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lunedì 25 agosto 2014

La veggente Mirjana : ama non chiedere "perché?"

 Intervista tratta dal libro "Maria, alba del terzo millennio"
 
Cara Mirjana, con parole tue, che cosa significa Medjugorje per te, per la parrocchia, per la Chiesa universale e il mondo?
Per me è un grande dono. Il più grande dono che mai avrei potuto immaginare sulla terra. Dio mi ha permesso di vedere nostra Madre e di ricevere il suo amore: un amore gratuito che tutto dà senza chiedere nulla in cambio. È lei che mi sprona, che mi aiuta a conoscere e a capire la vita, è lei che con la preghiera mi aiuta.
Per la parrocchia è lo stesso, perché noi abbiamo una Mamma che ci guida nella nostra vita spirituale.
Ma Maria non si ferma a me, alla comunità di Medjugorje: desidera che, attraverso quello che fa con me, con la parrocchia, tutto il mondo veda, creda e si decida per Lei. La Madonna è qui per tutti; un dono del Signore per l'umanità, come Lei stessa ha detto in occasione del XVI anniversario: «Io sono con voi da così tanto tempo perché tutti capisca no quanto Dio vi ama».
Torniamo alla parrocchia. È un caso unico nella storia delle apparizioni che Maria si ponga come maestra di un ‘intera comunità: sei d'accordo?
Lei si è concentrata su una parrocchia — questa parrocchia — perché la gente che ne fa parte le apra il cuore, si converta, per poi aiutarla a raggiungere tutti gli altri. Ci chiede di essere a nostra volta strumenti visi bili, perché chi ci incontra possa percepire l'apertura del cuore che ci chiede. Abbiamo il compito di dare un buon esempio; è la Madonna che lo vuole, e una volta mi ha detto che tutti coloro che si professano credenti possono effettivamente cambiare il cuore dei non credenti. Possiamo aiutare quelli che cercano il Signore, ma solo con il buon esempio, che poi è frutto della preghiera. È questa responsabilità che ci vie ne chiesta: a me, agli altri veggenti, alla parrocchia.
In molti sono sorpresi che le apparizioni continuino...
Maria aspetta evidentemente che tutti possano conoscere il suo amore:
sono venti anni dall'inizio delle apparizioni, ma mi sta capitando di incontrare moltissime persone che sono qui per la prima volta. Noi forse no, ma Dio sa perché le apparizioni continuano; e io penso che la Ma donna sia molto contenta di quest'occasione che le è data di lavorare nel cuore dei suoi figli affinché scelgano la via del Signore.
Lei è come una mamma, una mamma vera; e finché ci sarà anche so lo un non credente al mondo, Lei sarà triste e piangerà per lui. Di conseguenza, più rimane con noi in questo modo così straordinario, più abbiamo tempo di cambiare, di convertirci e di cominciare a camminare con Gesù.
Tu sei stata la prima a cui le apparizioni quotidiane sono finite: come l'hai presa? È un sacrificio che la Madonna ti ha chiesto?
Quando la Madonna mi ha detto nel giorno di Natale del 1982 che non avrei più avuto le apparizioni quotidiane, ma che l'avrei vista una sola volta all'anno nel giorno del mio compleanno, io non credevo di poterlo sopportare. Com'è possibile?, mi sono chiesta. Come potrò vivere d'ora in avanti? E per diversi giorni ero come morta, e in famiglia erano preoccupati per me: passavo ore intere a pregare e in ginocchio, sperando che Lei sarebbe tornata. Ma piano piano, proprio grazie alla preghiera. ho compreso che dovevo essere più umile, essere serva del Signore e che quello che si doveva compiere attraverso di me Egli l'aveva fatto. E mi sono rasserenata, e ho ritrovato il giusto equilibrio, accettando con gran de gioia nell'agosto del 1987 il nuovo compito che mi è stato dato.
Quale compito?
La Madonna mi ha chiesto di pregare per i cosiddetti non credenti, ma non ha mai usato questo termine. Lei dice «quelli che non hanno conosciuto l'amore di Dio».
Sì, le apparizioni quotidiane sono terminate, ma dal 1987, ogni due del mese, si fa visibile per pregare con me e il mio gruppo per i non credenti. È stata una grande consolazione, sai: la vedo ogni mese e preghiamo insieme finché lo vorrà per me e sufficiente
Quindi hai un ‘apparizione mensile, oltre all‘apparizione nel giorno del tuo compleanno?
Un' apparizione diversa da quella annuale o da quelle quotidiane che ancora hanno Marija, Vicka e Ivan, perché non c'è il messaggio e non c'è spazio per parlare. Non posso farle domande come in un' apparizione «normale» tuttavia posso affidarle le mie intenzioni e pregare con Lei per quelle che Lei stessa mi suggerisce, legate sempre a coloro che non conoscono l'amore di Dio Padre.
Vuoi dire che viene esclusivamente per pregare?
Viene per pregare. E noi dobbiamo pensare al perché di questo gesto, dobbiamo essere attenti e intelligenti da capire la grandezza e il senso di tutto ciò, specialmente nel tempo che viviamo, che sembrerebbe così sordo all'amore di Dio.
Che cosa ti chiede di fare in concreto per loro?
La Madonna dice come prima cosa di accettarli profondamente, fino a sentirli nostri fratelli e sorelle Fratelli meno fortunati perché non hanno mai provato l'amore del Signore E in quest'opera sui nostri cuori Lei ci educa a non giudicare mai a non criticare a non forzare le coscienze ma a aspettare i tempi di ciascuno e al tempo stesso ad amarli e a pregare per loro dando il nostro esempio.
Qual'è il destino ultraterreno di chi vive e muore senza conoscere l'amore di Dio, oggi e prima della venuta di Cristo?
« Questa domanda non è per me, ma per il Signore. E poi non guardiamo o ai non credenti: anche noi dobbiamo pensare alla nostra vita, a come ci comportiamo. Perché chi può dire «sono bravo, ho accettato tutto, faccio tutto quello che piace al Signore»? E Dio che tira le somme di Ciascuno, è Dio che giudica. Noi possiamo solo affidarci al suo amore, suo amore di Padre, certi che per questo sguardo paterno non sarà un giudice troppo severo, perché ci ama tantissimo.
Aspetta un momento: hai detto che le apparizioni sono cessate nel 1982, ma che poi «ti ha chiesto» di pregare per i non credenti? Che cosa pensi di quelli che, anche all'interno della Chiesa, dicono che bisogna lasciare le persone libere di credere quello che vogliono... Un paio di esempi: se in Italia ci sono delle classi con un ragazzo non cattolico, per non offenderlo si arriva a togliere il crocifisso... Molte scuole, poi, hanno abolito la festa del Giovedì Santo recuperando il giorno di vacanza in occasione di qualche ponte. Poi, ci sono le critiche seguite alla dichiarazione pontificia «Dominus lesus»...
Guarda, io non sono così «democratica», perché sono cresciuta nella fede cattolica sotto il regime comunista: perseguitata fin da piccolina, da prima delle apparizioni, mi hanno insegnato che se ci è chiesto di morire per Dio e per Cristo non ci si deve pensare neanche un secondo. Io rispetto moltissimo chi professa un' altra fede religiosa, e tra l'altro sono cresciuta a Sarajevo dove vivono parecchi musulmani e moltissimi ortodossi profondamente religiosi; ma il rispetto non scalfisce la convinzione che la mia fede è l'unica fede.
Non credo, dunque, che siano giuste queste cose che si fanno in Italia per «non offendere», anche se poi non sono io quella che deve giudicare, perché la mia unica preoccupazione dev'essere quella di dare con la mia vita e non con le parole una buona testimonianza. Però, faccio notare che, se un cattolico va a vivere in Iran, o in Iraq, nessuno gli metterà un crocifisso alle pareti in suo onore, perché gli faranno sapere che si trova in uno Stato musulmano; analogamente penso che così si dovrebbe fare da voi: accogliere con il cuore tutti quelli che arrivano, aprendo le scuole, offrendo case e lavoro, ma senza compromettere la propria identità cattolica, in cui dovremmo riconoscere il nostro tesoro.
Questo discorso vale anche per la Madonna, che tu chiami Mamma. Del resto Paolo VI l'ha definita Madre della Chiesa, ma della Madonna a volte non si parla per non intralciare, si dice, il dialogo ecumenico. Si può fare a meno della Mamma?
Mi fa male il cuore vedendo che a volte la verità è messa da parte per pura paura delle reazioni di questo o di quello. Non si deve avere paura del la verità. Gesù portava la Croce e il male di tutti per amore nostro; analogamente noi impariamo a mettere in gerarchia ciò che dobbiamo fare e l'unica preoccupazione sia quella di fare tutto per amore del Signore. Se Maria è tua Madre chiamala con il nome che le spetta: e che tutti sappiano che la Chiesa cattolica ha una Madre e che quella madre è Maria.
Hai accennato alle persecuzioni dei comunisti ai tempi di Sarajevo. Hai avuto gravi difficoltà?
Si di ogni tipo. A quel tempo c'era ancora il regime instaurato dal maresciallo Tito. E devi sapere che il comunismo che abbiamo sperimento noi è del tutto diverso da quello italiano, che fortunatamente ha dovuto sempre fare i conti con un sistema democratico.
La fede era combattuta: io personalmente non sapevo nulla né di , Lourdes, né di Fatima, perché non si potevano leggere libri religiosi e a maggior ragione tenere la televisione in casa. Se pregavamo o recitavamo il Rosario dovevamo farlo di nascosto, alla sera coi genitori, perché era non concesso esternare la propria fede. Per il solo fatto di andare a essa la domenica, unico momento di religiosità pubblica tollerato, venivi schedato. Valeva sempre il detto «meno parli e meglio stai»: era la regola base per chi voleva vivere più a lungo e senza grane.
Potete allora immaginare come mi sono sentita da veggente in una situazione in cui già solo come credente non ero la benvenuta... C'è stato un tempo, che sembrava interminabile, all'inizio del conflitto, in cui i soldati della milizia mi arrestavano quasi ogni giorno; e poi facevano irruzione nella mia casa, all'alba o al tramonto, non importa quando, e ogni volta mettevano tutto a soqquadro, perquisendo e requisendo quel che capitava a tiro, così a caso. Lo scopo era quello di atterrire me e la mia famiglia, e io ero intimamente convinta che sarei dovuta morire. Il mio ragionamento portava alla stessa conclusione da qualunque parte lo analizzassi: i comunisti mi avrebbero uccisa perché dicevo di aver visto la Madonna e perché non erano riusciti a distogliermi da questa verità; del canto mio, il fatto stesso che la Madonna mi era apparsa, che mi aveva dato questa grazia in un tempo di persecuzione, significava che avrei dovuto preparami a offrirle tutta me stessa.
Di sicuro, pensavo, dovrò morire. Ero poco più di una bambina allora ma questi non erano ragionamenti da ragazzina, perché la mia con consapevolezza come la mia determinazione erano del tutto ferme: sarebbe stata questione di giorni, poi mi avrebbero ucciso.
Ma non ho mai avuto paura. Solo una grande sofferenza nel vedere i miei genitori e il mio fratellino, che aveva solo sette anni, così pesantemente coinvolti e così preoccupati per me. Ma per quel che mi riguarda ero salda e forte perché il Signore mi ha dato una grande sicurezza, una pace profonda. E, grazie al Signore, poi tutto è finito per il meglio.
Come vedi l'attuale situazione della Bosnia-Erzegovina: la divisione tra i musulmani e i croati; l'immagine che ne deriva sui media; il ruolo della Nato... La guerra può tornare?
Purtroppo la guerra ci ha resi tutti «politici»: anche i più giovani o le giovani coppie, quando si incontrano, per prima cosa discutono di politica. Comunque, se proprio vuoi il mio parere, sono convinta che non ci sarà una nuova guerra, ma è anche vero che la situazione resta turbolenta.
Gli uni dicono una cosa, gli altri sostengono l'opposto. Io non voglio entrarci, anche perché non saprei darne una lettura univoca, ma posso dire che quello che vedo attorno non è bello né tanto meno giusto.
Quello che so è che noi croati di Bosnia siamo cattolici e vogliamo rimanere cattolici, nella tradizione, con i nostri nonni, bisnonni e tutti i nostri avi che sono rimasti fedeli alla Chiesa nei lunghi secoli di domi nazione turca. Grazie ai sacerdoti francescani la fede è stata preservata in tutta la regione fino a noi, a cui spetta il compito di trasmetterla ai nostri figli.
