apriamo una casa in Russia. Il motivo è lo stesso che a Cuba: vogliamo portare agli ammalati la tenerezza dell'amore di Dio.

Ti ricordi, Madre, che tre anni fa hai mandato a Medjugorje una tua collaboratrice a trasmettere alla Madonna, mediante i veggenti, tre tuoi
particolari desideri?

M.T.: Sì, come no! I desideri erano questi: aprire una casa in Russia; che si trovi una medicina contro l'AIDS; e che la Madonna aiuti in modo particolare l'India. Sono convinta che la mia prima domanda è stata esaudita. Di questo son così riconoscente alla Madonna di Medjugorje. Non abbiamo però ancora un rimedio contro l'AIDS. Bisogna senz'altro pregare ancora molto. Sono convinta che la Madonna aiuterà gli uomini della medicina a scoprire questo rimedio. Sarei tanto felice che si aiutassero questi sventurati ammalati. Così verrei volentieri a Medjugorje ... farò del mio meglio per venire a ringraziare perché è stata esaudita la prima supplica. Dite però alla Madonna che attendo siano esaudite le altre domande.

Dunque, Madre, tu hai promesso di venire a Medjugorje a ringraziare se si realizzano i tuoi desideri e le tue preghiere?

M.T.: Sì, appunto. Io seguo Medjugorje. So che vi viene molta gente, e molti si convertono. Ringrazio Iddio che opera così nel nostro tempo. Mi è stato tanto caro ricevere da voi e dai veggenti un'immagine di Medjugorje benedetta dalla Madonna durante un'apparizione. Così verrei volentieri a Medjugorje. Ma se vengo, molti verrebbero per me. E questo non va bene. Questo è il motivo per cui non sono venuta ancora, per quanto molti amici m'abbiano invitata a venire
.
Ma, Madre, non sarebbe nessun peccato se qualcuno venisse per te!

M.T.: (Sorride di cuore) Lo so, lo so. Per ora mi raccomando molto alle preghiere. Preghiere per i poveri di questo mondo. E i più poveri sono quelli che non hanno amore nel cuore. Dio è misericordioso e mite. Quando vado a Lubiana, vedrò di ringraziare perché è stata esaudita la prima supplica. Voi dite alla Madonna che attendo che siano esaudite anche le altre domande. Ditele di non dimenticarle. Gli ammalati di AIDS sono degli autentici poveri. Bisogna aiutarli. E questo può farlo solo Dio.

Allora, quando possiamo aspettarti a Medjugorje?

M.T.: Non so. Dopo la Polonia vado a Città del Capo, in Sud Africa, ad aprirvi anche là una casa. Poi vado in Tanzania: abbiamo anche là un noviziato. Dodici suore pronunziano i voti e desidero in ogni modo di trovarmi là. Dio ci ha benedetti con tante vocazioni, dappertutto. Preghiamo molto per le vocazioni. E' importante che nelle famiglie si preghi per le vocazioni. Preghiamo il rosario nelle famiglie, e Dio spingerà i giovani a consacrarsi, a dedicarsi agli ammalati ed a quelli che più hanno bisogno.

Madre, che cosa desideri dire a noi giornalisti qui radunati?

M.T.: E' una bella occasione per noi tutti di fare qualche cosa di bello. Ci siamo radunati per un congresso sulla famiglia. E' nostro dovere aiutare le famiglie e gli individui ad arrivare alla pace. Il mondo mai ha avuto tanto bisogno di pace quanto adesso. Tutti noi sappiamo che amore e pace stanno bene di casa nella famiglia. Io ripeto sempre la medesima cosa: se una madre uccide il suo bambino, noi altri cosa possiamo aspettarci? Uccidendo un bambino, noi
difatto distruggiamo ed uccidiamo la presenza di Dio e la Sua immagine. Perciò l'aborto è il più gran demolitore dell'amore e della pace.

Madre, secondo il tuo pensiero, qual è il modo più facile di riportare pace e amore, e così evitare l'aborto?

