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venerdì 31 agosto 2018

A Medjugorje dal 1° settembre cambierà l’orario del programma liturgico di preghiera

A Medjugorje sta per entrare in vigore l’orario invernale del programma di preghiera





L’orario del programma liturgico di preghiera di Medjugorje cambierà a partire da sabato 1° settembre 2018 e resterà in vigore fino al 31 maggio del prossimo anno. A partire dal 1° settembre, la preghiera del Rosario in chiesa parrocchiale inizierà alle ore 17:00, mentre la Santa Messa verrà celebrata alle ore 18:00 e sarà seguita dal consueto programma di preghiera, a seconda del giorno della settimana. L’Adorazione a Gesù nel Santissimo Sacramento dell’Altare si terrà il martedì ed il sabato dalle ore 21:00 alle ore 22:00, mentre il giovedì sarà subito dopo la Santa Messa serale. La preghiera del Rosario sul Podbrdo si terrà la Domenica a partire dalle ore 14:00, mentre la Via Crucis sul Križevac sarà il venerdì, sempre a partire dalle ore 14:00. La Santa Messa croata delle ore 13:00 verrà celebrata soltanto il sabato.


Concerto di preghiera a Medjugorje


Un'Associazione giovanile di Brotnjo, in collaborazione con la parrocchia di Medjugorje, organizza il Concerto di preghiera “Gesù ti chiama!”. Il Concerto si terrà dopo la Santa Messa serale di Domenica 2 settembre 2018. L'evento avrà inizio alle ore 19:30 nel luogo in cui sono ubicate le fondamenta dell'antica chiesa parrocchiale.
Gli organizzatori invitano tutte le persone di buona volontà, e soprattutto i giovani, a venire a pregare e a lodare Dio insieme. Come ha detto la Madonna: “Voglio dire in particolare ai giovani: Siate aperti allo Spirito Santo, perché Dio desidera attirarvi a sé in questi giorni in cui satana sta operando”.

mercoledì 29 agosto 2018

29 agosto: martirio di San Giovanni Battista, il profeta che annunciò Cristo

Non decapitare la tua coscienza, è il precursore di Cristo in te.
In noi c'è una specie di Erode che ama sentir parlare delle cose di Dio, si incanta ed esclama "che bello!"... ma poi va avanti con lo stesso trasporto ad ammirare la danza dei suoi idoli. Non ci vuole una spada per decapitare la nostra coscienza, basta trascurarla! A lungo andare ci abituamo così tanto a questa voce di sottofondo, tanto da non percepirla più. Oggi fermati! onora la verità! onora veramente Giovanni il Battista! Chiediti: qual è l'Erodiade con cui convivo illecitamente? ovvero qual è la situazione che mi toglie la libertà dei figli di Dio e pian piano spegne la mia coscienza spegnendo la mia gioia? Bada che non sempre è una cosa stratosferica. Può essere una leggera dipendenza dai social o “un'amicizia” che proprio amicizia non è; può essere una scelta che sai nel tuo cuore che è ora di farla ma la sfinisce rimandandola a domani... 
(Robert Cheaib) 

   “i peccati” che qui intende Giovanni non è un tipo di peccato, ma è la condizione generale del mondo peccatore in quanto fallimentare, è il segno dell’imperfezione, del limite, della debolezza e della corruzione dell’umanità.

Ecco l’Agnello di Dio che elimina lo stato fallimentare dell’umanità, è una presentazione interessante, originale, non chiarissima, provocatoria, profetica. La voce
che presenta Gesù non gli dà titoli particolari, non gli dà titoli già utilizzati, non dice:“Ecco il Messia”
La personalità del Battista si riassume in questi due verbi,
“crescere” e “diminuire”: a Giovanni è stato affidato da Dio il compito di preparare l'imminente arrivo del Messia ha convertito i cuori e ha predicato.

Come sapete la Madonna è apparsa qui, la prima volta, il 24 giugno 1981. La Madonna è apparsa con Gesù Bambino in braccio. Quel giorno, 24 giugno, era la festa di S.Giovanni Battista: è una data molto
significativa, perché voi sapete che S. Giovanni Battista è il
precursore, colui che ha preparato la strada a Gesù.
Così la Madonna viene qui a preparare i nostri cuori alla venuta di
Gesù. La Madonna non appare per spaventarci o per costringerci a fare qualcosa, ma appare con Gesù Bambino in braccio. Questo primo giorno è molto significativo perché la Madonna, come Madre di Dio, ci porta Gesù e
ci guida a Gesù. In un messaggio, ha detto: “Cari figli, se dovete scegliere tra la mia Apparizione e la S. Messa, andate alla Messa. Al centro, qui a Medjugorje, sono la S. Messa e la confessione: è sempre
Gesù. Non sono le Apparizioni al centro, non dobbiamo correre dietro alle Apparizioni, ma dobbiamo correre dietro a tutto quello che la Madonna ci dice.

C‘è uno stretto legame fra le due figure: Maria come
Giovanni non porta a se stessa, ma a Gesù. L’unico scopo della sua
lunga presenza in mezzo a noi, è invitarci alla conversione del cuore, condurci a suo Figlio e quindi alla Salvezza. Maria è la Regina dei Profeti,e come Giovanni ha preannunciato la venuta del Signor così Lei oggi preannuncia il Suo ritorno; Maria come Giovanni è umile, anzi Lei è la
più umile di tutte le creature, per questo Dio l’ha innalzata, l’ha fatta corredentrice dell’umanità. E’ proprio il suo farsi piccola piccola, che l’ha resa immensa. Tutti e due aprono la strada all’arrivo di Gesù. Ma lo sappiamo che la storia si ripete, e come è accaduto duemila anni fa, anche oggi, moltissimi non credono alle parole della Madre
di Gesù, rimangono sordi e ciechi di cuore; e altrettanti preferiscono cercare segni esteriori, fenomenali, piuttosto che mettersi in discussione, rimboccarsi le maniche e iniziare un lavoro su se stessi.
C’è un’altra peculiarità che li lega: solo di loro due la liturgia
ricorda la nascita terrena e la nascita in Cielo.
La Madonna come Giovanni il Battista vuole aiutare le persone a fare l’esperienza dell’amore di Dio, preparare le anime alla vita eterna, che non è fantasia, immaginazione, ma una promessa che il Signore ci ha fatto, Lui il Risorto, il figlio del Dio vivente. E l'eternità ce la giochiamo qui sulla Terra, vale per cui la pena scommetterci tutto.

San Giovanni Battista, il profeta che annunciò Cristo già nel grembo materno

  È uno dei Santi più venerati nel mondo. La Chiesa lo festeggia, come la Vergine Maria, anche nel giorno della sua nascita. La sua vocazione profetica si manifestò ancor prima di nascere attraverso segni messianici come "l'esultanza" davanti a Maria in visita alla cugina Elisabetta. E Cristo stesso lo definì «il più grande tra i nati da donna»Giovanni Battista è l’unico Santo, insieme alla Vergine Maria, di cui si celebra il giorno della nascita terrena (24 giugno), oltre a quello del martirio (29 agosto). Tra le due date, però, quella più usata per la venerazione è la prima. È patrono dei monaci, battezzò Gesù nelle acque del fiume Giordano, morì martirizzato ed è chiamato il “Precursore” perché annunciò la venuta di Cristo. Celebre l’episodio in cui sussultò di gioia nel grembo della madre, Elisabetta, quando ricevette la visita di Maria.

Chi era Giovanni il Battista?

È l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, perché gli rese testimonianza ancora in vita. Nel Vangelo di Luca (1, 5) si dice che era nato in una famiglia sacerdotale, suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la madre Elisabetta, discendeva da Aronne.

Artemisia Gentileschi, Nascita di San Giovanni Battista, 1635
Artemisia Gentileschi, Nascita di San Giovanni Battista, 1635

La nascita “miracolosa” annunciata dall’angelo Gabriele

  
La madre Elisabetta era sterile e ormai anziana. Un giorno, mentre il marito Zaccaria offriva l’incenso nel Tempio, gli comparve l’arcangelo Gabriele che gli disse: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore” e proseguendo nel descrivere le sue virtù, cioè pieno di Spirito Santo, operatore di conversioni in Israele, precursore del Signore con lo spirito e la forza di Elia.
Dopo quella visione, Elisabetta concepì un figlio fra la meraviglia dei parenti e conoscenti; al sesto mese della sua gravidanza, l’arcangelo Gabriele, il “messaggero celeste”, fu mandato da Dio a Nazareth ad annunciare a Maria la maternità del Cristo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi anche Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile; nulla è nulla è impossibile a Dio”.

Maria allora si recò dalla cugina Elisabetta per farle visita e al suo saluto, declamò il bellissimo canto del “Magnificat”, per le meraviglie che Dio stava operando per la salvezza dell’umanità e mentre Elisabetta esultante la benediceva, anche il figlio che portava in grembo, sussultò di gioia. Quando Giovanni nacque, il padre Zaccaria che all’annuncio di Gabriele era diventato muto per la sua incredulità, riacquistò la voce, la nascita avvenne ad Ain Karim a circa sette km ad Ovest di Gerusalemme, città che vanta questa tradizione risalente al secolo VI, con due santuari dedicati alla Visitazione e alla Natività.

Perché è chiamato il “precursore”?

Perché con la azione profetica e la predicazione annuncia la venuta di Gesù. Dopo la giovinezza, Giovanni si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio (28-29 d.C.), iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, con l’annuncio dell’avvento del regno messianico ormai vicino, esortava alla conversione e predicava la penitenza.
Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e da tutta la regione intorno al Giordano, accorreva ad ascoltarlo tanta gente considerandolo un profeta; e Giovanni in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano, coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il nome di Battista che gli fu dato.

Anche i soldati del re Erode Antipa, andavano da lui a chiedergli cosa potevano fare se il loro mestiere era così disgraziato e malvisto dalla popolazione; e lui rispondeva: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno e contentatevi delle vostre paghe” (Lc 3, 13).

Molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo il Precursore: “Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

E alla delegazione ufficiale, inviatagli dai sommi sacerdoti disse, che egli non era affatto il Messia, il quale era già in mezzo a loro, ma essi non lo conoscevano; aggiungendo “Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”.

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, 1445
Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, 1445

Il battesimo di Gesù nel Giordano

  
Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
Allora Giovanni acconsentì e lo battezzò e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”. Da quel momento Giovanni confidava ai suoi discepoli “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 29-30).

