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lunedì 16 settembre 2019

Mons. Giovanni D’Ercole: "A tutti i parroci che vogliono sensibilizzare le parrocchie sulla questione del fine-vita,..."


Il giorno 24 settembre p.v. la Corte Costituzionale si pronuncerà sul fine-vita.
Il rispetto per la vita è un diritto e un dovere di tutti, dal suo nascere al suo tramonto naturale. Con l’aborto si è resa vulnerabile la vita, per cui oggi molti, anche tra i cristiani, ritengono che l’eutanasia sia lecita e in alcuni casi addirittura necessaria.
A tal riguardo il Catechismo della Chiesa Cattolica dice:
«Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile» (2277) e aggiunge che a maggior ragione «coloro la cui vita è minorata o indebolita richiedono un rispetto particolare» (2276).
Come pastore di questa Chiesa che è in Ascoli Piceno sento il bisogno di ricordare a tutti i cristiani che è nostro dovere amare, promuovere, difendere sempre la vita, accompagnandola soprattutto nei momenti più delicati, difficili, sofferti come quelli della vecchiaia o in situazioni di malattie terminali o degenerative.
Invito tutti a riflettere sul dovere della difesa della vita, e a pregare. In particolare suggerisco la recita del Santo Rosario, invocando la protezione della Madonna Addolorata, che oggi contempliamo ai piedi della croce compartecipe della morte del suo Figlio Gesù.
Segnalo inoltre l’iniziativa della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria che con padre Paolo Castaldo ha organizzato per mercoledì 18 settembre 2019 dalle ore 10:00 alle 12:00 un momento di preghiera davanti alla sbarra dell’ingresso dell’Ospedale Mazzoni.
Tutti i parroci che vogliono sensibilizzare le parrocchie sulla questione del fine-vita, fondamentale tema per il tempo presente quanto per il futuro, possono ispirarsi a questa proposta e a mettere in atto iniziative di preghiera e di sensibilizzazione sulla delicata fase del fine-vita. Grazie per l’attenzione che vorrete dare a quest’appello a difesa e promozione della vita umana, soprattutto nella sua fragilità.


 
 
Il vostro vescovo
☩ Giovanni D’Ercole

OGGI la veggente Mirijana & Marko FESTEGGIANO 30 ANNI DI MATRIMONIO

Mirjana Dragicevic è una dei dei veggenti di Medjugorje. E' nata a Sarajevo il 18 marzo 1965. Quando sono cominciate le apparizioni aveva 16 anni. Dal 24 giugno 1981 ha avuto apparizioni quotidiane fino al 25 dicembre 1982. Quel giorno, affidandole il decimo e ultimo segreto, la Vergine le ha promesso che avrebbe avuto un'apparizione all'anno il 18 marzo per tutta la sua vita, oltre ad altre apparizioni in altre circostanze.
Il 18 marzo è anche il giorno del suo compleanno ma Mirjana ha chiarito che la Madonna non per questo ha scelto quel giorno ma per un motivo che si comprenderà quando cominceranno a realizzarsi i segreti. Dal 2 agosto 1987, inoltre, Mirjana vede la Madonna e prega con lei per i non credenti ogni 2 del mese, intorno alle 9 del mattino e tale incontro, dal 2 gennaio 1997, è aperto anche ai pellegrini.
Ha l'incarico di svelare, tramite un sacerdote da lei scelto, i segreti dieci giorni prima del loro verificarsi. Mirjana ha scelto il francescano padre Petar Ljubicic.
La Madonna le ha dato il compito di pregare per coloro che non hanno ancora conosciuto l'amore di Dio.
Il 16 settembre 1989 si è sposata con sposata con il croato Marko Soldo, nipote di padre Slavko Barbaric, e oggi hanno 2 figlie.
Mirjana vive con la sua famiglia a Medjugorje.



Testimonianza di Mirjana
Proverò a dirvi come la Madre ci insegna ad aprire il nostro cuore e a dare a Dio il primo posto.
Ogni 2 del mese io prego con la Gospa per coloro che non hanno ancora conosciuto l'amore di Dio. Ma lei chiede a tutti di pregare innanzitutto per queste persone, perché la maggioranza delle cose cattive che avvengono nel mondo, come le guerre, i divorzi, la droga, gli aborti, provengono da quelli che non hanno ancora conosciuto l'amore di Dio. Lei dice che noi, che ci definiamo cristiani, con la nostra preghiera e il nostro esempio, possiamo aiutarli a conoscere l'amore di Dio. La Gospa non ci chiede di forzarli o criticarli, ma che li amiamo, che preghiamo per loro e diamo il nostro esempio, perché questa è l'unica a via per aiutarli. Io vi pregherei con tutto il cuore che mettiate al primo posto nelle vostre preghiere questa intenzione perché pregando per coloro che non hanno ancora conosciuto l'amore di Dio, noi preghiamo per noi e per il nostro futuro, per il futuro dei nostri figli e asciughiamo le lacrime che scorrono sul volto della Gospa a causa loro.
Il messaggio più importante della Gospa è la santa Messa. Quando noi eravamo bambini, all'inizio delle apparizioni, la Gospa ci ha detto: "Figli miei, se dovete scegliere tra l'apparizione e la Santa Messa scegliete sempre la Santa Messa, perché durante la Santa Messa mio Figlio è con voi!".
La Gospa dà sempre a Gesù il primo posto. In tutti questi anni di apparizioni, non ha mai detto: "Pregate e io vi darò", Lei dice sempre: "Pregate perché possa pregare mio Figlio per voi". Sempre è Gesù al primo posto. Molti pellegrini quando vengono a Medjugorje pensano che noi veggenti siamo privilegiati, che Dio ascolta di più le nostre preghiere. Ma questo modo di pensare è sbagliato perché per la Gospa, che è madre, non esistono figli privilegiati. Per Lei siamo tutti semplicemente suoi figli, che lei sceglie per diverse missioni: noi sei per dare i suoi messaggi, voi perché, come apostoli della Gospa, portiate questi messaggi con voi. Questo lo ha detto anche nel messaggio che ha dato il 2 gennaio 2006. Lei ha detto: "Cari figli, io vi ho chiamati. Aprite i vostri cuori, lasciate che entri, perché possa fare di voi i miei apostoli". Significa che tutti abbiamo la stessa importanza davanti alla nostra Madre.
Forse, se ci sono dei figli privilegiati per la Gospa, io penso, guardando ai suoi messaggi, che siano i sacerdoti, perché lei non ha mai detto ciò che loro devono fare, lei mi dice sempre ciò che noi dobbiamo fare per loro. Lei dice: "Figli miei, loro non hanno bisogno dei vostri giudizi e delle vostre critiche, loro hanno bisogno delle vostre preghiere e del vostro amore. Se perdete il rispetto verso i sacerdoti, lo perderete anche verso la Chiesa e, alla fine, verso Dio. Un giorno Dio giudicherà se sono stati buoni sacerdoti, ma giudicherà anche noi, il nostro comportamento verso i sacerdoti. Perciò, quando tornate nelle vostre parrocchie, mostrate che siete stati alla scuola della Gospa, mostrate come deve essere il nostro comportamento verso i sacerdoti, mostrate loro rispetto e amore perché sono i nostri pastori. E del resto, cosa faremmo noi senza di loro?
La Gospa ci chiede di far ritornare la preghiera in famiglia, specialmente il Rosario. Lei dice che nulla può unire la famiglia come la preghiera fatta insieme. Dice che i genitori hanno una grande responsabilità davanti ai loro figli, perché essi sono coloro che devono piantare le radici della fede nei loro figli, ma possono farlo solo con la preghiera comunitaria e con l'andare insieme alla santa Messa. I figli devono vedere che per i genitori Dio è al primo posto e che tutto il resto dopo viene.
La Gospa ci chiede di digiunare il mercoledì e il venerdì a pane e acqua. Lei non chiede il digiuno a coloro che sono malati, ma davvero malati. Lei dice che essi attraverso la preghiera, capiranno cos'altro possono fare al posto del digiuno a pane e acqua, la preghiera li guiderà in questo.
Chiede che ci confessiamo almeno una volta al mese. Dice che non c'è uomo sulla terra che non ha bisogno della confessione mensile.
La Madonna chiede la Bibbia abbia un posto d'onore nelle nostre case e che la leggiamo insieme in famiglia. Ci chiede di aprirla ogni giorno, di leggerne due o tre frasi, non è importante quanto, ma la Bibbia sia sempre presente nella nostra casa e non sia solo come un soprammobile che non tocchiamo mai.
La Madonna dà una grande importanza alla benedizione. Durante l'apparizione ci benedice ma sottolinea spesso che lei dà solo una benedizione materna, ma che la più grande benedizione che possiamo ricevere sulla terra è quella del sacerdote.
Per finire vi dirò cosa è per me Medjugorje raccontandovi un episodio ho vissuto io stessa. Un giorno sono andata sul monte Krizevac, e voi sapete quanto è difficile salirvi. Davanti a me c'erano 6 giovani italiani che portavano su una barella un giovane handicappato con molta fatica ma anche con tanta gioia. Dopo un po' è arrivato un gruppo americano e, senza tante parole hanno preso questo giovane handicappato italiano e hanno iniziato a portarlo loro. Dopo un po' di tempo sono arrivati i tedeschi e anche loro, senza tante parole, hanno preso questo giovane e lo hanno portato. Per sintetizzare, questo giovane è giunto sotto la croce sul monte Krizevac portato dalle mani di tutto il mondo! Questo è ciò che la Madre desidera da noi: che le nostre mani siano mani tese verso il prossimo e mani unite tra noi.


Fonte: http://www.giardinodimaria.it/mirjiana.html

domenica 15 settembre 2019

Oggi, domenica 15, a Medjugorje, 6 frati d' Erzegovina faranno voti solenni

A Medjugorje, domenica, alle  ore 18.00, i frati della Provincia francescana dell'Erzegovina faranno voti solenni.
Sono: P. Marko Bandic (Parrocchia di Ruzici), P. Tomislav Crnogorac (Parrocchia di Posusje), P. Zlatko Coric (Parrocchia di Mostar), P. Emanuel Letica (Parrocchia di Bukovica), P. Andrija Majic (Parrocchia di Drinovci) e P. Antonio Primorac (Parrocchia di Drinovci) .
La cerimonia del voto solenne sarà guidata e presieduta dal Provinciale della Provincia francescana dell'Erzegovina da P. Miljenko Šteko, Ph.D.
Nello stesso  giorno alle  ore 11 ci sarà una Messa dell'Esaltazione dei SS. La Croce, presieduta dal gesuita, padre Ike Manduric.
La festa dell'Esaltazione della Santa Croce nella parrocchia di Medjugorje viene tradizionalmente celebrata la prima domenica dopo la Madonna, e le Sante Messe nella chiesa parrocchiale di San Giacomo sono alle 7, 8, 12 e 6 di sera. Il rosario è pregato dalle 17:00.
Quest'anno ricorre l'85 ° anniversario del completamento della croce su Križevac e la celebrazione della prima Eucaristia sulla collina, che è diventata famosa in tutto il mondo negli ultimi decenni e ha visto la partecipazione di milioni di pellegrini da tutto il mondo.