M.T.: Semplicemente: bisogna incominciare a pregare. Bisogna riportare la preghiera nella famiglia. Questo vuol dire restituire Dio alla famiglia. Allora tutto il resto si risolverà. Se davvero . incominciamo ad amare, il nostro amore diventerà azione, sarà operoso. Frutto d'un amore operoso è il servizio. E dove l'amore agisce, là ci sarà anche pace. Per questo vi prego, quando siete in contatto con la gente, o quando scrivete qualche cosa, trovate sempre qualche cosa che spinga il cuore dell'uomo al bene, all'amore. Perché tutto sta qui: che Dio ama noi e che noi ci amiamo gli uni gli altri. Ora l'amore incomincia nelle famiglie. Come? Con la preghiera. Una famiglia che prega sarà unita, in essa l'amore crescerà. Dove invece non c'è amore, la famiglia è infelice e si sfascia.
Amare operando e servire per amore - amore e servizio delle mie sorelle e mio - son chiari nella nostra decisione di adottare bambini in modo da combattere così contro l'aborto. Abbiamo già adottato seimila bambini. Non vogliamo però che questi bambini siano una massa di orfani, senza padre e
senza madre. Per cui presto e spesso son poi famiglie a prenderseli. E questi bambini vi portano amore, unione e felicità. Peraltro, io non dò bambini a nessuno che abbia fatto qualche cosa per non averne. Persone così non sono più capaci di educare dei bambini. A quelli che non ne possono avere li dò molto volentieri. Questi bambini, che diversamente sarebbero stati oggetto di aborto, sono fonte di pace per molte famiglie. Un bimbo è un bel dono di Dio ad ogni famiglia. In lui si manifesta nella maniera migliore il tenero amore di Dio. Salvando un bambino, salviamo difatto un tabernacolo vivente di Dio.
E' spaventoso che si distrugga un tabernacolo vivente dell'amore. Sono tante le famiglie distrutte perché prima hanno distrutto il tabernacolo vivente dell'amore e della vita. Il bambino è semplicemente amore. Per questo io con le mie suore ho tanto lottato e lotto per l'adozione di bambini. Vi prego, impegnatevi ad arrestare il male che è l'aborto, e così cambierete il destino del mondo. So di famiglie povere che non hanno alcuna paura,, dei bambini, e
che non compiono aborti. E pur nella loro povertà son famiglie felici. Questi giorni del congresso preghiamo qui perché le famiglie superino il male dell'aborto. Impegnamoci a conservare l'amore della famiglia verso i figli e l'amore dei figli verso la famiglia. So per esperienza quanto Dio è buono e sensibile. So di famiglie che non avevano figli ed hanno adottato dei nostri, e poi ne hanno avuti dei loro.

Madre, che cosa dici alle famiglie in India sulla pianificazione famigliare?

M.T.: Dico semplicemente: decidetevi prima dell'aborto. Se non volete avere più figli, se siete poveri, c non potete averne di più, decidetevi prima che il bambino sia coi concepito. Una volta che un bambino sia concepito, ha diritto alla vita. So che sono molte le difficoltà. Ma quando tutte queste siano messe a confronto con la vita, la vita è sempre in vantaggio. Bisogna decidersi per la vita. Mi ricordo che ho iniziato con un ammalato vicino a morire, un povero. Fino ad ora sono 53.000. Se non mi fossi decisa per quell'uno, per quel primo, questo numero forse non ci sarebbe mai stato. Perciò la prima importante cosa è la decisione, è fare il primo passo. Sono convinta che sarebbe un bellissimo dono di Dio se ognuno di noi si decidesse per il primo ammalato o per il primo bambino, per salvarli.

Madre, tu sempre poni l'accento sulla Provvidenza divina. Viviamo in un mondo dove tutto è organizzato. Che cosa fare perché la fede nella Provvidenza trovi in noi maggiore spazio?

M.T.: Se si guarda la natura, vi si vedono milioni di uccelli, milioni di fiori meravigliosi, milioni di splendidi alberi, e Dio si cura di loro con il sole, con la pioggia, con la primavera, con l'inverno ... Se promettiamo a Dio di dare tutto il nostro cuore ai più poveri tra i poveri, le cose cambieranno. Io e le mie suore non riceviamo stipendio dallo Stato, né aiuto dalla Chiesa, non riceviamo nulla dalla gente per il nostro lavoro. Eppure abbiamo migliaia e migliaia di ammalati, molti bambini adottati. Ancora mai abbiamo dovuto dire NON ABBIAMO E NON POSSIAMO DI PIU'. L'amore di Dio ha messo in movimento una moltitudine che fa parte a noi di quello che ha. Ogni giorno diamo da mangiare a circa 9.000 persone. Mai abbiamo dovuto respingere qualcuno dicendo: NON ABBIAMO! Questa è la Provvidenza di Dio, questo è il delicato amore di Dio.