La sua missione era compiuta, perché Gesù prese ad iniziare la sua predicazione, aveva formato il gruppo degli apostoli e discepoli ed era seguito da una gran folla; egli aveva predicato proprio per questo, preparare un popolo degno, che accogliesse Gesù e il suo messaggio di Redenzione.

Il contrasto con il re d’Israele Erode Antipa

Aveva operato senza indietreggiare davanti a niente, neanche davanti al re d’Israele Erode Antipa († 40 d.C.), che aveva preso con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello; ciò non era possibile secondo la legge ebraica perché il matrimonio era stato regolare e fecondo, tanto è vero che era nata una figlia Salomè.
Per questo motivo un giudeo osservante e rigoroso come Giovanni, sentiva il dovere di protestare verso il re per la sua condotta. Infuriata Erodiade gli portava rancore, ma non era l’unica; perché il Battesimo che Giovanni amministrava, perdonava i peccati, rendendo così inutili i sacrifici espiatori, che in quel tempo si facevano al Tempio, e ciò non era gradito ai sacerdoti giudaici.

Caravaggio, Decollazione di San Giovanni Battista, 1608
Caravaggio, Decollazione di San Giovanni Battista, 1608

La decapitazione e la testa portata su un vassoio

  
Erode fece arrestare e mettere in carcere Giovanni su istigazione di Erodiade, la quale avrebbe voluto che fosse ucciso, ma Erode Antipa temeva Giovanni, considerandolo uomo giusto e santo, preferiva vigilare su di lui e l’ascoltava volentieri, anche se restava molto turbato.
Ma per Erodiade venne il giorno favorevole, quando il re diede un banchetto per festeggiare il suo compleanno, invitando tutta la corte ed i notabili della Galilea. Alla festa partecipò con una conturbante danza anche Salomè, la figlia di Erodiade e quindi nipote di Erode Antipa; la sua esibizione piacque molto al re ed ai commensali, per cui disse alla ragazza: “Chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”; Salomé chiese alla madre consiglio ed Erodiade prese la palla al balzo, e le disse di chiedere la testa del Battista. A tale richiesta fattagli dalla ragazza davanti a tutti, Erode ne rimase rattristato, ma per il giuramento fatto pubblicamente, non volle rifiutare e ordinò alle guardie che gli fosse portata la testa di Giovanni, che era nelle prigioni della reggia. Il Battista fu decapitato e la sua testa fu portata su un vassoio e data alla ragazza che la diede alla madre. I suoi discepoli saputo del martirio, vennero a recuperare il corpo, deponendolo in un sepolcro; l’uccisione suscitò orrore e accrebbe la fama del Battista.

Perché si festeggia il 24 giugno?

Essendo la nascita di Gesù fissata al 25 dicembre, quella di Giovanni doveva essere celebrata sei mesi prima, secondo quanto annunciò l’arcangelo Gabriele a Maria.

Cosa significa il suo nome?

  
Giovanni fra i nomi maschili, ma anche usato nelle derivazioni femminili (Giovanna, Gianna) è il più diffuso nel mondo, tradotto nelle varie lingue; e tanti altri santi, beati, venerabili della Chiesa, hanno portato originariamente il suo nome; come del resto il quasi contemporaneo san Giovanni l’Evangelista e apostolo, perché il nome Giovanni, al suo tempo era già conosciuto e nell’ebraico Iehóhanan, significava: “Dio è propizio”.

Quali chiese custodiscono le sue reliquie?

S. Giovanni Battista, tanto per citarne alcune, è patrono di città come Torino, Firenze, Genova, Ragusa… Per quanto riguarda le reliquie la storia è alquanto lunga e complessa. Dopo essere stato sepolto privo del capo a Sebaste in Samaria, dove sorsero due chiese in suo onore; nel 361-362 ai tempi dell’imperatore Giuliano l’Apostata, il suo sepolcro venne profanato dai pagani che bruciarono il corpo disperdendo le ceneri.
Ma a Genova nella cattedrale di S. Lorenzo, si venerano proprio quelle ceneri, portate dall’Oriente nel 1098, al tempo delle Crociate, con tutti i dubbi collegati.

Per la testa che si trovava a Costantinopoli, per alcuni invece ad Emesa, purtroppo come per tante reliquie del periodo delle Crociate, dove si faceva a gara a portare in Occidente reliquie sante e importanti, la testa si sdoppiò, una a Roma nel XII secolo e un’altra ad Amiens nel XIII sec.

A Roma si custodisce senza la mandibola nella chiesa di S. Silvestro in Capite, mentre la cattedrale di S. Lorenzo di Viterbo, custodirebbe il Sacro Mento.


Guido Reni (1575 - 1642), San Giovanni Battista nel deserto, ca. 1640
Guido Reni (1575 - 1642), San Giovanni Battista nel deserto, ca. 1640

La sua figura nella storia dell'arte

  
Giovanni Battista è il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli; non c’è si può dire, pala d’altare o quadro di gruppo di santi, da soli o intorno al trono della Vergine Maria, che non sia presente questo santo, rivestito di solito con una pelle d’animale e con in mano un bastone terminante a forma di croce.
Senza contare le tante opere pittoriche dei più grandi artisti come Raffaello, Leonardo, ecc. che lo raffigurano bambino, che gioca con il piccolo Gesù, sempre rivestito con la pelle ovina e chiamato affettuosamente “San Giovannino”.

Ciò testimonia il grande interesse, che in tutte le epoche ha suscitato questo austero profeta, così in alto nella stessa considerazione di Cristo, da essere da lui definito “Il più grande tra i nati da donna”.

Fonte:http://www.famigliacristiana.it/articolo/san-giovanni-battista-il-profeta-che-annuncio-cristo-e-mori-decapitato.aspx

martedì 28 agosto 2018

Testimonianza su Medjugorjedi di un omosessuale.

TESTIMONIANZA: SEI LIBERO DI CREDERE O NON CREDERE, MA IO TI DICO CHE SE NON AVESSI CREDUTO ORA NON SARE IN QUESTO STATO DI GRAZIA
Era apparentemente un giorno come tanti, nella routine d’ufficio, in banca, dove lavoravo, ma quella mattina successe qualcosa di importante che cambiò poi per sempre la mia vita.
Venne un cliente (di nome F. ) per delle operazioni. Lo conoscevo di vista; non so perché, cominciò a parlarmi delle apparizioni della Madonna a Medjugorje con tanto entusiasmo e mi invitò ad andarci con lui. La cosa non mi interessava affatto, essendo oramai da tanto tempo nel buio più completo senza fede e immerso nel peccato e nella lussuria più sfrenata, da fare ribrezzo pure a me stesso.
Lui fu molto insistente e per questo, accettai di rivederlo a casa mia all’indomani per parlarne più diffusamente. Anche se non ero interessato, però le sue parole mi mettevano tanta pace, pace che da tempo non albergava più nel mio animo. Solo per togliermi l’impegno, accettai l’incontro per l’indomani.
Lui parlò per tutta la sera di queste apparizioni e quando chiesi perché ci teneva a dirlo a me, rispose che sentiva di dovermelo dire in quanto, un mio eventuale sì avrebbe permesso alla mia vita di prendere un’altra direzione e ritornare ad essere felice e spensierato come da bambino.
Quello era un periodo di grossi tormenti per me, infelice, disperato, sempre alla ricerca di cosa fare della mia vita e come renderla utile e interessante. Avevo 30 anni. L’idea di poter tornare ad essere felice e spensierato mi interessava ma non era facile credere a tutto quello che mi si diceva riguardo ai miracoli operati dalla Madonna a Medjugorje.
Non certo per fede, che non avevo più o forse non avevo mai avuta, ma per le sue continue insistenze, dissi di si al viaggio. Per una volta volli rischiare. Al più sarebbe stato un bel viaggio nella verde terra della Croazia-Bosnia. Ma la decisione fu molto sofferta.
Il 21 giugno 1991 si partì con un gruppo di 15 persone e la guida era F. Gli anni in cui fui lontano da Dio erano stati tanti (12 anni) e col tempo, sprofondavo sempre più nel peccato e nella perdizione anche a causa della mia condizione di omosessuale.
Come si può credere senza avere la fede? Come si può tornare alla casa del Padre, con la propria volontà, quando questa è fiacca perché ridotta così, dal peso dei peccati e da una vita dissoluta passata nel buio? La luce acceca e dà fastidio a chi sta nel buio. Dio, inoltre non può cambiare la nostra volontà se non lo vogliamo veramente noi stessi.
Ma la sua Misericordia va oltre i nostri limiti e oltre ogni immaginazione e sa accogliere di nuovo chiunque mostra un minimo segno di buona volontà per tornare a lui. E questo capita quasi sempre dopo lunghe sofferenze fisiche o spirituali.
Arrivati al luogo del santuario, dove restammo per cinque giorni, ebbi modo di vedere i veggenti che raccontavano ai pellegrini la loro storia e incitavano a convertirsi e pregare spesso, partecipando alla messa quotidianamente, confessandosi se necessario e magari digiunando a pane ed acqua una volta a settimana.
Io seguivo tutti questi eventi ma con distacco e anche imbarazzato, talvolta, non essendo più abituato alla preghiera e a sentire la parola di Dio.
L’unica cosa che mi smosse l’animo fu la fede della gente del posto che veniva a pregare ogni giorno in Parrocchia, e non solo le donne e le vecchiette ma tutta la famiglia per intero, compresi i papà.
Mi colpivano questi uomini adulti, spesso alti e di grossa stazza, sembravano dei guerrieri e incutevano timore eppure… docili… col rosario in mano a pregare con tutti gli altri. In un messaggio lasciato ai veggenti, la Madonna disse che aveva scelto questo posto per le apparizioni perché aveva trovato ancora tanta fede. Era vero,si vedeva.
Verso il terzo giorno, sentii dentro di me un forte impulso a confessarmi, e anzi, avevo davanti a me una visione completa di tutti i peccati e le mancanze che avevo commesso in questo lungo periodo di morte spirituale. Di sacerdoti disponibili alla confessione ce ne erano sempre tanti.
Ne scelsi uno, e mi confessai in piedi in un prato (non c’erano molti confessionali a quell’epoca, e a volte bastava una sedia ). Cominciai ad accusarmi di tutti i peccati e le colpe commesse e un po’ timoroso per la pesante penitenza che avrei sicuramente avuta. Invece… Dopo aver avuto l’assoluzione il sacerdote non mi diede penitenza (…) Vai in pace e non peccare più.
Queste parole provocarono in me una commozione così grande che iniziai a piangere senza potermi più fermare per almeno quindici minuti e siccome lo feci sulla spalla del sacerdote, alla fine si ritrovò con tutta la camicia bagnata dalle mie lacrime. Non se la prese ma fu contento di questo sincero pentimento.
Convertirsi non vuol dire solo dire il rosario e andare a messa, ma cambiare modo di vedere le cose di ogni giorno e vivere secondo i dettami del Vangelo. Per me non era affatto facile e non ce l’avrei fatta a dimenticare tutto il mio passato di omosessuale, con amicizie sbagliate o luoghi da non frequentare più.
La Madonna pensò a tutto e così al mio ritorno, ebbi continuamente F. al mio fianco, come un fratello, che mi fece conoscere delle comunità dove si pregava e si stava insieme, dove si ascoltava la parola di Dio per farla propria e poterla mettere in pratica.
Questo durò per dieci anni. Ho vissuto così intensamente questo periodo che mi fu facile (ma non facilissimo) rinunciare al peccato e alle amicizie sbagliate per far posto a nuovi amici con cui interagivo sempre di più, fino a poter offrire il mio servizio di volontario. Avevo creato un banchetto dove esponevo, alla fine di ogni riunione, dei libri di carattere religioso per approfondire la Parola di Dio, che si potevano acquistare ed io facevo da consulente.
Che la Madonna mi stesse accanto continuamente ne ebbi tante prove, sia quando mi comportavo bene sia quando avevo dei tentennamenti e delle nostalgie di ritorno al passato di omosessuale.
In un periodo estivo, dove i cedimenti sono più frequenti, mi lasciai tentare per un incontro sessuale. Appena arrivato a casa del tizio, ci sedemmo su un divano e nel tavolino, in bella mostra c’era una rivista che parlava di Medjugorje e che io stesso avevo distribuito. Mi disse che gliela aveva regalata una vicina.
Ma io colsi il segno che la Madonna mi stava scoraggiando a consumare questo atto sessuale.
Lei era lì anche attraverso una rivista, che io conoscevo bene. E la coincidenza era incredibile. Me ne andai subito via, salutando frettolosamente.
Inoltre, con sorpresa, notai che molti dei posti dove c’erano incontri comunitari (chiese o conventi) erano posizionati sempre vicini ma dalla parte opposta di quelli che io frequentavo quando stavo nel buio (locali, saune ecc.). Come dire: nello stesso posto c’era il Bene e c’era il Male. Tu hai scelto il male, ma ora che hai voluto convertirti a Cristo, vedi che c’è anche il Bene ma dalla parte opposta.
Ringrazio la Madonna per avermi ridato la Luce e aiutato in tutti questi anni, e a chi dice: io non credo alle apparizioni di Medjugorje, io rispondo: sei libero di non credere, ma io ti dico che se io non avessi creduto ora non sarei in questo stato di grazia. Beato chi crede senza vedere.
La Madonna chiede spesso di pregare per i peccatori. Ma essendo impossibile per lei dare giudizi ( e dire peccatore è un giudizio), lei usa una perifrasi: pregate per coloro che ancora non hanno conosciuto l’Amore di Dio. Questa frase è incisa da sempre nel mio Cuore. Io ero un grande peccatore ma per Lei ero solo uno che ancora non aveva conosciuto il vero Amore: quello di Dio.
Grazie o Maria per avermelo fatto conoscere.
Fonte: fermenticattolicivivi.wordpress
PREGHIERA
Ti ringrazio Dio dei cieli per la straordinaria grazia di potere stare di fronte a te.
Grazie per avermi mandato lo Spirito Santo e di avermi colmato con ogni suo dono.
Grazie per l’amore e la gioia, la pace e la pazienza, la bontà e l’autocontrollo.
Grazie per questa preghiera di Adorazione.
Ti ringrazio per la gioia di totale resa a te.
Grazie per la mia sincera penitenza, di avere provato il tuo perdono.
Grazie di avermi dato il coraggio per poterti pregare nel bisogno.
Ti ringrazio perché mi porti alla completa e sincera conversione, distruggendo in me le vecchie abitudini.
Grazie per la grazia di poterti ascoltare e crescere nella fede in te.
Grazie per il tuo disegno su di me.