" Vi invito a vivere i comandamenti ": 2° COMANDAMENTO...


 Messaggio, 25 febbraio 2018
"Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti ad aprirvi e a vivere i comandamenti che Dio vi ha dato affinché, attraverso i sacramenti, vi guidino sulla via della conversione. Il mondo e le tentazioni del mondo vi provano; voi, figlioli, guardate le creature di Dio che nella bellezza e nell'umiltà Lui vi ha dato, ed amate Dio, figlioli, sopra ogni cosa e Lui vi guiderà sulla via della salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.


È scritto: "Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano". (Es 20,7; Dt 5,11)

Fu detto agli antichi: "non spergiurare" ... Ma io vi dico: "non giurerai affatto".
(Mt 5,33-34).


Non nominare il nome di Dio invano

Il secondo comandamento proibisce di nominare il nome di Dio invano come avviene con la bestemmia e il linguaggio volgare associato al nome di Dio, oppure con un falso giuramento. Si nomina il nome di Dio invano quando si bestemmia, quando si impreca con odio o di sfida contro il cielo, quando si usano contro Dio parole irriverenti e scandalose, oppure semplicemente quando si parla del Signore con leggerezza, ironia, mancanza di rispetto o inutilmente e a sproposito, senza senso, per tornaconto, per rabbia o per disprezzo.

Si nomina il nome di Dio invano anche quando ci comportiamo in modo contrario agli insegnamenti del Vangelo. Infatti come può un figlio dire al padre: "Ti voglio bene, ti onoro, ti servo con amore", se poi lo offende con le opere? Perché non è pronunciando: Signore, Signore, che si ama Dio, ma nel compiere le sue opere: "Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?" (Lc 6,46) Infatti: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! Entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21).

Il Nome del Signore è Santo, è Potente, Venerabile, Benedetto e Sacro, per questo deve essere pronunciato con fede, amore, rispetto, devozione e riconoscenza. Solo allora quel Nome diventa energia poiché chi colloca Dio a conferma delle proprie azioni, non può commettere comportamenti contro Dio, anzi ne testimonia con la vita il suo amore.

Se è vero che chiunque invoca il nome del Signore con fede e segue i Suoi insegnamenti sarà salvato, è altrettanto vero che chi bestemmierà il nome di Dio sarà condannato. Non sarà perdonato chi pecca contro lo Spirito Santo, poiché chi rifiuta Dio, rifiuta la Vita. Perché è la fede che salva. Ma come può aver fede chi bestemmia Dio con atti e con parole?

È stupido accusare Dio quando la vita ci presenta il conto con le sue fatiche e sofferenze, perché esse sono causate nella maggioranza dei casi dal peccato dell'uomo e dal male che c'è nel mondo. Molti sono convinti che Dio si rallegra nel punire chi non osserva la sua legge invece, è proprio nelle difficoltà o nella sofferenza che Dio accorre accanto a chi ne richiede l'intervento.

Anche il falso giuramento è cosa grave verso Dio, in quanto significa prendere Dio come testimone di quello che si afferma. Quando il giuramento è veritiero e legittimo, mette in luce il rapporto della parola umana con la verità di Dio, mentre il falso giuramento, chiama Dio ad essere testimone di una menzogna. "Avete inteso che fu detto agli antichi: Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti. Ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi" (Mt 5,33-35).


La bestemmia

è esplicitamente proibita dal secondo comandamento: non nominare il nome di Dio invano. È un'irriverenza usare il nome di Dio come riempitivo, come intercalare e simile. Ma, più che irriverenza, è grave peccato, è bestemmia imprecare a Dio, qualificare Dio con parole cattive, avvilenti, infamanti. La bestemmia è un peccato tristissimo e stupidissimo. Tristissimo, perché nulla vi è di più triste che insultare il Creatore, il Padre, l'Onnipotente, stupidissimo, perché non procura, come altri peccati, qualche utile, qualche piacere, qualche soddisfazione al bestemmiatore. Purtroppo, bestemmiare sembra una esclusiva dei cristiani, e sembra essere un privilegio particolare dei latini. I buddisti non bestemmiano Buddha, né i maomettani Allah, né gli idolatri i loro idoli: solo il cristiano bestemmia il suo Dio, che è Dio di verità e di amore. Invece di amarlo, lo maledice e lo bestemmia.

Chi invece sfoga la propria rabbia con il nome dell'Altissimo, attribuisce al Signore tutto il male, e così ogni bestemmia diventa anche una grande menzogna. La differenza che trasforma il sacrilegio in culto è invocare Dio per mettere in fuga Satana o chiedere l'aumento della grazia contro le potenze del male. Nominarlo così non è peccato, anzi, diventa occasione di bene e di crescita spirituale. Dio perdona ogni persona purché veda sorgere nella creatura il pentimento e la volontà di non peccare più.

Se Eva, nella tentazione del Serpente che la invitava a disubbidire al comando di Dio e di mangiare dall'albero della conoscenza del bene e del male, avesse chiamato Dio, sicuramente Egli sarebbe venuto e il demonio sarebbe fuggito. Allora perché Dio non era stato chiamato? Sicuramente perché Eva aveva creduto di poter farne a meno e diventare come Dio nella conoscenza del bene e del male.

Anche noi talvolta, nelle avversità, nella sofferenza, nelle tribolazioni, crediamo di poter fare a meno di Dio e di lottare da soli, eppure ci è stata data la possibilità di chiedere a Dio l'aiuto necessario invocandone il Suo Santo Nome, perché allora non approfittarne e dubitare della Sua bontà?


Oggi 15 settembre 2019 a Međugorje Festa dell'Esaltazione della Santa Croce .....


Nonostante la loro povertà – hanno costruito sulla collina, sopra Međugorje una Croce monumentale alta 8,5 metri e larga 3,5. La croce del Križevac è stata eretta nel 1933, anno giubilare della morte del Redentore sulla Croc.
  Delle Reliquie della vera Croce di Gesù, ricevute da Roma per l’occasione, sono inserite nell’asta della Croce stessa.  Fino al 1981, quel monte è stato un luogo di preghiera per i parrocchiani ed i fedeli dei luoghi circostanti. Dopo l’inizio delle apparizioni della Madonna il 24 giugno 1981, il Križevac è divenuto un luogo di preghiera per i pellegrini di tutto il mondo.


La Festa dell'Esaltazione della Santa Croce nella Parrocchia di Međugorje, tradizionalmente si celebra la prima Domenica dopo la Festa della Natività di Maria. In onore dell’Anno Santo della Redenzione 1933/34, incitati dall’allora parroco Fra Bernardin Smoljan, i parrocchiani di Međugorje.
 La Santa Messa solenne sul Križevac  oggi, 15 settembre, sarà alle ore 11:00. Tutti coloro che non sono in grado di salire sul Križevac potranno partecipare ad una delle Sante Messe in lingua croata, che verranno celebrate in chiesa parrocchiale alle ore 6:00, 7:00, 8:00, 12:00 e 19:00.

 Una festa molto sentita, da tutta la cristianità e in tutto il mondo, ma a Medjugorje questa è una festa del tutto perticolare.


Il 16 Marzo 1934 fu celebrata la prima Santa Messa ai piedi della Croce. Nel Settembre del 1935, il Vescovo fra Alojzije Mišić ordinò che a Međugorje la Festa della Esaltazione della Santa Croce venisse celebrata ogni anno la prima Domenica dopo la Festa della Natività di Maria e che la Messa fosse celebrata sul Križevac. Fino al 1981 questa era una Festa per i parrocchiani e gli amici dei villaggi vicini.
Durante tutta la settimana precedente la Festa, la Croce è illuminata di notte con migliaia di luci che annunciano l’imminente celebrazione.

 A Međugorje la Gospa ci invita costantemente a pregare davanti alla Croce ed a venerare la Croce di Cristo.

 In un suo messaggio la Madonna disse ai veggenti: “Anche la Croce faceva parte del disegno di Dio quando voi l’avete costruita. Particolarmente in questi giorni recatevi sul monte (Krizevac) e pregate sotto la Croce. Le vostre preghiere mi sono necessarie”.(30 agosto 1984)

  Il Krizevac è un luogo di grazia! 

 Davanti alla croce rimanete a lungo in preghiera per ricevere l’amore di Dio nei vostri cuori”.

 “Gesù ha portato la croce, ha sofferto sulla croce, e con essa ha salvato il mondo”


La croce ci ricorda Gesù, che ci ha salvati. Ci ricorda anche Maria, perché, nei primi tempi delle apparizioni, quella croce più volte scomparve, o roteò, presa come in un vortice, per poi assumere la figura di Maria. E, in altra occasione, da quella croce partì una scritta lucente e di colorazione dorata, che si diresse verso la chiesa, e la scritta riportava 3 volte la parola “MIR”, cioè “PACE”. Su quel monte, ai piedi di quella croce c’è Lei, Maria.
Fu Lei stessa a dirlo: “Io sono spesso sul monte, sotto la croce, per pregare”
(3 Novembre 1981)

La croce rivela il bene e il male. Da un lato possiamo vedere fin dove il male spinge l'uomo contro l'uomo, fino a crocifiggerlo. Dall'altro lato possiamo vedere l'amore e l'umiltà del nostro Gesù. Un amore immenso e un umiltà che non riusciremo mai a comprenderla del tutto, pure impegnandoci per tutta l'eternità. La croce rappresenta anche la sofferenza, quella che ha vissuto Gesù e quella che ognuno, chi più chi meno, vive in questa vita. La sofferenza è inevitabile, si soffre a causa degli errori personali, si soffre a causa degli errori altrui, si soffre a causa del diavolo, si soffre per una causa buona, si soffre per amore, si soffre per una malattia tua o di una persona a te cara, si soffre a causa delle prove della vita, si soffre per avere un figlio, si soffre per scalare una grande montagna, si soffre per raggiungere un qualsiasi obbiettivo, ma spesso la sofferenza è l'unico modo per avvicinarci a Dio, è l'unico modo affinché invochiamo il suo Santo nome. Molte persone se vivessero senza sofferenza dimenticherebbero il loro Padre Celeste. La croce, se viene accettata come la accettò Gesù sarà la nostra Salvezza, perché come resuscitò Gesù dopo la morte in croce, così anche noi dopo aver affrontato la parte più dura della nostra vita, dopo aver affrontato il calvario e poi la croce, allora verrà la risurrezione, ci ritroveremo in paradiso e dimenticheremo tutta la sofferenza, perché il nostro cuore trabboccherà di gioia, nel vedere finalmente il volto del nostro amato Gesù Cristo.

sabato 14 settembre 2019

" Vi invito a vivere i comandamenti ": 1° COMANDAMENTO.....

