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giovedì 22 ottobre 2020

22 OTTOBRE: COMPLEANNO DI PADRE PETAR LJUBICIC (il Sacedote che ci svelerà i segreti di Medjugorje)

 


Padre Petar Ljubicic, francescano, classe 1946, ha servito per dieci anni la parrocchia di Medjugorje. È una figura centrale e un testimone privilegiato degli avvenimenti verifcatisi in questa piccola località, dove la Madonna appare ogni giorno sin dal giugno 1981.

 


 


 Nel 1967 è entrato nell’Ordine francescano della provincia dell’Erzegovina, e, nel 1972, fu ordinato sacerdote. Ha studiato teologia a Sarajevo e Königstein. È stato vicario parrocchiale a Vitina, Tihaljina e Seonica, e dal 1984 al 1995 a Medjugorje.
Dopo aver lasciato Medjugorje, è stato in servizio nella Missione Cattolica Croata in Svizzera. E’ autore di diversi libri sugli avvenimenti di Medjugorje. Durante il suo soggiorno a Medjugorje e in seguito, ha partecipato a numerosi incontri di preghiera organizzati dai pellegrini di Medjugorje in tutta Europa.
Padre Petar Ljubicic dopo aver svolto un servizio pastorale in Germania, nella parrocchia di Hosenfeld, diocesi di Fulda sembra essere tornato nei pressi di Medjuogorje.

PADRE PETAR LJUBICIC ,il Sacedote che ci svelerà i segreti, ci offre, nella prima parte di questa intervista ,una profonda conoscenza del suo mondo spirituale. MEDJUGORJE era ed è per lui fin dall'inizio una misteriosa Rivelazione dell' AMORE di DIO attraverso gli stupendi messaggi della MADONNA.
Grazie alla sua grande esperienza Sacerdotale con i tanti pellegrini che hanno visitato MEDJUGORJE, egli parla della grande speranza che la MADONNA dà a ciascuno di noi che si apre a lei. DIO ama ognuno di noi e non dobbiamo avere paura del futuro .

DOVE SI TROVAVA AL MOMENTO DELLE PRIME APPARIZIONI A MEDJUGORJE E QUAL' È STATA LA SUA PRIMA REAZIONE A QUESTA NOTIZIA ?
Quando sono iniziate le APPARIZIONI,mi trovavo a TIHALJINA,un luogo a soli 33 km da MEDJUGORJE. Nei primi giorni non ero presente alle APPARIZIONI, perché preparavo gli alunni delle scuole medie per il SACRAMENTO della Cresima. Ma non appena ho saputo che la MADONNA era apparsa ai Veggenti, ho creduto all' autenticità dell'evento . Ero fermamente convinto che i nostri figli dell'ERZEGOVINA non avrebbero scherzato su queste cose .
Dopo una Messa Vespertina all' inizio di luglio, sono andato con un Sacerdote a casa di VICKA,dove abbiamo trovato VICKA e IVANKA. Abbiamo chiesto loro :
"AVETE VISTO LA MADONNA? ", senza nemmeno pensare, hanno detto : " SÌ,L' ABBIAMO VISTA!" Il mio confratello chiese a IVANKA: " LA MADONNA È BELLA QUANTO TE, IVANKA? " Sorrise e mi disse : " MIO CARO PARROCO, SE DOVESTE VEDERE LA MADONNA,PREFERIRESTE PASSARE IMMEDIATAMENTE ALL' ETERNITÀ PER POTERLA GUARDARE SEMPRE . QUESTA È UNA BELLEZZA TALE CHE NON SI PUÒ NEMMENO DESCRIVERE CON PAROLE SEMPLICI!"
Così come credevo nelle APPARIZIONI di allora, oggi continuo ancora a crederci senza alcun dubbio. È interessante ricordare che proprio in quei giorni stavo leggendo un libro sulle apoarizioni della BEATA VERGINE MARIA A LOURDES e FATIMA. Mi chiedevo come mai la MADONNA,che già appare in altri luoghi ,non potesse offrirci la grazia di venire anche da noi. Non so se sia stato casuale - non ci credo , perché non crediamo alle casualità- la realtà è che le APPARIZIONI iniziarono anche a MEDJUGORJE. Da allora ho usato ogni momento libero per andarci ,confessarmi e aiutare il più possibile.

CHE COS'È MEDJUGORJE PER LEI?
Per me MEDJUGORJE è un luogo pieno di grazia e meraviglioso. È la PENTECOSTE nella nostra di oggi, che dura da quasi 37 anni senza interruzioni. È un luogo dove avvengono molte conversioni meravigliose e sconvolgenti,un luogo dove persone stanche, malate, afflitte, ingannate e deluse vengono e vanno via cambiate,rigenerate e allegre , con la voglia di testimoniare questo nella loro vita, piene di SPIRITO SANTO e forti delle parole di MARIA. Le persone giungono spaventate e ritornano a casa come veri testimoni della fede. Un gran numero di pellegrini viene a MEDJUGORJE da ogni parte del mondo . Le persone vengono con le loro sofferenze e i loro bisogni e cercano la guarigione da GESÙ per intercessione della REGINA della PACE. La MADONNA ripete ciò che GESÙ ha detto all' inizio delle sue prediche : " RITORNATE CREDENDO NEL VANGELO!"
La fede e la Conversione sono un tutt'uno ,perché solo se crediamo che DIO può convertirci possiamo camminare sulla via della salvezza a cui EGLI ci chiama dal Battesimo fino alla fine della nostra vita terrena . Questo è il cuore di MEDJUGORJE,una grazia straordinaria,un grande dono di DIO che ci aiuta a crescere nella fede .

LEI INCONTRA MOLTI PELLEGRINI,PARLA CON LORO. COSA PREFERISCE RACCONTARE LORO?
Sono grato a DIO per aver incontrato così tanti pellegrini ed aver acquisito tanta esperienza attraverso la condivisione. Quando parlo con i pellegrini,desidero sottolineare in modo particolare ciò che la MADONNA continua a ripetere : CHE LEI È LA NOSTRA BUONA MADRE E CHE DIO CI AMA INCOMMENSURABILMENTE . EGLI HA UN SUO PIANO PER OGNUNO DI NOI. Il nostro Sacro dovere è imparare a conoscerlo! La MADONNA è venuta da noi, appare da più di 13510(cifra al 25 giugno 2018)e vuole aiutarci chiamandoci a seguire il cammino di conversione e Riconciliazione,Preghiera e Penitenza ,Pace e Amore.
Diamo a DIO il primo posto nella nostra vita! Il cuore di tutti i messaggi è il Vangelo di GESÙ CRISTO. GESÙ è il nostro potente Salvatore e meraviglioso Redentore. Crediamo fermamente in LUI e diamo la nostra vita a LUI nell' Amore! In questo modo trasformeremo ogni aspetto della nostra vita in un aspetto di salvezza per noi stessi e per i nostri fratelli e sorelle. Cerco di far capire ai pellegrini quale sia il piano di DIO per l' uomo : CONOSCERE DIO, AMARLO CON TUTTO IL SUO ESSERE,ESSERE COMPLETAMENTE DEVOTO A LUI E SERVIRLO CON GIOIA PER DIVENTARE PERFETTO E BENEDETTO,PERSINO SANTO. DIO riempie il cuore delle persone con gioia perfetta, vera pace e soddisfazione spirituale. L' uomo sa di essere salvato .