Per il resto parlo da persona che legge diversi giornali e diverse fonti, e quello che ne ricavo è una sensazione di disagio; ho l'impressione che, con l'avallo delle forze occidentali, si stia ricreando in piccolo in Bosnia una sorta di ex Jugoslavia. Ma se quel progetto è risultato fallimentare, non sarà quanto meno azzardato riproporlo? Purtroppo ci rendiamo conto, e ogni giorno di più, che si ripropongono vecchie difficoltà: di nuovo hai problemi a dire che sei cattolico, a dire che sei croato... e, come accadeva ai tempi della Jugoslavia, la colpa dell'instabilità gira e rigira viene sempre addossata ai croati. Il disagio latente è dovuto al fatto che non siamo benvoluti in questa regione.
Se vi ricordate, quando è iniziata la guerra il mondo non voleva riconoscere la Croazia, perché i serbi che avevano tutti i media, le televisioni, le agenzie, e che da quarant'anni ci facevano passare per fascisti, erano riusciti a far filtrare il concetto che la colpa di tutto quello che sta va succedendo fosse del nostro popolo.
Recentemente mi trovavo in Italia per una testimonianza, quando si sono verificati dei disordini a Mostar: mi ha fatto male vedere i titoli dei giornali che equiparavano i nazionalisti croati ai nazionalisti albanesi della Macedonia. Ma qui non circolano armi, chi le ha mai viste? Né tanto meno qui prendono corpo quei giri di affari legati alla malavita che, da quanto si è scoperto, vedono invece coinvolti altri popoli balcanici.
La colpa non è dei giornalisti italiani, ma, evidentemente, dalla Bosnia Erzegovina vengono date notizie che non rispecchiano la verità.
Noi croati della Bosnia-Erzegovina non vogliamo il ricongiungimento alla Croazia, ma desideriamo che sia rispettata la nostra identità culturale: desideriamo godere degli stessi diritti civili e della libertà di cui godono i serbi e i musulmani che pure vivono qui.
Invece siete discriminati?
Sì, e lo si è visto alle ultime elezioni, quando il partito per cui abbiamo votato non è stato ammesso in Parlamento. La democrazia esige che chi viene eletto si prenda ciò che gli spetta, e non che si metta un altro al posto suo. È in gioco la libertà.
Ma ho fiducia per il futuro: non a caso Maria si è presentata qui come Regina della pace.
Maria è Regina della pace, ma nel Vangelo, come qui a Medjugorje, tutto ciò che riguarda la nostra fede lega indissolubilmente in vita pace e sofferenza, pace e dolore: che cosa vuoi dirci in proposito?
Attraverso le apparizioni ho capito che se desideri lavorare per il Signore, se vuoi veramente dedicargli tutta la vita, sulla tua strada non troverai niente altro che la Croce. Solo la Croce. Perché, per il Signore, «lavorare per Lui» significa essere pronti a portare la Croce con Lui.
La vera pace è questa, dunque?
Pace è anche la Croce. Se il Signore occupa il primo posto nel tuo cuore, tutte le croci che ricevi nella vita le porti con pace.
E così viene meno quell'attitudine — così tipica negli italiani — di chiedere sempre «perché, perché io, perché a me?»... Quando parlo con i gruppi italiani non finisco mai di sorprendermi per il fatto che, per ogni cosa, mi venga chiesto il perché. E ogni volta mi rendo conto che noi non abbiamo mai detto alla Madonna «perché?», dal momento che se Lei ci dice «fai quello o fai questo», Lei certo sa il perché. Chi sono io per chiederle ragione, dato che tutto ciò che Lei fa e chiede è per il nostro bene? Una mamma pretende dai figli solamente ciò che è bene per loro. E così anche la Madonna: se ti chiede il digiuno a pane e acqua il mercoledì e il venerdì, non hai bisogno di chiederle perché o di mettere in dubbio che ciò avvenga a tuo vantaggio.
Che cosa chiede la Madonna? Quali sono i primi passi da compiere sul la via della santità?
Maria vuole che preghiamo, e che lo facciamo con il cuore; cioè che quando lo facciamo sentiamo intimamente tutto quello che diciamo. Vuole che le nostre preghiere non siano ripetitive, con la bocca che pronuncia le parole e i pensieri che se vanno da un'altra parte. Per esempio, se dici il Padre nostro impara a sentire nel tuo cuore che Dio è tuo padre.
Maria non chiede tanto, non chiede ciò che non possiamo fare, di cui non siamo capaci...
Chiede ogni giorno il Rosario e, se abbiamo famiglia, sarebbe bello che venisse recitato insieme, perché la Madonna dice che niente ci lega di più come quando si prega insieme. Chiede poi sette Padre nostro, Ave Maria e Gloria, con l'aggiunta del Credo. Questo è quello che ci chiede ogni giorno, e se poi preghiamo di più... non si arrabbia per questo.
Chiede il digiuno il mercoledì e il venerdì: per la Madonna il digiuno è a pane e acqua. Lei però dispensa le persone malate, veramente malate, non quelle che hanno un po' di mal di testa o di mal di pancia, ma quelle che veramente hanno una malattia grave e non possono fare digiuno: a loro e a tutti chiede altre cose, come aiutare gli anziani, i poveri. Vedrai che, se ti lasci guidare dalla preghiera, troverai una cosa bella che puoi fare per il Signore. Anche i bambini non digiuneranno in senso stretto, ma a loro si può proporre qualche sacrificio, per esempio di non mangiare fuori dai pasti, o di rinunciare ai panini con il salame e la carne per merenda a scuola e di accontentarsi di quelli al formaggio... E così si può iniziare con loro il cammino per imparare il digiuno.
Maria desidera che andiamo a Messa, e non solo la domenica; una volta, eravamo ancora piccoli, ha detto in proposito a noi veggenti: «Figli miei, se dovete scegliere tra vedere me e avere l'apparizione o andare alla Santa Messa, scegliete sempre la Messa, perché durante la Santa Messa mio Figlio è con voi». Per la Madonna è sempre Gesù al primo posto: Lei non ha detto mai «pregate e io vi do», ma ha detto «pregate che io possa pregare mio Figlio per voi».
Chiede poi che ci confessiamo almeno una volta al mese, perché non c'è nessun uomo che non abbia bisogno di confessarsi ogni mese.
Infine vuole che teniamo in casa la Santa Bibbia, in un luogo ben visibile, e che ogni giorno l'apriamo e ne leggiamo anche solo due o tre righe.
Ecco, queste sono le cose che chiede la Madonna, e io mi sono convinta che non è poi tanto.
Quando ti dice queste cose, com'è Maria? Che tipo è? Gioiosa, riflessiva? Parlacene come si parla di una cara amica...
Io non la guardo come amica, la guardo come Mamma. Come una vera fiamma che mi vuole bene con tutti i miei difetti, perché mi conosce, ma mi prende come sono. E in questi vent'anni Lei non è cambiata: è rimasta uguale; non è invecchiata con noi. Lei appare sempre come una giovane donna di venti, venticinque anni. Quando parla di Gesù è sempre molto gioiosa, si vede la luce che le esce dal viso. Quando invece parla dei «figli», così li chiama, «che non conoscono l'amore di Dio» è triste e qualche volta l'ho vista anche piangere.
Più di una volta?
Sì, più di una volta, quando è preoccupata. L'ho detto, è una mamma vera, e vedere un figlio che non va sulla strada giusta le fa molto male.
Che cosa la preoccupa fino a farla piangere?
Lo stato delle famiglie, a volte del mondo. Lei in questi casi ci chiede delle preghiere specifiche, per esempio per i giovani, o per chi non ama Dio...
Maria si preoccupa per noi fino alle lacrime. Ma in molti, di fronte al mistero del Male, alla guerra, al terrorismo, a un incidente, alle catastrofi naturali, alle morti innocenti, si chiedono: ma Dio dov'era?
Questa non è una domanda da fare a me. Per quel che mi riguarda, quando sento che c'è stato un terremoto o che è caduto un aereo prendo il Rosario e prego per la gente coinvolta: che il Signore dia soccorso, anche alle anime di coloro che sono morti; e che a chi resta dia la forza di sopportare la croce che hanno ricevuto. Mai mi è venuto da chiedermi il perché di questo o di quello, o a che cosa serva, o perché Dio l'abbia potuto permettere. Forse è il nostro modo di pensare che è un po' diverso dal Vostro: subito dopo la guerra la chiesa era piena di donne in lutto che avevano perso i mariti e i figli, ma a nessuna è venuto in mente di pensare:
«Signore perché hai permesso questo?». Dio è amore e questo è un fatto, e il Male non viene da Lui e questa è la necessaria conseguenza. Se Dio permette la croce è forse che dobbiamo accettare di portarla con amore come il Signore ha portato la sua. Se non ricevo delle croci pesanti tanto meglio, ma se, un giorno, avvenisse il contrario, dovrei pensare che sono capace di portarla. Ricordiamoci che il male non è da Dio e accettiamo quello che vuole il Signore come un bene per la nostra vita.
Il Male non viene da Dio: e tu lo puoi ben testimoniare. Si sa che una volta Satana ti è apparso travestito da Madonna...
Scusami, ma io non parlo di questo. Non ne ho più parlato, e non voglio parlarne.
D'accordo, ma restiamo sulle generali: non pensi che Satana nel mondo contemporaneo si travesta?
Può darsi, ma lo si riconosce, ti assicuro. Nessuno potrà mai dire di non aver riconosciuto il male. Perché il tuo cuore è tarato sul bene e, se lo vuoi, non puoi assolutamente non riconoscere ciò che è contro Dio. Altro discorso è se non vuoi smascherare il male perché ti va bene così; se dici cambierò, ma intanto gli permetti che ti penetri dentro, che scavi nel tuo cuore. Ognuno di noi, se vuole riconoscere il male ai diversi bivi della sua vita, lo riconoscerà immediatamente. Ha tutti i mezzi per farlo. Dipende solo da noi, da come viviamo, da quello che scegliamo.
Molti negano Satana: «Non esiste!», dicono...
Satana esiste, e soprattutto esiste dove si prega tanto, dove c'è il Signore presente, lui lo segue sempre per tentare di cambiare i suoi progetti, ma l'esito finale dipende dalle nostre scelte, dalla nostra volontà di combattere, di porgli resistenza, di dirgli di no. Ma quali che siano le nostre scelte non potremo dire di non averlo riconosciuto.
Dio ci ha lasciati liberi di scegliere, e questo per davvero. Così sta a noi: se al primo posto mettiamo il Padre, Gesù e la Madonna, Satana non potrà far nulla, ma se loro non abitano il nostro cuore...
Le tue apparizioni sono cessate perché a te per prima la Madonna ha confidato i suoi dieci segreti. È da curiosi, ma dicci solo: il mondo ha di che temere?
E normale essere curiosi sui segreti, fa parte della nostra natura; e posso dire una volta ancora che la Madonna ha promesso sulla collina delle apparizioni un grande segno indistruttibile che tutti potranno vedere e toccare. Ma, poi, ha anche aggiunto di non parlare di segreti, ma di , pregare, perché chi riconosce Lei come Madre e Dio come Padre non ha paura più di nulla.
Il mondo ha di che temere? Dipende. La paura è uno stato d'animo solo di chi non crede, che non ha fede, e noi di questo dovremmo preoccuparci. Invece — come è umano questo — siamo curiosi sui segreti, ci chiediamo che cosa succederà, e ci dimentichiamo il segreto più importante: ci dimentichiamo di chiederci se saremo vivi domani e se la nostra anima è viva oggi, e questo vale anche per noi che qui ci intratteniamo su questi ragionamenti. Ma Maria ci scuote, ci chiede di prepararci per tempo all'appuntamento, di farci trovare pronti in ogni secondo della nostra vita, e di dedicarvi tutte le energie, anziché rivolgerle ad altre cose, comprese le curiosità sul futuro. Perché se a quell'appuntamento arriveremo da figli di Dio, avremo vissuto bene e allora non avremo paura di nulla. Comunque, per dirti quanto siamo curiosi, ti dirò che perfino il sacerdote che ho scelto per sostenermi in questo compito che ho ricevuto di custodire i segreti, a volte mi dice: «Vieni a confessarti e dimmene almeno uno subito!».
Che cosa significa «custodire i segreti»?
Significa pregare tanto, e che quando verrà il tempo dovrò confidarli uno per uno a questo sacerdote che mi sostiene spiritualmente; e con lui pregare ancor di più e digiunare, per poi valutare insieme se sia il caso o meno di rivelarne i contenuti alla Chiesa e al mondo prima che si verifichino.
Tu rivelerai i segreti quando te lo dirà la Madonna?
Sì.
Dei tuoi segreti ce ne sono di privati?
Io non ho segreti che riguardano la mia vita: essi riguardano tutti, l'umanità.
Sono diversi da un veggente all'altro ? Si dice che alcuni hanno segreti che riguardano la loro vita e la parrocchia di Medjugorje.
Dei segreti non abbiamo mai parlato tra di noi perché così ci è stato esplicitamente chiesto. L'unica cosa di cui siamo tutti e sei a conoscenza è il segno sul monte delle apparizioni. Ma questo, te lo ripeto, non è la cosa più importante: perché ciò che conta è la salvezza della nostra anima.