Messaggio, 25 febbraio 2018
"Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti ad aprirvi e a vivere i comandamenti che Dio vi ha dato affinché, attraverso i sacramenti, vi guidino sulla via della conversione. Il mondo e le tentazioni del mondo vi provano; voi, figlioli, guardate le creature di Dio che nella bellezza e nell'umiltà Lui vi ha dato, ed amate Dio, figlioli, sopra ogni cosa e Lui vi guiderà sulla via della salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.


Vivere attraverso i Dieci Comandamenti dati da Dio non solo a Mosè, ma anche a noi, agli uomini e alle donne di ogni tempo.

 Che senso hanno per noi queste Dieci Parole? Che cosa dicono al nostro tempo agitato e confuso che sembra voler fare a meno di Dio?
 I Dieci Comandamenti sono un dono di Dio. La parola “comandamento” non è di moda; all’uomo d’oggi richiama qualcosa di negativo, la volontà di qualcuno che impone limiti, che mette ostacoli alla vita. E purtroppo la storia, anche recente, è segnata da tirannie, da ideologie, da logiche che hanno imposto e oppresso, che non hanno cercato il bene dell’uomo, bensì il potere, il successo, il profitto. Ma i Dieci Comandamenti vengono da un Dio che ci ha creati per amore, da un Dio che ha stretto un’alleanza con l’umanità, un Dio che vuole solo il bene dell’uomo. Diamo fiducia a Dio! Fidiamoci di Lui! I Dieci Comandamenti ci indicano una strada da percorrere, e costituiscono anche una sorta di “codice etico” per la costruzione di società giuste, a misura dell’uomo.
 
 
 NON AVRAI ALTRO DIO ALL'INFUORI DI ME



"Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?". Gli rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande ed il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso."
Matteo 22,36
"Chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto, perchè senza di me non potete far nulla".
Giovanni 15,5

"Cari figli! Oggi vi invito a vivere, nel corso di questa settimana, le seguenti parole: IO AMO DIO! Cari figli, con l'amore voi conseguirete tutto, anche ciò che ritenete impossibile. Dio desidera da questa parrocchia che gli apparteniate completamente. E così desidero anch'io.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata!".
Messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje il 28.2.1985
"Cari figli, oggi vi invito affinchè ciascuno di voi cominci di nuovo ad amare prima Dio che ha salvato e redento ognuno di voi e dopo i fratelli e le sorelle che vi sono vicini.
Senza amore, figlioli, non potete crescere nella santità e non potete fare opere buone.
Perciò, figlioli, pregate, pregate senza sosta perchè Dio vi riveli il suo amore.
Io vi ho invitati tutti ad unirvi a me e ad amare.
Anche oggi sono con voi e vi invito a scoprire l’amore nei vostri cuori e nelle vostre famiglie.
Affinchè Dio possa vivere nei vostri cuori, dovete amare.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata".
Messaggio dato dalla Madonna a Medjugorje il 25 novembre 1995


L’insegnamento della Sacra Scrittura e della Madonna, che ovviamente conferma sempre la Parola di Dio, è chiaro. Il comandamento più importante è il primo: l’amore verso Dio, da cui deriva l’amore verso il prossimo. Sembrerebbe talmente ovvio da non richiedere alcun chiarimento al riguardo. Purtroppo non è così, tant’è che il Signore e la Madonna hanno persino costretto un prete dannato (Verdi Depardieu) a spiegarlo durante alcuni esorcismi(1): "Si parla troppo dell’amore del prossimo e si dimentica che l’amore del prossimo deriva solo dal perfetto amore di Dio. Perchè parlare sempre di amore del prossimo, di riconciliazione e di reciproca comprensione se si dimentica il principale comandamento a questo proposito? Il primo ed il più grande comandamento è: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze".
Da questo ribaltamento deriva una serie di problemi e di atteggiamenti anticristiani operati, spesso in buona fede, anche da quanti sono convinti di agire cristianamente. Senza dimenticare certi moderni mercanti del tempio!
La Madonna a Fatima mise in guardia l’umanità contro l’eresia comunista(2). Proprio i paesi che hanno sperimentato tale eresia giunta al potere hanno vissuto esperienze infernali: nel nome della solidarietà sociale furono creati i gulag ed i manicomi per gli oppositori ed attivate le persecuzioni nei confronti dei cristiani. Purtroppo la carenza di preghiere ha provocato un aumento progressivo del peccato personale e sociale, spalancando le porte ad un’eresia che non solo ha invaso ogni strato sociale, ma è penetrata anche in molti settori del clero. Di conseguenza, anzichè occuparsi primariamente dei veri poveri, di coloro cioè che non conoscono o non amano Cristo, molti cristiani, compresi numerosi sacerdoti, si sono impegnati, ispirandosi direttamente od indirettamente alle idee del massone Carlo Marx, esclusivamente nel sociale, creando istituzioni od associazioni che somigliano alle ASL. Pensiamo ad esempio ad alcuni centri di recupero dalla droga in cui non viene predicato primariamente Cristo; non viene offerta la Bibbia, ma si fornisce quasi esclusivamente un sostegno umano intriso di buone intenzioni, ma asfittico se privo del Vangelo da cui scaturisce la vera libertà dalla droga, dalle malattie, dalla possessione diabolica(3). Papa Leone XIII ci aveva avvisati, mediante due encicliche fondamentali(4), riguardo a questo pericolo: questa umana filantropia che non risolve alla radice i problemi. Ed ecco che il prete dannato Verdi Depardieu è costretto da Dio ad affermare: "E’ una messinscena, completamente riuscita, della massoneria il dire sempre: amore del prossimo, vivere nella carità, rappacificarsi l’un l’altro, perdonarsi e sostenersi a vicenda. E dove arrivano? Dove si arriva con questo sostegno e questa riconciliazione? Guardate la quotazione dei suicidi! Se questi uomini vedessero dov’è davvero il principale comandamento! Certo, è detto nel primo e più grande comandamento: "...E il prossimo tuo come te stesso", ma ciò viene dopo: "Amerai il Signore Dio Tuo"....Si deve cominciare soltanto qui. Si deve praticare di nuovo il principale comandamento...".(5) Infatti proprio in un’epoca in cui molte bocche di sepolcri imbiancati proclamano la solidarietà ai quattro venti, la caduta dei valori tocca il massimo storico: pornografia, omosessualità, baby killer, violenza privata e pubblica, corruzione, aborti, adulteri, manipolazioni genetiche, disinformazione satanica ecc. Eccetto il papa, chi predica ad es. contro l’adulterio, peccato gravissimo condannato dal sesto comandamento e da numerosi passi biblici (Esodo 20,14 - Matteo 5,27) in quanto causa di crisi personali, familiari e sociali? Chi, eccetto il papa e rare eccezioni, predica contro l’aborto? Anche in ambito cattolico ci si scaglia ad esempio contro la pena di morte nei confronti di delinquenti che si sono macchiati di orrendi delitti, dimenticandosi che il Catechismo della Chiesa Cattolica (espressione del Magistero della Chiesa, la cui prefazione è stata firmata da Giovanni Paolo II nel 1992) la ritiene lecita "....nei casi di estrema gravità..." (Cap. 2266), e non si interviene, con egual forza e determinazione, contro il moderno genocidio: l’aborto!
In nome di siffatta solidarietà si è giunti al punto di garantire in un ospedale del Nord Italia la possibilità di abortire e non di partorire(6).
Invece Gesù, il maestro vero di ogni cristiano, prima predicava il Vangelo (Marco 1,15) eppoi guariva, liberava dai demoni e forniva l’alimentazione a chi, da due giorni, era digiuno per ascoltarlo. L’apostolo delle genti S. Paolo adotta emblematicamente uno schema di comportamento che mira innanzitutto a distribuire la parola di Gesù: rimedio per ogni male e necessità; secondariamente impone le mani ed esorcizza nel nome di Gesù diffondendone ovunque, come testimone credibile, la Sua realtà concreta in mezzo a noi(7). Il compito di ogni credente(8), non solo quindi dei sacerdoti, è quello di predicare un Gesù vivo e reale, non un personaggio storico! E lo deve fare negli ambiti in cui è chiamato a vivere: famiglia, lavoro, conoscenze occasionali che lo Spirito Santo predispone.
La Madonna a Fatima chiede sacrifici e preghiere per salvare anime dall’inferno: principale opera di carità. Il resto è secondario e corollario al rapporto con Dio. Quante conversioni miracolose avvengono a Lourdes ed in altri santuari, specialmente mariani. Vera conversione significa porre Dio e la Sua parola al primo posto nella propria vita individuale e familiare mediante la preghiera e la frequenza ai Sacramenti.
Gli stessi messaggi di Medjugorje tendono, nella loro globalità, a riproporre, quale rimedio alla moderna eresia diabolica, il primato del rapporto con Dio, da cui scaturisce ogni altro amore, anche verso la natura: "Cari Figli! Oggi come non mai vi invito a pregare. La vostra vita diventi in pienezza preghiera. Senza amore voi non potete pregare. Percio' vi invito per prima cosa ad amare Dio Creatore della vostra vita; dopo riconoscerete ed amerete Dio in tutti, come Lui ama voi. Cari Figli, questa e' grazia, che io possa essere con voi. Percio' accettate e vivete i miei messaggi per il vostro bene. Io vi amo e percio' sono con voi per insegnarvi e condurvi verso una vita nuova: quella della rinuncia e della conversione. Solo cosi' scoprirete Dio e tutto quello che adesso vi e' lontano. Percio' pregate, Figlioli!
Grazie per aver risposto al mio invito".




È scritto nel libro dell'Esodo: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi" (Libro dell'Esodo 20,2-6).

Nel primo comandamento Dio ci chiede il nostro amore reverenziale, dovuto alla grandezza della sua maestà divina e alla povertà della nostra natura umana. Troppe volte, infatti, ci dimentichiamo di rendere culto a Dio, noi che ci crediamo dèi; mentre in realtà, se non abbiamo lo spirito vivificato dalla grazia, siamo solo polvere (Vangelo di Giovanni 6,63).

Sempre dobbiamo dire: "Non abbiamo altro dio all'infuori di Te, Signore". Dircelo mattina e sera, a mezzogiorno e a mezzanotte, quando mangiamo e quando beviamo, quando ci corichiamo e quando ci svegliamo, quando lavoriamo e quando riposiamo. Nella salute e nella malattia, nel dolore e nella gioia, nella giovinezza e nella vecchiaia, nella compagnia e nella solitudine, nell'impiego e nello svago. Sempre! (Libro del Deuteronomio 6,6- 7).

Dall'umile filo d'erba alla splendidissima stella, dal misero granello di polvere all'immensità dello spazio, dalla mattutina goccia di rugiada alla grandezza dei mari, tutto canta: "Io sono il Signore, tuo Dio". Non vi è attimo del giorno in cui Egli non faccia risuonare queste parole, poiché l'universo è frutto del suo amore creativo: "Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui" (Lettera di San Paolo ai Colossesi 1,17).