sabato 25 agosto 2018

Messaggio, 25 agosto 2018 - Medjugorje

Messaggio dato alla veggente Marija


Cari figli! Questo è tempo di grazia. Figlioli, pregate di più, parlate di meno e lasciate che Dio vi guidi sulla via della conversione. Io sono con voi e vi amo con il mio amore materno. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Bisogna riparare!!! Per questo tante famiglie vengono a Medjugorje -Hoser

Hoser: "A Medjugorje si torna alle radici della famiglia"


  • Famiglia
  • 22-08-2018




«Crisi della famiglia terribile, urgente è tornare al progetto di Dio, al modello della Sacra Famiglia: è per questo che tante famiglie vengono a Medjugorje». Alla vigilia dell'Incontro Internazionale di Dublino, La Nuova BQ intervista Henryk Hoser, visitatore apostolico permanente nella parrocchia di Medjugorje. "Tutti fanno convegni su famiglia o bietica, ma nelle parrocchie non si fa nulla. Mancano preti esperti di spiritualità famigliare". E sull'omosessualità nel clero dice: "Inaccettabile, ma alcuni vesovi "ci giocano" e giustificano".

«In questa terribile crisi della famiglia, ciò che più è urgente è tornare alle radici, al progetto di Dio, al modello della Sacra Famiglia: è per questo che tante famiglie vengono a Medjugorje». Così ci dice l’arcivescovo polacco monsignor Henryk Hoser, che il 31 maggio scorso è stato nominato da papa Francesco visitatore apostolico permanente nella parrocchia di Medjugorje. È un incarico esclusivamente pastorale che mette in rilievo la preoccupazione della Santa Sede per la cura dei milioni di pellegrini che arrivano in questa cittadina dell’Erzegovina dove la Madonna apparirebbe da ben 37 anni. E monsignor Hoser vive con molta sollecitudine il suo incarico, vivendo a stretto contatto con i sacerdoti locali e i pellegrini. Ogni mattina concelebra la messa in croato alle 7.30 nella chiesa parrocchiale di San Giacomo ed è proprio all’uscita della messa che gli andiamo incontro per salutarlo. Diffidente all’inizio, quando gli dico che sono giornalista («Non parlo di Medjugorje», mette subito le mani avanti), diventa disponibile quando gli chiedo di parlare del tema famiglia. Proseguiamo la nostra conversazione in una sala della casa parrocchiale, una stanza grande ma spartana, solo due tavoli ed alcune sedie per poter parlare con tranquillità.
Monsignor Hoser, in effetti una delle cose che più colpisce qui a Medjugorje è proprio la grande quantità di famiglie unite che vengono in pellegrinaggio. E la mente corre subito a Dublino, dove nei prossimi giorni si svolgerà l’Incontro mondiale delle Famiglie, un appuntamento triennale voluto da san Giovanni Paolo II nel 1994. Qui a Medjugorje non c’è nessuna convocazione ufficiale, eppure tante famiglie accorrono spontaneamente. Qual è il motivo?
Vengono perché qui si ritorna alle radici della famiglia. Il culto mariano che si svolge qui è basato sulla figura della Madonna madre che si occupa delle famiglie. Senza neanche tematizzarlo, la gente viene qui per ascoltare, conoscere non soltanto la vocazione ma anche la missione della famiglia. Impara come vivere in questo tempo in cui la crisi delle famiglie è terribile. Sono rimasto scioccato qualche giorno fa quando ho letto che, secondo i dati Eurostat, in Irlanda il 70% dei bambini nasce fuori dal matrimonio. Il 70%! incredibile se uno ha in mente una certa immagine dell’Irlanda cattolica.

Ecco, i bambini. Sono le prime vittime di questa crisi.
È una cosa terribile. Pensiamo soprattutto al fenomeno della pedofilia, non solo dei preti, ma anche nella società civile. La santità e la sacralità dei bambini così terribilmente violata. Il Signore dice molto chiaramente la gravità di questo peccato, è anche il peggior peccato che oggi domina la società. «È il segno più chiaro della rottura del legame con Dio. Oggi vediamo una società solo orizzontale, che vuol dire senza orientamento, senza una direzione. L’unico denominatore comune sembra soltanto l’economia, il proprio interesse.

Se in questo quadro drammatico, tanti vengono a Medjugorje vuol dire che qui c’è un messaggio valido anche per chi si incontrerà a Dublino nei prossimi giorni. Quale è?
Riproporre il modello della Sacra Famiglia, meditare sui fattori per una vita sana e santa della famiglia. Cominciando dalla maternità della madre di Dio che è nostra madre, ed è anche la regina della pace. Bisogna cominciare con la pace interiore, la pace del cuore, «aprite il cuore a Dio». Qui sta il nodo della questione. La divisione delle coppie nasce proprio dalla divisione del cuore, ci si accusa reciprocamente e ci si allontana. Così è anche nella società oggi: tutti accusano tutti, è l’opera del Diavolo, il maestro delle accuse. Ricordiamo l’inizio: Adamo accusa Eva e insieme accusano Dio. Ecco, la Madonna, regina della pace, ci aiuta a ricostruire l’unità del cuore, e poi l’unità con gli altri, nella famiglia, nella società, nei rapporti internazionali. Senza questa figura materna abbiamo costruito la Torre di Babele, con un grande sforzo economico e tecnologico, ma ci siamo persi. Il cardinale Lustiger diceva che il contrappeso alla Torre di Babele è la Pentecoste, quando scende lo Spirito Santo e tutti comprendevano nelle proprie lingue quanto diceva San Pietro.

Nella Sacra Famiglia c’è poi Giuseppe…
È una figura importantissima in questa società che, con la Rivoluzione francese, ha ucciso il padre, la paternità di Dio padre. A Giuseppe è affidata la responsabilità della donna e del bambino. Per questo scopo l’arcangelo si indirizza a Giuseppe: «Prendi la moglie e il bambino e vai in Egitto», e poi dovrà prendere i due e tornare a Nazaret. Questa è la sua responsabilità. E poi ha la responsabilità di proteggere la Madonna durante la gravidanza, quindi è testimone della nascita di Gesù. E per tanti anni è educatore dell’umanità di Gesù. Non per niente nel canone della messa dobbiamo menzionare san Giuseppe prima degli apostoli.