Alcuni sacerdoti sembrano oggi più preoccupati da problematiche che investono la sfera orizzontale dell'esistenza umana, come la solidarietà, le iniziative sociali, mentre in quello che dici c'è un costante riferimento allo spirito... Vuoi tirar loro un po' le orecchie?
Ti dico con tutto il cuore, perché è così che mi è stato insegnato e per ché anche stando con la Madonna ne ho avuto conferma, che la Chiesa è la Chiesa e che il sacerdote è colui che rappresenta Gesù sulla terra... Per quanto mi riguarda mai avrò la forza di dire che sbaglia, perché è un po come se dicessi che Gesù sbaglia. E Maria stessa ci ha insegnato a non criticare e a non giudicare nessuno, e in particolar modo i sacerdoti. Quello che possiamo fare per loro è invece pregare e amarli. Lei ha detto tante volte che se perdiamo il rispetto per i sacerdoti finiremo per perderlo per la Chiesa e per il Signore. Per questo io cerco sempre di vedere il bene in ciò che fa il sacerdote, e se mi viene da pensare male, subito mi metto a pregare per me e per lui, perché Dio ci aiuti entrambi; e, nel mio caso, mi aiuti a non giudicare.
Il primo per cui pregare sarà forse il vostro vescovo? Mi risulta che non ha voluto ancora incontrare te e gli altri veggenti, e che non è tenero verso Medjugorje...
Quello che posso dire è che lo rispetto come mio vescovo e che ogni giorno prego per lui. Io guardo a lui come a un padre, e spero che prima o poi desideri darmi un po di tempo come a una figlia: anche per chiedermi una volta soltanto che ne è di me, che cosa mi accade, anche so lo per verificare chi sono. O che, allo stesso modo, si comporti con al meno uno di noi sei. Ma non provo alcun rancore per quello che pensa o dice: sono notizie su cui non mi soffermo mai perché mi sono riportate da altri, e io non voglio giudicare, né men che meno farlo su voci di seconda mano.
Non avrai incontrato il vescovo, ma, in compenso, ti ha ricevuto Giovanni Paolo II.
Sì, sono stata l'unica tra noi sei di Medjugorje, in via ufficiale... Ero a Roma nella Sala Nervi per un pellegrinaggio. È passato il Papa e qualcuno del suo seguito gli ha detto chi ero mentre mi benediceva; lui allora è tornato indietro e mi ha benedetto di nuovo: evidentemente pensava ne avessi bisogno. Poi mi hanno fatto sapere che mi avrebbe voluto incontrare la mattina successiva a Castelgandolfo. Un colloquio di una quindicina di minuti in cui Giovanni Paolo ii mi ha detto che se non fosse stato il Papa sarebbe già venuto a Medjugorje, e ha chiesto che tutti i pellegrini che si recano qui preghino sempre per le sue intenzioni. Non mi scorderò mai il suo volto: nei suoi occhi ho visto la Madonna, non in senso letterale, ma nel senso che ho visto quella capacità di ascoltare e di amare che si legge nello sguardo di chi è profondamente legato a Maria.
Beh, è il Papa che è stato restituito alla vita dalla Vergine, dopo l'attentato...
Sì, ma lui già da prima, da sempre, è innamorato della Madonna. Ce l'aveva già scolpito in volto. I sacerdoti che, come il Santo Padre, sono aperti a Maria, hanno gli occhi caldi, pieni d'amore; mentre chi ha minore devozione per la madre del Signore è di temperamento più schivo, più freddo, e ciò si riflette anche nel rapporto con la gente, con i fedeli. Ma il Papa è tutto per la Madonna.
Tu hai detto che chi crede non ha paura, ma quando ti muore una persona cara come è successo con padre Slavko, che cosa è prevalso: la gioia per la sua salita in Cielo o il dolore per la sua perdita?
Padre Slavko non era solo la guida spirituale, perché era anche zio di mio marito e ciò me lo rendeva se possibile ancora più caro. Eravamo molto legati a lui, veniva sempre qui. Quando ho saputo che era morto, la prima cosa che ho pensato è stata «beato lui, perché ha trovato pace; beato lui che è con la Madonna e con il Signore e non può stare meglio». E poi: «Finalmente sei con la Madonna, anche tu la vedi, dopo tutti questi anni in cui mi hai chiesto ogni giorno di Lei». Ho avuto subito la certezza che fosse in Cielo, anche prima che la Madonna ce lo dicesse esplicitamente, perché lui ha lavorato tutta la vita per la Madonna, per il Signore, offrendo tutto, per vivere e testimoniare il Vangelo, i messaggi, per spiegare a tutti come ci vuole Gesù, come ci vuole la Madonna. Ma poi, egoisticamente mi sono chiesta come avrei fatto io senza di lui, in cui trovavo un grande appoggio.
Non hai detto: «Perché Signore»?
No, non ho detto: «Perché Signore?». Ho accettato subito i suoi piani. Ciò che mi sono chiesta è stato piuttosto: «Che cosa faccio io adesso? A chi posso affidare i miei pesi quaggiù in terra?».
Che gioia poi sapere che padre Slavko è in Cielo. Ho pensato che devo mettercela tutta per guadagnarmi anch'io di vedere la Madonna e padre Slavko un giorno nella vita eterna. E ho chiesto a lui di starmi comunque vicino nella comunione dei santi, e di darmi la forza.
Ma tu la vedi la Madonna, le parli, la tocchi...
Io no. Non ho mai toccato la Madonna. Non ho mai avuto quel coraggio. Ho sempre avuto bene in testa che Lei è la Madonna e io sono io:una peccatrice pellegrina sulla terra.
C'è una cosa particolarmente bella, gioiosa, che la Madonna ti ha detto?
Non si può sceglierne una. Questa domanda me l'hanno fatta tante volte, ma che ti posso dire? Quando viene la Madonna viene il Paradiso e quando sei in Paradiso tutto è bello di una bellezza rara, senza che tu possa fare distinzioni. Tutto è bello: è bello vedere la Madonna, come è bello ascoltarla, pregare con Lei. Non puoi scegliere una cosa, un momento, perché finché sei con Lei vivi il Paradiso. E in Paradiso non c'è un momento più bello di un altro. Ti faccio un esempio: io amo tantissimo le mie bambine e come tutte le mamme normali dò la mia vita per loro, ma quando sono con la Madonna vedo solo Lei: e tutto intorno a me qui in terra finisce per scontornarsi e perdere di interesse. Quando c'è la Madonna c'è solo la Madonna: io vivo ogni secondo con Lei nel la pienezza delle mie emozioni, che saranno diverse da quelle di Marija, di Vicka, di Ivan, perché siamo tra noi molto diversi... Così, dopo l'apparizione devo assolutamente stare da sola e pregare per una, anche due ore, perché vivo con così tante emozioni l'incontro con Lei, che so lo nella preghiera il Signore mi aiuta a tornare alla vita e ai doveri del la vita normale.
Com'è la tua vita normale?
Una vita di mamma e di sposa. Prima della guerra ho lavorato alla Atlas di Medjugorje, un'agenzia di viaggi di proprietà dello Stato, che non ha ripreso l'attività. Così mi dedico interamente alle mie due figlie, Marija e Veronica, di 11 e 7 anni, e poi alla vita della parrocchia, ai pellegrini. Mio marito, Marco, lavora a Mostar e fa l'intermediario d'affari tra società italiane e croate.
Che cosa pensi dei movimenti e delle comunità che sono fioriti qui?
Non so molto. Sono stata all'Oasi della pace quando hanno consacrato la loro cappella, che è bellissima. Ma poi sono così presa dalla mia fa miglia, dalle funzioni in parrocchia, dalle testimonianze ai pellegrini, dai gruppi di preghiera in casa che, ti assicuro, le giornate scorrono veloci.
Le tue bambine come vivono il fatto che la loro mamma vede la Ma donna? Ne parlate?
La situazione in casa è molto serena, grazie a Marco. Mio marito era già cattolico, e questo ci ha aiutato, perché lui ha subito capito che con me la vita non sarebbe stata normale, e l'ha accettato. Ora se c'è comunione nella coppia, se i genitori sono in sintonia, tutto risulta facile in una famiglia. Quando io sono coi pellegrini lui resta con le bambine, perché nulla manchi loro e ricevano l'attenzione che a loro spetta come figlie; mentre, quando lui lavora, sto io con loro, e cerco di fare bene la mamma.
Quanto alle apparizioni, ci sono cresciute dentro: sono nate che io già le avevo. C'è un ricordo carino che riguarda Marija quando ancora non aveva due anni, ma lei ha cominciato a parlare molto presto. Stava giocando con una bambinetta più grande di lei che si mise a vantare quanto sua madre fosse brava, perché guidava la macchina... Marija la ascoltò ammirata, poi, quando fu il suo turno replicò felice e contenta:
«La mia invece parla con la Madonna»... Rimasi colpita perché, essendo così piccola, non avevo ancora affrontato quest'argomento esplicita mente con lei, ma ebbi la prova che le visite della Madonna facevano parte della nostra storia come famiglia, e per quel che riguarda le mie figlie sono del tutto naturali.
E ne sono felice, perché lo sforzo costante mio e di Marco è di fare tutto il possibile affinché il Signore e la Madonna siano al primo posto nella nostra famiglia, nella nostra casa. in questo discorso rientra anche il fatto che non valgo di più delle altre mamme o delle mie stesse figlie perché vedo la Madonna, perché la Madonna mi dà i messaggi: no, perché la Madonna mi ha scelto proprio per spiegare che tutti siamo amati allo stesso modo e che tutti, una volta riconosciuto l'amore di Dio, dovremmo essere apostoli suoi e della Madre celeste.
Da qui la scelta di pregare insieme tutti i giorni con mio marito, con Marija e Veronica, per incominciare insieme il loro cammino verso il Signore.
Il primo che deve riconoscere che la Madonna è al primo posto è proprio tuo marito. Non credo sia facile in una dinamica di coppia, te lo di ce chi è sposato, avere una moglie che parla con la Madonna...
Ogni due del mese non ho mai avuto un incontro con la Madonna senza che fosse presente anche Marco. Finché dureranno, lui starà sempre con me, starà a casa per starmi vicino, e la sua preghiera non vale meno perché non vede la Madonna.
Che mamma sei? Come prima impressione sembri un tipo esigente...
Sì, sono severa. La mia ricetta è fissare delle regole e poi dar tempo al le mie figlie per acquisirle, stando con loro, giocando con loro e cercando di comportarmi bene. Io sono molto severa, Marco no. Tant'è che l'altro giorno ho detto a Marija: «Occhio, che papà ha detto che cambia registro anche lui». E lei: «Ma papà sono dieci anni che dice così, e poi non se ne fa niente...». È che io sono stata educata così: i miei erano spesso duri, mai troppo dolci, ma mi hanno passato tutta l'autenticità del loro volermi bene.
La Madonna ti ha mai detto come essere mamma, ti ha mai dato dei consigli pratici?
No, vedi, devi capire una cosa: io per la Madonna sono uguale a tua moglie, così come tua moglie è uguale a tutte le altre donne del mondo. Per la Madonna non esistono figli privilegiati: quello che la Madonna dice a me io lo dico a tutti, e io devo pregare allo stesso modo degli altri per capire che cosa il Signore mi trasmette con quel dato messaggio. La Madonna mi ha fatto capire — e mi piace tanto che sia così — che non ci sono dei privilegiati: siamo davvero tutti uguali, tutti amati. Tu non puoi amare un figlio più di un altro, non saresti un vero papà o una vera mamma se lo facessi. Così la Madonna ama tutti senza diversità, il suo cuore è così grande che ci possiamo stare tutti dentro senza distinzioni.
Il Concilio ha sottolineato la chiamata universale alla santità: la vostra scelta di vita si può inquadrare come un segno dei tempi?
Può essere. Noi all'inizio, quando eravamo ancora bambini, abbiamo chiesto alla Madonna che cosa voleva dalla nostra vita e lei ci ha lasciati liberi, ci ha detto di fare «quello che sentite nel vostro cuore: se vi consacrate voglio che si veda che io ero con voi; se volete formare una fa miglia, voglio che siate un esempio». Io non vedo differenza sulla via della santità tra me e una suora: io posso servire meglio o peggio il Signore a seconda di come sono capace di rispondere alla sua chiamata. Non parlo come veggente, ma come mamma e come moglie: è come mamma che devo diventare santa e posso diventare santa allo stesso mo do che se fossi una suora. L' importante è che l'una e l'altra incominciano la giornata e la concludano con il Signore.
Posso chiederti di pregare per una persona?
Ma senz'altro, e lo farò molto volentieri come una sorella, ma solo se prima ti convincerai del fatto che la mia preghiera vale come la tua. L'altro giorno è venuto un italiano che voleva a tutti i costi che lo benedicessi sulla fronte: «Ma non posso, lo vuoi capire che non posso?», gli ho detto... «Come non puoi, e chi lo può fare?», ha replicato; e io: «So lo il sacerdote e la tua mamma!». 