Madre, hai qualche particolare esempio?

M.T.: (Dopo una breve pausa ed averci pensato su) Sì, sì, assolutamente. Eccovene uno. Pubblicatelo. Fatelo conoscere perché la gente più facilmente si convinca del tenero amore di Dio. Un uomo è venuto in casa da noi, dicendoci: "Il mio unico figlio è in fin di vita. Il medico ha prescritto questa medicina, ma in India non la si può avere. Dovrei acquistarla in Inghilterra". lo personalmente ho il permesso d'importare medicine in qualsiasi tempo e da qualsiasi parte. Mentre si parlava, viene un signore con un piccolo pacco di medicine. Perché in India abbiamo a Calcutta persone che raccolgono medicine superflue nelle famiglie. Ho aperto la scatola e proprio in alto ho trovato la medicina di cui si stava parlando. Se la medicina fosse stata sul fondo o a metà altezza non me ne sarei accorta. Fosse venuta in anticipo o in seguito, non vi avrei fatto caso. Mi son fermata davanti a questa medicina ed ho pensato. Al mondo ci sono milioni di bambini, ma l'amore delicato di Dio pensa a questo piccolo bambino in un povero quartiere di Calcutta e gli manda la medicina. E quando ho aperto l'involucro della medicina, c'erano proprio tante compresse quante ne aveva prescritto il medico. Ma guardate un po' l'amore di Dio! Così è verso tutti. Così torna a succedere quotidianamente.

Qual è la regola principale della vostra congregazione? Vi accogliete anche persone di altre fedi? Che ne è dell'ecumenismo?

M.T.: Da noi vengono tutti. Le porte sono aperte a tutti. Non conosciamo caste, non conosciamo colori, non conosciamo politica. Per noi son tutti figli di Dio. Dio ama tutti gli uomini, e nemmeno noi escludiamo nessuno. Nella congregazione però non accogliamo persone di altre fedi. Vogliamo solo servire e
portare a tutti il materno amore di Dio. Mi ricordo, quando mi son trovato a parlare in Russia, mi hanno chiesto: "Per lei un comunista chi è?". Ho risposto: "Un figlio di Dio, mio fratello e mia sorella!". E' questo il motivo della nostra gioia che desideriamo condividere con tutti. Vi invito tutti: condividete con tutti la gioia dell'amore. Questa è una cosa meravigliosa, e più che meravigliosa. Non dimenticatelo!".

Madre, ci hai detto tante cose. Grazie! I nostri lettori saran felici della parola che hai loro rivolta. Vuoi dire ancora qualche cosa ai nostri lettori, ai pellegrini e ai parrocchiani di Medjugorje?

M.T.: Si. Prego per voi tutti. La preghiera, come ce lo ripete la Madonna, è la cosa più importante. Pregate, ed avrete quel che la gente si attende da voi. Amatevi gli uni gli altri, e diventerete testimoni della pace nel mondo. Non dimenticate di pregare anche per me e per le mie suore che si abbia a rimanere fedeli alla nostra vocazione. Tutti gli uomini vogliono essere amati: ecco la nostra grande occasione, il nostro grande dovere. Chi ama non avrà mai a pentirsene. Pregate ed amate. Che Dio vi benedica! Vengo a sapere delle difficoltà presso di voi e nella vostra Terra. Ella - Maria - è con voi, è là, e certamente vi aiuterà a trovare la pace e forze sufficienti per una riconciliazione.

Fonte:https://www.facebook.com/201702136682887/photos/a.201703243349443.1073741827.201702136682887/414866898699742/?type=1

mercoledì 24 giugno 2015

Racconto dettagliato della 1° apparizione a Medjugorje - 24 giugno 1981

PRIMO GIORNO
(Mercoledì 24 giugno 1981)

