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martedì 20 agosto 2019

Tra la Madonna e satana è una lotta soprannaturale e ci vogliono i mezzi soprannaturali: fede, l'amore, preghiera....



Conoscete già le notizie. Io piuttosto vorrei mettere nei vostri cuori alcune parole e alcuni fatti di Medjugorje affinché possiate vivere la realtà di Medjugorje.

In questi ultimi due mesi, se si guardano tutti i messaggi, è evidente una cosa: si vede la Donna vestita di sole che lotta contro satana. È molto importante vedere questo per riconoscere la Madonna a Medjugorje. Poi è molto importante capire perché Dio ci parla di queste cose attraverso la Madonna.

Secondo me, dobbiamo capire innanzitutto il nostro dovere in questa opposizione che viviamo adesso e capire i mezzi con i quali possiamo lottare contro satana.

Il messaggio che ha inciso di più nel mio cuore negli ultimi mesi è quello dell'8 agosto quando la Madonna ci disse: « Entrate in lotta contro satana ».

Quando si va in guerra si dimentica tutto, si lascia tutto.

Il nostro atteggiamento religioso in questo momento dovrebbe essere proprio di entrare in lotta, come dice la Madonna, per sconfiggerlo.

L'altra frase che la Madonna ha detto nello stesso messaggio è: « Quando voi siete più consapevoli dell'azione di satana, egli agisce più fortemente ».

Si tratta dei messaggi della Madonna a Medjugorje, non si tratta delle notizie scritte sui giornali, non si tratta di una teoria. Per noi che abbiamo vissuto e viviamo qua, i messaggi sono una rivelazione nel senso che noi scopriamo la realtà della fede, perché gli avvertimenti della Madonna erano soltanto le frecce per scoprire la presenza di satana. Purtroppo tra i sacerdoti e i teologi si è molto discusso sull'esistenza di satana, anzi oggi vi sono molti che lo negano. Noi a Medjugorje l'abbiamo visto, l'abbiamo incontrato, abbiamo sperimentato la sua presenza, l'abbiamo conosciuto e abbiamo conosciuto anche i mezzi come sconfiggerlo.

Ogni messaggio della Madonna era un avvertimento su quello che poi succedeva e noi, proprio praticando quello che la Madonna ci diceva, abbiamo scoperto la sua presenza. Ho detto che abbiamo scoperto la sua presenza: la gente, i sacerdoti hanno proprio sentito l'agire di Satana in diversa maniera. Per esempio, durante la Messa, quando sono stati attaccati in una maniera incredibile non erano capaci di essere raccolti, avevano dei pensieri bruttissimi contro Gesù, contro l'Eucaristia; poi diversi attacchi sulle famiglie, diversi attacchi ai sacerdoti. Tutto questo l'abbiamo sperimentato. In questi mesi, in modo particolare, abbiamo avuto delle persone ossessionate. Abbiamo sperimentato gli attacchi di satana, ma nello stesso tempo abbiamo sperimentato i mezzi per sconfiggerlo. Nello stesso messaggio dell'8 agosto la Madonna disse: « Indossate le armi e col Rosario in mano sconfiggetelo ».

Abbiamo imparato che contro il male del mondo non si lotta con gli argomenti umani, con gli argomenti scientifici, neanche con gli studi sulla Bibbia, con gli studi teologici, ma con la fede, con l'amore, con la preghiera.

La lotta tra la Madonna e satana è una lotta soprannaturale e ci vogliono i mezzi soprannaturali.

Se guardo i messaggi, in tutti i messaggi la Madonna fa un invito: « Pregate per sconfiggerlo, per vincerlo ». E in questo momento dobbiamo ricordare tutti i messaggi che la Madonna diceva dall'inizio: « La pace del cuore, la preghiera, il digiuno, la conversione ».

Questa è la strada, la strategia della Madonna e dobbiamo seguirla. Quando si tratta delle tentazioni di satana io dico anche a voi pellegrini: « State attenti di non accettare il suo veleno ». satana è un confusionario, è un essere che inganna; non permettete che nei vostri cuori ci sia una confusione. Molti pellegrini vivono una confusione con tante domande interiori: «alcuni dicono questo, altri dicono... la Chiesa non si è pronunciata... non so come muovermi... ».

Non permettete questa confusione. Se avete le vostre domande e i vostri dubbi allora fate quello che ha fatto la Madonna. Anche la Madonna ha avuto dei dubbi quando si è presentato l'Angelo « Come mai? Come posso concepire senza il marito? ».

Ma la Madonna faceva le domande a Dio: « Dio chiariscimi la mente. Come posso? ».

Se voi avete dei dubbi andate a Dio, affinché Dio risolva i vostri dubbi, affinché Dio dia la luce e Dio vi darà la luce.

Vi prego, non vivete la confusione, perché la confusione viene da satana, la confusione ci trattiene, non ci permette di camminare, di andare avanti.

Andate avanti.

Molti dicono: la Chiesa non ha definito. Ma non importa. Questo non importa. Dobbiamo capire il ruolo della gerarchia: aspetta, aspetta che noi possiamo crescere, aspetta che noi diventiamo santi, affinché un giorno la Chiesa dica che questi veramente sono santi e che questo è veramente da Dio.

Aspetta il nostro cammino, come la mamma aspetta il cammino di suo figlio.

E noi non aspettiamo l'ultima definizione della Chiesa, affinché la Chiesa confermi. Noi dobbiamo crescere spiritualmente. Perciò vi dico: « non vivete la confusione »; ditelo anche agli altri che vi domandano, dite la parola di Dio e la parola della Madonna, portate la luce.

Quando vi dico di non vivere la confusione, vi dico di camminare sui fatti.

Mai nella storia della Chiesa sono descritte in modo scientifico le apparizioni come da noi a Medjugorje. Ormai avete anche films, avete anche un libro scientifico su quello che accade nel momento delle estasi.

È un fatto. Gli esperti dicono che è un fatto, che l'estasi è un fatto. Allora siamo davanti a un fatto di cui non si discute e quel fatto noi lo conosciamo soltanto attraverso i veggenti che dicono: « La Madonna è apparsa e appare per l'ultima volta all'umanità. È venuta a dirci le cose importanti e urgenti: la pace, la conversione, il digiuno e la preghiera ».