NON È FACILE VIVERE UNA VITA CRISTIANA.
Sappiamo che oggi non è davvero facile vivere da vero uomo e da vero e convinto credente. Siamo influenzati da questo mondo inquieto . La fretta quotidiana,le tensioni e le innumerevoli difficoltà lasciano il segno nelle nostre anime . Ci rubano la gioia e la pace, la soddisfazione e l' amore. Siamo testimoni del mondo di oggi, in cui l' uomo diventa sempre più preoccupato,insoddisfatto,oppresso e triste.... Egli persegue la felicità e la gioia di vivere continuamente,ma non la trova da nessuna parte . Lentamente perde la propria identità. Ci lamentiamo sempre gli uni degli altri....Se solo sapessimo quale tesoro portiamo nei nostri cuori! Se solo comprendessimo il suo valore, daremmo qualsiasi cosa per conoscerlo . Per questo tesoro - per la gioia e la pace, per la salute e la felicità- sacrificheremmo tutto. Lo pagheremmo in franchi, marchi ed euro ,ma non riusciamo a trovarlo. Quando scopriamo la sua traccia,il sentimento si mescola con l' amarezza . Perché? Perché stiamo cercando nel posto sbagliato.
GESÙ chiama a se stesso: " VENITE DA ME VOI TUTTI CHE SIETE STANCHI ED OPPRESSI ,IO VI RISTORERÒ E VI DARÒ RIPOSO". Queste sono le parole più belle e confortanti che GESÙ abbia mai pronunciato. Si applicano a tutte le persone,a tutti noi . Ci lamentiamo di stress,sconfitta,nevrosi. Siamo tutti stanchi e sovraccaricati: Siamo solo esseri umani, e gli esseri umani sono sempre sotto pressione,sono sempre di fronte a nuove sfide della vita . Il fardello è spesso insopportabile,i compiti irrisolvibili,e l' uomo cerca forza per la vita, cerca aiuto, alleggerimento e sostegno per non essere solo , per non dover sopportare il fardello della vita da solo.
Ma è per questo che CRISTO è qui con la sua chiamata : " VENITE TUTTI A ME.....Qualcuno giustamente ha detto : La sofferenza più grande è quella di essere soli e di soffrire da soli. Questo significa fuggire nella solitudine silenziosa,cercare di superare il peso della vita stessa ; rispondere a tutte le domande e risolvere tutti i problemi da soli; voler garantire la propria vita e l'eternità da soli. Ecco il perché il SIGNORE ci chiama : " VENITE TUTTI DA ME"!
DIO è il nostro migliore amico : dobbiamo affidargli tutte le nostre sofferenze e la nostra impotenza- EGLI ci " rigenererà ",ci darà la forza necessaria . È meraviglioso e ci dà conforto sapere che DIO vuole che veniamo a LUI con tutte le nostre sofferenze e le nostre ferite,con la nostra stanchezza e la nostra impotenza;ci chiama eternamente a trovare in LUI e con LUI "Pace per le nostre anime" . La MADONNA ce lo dice da molti anni a MEDJUGORJE.

PERCHÉ COSÌ TANTI PELLEGRINI VENGONO A MEDJUGORJE? CREDONO DI POTER TROVARE DAVVERO LA FEDE ATTRAVERSO UN SEMPLICE PELLEGRINAGGIO?
MEDJUGORJE è diventato da tempo un grande luogo di pellegrinaggio- una fonte di GRAZIA e un vero miracolo,come alcuni dicono . A MEDJUGORJE si sentono la presenza reale di DIO e l' AMORE premuroso della REGINA DELLA PACE.
Per questo motivo è diventato luogo di GRAZIA dove si prega intimamente,dove si celebrano conversioni sconvolgenti e grandi e meravigliose guarigioni. È diventato un bellissimo punto di attrazione. Ecco perché così tanti pellegrini vengono qui. Molti pellegrini confessano sinceramente che senza le grazie di MEDJUGORJE non potrebbero immaginare la loro attuale vita di preghiera ,il loro completo cambiamento e la loro vera fede. È interessante notare che quasi tutti coloro che vengono qui sono convinti di essere nel posto giusto al momento giusto. Milioni di pellegrini sono già venuti a MEDJUGORJE e ci ritornano .
Hanno sperimentato qualcosa qualcosa che non possono dimenticare così facilmente. DIO si trova a MEDJUGORJE. Si può dire con la coscienza pulita : MEDJUGORJE È UN PEZZO DI CIELO SULLA TERRA !

mercoledì 21 ottobre 2020

Le parole del Papa che risponde alla questione posta da un omossessuale che ha scritto a Francesco.

 


Una scena di un film e le parole del Papa che risponde alla questione posta da Andrea Rubera, un omossessuale che ha scritto a Francesco. Ha un compagno e tre figli che vuole mandare in parrocchia. Il Papa lo incontra dopo la messa a Santa Marta. Rubera racconta che il Papa gli consiglia di mandare i figli in parrocchia ed essere chiaro sulla situazione con tutti, di fare quello che è il meglio per i bambini. Rubero dice di aver seguito il consiglio del Papa.

E aggiunge, “non ha detto la sua opinione sulla mia famiglia. Probabilmente segue la dottrina su questo punto. Ma l’atteggiamento nei confronti delle persone è molto cambiato”.

Poi si vede il Papa in primo piano che dice in spagnolo: “Le persone omosessuali hanno diritto a stare in una famiglia sono Figli di Dio ed hanno un diritto ad una famiglia, non si può cacciare via da una famiglia nessuno o renderlo infelice. Si deve fare una legge di convivenza civile, hanno diritto ad essere coperti legalmente. L’ho difeso”. 

Tutto questo nel film  “Francesco”,  di Evgeny Afineevsky, regista russo candidato anche all’Oscar,  che raconta tra finzione e narrazione e alcune interviste i temi del pontificato di Francesco.

Il film è stato proiettato in anteprima mondiale al Festival del Cinema di Roma nella sezione Eventi Speciali, domani la pellicola sarà insignita, nei Giardini Vaticani, del Premio Kinéo, giunto alla 18.ma edizione.

Come riporta Vaticannews, e si legge nel comunicato nel quale si presenta il film, il Papa risponde alle domande “con saggezza e generosità” condividendo “esempi commoventi delle sue lezioni di vita”, rilanciando ideali che “ci possono aiutare a costruire un ponte verso un futuro migliore e crescere come comunità globale”. La prima di "Francesco" negli Stati Uniti è prevista per il 25 ottobre al Savannah Film Festival.

Tra i primi commenti alla frase del Papa nel film quello dell’Arcivescovo Bruno Forte alla agenzia Ansa: ”I diritti vanno rispettati" e “il Papa vede favorevolemente le unioni civili" per le coppieomosessuali perché  "devono essere in qualche modo tutelate". “Ma il Papa ribadisce sempre che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione". L’arcivescovo di Chieti spiega che la linea del Papa è già tracciata nel Sinodo della Famiglia e sottolinea che questa impostazione del Papa rintracciabile nell’Amoris Laetitia, l’Esortazione del Pontefice pubblicata al termine del Sinodo.

Ogni volta che sono andato a Medjugorje, ho ricevuto degli insegnamenti sempre nuovi.

 


Ogni volta che sono andato a Medjugorje, ho ricevuto degli insegnamenti sempre nuovi. Quando si prende sul serio il cammino di Medjugorje, allora bisogna attendersi la correzione, un insegnamento per la crescita personale.

Nell’83 ebbi il colpo di fulmine, quello che si chiama amore a prima vista. Fu leggendo un articolo sul fenomeno Medjugorje apparso in Famiglia Cristiana che rimasi colpito all’istante, ma non dal racconto dei fatti, quanto piuttosto dalla foto che ritraeva i 6 veggenti insieme durante un’apparizione. Scattò qualcosa dentro di me che non mi ha più lasciato. Credetti subito, immagino che fu una grazia.

Nell’85, in piena estate, feci il primo pellegrinaggio, con un pullman le cui porte si chiudevano con lo spago. Allora per andare a Medjugorje bisognava affrontare grandi sacrifici. Era l’epoca in cui i messaggi ti arrivavano per posta, non quindi in modo quasi simultaneo come adesso. Chi era fortunato poteva ascoltare il messaggio attraverso il telefono o la radio (sempre Radio Maria).