Fonte:  http://medjugorje.altervista.org/doc/mirjana//11-int_mirjana_1.php
 

mercoledì 20 agosto 2014

Jessica Gregori una veggente quasi sconosciuta

Jessica Gregori è la veggente testimone della lacrimazione di Civitavecchia del 1985 avvenuta nel giardino di casa sua. Una normalissima famiglia testimone di un di avvenimento che di tanto in tanto ritorna agli onori delle cronache per poi finire, immancabilmente, nel dimenticatoio.
Eppure Jessica, la ex bambina testimone dei fatti, ormai donna adulta e sposata, continua ad avere manifestazioni soprannaturali (e con lei in alcune occasioni anche la famiglia!) senza che la Chiesa dica una parola di più su questi accadimenti eccezionali e di eccezionale portata. Infatti le manifestazioni mariane di Civitavecchia sono collegate a doppio filo con quelle di Medjugorje e di conseguenza sono collegate anche alle apparizioni di Fatima. La statuina che lacrimò in casa di Jessica è una statuina proveniente da Medjugorje, e proprio a Medjugorje la Madonna ha affermato di voler portare a termine il compito iniziato a Fatima! Ma cosa vuol dire questo? Ma come… il compito non finisce nel momento in cui la Chiesa rivela i segreti di fatima come “ufficialmente” ha fatto?
Probabilmente, anzi, molto probabilmente, la Chiesa non ha detto tutto riguardo a Fatima. Jessica conosce molte cose che noi non sappiamo e questo non comporta una grazia in senso stretto bensì una grande prova che sta sopportando anche sulla sua pelle. Il Signore gli sta donando delle croci, in questi anni, che lei sta sopportando con infinita pazienza e con la fede. Quando il mondo saprà quanto queste persone abbiano sofferto per noi rimarrà a bocca aperta…

Una lettera di Jessica svela legami profetici con Fatima, Giovanni Paolo II e la crisi della Chiesa nel mondo

«Caro Papa, ciao, sono Jessica, la bambina della Madonnina di Civitavecchia, comunque sai benissimo chi sono»: il 27 febbraio 2005, mentre si trova ricoverato al Policlinico Gemelli, Giovanni Paolo II si vede recapitare una lettera accompagnata da un involucro, entrambi particolari. Il Papa è gravemente malato; il 24 sera ha subito un intervento di tracheotomia, ma lo spirito è forte. La mittente, che mostra tanta confidenza con il Papa, è la giovane Gregori, la bambina che dieci anni prima, esattamente il 2 febbraio 1995, aveva visto lacrimare sangue la statua della Madonna custodita nella grotta davanti alla porta della sua casa, a Pantano di Civitavecchia.
«Tu sai che la Madonna è apparsa».
Nella lettera, pur in un crescendo di affettuosità, la giovane prosegue svelando immediatamente l’urgenza e il cuore del messaggio: «Ti auguro tutte le gioie del mondo. Ho un grandissimo desiderio di incontrarti e di farti sapere tante cose che non ti hanno detto e che ti riguardano in prima persona, ma che specialmente sono legate a Fatima». Il tono si fa grave e i contorni profetici, mentre la ragazza non si sofferma sul fenomeno delle lacrimazioni, rammentando, invece, al Papa altri fenomeni «che lui già sa», e che coinvolgono lei e la sua famiglia: «Come tu ben sai – continua Jessica – a casa mia la Madonnina non ha solo pianto, ma è anche apparsa, e i suoi messaggi riguardano l’umanità, la Chiesa e le famiglie».

La missiva si conclude con la promessa di tante preghiere e l’assicurazione che la sofferenza e la malattia porteranno alla sua anima grandi meriti e benefici; Jessica, infine, prospetta al Santo Padre un ultimo compito da svolgere, probabilmente la testimonianza resa con la sua morte santa: «Prego sempre per te per la tua guarigione, il Signore e la Madonnina hanno ancora un compito da farti fare. Non preoccuparti, perché sei protetto sotto il manto celeste della nostra Mamma. Tutta la sofferenza che stai provando è la strada che ti porterà in Paradiso, vicino a Gesù. Ti voglio tanto bene. Sempre uniti nella preghiera. Un bacione Jessica. 26 febbraio 2005».

La risposta del Papa.
Alcuni giorni dopo il vescovo di Civitavecchia convoca Jessica e i sui familiari. Gli è stato trasmesso dalla Segreteria di Stato del Vaticano un documento che li riguarda. Si dice, fra l’altro: «In occasione del ricovero in ospedale del Santo Padre, la famiglia Gregori… gli ha indirizzato un cortese messaggio augurale, assicurando speciali preghiere. Mi pregio di trasmettere a Vostra Eccellenza copia della missiva qui giunta, con preghiera di voler far venire agli Scriventi l’espressione della riconoscenza di Sua Santità e di partecipare loro la Benedizione apostolica…».

Rispondendo ai Gregori attraverso il loro vescovo il Papa dà un crisma di ufficialità. Nel dispaccio preparato da Jessica, Giovanni Paolo II aveva anche ricevuto alcune foglie di edera della grotticina dei Gregori e un fazzoletto imbevuto nell’olio che, sempre dal 1995, essuda da una seconda statua, che fu regalata alla famiglia di Pantano, proprio a nome del Pontefice, da un suo amico, il cardinale polacco Andrzej M. Deskur. Entrambe le statue raffigurano la Regina della Pace e provengono da Medjugorje.

L’indagine del teologo.
Le informazioni offerte finora superano il contenuto delle lacrime di Civitavecchia, lasciando intendere che presso i Gregori si siano verificati molti altri fatti da valutare. «Le realtà da prendere in considerazione sono almeno tre: le lacrimazioni di sangue della prima statuina, le trasudazioni della seconda, le apparizioni e i messaggi. È pertanto sbagliato ridurre questa mariofania alle sole lacrime di sangue, perché l’iniziativa del Cielo è qui molto più vasta». Chi parla con voce certa e autorevole è Padre Flavio Ubodi, autore per le Edizioni Ares del volume La Madonna di Civitavecchia. Lacrime e messaggi, in uscita il 25 maggio. Teologo, già provinciale dei Frati Cappuccini del Lazio, padre Flavio è stato, per nomina del vescovo Grillo, vicepresidente della Commissione Teologica Diocesana, che a partire dal 1995 studiò il caso: è quindi testimone e giudice dei molti fatti che riporta nel suo libro, che Oggi anticipa qui in parte.

Il volume è una miniera di altre notizie e documenti inediti, nonché di esortazioni sulla fede, non fosse altro perché, per la prima volta, si trascrivono qui i contenuti dei messaggi dati dalla Madonna a Fabio Gregori, elettricista specializzato della locale Centrale Enel di Civitavecchia, e a sua figlia Jessica; mentre si dà prova inconfutabile del rapporto instauratosi fra Giovanni Paolo II, il vescovo Grillo, la Madonnina e la stessa famiglia Gregori.
Chiediamo a padre Ubodi di guidarci dentro a questa manifestazione della Madonna.