E questo contenuto che dicono i veggenti è un fatto di cui non si discute, altrimenti se cominciamo a discutere su questo, noi cristiani abbiamo cominciato a discutere sul proprio nome, perché l'unica strada che ci porta verso la santificazione è la preghiera, è il digiuno, è la conversione.

E un altro fatto che dobbiamo accogliere: noi a Medjugorje abbiamo visti altri fatti - forse anche voi - che confermano i cosiddetti segni nel cielo e sulla terra. Noi sacerdoti abbiamo visto altri fatti: la conversione profondissima della gente. Per esempio non posso dimenticare la giornata di S. Giacomo: ho confessato di sera per tre ore, la maggioranza italiani. Un quarto delle persone non si confessavano da decenni. Vengono a cercare Dio.

Questi sono fatti che non si saltano e non si dimenticano, ma dobbiamo accettarli. Se voi avete visto anche i volti della gente: i volti della gente parlano, sono un fatto. La gente lì non pensa tanto alla Madonna, ma pensa a quello che la Madonna ha partorito lì a Medjugorje : una vita nuova e la gente ha sperimentato questa vita nuova.

Quando domandi alla gente: « Credi alle apparizioni? », dice: « No, io lo so », perché la gente lo sa. Non soltanto crede, ma lo sa perché ha sperimentato una vita nuova.

Esiste un altro fatto che dobbiamo notare: soltanto attraverso la preghiera, il digiuno e la conversione noi arriveremo ad una comprensione soprannaturale delle notizie, perciò vi prego di seguire i messaggi della Madonna attraverso un approfondimento della preghiera.

Vi dico sul serio che quattro anni di apparizioni sono un insegnamento per approfondire la preghiera. Non sono i libri, ma sono le spinte semplicissime da parte della Madonna che ci spingevano avanti ed ogni spinta era per noi un raggio che ci diceva come approfondire il cammino.

Pregate molto individualmente, pregate molto anche nelle vostre famiglie.


 6 settembre 1985

FONTE: Medjugorje Libro Rosso

"Se andiamo a Medjugorje per chiedergli i fuochi artificiali, la colpa non è certo della Madonna" - Testimonianza di Costanza Miriano