In quel periodo arrivai a organizzare fino a 4 pellegrinaggi all’anno. In uno di questi mi ero messo in testa che era giunto il momento di partecipare all’apparizione che allora avveniva in una stanzetta della Canonica. Ero già stato ordinato diacono, e quindi presumevo che mi spettasse di entrare in quella stanzetta riservata a pochi privilegiati: sacerdoti, suore, e altri di cui non comprendevo i privilegi.

Così, un giorno, siamo nel 1986, dopo la Messa per gli italiani, in sacrestia, mentre stavo svestendomi dai paramenti sacri, mi trovai vicino padre Slavko. Quale momento migliore, visto che proprio lui era il Cerbero di guardia alla stanzetta delle apparizioni?

Mi avvicinai e gli posi la domanda: “Stasera mi fa entrare nella stanzetta?”. Neanche avessi detto un’eresia! Mi guardò in modo torvo e, girandomi le spalle, se ne andò.

Più tardi, verso mezzogiorno, trovandomi a passare vicino alla Canonica della parrocchia, vidi che padre Slavko stava per salire i famosi scalini che tutto il mondo ormai conosceva, perché la sera venivano saliti dai veggenti per l’apparizione quotidiana. Lo raggiunsi di corsa sul pianerottolo mentre stava per entrare. Gli posi la stessa domanda, e lui, senza neanche guardarmi, mi sbatté la porta in faccia, e se ne andò. 

Ma la sera, un po’ prima dell’apparizione, mi ripresentai accompagnato da due sacerdoti che io avevo portato con me in pellegrinaggio. Padre Slavko fece entrare i due sacerdoti che erano con me, ma non me. I due sacerdoti intercedevano per me: “è un diacono”, gli dicevano; ma non ci fu niente da fare. Così in modo arrogante presi l’iniziativa di avvicinarmi per entrare, come se fosse un mio diritto; ma padre Slavko era lì, sempre di guardia, mi diede uno spintone e per poco non mi fece cadere per terra.

Mi dovetti rassegnare, covando però dentro di me sentimenti di astio nei confronti di padre Slavko. “Ma guarda un po’”, mi dissi arrabbiato e pienamente convinto di quello che pensavo, “questo figlio di san Francesco non avrebbe fatto entrare neanche il fondatore del suo Ordine, visto che anche san Francesco era un diacono”.

Mi allontanai amareggiato. E fu qui che sentii chiara dentro di me la voce della Madonna: “Figlio mio, tu non devi chiedere i diritti di san Francesco, ma devi essere come san Francesco”.

E il quel momento mi passò davanti la scena dei Fioretti, definita della “Perfetta letizia”.

Nei Fioretti si racconta che un giorno mentre erano in viaggio insieme, Francesco pose a frate Leone una domanda su cosa fosse la “Perfetta letizia”. Di fronte alla difficoltà di frate Leone a rispondere, San Francesco descrisse, come in una parabola, quello che sarebbe potuto succedere, qualora fossero arrivati a uno dei loro conventi, e il frate guardiano non li avesse riconosciuti e anzi avesse sbattuto loro la porta in faccia: “Se noi non ci lamentiamo – disse a frate Leone – e ringraziamo il Signore, questa è perfetta letizia”. La scena si ripete per tre volte, e addirittura la terza volta san Francesco descrive il padre guardiano che uscendo con un bastone nocchieruto, non solo non li riceve, ma gliele suona di santa ragione, lasciandoli a terra mezzi morti: “se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente, e con allegrezza, - conclude san Francesco – pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia”.

Per tre volte padre Slavko mi scacciò non riconoscendomi, e per tre volte, nell’insegnamento di san Francesco, il guardiano non riconobbe i due frati come suoi frati, uno dei quali era addirittura il fondatore del suo Ordine.

Queste sono le lezioni che Maria riserva per quelli che ama.

Negli anni seguenti ho avuto modo, anche senza cercarle, di partecipare alle apparizioni della Gospa, tante volte anche a tu per tu con i veggenti.

Nell’episodio dei Fioretti indirettamente emerge la figura di Francesco come uno degli umili e dei piccoli di cui parla Gesù, e a cui si riferisce la Madonna quando invita i suoi Apostoli ad essere e a diventare più piccoli degli altri. Francesco non è uno che cerca di essere riconosciuto e riverito, allo stesso modo un Apostolo della Regina della Pace.

 

Franco Sofia

 

Fonte:apostolidellareginadellapace.blogspot.com

martedì 20 ottobre 2020

"La preghiera di lode è più potente dell'esorcismo..."- Padre La Grua: con AUDIO

 


Ecco un' affermazione forte di Padre La Grua, convinta, coinvolgente:
"Del resto, sappiamo che la preghiera, soprattutto la preghiera di lode, è il miglior antidoto contro le forze del male. Non è l'esorcismo che e più potente contro le forze del nemico, no, ma è la preghiera di lode più potente dell'esorcismo".
"Qui mi permetto di chiarire: quando una persona è davvero in un contesto di possessione, certamente l'esorcismo si rende indispensabile e sappiamo quanto tempo comporta la sua liberazione; Cosi quando sono semplici tentazioni o reazioni legate al proprio temperamento, ecco che la preghiera di lode può operare splendidamente in ciascuno di noi!
Spiega ancora Padre La Grua:
"Quando vi accorgete che il nemico sta lavorando contro di voi, non ricorrete subito ad esorcismi, a formule imprecatorie, alla preghiera di esorcismo di Papa Leone XIII, ad altre formule: no, lodate il Signore!
Non c'è modo migliore per cacciare Satana quanto piegare le ginocchia, lodare Dio e benedire il Signore! Allora Satana se ne va.
Del resto è la Scrittura che ne parla, è Giacomo che dice: <Pregate, ed egli fuggirà da voi> (cfr Giac 4,7).
Per cui la preghiera di lode mette in fuga tutte le forze del male. Essa serve per lodare Dio nel bene e per lodare Dio nel male, per cacciare i demoni quando ci tentano e per sconfiggere i nostri nemici!
Gerico cadde proprio con un canto che era Una preghiera di lode e Giosafat riportò vittoria! Il canto di lode guarisce anche dalle malattie, per cui non si sbaglia mai a lodare Dio.
Anche se le cose vanno male, a maggior ragione si deve benedire Dio per permettere al Padre che le cose si riequilibrino perché nella preghiera di lode i Cieli si aprono, il Signore scende, gli Angeli vengono e dove c'è il Signore che viene e gli Angeli lodano con noi, tutto è equilibrio, tutto è pace e non può esserci presenza delle forze del male!
Vogliamo lodare Dio, benedire Dio senza guardare a noi stessi! Quando siamo in preghiera, non guardiamo ai nostri mali, non lamentiamoci di noi e neanche guardiamo ai nostri peccati.
Certo sappiamo che ce ne sono tanti, ma guardiamo al Signore, guardiamo alla Sua Misericordia."
AUDIO:


sabato 17 ottobre 2020

Anche la Parrocchia di Medjugorje domani aderirà all'iniziativa "Un milione di bambini pregano il rosario"


L'ufficio parrocchiale della Parrocchia di S. Giacomo Apostolo di Medjugorje invita i bambini e i giovani della parrocchia a venire domani, 18 ottobre, per recitare il Rosario sulla Collina delle Apparizioni alle 14:00. In questo modo, aderiamo all'iniziativa di preghiera mondiale "Un milione di bambini pregano il rosario" promossa dall'organizzazione di diritto pontificio "Chiesa che soffre".