Per gli abitanti di Medjugorje era un giorno festivo e tutta la gente si è recata in Chiesa per partecipare alla S. Messa. Essa fu celebrata da P. Zrinko Čuvalo, cappellano della parrocchia, perché il parroco P. Jozo Zovko non era in paese in quei giorni: le religiose di Klostar Ivanić lo avevano pregato di predicare gli Esercizi Spirituali per i Voti Perpetui di 24 novizie.Probabilmente una sola persona del villaggio non ha partecipato alla Messa quel giorno: la diciassettenne Vicka Ivanković, che si era recata a Mostar per sostenere l’esame di riparazione in Matematica. Si era a Giugno e, per le vacanze, erano tornate in paese diverse famiglie che avevano dovuto trasferirsi nelle grandi città come Mostar, Dubrovnik o anche in Germania per trovare lavoro. Il paese di Medjugorje, infatti, offriva solo la possibilità di lavorare i campi o il tabacco e… le bocche  da sfamare erano molte! Quello è stato un giorno di grande caldo, quel caldo che anche molti di noi avrebbero potuto sperimentare negli anni seguenti recandosi a Medjugorje nei mesi estivi. Non possiamo perciò biasimare Vicka se, come racconta lei stessa a P. Bubalo, dopo essere tornata dall’esame stremata dalla fatica e dal caldo, si è fatta un bel riposino.
 
Ma i modi per trovar refrigerio dal caldo sono molti… altre due ragazze, Ivanka Ivanković e Mirjana Dragicević giunte a Medjugorje per trascorrervi le vacanze estive, verso le 18, pensano di fare una passeggiata un po’ fuori dal paese sotto il monte Crnica, in una zona chiamata Podbrdo, cioè “sotto il monte”. Passeggiando, si raccontano a vicenda ciò che era successo a entrambe nei lunghi mesi in cui non si erano potute incontrare (Ivanka, infatti, vive a Mostar e Mirjana a Sarajevo). Ad un tratto, volgendo lo sguardo verso la collina, Ivanka esclama: “C’è la Madonna sulla collina”. Mirjana, senza neanche guardare, risponde: “Si, la Madonna non ha niente altro da fare che venire a vedere cosa facciamo noi!" e se ne va, stupita che l’amica abbia potuto scherzare in quel modo con il Nome di Dio e della Madonna. Tuttavia, sente nel suo cuore che deve tornare a Podbrdo e capire cosa sta accadendo alla sua amica e quindi ritorna sui suoi passi e vede anche lei quella Signora con un vestito grigio, che teneva un piccolo Bambino in braccio e sente profondamente nel cuore che è la “Gospa” (Madonna). Ella faceva loro cenno con la mano di avvicinarsi, ma esse ebbero paura e scapparono. Mentre si dirigevano verso le case, incontrarono Milka Pavlović, sorella di Marija, che chiede loro di aiutarla a far rientrare le pecore nel recinto, che era proprio vicino al luogo dove Ivanka e Mirjana avevano visto la Gospa. Infatti, la videro di nuovo nello stesso luogo e anche Milka ebbe, solo per quel giorno, il dono di vedere Maria. Dirà in seguito: “La Madonna era già là, non apparve all’improvviso. Non sapevamo cosa fare!”. Vicka intanto, ignara di tutto ciò che stava succedendo alle amiche, si godeva il suo riposino… finché sua sorella Zdenka, per farle uno scherzo, la svegliò di soprassalto dicendole: “Svegliati! Se no farai tardi a scuola!”. Solo allora Vicka si ricordò che anche lei era stata invitata da Mirjana e Ivanka ad unirsi alla loro passeggiata ed esce in gran fretta per raggiungerle… ma dove? Ha l’idea di passare dalla zia di Mirjana e madre di Jakov e lei le dice che le avrebbe trovate a Podbrdo dove avevano detto che sarebbero andate e infatti eccole là insieme a Milka, ma, cosa strana, “fissavano intensamente qualcosa e sembravano impaurite”.
Milka fa segno con la mano a Vicka di avvicinarsi e, quando anche lei giunge vicino a loro, tutte insieme le tre ragazze le dicono: “Vicka, ecco lì la Madonna!”, ma lei, senza guardare, pensando che le amiche volessero prenderla in giro o che fossero state morse da qualche serpente, si tolse le ciabatte e fuggì. A un certo punto della strada verso il villaggio, Vicka si mise a sedere per terra e cominciò a piangere. Mentre era là giunsero Ivan Ivancović e Ivan Dragičević, che aveva in mano un sacchetto di mele. Vicka disse loro: “Venite a vedere la Madonna!”. Ivan Ivanković disse al suo amico: “Lascia stare, è pazza!”. Alla fine l’insistenza di Vicka ha la meglio e i due Ivan insieme a Vicka tornano a Podbrdo dove vedono anch’essi la Gospa. Vicka racconta così quegli attimi: “Rimasi là, non potevo muovermi ma non guardavo su. Dopo un po’ ho alzato la testa, ma non di mia volontà”. Descriverà la Gospa come “una giovane meravigliosa, con il Bambino in braccio, che continuamente copriva e scopriva. Ci faceva segno con le mani di avvicinarci a lei”. E disse ancora che aveva un vestito grigio, capelli neri mossi sotto il velo bianco e che intorno al capo aveva una corona di dodici stelle che non era sostenuta né legata da nulla.
Ivan Dragičević appena vide la Gospa per lo spavento fuggì via, Ivan Ivanković, invece, riferì in seguito di aver visto una figura tutta bianca in movimento.
Anche Vicka però è un po’ impaurita e, dopo essere rimasta a contemplare la Signora per cinque o sei minuti, scappa via. A questo punto Mirjana dice a Ivanka: “Forse è meglio che ce ne andiamo anche noi” e “non avevo finito la frase, che già eravamo dirette verso le case”.
 