di Costanza Miriano
La mia esperienza è stata questa. Nella mia parrocchia di Santa Lucia a Perugia venne alla fine degli anni ’80 Vicka, una delle veggenti, che era stata per il mio parroco ispirazione per una conversione nella conversione (cioè, era già un bravo sacerdote, ma le apparizioni mariane per lui hanno segnato l’inizio di una rinascita spirituale). Insieme a lei venne Suor Elvira di Saluzzo, che ha salvato dalla droga con la comunità Cenacolo non so quante decine di migliaia di ragazzi di tutto il mondo. Queste due donne mi convinsero del tutto. Una, Vicka, mi sembrava sana di mente, equilibrata, semplice, normale, umile. L’ho vista, a pochi metri da me, piegare le ginocchia, batterle a terra senza mostrare nessun dolore, e cominciare a parlare con la Madonna (o con il nulla, per chi non ci crede, nel qual caso però avrebbe diritto al premio Oscar, o a un ricovero). L’altra, suor Elvira, mi ha convinta con l’esempio della sua vita feconda, per nulla mistica, e per le parole che ha detto, a noi ragazze della parrocchia. Sono state le parole che hanno cambiato la vita di molte di noi negli anni a seguire, sulla vocazione della donna e sulla maternità biologica o spirituale. Suor Elvira è molto legata a Medjugorje, eppure è una donna concretissima, con i piedi per terra, e con un forte senso di appartenenza alla Chiesa. E con un sensus fidei fortissimo. Una volta andai a trovarla in una delle sue tante comunità, ad Acilia, in provincia di Roma (vivevo ancora a Perugia, quindi presi il treno apposta, ero una ragazzina; un’altra volta arrivai fino a Cuneo solo per ascoltarla parlare, tanto mi aveva colpita), e in quei giorni la Madonna era passata dal chiedere un giorno a settimana di digiuno a pane e acqua, a chiederne due. Suor Elvira non disse, come pensai io, “come riuscirei mai a farcela?”, ma esclamò: “chissà quali grazie ci vuole dare Dio con questa cosa che ci offre!”. Perché è evidente che non è Dio ma noi ad avere bisogno dei nostri digiuni, che sono invece lo spazio del nostro incontro con lui.
Ecco, io da Medjugorje ho ricevuto solo questo: inviti continui alla preghiera, al digiuno, all’approfondimento della Parola di Dio (la grande novità del Concilio), alla messa più frequente di quella solo festiva, alla confessione mensile. I cinque sassi contro il nemico. Cioè le armi della vita spirituale che la Chiesa ci consegna da sempre. O meglio, che dovrebbe consegnarci, e che forse in alcuni casi ha smesso di fare, o che non fa più con tanta energia. Medjugorje è il dito che indica Dio, perché Maria fa sempre così, ci porta a Dio, non certo a se stessa. Non è certo lei ad alimentare la mariolatria. Né tanto meno la curiosità morbosa sui segreti – i veggenti si rifiutano sempre di parlarne, dicono che non bisogna pensarci, ma dedicarsi solo alla propria conversione, alla trasformazione del cuore che poi potrà, dovrà diventare carità concreta (una volta una veggente ammonì dolcemente i pellegrini perché facevano a gara a sedersi, invece che a cedersi i posti a vicenda). Non è certo, infine, la Madonna ad alimentare le divisioni nella Chiesa, perché ripete che non bisogna parlare male dei sacerdoti (tanto meno del Papa!) ma pregare per loro.
Ecco, io a Medjugorje ho ricevuto solo cose buone. Una catechesi sulla vita spirituale seria, il contrario della curiosità morbosa e della emotività a buon mercato. Certo, anche io ho visto gente fuori di testa che continuava a vedere o sperare di vedere segni – la generazione stolta e perversa di cui parla il Vangelo – ho visto gente pazza che cercava di tagliare pezzi dei vestiti dei veggenti, e provo tenerezza per questo infantilismo spirituale, che comunque esprime un bisogno e una fragilità che a volte riconosco anche in me, e che non mi fa rabbia, ma che certo va corretto da chi ha il compito di farlo, come il Papa.
Per questo una volta sono tornata a Medjugorje in autostop – all’età di mio figlio, e se ci penso mi sento morire per i pericoli corsi, sono salita sul pulmino di un signore sconosciuto, a diciassette anni! – dopo esserci andata la prima volta grazie al benefattore che offrì un viaggio gratis a me e a tutti i ragazzi del gruppo di preghiera. Per questo ci sono tornata in seguito, e anche una volta con marito e figli (piuttosto scettici e riluttanti, sia all’andata che al ritorno, a onor del vero).
Io da Medjugorje ho ricevuto quello che in molti altri luoghi non ho sentito ricordarmi con tanta insistenza: la possibilità di pregare sempre, la possibilità di un cammino di fede seria, la custodia della Parola… Non tutti i miei amici sono arrivati a questa consapevolezza da quella strada. Diversi sono indifferenti alle apparizioni in terra croata. Alcuni scettici. Non importa. Altri invece sono più legati a Lourdes, a Fatima, a La Salette. Comunque le apparizioni non sono dogma di fede. Devo dire però che non ci sono in giro, nelle chiese, nelle parrocchie, nei movimenti, tantissimi cuori ardenti di amore, infiammati dalla preghiera, appassionati di eterno. E se delle apparizioni – come anche i movimenti e altri cammini – aiutano ad alleviare l’enorme, epocale crisi di fede, ben vengano. Se invece non erano veritiere, bene, ci terremo attaccati ai frutti che hanno dato, senza vacillare.
Però a me non sembra affatto strano che una mamma ripeta da anni le stesse cose. Sono diciotto anni, da quando sono mamma, che lo faccio anche io. Mi annoio da sola, ad ascoltarmi. Eppure le ripeto perché i figli continuano a fare gli stessi errori, incuranti di quello che dico. Quante volte ho chiesto che raccogliessero calzini? Decine di migliaia. Quante altre volte lo chiederò? Finché non lo faranno. Ma se ci sono figli più bravi, che non hanno bisogno che la mamma ripeta così tante volte le stesse raccomandazioni, bene, sono contenta per loro (e un po’ invidiosa delle loro mamme). C’è chi non ha bisogno di sentire le raccomandazioni della Gospa!
Aspetto quindi con serenità il pronunciamento ufficiale, pronta a rispettarlo, ma decisa a rimanere fedele alla grande ricchezza che quella esperienza – quale che sarà il giudizio su di essa – mi ha regalato, perché la ricchezza di Medjugorje è intravedere il cammino che ci porta a una relazione vera, viva, con Dio, e non fare i guardoni alla ricerca di emozioni, sorprese, segreti, rivelazioni.
Personalmente non ho alcun dubbio sulle apparizioni della Madonna, assolutamente nessun dubbio, e anche se il fatto che siano in corso da oltre trenta anni è sicuramente una novità nella storia dell’uomo, io credo che i tempi siano tali da giustificare un evento tanto straordinario. Non che l’uomo si comporti peggio del solito, no, ma oltre a fare il male come ha sempre fatto, la cosa inedita è che oggi lo chiama bene. Conquista, diritto, progresso, emancipazione. Allora, che la mamma celeste venga a ricordarci certe cose fino a sfondarci le orecchie a me, che sono una mamma modello martello pneumatico, pare assolutamente normale.
Detto questo, mi consegno in docile attesa a quello che dirà la Chiesa, e mi rimetto fin da ora al suo pronunciamento, perché chi garantisce la fede è solo il Papa. Per il momento mi basta ricordare che Medjugorje comunque non sarà mai un dogma di fede, ma solo, se mai, un richiamo della madre celeste a tutto quello che ci è stato già annunciato.
I messaggi di Medjugorje sono tanti, ma si possono condensare nei “cinque sassi” che la Madonna consegna a noi, piccoli Davide, per battere Golia, il nostro peccato: lettura della parola di Dio, preghiera, eucaristia, digiuno a pane e acqua, confessione. Niente che non sappiamo, ma, dobbiamo ammetterlo, cose che non sempre ci ricordiamo.
Su ogni altare su cui viene celebrata una messa avviene sotto i nostri occhi molto più di un’apparizione: Dio diventa pane e si lascia mangiare da noi. Lo mangiamo anche per avere le forze che ci servono a fare il nostro pezzetto di strada, una strada di cui, se vogliamo avere i fiori, il panorama, la soddisfazione e la bellezza, non possiamo evitarci la fatica, la salita, i sassi sporgenti e il caldo o il freddo. Insomma, la croce, che misteriosamente, è l’unica cosa che ci fa vivere, e vivere bene, felici già da adesso.
Non so se la cosa riguardi anche altre persone, me di sicuro sì, ma a volte riconosco chiarissima in me la tentazione di cercare la soluzione miracolosa, qualcosa che tolga di mezzo la croce, che a volte è semplicemente la fatica e la noia di quella normalità, di quella mediocrità, anche, che sola ci salva. A volte sogniamo che quella fatica ci venga in qualche modo tolta, e lo chiediamo a Dio, senza renderci conto che quello che ci dà più fastidio in realtà sta lavorando prima di tutto per noi, per guarirci e farci funzionare meglio, e quindi alla fine per renderci felici.
Se a volte ci accostiamo a Dio per chiedergli i fuochi artificiali, le emozioni e le sensazioni, e andiamo in luoghi come Medjugorje con lo stesso intento, la colpa non è certo della Madonna, che nei messaggi dice sempre di non parlare delle apparizioni, ma di diventare con i fatti una testimonianza convincente, concreta e silenziosa.
Io personalmente le ho promesso che cercherò di diventare convincente e concreta, ma sul silenzio non mi sento di sbilanciarmi. Siamo onesti.