La Divina Presenza soffia nella voce dell'aria, canta nel gorgoglio dell'acqua, profuma nell'odore dei fiori, s'incide sui pendii dei monti, s'innalza nel turbine dei venti; sussurra, parla, chiama, rimprovera, illumina, insegna, assiste, ama. Anche nella coscienza, che è in ogni persona, Dio alza la sua voce e proclama: "Io sono il tuo Signore e il tuo Dio! Non questo oro che adori, questo corpo che nutri, questa donna che ami, questo cibo che mangi, questo lavoro che produci, questo potere che sfrutti, questa persona che conosci, questo padrone che servi, questo tempo che usi, questo mondo che abiti": "Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra, perché io sono Dio; non ce n'è altri" (Libro del profeta lsaia 45,22).

Il denaro, il corpo, il cibo, la bevanda, il sesso, non sono Dio! Il lavoro, il successo, le opere del genio umano, il progresso, la tecnica, il mondo, non sono Dio! Il benessere, le proprietà, gli affari, il potere, la cultura, l'affermazione di sé, la salute, non sono Dio! Uno solo è il Signore: Colui che ci ha dato questa vita materiale per meritarci la Vita che non muore; Colui che ci ha dato vesti, cibo, lavoro, affetti, dimora, capacità e ogni cosa; Colui che ci ha dato l'intelligenza per capire, la volontà per volere, la libertà per scegliere; Colui che ci ha dato la facoltà di amare e la gioia di essere amati; Colui che ci ha dato la vocazione di essere santi e la grazia di essere salvati.

Il primo comandamento ci permette di essere simili a Dio: "Voi siete dèi, siete tutti figli dell'Altissimo" (Salmo 81,6; Vangelo di Giovanni 10,34), ma solo se osserviamo la sua legge e viviamo nel suo amore. Se infatti ci creiamo un nostro regno in cui vivere e godere, perdiamo il regno vero e ci priviamo della grazia. Poiché non si può servire insieme l'errore e la verità, la morte e la vita, la luce e la tenebra, il bene e il male, il peccato e la virtù (Vangelo di Matteo 6,24).

Difficilmente chi non si tiene unito a Dio con costanza e preghiera saprà rimanere libero dagli dèi del mondo! Se invece lo ameremo, riconoscendolo come nostro Signore, non peccheremo, perché chi ama non vuol dare dolore all'amato. Inoltre, riconoscere Dio come nostro unico Signore è un segno di fede e di umiltà, virtù che portano alla salvezza: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli" (Vangelo di Matteo 5,3), "Chi si umilia sarà esaltato" (Vangelo di Luca 18,14), "Chi crede ha la vita eterna" (Vangelo di Giovanni 6,47).

Non alziamo altari a dèi non veri come fece il popolo d'Israele! (Libro dell'Esodo 32,31)! Non andiamo in cerca di teorie e religioni diverse da quelle proposte dalla fede cattolica! Non ricorriamo a cartomanti ed a pratiche superstiziose contrarie alla fede! Ma fidiamoci del Signore nostro Dio, a Lui solo ubbidiamo e Lui solo adoriamo sull'altare vivo del nostro cuore. Gesù ha detto: "Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai" (Vangelo di Luca 4,8). Come afferma il Catechismo: "Adorare Dio è riconoscere, nel rispetto e nella sottomissione assoluta, il nulla della creatura, la quale non esiste che per Lui. Adorare Dio è, come Maria nel Magnificat, lodarlo, esaltarlo e umiliare se stessi, confessando con gratitudine che egli ha fatto grandi cose e che santo è il suo nome. L'adorazione del Dio Unico libera l'uomo dal ripiegamento su se stesso, dalla schiavitù del peccato e dall'idolatria del mondo" (Catechismo della Chiesa Cattolica 2097).

Proprio sul dovere di mettere sempre il Signore al primo posto e di osservare la sua legge, un giorno una persona domanda a Gesù: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Prima di rispondere Gesù gli ricorda che "solo Dio è buono", perché è il bene in assoluto e la sorgente di ogni bene. Poi gli dice: "Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre" (Vangelo di Marco 10,17-19). Similmente a un dottore della legge che gli chiede qual è il più grande comandamento, Gesù risponde: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti" (Vangelo di Matteo 19,16-17, 22,36-40).

È sempre Dio il fine di ogni azione e il senso di ogni fine. Egli sta sempre di fronte a noi! È il nostro Creatore. Il nostro Salvatore. Colui che ci ama. L'origine, il senso e il fine della nostra vita. Chi accoglie la sua parola vivrà per sempre: "Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte" (Vangelo di Giovanni 8,51). Perciò abbiamo il dovere di accettare Dio come nostro Salvatore, di accogliere le sue parole e di aderire ai suoi comandi, riconoscendo la sua buona Autorità e la sua autorevole Bontà. Ecco perché, nella Bibbia, Dio inizia e conclude sempre i suoi interventi con la formula: "Io sono il Signore!" (Libro dell'Esodo 6,8; 12,2; Libro del Levitico 18,5; 19,18.37, Libro del profeta lsaia 42,8; 43,11; 45,5; Catechismo della Chiesa Cattolica 2086).

L'amore di Dio è messo al primo posto, perché senza il Signore non siamo nulla e non possiamo far nulla (Salmo 38, 6, Libro del profeta lsaia 40, 6, Vangelo di Giovanni 15,5-6; Lettera di San Paolo ai Romani 14,7­8).


Quando ci andiamo a confessare è un atto di Amore incredibile di Dio nei nostri confronti - La Riconciliazione...

La Riconciliazione,  è un dono straordinario che Dio fa alla Sua Chiesa.

I sacramenti sono i doni che Gesù ha fatto alla Sua Chiesa, cioè a noi, ad ognuno di noi, per il nostro bene, per la nostra vita. Tra questi sacramenti c’è quello della Riconciliazione, del quale abbiamo una paura grandissima. Ed invece di avere paura dovremmo avere un altro atteggiamento nei confronti di questo sacramento. Perché vedete: quando il Signore si è trovato a cena con questi uomini e queste donne che erano dei peccatori pubblici, dinnanzi all’indignazione dei farisei che credevano di essere giusti e di meritarsi in qualche modo la stima, l’Amore di Dio, il credito che Dio doveva loro, perché facevano qualcosa, Gesù tira fuori queste tre parabole che ci aiutano un attimino a capire come Dio vede il perdono, come lo pensa, cosa succede quando questo avviene.

La prima cosa che salta agli occhi è una: chi è che prende l’iniziativa per riconciliarsi con noi è Dio. Non siamo noi. Noi rispondiamo. Chi dice: “Chi di voi ha 100 pecore e ne perde una lascia le 99 e và a pigliare quella che si è perduta?” Nessuno. Noi diremmo: “Mi è andata bene. Ne ho perso solo una”. Invece no. Dio ti fa capire l’importanza della tua vita per il fatto che Lui stesso è il primo che freme quando noi ci distacchiamo da Lui, quando noi ci perdiamo con il peccato. Il primo che freme, che si mette alla ricerca, è Dio stesso. E’ Gesù.

Quindi quando noi sentiamo questo desiderio di andarci a confessare è arrivata prima la Grazia di Dio. E’ Gesù che ci ha raccattati.

Allora... Da una parte la premura di Dio nei nostri confronti, dall’altra, quando Dio ci ha trovati - dice Gesù - che fa quel pastore? Se la prende; se la mette sulle spalle; la porta a casa; chiama gli amici e fa festa.

Quando ci andiamo a confessare è un atto di Amore incredibile di Dio nei nostri confronti, il Quale davvero si carica la nostra vita sulle spalle. E Dio vive la gioia.

Quando ci andiamo a confessare, invece di avere paura di andarci a confessare, paura del giudizio del prete, paura di farsi vedere per quello che si è, paura di se stessi, paura del giudizio di Dio, pensiamo e ripensiamo a questa parabola. E’ Gesù stesso che ci ha già trovati quando abbiamo il desiderio di andarci a confessare.

Quando entriamo in quel sacramento pensiamo che davvero Dio gioisce di noi.

Io dico sempre - lo dico anche a me stesso : “Che si fa oggi? Beh, oggi andiamo a dare una gioia a Dio. Mi vado a confessare”. Diamo una gioia a Dio. C’è più gioia in cielo per quel peccatore che è tornato alla vita attraverso la confessione, attraverso il perdono, più che per i 99 che sono rimasti lì, che non hanno bisogno di conversione. Ecco la gioia di Dio. Quando noi accogliamo il Suo perdono. Perché nella Riconciliazione avviene questo. Noi accogliamo l’Amore di Dio. Signore, Sì, amami davvero.

Allora... La gioia è un atto di amore. Dio stesso ci cerca.

Sapete cosa c’è in questo grande sacramento? E’ un sacramento di guarigione. Il figlio che si è perduto, stramazzato, pieno di pezze, torna e viene ristabilito nella dignità di figlio. Un sacramento di guarigione, perché il peccato ci ferisce. Gesù ci guarisce e ci ridà quella dignità di figli che noi perdiamo con il peccato. Perché l’altro risvolto sapete qual’è? Quando noi pecchiamo sapete cosa avviene dentro di noi? Quello che è successo al figliol prodigo. Anzi a questo figlio... E’ il padre che è misericordioso... Cosa succede a questo figlio? Pensate al tragitto che fa: và dal padre e gli dice: “Mi dai l’eredità che mi spetta?” Quand’è che ci spetta l’eredità? Se ci rimane qualcosa del babbo e della mamma è quando muoiono. Quindi questo figlio cosa ha detto al padre? Questo figlio sta dicendo al padre: “Tu per me sei morto. Non esisti”. Ok? Quando noi commettiamo il peccato facciamo la stessa e identica cosa. Il problema è che se il padre è morto tu sei orfano. L’esperienza del peccato ci fa fare questa cosa: ci smarriamo, ci perdiamo. Il peccato dentro di noi fa proprio questo.

Cosa fa il peccato? L’altra conseguenza è questa: ci mette fuori dalla casa del Padre. Sono orfano e alla fine arrivo ad essere anche povero, indigente.

Perché quest’uomo ritorna dal padre? Perché ha fame; perché è a digiuno. Non è tornato perché ama il padre. Il primo movimento di questo figlio non è l’amore per il padre, è il bisogno che ha. Si scopre che ha un bisogno. “Voglio mangiare. Almeno lì mi danno da mangiare”. Và bene? Tante volte noi ci andiamo a confessare per la stessa e identica motivazione. Perché mi sento male; perché mi sento sporco; perché mi sento così... Vero? Mica ci andiamo a confessare per amore di Dio. O no? Mi sbaglio? Il nostro primo moto, a volte, quando ci andiamo a confessare è proprio questo: perché scopriamo una condizione brutta e ho bisogno di... Và bene... Basta che si ritorni.