Famiglia, Chiesa, Fatima
«La Madonna ha accompagnato il segno delle lacrime, che fa memoria della Passione e indica preoccupazione e dolore per il peccato degli uomini, alle essudazioni del balsamo, che al contrario sono segno di consolazione; ed entrambi i segni si comprendono meglio alla luce di ciò che la Madonna ha sottolineato con le sue parole». Sì, perché tra il 2 luglio 1995, quando è apparsa in chiesa, durante la Messa, sopra l’altare, e il 17 maggio 1996, la Madonna si è mostrata in moltissime occasioni e ha dato 95 messaggi, compresi alcuni segreti per l’allora piccola Jessica, il vescovo e… lo stesso Papa.
Anche il vescovo Grillo, si legge nel volume, ha collegato come Jessica, questi messaggi al segreto di Fatima… «Ma è la stessa Vergine a farlo», puntualizza il frate: «Più di una volta Ella fa riferimento esplicito alle apparizioni portoghesi», fra l’altro, con un ammonimento pieno di inquietudine: «Preparatevi a vivere – è la Madonna che parla – quanto io avevo svelato alle mie piccole figlie di Fatima».
Viviamo tempi difficilissimi, dentro e fuori la Chiesa. Se si leggono i messaggi di Civitavecchia, che sono del 1995, alla luce dell’attualità non può non colpire la loro portata profetica. La Madonna mette in guardia, da un lato, dai rischi di una nuova guerra nucleare con anticipo sul terrorismo e sulle situazioni coreana e iraniana che oggi conosciamo, e, dall’altro, con preoccupazione ancora più grave, dalla crisi di fede e dal tradimento vocazionale da parte di tanti sacerdoti e religiosi all’interno della Chiesa e, ancora, dal dramma dell’infedeltà che vive oggi la famiglia…
La Vergine implora la conversione a Dio, hanno spiegato Fabio e Jessica; e gli strumenti per ottenerla, come a Fatima, sono i Sacramenti, il Rosario, la consacrazione al suo Cuore Immacolato. La pace e la rinascita dell’umanità, assicura Maria, iniziano nell’unità delle famiglie, che Lei chiama «piccola Chiesa domestica», dentro all’unità della Chiesa. «La Madonna», riprende padre Flavio, «parla esplicitamente di “apostasia nella Chiesa”, cioè dell’abiura dei contenuti fondamentali della fede e in un messaggio arriva a dire: “Vi sto dando una dolorosa notizia. Satana si sta impadronendo di tutta l’umanità, e ora sta cercando di distruggere la Chiesa di Dio tramite molti sacerdoti. Non permettetelo! Aiutate il Santo Padre!”; mentre, in un altro implora i successori degli apostoli di essere annunciatori credibili della verità». Ecco il testo: «Vescovi, il vostro compito è di continuare la crescita della Chiesa di Dio, essendo voi gli eredi di Dio. Tornate a essere un solo cuore pieno di vera fede e di umiltà con il mio figlio Giovanni Paolo II, il dono più grande che il mio Cuore Immacolato abbia ottenuto dal Cuore di Gesù.
Consacratevi tutti a me, al mio Cuore Immacolato, ed io proteggerò la vostra Nazione sotto il mio manto ora pieno di grazie».

I doni di Wojtyla
Colpisce come Giovanni Paolo II, successivamente a questi messaggi, abbia parlato di «apostasia» in diversi documenti. Comunque è certo che il Papa prese sul serio la vicenda di Civitavecchia e, in proposito, nel volume si riporta una lettera di mons. Grillo, ma controfirmata dal Pontefice, in cui si racconta dell’11 giugno 1995, quando Giovanni Paolo II volle venerare la statua in Vaticano, e in cui, soprattutto, si rivela che l’Atto di Affidamento alla Madonna, effettuato dal Papa l’8 ottobre 2000, durante il Giubileo, è stato fatto anche in ascolto di una richiesta del vescovo, a seguito dei messaggi dati nella sua Diocesi. Papa Wojtyla andò inoltre di nascosto a Civitavecchia per pregare la Madonna e incoronò personalmente la statua delle lacrime, donandole un Rosario: lo stesso che tiene in mano oggi, ascoltando i pellegrini dalla sua teca, nella chiesetta santuario di Sant’Agostino.


Riccardo Caniato

UNA FOTOMODELLA: A Medjugorje sbalzata da cavallo.. .ha visto il suo SIGNORE

Eco di Medjugorje nr.45
 

22 anni: un volto dolcissimo, ormai tutto sorriso, nasconde una tristissima storia. Dalla cruda descrizione che ella mi fa della sua “vita demoniaca” vuol far risaltare la grandezza della misericordia che Dio le ha usato, come esempio per tutti della sua paziente attesa verso i peccatori (1 Tim 1).
“Le racconterà brevemente come Dio mi ha rovesciato da cavallo sulla via di Damasco e mi ha portato a cambiare vita. Non fui mai una ragazza pura, sempre esperienze di peccato. Educata duramente da mio padre, poco più che sedicenne, per dispetto, mi sono data al suo socio. Poi a 17 anni un aborto. A 18 lasciai la casa per lavorare a Milano nella moda. E lì, essendo una bella ragazza, entrai nel giro delle persone ricche, conobbi certi ambienti e, sempre più ambiziosa di diventare qualcuno nella TV e giornali, cominciai a vivere tra i più ricchi d'Italia. Ma la scarsità di lavoro, causa la concorrenza, e il bisogno di soldi mi spinse a chiedere denaro a mio padre. Unica risposta: “Se vuoi star bene devi tornare con me!”.
Dissi: No! In me cresceva sempre più una mentalità contorta, piena solo di cattiveria. Il bisogno di soldi mi faceva sognare di incontrare un miliardario -molte ragazze lo avevano- essere la sua amante e soddisfare tutti i miei desideri per essere indipendente dal padre: questa sarebbe stata -la mia felicità.
Un amico mi aiutò ad entrare in un giro di miliardari a livello europeo. Iniziai a prostituirmi con una persona, prima dolce e poi decisa a sfruttarmi, anche se non per strada. Ho cominciato dicendo: quando - avrò fatto un po’ di soldi, smetterà. Ma più ne guadagnavo, più ne spendevo e più ne avevo bisogno per stare con persone ad alto livello. Ero ammirata, mi -portavano qua e là, ma sempre più infelice perché sensibile, avrei voluto affetto: invece solo un ambiente nero, nero, e mi buttai alla cocaina e all’alcool fino a 19 anni..

Passavo le notti con uomini ricchissimi, sempre più portata alla prostituzione, mi svegliavo all’1 o alle 2 del pomeriggio, distrutta. Imbottita di sonniferi, continuavo a bere, trovando nessun amore, me solo crudeltà intorno a me. Così distruggevo tutto ciò che era umano in me e anche ogni ragazza che veniva con me.
Così fino a 19 anni e mezzo la mila vita fu solo tristezza. Fu allora che conobbi un uomo miliardario, col quale sono stata fino a 2 mesi fa. Di conseguenza ho smesso di prostituirmi, ma ugualmente passavo nottate con uomini ricchissimi in giro per il mondo. Nonostante quello uomo, ne frequentai ancora due o tre, che mi ricambiavano con regali, gioielli, vestiti. E ogni volta che mi capitava, avveniva in me una distruzione completa, sia psicologica che fisica, al punto che dovevo mettermi una maschera e, immedesimata in quella parte, riuscivo a superare me stessa, bevendo tanto.

In quest’ultimo anno ho avuto ancora 4 veri.., amori, ma uno dopo l’altro sono finiti, ed io mi accasciavo triste, delusa sofferente fino a tentare più volte il suicidio. Pensavo: Dio mi ha amaro togliendomi dalla prostituzione. Ora cercavo una fattura benevola per cambiare il mio uomo, che era un po’ pazzo; ma non cessavo di ricorrere a chiromanti, giochi delle carte, ecc., per sapere che cosa mi riservava la vita, perché in fondo sognavo ancora di incontrare un uomo puro per sposarmi e avere 5 o 6 figli e vivere in campagna. Avevo vicino una ragazza che, pur essendo nei miei stessi panni, usava verso di me una bontà infinita, ma io la trattavo male, ero una bestia.
Tutto sommato per 3 anni la mia vita è stata demoniaca.
Il mio io non esisteva più. Ho amato il sesso, il denaro e sono vissuta in mezzo a orgie e droga. Avevo tutto, e più di tutto quello che una ragazza può sognare. Ogni mio desiderio era soddisfatto, eppure la mia vita era vuota e morta. Sembravo la più fortunata, invece ero la più disperata. Agli occhi degli altri ero brillante e riuscita: in realtà tutto era finzione. Ero spenta e infelice. Così il mondo distrugge i suoi adoratori.

21 anni. Da un anno a questa parte ho cominciato a sentire il richiamo di Medjugorje: là c’era una Mamma che mi chiamava. Decisivo fu un documentario TV visto 6 mesi fa, che mi ha colpito profondamente. Mi son detta: quand’è che arriverà il giorno anche per me? Su un libro comprato all’edicola della stazione ho trovato 3 o 4 preghiere di Medjugorje, e sentivo un bisogno più forte di me di recitarle, anche se tornavo alle 2 o 3 di notte. Poi 4 mesi fa litigai col mio uomo, poi con un altro, poi con la mia migliore amica: li mandai tutti a quel paese. Era Qualcuno che mi staccava gradatamente dal passato: sentivo che qualcosa dentro di me stava cambiando. A maggio mi capitò di parlare al telefono con una sorellastra quasi pazza, per la quale avevo pregato Santa Rita e che, andata a Medjugorje era poi guarita completamente. Lei insisteva: va’ a Medjugorje, ma dentro di me una voce ripeteva: non è ancora la tua ora. Avevo convinto una persona cara nei miei stessi panni di andare a Medjugorje: prima mi aveva riso in faccia, ma poi,andata, era tornata che sembrava un angelo: pregava, piangeva, amava Dio e si staccò da ogni divertimento. Sentivo che anche il mio momento stava per arrivare. Digiunavo anche una volta alla settimana. Ma quanti ostacoli fino all’ultimo non trovo posto in aereo,sono presa dai dubbi sui dopo: come staccarmi dalle mie abitudini? La sera prima di partire uscii con amici e feci, credo, gli ultimi peccati gravi. Finalmente parto e a Spalato incontro un gruppo di giovani meravigliosi. Arrivo a Medjugorje di notte. Rimango lì 3 giorni senza mangiare, senza dormire, perché nulla più mi interessa di queste cose.

Il mattino del 25 luglio.
non ricordo quando di preciso, comincio ad entrare in un’estasi di mente e di cuore: ero vicina a Dio. In questi 20 minuti Dio mi ha dato la grazia di sentire il suo amore (si commuove ricordandolo) e mi ha fatto vedere e sentire la sua strada. Quello che ho provato allora non l’ho più sentito, ma mi bastò perché chiudessi con la mia vita di prima e diventassi veramente povera. Ho dato via tutto: oro e soldi e sono rimasta proprio con niente. Vestir bene, truccarmi, essere bella, divertimenti, amici, il mondo in una parola che io credevo bello: tutto uscì improvvisamente dalla mia vita. Non esisteva più.
In questi 20 minuti sentii che la mia vita doveva essere solo in Cristo per Dio con la Madonna. Lei mi ha portato nelle mani di P. Jozo, che mi ha confessato e mi ha fatto sentire nella sua dolcezza che era Gesù a perdonarmi. Dopo una settimana tornai di nuovo a Medjugorje per passarvi un po’ di tempo. Non dico le grazie che ho ricevuto in quei giorni,soprattutto il grande amore alla preghiera, diventata l’incontro reale con Gesù e la sua Mamma, e nasceva pian piano in me il desiderio di una totale consacrazione.
Ritornata a Milano, è Gesù che ormai mi guida dove vuole, in comunità e in gruppi di preghiera. Sento spesso Gesù e il suo amore fino a star male. Senza la preghiera non potrei più vivere neanche un’ora. L’amore mio verso Gesù cresce giorno dopo giorno. Non penso al futuro, ma chiedo continuamente di abbandonarmi a Lui. Il demonio non smette di tentarmi in un modo fortissimo: non per farmi tornare alla vita di prima, ma volendo, con piccole cose, che però sono grandi, allontanarmi dalla mia vocazione. Passo a volte due o tre ore di dubbi e di angosce: sposarmi e fare bambini? Ma dopo aver fatto qualche preghiera sento un amore così grande e mi dico che”nulla, ne figli ne marito potrebbero darmi lo stesso amore”.