David Buggi, un giovane santo. Ha offerto tutte le sue sofferenze per la conversione dei giovani

David Buggi, un giovane santo (presentato da Costanza Miriano)


In un video veramente potente, David Buggi si presenta e racconta la sua storia di normale diciassettenne che scopre che Dio esiste veramente e neanche una terribile malattia riesce a fargli cambiare idea.
Costanza Miriano lo ha reso noto a molti e, accingendosi a pubblicare un libro che raccoglie i suoi post del blog.
 David è nato nel 1999, come il mio primo figlio, solo che David è molto più avanti, lui è morto e ora credo proprio che veda Dio faccia a faccia. Ha combattuto come un soldato, ha vinto perché ha continuato a credere all’amore di Dio, ha continuato ad annunciare che Cristo è risorto, fino alle ultime ore della sua vita, e morendo ha offerto tutte le sue sofferenze per la conversione dei giovani. È per questo che gli ho affidato i miei figli, so che intercederà per loro. Io da parte mia gli ho promesso che lo aiuterò per quanto posso a farsi conoscere, perché tanti ragazzi di questa generazione di cercatori di senso possano guardare a lui e vedere che si può trovare un senso anche nella storia più apparentemente assurda, più insensata, come quella di un bellissimo ragazzo, un giocatore della nazionale di hockey subacqueo che si ammala di osteosarcoma e muore a diciassette anni.
Nelle ultime ore della sua vita, centinaia di ragazzi sono sfilati per la sua stanza di ospedale. David respirava a fatica, non riusciva più a parlare. I ragazzi lo salutavano e don Pierangelo Pedretti, la sua guida spirituale, parlava per lui: si erano messi d’accordo quando lui era ancora in grado di parlare. Con la lucidità di chi ha una vita spirituale seria, e con la chiarezza di chi sta guardando in faccia la morte, David li aveva mandati a chiamare, uno per uno, spiegando a don Pierangelo quale fosse il nodo problematico più importante che ognuno di loro doveva sciogliere. Chi un’affettività disordinata, chi la ribellione, chi la droga… sapeva leggere dentro i cuori, e nel momento di morire ha pregato per ognuno di loro. Erano centinaia. Per dare l’ultimo, faticoso respiro, ha aspettato che l’ultimo della lista – aveva fatto una lista con i loro nomi – se ne fosse andato dall’ospedale. Allora ha capito che poteva morire, aveva fatto tutto. Quando gli amici erano con lui in stanza, i genitori aspettavano fuori, accettando di condividere con altri le ultime ore di vita del loro figlio.
Marco e Diana, i genitori, sono infermieri, e sapevano tutto quello che stava succedendo al loro ragazzo. Sapevano esattamente quanto soffrisse, sapevano che stava morendo, lo sapeva anche lui, e sono stati in grado di metterlo a disposizione degli altri, perché lui lo desiderava. Per sé ha chiesto solo una cosa, David. Non la guarigione, ma che i suoi, la sua mamma in particolare, non soffrisse troppo ed è una grazia che ha ottenuto, perché oggi Diana  ha gli occhi più luminosi e il sorriso più raggiante che abbia mai  mai visto.
Diana ha uno sguardo radioso ed è non solo nella pace, ma anche nella gioia perché sa di avere un figlio santo in cielo e vivo e felice per sempre. E il padre ha avuto il coraggio di dire che se il sogno di un genitore è che suo figlio si realizzi, ecco, lui sa che il suo lo ha superato, ha avuto la realizzazione più grande di tutte, perché ha accolto la sua chiamata, ha detto sì a Dio, non si è ribellato, e sta cominciando a essere fecondo nei cuori di tanti ragazzi (io ormai da tempo lo prego tutte le sere, e appena la preghiera composta dalla mamma avrà l’approvazione la diffonderò).
David è nato il 6 novembre 99, ed è morto il 18 giugno 2017, nel giorno del Corpus Domini. Ha saputo, seguendo Gesù, offrire anche lui il suo corpo, accogliendo la sofferenza. L’ultima via crucis della sua vita l’aveva potuta solo seguire dalla tv. Il padre era accanto a lui, straziato dai dolori che lo vedeva provare, non potendo aiutarlo. Allora David sentì in modo speciale, perfino fisico, la vicinanza con Gesù.
Ma non è sempre stato così docile. Anzi, don Pierangelo dice che era uno spesso polemico, un rompiscatole, perché lui le cose le voleva capire, non obbediva così, senza pensarci. Anche a scuola contestava: doveva andare in fondo alle cose, e amava la fisica; non un secchione, ma intelligentissimo. Anche nella fede era così: e spesso don Pierangelo doveva rispondere alle sue domande, che non accettavano mai risposte scontate. Se siamo credibili nella fede credo che ce lo dica quello che pensano davvero i nostri familiari di noi, quelli che vedono la verità. Bene, uno dei fratellini di David gli aveva chiesto di fargli da padrino nella cresima (e racconta che sente tuttora la sua paternità nella sua vita).
Ma la sua serietà nel rapporto con il Signore non è nata con la malattia, non è stato un rifugio. Una volta, verso i 15 anni, David, che frequentava il post cresima della parrocchia e faceva parte del Cammino Neocatecumenale e come molti di noi era piuttosto informato sui temi della propaganda omosessualista, doveva partire per una vacanza a Londra, e aveva scoperto che il responsabile del suo soggiorno, quello che avrebbe gestito il gruppo, era un militante, un organizzatore del gay pride. “Non abbiamo nessuna paura, e non demonizziamo – gli aveva detto don Pierangelo – ma adesso non sei abbastanza strutturato per fare una simile esperienza. Io ti consiglio di rimandare, comunque chiedi consiglio alla parola di Dio”. David aveva aperto la Bibbia dopo aver pregato, e aveva ricevuto la parola di Giuditta, che “era rimasta a casa ed era diventata famosa in tutta la terra”. Questa parola è stata una profezia anche per David, che è rimasto a casa, si è fidato del Signore, e che al suo funerale è stato salutato da un fiume di gente, che ha passato parola, e poi ancora passato (io per esempio ne ho sentito parlare in un video montato da una tv di New York), e piano piano la sua fama continua a crescere.
In questo cammino di fede serio, c’è stata una svolta, un momento in cui si è lasciato agganciare seriamente dal Signore: era di notte, era in ospedale, e dopo avere tanto pregato, nei mesi precedenti, perché quei sintomi non fossero di un tumore, e poi perché almeno il tumore non fosse maligno, e poi per la guarigione, quella notte si mise a pregare in un momento di paura. Ma invece che chiedere la guarigione, disse la preghiera che le riassume tutte. Sia fatta la tua volontà. Perché se è la Sua volontà su di me è sicuramente la cosa più bella che mi possa capitare. Da quel momento, racconta David, ho vissuto l’anno più bello della mia vita. Ho capito che Dio ci ama ed è un Padre che vuole solo renderci felici.
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lunedì 19 agosto 2019