Allora... Nel ritorno di questo figlio noi cosa vediamo? Che il padre lo attendeva. Non vedeva l’ora che tornasse. Non si è dimenticato di lui. Questo succede nella confessione. Dio non si è dimenticato di noi. Anche se noi lo abbiamo ucciso come nostro padre, Lo abbiamo rifiutato; abbiamo voluto fare di testa nostra, fregandocene del Suo amore, Lui però non si stanca mai di noi. Non si dimentica mai di noi.

Il figlio ritorna e cosa succede? In quell’abbraccio il padre gli fa sperimentare tutto l’amore che ha e gli ridà la dignità di figlio: “Rivestitelo, anello al dito, calzari ai piedi”. Essere figlio, padrone e libero. Perché prima era schiavo.

Il peccato ci rende schiavi.

Vi ricordate, nel Vangelo di Giovanni, ad un certo punto Gesù, dopo la moltiplicazione dei pani, lo vogliono far re. Lui se ne và. Molti credettero in Lui per il segno. Che dice Gesù? Dice questo: “Se credete nel Figlio il Figlio vi farà conoscere la Verità e la Verità vi farà liberi”. E cosa dicono: “Ma noi siamo liberi! Siamo figli di Abramo. Non siamo schiavi di nessuno”. E Gesù dice: “Chiunque commette il peccato diventa schiavo del peccato”.

Tante volte noi facciamo tante cose... Non vorremmo farle, ma non sappiamo come fare a meno di fare quel peccato, perché siamo davvero schiavi. Nella confessione veniamo liberati da questa schiavitù. Và bene? Gesù ci ridà la libertà. Ci rimette in mano il dono più prezioso: la nostra volontà, la nostra libertà, che ci rende immagine e somiglianza di Dio. Capaci di avere una relazione nell’amore, perché l’amore si fa nella libertà, non nella costrizione. Riceviamo di nuovo la libertà, la dignità di figli. Entriamo nella gioia anche noi. Facciamo festa. Quel figlio ha fatto festa col padre. Per arrivare a questo, però, il figlio cosa ha dovuto fare? Capire che aveva bisogno di tornare; c’è tornato; ha chiesto perdono, ha riconosciuto il proprio peccato. Ha riconosciuto la propria miseria. Il padre non si è buttato addosso e subito gli ha detto: “Non vi preoccupate. Spogliatelo, mettetegli l’anello al dito...” No! Vi ricordate? Il figlio ha detto: “Tornerò da mio padre e gli dirò: Ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Fammi essere tuo servo. Mettimi tra i garzoni”. Quando è tra le braccia del padre il padre gli fa dire: “Ho peccato contro il cielo e contro di te. Non sono più degno di essere tuo figlio”. Gli fa prendere la coscienza di ciò che ha vissuto con il peccato. Così Dio ci rende responsabili, perché ci aiuta a capire il dono che abbiamo perso. Così quando ce lo ridà lo teniamo da conto. Non gli fa dire, però: “Tratta me come un servo”. Perché Dio non ci umilia mai. Non ha bisogno di umiliarci, nel senso di dire: “Ecco, vedi che te l’avevo detto...” Ha bisogno che noi comprendiamo quello che avevamo perso, per il nostro bene.

Voi che siete genitori. Quando diamo le cose troppo facili ai figli i figli non le apprezzano, vero? O no? Noi siamo uguali, perché siamo figli d’innanzi a Dio. Allora il Signore ha bisogno che noi ci rendiamo conto di quello che avevamo perso. Ecco quando vado dal sacerdote e dico i miei peccati. Dico i miei peccati... Non gli ha fatto sconti il padre. Và bene? Allora, quando vi andate a confessare non fatevi sconti! Non fatevi sconti.

Noi preti abbiamo a volte l’abitudine nefasta... Due sono gli atteggiamenti: O uccidiamo le persone – “come ti sei permesso” - oppure “ma non hai fatto nulla. Ma non ti preoccupare” Non è vero! Perché il tuo peccato è costato la vita di Cristo. Capiamolo questo. Per essere riconciliati con Dio Padre Gesù è dovuto andare sulla croce. Per essere riconciliati con il Padre Gesù ha dovuto attraversare la morte. Sapete cosa significa per Colui che è la vita dover attraversare la morte? E’ come se Gesù avesse rinnegato tutto ciò che Lui è. Lui che è la vita ha dovuto attraversare la morte. E’ una cosa che noi non possiamo neanche immaginare. Il peccato mio e vostro ha fatto questo. Allora... Né da una parte si deve uccidere la persona, ma neanche dall’altra, perché uccidiamo anche così, si deve omettere di far prendere coscienza di cos’è il peccato.

Và bene. Allora... Abbiamo bisogno di sperimentare cos’è il peccato. Non fatevi mai sconti. Mettetevi nella verità d’innanzi a Dio.

Quando vi andate a confessare preparatevi prima. Chiedete il dono dello Spirito Santo, Lui che è lo Spirito della Verità. Cosa dice Gesù’ “Se non vado al Padre non posso mandarvi il Consolatore, lo Spirito di Verità, Colui che vi porta la Verità tutta intera”. Ma la verità dell’Amore di Dio, di quanto Dio ti ama è la verità di te stesso, di chi sei realmente, di ciò che vivi dentro.

Lo Spirito è l’unico che può convincere, dice Gesù, in quanto al peccato, al giudizio, alla giustizia. Chi è che ci aiuta a comprendere la profondità di cos’è il peccato è lo Spirito Santo. Quindi non andatevi a confessare così: “Beh, vado...” “Padre, non so cosa dire”. “Cosa sei venuto a fare? potevi stare a casa”. Và bene? Ma non perché ho un blocco; perché non mi sono neanche messo lì a dire: “Signore, fammi capire qual’è il mio peccato.” Allora prepariamoci, perché è talmente grande il mistero che viviamo... Noi siamo abituati a buttare tutto: alla Messa andiamo 5 minuti dopo che è iniziata. Guai ad andarci prima. Magari ci viene il mal di pancia. A confessarci andiamo senza un minimo di preparazione... Ma Dio ci sta dando la vita lì. Abbiamo bisogno di comprendere quello che facciamo e preparare la nostra persona ad accogliere il dono di Dio.

Prima di confessarsi c’è la preghiera. Nella preghiera si sviluppa il pentimento. Il processo che fa il figlio è quello del pentimento, quello di tornare indietro, della conversione, che è la parte più importante del sacramento della Riconciliazione. Non è il segno di croce del prete: “Ti assolvo da tutti i tuoi peccati”. La parte più importante è il pentimento della persona. E il pentimento, quello vero, quello che Dio vuole che noi viviamo, non è quello di questo figlio. Probabilmente è cominciato con la fame e mentre tornava indietro si è anche reso conto di cosa è significato anche per il padre il suo allontanamento. Ma il pentimento che Dio vuole da noi è questo: comprendere alla Sua luce, alla luce dello Spirito Santo, che quello che noi abbiamo fatto - nelle parole, nei gesti, nei pensieri, nelle opere - è stato rifiutare l’Amore di Dio, dire “no” a Dio, vivere come se Dio non esistesse. Capire questo è avere nel cuore il dispiacere del dolore procurato a Dio. I genitori, quando i figli prendono strade brutte, come si sentono? Male, vero? Anche impauriti. Questo però procura sofferenza, giusto? Dio, che è davvero Padre, vive la stessa identica cosa.

Il pentimento mio deve essere questo. Non tanto perché mi vedo brutto, perché faccio schifo, perché non ne posso più della vita che faccio... Ho fame torno indietro.. Và bene, Dio si accontenta anche di questo. Ma il vero pentimento è essere dispiaciuti di aver dato dispiacere a Dio che è mio Padre. E’ il timore di Dio.

Una volta venne una mia amica - io ero già diventato frate - a parlare con me, perché era rimasta incinta e non era sposata. La sua preoccupazione era come dirlo al padre, ma non perché il padre fosse violento e chissà cosa avrebbe potuto farle, ma per il dispiacere che avrebbe potuto dare a questo padre. Questo dispiacere dobbiamo averlo verso Dio, che è davvero nostro Padre. Il timore di Dio. Il pentimento si inserisce qui. Capire alla luce di Dio ciò che ho vissuto; comprendere che ciò che ho vissuto è stato rinnegarLo; avere il cuore addolorato per questo. Non perché mi vedo brutto, non perché non vorrei essere così, non perché mi da fastidio quello che ho vissuto, non perché vorrei essere diverso... No. Perché ho fatto soffrire il cuore di mio Padre, che mi ama davvero dando il Suo Figlio per me.

E l’ultimo passaggio del pentimento è decidere di vivere diversamente. Perché se io non voglio vivere diversamente non c’è pentimento. E allora hai voglia a dire “ti assolvo”… Non succede nulla! Il perdono di Dio non scende, perché Dio non ti può dare ciò che tu non vuoi.

Abbiamo detto che l’amore si vive nella libertà. Dio non può darti il Suo Amore, la Sua Misericordia se tu non la vuoi. Quando non ti penti del peccato tu non vuoi l’Amore misericordioso di Dio. Pentirsi significa uscire dalle situazioni di peccato.

Sono sposato... Ho l’amante... Mi vado a confessare che sono dispiaciuto, ma non esco da quella situazione. Non c’è pentimento. Non scende la Misericordia di Dio.

Ho risentimento. Odio una persona. Capisco che è brutto, mi vado a confessare, ma non sono disposto a perdonare. Non c’è pentimento. Non succede nulla!

Difatti il nostro compito, come pastori, come amministratori della Misericordia di Dio, è quello di capire se c’è un pentimento. Alcune volte mi è capitato di non poter dare l’assoluzione. Non che non la vuoi dare... Non la puoi dare, perché non c’è il presupposto. Perché se non vuoi perdonare una persona...Hai voglia che io ti dica... Non succede nulla e se lo faccio ti inganno.

D: Quando Lei non da l’assoluzione la persona come reagisce?

R: male. E’ dispiaciuta, ma sono dispiaciuto più io di lei.

Devo farti capire che non succede nulla se non vuoi cambiare. Se non sei disposta a voler l’Amore di Dio, Dio ti lascia libero. Guardate che Dio rispetta la nostra libertà. Si fa impotente dinnanzi alla nostra libertà. Ecco perché la parte più importante di questo sacramento è il vostro pentimento, che si fa nella preghiera.

D: Che differenza c’è tra pentimento e rimorso?

R: Mettiamola così... Il rimorso è diverso anche dal senso di colpa. Il senso di colpa non serve a nessuno. Il senso di colpa è quello di Giuda che alla fine lo porta a suicidarsi. Il senso di colpa nasce dall’accusa che facciamo a noi stessi e dal non credere nell’amore di Dio, nella Misericordia di Dio. Nella possibilità che Dio mi perdoni. Dio non se ne fa nulla di questo. Dio ci fa vedere la nostra condizione miserevole e a volte neanche fino in fondo, perché a volte non siamo neanche in grado di portare questo peso. Ci fa vedere il tanto che basta perché noi diciamo: “Signore, io ho bisogno di essere perdonato, perché io davvero Ti ho offeso. Voglio il Tuo perdono”.