24 settembre 1987 
Fonte:  http://medjugorje.altervista.org/doc/testimonianze//060-fotomodella.php

lunedì 18 agosto 2014

"Vi invito ad innamorarvi del Santissimo Sacramento dell'altare..."







Messaggio del 25 settembre 1995
"Cari figli! Oggi v'invito ad innamorarvi del Santissimo Sacramento dell'altare. Adoratelo, figlioli, nelle vostre parrocchie e così sarete uniti con tutto il mondo. Gesù vi diventerà amico e non parlerete di lui come di qualcuno che appena conoscete. L'unità con Lui sarà per voi gioia e diventerete testimoni dell'amore di Gesù, che ha per ogni creatura. Figlioli quando adorate Gesù siete vicini anche a me. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!"


Messaggio del 15 marzo 1984
"Anche questa sera, cari figli, vi sono particolarmente riconoscente per essere venuti qui. Adorate senza interruzione il Santissimo Sacramento dell'altare. Io sono sempre presente quando i fedeli sono in adorazione. In quel momento si ottengono grazie particolari."

  Prova, all’adorazione, a seguire i consigli di Padre Slavko:
“ ... Introduci anche gli altri nella tua preghiera e parla di loro a Gesù. Parla di coloro che ami, ma anche di coloro che ti sono antipatici, che ti hanno fatto del male, che sono la causa della tua amarezza, rabbia e tristezza. Così crescerà il tuo amore per loro, la riconciliazione sarà possibile, la pace tornerà nel tuo cuore, comprenderai meglio gli altri e te stesso. Diventerai un uomo nuovo, capace di cambiare i rapporti sbagliati e di costruire i rapporti veri. Diventerai il testimone! Nell’Adorazione, il tuo rapporto con Gesù sarà sempre più profondo e intimo: Lo conoscerai sempre più, Lo amerai, e Lui ti darà forza per costruire rapporti nuovi, più umani, più belli, con gli altri.
Se pronunci queste parole semplici ... e metti in preghiera una persona che ti ha fatto del male  ... avverti piano piano che quella persona ti sta diventando di nuova amica ... e le parole che elaborava la tua mente, ora sono cambiate, non feriscono più, sono diventate dolci e la riconciliazione è possibile. Da provare!!!
 
Padre Slavko ti mette anche in guardia dalla PREGHIERA ATEA, quando con la preghiera non si cerca Dio, ma la soddisfazione di un tuo bisogno.

1. Una delle più belle definizioni della preghiera suona così: "La preghiera è vita con Dio nell'amore!" A noi cristiani ogni tanto rimproverano che le nostre invocazioni sono troppo rumorose, veloci, e che non dedichiamo loro il tempo necessario. Questo può anche essere vero.
Gesù ha severamente criticato la preghiera formale, quella delle labbra, incapace di cambiare la vita. Ha criticato anche la preghiera di richiesta, in quanto è solo la ricerca di ciò di cui abbiamo bisogno. Gesù ha paragonato questa preghiera con quella pagana, che non viene esaudita.
Infatti la nostra preghiera può essere veramen­te atea, cioè senza Dio. Questo succede quando nella preghiera cerchiamo quello che ci serve, ma non cerchiamo Dio e la Sua volontà. Gesù, infatti, premette che il Padre sa tutto quello di cui abbia­mo bisogno, che ci ama ed è pronto a donarci tutto; ci invita a cercare prima di tutto il Regno di Dio e la Sua giustizia e tutto il resto ci sarà dato in abbondanza.
Ciò non vuoi dire che non possiamo pregare Gesù per le nostre necessità, dire a Lui quello che ci opprime, cercare il Suo aiuto nelle difficoltà. Anzi, Egli stesso ci esorta: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto!" (Mt 7,7-8).
Però se la nostra preghiera rimane ferma sulle richieste, allora essa è ATEA, perché non cerca Dio, ma solo i Suoi doni. Dio non vuole stare con noi solo quando abbiamo bisogno di Lui, ma vuole rimanere con noi sempre.
Molti cristiani vivono la crisi della preghiera. Sono convinti di non saper pregare e di non avere tempo per la preghiera. Ma la verità è un’altra. Essi cercano prima di risolvere in un altro modo i propri problemi, e se non ci riescono, allora provano con Dio. Come se Dio fosse un “pronto soccorso!”
Mentre se non hanno alcun bisogno, allora non hanno bisogno neanche di Dio e non Lo cercano.
Perciò si può dire che il vero problema della preghiera è il nostro rapporto con Dio, cioè la nostra Fede.
 
2. Esistono diverse forme e modi di pregare. Da noi è più espressiva la preghiera orale, con molte parole, testi e canti. Questo è bene, ma non soddisfa più il cuore dell’uomo d’oggi. Il cuore si riempie quotidianamente di informazioni varie, di immagini: ha bisogno della tranquillità e della pace per incontrarsi con Dio. Perciò il senso di tutte le parole, dei canti, delle invocazioni sta nel fatto che l’anima ed il cuore entrino in un nuovo ritmo, quello divino, per poter rimanere con Dio, nella pace.
La preghiera più adatta a questo scopo, è certamente quella di Adorazione. Mentre ogni nostra preghiera, come abbiamo detto, può diventare atea, perché in essa invece di cercare Dio cerchiamo i Suoi doni, l’Adorazione è qualcosa di particolare. Se dedico del tempo a Gesù adorandolo nel Santissimo Sacramento dell’Altare, allora io cerco Lui presente nel Sacramento, che è Emmanuele-Dio con noi. Non Lo cerco per i Suoi doni.
Se Lo adoro, vuol dire che cerco soprattutto Lui, Lo benedico e Lo ringrazio, Lo lodo e Lo esalto, perché Egli è il Signore. La fede e l’amore sono la condizione dell’Adorazione. Noi non riusciamo a trattenerci a lungo con la persona della quale non ci fidiamo, o non amiamo.
Questo vale anche per i nostri rapporti con Dio. La fiducia e l’amore crescono dimorando gli uni con gli altri. E quanto più cresce l’amore verso qualcuno, tanto meno abbiamo bisogno delle parole per capirci, e rimane sempre più spazio per il silenzio, che penetra nelle profondità del nostro cuore e della nostra anima e raggiunge la tranquillità “in Dio” e non nelle “cose” che Egli ha dato.
 
3. In questo tempo senza-Dio, caratterizzato dal materialismo e da varie idolatrie, che nella corsa frenetica distolgono il cuore umano dalla presenza divina, accade che molti cristiani si sentano vuoti dentro, soli, nella paura e nell’angoscia, senza la luce e senza una via d’uscita, nell’amarezza e nella sofferenza, senza vita interiore e senza un rapporto con Dio. In questo vuoto assoluto, l’Adorazione è di prima necessità. Riconoscere Dio nel proprio cuore, riservargli il primo posto, ascoltarLo, dimorare in Lui, riposare in Lui, creare lo spazio per Lui, collaborare con Lui servendosi dei Suoi doni, stare in ascolto e riconoscersi in Lui: questa è la necessità assoluta del cristiano d’oggi. Riconoscere Dio nelle Sue creature, accoglierLo con amore e collaborare con Lui, lo può solo chi sa adorarLo.
Con l’Adorazione cresce e si approfondisce sempre di più il rapporto con Dio Creatore e con sé stesso, come essere creato e donato, ma anche verso gli altri uomini e verso tutto il creato. Il fatto terribile che avvengono tanti conflitti parla da sé: l’uomo d’oggi si trova sulla via dell’autodistruzione. E tutto questo, perché si è allontanato da Dio, cioè dalla vita e dalla luce, dalla verità e dall’amore.
Il cuore umano non può rimanere tranquillo. Perciò aumenta la violenza e la distruzione.
Al mondo può capitare quello che succede al bambino che non ha sperimentato l’amore materno e paterno: ed allora lo cerca in tutti i modi, senza saper scegliere i mezzi, ma, anzi, distruggendo sé stesso e gli altri attorno a sé.
Il bambino cerca l’amore, ma in realtà respinge da sé gli altri e si trova nel circolo chiuso dei pro­pri desideri, ardendo dal desiderio dell’amore che non può ricevere dagli altri, perché essi si “difen­dono” da lui, lo respingono e non lo accettano. Il mondo d’oggi, su molti livelli, cercando in questa maniera Dio e la pace in Lui, rischia di autodistruggersi. La vita o il desiderio di vivere può darli solo Colui che ha creato la vita, ma solo se l’uomo, creatura di Dio, si abbandona completamente a Lui e Lo adora. Solo così, l’uomo si salva dalla perdizione e dalle minacce del male e si immerge nella luce meravigliosa della Presenza di Dio.
Nasce, così, la preghiera continua, la lode perenne a Dio: l’Adorazione?

 
4. La Regina della Pace, tramite i suoi insegnamenti e i messaggi, ha chiesto, con insistenza, di adorare Gesù nel Santissimo Sacramento dell’Altare. Sentite: “Anche questa sera, cari figli, vi sono particolarmente riconoscente per essere venuti qui. Adorate senza interruzione il Santissimo Sacramento dell’Altare. Io sono sempre presente quando i fedeli sono in adorazione. In quel momento si ottengono grazie particolari” (15-3-1984).
La comunità parrocchiale, insieme ai pellegrini ha risposto a questo invito, rimanendo nell’Adorazione, tutti i giovedì dopo la messa vespertina nelle ore tarde di mercoledì e di sabato sera; La Cappella del Santissimo è sempre aperta per l’Adorazione continua.
Dal gruppo di preghiera guidato dalla Madonna tramite Jelena Vasilj, Nostra Signora ha chiesto l’Adorazione notturna ogni primo sabato del mese Molti gruppi di preghiera hanno capito e accolto questo messaggio e organizzano frequenti ore d’Adorazione. Alcuni trascorrono nella preghiera davanti al Santissimo le notti intere di ogni primo sabato del mese.
La comunità “Oasi della pace”, fondata dal sacerdote di Verona P. Gianni Sgreva, nella propria cappella di Bijakovici, si impone addirittura 1’Adorazione perpetua.
 
5. La Madonna non desidera solo che noi riscopriamo la presenza di Cristo nel Sacramento dell’Altare, ma vuole di più: che ovunque noi scopriamo la presenza di Dio e rimaniamo di continuo in un atteggiamento di adorazione. Soprattutto la Madonna desidera che gli uomini, gli uni negli altri, riconoscano il volto di Dio e che s amino a vicenda come Egli ama tutti in Gesù Cristo:“Cari figli! Oggi, come non mai, vi invito a prega re. La vostra vita diventi pienezza di preghiera. Senza amore, voi non potete pregare. Perciò vi invito pei prima cosa ad amare Dio, Creatore della vostra vita dopo riconoscerete ed amerete Dio in tutti, come Lu ama voi...” (25-11-1992).
 