Ad Artie viene detto che non ha speranza e lo accompagnano a Medjugorje e lì il male è sparito

Arthur Boyle, Artie per gli amici, chioma folta, sorriso cordiale, faccia che ricorda vagamente Ronald Reagan. Cattolico del Massachussetts, da buon americano cattolico ha tredici figli, tutti avuti da Judi, unico amore della sua vita. Si sono innamorati che lui aveva dodici anni e lei undici. Quando si sono sposati, lui ne aveva diciannove. A quarantacinque anni Artie si è ritrovato con un brutto male. Sì, proprio quello. Visite, consulti, operazioni, insomma tutto l’ambaradam consueto che d’improvviso popola di medici e infermieri le giornate, che diventano un susseguirsi di appuntamenti, sale d’attesa, prelievi, ansie. Ve la faccio breve: ad Artie viene detto che non ha speranza. Ma Artie ha una famiglia alle spalle. E questa si attiva. Dove non arriva il medico, arriva la preghiera; quando la scienza getta la spugna, il credente non ha ancora esaurito le sue chances.
Così, un cognato e un amico convincono Artie a farsi accompagnare a Medjugorje. I medici non sono d’accordo, perché quello è messo davvero male: le metastasi si sono ormai diffuse. Ma per il terzetto è, semmai, un motivo in più per andare. Ve la faccio di nuovo breve: in cima al Krizevac, il “terminale” avverte un acuto dolore e un forte senso di soffocamento; gli accompagnatori temono che, come dicevano i medici, stia morendo per lo sforzo dell’arrampicata. Invece, quello è sicuro che la Madonna lo abbia guarito.
Finale: ritorno negli Usa, esami, il male è sparito. Questa storia è accaduta nel dicembre 2000 e Arthur Boyle ha atteso fino allo scorso anno per darla alle stampe. Perché? Perché dopo tutto questo tempo è ancora vivo e sta benissimo. Il suo libro è stato un bestseller e il suo caso ha fatto il giro dei media statunitensi. Ora esce in Italia per la Ares: Sei mesi di vita. Ma la Madonna è intervenuta a Medjugorje. Artie si è affidato a una scrittrice professionista (che ha cofirmato) e, visto che c’era, ha coinvolto personaggi eccellenti come Jim Caviezel (il Gesù di The Passion), Raymond Flynn (ex ambasciatore Usa presso la Santa Sede), Ivan Dragicevic (uno dei veggenti bosniaci, che vive in Massachussetts), Bobby Orr (una leggenda dell’hockey su ghiaccio), una famosa attrice, un direttore di giornale… Ha fatto un’americanata, insomma, ma è più che altro un botto pirotecnico di gioia. E di riconoscenza alla Gospa.
Al Massachussetts General Hospital dicono che «le probabilità di una sopravvivenza di quindici anni in questo stadio del tumore e con questa velocità di sviluppo sono zero». Un altro dei medici che seguivano Artie confessa: «Ogni volta che lo incontro mi sento sicuro che Dio esiste». Un miracolo della fede? Sì, certo, della fede di pochi: la moglie, il cognato, l’amico del cuore. Artie stesso non era granché roccioso al riguardo, Né i suoi numerosi figli, giovani americani dell’era Obama. Ma adesso, ecco che cosa dice uno di loro, Brian, giocatore di hockey (su ghiaccio pure lui) nella squadra dei New York Rangers: «La guarigione di mio padre è stata una fonte di conversione per me e per i miei undici fratelli. Ci ha cambiato tutti per sempre». Due miracoli al prezzo di uno, il secondo più importante del primo. Già, perché lo si dimentica sempre: la guarigione fisica è niente rispetto alla conversione.

"La Madonna vuole vestirci di santità, di obbedienza e di bontà per la venuta del Signore......"


2 novembre 1985

 Durante l'apparizione il sacerdote ha visto Mirjana, la veggente abbassare la testa, era molto triste, con gli occhi pieni di lacrime. Dopo l'apparizione le ha chiesto: « Che cosa è stato? Perché sei stata triste? ». Allora ha spiegato: « La Madonna mi ha fatto vedere per la prima volta, come in un film, lo svolgersi della prima ammonizione. È molto pesante. Per questo sono triste ». La veggente dice di aver fatto due domande alla Madonna: se davvero queste cose verranno così presto e se Dio ha il cuore così duro. La Madonna ha risposto : « Dio non ha un cuore duro, ma voi avete un cuore duro: guarda attorno a te quanti peccati ci sono e lo capirai ».

Dopo ho parlato con la veggente che ripete di nuovo: « Questo periodo è il periodo delle grazie, quando si danno molte grazie, è il periodo della conversione. Viene un secondo periodo di una purificazione molto dolorosa per tutta l'umanità e alla fine l'incontro con Gesù Cristo, dopo il segno visibile ».

Ho chiesto alla veggente come si sente. Da una parte si sente triste, dall'altra parte sottolinea che noi dobbiamo essere molto lieti, noi sappiamo che cosa ci aspetta. Questa vita ha un valore, ma di fronte alla vita eterna, noi qui sulla terra siamo soltanto passeggeri.

La veggente sottolinea questo aspetto della gioia e della speranza che dobbiamo avere guardando il futuro.

Come sapete la Madonna manda i messaggi alla Parrocchia e a tutta la gente ogni giovedì. Il penultimo giovedì la Madonna ha detto proprio che ci prepara ogni giorno, cioè che vuole ogni giorno vestirci di santità, di obbedienza, di bontà di Dio, per farci più belli e più pronti per la venuta del Signore.

Nell'ultimo messaggio, di giovedì 31 ottobre, la Madonna ci ha invitati tutti quanti a lavorare nella Chiesa e ha detto di lavorare secondo le possibilità. Poi ha sottolineato che tutti possiamo lavorare, però non lo facciamo perché non ci sentiamo in grado di farlo. Allora ci ha detto di avere coraggio, di offrire, ciascuno di noi, piccoli fiori, le nostre vite a Dio e attraverso questi fiori di far felici la Chiesa e Gesù. Ci ha invitati a collaborare per la salvezza del mondo.