Il rimorso è la coscienza che in qualche modo mi dice che in quella cosa non ho fatto il bene. Poi sta a te accogliere questo. Se io accolgo questa cosa e chiedo perdono a Dio nasce il pentimento e mi vado a confessare. Se non lo faccio mi rimane lì. Il rimorso è quel richiamo che la coscienza fa a noi, dove Dio parla e dice: “Guarda che qui ti stai facendo male. Stai camminando nella via del male e non nel bene. Ravvediti. ChiediMi perdono”. Lì nasce il pentimento se io accetto questa cosa, altrimenti no. Ma il pentimento è quell’atto che io faccio; quella presa di coscienza dinnanzi alla luce di Dio. Perché il primo che fa il passo è sempre Dio. E’ Lui che viene a cercarmi.

Quando c’è il pentimento vero c’è la vera liberazione: dalle colpe e dalle pene. La colpa ci fa meritare l’Inferno, la pena è ciò che noi dovremmo scontare. Quando c’è il pentimento pieno il Sangue di Gesù cancella tutte e due. Quando non c’è il pentimento vero, ma c’è l’attrizione, si chiama in gergo questo chiedere a Dio perdono per altre motivazioni, ci viene cancellata la colpa, ma ci rimane la pena, che scontiamo o qui o in Purgatorio. Quando non c’è il pieno pentimento vuol dire che noi rimaniamo ancora attaccati a quel peccato. Non permettiamo al Sangue di Gesù di arrivare in fondo alla nostra volontà, tanto da sradicare questo attaccamento che noi abbiamo scelto attraverso il peccato. Ci rimane quel filo.

Il vero pentimento mi deve portare ad odiare il peccato. Non devo odiare né me stesso né gli altri, solo il peccato. Perché Dio odia il peccato; non odia l’essere umano, la Sua creatura. Ma il peccato lo odia. Il pentimento mi porta ad odiare il peccato. L’attrizione, invece, non mi porta ad odiare il peccato. Mi fa odiare le conseguenze del peccato, ma non il peccato. Quindi la mia volontà rimane ancora legata. Non perché Gesù non voglia liberarmi, non glieLo permetto io. Mi libera dalla colpa, ma mi rimane la pena. Permetto al Signore di purificarmi quando accolgo tutto ciò che vivo che può essere la sofferenza, l’umiliazione, … Quando l’accolgo e ne faccio un atto d’amore al Signore Lui purifica la mia volontà dagli attaccamenti al peccato. Se non lo faccio mi tocca farlo in Purgatorio. Vi assicuro che è meglio farlo di qua. Fidatevi. Cercate veramente di aprire il cuore di qua.

Andiamo davanti a Lui con la coscienza purificata dal Sangue di Suo Figlio.

Quindi... La parte più importante è il pentimento.

Poi c’è l’accusa dei peccati. Ogni peccato di cui sono consapevole e non lo accuso non mi viene perdonato. Non nascondeteveli i peccati, non vi serve! Invece di vergognarvi davanti al prete dovevate vergognarvi prima di fare il peccato. Non ha senso che ti vergogni dopo. Il prete non sta lì a pensare: “Guarda questo come fa schifo”. Può anche pensarlo... Ma cosa interessa! Non mi interessa questo. L’altro può pensare quello che vuole. Io sono lì per essere purificato dal Sangue di Gesù e poter riaccogliere l’Amore di Dio. Per tornare ad essere Suo Figlio. Allora il prete può pensare di me quello che vuole. Non mi interessa.

“Ma il prete si è arrabbiato!” Non vi interessa. L’importante è che voi siete pentiti, mettete il peccato lì e ricevete il perdono di Dio. Questo è l’essenziale. Se trovate quello che si arrabbia, se trovate quello che dice che và bene tutto, voi non vi preoccupate. Dite il vostro peccato.

La Madonna qui a Medjugorje, lo abbiamo sentito oggi, dice: “La confessione almeno una volta al mese”. Per fare un vero cammino cristiano dobbiamo confessarci almeno una volta al mese. Il minimo è una volta al mese. Ma se ci andiamo di più è ancora meglio. I santi si confessavano più spesso.

D: Se veniamo a dirLe, come Le ho detto prima “non so cosa dirLe”, Lei ci sgrida.

R: No. Infatti ti ho lasciato lo schema per l’esame di coscienza, in modo che quando vieni ti prepari.

Quindi, vi dicevo... Se trovate il sacerdote che vi dice “ma sei venuto 15 giorni fa, non serve; ma che peccati avrai mai fatto?”, dite al sacerdote: “A te non deve preoccupare questa cosa. Sei lì per me. Ti hanno fatto sacerdote per amministrare i beni di Dio a me che sono Suo figlio. Altrimenti potevi fare a meno di fare il prete”. Fidatevi che i sacerdoti, quando glielo dite, la prossima volta non ve lo diranno più. E neanche vi diranno nulla, perché sanno che è così.

Padre Pio si confessava una volta in settimana. L’ultimo periodo della vita una volta al giorno. Perchè quando veramente entri nella comunione profonda con Dio e con il Suo Amore comprendi anche il più piccolo “no”. Il più piccolo “no” ti pesa. Vuoi che Lui ti purifichi per poter gioire veramente della pienezza di questo Amore.

Iniziamo una volta al mese, ma se sentite l’esigenza fatelo anche più spesso, perché quando ci confessiamo Dio ci ridona la dignità di figli, la libertà dal peccato. Ci fa sperimentare l’Amore Suo, ma ci da anche le grazie per poter crescere nell’Amore di Dio. Ogni volta che ci confessiamo la luce di Dio risplende ancora di più dentro di noi, il che significa che siamo più capaci di dire di “sì” al bene e di dire “no” al male. Meno ci confessiamo e più ci sembra che non facciamo nulla e più teniamo i macigni sulla nostra coscienza.

La confessione frequente purifica anche la mia coscienza. La fa diventare più cristallina, capace di ricevere la luce di Dio in maniera più grande e quindi di corrispondere in maniera più grande all’amore di Dio. C’è una crescita. Quindi: non preoccupatevi di ciò che pensa il sacerdote, né se vi dice peste e corna né se vi dice che non avete fatto nulla. Voi confessate il vostro peccato e basta. Se vi dice che andate troppo spesso ditegli: “Tu sei lì per questo. Per donarmi il perdono di Dio. Siccome io ne ho necessità tu rimani lì”. Quando verrai la prossima volta non te lo dirà più.

E’ importante poi questo: non giustificatevi dei vostri peccati. “Padre, io chiedo perdono perché ho mandato a quel paese mio marito, però è stato lui.., perché lui mi ha detto questo, perché lui sa come io sono, perché mi ha detto quella cosa?” Ci stiamo giustificando. Quando ci giustifichiamo sapete cosa significa? Che diciamo a Gesù: “Tu potevi non morire per me, perché io mi salvo da solo”. Invece siate spietati con voi stessi. Il mio peccato è questo! E non trovo giustificazioni. Ma soltanto, Signore, mi fido della Tua Misericordia. Perdonami. Siate sicuri che Gesù vi dirà: “Non ti preoccupare. Io ho dato il Sangue per te”. Ci giustifica Lui, perché l’unico che può giustificare è Gesù. Non siamo noi. Quindi, non giustificatevi quando vi andate a confessare. Siate spietati. Chiamate per nome i vostri peccati e rimetteteli nella Misericordia di Dio.

Questo è l’iter della Confessione. Quando abbiamo una Confessione così davvero proviamo i benefici che sono la pace, l’amore, la gioia, il sentirsi più leggeri.

Ci sono alcuni peccati che facciamo fatica a riconoscere.

Altro peccato è la magia: farsi leggere le mani, le carte, portare amuleti, ricorrere a tutte queste cose orientali. Vanno tutte contro il primo comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di Me”. Il reiki, la pranoterapia, lo yoga...“facciamo la ginnastica”… No, non è vero, perché è un modo di meditare della religione induista. Quando facciamo il mantra.. Il mantra è l’invocazione di una divinità. Lo yoga mi porta a fare che cosa? Ad unirmi con la divinità. Quindi quando pronuncio quel nome è il nome di una divinità. Ma ci può essere un altro Dio all’infuori della Trinità? No. Quindi cosa sto nominando? Che Dio sto nominando? Dietro c’è proprio tutto questo.

I ciakra. Non fatevi mettere le mani addosso. Non fatevi aprire nessun ciakra, perché dietro l’apertura dei ciakra c’è il risveglio della Kundalini. Sapete cos’è la Kundalini? E’ lo spirito del serpente che dalla punta della spina dorsale risale lungo tutta la spina e ti arriva in testa, perché così ti apre alla divinità attraverso i punti energetici.

Capite cosa c’è dietro? La Bibbia chiama l’antico serpente con un altro nome. Ti mette in contatto con la divinità... Quale? Perché per entrare in contatto con il Padre c’è solo una strada: Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, fattosi Carne nel grembo verginale di Maria. E’ attraverso di Lui che noi diventiamo una cosa sola con Dio Padre nello Spirito Santo. Non ci sono tecniche e non ci sono altri dei. Tutto questo và contro il primo comandamento che è il più grave.

Quando a Fatima la Madonna ha portato i tre pastorelli a vedere l’Inferno... perché l’Inferno esiste, è un dogma di fede, Catechismo della Chiesa Cattolica. Anche se il sacerdote vi dice che non è così, non credeteci. Perché se ve lo dice rispondete: “Tu sei ministro di Cristo e della Sua Chiesa, non delle tue idee”. Io non vi devo dire le mie idee. Vi devo dire il pensiero di Cristo attraverso la Sua sposa che è la Chiesa. Quindi l’esistenza dell’Inferno c’è nel Vangelo ed è un dogma di fede. Dogma significa che la Chiesa ha una verità chiara per cui diventa un dogma. Noi, con la nostra fede, dobbiamo dare l’assenso dell’intelletto e della nostra volontà. Quindi l’Inferno esiste.

La Madonna, quando ha portato i tre pastorelli di Fatima, tre bambini di 7, 9 e 11 anni, non si è preoccupata di dire: “Ah, poverini. Li spaventerò, Avranno paura”. perchè la verità è quella. Scusatemi... Ai vostri figli, quando erano piccoli, avevate paura di togliere la mano dalla presa della corrente? “No... Che se lo strattono magari viene il trauma al bimbo...” Ma se mette le due dita ti muore il bimbo, giusto? E tu gli dici: “No! Lì non si mettono. Lì si muore!”