E poi il figlio…
Il momento più commovente è l’episodio di Gesù a 12 anni, quando i suoi genitori lo cercano e la Madonna dice «Io e tuo padre eravamo tanto preoccupati, ti abbiamo cercato con angoscia», e il figlio mostra la sua prospettiva della vita, fare la volontà del Padre. E questa diventa la prospettiva della vita di Maria e Giuseppe, che lo hanno scoperto non soltanto figlio dell’uomo ma anche figlio di Dio.

San Giovanni Paolo II era fermamente convinto che intorno alla famiglia si gioca la battaglia ultima tra Dio e il diavolo. Per questo ha voluto creare un Pontificio consiglio della Famiglia, un Istituto di Studi sulla famiglia e anche questi Incontri mondiali. Non crede che oggi nella Chiesa tale consapevolezza si sia affievolita?
Sì, certamente. Ma soprattutto abbiamo perso la consapevolezza dell’inizio, del progetto creatore di Dio. Gesù richiama sempre l’inizio nelle sue discussioni con i farisei. Ad esempio quando viene interrogato sul divorzio. Torniamo sempre al solito punto: la rottura dell’alleanza con Dio, così non siamo più capaci di avere una comprensione sintetica della realtà. Tutto è frammentato, come in un mosaico con le tesserine fuori posto. Questo è il problema oggi di vivere la famiglia, la sua prospettiva esistenziale, ontologica, metafisica. Bisogna riparare tutto questo, per questo i fedeli frequentare i grandi luoghi mariani: attraverso l’umanità di Maria e Gesù ritroviamo il progetto di Dio.

Ma questi incontri mondiali servono davvero? Qualcuno lo mette in dubbio.
Il vero problema è che manca drammaticamente il lavoro alla base della Chiesa. Quello che si fa nelle parrocchie, nelle singole comunità, è più importante di quel che si fa nei congressi, perché nei congressi sono tutti convinti. Ci sono tantissimi congressi nel mondo in cui si parla di famiglia, di bioetica, di metodi naturali, ma a livello delle parrocchie non si fa niente. Questo è tragico, anche i preti non sono ben formati per la pastorale familiare. Non si tratta solo di avere belle idee psicologiche, di insegnare il dialogo, ma si deve capire la spiritualità familiare, e anche la somatica familiare, cioè il nostro corpo. Io sono medico, bioetico, conosco perfettamente la biologia della coppia, che non è secondaria, è importante nella relazione.

L’incontro di Dublino è accompagnato anche dalle notizie sconvolgenti sugli abusi sessuali compiuti nel tempo da preti e anche vescovi, e dalle polemiche per la partecipazione all’incontro mondiale delle famiglie di personalità che spingono per la promozione dell’agenda Lgbt nella Chiesa.
Questa vicenda dei preti che hanno commesso abusi sessuali è uno scandalo enorme. Chi ha commesso questi atti deve essere ridotto immediatamente allo stato laicale, deve essere prontamente allontanato dal ministero.

Ci sono alcuni che ne approfittano per “normalizzare” l’omosessualità.
Questo non può essere accettato dalla Chiesa. Purtroppo ci sono alcuni vescovi che giocano su questo, dicono un po’ sì e un po’ no. Giustificano, in fondo anche loro sono creati da Dio così. Ma questo non è vero, Dio non ha creato l’uomo omosessuale. La Chiesa non potrà mai accettare questo indirizzo, bisogna lottare contro. Io ho parlato più volte in modo netto contro l’ideologia gender. Le principali vittime sono i giovani, anche perché tutti i media sono erotizzati: le pubblicità, internet, tutti pieni di erotismo. Poi questa convinzione terribile che tutti devono praticare sesso, tutti senza eccezioni. Perché fa bene, agisce contro la depressione, e via dicendo. Il sesso ridotto ad attività sportiva e igienica. Così questi giovani non sono educati alla castità, e questo è una catastrofe: senza controllo delle pulsioni non è possibile la fedeltà. E la fedeltà è il metro del vero amore. Per questo trovo interessante, ad esempio, l’iniziativa dell’associazione Cuori Puri.

Davanti a questa situazione purtroppo molto spesso i pastori invece di annunciare la verità si rifugiano nel “politicamente corretto”. E le famiglie non trovano un punto di riferimento, un aiuto. Cosa può fare una semplice famiglia che cerca una guida?
È vero, ci troviamo nel deserto. E allora bisogna rivolgersi a Dio, perché solo lui può intervenire. Il mio motto episcopale è “Dio è più grande”: dobbiamo pregare perché Dio intervenga nella situazione. Le apparizioni del XIX e XX secolo sono chiaramente un esempio di questo intervento di Dio, soprattutto Fatima. Mi piace molto una riflessione sulla vita di Mosè: è vissuto 120 anni, vale a dire tre volte 40. Quaranta, come sappiamo, è una cifra simbolica, non indica gli anni cronologici ma il kairos, il tempo del compimento di qualcosa. Allora i suoi primi 40 anni erano di scuola: Mosè era alla scuola del Faraone, ha imparato scienza, arte e altro. Nei secondi quaranta è diventato rivoluzionario, voleva mettere a frutto le sue idee e su queste e voleva cambiare il mondo. Così ha perso tutto. Allora ecco l’intervento di Dio, l’incontro con Dio e gli ultimi 40 anni la sua missione. Oggi ci troviamo come Mosè alla fine dei suoi secondi 40 anni, siamo nel deserto. Dobbiamo invocare l’intervento di Dio.

Apparizione del 24 agosto 2018 - Medjugorje

Carissimi,
ecco quanto Ivan ci ha riferito sull’apparizione da lui avuta stasera, venerdì 24 agosto 2018, alle ore 22:00 presso la Croce blu:

«Anche stasera, come dopo ogni incontro con la Madonna, vorrei avvicinarvi e descrivervi un po’ l’incontro di stasera.
Anche oggi la Madonna è venuta a noi molto gioiosa e felice, e ci ha salutato tutti col suo materno saluto: “Sia lodato Gesù, cari figli miei!”. Poi ha pregato qui su tutti noi con le mani distese per un tempo prolungato.
Ha pregato in particolare qui su voi malati presenti. Poi oggi ha pregato particolarmente per la famiglia, la santità nella famiglia e per i giovani.
Poi la Madonna ci ha benedetto tutti con la sua benedizione materna ed ha benedetto tutto quello che avete portato perché fosse benedetto. Ho raccomandato tutti voi, le vostre necessità, le vostre intenzioni e le vostre famiglie e in particolare ho raccomandato alla Madonna voi malati presenti. Poi la Madonna ha continuato a pregare per un periodo di tempo qui su tutti voi, ed in questa preghiera se n’è andata nel segno della luce e della croce, col saluto: ”Andate in pace, cari figli miei!”.
Vorrei sottolineare ancora una volta che stasera la Madonna ha pregato in particolare per la famiglia, la santità nella famiglia e per i giovani.
Grazie.

martedì 21 agosto 2018

Date di alcuni "Ritiri Spirituali" che ci saranno a Medjugorje nel 2019





 RITIRO SPIRITUALE INTERNAZIONALE DEGLI ORGANIZZATORI DI PELLEGRINAGGI, GUIDE DEI CENTRI DELLA PACE E DEI GRUPPI DI PREGHIERA, PELLEGRINAGGI E CARITÀ DI MEĐUGORJE
 
Il 26. ritiro spirituale internazionale degli organizzatori di pellegrinaggi, guide dei centri della pace e dei gruppi di preghiera e carità legati a Međugorje si svolgerà a Medjugorje dal 18  al 22 marzo 2019
 

7. RETIRO ESPIRITUAL INTERNACIONAL POR LA VIDA
 
se realizará en Medjugorje del 29 de mayo al 1de junio de 2019
 
Con la Madre de la vida: retiro espiritual para médicos y personal médico, para defensores de la vida, oración por los que han perdido a un hijo, por los que han quedado heridos a causa de un aborto voluntario o espontáneo, por los cónyuges que desean tener hijos, por los activistas pro-vida, por las víctimas de la violencia doméstica, por los progenitores solteros o familias monoparentales, por las mujeres en estado de embarazo...
 


 
24° RITIRO SPIRITUALE INTERNAZIONALE PER I SACERDOTI si terrà a Međugorje dal 8 all’ 13 luglio 2019


 
20° RITIRO SPIRITUALE INTERNAZIONALE PER LE COPPIE DI SPOSI si terrà a Međugorje dal 6 al 9 novembre 2019
 


Audio-Video e fotografie in diretta dalla Chiesa di Međugorje

A partire dalla Festa di San Francesco abbiamo iniziato a trasmettere il programma audio-video in diretta nonche fotografie dalla Chiesa di Međugorje. Lo potete seguire al link TV – WEBCAMLive streaming Medjugorje -
  ( Programma serale di preghiera)  - Adobe Flash media live  player


Fonte:http://www.medjugorje.hr/it/
 
 

lunedì 20 agosto 2018

Ogni giorno siamo più vicini alla fine delle apparizioni... - di Padre Slavko da leggere

Padre Slavko: La Madonna ci fa responsabili per la pace in questo mondo

La Madonna a Mirjana parla molto sui non credenti e la invita sempre a pregare per loro.

Ogni giorno siamo più vicini alla fine delle apparizioni e agli avvenimenti predetti nei messaggi, ma noi non sappiamo quando e come tutto questo succederà.

La Madonna ci invita tutti alla riconciliazione e alla pace per tutto il mondo. In un messaggio ha detto che con la preghiera e il digiuno si possono allontanare anche le guerre. Io vi dico che la Madonna ci fa responsabili per la pace in questo mondo e noi siamo invitati a lasciarci fare responsabili. Nessuno di noi può dire allora: « Che cosa posso fare io? Non sono un diplomatico, non sono un politico... ». La Madonna ci fa responsabili e forse possiamo anche dire che se ci sono le guerre nel mondo o se le guerre ci minacciano, siamo già responsabili. Infatti, se esistono ancora le guerre e la Madonna dice: « Si possono allontanare con la preghiera e col digiuno », noi non abbiamo digiunato e non abbiamo pregato.

E guardate un parallelo molto importante anche nel senso della responsabilità per la pace: diciassette anni dopo l'inizio di questo secolo, la Madonna appare a Fatima, oggi, alla fine del secolo, a Medjugorje.

Anche questo parallelo ci dà un po' da pensare per non cercare scuse facili per non pregare, per non digiunare. E qui si deve discernere una cosa: molta gente, anche tra i sacerdoti e i Vescovi, non discernono il riconoscimento delle apparizioni da parte della Chiesa e il messaggio.