Ieri mentre stavo con la gente ho sentito che l'umanità è in crisi e che tutti noi siamo in crisi e si vede che siamo in crisi anche attraverso i pellegrini che si recano a Medjugorje.

La crisi è che ciascuno parla delle difficoltà: mancano i soldi, ci sono molte malattie. Dicono che ogni sette italiani uno muore di cancro.

Ho sentito questa statistica da un medico, non so se sia vera. Comunque si lamentano delle malattie, dei pochi posti di lavoro. Il mondo cerca attraverso le conferenze di fermare le guerre, però abbiamo preparato un suicidio collettivo di umanità, perché abbiamo già prodotto tante armi e siamo capaci di distruggere la terra. Si sente da per tutto un lamento e la gente sente la crisi.

Io vorrei sottolineare tre punti i quali dovrebbero essere tre luci per noi cristiani.

Prima di tutto: la fede. Noi non contiamo sulla vita eterna. Nella misura in cui per noi la vita eterna non è una realtà, ma è qualche cosa un « può darsi », noi siamo tristi, non possiamo vivere la festa di tutti i Santi, senza questa fede.

Se qualcuno venisse a dirvi: « Voglio scaricarti da tutti i tuoi problemi e voglio farti felice e beato », che cosa fareste? Vorreste questo? Gesù si è presentato così, ieri. Avete riflettuto che cosa vuol dire beati i poveri, beati i tristi? Per fortuna non ha detto beati i ricchi, beati i potenti, beati coloro che si sentono bene, in salute, ma ha detto beati voi che siete in crisi. È una cosa incredibile: come mai noi cristiani non abbiamo scoperto questo? Come mai non lo pratichiamo? Beati tutti voi che siete in crisi, perché a voi appartiene il Regno di Dio.

Questo momento di crisi in tutta l'umanità è un momento molto favorevole per noi cristiani per scoprire Dio. È proprio una grazia per scoprire Dio. Davvero vi dico: beati voi se avete delle sofferenze. Però non beati voi con le sofferenze, ma beati voi se voi nelle vostre sofferenze scoprite Dio e la vita eterna.

Se davvero davanti a noi esiste una luce per la vita eterna, per il Cielo, per il Paradiso, noi siamo consapevoli che le malattie e le difficoltà sono per noi soltanto grazie, grazie per essere purificati, per essere più vicini a Dio attraverso le sofferenze che vengono nel mondo. Ma ho visto molti pellegrini che hanno messo la materia e la vita terrestre al primo posto e poi Dio, che ci aiuti un pochettino su questa terra e dopo la morte. Con questa fede voi non potete essere beati, con questa fede non potete essere felici qui sulla terra e non entrerete nel Regno di Dio.

Dobbiamo. mettere, tutti quanti, davanti a noi questa fede di vita eterna: la morte e la risurrezione. Allora possiamo andare verso il futuro con la gioia, con la beatitudine, perché ci aspettano le cose bellissime.

Se io nella mia vita potessi fare qualche cosa per voi lo farei: darvi questa beatitudine. E sapete, quando arrivate a questa beatitudine, allora né la malattia, né la morte, né la persecuzione - come dice San Paolo - nessuno ci strapperà da Gesù Cristo. Ma non soltanto da Gesù Cristo; nessuno ci separerà dalla gioia, dalla pace, dalla sicurezza, da una vita felice. Ecco noi tutti dobbiamo diventare santi.

Chi non decide di essere santo non avrà neanche su questa terra la felicità nel cuore, non entrerà nel Regno di Dio. È una cosa naturale che la veggente che ha visto il Paradiso, ha incontrato la Madonna, ci dica che dobbiamo andare verso il futuro con gioia. Però vi dico una cosa molto importante se voi volete arrivare a questa beatitudine. In questi giorni Gesù continua a portarci avanti verso Gerusalemme. Ogni giorno nella Messa seguiamo il Vangelo di Luca e Gesù pian piano va verso Gerusalemme. È deciso, però vediamo che vuole che anche noi siamo decisi ad entrare in questa gioia. Quello che mi ha colpito molto l'altro ieri, mentre preparavo la predica per la festa di tutti i Santi, è la parabola di Luca dove Gesù parla del banchetto. Il padrone ha preparato il banchetto per gli invitati e i servi sono andati a chiamare la gente, ma tutti si scusavano. Uno era sposato, uno aveva comperato un campo, l'altro... non so. Ma tutti erano gentili: « Scusami non posso venire ». Il padrone si è arrabbiato e non ha permesso a nessuno di entrare.

Quello che mi ha colpito è proprio questo: tutti si sono scusati, erano molto gentili, però nessuno è entrato nel Regno di Dio.

E Gesù ha raccolto, il padrone ha raccolto la gente sulla strada per portarla al banchetto. Io veramente di fronte a questa parabola riconosco che tutti noi cristiani siamo gente che si scusa: « Non ho tempo per pregare, devo andare lì, devo guadagnare di più ». Guardate: mettetevi di fronte a questa parabola, leggete il Vangelo e vedrete quante scuse ci sono dentro di noi. Le scuse arrivano fino ad una convinzione che per Dio non abbiamo neanche un minuto durante la giornata. È una cosa bruttissima, ma tutta la gentilezza di scusarci davanti al Signore è inutile. Se voi siete invitati a Milano, a Parma, a Roma per prendere molti soldi e non avete mai tempo di andare a prenderli, li prenderete? Non li prenderete mai. E così siamo anche di fronte a Dio. Noi viviamo una situazione di ateismo pratico in cui diciamo: « Per me Dio non è utile, non ho tempo per Dio ».

Veramente vorrei mettere nei vostri cuori questa parabola.

Seguite il Vangelo di Luca dove vedrete che soltanto le persone decise a lasciare tutto per entrare nel Regno di Dio entreranno nel Regno.

Lasciare anche la moglie, anche il marito, anche il denaro, non per lasciarli, ma per mettere Dio davanti, metterlo al primo posto. Come dice Gesù, non è utile per me se io perdo la vita eterna, avere tutti e due gli occhi. Devo staccare anche il mio braccio e in questo senso dobbiamo essere decisi per cercare il Regno di Dio. Se lo cercheremo lo avremo.