La Madonna, che è mamma, ha fatto la stessa cosa. Se io dico che l’Inferno non esiste fate quello che volete. Non vi preoccupate...Vi faccio male. Quando la Madonna li ha portati a vedere l’Inferno, quando sono tornati Lucia scrive nella sua relazione - prendiamo Fatima, perché è stata approvata dalla Chiesa, così nessuno può dire nulla: “Era talmente l’odio di quelle anime dannate che se non ci fosse stata la Madonna a proteggerci saremmo morti per quell’odio”.

Lucia dice alla Madonna: “Mamma, ma qual’è il peccato più grave?’ E la Madonna risponde: “Il peccato più grave è l’idolatria”. Dare culto a qualcosa o a qualcuno che non è Dio. Consacrare la propria esistenza a qualcosa o qualcuno che non è Dio. La magia vi porta in questa direzione. L’induismo, la pranoterapia vi portano in questa direzione. Non c’è bisogno di Dio! Il reiki... “Ti guarisce l’energia universale! Ti guarisce il mio potere!” Questo è mettere un altro al posto di Dio, di Gesù Cristo, che è l’unico che ti guarisce dalle malattie del corpo e dello spirito. Questo và contro il primo comandamento che è il più grave. Quindi attenzione: confessateli questi peccati.

L’odio. Attenzione all’odio. Abbiamo ascoltato il secondo figlio oggi nella parabola, il quale non voleva perdonare suo fratello. Ma non perdonando suo fratello non è entrato alla festa. “Ma come? Tu hai perdonato lui che ha fatto questo, quello e quell’altro? Io non lo voglio perdonare”. Non è entrato alla festa. Bisogna perdonare, perché se non perdoni non entri alla festa dell’Amore di Dio! Quel figlio è rimasto lì. Quando non perdoniamo il male lo facciamo a noi stessi, perché ci mettiamo fuori dall’Amore di Dio. Ci mettiamo fuori dalla gioia di Dio. Ci mettiamo fuori dalla vita eterna.

Pensate che nel Padre Nostro, la preghiera dei figli, noi riconosciamo Dio come Padre, Gli chiediamo di santificare il Suo Nome, di realizzare il Suo Regno, di realizzare la Sua Volontà in noi come si vive in cielo, di donarci il pane quotidiano, di perdonarci i peccati, di aiutarci nella tentazione, di non farci soccombere dal maligno. Quindi chiediamo a Dio di fare Lui. Una cosa soltanto ci impegniamo a fare. Qual’è? Perdonare. Gesù l’ha messa così la preghiera. Una sola cosa. Difatti Gesù, se prendete i Vangeli, alla fine del Padre Nostro conclude: “Perché se non perdonerete di vero cuore ai vostri fratelli, il Padre vostro che è nei cieli non vi perdonerà”. Significa che quando noi non perdoniamo diciamo a Dio: “Non mi perdonare”. Allora hai voglia ad andare dal prete a dire: “Io voglio chiedere perdono di questo e quest’altro...” Se non sei disposto a perdonare, non c’è perdono che possa scendere su di te.

D: Il perdono è un processo o un atto di volontà?

R: Il perdono è un atto volontario come è l’amore... L’amore non è un sentimento. Perché se l’amore fosse un sentimento... Chi è sposato qui? Chi sta ancora col marito o con la moglie? Se l’amore fosse un sentimento vi sareste lasciati il giorno dopo il viaggio di nozze. Giusto? L’amore è un atto libero, di volontà. Noi scegliamo di volere il bene dell’altro. Questo possiamo farlo sempre. Anche quando dentro non lo sentiamo. Anche quando i nostri sentimenti dentro vanno all’opposto. Dentro sento questo, ma scelgo diversamente.

D: Possiamo perdonare e non voler vedere più queste persone?

R: No. Mi spiego in che senso...

D: Ma se io voglio perdonarlo e lui non vuole più vedermi?

R: Questa è un’altra questione. Un conto è che l’altro non voglia avere più niente a che fare con te, un conto è che io lo perdono, ma non voglio avere più niente a che fare con lui. Il primo và bene, perché non puoi costringere l’altro a volermi bene. Tu devi sanare la tua situazione.

Il processo del perdono parte da un atto di volontà, perché se tu non scegli di perdonare, non scegli di volere il bene dell’altro fino a dargli la vita, non può succedere, non può iniziare il processo. Il perdono è un atto anche divino. Ma Dio, come ho detto prima, non può donarti nulla, non può scendere in te, non può sanare il tuo cuore, se tu non lo vuoi.

D: Ma è lacrime e sangue...

R: Prova a chiedere a Gesù sulla croce cosa significava. Oh cara mia, hai voglia...

Nel processo del perdono Gesù ci fa fare un cammino. Se prendiamo il Vangelo ad un certo punto Gesù dice: “Vi fu detto ‘amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”, ma Io vi dico “amate i vostri nemici”.

Primo passo: scegli di volere il bene del nemico. Scegli di camminare in questo modo. Secondo: scopri di avere un nemico. Perché se io ti chiedo: Hai qualcuno a cui devi perdonare? “Ma no. Sono in pace con tutti...” Un’altra domanda: Ma c’è qualcuno che quando lo vedi provi in fondo al cuore un pò di amarezza per quello che hai vissuto? “Eh, si padre”. Benissimo... Diamo un nome al nostro nemico, perché se non so che ho un nemico non capisco che devo perdonare. Facciamo verità nei nostri cuori. Diamo un nome al nemico, perché devo poi scegliere di amare, di perdonare. “Amate i vostri nemici”. Una volta che ho scoperto che ho un nemico e sono disposto a camminare verso il perdono, Gesù dice il secondo passo: “Pregate per coloro che vi perseguitano”. Il primo punto: la preghiera. Perché? Perché quell’amore fino a dare la vita è l’Amore di Dio. E se non ti apri a Lui nella preghiera, perché Lui lo metta in te, tu non lo puoi dare, perché non ce l’hai.

Secondo passo: il cammino della preghiera.

Quando dico alla gente di perdonare dico: “Vai davanti all’Eucarestia ogni giorno e fai questa preghiera: “Gesù, guarda, io voglio perdonare come Tu mi chiedi. Aiutami in questo momento”. Indichi la persona e gli dici: “Alfonso (un nome ipotetico), ti perdono per quando mi hai fatto questo e questo”.

Secondo passo: benedire. Benedire significa volere la vita per l’altro. “Gesù, con Te voglio benedirlo”. “Alfonso, ti benedico per quando mi hai fatto questo e detto quest’altro”.

L’ultimo passo della preghiera del perdono è dire “grazie”. “Signore, Ti ringrazio per il dono di Alfonso. Grazie per quando mi hai fatto questo e quest’altro”. Perché quando dico “grazie” riconosco almeno due cose. Riconosco che nel mio dolore Gesù non mi ha abbandonato. Mi ha sostenuto. Perché se non ho fatto un gesto malsano, né verso di me né verso l’altro, vuol dire che Tu con la Tua grazia mi hai sostenuto. Secondo: dire “grazie” significa riconoscere che quel momento doloroso è stato anche un momento di grazia. Perché? Mi spiego. Se Gesù dice che non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici. Vuol dire che per amare fino a dare la vita ci deve essere qualcuno che questa vita me la deve chiedere. Gesù, quando parla della Sua croce che cosa dice? “E’ la Mia gloria”. “Padre, glorifica Tuo Figlio”. “Padre glorifica Tuo Figlio, perché il mondo sappia quanto Ti amo”. Gesù sta dicendo al Padre: “Papà, dammi la forza di andare sulla croce, perché Io possa andare sulla croce per far vedere al mondo quanto Ti amo davvero, fino a morire per Te”. Gesù parla della Sua croce come la gloria.

San Francesco diceva ai frati: “Guardate che i nostri veri benefattori sono quelli che ci perseguitano, perché soltanto loro ci aiutano ad amare come il Figlio di Dio, come Gesù”. Fino a dare la vita.

Questo significa convertirsi, cioè vedere la vita con gli occhi di Dio, per essere Suoi figli.

Ecco perché posso dire “grazie”. Guardate, fatela questa preghiera.Quand’è che scoprite se veramente avete perdonato, se il vostro cuore è libero? Quando, dopo aver fatto questa preghiera - a volte ci vuole un giorno, due giorni, un mese, un anno, dipende da come è la nostra ferita e da come apriamo il cuore a Cristo - arriva un momento che Gesù davvero purifica quella ferita in noi e lo scopro quando pensando a quella persona mi sento in pace. Addirittura sperimento la gioia per quella persona. Quando avviene questo - e avviene, ve lo garantisco per esperienza personale e per esperienza di coloro che hanno vissuto questa preghiera - allora avete perdonato.

Qual’è, allora, l’ultimo passaggio, perchè davvero il perdono diventi amore?

Nel terzo passaggio Gesù dice: “Fate del bene a coloro che vi fanno del male” Quando siamo disponibili a far loro del bene. Quando quella persona si troverà in difficoltà e arriverà, magari, a bussare alla porta o vado io a darle una mano o quando mi chiede una mano e io sono disposto a farlo, lì c’è la guarigione piena.

Questo è il processo del perdono.

D: Quindi ci sono tutti e due: la volontà e il processo.

R: Certo, perché se tu non vuoi non succede nulla.

D: Però non è istantaneo.

R: Non ho detto che è istantaneo. A volte può anche esserlo. Più lasciate il risentimento, la rabbia diventare odio, più difficile sarà sradicarlo. Quando fate l’orto a casa, se lo trascuri un pochino, l’erbetta da corta si è già radicata. Dopo ti tocca sradicare tutto l’orto per fare pulizia. Se, invece, l’avessi tolta quando era appena spuntata tiravi via facilmente anche le radici. Non ti costava nulla. Farlo dopo ti costa l’orto.

Lo stesso succede nel nostro cuore. Se lasciamo che la pianta del risentimento diventi rabbia, rancore e odio il processo contrario è doloroso. Quindi, se vi volete bene, perdonate subito, quando succedono queste cose. Davvero, fermatevi un attimo e fate questa preghiera fino a quando vedete che la pace scende nel cuore. Ti bastano 5 o 10 minuti. Se lo lasci lì sradicarlo dopo diventa difficile.

Và bene.

Io avrei finito.

Fonte: Trascrizione curata da Andrea Bianco - Fonte ML Informazioni da Medjugorje

venerdì 13 settembre 2019

13 SETTEMBRE 60° ANNIVERSARIO DELLA CONSACRAZIONE DELL'ITALIA AL CUORE IMMACOLATO


60° ANNIVERSARIO DELLA CONSACRAZIONE DELL'ITALIA AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA.  IL TESTO ORIGINALE.
Ognuno rinnovi come può questo atto.

13 settembre 1959 – Con l’atto pronunciato a Catania dal cardinale Arcivescovo di Napoli Marcello Mammì, davanti a 400 mila fedeli, l’Italia fu consacrata al Cuore Immacolato di Maria.