 

  Domani, domenica 18 ottobre, i bambini di 80 paesi di ogni continente reciteranno il Rosario per la pace e la fine della pandemia.
A volere l'iniziativa è la Fondazione Pontificia "Aiuto alla Chiesa che soffre", che intende unire i piccoli di tutto il mondo nel pregare la Madonna e chiederne l'intercessione. Sono invitati a unirsi all'iniziativa scuole, asili, gruppi di catechismo, comunità parrocchiali, famiglie.
Chi vuole può segnalare la propria partecipazione registrandosi al sito www.millionkidspraying.org, sul quale si potrà trovare il materiale illustrativo redatto in 27 lingue, incluso l'arabo e alcuni idiomi africani, Tanti si sono già iscritti e si pensa che domani i piccoli rosarianti possano essere addirittura un milione (da qui deriva il nome dell'iniziativa).

INTERVISTA AL VEGGENTE JAKOV ČOLO: MOLTI GIOVANI RISPONDONO E VOGLIONO ESSERE "LE MANI DI MARIA" ....

 


JAKOV ČOLO: MOLTI GIOVANI RISPONDONO E VOGLIONO ESSERE "LE MANI DI MARIA"

 

“Ti invito anche oggi ad essere amore dove c'è odio e cibo dove c'è fame. Aprite, figlioli, i vostri cuori e lasciate che le vostre mani siano tese e generose affinché ogni creatura attraverso di voi possa ringraziare Dio Creatore ". 

- Questo invito della Regina della Pace ha incoraggiato la creazione dell'associazione umanitaria "Mary's Hand". Il loro ufficio è nel cortile della chiesa parrocchiale di Medjugorje di S. Jakov, e il presidente di questa associazione Jakov Čolo, questo giovedì è stato ospite di Vijesti da Medjugorje. All'inizio ha presentato "Le mani di Maria" e ha spiegato come funziona questa associazione umanitaria

 "Le mani di Mary" è stata creata nel 2013. All'inizio era un ufficio per i bisognosi. Nel 2016 si è costituita l'associazione umanitaria "Mani di Maria", e queste sono le mani a cui la Madonna di Medjugorje ci invita per tutto questo tempo, per essere quelle mani tese, mani tese di ogni uomo bisognoso. Le mani di Maria lavorano in una varietà di modi.

Prima di tutto, vogliamo trasmettere a quelle persone bisognose ciò che è più importante, di cui ogni persona ha bisogno, ed è il nostro amore per loro, che si sentano amati, che non sono soli, che qualcuno si prende cura di loro, che sono importanti per noi. Poi vengono altri tipi di aiuto. Ci prendiamo cura di più di 500 famiglie, e nella situazione odierna in cui si trova questo mondo, e in cui ci troviamo, questi bisogni crescono sempre di più di giorno in giorno. Li aiutiamo con il cibo, aiutiamo con i vestiti, aiutiamo con i mobili, aiutiamo con i medicinali, aiutiamo con varie necessità… tutto ciò che è nelle nostre capacità.

- Sfortunatamente, ogni giorno, ci sono sempre più persone che hanno bisogno di aiuto e di amore. I  volontari hanno certamente il cuore pieno di amore, soprattutto i giovani che si sono raccolti  in poco tempo per l'Associazione e poi, con l'aiuto della Madonna, sono andati avanti  con  impegno.

 Sì, è qualcosa di bello - perché oggi sappiamo cosa si offre ai giovani nel mondo, quanto  i giovani passano il tempo sui social, sui cellulari - ma ancora vediamo qui nelle mani di Maria, che tanti giovani che vogliono essere mani e che vogliono portare almeno un sorriso a queste persone, parlare almeno con loro, aiutarle dove hanno bisogno e questa è per me la gioia più grande.

- Come può chi vuole aiutarti nel tuo lavoro?

 Ebbene prima di tutto, quando qualcuno mi chiede come aiutarti, credo che senza preghiera non possiamo fare nulla. Noi volontari, abbiamo un incontro comune ogni lunedì, abbiamo una preghiera comune, perché prima di tutto preghiamo che Dio ci dia la forza, che Dio ci dia quanto più amore possibile in modo che possiamo trasmetterlo a quelle persone che aiutiamo e il più grande aiuto che chiediamo a tutte le persone preghiera per noi, e poi vengono altri tipi di aiuto.

 

Se le persone vogliono aiutarci in qualsiasi modo, possono contattare il nostro ufficio, possono trovarci sulla nostra pagina "Le mani di Marija", possono trovarci su Instagram o Facebook, quindi ringraziamo tutte le persone di buon cuore e vorrei ringraziarvi in ​​questo modo a tutti coloro che ci hanno aiutato finora, perché senza queste persone, in primis senza i pellegrini di Medjugorje, non saremmo potuti sopravvivere così a lungo.

Puoi scoprire di più sul lavoro dell'associazione sulla loro pagina Facebook:

Marijine Ruke

Fonte:  Radio Medjugorje

mercoledì 14 ottobre 2020

La collina di Medjugorie è stata il porto che l’ha accolta nelle tempeste - Testimonianza di Manuela Binco

 


Abbiamo incontrato Manuela Binco, ballerina e insegnante di danza. Una vita normale, fatta di amori, figli, dolori, prove, fallimenti. E di fede, debole e tiepida fino a un certo punto, fiammante e calda poi. Manuela ci racconta come la collina di Medjugorie è stata il porto che l’ha accolta nelle tempeste e dove la sua barchetta si riparava e fortificava per tornare a navigare.
 

A Medjugorje si verificano tanti miracoli, molti sono di guarigioni e finiscono sulle pagine dei giornali. Poi ci sono quelli che avvengono nel silenzioso intimo del cuore, sono le conversioni, fenomeni che non fanno notizia, ma che sono i più importanti e sicuramente quelli più numerosi. Di storie di conversioni del cuore, ne abbiamo raccontate diverse, a queste vogliamo aggiungere quella di Manuela Binco; ho conosciuto la sua storia che mi ha profondamente colpito.
Manuela è una donna sensibile e forte allo stesso tempo, fa la ballerina e dirige una scuola di danza; un lavoro che ama e che le assorbe molto del suo tempo. Entrando nella sua scuola, è in bella mostra la grande statua della Regina della Pace di Medjugorje, una nota che potremmo definire anomala, in quell’ambiente di lavoro, di arte, di ballo. Non isolata o nascosta, ma in vista, con tutt’intorno i sassi del Podbrdo, il monte delle apparizioni. Poi a fianco, una grande fotografia della chiesa di San Giacomo, la parrocchia della cittadina bosniaca. Nell’ingresso della scuola, c’è un gran caos: è l’ora del cambio turno. Bambini con il costume da danza, che vanno e vengono e fanno un gran vociare; ma soprattutto il tono alto e acuto delle mamme, che cercano di sovrastare quel frastuono, mentre chiamano i loro figli. Non è un ambiente adatto, per fare una chiacchierata con Manuela, ci rifugiamo in una piccola stanza, dove inizia il nostro colloquio.

- Manuela ho letto la tua testimonianza, che è stata pubblicata due anni fa da una rivista, che tratta temi della Sanità pubblica. Una testimonianza di Fede, nella quale raccontavi della tua rinuncia all’aborto terapeutico, ma ho saputo che tutto è iniziato a Medjugorje. Di questo volevo parlare, della tua esperienza in quella remota cittadina bosniaca e della tua conversione.

Nell’agosto del 2010 mi sono recata per la prima volta a Medjugorje, senza sapere cosa avrei trovato in quel posto. Il mio unico intento era quello di andare a ringraziare Maria, per un piccolo finanziamento attraverso il quale, grazie a Lei, ho potuto ristrutturare la sede di questa scuola di danza, che dirigo e che a Lei ho consacrato. Non pensavo, però, che quel viaggio mi avrebbe completamente cambiata. L’intera famiglia è tornata frastornata dalla Bosnia. Non eravamo più quelli di prima. Il nostro mondo ha subito una rivoluzione. Gesù, Maria e la Chiesa hanno occupato i primi posti nella nostra scala di priorità. Io e il mio compagno Simone, avevamo scoperto di vivere quotidianamente nel peccato, i due figli grandi di 14 anni e i due piccoli di 6 e 8 anni hanno vissuto momenti intensi e profondi di comunione e preghiera.