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ISTRUZIONI PRATICHE
Caro amico!
 ....ti sarà utile leggere queste istruzioni pratiche, che ti aiuteranno nei momenti preziosi dedicati a Gesù, per rispondere coll’amore al Suo amore e con la tua presenza alla Sua presenza, perché è l’Emmanuele - Dio con noi.
 
1. Se da solo adori Gesù, allora, nel silenzio, medita i testi della Sacra Scrittura. Rifletti sui messaggi ri­portati qui per ogni ora di adorazione e prendi del tempo per tacere. Le brevi pause di meditazione, prima e dopo la lettura del testo, saranno un valido aiuto per entrare nella profondità dell’anima e incontrare Dio nascosto nel Sacramento che visiterà il nostro cuore e rimarrà con noi.
Noi viviamo in un tempo che ci inganna facilmente con le sue apparenze, che ci fa rimanere alla superficie della nostra coscienza e così diventiamo ciechi e sordi per tutto quanto succede in noi ed intorno a noi. II tuo cuore è stato creato per la pace e per la vita profonda e piena, è stato creato per la Parola di Dio. In questo tempo frenetico bisogna trattare con cura e delicatezza il proprio cuore, perché possa diventare il terreno fertile per il seme della Parola di Dio. Perciò trova il tempo e ripeti le invocazioni! La ripetizione non ti annoi!
Attraverso essa la Parola di Dio scenderà in ogni angolo dell’anima e del cuore, della coscienza e del subconscio e porterà frutto.
 
2.    Quando senti il bisogno di parlare con Gesù, di dirGli tutto quello che ti opprime e chi ti sta a cuore, allora mettiti a tacere e lascia parlare il tuo affetto. Prendi del tempo. Non c’è infatti alcun trucco. Si tratta dell’incontro con l’Amico che ti ascolta volentieri, che non ti giudica, che non ti rifiuta. Impara a dialogare con Lui! Impara ad ascoltarlo! Solo così si realizzerà un incontro personale.
 
3.    Non chiuderti in te stesso e non pensare solo a te. Introduci anche gli altri nella tua preghiera e parla di loro a Gesù. Parla di coloro che ami, ma anche di coloro che ti sono antipatici, che ti hanno fatto del male, che sono la causa della tua amarezza, rabbia e tristezza. Così crescerà il tuo amore per loro, la riconciliazione sarà possibile, la pace tornerà nel tuo cuore, comprenderai meglio gli altri e te stesso. Diventerai un uomo nuovo, capace di cambiare i rapporti sbagliati e di costruire i rapporti veri. Diventerai il testimone!
Nell’Adorazione, il tuo rapporto con Gesù sarà sempre più profondo e intimo: Lo conoscerai sempre più, Lo amerai, e Lui ti darà forza per costruire rapporti nuovi, più umani, più belli, con gli altri.
 
4.    Se invece l’Adorazione è comunitaria, allora fate insieme quello che è stato raccomandato per l’Adorazione individuale. Qualcuno, magari più esperto nella preghiera, guidi le invocazioni! Se è possibile cantare insieme, lo si faccia, ma che sia un canto conosciuto da tutti. Più adatte sono le invocazioni brevi che si possono ripetere più volte.
Non dimenticare: per ogni incontro c’è bisogno del tempo e dello spazio, delle parole e dei canti, del silenzio e della riflessione.
Quindi niente fretta, né quando preghi da solo né quando preghi con gli altri.
Deciditi completamente per Gesù, donaGli tutto te stesso e il tuo tempo! La fretta è un grande ostacolo per un incontro vero, sia con Dio che con gli uomini.
 
5.  Se è un Sacerdote a guidare l’ora d’Adorazione, allora sicuramente pregherà per la guarigione del corpo e dell’anima impartendo la Benedizione Eucaristica. Egli può pregare anche in silenzio, inserendo ogni tanto qualche invocazione cantata o qualche breve canto adatto alla preghiera di guarigione, per es. Kyrie Eleison. II Sacerdote può impartire la benedizione dall’altare, ma può anche passare tra la gente benedicendo col Santissimo, mentre tutti i presenti, inginocchiati, adorano in silenzio o cantano lodando e glorificando Gesù.
Si faccia tutto con grande dignità e raccoglimento, sia da parte del Sacerdote sia da parte dei fedeli. Si prenda il tempo necessario, perché l’anima di ogni adoratore possa immergersi nel mistero eucari­stico e incontrare Gesù che ricompenserà, secondo la volontà del Padre, con la guarigione del corpo e dell’anima e con l’abbondanza della Sua grazia.
 
6.  Certamente non sarà superfluo ricordare come dovrebbe essere il comportamento e il portamento del corpo durante l’Adorazione. La posizione più normale è quella “in ginocchio”. Ma la posizione della preghiera non deve essere fine a sé stessa, soprattutto quando diventa scomoda. È raccomandabile che ciascuno prenda quella posizione che l’aiuti a pregare meglio, a raccogliersi ed essere presente con il corpo e con il cuore. Questo significa che si può pregare o seduti o inginocchiati. Quando si entra nella Chiesa dove è esposto il Santissimo Sacramento dell’Altare, allora ci si inginocchia, poi in silenzio si raggiunge il posto adatto e quindi si assume la posizione più comoda in cui rimanere. L’atteggiamento esteriore è molto importante perché esprime i sentimenti interiori. Bisogna evitare che, con il portamento del corpo, sia ostacolata la respirazione normale, oppure che la spina dorsale si appesantisca troppo.
 
7.  Se nel gruppo di preghiera ci sono principalmente le stesse persone e non sono tante, allora si potrebbe anche, verso la fine dell’adorazione o all’inizio, dire qualche preghiera ispirata e spontanea, qualche ringraziamento, qualche lode e benedizione, ma sempre molto brevemente e senza obbligare. Bisogna assolutamente evitare le preghiere lunghe, e, soprattutto, i discorsi che somigliano alle omelie o alle catechesi. Sono molto efficaci le invocazioni brevi, pronunciate chiaramente perché tutti possano sentirle e ripeterle nel proprio cuore. Secondo la dinamica stessa del gruppo, dopo ogni invocazione, si lascia uno spazio riservato al silenzio. Queste invocazioni possono essere diverse una dall’altra, ma possono anche susseguirsi e completarsi, come quando facciamo un mazzolino di fiori, continuando sempre con il pensiero della preghiera precedente. Le invocazioni si possono dire l’una dopo l’altra, ma senza ripetizioni e senza forzature, con calma, devozione e dignità. Si possono interrompere con un canto adeguato.
 
8.  Ogni invocazione ed effusione dell’anima sia ispirata da fede profonda, dall’amore, dalla speranza e dalla esperienza positiva. Le invocazioni possono essere come dei sospiri ed effusioni delle sofferenze, delle paure, delle angosce, delle decisioni e delle consacrazioni. I gruppi con oltre 50 membri non sono adatti per questo tipo di adorazione, perché molti rimangono esclusi da una preghiera che vorrebbe coinvolgere tutti. Bisogna essere attenti anche al contenuto teologico della preghiera. II centro della preghiera deve essere la persona di Cristo, la fede nella Sua presenza e il dialogo con Lui. A Dio possiamo parlare con le nostre stesse parole, nate nella profondità del nostro cuore e ispirate dall’amore, ma possiamo usare anche le Sue parole, quelle della Sacra Scrittura.
 
9.   Per evitare le ripetizioni e per assicurare una migliore dinamica e ricchezza, è sempre bene incaricare qualcuno per organizzare e guidare l’Adorazione. E utile, subito all’inizio, preannunciare eventuali cambiamenti nel programma. Perché tutto quello che sarà offerto, ma non indicato prima, potrebbe dar luogo a critiche.
 
10. È utile anche trovarsi, ogni tanto, come gruppo, fuori dell’ora di adorazione, per discutere e parlare sulle esperienze, sulle eventuali difficoltà, ascoltare le proposte, risolvere i problemi esterni. Le esperienze positive di un membro arricchiscono gli altri del gruppo. La testimonianza dell’Amore di Dio illumina il cammino del gruppo e aiuta a capire se stessi e gli altri. Così crescono la comunione, l’amore e la fiducia reciproca. Quando qualcuno esprime i propri problemi, allora, bisogna comportarsi come con un tesoro affidato alla nostra custodia: non parlare di esso con nessuno fuori del gruppo.
Fonte:  http://www.divina-misericordia.eu/adorate-col-cuore-mio-figlio

A volte l’amore dorme dentro di te. Bisogna svegliarlo.