Ho tentato fin qui di tracciare, citando puntualmente le testimonianze dei veggenti stessi, un quadro il più possibile preciso degli avvenimenti accaduti tra le 17:00 e le 18:00 di quel “fatidico” 24 Giugno 1981. Ora cercheremo di capire cosa è successo quando essi sono tornati nelle loro case. Sappiamo, per sommi capi, come andò in casa di Mirjana, di Ivan, di Milka e di Vicka. Su ciò che accadde in casa di Ivanka non ho alcuna fonte e, perciò, tralascerò di parlarne.
 
Il primo a scappare e quindi a giungere a casa, come abbiamo visto sopra, fu Ivan Dragičevic. Lui stesso ci racconta ciò che fece: “A casa non dissi niente a nessuno. Avevo mille domande: Possibile? Avevo paura che venisse nella mia stanza!”.
La paura provata da Ivan e dagli altri ragazzi non ci deve stupire: i ragazzi, vivendo in un paese comunista, non avevano mai sentito parlare di altre apparizioni, né della possibilità di tali eventi.
Vicka invece ci riferisce quanto segue: “Ero molto felice, ma anche impaurita. Avevo paura e al tempo stesso mi sentivo felice. […] Mi sono buttata sul divano e continuavo a piangere. Avevo solo voglia di piangere”. Così poi ci racconta le reazioni di coloro che ascoltavano il suo racconto: “Avvenne di tutto. Qualcuno forse ci ha creduto, qualcuno si è meravigliato; chi interpretava il fatto in un modo e chi in un altro. Addirittura che si è trattato di un disco volante. E così si è detto di tutto”. Ma, nonostante lo straordinario avvenimento che era avvenuto, Vicka è rimasta con i piedi ben piantati sulla terra. Infatti subito dopo aggiunge che tutti sono andati a dormire perché “All'indomani presto bisognava raccogliere il tabacco, portare le bestie al pascolo e fare tante altre cose”. Questa frase di Vicka vale più di mille trattati in difesa della normalità e semplicità dei ragazzi. Nessuno di loro si è montato la testa.
Seguiamo ora la piccola Milka Pavlović che, come abbiamo già ricordato, solo quel primo giorno vide la Gospa, per ragioni che vedremo in seguito. Secondo il volume della Zuccarini, fonte a mio parere molto attendibile, perché scritto da una abitante
del luogo che ha potuto sentire le testimonianze dei primi giorni dalla viva voce dei ragazzi, Vicka, prima di arrivare a casa, si fermò a casa di Milka e raccontò con la piccola ciò che avevano visto. Sentiamo cosa accadde: “Vicka e Marija tornarono di corsa in paese, a casa Pavlović, prima degli altri (di Mirjana e Ivanka, che furono le ultime a lasciare il luogo dell’apparizione n.d.r) e qui trovarono la sorella maggiore di Milka, Marija, studentessa al primo anno presso l’Istituto professionale per parrucchieri. […] Anche lei di natura molto timida, taciturna, riservata, prudente, guardò perplessa Vicka e Milka arrivate in casa come proiettili per annunciare col fiato in gola di aver visto la Madonna sul Podbrdo. Con il cuore martellante in petto, Marija non riuscì a dire una parola. Per nascondere il turbamento guardò per terra, ma il suo viso, illuminato da un tenero enigmatico sorriso, rivelava che già credeva in cuor suo a ciò che aveva sentito” . Forse qualcuno si chiederà perché Vicka non racconti questo episodio. Il volume più prezioso e attendibile che contiene le sue testimonianze è, senza dubbio, quello di P. Janko Bubalo che risale al 1985. Esso è la trascrizione di una lunga intervista a Vicka da questo frate. Ella, nelle sue risposte, è sempre molto legata alle domande che il frate le rivolge. Ne è un esempio chiaro il motivo della presenza di Milka sul luogo dell’apparizione: se fra Janko non le avesse rivolto esplicitamente domande su quel punto particolare, Vicka lo avrebbe saltato. Questo non per malafede, ma perché in quel momento non lo riteneva importante, dopo tutto fra Janko voleva sapere l’esperienza di Vicka e non di Milka. Perciò se lui non glielo avesse domandato, perché interrompere il racconto parlando di altre persone? In più, è la stessa Vicka che, all’inizio dell’intervista, chiede a fra Janko di aiutarla nel racconto con le sue domande “altrimenti chissà dove andrei a finire!”