Se qualcuno aspetta il riconoscimento della Chiesa, lo aspetta con ce in questo mondo non credenti e la invita e apparizioni e agli avon sappiamo quando e ne e alla pace per tutto n la preghiera e il digiuno vi dico che la Maesto mondo e noi siamo no di noi può dire allo diplomatico, non sono iamo anche dire che se ci minacciano, siamo già le guerre e la Madonna eghiera e col digiuno », pregato. te anche nel senso della i dopo l'inizio di questo i, alla fine del secolo, a pensare per non cercare unare. E qui si deve dii sacerdoti e i Vescovi, pparizioni da parte della Chiesa, lo aspetta con noi: anch'io lo aspetto. Ma se qualcuno aspetta il riconoscimento della Chiesa sul messaggio, sulla preghiera per la pace, sul digiuno per la pace, sulla riconciliazione, non fa bene: il messaggio lo conosciamo, è già riconosciuto dalla Bibbia.

Allora in questo momento possiamo guardare al messaggio e vedere che abbiamo bisogno della pace. Chi dice che non ne abbiamo bisogno? Vediamo che ce n'è bisogno. Guardate, la Madonna non è apparsa per lottare per il suo riconoscimento nella Chiesa; è già riconosciuta. Quando ha detto il suo nome non ha detto: « Io sono la Madonna che cerca il suo riconoscimento ». Ha detto: « Io sono la Regina della Pace ». « Riconciliatevi ». E qui bisogna proprio mettere il punto e discernere le cose: ognuno di noi che ha incominciato a digiunare, a pregare, a riconciliarsi, fa bene, sicuramente fa bene, pur aspettando il riconoscimento della Chiesa.

Un'altra cosa è la fede.

Guardate la prima preghiera che ha chiesto è il Credo. Credo significa « cuor dare », abbandonarsi al Signore, credere. Posso dire che una delle mie più profonde esperienze è questa: la nostra fede è una fede superficiale, totalmente superficiale. Vedo da molta gente che quando dicono « credo » pensano « io so che esiste un Dio », ma se questo Dio ha una parola da dire, ha diritto di parlare nella mia vita, allora non basta sapere che esiste un Dio, come non basta a un bambino che piange dire che esiste un padre, che esiste una madre. Il bambino sarà calmo quando si troverà nelle braccia del padre o della madre. Così anche la fede significa abbandonarsi, lasciarsi guidare dal Signore. Guardate, ogni preoccupazione angosciosa, ogni essere attaccato a questo mondo, ogni egoismo, ogni scusa se non abbiamo perdonato, è un segno per noi che la nostra fede è superficiale. Se la nostra fede è più profonda, se significa per noi un abbandono al Signore, non avremo difficoltà a perdonare, non avremo difficoltà a dividere, a pensare agli altri, ad amare. Naturalmente tutti coloro che accettano questi fatti hanno incominciato a pregare, a digiunare. Riguardo alla preghiera, la Madonna domanda il Credo e sette Padre Nostro, il Rosario intero ogni giorno.

Così noi preghiamo ogni sera nella chiesa.

La Madonna non domanda la formula del Credo apostolico, domanda una decisione per il Signore e io credo che per questa ragione ha domandato di meditare il brano del Vangelo, Matteo 6, 24/34 dove si dice che non si possono servire due padroni. Chiede decisione. Perché preoccupazioni angosciose? Il Padre sa tutto di voi e vi ama: « Cercate prima di tutto il Regno dei Cieli ». Questo brano evangelico noi lo meditiamo ogni giovedì durante l'adorazione.

Perché il Rosario? Il Rosario è una preghiera biblica meditativa, ripetitiva, molto semplice, adatta alla preghiera delle famiglie dove ci sono anche i bambini. Deve proprio diventare la preghiera del cuore.

Il senso del Rosario è essere insieme, vivere insieme alla Madonna e a Gesù, imparando da loro l'amore per il prossimo, a sopportare la sofferenza, a sopportare le croci.

Si potrebbe pregare nelle famiglie: se non potete le tre parti, pregate insieme una parte del Rosario e le altre due da soli. La Madonna ha domandato la preghiera attiva. Voi capirete cosa significa preghiera attiva se ascoltate bene questa domanda: « Chi è attivo nella vostra famiglia per quanto riguarda la preghiera? ». Mi spiego. Chi dice: « Adesso spegniamo la TV, la radio, il telefono, adesso dobbiamo pregare? ». Chi è nella vostra famiglia che dice: « Oggi ho avuto un conflitto, ci fa bene meditare questo brano del Vangelo »? o se abbiamo avuto una gioia trovare un altro brano del Vangelo che può aiutarci? Ora chi è che fa così? Io conosco un capofamiglia che dice ai suoi familiari: « Tu leggi la preghiera domani e tu dopodomani » e così ogni membro diventa attivo. Se la famiglia si riunisce nella preghiera capirà cosa significa pregare.
Un pellegrino mi ha raccontato la sua esperienza: « Io ho incominciato a pregare il Rosario in macchina e ho visto che sono distratto. Devo continuare a pregare o no? ». Io ho detto: « Naturalmente, meglio un Rosario distratto che bestemmiare o imprecare contro gli altri quando si guida la macchina ». Pregate in ogni modo!

La Madonna non domanda centocinquanta Ave Maria; se qualcuno pensa così non potrà pregare per molto tempo o se pregherà dirà: « Oggi ho finito, domani devo pregare di nuovo ».

La Madonna domanda la preghiera come un mezzo per avere la pace, la gioia, per poter superare anche la stanchezza dell'anima, la stanchezza spirituale, per poter anche superare le situazioni difficili.

Domanda anche il digiuno: perché e come? È molto semplice rispondere. L'ideale è a pane e acqua due giorni, il mercoledì e il venerdì; se qualcuno non può a pane e acqua, digiuni come può, in ogni modo il cibo deve essere ridotto al minimo.

La Madonna vuole che noi digiuniamo. Digiunare per liberarsi dal mondo materiale, proprio distaccarsi.
Se vi avvicinate al muro della vostra casa, proprio vicino, non vedete nessuno della vostra casa, anche se ci sono i migliori amici non li vedete. Non vedete niente. Se vi distaccate qualche passo vedete bene la casa e tutto quello che succede.

E molta gente nel mondo è diventata proprio così: sempre più soldi, avere sempre di più. Così siamo diventati ciechi, e le guerre vengono non perché dividiamo, ma perché vogliamo prendere agli altri.

Per questa ragione la Madonna dice: « Digiunate ». Non per farci morire, ma per mostrarci come si diventa liberi. Questa libertà interiore è per il Signore e per gli altri.

Questo digiuno ha anche una dimensione Eucaristica: se digiunando abbiamo scoperto il pane, scopriremo più facilmente anche il pane Eucaristico.
Fonte: P. Slavko Barbaric - 4 settembre 1985

http://medjugorje.altervista.org/index.php/archivio/articolo/padre-slavko/213/Padre-Slavko-Barbaric-la-Madonna-ci-fa-responsabili-per-la-pace-in-questo-mondo 
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domenica 12 agosto 2018

DIALOGO DEL SANTO PADRE FRANCESCO CON I GIOVANI- Sabato, 11 agosto 2018

VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI ITALIANI
Circo Massimo
Sabato, 11 agosto 2018


Dialogo con i giovani
Saluto del Santo Padre


DIALOGO DEL SANTO PADRE FRANCESCO CON I GIOVANI
L’incontro si apre con un saluto da parte di Elena di Modena a nome dei giovani italiani. Al termine del saluto, verrà portato al Papa il dono che i giovani italiani gli faranno come segno di riconoscenza per questo incontro.

Prima domanda
Sarà fatta da due giovani: Letizia, 23 anni e Lucamatteo, 21. Essi esprimono due aspetti della stessa ricerca: quella che riguarda la costruzione della propria identità personale e dei propri sogni.
LETIZIA
Caro Papa Francesco, sono Letizia, ho 23 anni e studio all’università. Vorrei dirle una parola a proposito dei nostri sogni e di come vediamo il futuro. Quando ho dovuto compiere l’importante scelta di cosa fare alla fine della V superiore, ho avuto paura a confidare quello che realmente sognavo di voler diventare, perché avrebbe significato scoprirsi completamente agli occhi degli altri e di me stessa.
Avevo deciso di affidarmi al parere di alcuni adulti di cui ammiravo la professione e le scelte. Mi sono rivolta al professore che stimavo di più, il prof. di Arte, quello che insegna le cose per me più appassionanti. Gli ho detto che volevo seguire la sua strada, diventare come lui. E mi sono sentita rispondere che ormai non era più come una volta, che i tempi erano cambiati, che c’era la crisi, che non avrei trovato lavoro, e che piuttosto avrei dovuto scegliere un ambito di studi che meglio rispondesse alle esigenze del mercato. ‘Scegli economia’, mi ha detto. Ho sentito una grande delusione; mi sono sentita tradita nel  sogno che gli avevo confidato, quando invece cercavo un incoraggiamento proprio da quella figura che avrei voluto imitare. Alla fine, ho scelto la mia strada, ho scelto di seguire la mia passione e studio Arte.
Invece, un giorno, in oratorio dove sono educatrice, una delle mie ragazze mi ha detto di avere fiducia in me, di stimare le mie scelte. Mi ha detto che rappresento quasi un modello per lei e che avrebbe voluto fare quello che facevo io.
E’ stato lì, in quel momento che ho deciso coscientemente che avrei preso tutto l’impegno di essere educatrice: non sarei stata quell’adulto traditore e deludente, ma avrei dato tempo ed energie, con tutti i pesi che potrà comportare, perché una persona a me si era affidata.
LUCAMATTEO
Santo Padre, quando guardiamo al nostro futuro siamo abituati a immaginarlo tinto di colori grigi, scuri, minacciosi. A dirle la verità a me sembra di vedere una diapositiva bianca, dove non c’è nulla…
Qualche volta ho provato a disegnarlo, il mio futuro. Ma alla fine vedo qualcosa che non mi soddisfa. Provo a spiegarmi: io penso che siamo noi che lo disegniamo, ma spesso ci capita di partire da un grande progetto, una specie di grande affresco a cui poi, nostro malgrado, togliamo via via qualche dettaglio, togliamo via dei pezzi. Il risultato è che i progetti e i sogni, per paura degli altri e del loro giudizio, finiscono per essere più piccoli di quello che erano in partenza.
E soprattutto finisco per creare qualcosa che non sempre mi piace…