Le catechesi di Padre Marinko – Cappellano di Medjugorje

foto ADORAZIONE PADRE MARINKO BENEDIZIONE FINALE
Cari fratelli, buongiorno.
Sembra che oggi piova.
Ebbene, sapete come ha agito un pastore? Un uomo in viaggio ha avvicinato un pastore che custodiva il suo gregge e gli ha chiesto come erano le previsioni del tempo. Il pastore ha risposto: “Io mi aspetto il tempo che conviene a me”.
Ma come fa a sapere che sarà proprio il tempo che a lui sta bene? Il pastore rispose: “Caro amico, io ho imparato nella mia vita a non poter avere tutto quello che vorrei e di accettare ogni cosa. Proprio per questo sono sicuro che oggi farà il tempo che piace a me”.
Quando piove, piove. Quando fa il sole fa il sole.
Si tratta dunque di un atteggiamento interiore.
Le cose, quindi, non dipendono dal tempo, ma anche da me. Non dipende soltanto dalle circostanze, ma anche dal mio modo di pensare.
Carissimi amici, siamo qui per riflettere su Medjugorje.
Io sono nato qui nelle vicinanze di Medjugorje. A 5 chilometri da Medjugorje.
Quando la Madonna è apparsa io avevo 13 anni.
La prima apparizione era il 24 giugno del 1981 e noi il 26 giugno abbiamo saputo la notizia. Già il 27 giugno con i miei amici sono stato con i veggenti sulla collina delle apparizioni. Ero proprio vicinissimo ai veggenti durante l’apparizione, in modo da poterli vedere davanti a me. Senz’altro questo fatto ha lasciato una grande impressione dentro di me.
Io penso che l’essenziale a Medjugorje sia stato già detto il primo giorno, cioè il 24 giugno che è la festa di san Giovanni Battista. Sappiamo che il Battista mostrava la strada verso Gesù e invitava le persone alla conversione: a passare all’altra sponda del Giordano.
Credo che Medjugorje sia proprio questo: l’altra sponda del fiume Giordano, dove la Madonna ci invita alla conversione. La Madonna ci invita alla pace. La pace non c’è senza la conversione. Quindi la mia conversione è precondizione per la pace. Quindi la pace non esiste senza il cambiamento.
Spesso noi, invece, aspettiamo che cambino gli altri e pensiamo: “Quando cambieranno gli altri ci sarà la pace”. “Quando cambierà mio marito o mia moglie ci sarà la pace”. Quando cambieranno i vicini di casa o le circostanze esteriori…
Qui la Madonna, invece, ci insegna che io devo cambiare e non gli altri.
Una cosa è molto interessante: quando io comincio a cambiare anche gli altri cambiano. Questo è essenziale. Quando cambio il mio modo di pensare, quando cambiano i miei sentimenti, tutto comincia ad avere un altro aspetto. Sia le persone che le cose assumono un altro aspetto.
Gesù ci insegna: Non andare a togliere la pagliuzza nell’occhio dell’altro; prima verifica il tuo stato d’animo. Noi, invece, vogliamo sempre cambiare gli altri. E’ molto meglio. Come un uccello da mille metri di altezza vediamo la pagliuzza nell’occhio dell’altro. Invece i lati positivi facciamo fatica a vederli.
Gesù dice: “Verifica prima il tuo stato d’animo e cambia te stesso”. Liberati prima di tutto da ciò che è dentro di te.
Noi non vediamo in modo chiaro. Guardiamo attraverso i nostri filtri. Questo fa diventare la nostra vista distorta.
Pensiamo ad una persona a cui non vogliamo bene. Tu non sei capace di vedere questa persona. La tua vista non è più limpida. Tu forse vedi soltanto un lato. Vedi solo il negativo. Allora, prima di tutto, devi verificare se dentro di te c’è qualche trave, qualche filtro. La prima cosa che si deve fare è liberarsi da questo.
Ricordiamo le nostre sensazioni verso gli altri. Dentro di te c’è rabbia e reagisci in stato di nervosismo? Come sarà la tua reazione? Non potrà essere buona.
Prima di tutto dobbiamo essere coscienti di com’è il nostro stato d’animo. Quando abbiamo messo a posto le cose dentro di noi allora possiamo reagire.
Vi faccio l’esempio del vescovo san Francesco di Sales. Una volta un uomo lo ha insultato e ha bestemmiato. San Francesco taceva. Gli amici gli hanno chiesto: “Ma perché tacevi? Perché non hai risposto?” E lui rispose: “Io ho fatto un accordo tra la mia lingua e il mio cuore: la lingua può parlare appena il cuore si è calmato. In quel momento, invece, il mio cuore non era tranquillo”.
Mi ricordo molto bene quando facevo catechismo a scuola. Gli alunni qualche volta non sono proprio buoni. Mi sono trovato nella tentazione di dare la colpa a loro, ma poi ho capito che non riguardava loro. Ho domandato a me stesso: “In quale stato d’animo entro io nella classe? Sono fresco, riposato? Sono di buon umore?” Da questo dipende tutto il resto.
Con quale stato d’animo entro a casa mia? Come avvicino gli altri? Tutto dipende dalla mia interiorità. Ecco perché Gesù dice: “Prima di tutto devi pulire la coppa dall’interno”. L’esteriorità dipende dall’interiorità.
Che tipo di persona sei tu? Non dipende soltanto da te, ma anche da me. Da come io ti guardo. Che sentimento ho dentro: amore o odio?
La Madonna ci insegna di cambiare prima di tutto noi stessi. Questo cambiamento deve avvenire nella preghiera. Ovviamente anche dopo la preghiera, ma soprattutto nella preghiera. La preghiera, la santa Messa e l’adorazione devono essere momenti di cambiamento.
Ci domandiamo: ma di che cambiamento si tratta? Ricordiamo i due discepoli sulla strada da Emmaus verso Gerusalemme. Come erano loro quando hanno incontrato Gesù? Possiamo dire che erano ciechi. Non lo vedevano eppure Lui era lì. Delusi, depressi. Dicevano: “Noi speravamo e tutto è finito”. Loro non vedevano. Ricorda certe situazioni in cui cammini e sei pensieroso e così non vedi l’altra persona.
Ricordiamo qui una cosa molto importante. Dopo la resurrezione Gesù si mostra diverso. Dio è sempre diverso da quello che penso io. Nemmeno Maria Maddalena lo riconobbe, ma ha riconosciuto la Sua voce. Invece i due discepoli L’hanno riconosciuto nello spezzare il pane. L’apostolo Tommaso Lo ha riconosciuto quando ha toccato le Sue piaghe. Dio è sempre diverso.
La Madonna desidera che io cambi nella preghiera. Il cambiamento è un processo. Anche nei due discepoli sulla strada da Emmaus a Gerusalemme è avvenuto questo processo di cambiamento. Pian piano i loro occhi si sono aperti e il loro cuore ha cominciato a svegliarsi. Dopo diranno: “Ma non ardeva forse il nostro cuore mentre Lo ascoltavamo?” Il loro cuore si è svegliato e hanno compreso sempre di più. Tutto questo è successo durante un cammino. Quindi il nostro cambiamento è un cammino.
Essere cristiano significa essere in cammino con Gesù. Quando io vado a pregare io incontro Gesù come quei discepoli. Continuo a camminare con Lui. Rifletto con Lui. Con Lui verifico me stesso, perché il nostro modo di vedere non è sempre giusto. Il nostro modo di riflettere non è sempre giusto. Spesso siamo ciechi come quel fariseo che pregava nel Tempio. Era cieco.
Noi preghiamo, ma questo non vuol dire che il cambiamento è avvenuto dentro di noi. Spesso rimaniamo così come quando abbiamo iniziato a pregare e ritorniamo a casa uguali. Questo non và bene.
La Madonna desidera che noi cambiamo. Noi ci mettiamo molto volentieri davanti allo specchio. Sempre di nuovo ci specchiamo. Questo riguarda ovviamente l’esteriorità. Facciamo, però, molta più fatica a guardare la nostra interiorità. Ed è molto più importante dell’esteriorità. Vedere se stessi. Vedere e capire che cosa ci muove. Vedere e comprendere che cos’è decisivo per me. Cosa influisce le mie decisioni? Perché io penso così di una certa persona? Bisogna sempre verificare il nostro modo di vedere.
Io vedo una persona in un certo modo. Ma questa persona è veramente così come la vedo? E’ veramente così oppure io la vedo così? Sono due cose diverse. Quindi, assieme a Gesù, dobbiamo esaminare sempre noi stessi.
Leggere la Parola di Dio. AscoltarLa. Essere come Maria, sorella di marta. Quando ti raccogli nella preghiera devi essere come Maria. E’ uno degli elementi della preghiera col cuore.
La Madonna qui ci insegna a pregare col cuore. Pregare col cuore significa essere presenti. Noi spesso ci allontaniamo col pensiero. Non sono presente. Col corpo sì, ma non con lo spirito. Mi addormento come quei tre discepoli nell’Orto degli Ulivi. Ma Gesù li sveglia. Gesù desidera che anche noi ci svegliamo. Desidera che non siamo più come Marta, bensì come Maria.
Solo Tu Gesù. Nella Messa e nell’adorazione solo Tu Gesù sei importante. Ti contemplo e Ti ascolto. Sono completamente occhio e completamente orecchio.
Essere sveglio. “Pregate, pregate” dice Gesù. Questo ovviamente non è semplice, ma dobbiamo fare esercizio. La Madonna ci insegna che la preghiera col cuore è uno stato d’animo interiore, una disposizione. Nella preghiera abbiamo le parole e gli stati d’animo. Ricordiamoci della critica di Dio nell’Antico Testamento: “Questo popolo Mi venera con le labbra; il loro cuore è lontano da Me”.
Noi, quindi, pronunciamo le parole. Prendiamo il rosario, una bellissima preghiera, ma dobbiamo essere svegli. Dobbiamo svegliarci continuamente durante il rosario. Dentro di me ci deve essere una disposizione nel mio cuore.
Prendiamo per esempio questa parola: “Signore, Ti ringrazio”. Lo stato interiore è la gratitudine. Lo stato interiore è importante. Che io provi dentro di me la gratitudine. Che io dentro di me possa avere la fiducia nel Signore, l’abbandono al Signore. L’amore nel cuore.
Ai due discepoli è accaduto di svegliarsi. Questo stato interiore non deve essere presente all’inizio della preghiera, ma deve realizzarsi. Prega per questa intenzione. “Gesù sveglia l’amore dentro di me. Sveglia la fiducia in Te. Sveglia in me la gratitudine”.
Prega così e cerca di sentire nella preghiera almeno una volta ciò che ha sentito Elisabetta. Cosa ha sentito Elisabetta nell’incontro con Maria? “Il bambino sussultò nel mio grembo”. Così ha detto. Sussultò di gioia. Fai in modo che anche dentro di te possa sussultare il tuo cuore. Proprio perché sei con Gesù.
La Madonna dice: “Pregate con gioia”. Forse tu adesso non preghi con gioia. Và bene anche così, ma sappi che questo è possibile. Quando cominci a pregare con gioia cambia tutto.
Ricordiamo un esempio. Una ragazza leggeva un libro di poesie. Poesia che era noiosa. Ha letto un po’ e poi ha riposto il libro. Dopo qualche giorno ha incontrato un giovane e se ne è innamorata. Parlando lui le ha detto che scrive poesie. Quando lei è tornata a casa subito ha cercato quel libro e ha scoperto che il ragazzo era proprio l’autore di quel libro. Ha ricominciato a leggerlo e non ha smesso finchè non lo ha terminato. Più volte rileggeva quel libro, perché non era più noioso. Ogni parola aveva il suo significato.
La Madonna dice a noi: “Innamoratevi di Gesù”. “Innamoratevi del Santissimo Sacramento dell’altare”. Quando avviene questo cambia tutto. Proprio per questo bisogna pregare per l’amore: “Gesù sveglia l’amore dentro di me”. L’amore è dentro di te, come lo era in quei due discepoli, ma a volte l’amore dorme dentro di te. Bisogna svegliarlo.
Un altro modo buono di pregare col cuore è ripetere le invocazioni. La Madonna dice: “Pregate preghiere brevi”. Per esempio: Ti ringrazio Gesù. Gesù ti amo. Gesù confido in Te. O semplicemente la parola “Gesù”. Fa penetrare il nome di Gesù nel tuo respiro. Ripeti questo nome. Ripetilo con gratitudine. “Gesù”. Con amore. Con fiducia. Oppure le parole di san Tommaso: “Mio Signore e mio Dio”. Oppure le parole di san Francesco: “Mio Dio, mio tutto”. Ripetilo dentro di te, perché il tuo cuore cominci a svegliarsi. Perché il tuo cuore inizi a pregare.
Ci sono alcune condizioni per la preghiera col cuore. Il perdono. Non puoi pregare col cuore se non perdoni. Se dentro di te ci sono sentimenti negativi è ovvio che non puoi pregare col cuore. Se non riesci ad accettare la tua croce è difficile pregare col cuore.
La Madonna dice: “Lavorate sui vostri cuori come lavorate nei campi”. Dobbiamo fare attenzione: posso pregare come quel fariseo nel Tempio, digiunare come lui due volte la settimana eppure può succedere che il cambiamento non avvenga. Bisogna fare una verifica interiore. Inizia il lavoro su se stessi.
Carissimi amici, questo sarebbe un riassunto breve, una breve introduzione alla scuola di preghiera di Maria.
Desidero dirvi un’altra cosa. Per poter pregare col cuore fa molto bene ringraziare. Ci sono tre dimensioni di ringraziamento. Aprire i nostri occhi, perché spesso siamo insoddisfatti perché non vediamo ciò che abbiamo: vedo solo i difetti. Quando ringrazio io scopro tantissime cose belle attorno a me.
Quindi: apri i miei occhi. Poi: sveglia il mio cuore. Perché quando scopro la bellezza del creato attorno a me il mio cuore inizia a gioire. E la gioia si sveglia dentro di me.
La terza dimensione è terapeutica. Quando ringrazio, per esempio per le croci – O Dio Ti ringrazio per le mie croci, per tutto ciò che è avvenuto nella mia vita, ti ringrazio per tutto – allora la gratitudine ti aiuta a riconciliarti con la croce, perché avvenga la pace dentro di te.
Cari amici, oggi forse avete uno, due o tre motivi per essere insoddisfatti. Tu hai questi motivi, ma ricordati bene: oggi hai mille motivi per essere felice.
Bene, questo era tutto.
Padre Marinko