- Da quello che mi dici e che ho letto, non è non eri credente, diciamo avevi una Fede tiepida, eri quella che comunemente si definisce una credente non praticante; un termine che a me non piace, ma che forse, rende l’idea. Padre Amorth dice che anche il demonio è credente ma non praticante! Un paragone che non ti si addice, quindi usiamo il credente tiepido, è meglio. Cos’è successo dopo quel pellegrinaggio?

Sì diciamo ero una credente tiepida. Dopo il pellegrinaggio, abbiamo cominciato a frequentare la Santa Messa domenicale e spesso, anche quella mattutina. Abbiamo cercato un padre spirituale con cui intraprendere un nuovo percorso di vita; ci siamo uniti ad altre famiglie per formare un cenacolo di preghiera con al centro il Rosario e la lettura della Bibbia. Abbiamo iniziato un nuovo cammino di Fede, ci siamo impegnati, non senza difficoltà, a rispettare uno o due giorni di digiuno chiesti dalla Gospa. Ma soprattutto una cosa importante è successa: convivevo con il mio compagno, non eravamo sposati, perché entrambi avevamo un matrimonio fallito alla spalle. Io mi ero sposata in comune, ma Simone si era sposato in chiesa, così abbiamo iniziato il percorso di richiesta di annullamento del suo precedente matrimonio. A Medjugorje, durante la confessione ho scoperto, che io non potevo essere considerata, ancora “sua moglie” agli occhi di Dio.

-Insomma, avete risposto con il vostro sì, alla chiamata di Maria e di Gesù. Avete voluto fare la Loro volontà con la famiglia, renderla una vera famiglia cristiana.

Da quel momento il Signore ci ha messo “in centrifuga”, come spesso dico nelle mie testimonianze, ci ha permesso soprattutto di capire il senso della Croce, delle prove, delle sofferenze. Ci ha insegnato che il dolore non è fine a se stesso, non è qualcosa che ti viene dato perché tu stia male e lo subisca. No, il dolore e la sofferenza vanno offerti, vanno accettati e affrontati con gioia, considerati come delle grazie. Noi non sappiamo quale disegno, Lui ha su di noi, ma se quella è la Sua Volontà, sia fatta. Nella certezza che questa volontà è ciò che di meglio sta preparando per noi.

- Mi hai precedentemente raccontato che hai affrontato diverse prove, dalla malattia e la morte di tuo padre, dal calvario dell’annullamento del matrimonio di Simone, che poi lo ha ottenuto, dopo lunghissimi mesi, anzi anni. Fino alla croce della tua gravidanza, raccontaci di questo.

Nel febbraio del 2012, ho scoperto di essere in attesa della nostra quinta figlia. L’eccitazione dei primi mesi ha lasciato il posto dopo qualche settimana a quella che, a prima vista, si presentava come una tragedia, una disgrazia, la famosa croce, appunto. Una delle grandi prove della vita.
Tutto è cominciato il 2 maggio del 2012, durante l’ecografia morfologica. All’inizio è stata una doccia fredda. Nella stanza tutto all’improvviso è diventato gelido. Sotto di me il vuoto, come se uno squarcio enorme si fosse aperto per inghiottirmi. Fissavo il volto preoccupato del medico e cercavo di scorgere ogni movimento, ogni minima espressione dalla quale capire cosa stesse accadendo. Fino a quel punto dell’ecografia tutto andava bene, tutto era nella norma. Tutto, fino a quando si arrivò al cuore, quel piccolo cuore che correva all’impazzata, che batteva forte, con tutta la forza della vita, ma che non avrebbe retto a lungo. La sentenza non si fece attendere a lungo e fin da subito il problema si delineò gravissimo. E così quella che doveva essere una lieta giornata, si trasformò in una specie di brutto sogno: trisomia 18, abbinata ad una delle più gravi malformazioni cardiache. Il responso finale per la nostra piccola fu violento: incompatibilità con la vita. Unica soluzione che mi hanno prospettato, era l’aborto terapeutico.

- Ho parlato e raccolto diverse testimonianze di madri alle quali viene proposto l’aborto terapeutico, nel caso di presenza di feti con malattie e sindromi importanti. Nelle loro storie ho sempre intravisto, nel dolore, momenti di buio, di smarrimento, momenti nei quali non si sa cosa decidere. Raccontami come hai affrontata questa tua croce, anzi questa vostra croce. Quali erano i tuoi pensieri.

È una cosa indescrivibile, mille domande, mille paure, mille angosce, non è facile affrontare una situazione così. La cosa che più mi preoccupava erano i miei figli, le loro reazioni, le loro domande, loro che con tanta gioia aspettavano quella sorella.

[Manuela è visibilmente emozionata, parla con una voce strozzata dal dolore e dai ricordi. Parla, con un filo di voce]

Mi chiedevo con che forza avrei potuto affrontare la gravidanza, con che forza avrei potuto affrontare la morte certa di mia figlia. Con che forza, se la mia bambina fosse morta in utero, avrei potuto affrontare le doglie del parto e far nascere una cre- atura già morta. E poi, con che forza avrei potuto spiegare questo ai miei bambini. Avrei potuto evitare tutto questo con un piccolo e semplice intervento di routine. In fin dei conti ero appena alla 12^ settimana. Avrei potuto, ma non l’ho fatto, perché il Signore compie prodigi, il Signore fa cose grandi e a quel nostro Signore io e Simone ci siamo stretti.

- Ci sono momenti, mi hanno raccontato le persone che hanno vissuto in situazioni come la tua, il futuro che si prospetta, appare loro con violenza all’improvviso, gettando le madri in attesa in una specie di vuoto. Il vuoto creato dal dubbio di quale strada seguire.

Purtroppo sì, ho avuto dubbi, molto spesso. E oggi mi sento stupida ad aver dubitato, ad aver avuto paura anche per un solo istante. Un pomeriggio, tormentata da mille domande, chiesi ad un’amica cosa avrebbe fatto lei se fosse stata nei miei panni. La risposta arrivò in un istante, senza esitazioni, a bruciapelo: “Se fosse mia figlia, non ci penserei un solo istante a portare avanti la gravidanza” , in quell’istante mi si è squarciato il cuore e mi sono sentita piccola e stupida. Nel profondo del mio cuore non ho mai pensato di interrompere la gravidanza, di uccidere mia figlia. Ma in momenti simili ti senti come in una centrifuga, sballottata, nei meandri più bui dove il nemico ci prova in tutti i modi a farti sentire debole, incapace, depressa. Avevo bisogno di una spinta forte, ferma e decisa e il Signore me l’ha mandata. In quel momento, ho sentito nel profondo del mio cuore che il Signore mi avrebbe dato tutta la forza necessaria, la forza di affrontare la gravidanza e quella di veder andare via la mia bambina dopo un anno, un mese, un giorno ... dopo il tempo stabilito da Dio. Si la mia gravidanza continuava.

- Quindi, hai deciso di portare avanti la gravidanza. Non succede mai nulla per caso, il Signore ti aveva messo quella tua amica e la sua risposta, al tuo cospetto, per farti prendere una decisione ferma. Poi dopo cosa è successo?