Risposta del Santo Padre
Buonasera. Vi dico la verità: io conoscevo le domande e ho fatto una bozza di risposta, ma anche – sentendo loro – aggiungerei, spontaneamente qualche cosa. Perché il modo in cui loro hanno fatto le domande va più in là di quello che è scritto.
Tu, Letizia, hai detto una parola molto importante, che è “il sogno”. E tutti e due voi ne avete detta un’altra molto importante: “paura”. Queste due parole ci illumineranno un po’.
I sogni sono importanti. Tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana. E i sogni dei giovani sono i più importanti di tutti. Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato; non potrà capire la vita, la forza della vita. I sogni ti svegliano, di portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l’umanità. Ecco, voi avete nel cuore queste stelle brillanti che sono i vostri sogni: sono la vostra responsabilità e il vostro tesoro. Fate che siano anche il vostro futuro! E questo è il lavoro che voi dovete fare: trasformare i sogni di oggi nella realtà del futuro, e per questo ci vuole coraggio, come abbiamo sentito da tutti e due. Alla ragazza dicevano. “No, no: studia economia perché con questo morirai di fame”, e al ragazzo  che “sì, il progetto è buono ma togliamo questo pezzo e questo e questo …”, e alla fine non è rimasto niente. No! Portare avanti con coraggio, il coraggio davanti alle resistenze, alle difficoltà, a tutto quello che fa che i nostri sogni siano spenti.
Certo, i sogni vanno fatti crescere, vanno purificati, messi alla prova e vanno anche condivisi. Ma vi siete mai chiesti da dove vengono i vostri sogni? I miei sogni, da dove vengono? Sono nati guardando la televisione? Ascoltando un amico? Sognando ad occhi aperti? Sono sogni grandi oppure sogni piccoli, miseri, che si accontentano del meno possibile? I sogni della comodità, i sogni del solo benessere: “No, no, io sto bene così, non vado più avanti”. Ma questi sogni ti faranno morire, nella vita! Faranno che la tua vita non sia una cosa grande! I sogni della tranquillità, i sogni che addormentano i giovani e che fanno di un giovane coraggioso un giovane da divano. E’ triste vedere i giovani sul divano, guardando come passa la vita davanti a  loro. I giovani – l’ho detto altre volte – senza sogni, che vanno in pensione a 20, 22 anni: ma che cosa brutta, un giovane in pensione! Invece, il giovane che sogna cose grandi va avanti, non va in pensione presto. Capito? Così, i giovani.
E la Bibbia ci dice che i sogni grandi sono quelli capaci di essere fecondi: i sogni grandi sono quelli che danno fecondità, sono capaci di seminare pace, di seminare fraternità, di seminare gioia, come oggi; ecco, questi sono sogni grandi perché pensano a tutti con il NOI. Una volta, un sacerdote mi ha fatto una domanda: “Mi dica, qual è il contrario di ‘io’?”. E io, ingenuo, sono scivolato nel tranello e ho detto: “Il contrario di io è ‘tu’” – “No, Padre: questo è il seme della guerra. Il contrari di ‘io’ è ‘noi’”. Se io dico: il contrario sei tu, faccio la guerra; se io dico che il contrario dell’egoismo è ‘noi’, faccio la pace, faccio la comunità, porto avanti i sogni dell’amicizia, della pace. Pensate: i veri sogni sono i sogni del ‘noi’. I sogni grandi includono, coinvolgono, sono estroversi, condividono, generano nuova vita. E i sogni grandi, per restare tali, hanno bisogno di una sorgente inesauribile di speranza, di un Infinito che soffia dentro e li dilata. I sogni grandi hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza. Tu puoi sognare le cose grandi, ma da solo è pericoloso, perché potrai cadere nel delirio di onnipotenza. Ma con Dio non aver paura: vai avanti. Sogna in grande.
E poi, la parola che voi due avete usato: ‘paura’. Sapete? I sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti. Fanno paura, perché quando un giovane sogna va lontano. Forse perché hanno smesso di sognare e di rischiare. Tante volte la vita fa che gli adulti smettano di sognare, smettano di rischiare; forse perché i vostri sogni mettono in crisi le loro scelte di vita, sogni che vi portano a fare la critica, a criticarli. Ma voi non lasciatevi rubare i vostri sogni. C’è un ragazzo, qui in Italia, ventenne, ventiduenne, che incominciò a sognare e a sognare alla grande. E il suo papà, un grande uomo d’affari, cercò di convincerlo e lui: “No, io voglio sognare. Sogno questo che sento dentro”. E alla fine, se n’è andato, per sognare. E il papà lo ha seguito. E quel giovane si è rifugiato nel vescovado, si è spogliato delle vesti e le ha date al padre: “Lasciami andare per il mio cammino”. Questo giovane, un italiano del XIII secolo, si chiamava Francesco e ha cambiato la storia dell’Italia. Francesco ha rischiato per sognare in grande; non conosceva le frontiere e sognando ha finito la vita. Pensiamo: era un giovane come noi. Ma come sognava! Dicevano che era pazzo perché sognava così. E ha fatto tanto bene e continua a farlo. I giovani fanno un po’ di paura agli adulti perché gli adulti hanno smesso di sognare, hanno smesso di rischiare, si sono sistemati bene. Ma, come vi ho detto, voi non lasciatevi rubare i vostri sogni. “E come faccio, Padre, per non farmi rubare i sogni?”. Cercate maestri buoni capaci di aiutarvi a comprenderli e a renderli concreti nella gradualità e nella serenità. Siate a vostra volta maestri buoni, maestri di speranza e di fiducia verso le nuove generazioni che vi incalzano. “Ma come, io posso diventare maestro?”. Sì, un giovane che è capace di sognare, diventa maestro, con la testimonianza. Perché è una testimonianza che scuote, che fa muovere i cuori e fa vedere degli ideali che la vita corrente copre. Non smettete di sognare e siate maestri nel sogno. Il sogno è di una grande forza. “Padre, e dove posso comprare le pastiglie che mi faranno sognare?”. No, quelle no! Quelle non ti fanno sognare: quelle di addormentano il cuore! Quelle ti bruciano i neuroni. Quelle ti rovinano la vita. “E dove posso comprare i sogni?”. Non si comprano, i sogni. I sogni sono un dono, un dono di Dio, un dono che Dio semina nei vostri cuori. I sogni ci sono dati gratuitamente, ma perché noi li diamo anche gratuitamente agli altri. Offrite i vostri sogni: nessuno, prendendoli, vi farà impoverire. Offriteli agli altri gratuitamente.
Cari giovani: “no” alla paura. Quello che ti ha detto quel professore! Aveva paura? Eh sì, forse lui aveva paura; ma lui aveva sistemato tutto, era tranquillo. Ma perché non voleva che una ragazza andasse per la sua strada? Ti ha impaurito. E cosa ti ha detto? “Studia economia: guadagnerai di più”. Questo è un tranello, il tranello dell’avere, del sistemarsi in un benessere e non essere un pellegrino sulla strada dei nostri sogni. Ragazzi e ragazze, siate voi pellegrini sulla strada dei vostri sogni. Rischiate su quella strada: non abbiate paura. Rischiate perché sarete voi a realizzare i vostri sogni, perché la vita non è una lotteria: la vita si realizza. E tutti noi abbiamo la capacità di farlo.
Il santo Papa Giovanni XXIII diceva: “Non ho mai conosciuto un pessimista che abbia concluso qualcosa di bene” (intervista di Sergio Zavoli a mons. Capovilla in Jesus, n. 6, 2000). Dobbiamo imparare questo, perché ci aiuterà nella vita. Il pessimismo ti butta giù, non ti fa fare niente. E la paura ti rende pessimista. Niente pessimismo. Rischiare, sognare e avanti.

Seconda domanda
Sarà posta da Martina – 24 anni: riguarda il discernimento nella vita e l’idea di impegno e responsabilità nei confronti del mondo che i giovani si stanno facendo in questo tempo.
Santo Padre, sono Martina, ho 24 anni. Qualche tempo fa, un professore mi fece riflettere su come la nostra generazione non sia capace neppure di scegliere un programma in tv, figuriamoci di impegnarsi in una relazione per la vita…
In effetti, io faccio fatica a dire di essere fidanzata. Preferisco, piuttosto, dire che “sto”: è più semplice! Comporta meno responsabilità, almeno agli occhi degli altri!
Nel profondo, però, sento fortemente di volermi impegnare a progettare e a costruire fin da adesso una vita assieme.
Allora mi chiedo: perché il desiderio di intessere relazioni autentiche, il sogno di formare una famiglia, sono considerati meno importanti di altri e devono essere subordinati a seguire una realizzazione  professionale? Io percepisco che gli adulti si aspettano questo da me: che prima raggiunga una professione, poi inizi ad essere una “persona”.
Abbiamo bisogno di adulti che ci ricordino quanto è bello sognare in due! Abbiamo bisogno di adulti che pazientino nello starci vicino e così ci insegnino la pazienza di stare accanto; che ci ascoltino nel profondo e ci insegnino ad ascoltare, piuttosto che ad avere sempre ragione!
Abbiamo bisogno di punti di riferimento, appassionati e solidali.
Non pensa che all’orizzonte siano rare le figure di adulti davvero stimolanti? Perché gli adulti stanno perdendo il senso della società, dell’aiuto reciproco, dell’impegno per il mondo e nelle relazioni? Perché questo tocca qualche volta anche i preti e gli educatori?
Io credo che valga sempre la pena di essere madri, padri, amici, fratelli…per la vita! E non voglio smettere di crederci!