. Fra Bubalo, nel caso di Milka, ha fatto proprio questo: ha portato l’attenzione su ciò che in quel momento gli sembrava importante, tanto è vero che, per rispondere alla domanda Vicka interrompe il racconto e torna indietro raccontando, in accordo con le altre fonti, il motivo della presenza di Milka a Podbrdo il 24 giugno 1981.
Da quanto detto, si può asserire con sicurezza che Vicka non abbia raccontato il fatto di essersi fermata a casa Pavlović semplicemente perché fra Bubalo non le ha fatto domande in proposito.
Vediamo, infine, gli avvenimenti accaduti in casa di Mirjana. Lei e Ivanka furono le ultime a lasciare il Podbrdo, subito dopo Vicka e Milka. Una volta a casa, Mirjana dice alla nonna di aver visto la Gospa e la nonna le risponde: “Ma prendi il rosario e prega e lascia la Madonna in paradiso, dov'è". Sentiamo cosa ci racconta la stessa Mirjana:Io non ho continuato a spiegare più nulla. Solo sentivo dentro di me il desiderio di stare da sola e pregare. Sono andata in camera e tutta la notte ho prega­to perché il sonno non veniva e avevo pace solo quando pregavo. Ho trascorso tutta la notte a recitare rosari e rosari. Parlavo col Signore e chiedevo aiuto. Il giorno dopo ho aiutato i miei zii come tutti i giorni... […] Mia zia ha chiamato subito i miei genitori a Sarajevo e ha detto a mia mamma: "Guarda a Mirjana è successo così... Mia madre ha preso una sedia per sedersi, perché pensava che mi fosse successo qualcosa di male e che non stessi bene. "Lei dice che vede la Madonna", raccontava "E’ normale?", domandava mia madre. "Sembra ugua­le a prima, diceva mia zia, Non mi sembra che non sia normale". Mia madre alla fine ha detto: "Le è successo qualcosa, perché su queste cose lei non scherza e non dice mai bugie". Mia mamma e mio papà sono venuti subito e mi sono stati vicini. L’unico desiderio di mio papà era che io tornassi a casa quando tutto sarebbe finito. Sono stata veramente aiutata dal Signore ad avere dei genitori come quelli che ho, perché con tutti i problemi che abbiamo avuto a Sarajevo con i poliziotti, che ci dicevano che avremmo perso il lavo­ro e la casa, mia mamma e mio papà mi hanno detto: "Tu dì la verità e non ti preoccupare. Il Signore provvede". Li ho avuti vicini e sempre mi hanno aiutato. Così ho potuto pensare solo alla Madonna”.
Spero di aver tracciato nel modo più chiaro e preciso possibile a partire dalle fonti gli avvenimenti di quel 24 giugno 1981, giorno che da inizio a quella che potremmo chiamare la grande “avventura di Medjugorje”. Ho cercato di essere il più preciso possibile, per dimostrare come le testimonianze dei veggenti siano del tutto convergenti e fugare ogni accusa di inganno da parte loro. Per dovere di cronaca bisogna dire infine che il Parroco fra Jozo Zovko che, come abbiamo ricordato all’inizio, in quei giorni non era a Medjugorje e quindi non sapeva nulla di ciò che era successo, aveva cercato di telefonare in parrocchia, ma non riusciva a prendere la linea a causa di un temporale che con i suoi fulmini aveva colpito le linee telefoniche. Gli Esercizi terminarono proprio quel 24 Giugno e fra Jozo poi partecipò a Dubrovnik ad un incontro sui “nuovi Catechismi in Croazia”
Prima di terminare il racconto del primo giorno, dobbiamo ricordare che nessuno dei veggenti in quella prima apparizione si avvicinò alla Gospa o parlò con Lei
Ora lasciamo andare a dormire i veggenti, per quanto potranno, e prepariamoci a vedere ciò che avvenne il 25 Giugno 1981.