Decidemmo di affrontare un giorno alla volta, un’ora alla volta, minuto dopo minuto. Tutto quello che accadde dopo non fu un’avventura facile, ma fu sicuramente un meraviglioso progetto d’amore che il Signore aveva e continua ad avere oggi su di noi. Rimanevo confusa, non sapevo cosa sperare. Ogni settimana mi sottoponevo a controlli per vedere se la vita dentro di me stesse continuando, quella vita non dava il minimo accenno di volersi fermare. I medici mi dissero che nel 95% dei casi la gravidanza si interrompeva da sola. Però passavano i giorni ma la mia bimba era sempre con me, la sentivo muoversi vivace, arzilla, piena di vita, Un’energia esplosiva la sua, della quale,la stessa ginecologa fu stupita, e mi diceva:”Un’energia atipica per bambini come questi”.

- Molte mamme sperano, chiedono, supplicano un miracolo, si appellano all’ultima speranza, che tutto muti e che avvenga un fatto eccezionale.

Ho pregato spesso, ma non ho mai chiesto un miracolo. Mi sono affidata completamente, un po’ alla volta. Dentro di me ho sempre detto “Padre sia fatta la tua volontà”. Dentro di me ho sempre pensato che ci fosse un disegno preciso e che Gesù ci avrebbe preso per mano e accompagnato, che si sarebbe occupato di noi. Avevo alti e bassi, gioie e dolori e talvolta, purtroppo, momenti di panico e abbandono che mi attanagliavano la gola. Non era facile. Tuttavia, nel profondo, mi sentivo serena e attorno a noi c’erano persone che non ci lasciavano mai. Gesù non mi lasciava mai.

- Quindi la gravidanza, nonostante tutto continuava, man mano che si avvicinava il termine, come ti sentivi?

[Manuela è visibilmente commossa nel ricostruire quei giorni. Scorgo nel suo volto, un espressione di dolore, ma anche un accenno di sorriso nel ricordo della sua bambina]

Mi sembra come se fosse oggi, erano le 8.30 del 22 agosto 2012. Vado di corsa all’ospedale, le acque si stavano rompendo, subito vengo visitata. La bambina che fino ad allora era pronta per nascere si presentava, all’ultimo momento, in posizione podalica, così i medici decisero di aspettare. È piccolissima e senza speranze di vita. Ma le cose si complicarono all’improvviso, si era verificato un distacco della placenta con conseguente emorragia. Mi ritrovai in sala operatoria. Il taglio cesareo è d’obbligo, erano tutti attorno a me che correvano, parlavano concitatamente, davano ordini rapidi. Ho pensato che sarei morta e che avrei lasciato i miei figli. In quel momento ho provato una paura molto forte e piangevo, sentivo che le forze mi stavano abbandonando. Allora ancora una volta mi sono affidata, a voce alta, ho pregato la nostra Mamma Celeste e Gesù di stare lì, vicino a me, vicino a noi. Li ho pregati che non mi lasciassero affrontare da sola quel momento tragico. Maria Teresa, il nostro angelo, è nata dopo poco. L’ho vista subito e l’ho baciata sulla fronte. Era minuscola, ferma, gli occhi chiusi. Il suo piccolo cuore ha continuato a battere qualche minuto, qualche secondo, qualche istante. Il tempo di battezzarla. Intontita dall’anestesia, dalla stanchezza, dalla paura, con Simone mi sono ritirata con la nostra piccola qualche ora, le uniche ore. L’abbiamo abbracciata, stretta, baciata, approfittando di ogni istante, cercando di memorizzare ogni particolare. Mi sono ritrovata in quel letto d’ospedale con un taglio nella pancia, tanto dolore e nulla da stringere tra le braccia, allora ho rivisto in un attimo quegli otto mesi, ho avuto tanto tempo per pensare. Allora ho visto ... All’improvviso mi sono voltata indietro e ho visto tutto chiaramente, mi domandavo:“Come ho fatto? Come ho potuto? Con che forza?”. Mi stupivo della leggerezza con cui Gesù mi aveva permesso di portare quel peso. Ma il Signore fa miracoli. Ho pianto molto e la mattina del funerale ho pregato intensamente. Ho chiamato Gesù, ho chiamato Maria e ancora una volta ho chiesto di non lasciarmi sola, ma di stare sempre con me.

- Se sei riuscita a sopportare e portare questa Croce è sicuramente perche la tua fede tiepida si era rinsaldata e fortificata con quel tuo primo pellegrinaggio a Medjugorje. Ci sei tornata dopo la morte di Maria Teresa?

Il mio primo pellegrinaggio è stato fondamentale, per ravvivare la mia Fede e la Fede della mia famiglia. Senza quella Fede rafforzata a Medjugorje, non avrei mai po- tuto portare quella croce. Sono tornata li, esattamente 2 mesi dopo il parto, là ho pensato di pregare per tante cose, ma non mi era possibile. Ogni volta la mia mente si trovava a ringraziare e a lodare il Padre, per il dono meraviglioso che è stato ed è Maria Teresa. La lezione, l’insegnamento, l’esperienza vissuta, tutto è stato singolare; la vita è un dono straordinario, la vita è un miracolo. Non c’è niente di più bello di un figlio che il Signore ci affida, che il Signore ci regala, anche solo per un istante, perché quello che succede dopo è volontà di Dio. Io ringrazio il Signore che ci ha illuminati, che ci ha aperto il cuore, che ci ha scelti per questo grande dono, lo ringrazio di aver scelto Maria Teresa, così piccola, indifesa e fragile, ma anche così straordinariamente forte e combattiva. Maria Teresa ci ha insegnato e continua ad insegnarci tanto. Mio figlio un giorno mi ha chiesto:“Mamma, Maria Teresa ha fatto dei peccati?”. “Ma no, amore, certo che no, lei è nata ed è morta subito”. “Allora, mamma, io ho una sorella Santa”..... “Si tesoro hai una sorella Santa in cielo accanto a Gesù”. Maria Teresa prega per noi. Grazie Mamma Celeste, grazie Gesù.
Non ho chiesto altro a Manuela. Era veramente commossa, non triste, nel ricordo di quei momenti, ma commossa. Mentre parlava, ringraziando Gesù e Maria, un sorriso le illuminava lo sguardo. I miracoli veri sono questi.

Fonte: La Croce Quotidiano - Dicembre 2015

martedì 13 ottobre 2020

"Nonostante tutto quello che è successo e che succede ancora, non mi sento speciale...."- Vicka racconta la sua infanzia


 :“ ... Nonostante tutto quello che è successo e che succede ancora, non mi sento speciale. Sono una persona normale, come tutti. Sono fortunata, sì, ma sono una donna come le altre e devo vivere quello che ricevo con tanta umiltà, perché Dio stesso, quando si manifesta e ci fa alcuni regali come qui a Medjugorje, lo fa con grande semplicità e umiltà. L’unica cosa di cui devo preoccuparmi è accettare i suoi disegni con tutto il cuore, perché si senta libera di fare con me ciò che corrisponde ai suoi progetti.”