Risposta del Santo Padre
E’ coraggiosa, Martina, eh? Scuote la nostra la stabilità, e anche parla con fuoco! Io avrei voglia di domandarle, se forse è la nipote di San Giovanni Crisostomo per come parla, così forte, con tanta forza! Scegliere, poter decidere di sé sembra essere l’espressione più alta di libertà. Scegliere e poter decidere di sé. E in un certo senso lo è. Ma l’idea di scelta che oggi respiriamo è un’idea di libertà senza vincoli, senza impegni e sempre con qualche via di fuga: un “scelgo, però…”. Lei ha messo il dito nella piaga: scegliere quello per tutta la vita, la scelta dell’amore … Anche lì possiamo dire: “Scelgo, però non adesso ma quando finirò gli studi”, per esempio. Lo “scelgo, però”: quel “però” ci ferma, non ci lascia andare, non ci lascia sognare, ci toglie la libertà. C’è sempre un “però”, che a volte diventa più grande della scelta e la soffoca. È così che la libertà si sgretola e non mantiene più le sue promesse di vita e felicità. E allora concludiamo che anche la libertà è un inganno e che la felicità non esiste.
Cari giovani, la libertà di ciascuno è un dono grande, un dono che ti è dato e che tu devi custodire per farlo crescere, fare crescere la libertà, farla sviluppare; la libertà non ammette mezze misure. E lei puntava sulla libertà più grande, che è la libertà dell’amore: ma perché io devo finire la carriera universitaria prima di pensare all’amore? L’amore viene quando vuole – il vero amore. E’ un po’ pericoloso, parlare ai giovani dell’amore? No, non è pericoloso. Perché i giovani sanno bene quando c’è il vero amore e quando c’è il semplice entusiasmo truccato da amore: voi distinguete bene questo, non siete scemi, voi! E per questo, abbiamo il coraggio di parlare dell’amore. L’amore non è una professione: l’amore è la vita e se l’amore viene oggi, perché devo aspettare tre, quattro, cinque anni per farlo crescere e per renderlo stabile? In questo io chiedo ai genitori di aiutare i giovani a maturare quando c’è l’amore, che l’amore maturi, non spostarlo più avanti e dire: “No, perché se tu ti sposi adesso, poi arriveranno i bambini e non potrai finire la carriera, e tanto sforzo che noi abbiamo fatto per te”; questa storia la sentiamo tutti … Nella vita, invece bisogna sempre mettere al primo posto l’amore, ma l’amore vero: e lì dovete imparare a discernere, quando c’è l’amore vero e quando c’è solo l’entusiasmo. “Perché faccio fatica – diceva lei – a dire che sono fidanzata?”. Cioè, a mostrare, a far vedere quella carta d’identità nuova nella mia vita? Perché è tutto un mondo di condizionamenti. Ma c’è un’altra cosa che è molto importante: “Ma tu, vuoi sposarti?” – “Ma, facciamo una cosa: tu vai avanti così, fai finta di non amare, studi, e poi incominci a vivere la doppia vita”. Il nemico più grande dell’amore è la doppia vita: avete capito? O devo essere più chiaro? Il nemico più grande dell’amore non solo è non lasciarlo crescere adesso, aspettare di finire la carriera, ma è fare la doppia vita, perché se tu incominci ad amare la doppia vita, l’amore si perde, l’amore se ne va. Perché dico questo? Perché nel vero amore, l’uomo ha un compito e la donna ha un altro compito. Voi sapete qual è il più grande compito dell’uomo e della donna nel vero amore? Lo sapete? La totalità: l’amore non tollera mezze misure: o tutto o niente. E per fare crescere l’amore occorre evitare le scappatoie. L’amore deve essere sincero, aperto, coraggioso. Nell’amore tu devi mettere tutta la carne al fuoco: così diciamo noi in Argentina.
C’è una cosa nella Bibbia che a me colpisce tanto: alla fine della Creazione del mondo, dice che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, e dice: “Li creò maschio e femmina, tutti e due a sua immagine e somiglianza”. Questo è l’amore. Quando tu vedi un matrimonio, una coppia di un uomo e una donna che vanno avanti nella vita dell’amore, lì c’è l’immagine e la somiglianza di Dio. Come è Dio? Come quel matrimonio. Questa è l’immagine e somiglianza di Dio. Non dice che l’uomo è immagine e somiglianza di Dio, la donna è immagine e somiglianza di Dio. No: tutti e due, insieme, sono immagine e somiglianza di Dio. E poi continua, nel Nuovo Testamento: “Per questo, l’uomo lascerà suo padre e sua madre, per diventare con sua moglie una sola carne”. Questo è l’amore. E qual è il compito, dell’uomo nell’amore? Rendere più donna la moglie, o la fidanzata. E qual è il compito della donna nel matrimonio? Rendere più uomo il marito, o il fidanzato. E’ un lavoro a due, che crescono insieme; ma l’uomo non può crescere da solo, nel matrimonio, se non lo fa crescere sua moglie e la donna non può crescere nel matrimonio se non la fa crescere suo marito. E questa è l’unità, e questo vuol dire “una sola carne”: diventano “uno”, perché uno fa crescere l’altro. Questo è l’ideale dell’amore e del matrimonio.
Voi pensate che un ideale così, quando si sente vero, quando è maturo, si deve spostare più avanti per altri interessi? No, non si deve. Bisogna rischiare nell’amore, ma nell’amore vero, non nell’entusiasmo amoroso truccato da amore.
Allora dobbiamo chiederci: dov’è il mio amore, dov’è il mio tesoro? Dov’è la cosa che io ritengo più preziosa nella vita? Gesù parla di un uomo che aveva venduto tutto quello che aveva per comprare una perla preziosa di altissimo valore. L’amore è questo: vendere tutto per comprare questa perla preziosa di altissimo valore. Tutto. Per questo l’amore è fedele. Se c’è infedeltà, non c’è amore; o è un amore malato, o piccolo, che non cresce. Vendere tutto per una sola cosa. Pensate bene all’amore, pensateci sul serio. Non abbiate paura di pensare all’amore: ma all’amore che rischia, all’amore fedele, all’amore che fa crescere l’altro e reciprocamente crescono. Pensate all’amore fecondo.
Ho visto qui, mentre facevo il giro, alcuni bambini nelle braccia dei genitori: questo è il frutto dell’amore, il vero amore. Rischiate sull’amore!

Terza domanda
Sarà fatta da Dario, 27 anni e riguarda il tema della fede e della ricerca di senso.
Santo Padre, mi chiamo Dario, ho 27 anni e faccio l'infermiere in cure palliative.
Nella vita sono rari i momenti in cui mi sono confrontato con la fede e quelle volte ho capito che i dubbi superano le certezze, le domande che faccio hanno risposte poco concrete e che non posso toccare con mano, a volte penso addirittura che le risposte non siano plausibili.
Mi rendo conto che dovremmo spenderci più tempo: è così difficile in mezzo alle mille cose che facciamo ogni giorno… E non è facile trovare una guida che abbia tempo per il confronto e la ricerca.
E poi ci sono le grandi domante: com'è possibile che un Dio grande e buono (così me lo hanno raccontato) permetta le ingiustizie nel mondo? Perché i poveri e gli emarginati devono soffrire così tanto? Il mio lavoro mi pone quotidianamente davanti alla morte e vedere giovani mamme o padri di famiglia abbandonare i propri figli mi fa chiedere: perché permettere questo?
La Chiesa, portatrice della Parola di Dio in terra, sembra sempre più distante e chiusa nei suoi rituali. Per i giovani non sono più sufficienti le “imposizioni” dall'alto, a noi servono delle prove e una testimonianza sincera di Chiesa che ci accompagni e ci ascolti per i dubbi che la nostra generazione quotidianamente si pone. Gli inutili fasti e i frequenti scandali rendono ormai la Chiesa poco credibile ai nostri occhi.
Santo Padre, con quali occhi possiamo rileggere tutto questo?

Risposta del Santo Padre
Dario ha messo il dito nella piaga e ha ripetuto più d’una volta la parola “perché”. Non tutti i “perché” hanno una risposta. Perché soffrono i bambini, per esempio? Chi mi può spiegare questo? Non abbiamo la risposta. Soltanto, troveremo qualcosa guardando Cristo crocifisso e sua Madre: lì troveremo una strada per sentire nel cuore qualcosa che sia una risposta. Nella preghiera del Padre Nostro (cfr Mt 6,13) c’è una richiesta: «Non ci indurre in tentazione». Questa traduzione italiana recentemente è stata aggiustata alla precisa traduzione del testo originale, perché poteva suonare equivoca. Può Dio Padre “indurci” in tentazione? Può ingannare i suoi figli? Certo che no. E per questo, la vera traduzione è: «Non abbandonarci alla tentazione». Trattienici dal fare il male, liberaci dai pensieri cattivi… A volte le parole, anche se parlano di Dio, tradiscono il suo messaggio d’amore. A volte siamo noi a tradire il Vangelo. E lui parlava, di questo tradire il Vangelo, e ha detto così: “La Chiesa portatrice della Parola di Dio in terra, sembra sempre più distante e chiusa nei suoi rituali”. E’ forte quello che ha detto; è un giudizio su tutti noi, e anche in modo speciale per – diciamo così – i pastori; un giudizio su di noi, i consacrati, le consacrate. Ci ha detto che noi siamo sempre più distanti e chiusi nei nostri rituali. Ascoltiamo questo con rispetto. Non sempre è così, ma a volte è vero. Per i giovani non sono più sufficienti le imposizioni dall’alto: “A noi servono delle prove e una testimonianza sincera che ci accompagni e ci ascolti per i dubbi che la nostra generazione quotidianamente si pone”. E lui  chiede a tutti noi, pastori e fedeli, di accompagnare, di ascoltare, di dare testimonianza. Se io cristiano, sia un fedele laico, una fedele laica, un sacerdote, una suora, un vescovo, se noi cristiani non impariamo ad ascoltare le sofferenze, ad ascoltare i problemi, a stare in silenzio e lasciar parlare e ascoltare, non saremo mai capaci di dare una risposta positiva. E tante volte le risposte positive non si possono dare con le parole: si devono dare rischiando se stessi nella testimonianza. Dove non c’è testimonianza non c’è lo Spirito Santo. Questo è serio.
Dei primi cristiani si diceva: “Guardate come si amano”. Perché la gente vedeva la testimonianza. Sapevano ascoltare, e poi vivevano come dice il Vangelo. Essere cristiano non è uno status della vita, uno status qualificato: “Ti ringrazio, Signore, perché sono cristiano e non sono come gli altri che non credono in Te”. Vi piace questa preghiera? (rispondono: no). Questa è la preghiera del fariseo, dell’ipocrita; così pregano gli ipocriti. “Ma, povera gente, non capisce nulla. Non sono andati alla catechesi, non sono andati in un collegio cattolico, non sono andati all’università cattolica … ma, sono povera gente …”: questo è cristiano? E’ cristiano o no? (rispondono: no) No! Questo scandalizza! Questo è peccato. “Ti ringrazio, Signore, perché non sono come gli altri: io vado a Messa la domenica, io faccio questo, io ho una vita ordinata, mi confesso, non sono come gli altri …”. Questo è cristiano? (rispondono: no) No. Dobbiamo scegliere la testimonianza. Una volta, in un pranzo con i giovani, a Cracovia, un giovane m’ha detto: “Io ho un problema, all’università, perché ho un compagno che è agnostico. Mi dica, Padre, cosa devo dire a questo compagno agnostico per fargli capire che la nostra è la vera religione?”. Io ho detto: “Caro, l’ultima cosa che tu devi fare è dirgli qualcosa. Incomincia a vivere come cristiano, e sarà lui a domandarti perché vivi così”.
Continuava, Dario: “Gli inutili fasti e i frequenti scandali rendono ormai la Chiesa poco credibile ai nostri occhi. Santo Padre, con quali occhi possiamo rileggere tutto questo?”. Lo scandalo di una Chiesa formale, non testimone; lo scandalo di una Chiesa chiusa perché non esce. Lui tutti i giorni deve uscire da se stesso, sia che sia contento, sia che sia triste, ma deve uscire per accarezzare gli ammalati, per dare le cure palliative che facciano meno doloroso il loro transito all’eternità. E lui sa cosa è uscire da se stesso, andare verso gli altri, andare al di là delle frontiere che mi danno sicurezza. Nell’Apocalisse c’è un passo in cui Gesù dice: “Io busso alla porta: se voi mi aprite, io entrerò e cenerò con voi”: Gesù vuole entrare da noi. Ma io penso tante volte a Gesù che bussa alla porta, ma da dentro, perché lo lasciamo uscire, perché noi tante volte, senza testimonianza, lo teniamo prigioniero delle nostre formalità, delle nostre chiusure, dei nostri egoismi, del nostro modo di vivere clericale. E il clericalismo, che non è solo dei chierici, è un atteggiamento che tocca tutti noi: il clericalismo è una perversione della Chiesa. Gesù ci insegna questo cammino di uscita da noi stessi, il cammino della testimonianza. E questo è lo scandalo – perché siamo peccatori! – non uscire da noi stessi per dare testimonianza.
Io invito voi a chiedere – a Dario o a qualcun altro – che faccia questo lavoro, che sia capace di uscire da se stesso, per dare testimonianza. E poi, riflettere. Quando io dico “la Chiesa non dà testimonianza”, posso dirlo anche su di me, questo? Io do testimonianza? Lui può dirlo, perché dà testimonianza tutti i giorni, con gli ammalati. Ma io, posso dirlo? Ognuno di noi, può criticare quel prete, quel vescovo o quell’altro cristiano, se non è capace di uscire da se stesso per dare testimonianza?
Cari giovani – e questa è l’ultima cosa che dico – il messaggio di Gesù, la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo.