domenica 21 giugno 2015

A Medjugorje sono arrivato a capire che non ero cristiano,

Un’esperienza di conversione dopo il primo incontro con Medjugorje

data: 21.06.2015.
Paolo De Polo, un pellegrino trevigiano di settant’anni, in questi giorni è venuto in pellegrinaggio a Medjugorje. Questa è la sua settantaduesima visita qui, e già da diversi anni egli porta qui anche dei pellegrini. È venuto qui per la prima volta nel 1990, avendo sentito una signora parlare di Medjugorje sul lavoro. Il Signor De Polo ci ha testimoniato: “La prima volta sono venuto con cinque persone. Allora non avevo neppure il passaporto. Ho attraversato la Slovenia e non sapevo neppure dove si trovasse Medjugorje dal punto di vista geografico. Quando, dopo un’intera notte di guida, sono arrivato a Medjugorje, sono andato a Messa e poi anche sulla Collina delle apparizioni, dove ho sperimentato una pace grande e profonda. Il giorno dopo sono andato ad un incontro con fra Jozo Zovko ed ho ascoltato la sua catechesi, che parlava della Madonna. In realtà, durante quella catechesi, ho fatto un esame della mia vita e sono arrivato a capire che non ero cristiano, nonostante il fatto che andassi a Messa tutte le Domeniche e che avessi buoni rapporti con la mia famiglia, sul lavoro e con gli amici. Allora sono andato a confessarmi e, da quella confessione, è scaturita per me una pace profonda. Ho condiviso con gli amici la mia esperienza di conversione dopo il mio primo incontro con Medjugorje. Una volta tornato da Medjugorje, ho cominciato ad andare a Messa ogni giorno e sentivo nel cuore che volevo ritornare qui”, ha affermato il Signor De Polo, che è poi ritornato a Medjugorje con la sua famiglia e in compagnia di un sacerdote come guida spirituale: “In quel pellegrinaggio ho conosciuto il mio amico Piero, che è stato per me un grande maestro nell’organizzazione dei pellegrinaggi, oltre ad aver ricevuto la grande grazia di cominciare a pregare con mia moglie e ad andare a Messa insieme a lei. Sono poi tornato a Medjugorje neppure due mesi dopo. La guerra era cominciata. Tramite Piero avevamo ricevuto la notizia che in un posto vicino a Spalato c’erano quindicimila profughi che non avevano nulla da mangiare. Lui mi aveva detto che ci dovevamo organizzare ed aiutare la gente. Ho capito che la Divina Provvidenza esiste davvero, perché siamo riusciti a raccogliere i soldi necessari nel giro di una settimana. Così abbiamo organizzato il primo container con aiuti umanitari. Vedevo come la Madonna trovava le persone giuste nel posto giusto. In seguito avremmo riempito trenta container di aiuti. Dopo la fine della guerra ho sentito il bisogno di venire a Medjugorje ed ho promesso che avrei diffuso il messaggio della Madonna. Così, da allora, spedisco più di quattromila mail e fax, oltre a diffondere il messaggio anche in forma cartacea. Poi ho scoperto che anche a Treviso c’è una Cappella dell’Adorazione. Ho cominciato ad andarci ogni giorno e, col tempo, grazie al molto aiuto fornitomi dal Vescovo, ho iniziato l’Adorazione continua. Allora ho sentito che dovevo portare persone a Medjugorje. Ogni anno organizzo due gruppi di pellegrini e, dopo il pellegrinaggio, proseguiamo il cammino spirituale. Ogni sabato abbiamo ventiquattro ore di adorazione, compresa quella notturna, mentre ogni giovedì abbiamo tre ore di preghiera: Messa, Rosario e Adorazione. Tutto ciò è frutto di Medjugorje”.  
Fonte: http://www.medjugorje.hr/it/