 Vicka racconta la sua infanzia:

 “ ... Sono nata a Bijacovici, vicino a Medjugorje, il 3 settembre 1964. Il mio vero nome e Vida, che significa vita: Vicka è il diminutivo, e tutti mi hanno sempre chiamato così ... Non ho conosciuto i nonni ma solo le nonne ... In questo momento affiorano nella mia mente tanti ricordi bellissimi legati a loro due ... E’ stata nonna Vida che mi ha allevato. Fin da piccola, appena nata, dormivo nel letto con lei e assieme ai miei fratellini.
Ogni mattina quando ci svegliavamo -eravamo cinque sorelle e tre fratelli- la nonna ci preparava una buonissima colazione. L’ingrediente migliore, quello che rendeva tutto più buono e speciale, era l’amore. ... Prima dei pasti, la nonna diceva sempre queste parole:”Il Signore ci benedica. Prima preghiamo e salutiamo la Madonna che benedice il cibo, poi mangiamo e andiamo” ... (La sera) Dopo aver mangiato, infine, recitavamo tutti insieme il rosario. Era proprio in questo momento che la nostra famiglia si univa ancora di più nell’amore e nella lode al Signore. In quel tempo la preghiera era ciò che univa le famiglie. ... “ Il racconto di un’infanzia, povera ma dignitosa, scandita dal tempo delle preghiera, in una famiglia che proprio nelle preghiere si sentiva unita. La veggente racconta anche dei genitori e su di loro dice:” ... I miei genitori sono stati persone meravigliose. Erano molto credenti, profondamente legati e affezionati alla chiesa, come del resto tutta la gente del nostro paese. ...
Mio padre si chiamava Peter ed è morto nel 2007. E’ stato straordinario per mantenerci. I comunisti lo avevano arrestato, ma dopo essere stato rilasciato non si sentiva comunque al sicuro, così è andato a lavorare per trentacinque anni in Germania. Ha speso metà della sua vita lontano da noi per non farci mancare nulla, anche all’interno della nostra povertà. ... Mia madre si chiama Zlata e ringraziando la Madonna è ancora viva. Il suo amore per tutti noi è stato ed è sempre molto grande. ... Ogni giorno andava a lavorare nei campi e nelle vigne.”

Fonte: La Croce

lunedì 12 ottobre 2020

Il sacerdote, versa il vino nel calice e poi aggiunge una goccia d'acqua. Ecco perchè ...- di Fra Jozo Zovko,



  Noi crediamo, come la Santa Vergine, che "Tutto è possibile a Dio" (Lc 2,37). Crediamo che il Signore è onnipotente, che Lui lo ha detto e lo ha fatto!

Questo è un Mistero che non si può sottoporre all'analisi sperimentale, non può essere oggetto di studio scientifico.

Non si può sottoporre la fede alla sperimentazione. No! Crediamo nel Mistero e resterà sempre "Mistero della Fede". Mistero in cui io credo, che io accetto, che io amo e che mi fa sentire vivo.

Il sacerdote, durante l'offertorio, versa il vino nel calice e poi aggiunge una goccia d'acqua che si mescola con il vino. Quella goccina d'acqua è un importante simbolo per comprendere il Mistero. Nella Persona del Cristo sono unite la natura divina e quella umana. Anche la goccia d'acqua che non vale niente, non ha prezzo, si mescola col vino e subito non si può più distinguere né separare. Dopo, durante la transustanziazione, diventa Sangue Prezioso di Cristo. Quella goccia si è trasformata, attraverso la potenza dello Spirito Santo e della preghiera della Chiesa, in Sangue divino. Questo è il Mistero!

Spesso tu pensi che la tua vita, il tuo lavoro, la tua sofferenza non abbiano valore. Invece, tu puoi unirti a Dio nell'Eucaristia. Cristo è grande, meraviglioso e ti rende partecipe della Sua natura divina. Allora, tu sei in Lui e la tua grandezza non viene da te ma da Cristo. Questa è una grazia di Dio. I Padri della Chiesa affermano che Eva è nata da una costola di Adamo. Così accade per noi. Tutta la Chiesa nasce dal Costato aperto di Cristo e noi prendiamo da Lui la grazia divina. E' qui, dunque, che puoi nasconderti, costruire la tua vita, offrire la tua vita perché venga trasformata in vita divina, perché sia utile, salvata e salvezza per gli altri. Questo avviene per mezzo dell'Eucaristia. Il sacerdote, quando sta per iniziare il Santo Sacrificio, bacia l'Altare. Perché?... Vi ricordate cosa ha scritto il Profeta Isaia? "Dice il Signore: Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani. Non posso dimenticarti. Come la madre non può dimenticare suo figlio, nemmeno Io ti dimenticherò mai. Ti amo. Ho scritto il tuo nome sul palmo della mia mano" (cfr.Is 49,16).Io vedo, nell'Altare della nostra Chiesa, il palmo della mano di Jahvè. Non desidereremmo tutti baciare quel palmo dove Dio ha scritto il nostro nome con il Sangue di Suo Figlio?L'Altare è il Cuore aperto di Cristo! E dove c'è il Cuore, ci sono l'Amore e la Vita! In ogni Santa Messa si ha sempre la transustanziazione. Quello che accade al pane e al vino continua sempre in noi e nella Chiesa. Come ha scritto San Paolo: "Non sono più io che vivo,ma Cristo vive in me. Questa vita che vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). Questo è il frutto dell'Eucaristia: non vivo più come peccatore, come orgoglioso, come chi non sa, non comprende, non ama... No! Non vivo più io, Lui vive in me, Lui in me è generoso, umile e misericordioso. Questa è la regola da seguire e praticare. Da dove, i nostri Santi hanno ricevuto la forza per superare le prove, la grazia per amare Gesù e il prossimo, per vivere nella santità? Dall'Eucaristia!

Gesù è realmente presente e dice al Suo popolo: Chi non mangia Me non può vivere, "Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in Me ed Io in lui" (Gv 6,56). Questa alleanza è la Vita! S. Francesco e S. Chiara d'Assisi piangevano davanti al Tabernacolo. Piangevano davanti alla Croce. San Francesco singhiozzava per le strade... Un giorno, i suoi confratelli gli hanno chiesto: "Perché piangi?". Lui ha risposto: "L'Amore non è amato!"., non so amare il Signore, sono triste perché non so amare Gesù! Se Francesco, l'innamorato del Figlio di Dio, diceva: "Non so amare", cosa possiamo dire noi? Devo impegnarmi per imparare ad amare. Lei, la Madre di Gesù, è Colei che desidera insegnarmi ad amare Suo Figlio nell'Eucaristia, ad amare Suo Figlio nella Bibbia, ad amare Suo Figlio sulla croce, nel prossimo, nella Chiesa.

Amore ai sacerdoti.
La Madonna piange quando parla dell'Eucaristia e anche quando parla dei sacerdoti, perché noi non riusciamo ad amare, non sappiamo amare. Una coppia di sposi, professori che insegnano "Comunicazione" all'Università di Montreal in Canada, dopo un periodo di ricerche, sono venuti anche a Medjugorje. Qui, hanno sentito come se la loro fede nell'Eucaristia si ravvivasse e hanno preso coscienza dell'importanza del sacerdozio per il rinnovamento della Chiesa.

E' purtroppo evidente che negli ultimi anni sono diminuite le vocazioni in Europa e l'età media dei sacerdoti è aumentata. I due professori hanno deciso di iniziare una nuova forma di apostolato che hanno chiamato "la margherita". Lo scopo è quello di aumentare l'impegno assiduo nella preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose. Lei che ama e spera tanto in questa missione, disegna una margherita; nel cuore del fiore scrive il nome del sacerdote e nei petali riporta i giorni della settimana e i gruppi o le persone che si impegnano a pregare ogni giorno per quel sacerdote o per una vocazione.

Dopo cinque anni, il loro Arcivescovo ha comunicato che erano venuti molti giovani decisi a diventare sacerdoti. Era la dimostrazione chiara che la coppia di professori aveva dato vita ad un nuovo apostolato che stava già dando i frutti. E soprattutto il frutto di aumentare nei gruppi e nelle famiglie l'interesse, l'approccio, la stima verso il sacerdozio, quella mentalità che favorisce lo sviluppo di nuove vocazioni. Non possiamo separare il sacerdote dalla nostra famiglia. I figli non devono assimilare sentimenti negativi verso il sacerdote; lui deve rappresentare una figura importante nella nostra famiglia e, di conseguenza, deve avere uno spazio nel nostro cuore e nella nostra preghiera. Le mani del sacerdote sono state unte con l'olio sacerdotale. Le sue mani, distese sull'offerta sopra l'Altare, sono il simbolo dello Spirito Santo che consacra la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Nelle nostre mani, che elevano l'Ostia bianca, avviene il più grande miracolo, una creazione nuova, un grande miracolo, stupefacente, divino. Come nel seno della Vergine lo Spirito ha reso possibile il concepimento, così ora nelle mani del sacerdote avviene il miracolo.