SALUTO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI GIOVANI

Cari giovani,
grazie per questo incontro di preghiera, in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi.
Vi ringrazio anche perché questo appuntamento è stato preceduto da un intreccio di tanti cammini sui quali vi siete fatti pellegrini, insieme ai vostri vescovi e sacerdoti, percorrendo strade e sentieri d’Italia, in mezzo ai tesori di cultura e di fede che i vostri padri hanno lasciato in eredità. Avete attraversato i luoghi dove la gente vive e lavora, ricchi di vitalità e segnati da fatiche, nelle città come nei paesi e nelle borgate sperdute. Spero che abbiate respirato a fondo le gioie e le difficoltà, la vita e la fede del popolo italiano.
Nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr Gv 20,1-8), Giovanni ci racconta quella mattina inimmaginabile che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità. Figuriamocela, quella mattina: alle prime luci dell’alba del giorno dopo il sabato, attorno alla tomba di Gesù tutti si mettono a correre. Maria di Magdala corre ad avvisare i discepoli; Pietro e Giovanni corrono verso il sepolcro... Tutti corrono, tutti sentono l’urgenza di muoversi: non c’è tempo da perdere, bisogna affrettarsi... Come aveva fatto Maria – ricordate? – appena concepito Gesù, per andare ad aiutare Elisabetta.
Abbiamo tanti motivi per correre, spesso solo perché ci sono tante cose da fare e il tempo non basta mai. A volte ci affrettiamo perché ci attira qualcosa di nuovo, di bello, di interessante. A volte, al contrario, si corre per scappare da una minaccia, da un pericolo…
I discepoli di Gesù corrono perché hanno ricevuto la notizia che il corpo di Gesù è sparito dalla tomba. I cuori di Maria di Magdala, di Simon Pietro, di Giovanni sono pieni d’amore e battono all’impazzata dopo il distacco che sembrava definitivo. Forse si riaccende in loro la speranza di rivedere il volto del Signore! Come in quel primo giorno quando aveva promesso: «Venite e vedrete» (Gv 1,39). Chi corre più forte è Giovanni, certamente perché è più giovane, ma anche perché non ha smesso di sperare dopo aver visto coi suoi occhi Gesù morire in croce; e anche perché è stato vicino a Maria, e per questo è stato “contagiato” dalla sua fede. Quando noi sentiamo che la fede viene meno o è tiepida, andiamo da Lei, Maria, e Lei ci insegnerà, ci capirà, ci farà sentire la fede.
Da quella mattina, cari giovani, la storia non è più la stessa. Quella mattina ha cambiato la storia. L’ora in cui la morte sembrava trionfare, in realtà si rivela l’ora della sua sconfitta. Nemmeno quel pesante macigno, messo davanti al sepolcro, ha potuto resistere. E da quell’alba del primo giorno dopo il sabato, ogni luogo in cui la vita è oppressa, ogni spazio in cui dominano violenza, guerra, miseria, là dove l’uomo è umiliato e calpestato, in quel luogo può ancora riaccendersi una speranza di vita.
Cari amici, vi siete messi in cammino e siete venuti a questo appuntamento. E ora la mia gioia è sentire che i vostri cuori battono d’amore per Gesù, come quelli di Maria Maddalena, di Pietro e di Giovanni. E poiché siete giovani, io, come Pietro, sono felice di vedervi correre più veloci, come Giovanni, spinti dall’impulso del vostro cuore, sensibile alla voce dello Spirito che anima i vostri sogni. Per questo vi dico: non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna. Abbiamo bisogno di fraternità: rischiate, andate avanti!
Sarò felice di vedervi correre più forte di chi nella Chiesa è un po’ lento e timoroso, attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci, come Giovanni aspettò Pietro davanti al sepolcro vuoto. E un’altra cosa: camminando insieme, in questi giorni, avete sperimentato quanto costa fatica accogliere il fratello o la sorella che mi sta accanto, ma anche quanta gioia può darmi la sua presenza se la ricevo nella mia vita senza pregiudizi e chiusure. Camminare soli permette di essere svincolati da tutto, forse più veloci, ma camminare insieme ci fa diventare un popolo, il popolo di Dio. Il popolo di Dio che ci dà sicurezza, la sicurezza dell’appartenenza al popolo di Dio… E col popolo di Dio ti senti sicuro, nel popolo di Dio, nella tua appartenenza al popolo di Dio hai identità. Dice un proverbio africano: “Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcuno”.
Il Vangelo dice che Pietro entrò per primo nel sepolcro e vide i teli per terra e il sudario avvolto in un luogo a parte. Poi entrò anche l’altro discepolo, il quale – dice il Vangelo – «vide e credette» (v. 8). È molto importante questa coppia di verbi: vedere e credere. In tutto il Vangelo di Giovanni si narra che i discepoli vedendo i segni che Gesù compiva credettero in Lui. Vedere e credere. Di quali segni si tratta? Dell’acqua trasformata in vino per le nozze; di alcuni malati guariti; di un cieco nato che acquista la vista; di una grande folla saziata con cinque pani e due pesci; della risurrezione dell’amico Lazzaro, morto da quattro giorni. In tutti questi segni Gesù rivela il volto invisibile di Dio.
Non è la rappresentazione della sublime perfezione divina, quella che traspare dai segni di Gesù, ma il racconto della fragilità umana che incontra la Grazia che risolleva. C’è l’umanità ferita che viene risanata dall’incontro con Lui; c’è l’uomo caduto che trova una mano tesa alla quale aggrapparsi; c’è lo smarrimento degli sconfitti che scoprono una speranza di riscatto. E Giovanni, quando entra nel sepolcro di Gesù, porta negli occhi e nel cuore quei segni compiuti da Gesù immergendosi nel dramma umano per risollevarlo. Gesù Cristo, cari giovani, non è un eroe immune dalla morte, ma Colui che la trasforma con il dono della sua vita. E quel lenzuolo piegato con cura dice che non ne avrà più bisogno: la morte non ha più potere su di Lui.
Cari giovani, è possibile incontrare la Vita nei luoghi dove regna la morte? Sì, è possibile. Verrebbe da rispondere di no, che è meglio stare alla larga, allontanarsi. Eppure questa è la novità rivoluzionaria del Vangelo: il sepolcro vuoto di Cristo diventa l’ultimo segno in cui risplende la vittoria definitiva della Vita. E allora non abbiamo paura! Non stiamo alla larga dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte. Dio ci ha dato una potenza più grande di tutte le ingiustizie e le fragilità della storia, più grande del nostro peccato: Gesù ha vinto la morte dando la sua vita per noi. E ci manda ad annunciare ai nostri fratelli che Lui è il Risorto, è il Signore, e ci dona il suo Spirito per seminare con Lui il Regno di Dio. Quella mattina della domenica di Pasqua è cambiata la storia: abbiamo coraggio!
Quanti sepolcri – per così dire – oggi attendono la nostra visita! Quante persone ferite, anche giovani, hanno sigillato la loro sofferenza “mettendoci – come si dice – una pietra sopra”. Con la forza dello Spirito e la Parola di Gesù possiamo spostare quei macigni e far entrare raggi di luce in quegli anfratti di tenebre.
E’ stato bello e faticoso il cammino per venire a Roma; pensate voi, quanta fatica, ma quanta bellezza! Ma altrettanto bello e impegnativo sarà il cammino del ritorno alle vostre case, ai vostri paesi, alle vostre comunità. Percorretelo con la fiducia e l’energia di Giovanni, il “discepolo amato”. Sì, il segreto è tutto lì, nell’essere e nel sapere di essere “amato”, “amata” da Lui, Gesù, il Signore, ci ama! E ognuno di noi, tornando a casa, metta questo nel cuore e nella mente: Gesù, il Signore, mi ama. Sono amato. Sono amata. Sentire la tenerezza di Gesù che mi ama. Percorre con coraggio e con gioia il cammino verso casa, percorretelo con la consapevolezza di essere amati da Gesù. Allora, con questo amore, la vita diventa una corsa buona, senza ansia, senza paura, quella parola che ci distrugge. Senza ansia e senza paura. Una corsa verso Gesù e verso i fratelli, col cuore pieno di amore, di fede e di gioia. Andate così!

Fonte:http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2018/august/documents/papa-francesco_20180811_giovani-italiani.html