Un altro punto, un'altra luce che io voglio accendere nei vostri cuori: amate. Pochi giorni fa ho parlato con una ragazzina di tredici anni. Mi sono avvicinato perché ho sentito che era in difficoltà e appena ho incominciato a chiedere: « Come stai? ». Ha risposto: « Direi male ».

Ho incominciato a parlare un pochettino e la ragazzina si è messa a piangere. Perché? La ragazzina si è trovata in una difficoltà senza speranza. Aveva ottimi risultati a scuola, adesso ha tutti voti bassi. Quando viene in chiesa non si comporta bene, è nervosa.

Mi ha spiegato la situazione. Dice: « Ogni anno perdo il tempo, non riesco a studiare, quando vado a scuola mi sgridano, quando vado a casa mi sgridano, quando vengo in chiesa i sacerdoti mi sgridano. Tutti dicono la verità che io faccio degli sbagli, ma nessuno mi ama ». E davvero ho visto che nessuno l'ama. Allora le ho detto: « Adesso facciamo qualche cosa noi due e cominceremo a risolvere il tuo problema ». Ci siamo messi d'accordo per andare avanti e la ragazzina è rimasta consolata.

Però in quel momento ho visto che nella società d'oggi, in tutto il mondo ed anche nella Chiesa c'è poco amore. Ci sono molti poliziotti che guardano se qualcuno sbaglia o non sbaglia. Purtroppo spesso anche i genitori si sono trasformati in poliziotti che sgridano e non capiscono, perché l'amore deve capire ogni situazione e promuovere quella positiva.

Nello stesso tempo mentre vi parlo dell'amore e della fede, devo accendere la terza luce: la speranza.

Quella ragazzina si sentiva perduta, non poteva andare né a sinistra, né a destra, perché non era amata. Ci siamo messi a trovare i punti di uscita per realizzare il suo programma; io spero di portarla avanti.

Vi ho detto che la fede, l'amore e la speranza sono la radice della nostra salvezza; noi cristiani dobbiamo vivere questa radice della nostra salvezza: la fede in Dio e nella vita eterna. Non la fede che qualche cosa esista dopo la morte, ma la fede che io devo raggiungerla; e oggi la cosa è importantissima per me.

Dall'altra parte io potrò portare questa luce della salvezza e i messaggi della Madonna soltanto se il mio cuore è in grado di amare. Potrò andare avanti con gioia soltanto se potrò portare la speranza. Allora se voi, con tutte le vostre crisi, con tutte le vostre lamentele, con tutte le vostre malattie, offrite la vostra vita e vi incamminate sulla strada con queste luci della fede, dell'amore e della speranza, sarete felici appena vi incamminate.

Offrite la vostra vita a Dio se volete sperimentare. Mai sarete felici quando riceverete cento milioni di lire, invece quando darete qualche cosa del vostro bisogno al prossimo, quando voi offrirete la vostra vita a Dio con tutte le malattie, allora voi raggiungerete la beatitudine, la felicità.

L'ultimo giovedì nel messaggio che la Madonna ha dato al gruppo di preghiera, dice tra l'altro: « Dio vi ama molto, vi ama cento volte di più dei vostri genitori », e la Madonna voleva che le persone offrissero, aprissero i cuori a questo amore.

Io vorrei soltanto sottolineare di nuovo queste parole: Dio ci ama mille volte di più dei nostri genitori. Allora apriamo anche noi i nostri cuori, quando in questo momento questo amore di Dio è manifestato anche attraverso la Vergine, la quale ci insegna come arrivare nella casa paterna.

La Madonna in un messaggio ha detto: « Se voi volete essere più forti del male e crescere nel bene, allora fatevi una coscienza attiva », cioè pregate molto. Allora quando avete pregato, leggete un brano del Vangelo e prendete la Parola del Vangelo e piantatela nel vostro cuore e coltivatela durante la giornata. Secondo me questa è la strada della risurrezione. Molte confessioni diventano quasi inutili, perché la gente si confessa e il giorno dopo è uguale, continua a comportarsi come prima. Molti pellegrinaggi sono falliti, le persone sono andate ad adorare e pregare in diversi santuari e quando tornano a casa dicono: « L'ho fatto » e basta.

Se voi volete essere sempre più forti bisogna ogni giorno pregare, cercare la Parola del Signore che guarisce l'anima, porta avanti, aumenta la grazia, fa più forti, fa crescere nella fede, nell'amore, nella speranza. Allora voi diventerete sempre più forti, sempre più illuminati. Proprio questo vorrei sottolineare: quando tornate da Medjugorje in Italia, vi pregherei di continuare a fare il vostro pellegrinaggio verso Dio, verso la Parola di Dio.

Signore Gesù Cristo, ti prego per intercessione della Beata Vergine Maria di guardare tutti questi pellegrini, di aprire i loro cuori a vera fede, a vero amore e.a vera speranza.

Gesù Cristo, tu vuoi salvare tutti quanti, tu cerchi tutti gli uomini e sei felice con tua Madre, perché vedi qui questi pellegrini e le loro intenzioni. Ti prego aiutali affinché ciascuno di loro possa aprire il suo cuore.

Gesù, aiutali affinché ciascuno possa vivere la tua beatitudine nelle crisi in cui vivono. Ti prego di benedire tutti gli ammalati, tutti i sofferenti, tutte le persone che soffrono di qualsiasi problema affinché tutti sentano la beatitudine.

Gesù Cristo, ti prego per la grazia, affinché ogni pellegrino possa rispondere alla tua chiamata senza scuse e vivere per la vita eterna. Ti prego per la decisione, affinché ciascuno di loro sia deciso ad appartenere totalmente a Te, a lasciare tutto quello che impedisce di arrivare a Te.

Ti prego, Gesù Cristo, di aprire i loro cuori per accettare i doni che Tu dai con Tua Madre a ciascuno qua presente e all'umanità intera. Manda il Tuo Spirito, affinché queste persone capiscano la Tua risposta nei loro cuori.

Manda il Tuo Spirito a benedire le loro famiglie, le loro parrocchie, le loro comunità, i loro ospedali.