Non può esistere la Chiesa di Cristo senza l'Eucaristia e non c'è Eucaristia senza sacerdozio. Quando gli Apostoli sono andati ad annunciare il Vangelo in tutto il mondo, non si sono separati dalla "frazione del pane". Il sacerdote non si può separare da Cristo, non si può separare dall'Altare.

Sempre con molta sofferenza ricordo il grande dolore che ho provato nel periodo della mia prigionia. Eravamo tre sacerdoti in mezzo a molti delinquenti e prigionieri politici.

In carcere, per noi era proibito celebrare la S. Messa, tenere la Bibbia, il Rosario e qualsiasi oggetto religioso. Allontanandoci dall'Altare era come se ci avessero cacciati via dalla Chiesa. Poi, abbiamo compreso che questo sentimento non era autentico ed insieme abbiamo vissuto una esperienza nuova. Ci siamo accorti di vivere il Sacrificio di Cristo nel cuore della Chiesa e che era impossibile separare il cuore del sacerdote dalla Chiesa. In quella situazione di privazione, il nostro cuore ha vissuto il sacrificio di tutta la Chiesa.

Quello che voglio dirvi è questo: non permettete ad alcuno di separarvi dall'Altare, dalla S. Messa La Chiesa vive dell'Eucaristia. L'autentico rinnovamento della Chiesa comincia quando si dà il giusto valore all'Eucaristia che deve essere considerata come il centro della vita cristiana. Se tu desideri veramente partecipare a questo movimento di rinnovamento devi saper vivere l'Eucaristia. Verso di Essa devi indirizzare i tuoi fratelli e quelli che vi si sono allontanati affinché si avvicinino nuovamente.

E' importante che, ritornando alle vostre parrocchie, voi siate come lievito, per fermentare e portare tutta la massa all'Eucaristia.

Il tuo unico e più grande nemico è colui che ti può separare dall'Altare, colui che può allontanarti dalla tua Messa domenicale!

Colui che partecipa alla Eucaristia scopre il prossimo. Non può rifiutano, non può odiarlo perché un unico Spirito ispira ed infonde in tuffi il dono dell'amore. Se vogliamo guarire le famiglie, in questo anno dedicato alla famiglia, dobbiamo iniziare infondendo nei cuori l'amore per l'Eucaristia. Non dimenticare, tu hai una grande opportunità per valorizzare la tua vita: prendere le tue sofferenze, il tuo lavoro, la tua croce, tuffa la tua vita ed unirti a Cristo, alla Sua offerta al Padre, al Suo amore. Allora, la tua vita acquista un nuovo prezzo perché riceve tuffo il suo valore dall'Eucaristia: "Non sono più io che vivo...

Il mondo ha fame di amore! Gesù disse ai discepoli:
"Dategli voi da mangiare", e apparve pane nel deserto. Mai si esaurisce l'amore. Il nostro dovere è distribuirlo, condividerlo.

(Fra Jozo Zovko, ofm)

mercoledì 7 ottobre 2020

IL ROSARIO, UN CAMMINO DI CONVERSIONE- JELENA VASILJ

 



JELENA VASILJ: IL ROSARIO, 

UN CAMMINO DI CONVERSIONE

Tante persone solo dopo essere arrivate a Medjugorje hanno imparato a tenere la corona del rosario tra le mani, senza aver mai saputo prima persino come usarlo. È infatti nel contatto con la corona che molti cominciano a "toccare" l’amore di Maria, un amore che fa scattare quel misterioso meccanismo che si chiama conversione. Ciò che avviene è un vero e proprio contatto, è la manifestazione di una presenza che la preghiera del Rosario media. Così, imparando a tenere la corona, si tiene per mano Maria, ed insieme a Lei si comincia a percorrere un cammino. È un cammino di gioia, di dolore, di gloria e di luce, un cammino che ha come obiettivo suo figlio Gesù. Maria si fa dunque compagna su questo cammino che Lei stessa ha percorso, e si presenta come maestra che in continuazione ci sollecita e guida il nostro passo. Del Rosario, infatti, si può dire che è una sintesi della nostra fede. Quando lo prega il cristiano si mette in ascolto ed è come se permettesse a Maria di insegnargli quei misteri della vita di Cristo che solo Lei capiva. Ogni volta è un annuncio del "Mistero", o del kerigma, è come se ogni volta permettessimo che il Vangelo ci venga annunciato.

Il Rosario, in sostanza, è lo strumento più amato dalla Madonna per la nostra evangelizzazione. Mentre lo contempliamo esso nello stesso tempo genera in noi stupore. È una notizia che fa traboccare un senso di meraviglia dentro di noi. Allora i nostri occhi si staccano dal "cammino" e si concentrano su ciò che c'è in Lei: Maria diventa l’oggetto della nostra attenzione così che il Rosario non lo contempliamo solo con Lei ma in Lei. E così ogni "Avemaria" è un annuncio del Mistero che si incarna in Lei, il Mistero della nostra salvezza che Lei vive dentro di sé; e così Maria diventa la "causa della nostra letizia". Questo atteggiamento, apparentemente difficile, è fondamentale nella preghiera: sentire che il Mistero viene a me e mi solleva dall’angoscia quotidiana causata dalla mia piccolezza o da quella degli altri. È un Mistero, Maria ne è testimone, che non solo viene a me ma vuole essere me. Anch'io come la Santa Vergine sono invitato ad essere una madre del Mistero che si vuole incarnare dentro di me. Così, tramite una continua contemplazione e interiorizzazione Maria - come Madre nostra - genera il Verbo di Dio, Gesù in noi. È qui che vuole arrivare il Rosario. Dio desidera unirsi a noi, si fa carne nella carne di Maria perché si verifichi un'unione con la nostra umanità. Un'unione che cambia la nostra umanità, non in modo magico ma attraverso la croce in gloria, "di gloria in gloria" - direbbe s. Paolo - in immagine o icona di Dio: "Siate perfetti come è perfetto il padre vostro", ci ricorda ancora l’Apostolo. Il primo passo è naturalmente la recita del Rosario. Il peggiore Rosario è, in ogni caso, quello non detto.

Dobbiamo avere il coraggio di far tacere le tante voci dentro di noi che richiedono la nostra attenzione. Presentiamole a Dio all’inizio della nostra preghiera e lasciamo che Dio ci illumini anche su di esse, che ci porti dalla preoccupazione alla perfetta pace. Una volta raggiunta la pace l’anima godrà del suo Creatore e si distenderà alla sua presenza. Quanto più proficui diventano anche il nostro lavoro e i nostri rapporti quando ci riposiamo nella preghiera! Mentre preghiamo il Rosario è bene leggere anche la Sacra Scrittura da cui è essenzialmente desunto. È vero che esso ne richiama alcune parti che costituiscono il nocciolo del mistero, ma questo "nocciolo" è solo una pregustazione del tutto, così che non soltanto la Scrittura aiuta a pregare il Rosario, ma è il Rosario che rivela la Scrittura. Infine, possiamo dire che il Rosario è una preghiera non solo di comunione con Dio ma anche con gli altri. Alternandosi a vicenda le voci diventato come un coro di diverse armonie che, come un'unica voce - segno di unità - s'innalza a Dio. La Madonna desidera infatti che lo preghiamo soprattutto in famiglia al mattino o alla sera. Bisogna chiedere a Dio l’amore per il Rosario e a Lei, alla Regina del Santo Rosario, chiediamo di farci scoprire le glorie.

 

Fonte: https://medjugorje.altervista.org/