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Letto a Catania il 13 settembre 1959, dal cardinale Arcivescovo di Napoli Marcello Mammì, davanti a 400 mila fedeli,  a nome dell’episcopato e di tutto il popolo italiano, rappresentato in tutti i suoi ordini e condizioni sociali:

 
Signore nostro Gesù Cristo, che nell’Ostia Santa siete presente come Re del mondo, unico Maestro e Pastore delle nostre anime, mediatore tra la terra e il Cielo, accogliete questo atto solenne, col quale noi intendiamo riconoscere il vostro sovrano dominio, e deporre nelle vostre mani l’offerta delle nostre anime, della nostra vita, dei nostri beni, delle nostre famiglie, della nostra patria, di tutto il mondo.

Accogliete questa offerta, e unendola a quella del vostro Corpo e del vostro Sangue, che voi rinnovate ogni giorno, mediante il ministero dei Sacerdoti, nel Sacrificio Eucaristico, fatela ascendere gradita al Padre Celeste, nel seno della Augusta Trinità, dove voi vivete e regnate eternamente, come unico vero Figlio di Dio.

Accogliete specialmente, in questo giorno solenne, l’atto ufficiale di consacrazione, che noi intendiamo fare a voi, e per voi, alla Trinità santissima, della nostra amata patria, in unione alle intenzioni del Cuore Immacolato e Addolorato della vostra eccelsa Madre Maria, che a noi, come a figli amatissimi, ha voluto suggerire e richiedere quest’atto di riconoscimento del sovrano dominio di Dio sulle Nazioni.

Vescovi di un Paese da voi prediletto, e predestinato a Sede del vostro Vicario sulla terra, solleciti del bene spirituale e materiale del nostro popolo, desiderosi che sulla nostra Patria e sul mondo intero, risplenda presto un arcobaleno di speranza e di pace, noi, o Signore, deponiamo nel Cuore della Madre vostra e nostra, i voti più ardenti per la diletta Nazione italiana: la sua prosperità nella pace, nella giustizia, nella libertà, nell’ordine, nella concordia; la sua fedeltà alla Religione, che voi le avete dato; la sua integrità nella fede cattolica; la sua santità nei costumi; l’unione di tutti i suoi figli in una fraterna carità.

A questi voti corrisponde anche l’impegno che noi, come legittimi rappresentanti di questo popolo presso il vostro Altare, intendiamo prendere e prendiamo, nel consacrarci ancora una volta a voi, nella luce del Cuore Immacolato e Addolorato di Maria Santissima.

Posti da voi come maestri e pastori di questo popolo, noi Vescovi c’impegniamo ad eseguire, con sempre maggior sollecitudine e dedizione, il mandato che voi ci avete conferito.

Il nostro clero sarà sempre più vicino al vostro Cuore, più pronto e generoso nel collaborare con noi alla salvezza delle anime, che ci avete affidate.

Il nostro popolo, e tra esso specialmente le anime consacrate, e coloro che più direttamente si dedicano al servizio del vostro Regno, seguirà l’insegnamento e l’esempio dei suoi pastori, per fare di questa Italia, delle sue diocesi e parrocchie, delle sue famiglie, dei suoi istituti, una terra veramente a voi consacrata.

Questi sono i voti, queste sono le promesse che noi, Vescovi italiani, oggi intendiamo affidare al Cuore della vostra e nostra Madre, in unione di pensiero e di volontà col vostro Vicario in terra, il Sommo Pontefice, Primate d’Italia.

E con Lui, noi ci rivolgiamo, o Signore Nostro Gesù Cristo, a questa SS. Madre, perché essa, con la sua materna intercessione, ci assista e renda effettivo e operante, per la grazia, ottenutaci presso il vostro Trono, quest’atto di consacrazione.

Vegli, o Maria, il vostro Cuore Immacolato sulla Chiesa di Cristo, su noi, su questa terra benedetta, che mille Santuari vostri costellano, facendone quasi la vostra seconda patria.

Assistetene i reggitori, illuminatene il popolo, di tutti soccorrete le necessità, confortate le sofferenze, alimentate le speranze; in modo speciale, assistete coloro, che si trovano lontani dalla propria terra, e ne sentono la nostalgia; accrescete nelle anime dei fedeli il fervore, riconducete al Padre gli erranti; santificate e adeguate alle presenti necessità i Sacerdoti; custodite particolarmente, in un clima cristiano, la limpida fede ed il candore innocente dei piccoli, speranza d’Italia.

Ecco, o Madre e Regina d’Italia, la supplica che, con filiale speranza, rivolgiamo e affidiamo al vostro Cuore Immacolato, pregandovi che giunga presto l’ora, da voi promessa, in cui il vostro Cuore Immacolato trionferà in questa nostra terra, e in tutto il mondo.

Così sia!

Apparizione straordinaria al veggente Ivan del 13 settembre 2019 - Medjugorje

Carissimi,
ecco ciò che Ivan ha comunicato circa l’apparizione da lui avuta stasera, venerdì 13 settembre 2019, alla Croce blu alle ore 22:00:

«Come ogni giorno, dopo l’incontro con la Madonna, vorrei anche oggi descrivervi e avvicinarvi le cose più importanti dell’incontro di stasera con Lei.
La Madonna è venuta a noi gioiosa e felice, ci ha salutato tutti col suo materno saluto: “Sia lodato Gesù, cari figli miei!”. Poi ha pregato per un periodo di tempo su tutti noi con le mani distese. Ci ha benedetto tutti con la sua benedizione materna ed ha benedetto tutto quello che avete portato perché fosse benedetto. Poi si è rivolta a tutti noi e ha detto:
“Cari figli, anche oggi desidero invitarvi in modo particolare a pregare per la famiglia e per la santità nella famiglia. Cari figli, pregate, pregate, pregate! Oggi più che mai è necessario pregare per la famiglia, perché guarisca spiritualmente. Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata”.
Poi io ho raccomandato tutti voi, le vostre necessità, le vostre intenzioni, le vostre famiglie e, in particolare, tutti voi malati presenti. Poi la Madonna ha continuato a pregare qui su tutti noi ed in questa preghiera se n’è andata, nel segno della luce e della croce, col saluto: “Andate in pace, cari figli miei”.

giovedì 12 settembre 2019

12 SETTEBRE: SANTO NOME DI MARIA - PREGHIERA E SUPPLICA


Dopo il nome di Gesù non v’è nome più dolce, più potente, più consolante che quello di Maria; nome dinanzi a cui s’inchinano riverenti gli Angeli, la terra si allieta, l’inferno trema.

PREGHIERA AL SANTO NOME DI MARIA


O potente Madre di Dio e Madre mia Maria,
è vero che non sono degno neppure di nominarti,
ma Tu mi ami e desideri la mia salvezza.

Concedimi, benché la mia lingua sia immonda,
di poter sempre chiamare in mia difesa
il tuo santissimo e potentissimo nome,
perché il tuo nome è l’aiuto di chi vive e la salvezza di chi muore.

Maria purissima, Maria dolcissima, concedimi la grazia
che il tuo nome sia da oggi in poi il respiro della mia vita.
Signora, non tardare a soccorrermi ogni volta che Ti chiamo,
poiché in tutte le tentazioni e in tutte le mie necessità
non voglio smettere di invocarti ripetendo sempre: Maria, Maria.

Così voglio fare durante la mia vita
e spero particolarmente nell’ora della morte,
per venire a lodare eternamente in Cielo il tuo amato nome:
“O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria”.

Maria, amabilissima Maria,
che conforto, che dolcezza, che fiducia, che tenerezza
sente l’anima mia anche solo nel pronunciare il tuo nome,
o soltanto pensando a Te!
Ringrazio il mio Dio e Signore che Ti ha dato per mio bene
questo nome così amabile e potente.

O Signora, non mi basta nominarti qualche volta,
voglio invocarti più spesso per amore;
voglio che l’amore mi ricordi di chiamarti ad ogni ora,
in modo tale da poter esclamare anch’io insieme a Sant’Anselmo:
“O nome della Madre di Dio, tu sei l’amore mio!”.

Mia cara Maria, mio amato Gesù,
i vostri dolcissimi Nomi vivano sempre nel mio ed in tutti i cuori.
La mia mente si dimentichi di tutti gli altri,
per ricordarsi solo e per sempre di invocare i vostri Nomi adorati.

Mio Redentore Gesù e Madre mia Maria,
quando sarà giunto il momento della mia morte,
in cui l’anima dovrà lasciare il corpo,
concedetemi allora, per i vostri meriti,
la grazia di pronunciare le ultime parole dicendo e ripetendo:
“Gesù e Maria vi amo, Gesù e Maria vi dono il cuore e l’anima mia”

Supplica al nome della Vergine


1. O adorabile Trinità, per l’amore con cui scegliesti ed eternamente Ti compiacesti del Santissimo Nome di Maria, per il potere che gli desti, per le grazie che riservasti ai suoi devoti, fa’ che esso sia anche per me fonte di grazia e di felicità.
Ave Maria….
Benedetto sempre sia, il Santo Nome di Maria.

Lodato, onorato e invocato sempre sia,
l’amabile e potente Nome di Maria.
O Santo, soave e potente Nome di Maria,
possa sempre invocarti durante la vita e nell’agonia.
2. O amabile Gesù, per l’amore con cui pronunziasti tante volte il Nome della tua cara Madre e per la consolazione che a Lei procuravi nel chiamarla per nome, raccomanda alle sue speciali cure questo povero tuo e suo servo.
Ave Maria….
Benedetto sempre sia…

3. O Angeli Santi, per la gioia che vi procurò la rivelazione dei Nome della vostra Regina, per le lodi con cui lo celebraste, svelatene anche a me tutta la bellezza, la potenza e la dolcezza e fate che io lo invochi in ogni mio bisogno e specialmente in punto di morte.
Ave Maria….
Benedetto sempre sia…

4. O cara Sant’Anna, buona mamma della Madre mia, per la gioia da te provata nel pronunciare tante volte con devoto rispetto il Nome della tua piccola Maria o nel parlarne con il tuo buon Gioacchino, fa’ che il dolce nome di Maria sia continuamente anche sulle mie labbra.
Ave Maria….
Benedetto sempre sia…

5. E Tu, o dolcissima Maria, per il favore che Dio Ti fece nel donarti Egli stesso il Nome, come a sua diletta Figlia; per l’amore che Tu sempre ad esso mostrasti concedendo grandi grazie ai suoi devoti, concedi anche a me di rispettare, amare ed invocare questo soavissimo Nome. Fa’ che esso sia il mio respiro, il mio riposo, il mio cibo, la mia difesa, il mio rifugio, il mio scudo, il mio canto, la mia musica, la mia preghiera, il mio pianto, il mio tutto, con quello di Gesù, affinché dopo essere stato pace del mio cuore e dolcezza delle mie labbra durante la vita, sia la mia gioia in Cielo. Amen.
Ave Maria….
Benedetto sempre sia…