Manda il Tuo Spirito a benedire il loro paese e tutto il mondo. E io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


Fonte:Medjugorje Libro Rosso

domenica 18 agosto 2019

"La Madonna, qui a Medjugorje, ha detto che si deve leggere la Bibbia"- l'Arcivescovo di Avignone, mons. Jean-Pierre Cattenoz

Arcivescovo di Avignone, mons. Jean-Pierre Cattenoz: La Madonna, qui a Medjugorje, ha detto che si deve leggere la Bibbia



 A Medjugorje migliaia i pellegrini per la festa dell'Assunzione della Beata Vergine Maria. Molti sono venuti  anche a piedi e fin dal mattino tanti pellegrini hanno  pregato sulla collina delle apparizioni, sul Križevac, intorno alla chiesa di S. Giacomo, così come  in molti altri luoghi di preghiera della  parrocchia di Medjugorje. La Messa solenne della sera centrale, in occasione della festa dell'Assunta, è stata presieduta  dall'arcivescovo Avignon mons. Jean-Pierre Cattenoz, in concelebrazione con 98 sacerdoti e vescovi, tra cui il Visitatore Apostolico con un ruolo speciale per la Parrocchia di Medjugorje, l'arcivescovo Henryk Hoser, Ispettore della Provincia francescana dell'Erzegovina, P. Miljenko Šteko, Parroco di P. Marinko Šakota ...
Mons. nel suo sermone, Jean-Pierre Cattenoz si riferiva al Vangelo della Visitazione, sottolineando che la prima cosa che Maria fece fu alzarsi.
- Si fermò, questo è il verbo che descrive la risurrezione di Gesù. Maria è già nel mistero pasquale e nella corsa guidata dall'amore. Lascia in fretta sua cugina Elisabetta e quando entra in casa succede qualcosa di inaudito ... Non appena Elizabeth sente il saluto di Mary, il bambino inizia immediatamente a ballare e saltare nel suo grembo.  E come sempre, quando lo Spirito viene verso qualcuno, canta le meraviglie di Dio. 
Basta andare sotto la croce e sotto la croce scopriremo la Madre di Gesù e l'amato discepolo. Dalla croce con l'ultimo sforzo, Gesù si rivolge alla Madre. Vede una nuova Eva in lei, le mostra un amato discepolo e le dice - mostrandole tutti noi, perché siamo tutti amati discepoli - ecco tuo figlio.
La Madre di Gesù sta ricevendo una nuova maternità e siamo tutti suoi figli. Quindi non c'è da meravigliarsi che nostra madre venga a prendersi cura di noi, ha detto l'arcivescovo Cattenoz, sottolineando che "qui a Medjugorje, vuole davvero dimostrare che il posto della Madre è con i suoi figli".
-Se conosci bene il Vangelo di Giovanni, ricorda che l'evangelista scrive: "Da quel momento in poi, prese per sé la Madre di Gesù". Questo è tradotto dal greco nel Vangelo e nella versione aramaica del Vangelo ce n'è un'altra versione che ci dice in questo modo: "Da quel momento in poi, la Madre di Gesù lo prese per sé".
Stiamo davvero entrando nella casa di Maria. Diventa veramente la Madre di tutti noi. Elizabeth si ricorda ancora una volta che non appena il saluto di Maria le ha toccato le orecchie, la bambina ha iniziato a ballare e girare nel suo grembo. Quando guardo oggi quanti aborti ci sono nel mondo ogni anno. Mi chiedo come si possa sostenere che il feto e l'embrione non siano affatto umani, perché nel brano evangelico abbiamo un feto e un embrione parlanti, e questo ci mostra davvero che, secondo uno scrittore, dal grembo materno alla tomba è davvero una persona , ha affermato Cattenoz, esortandoci a "pregare per tutti quei bambini che non sono nati". Ha anche chiesto una lettura della Bibbia.
Perché la Madonna, qui a Medjugorje, disse che avremmo dovuto leggere la Bibbia e, mentre siamo in vacanza, leggete il Vangelo di Giovanni. E ogni volta che troverai il verbo  "credere", vedrai che San Giovanni mette alcune parole proprio accanto a lui per spiegarci cosa significa .
Credere significa accettare, ricevere Gesù! Credere è restare, stare con Lui! Credere significa ascoltare la Sua Parola! Credere è mangiare il suo corpo e bere il suo sangue. E infine, credere è essere, dimorare in LuiC'è una bellissima perla in questa beatitudine: il Beato che credeva che le parole pronunciate dal Signore si sarebbero avverate, ha affermato l'arcivescovo Jean-Pierre Cattenoz, sottolineando l'importanza di ricevere la Parola di Dio per riceverla, per poter incarnarsi e vivere in a ciascuno di noi. Allora saremo anche benedetti, perché le parole in noi saranno incarnate e saremo trasformati in Cristo con Maria nostra Madre ''.

sabato 17 agosto 2019

E' successo questo miracolo Eucaristico, nelle mani di un sacerdote in Paraguay e si dice che profuma di rose. - VIDEO

A MEDJUGORJE LA REGINA DELLA PACE NELL' ULTIMO MESSAGGIO DEL 2 AGOSTO 2019 DISSE: 
LUI E SEMPRE VIVO NELL' EUCARESTIA,POICHE L'EUCARESTIA E' IL SUO CUORE. L'EUCARESTIA E' IL CUORE DELLA FEDE.

L' 8 Agosto 2019, alle ore 19,00, circa, è successo questo miracolo eucaristico, nelle mani del sacerdote Gustavo Palacios, in Paraguay, una città, vicina alla capitale, Areguá presso la comunità di Pedro Juan Caballero è il padre Gustavo Palacios. 
Il prete era stato informato che era accaduto qualcosa di strano con una particola che si trovava ospite in una piccola casa dove, da tempo, c’è un cenacolo di preghiera.
Quando padre Gustavo Palacios è arrivato in casa ed ha aperto la teca porta-eucaristia che conteneva l’ostia consacrata (quelle teche dal diametro di circa 20 cm che si usano per portare la Santa Comunione agli ammalati) un liquido è cominciato a scorrere attraverso la sua mano, senza che il reliquiario avesse alcun buco attraverso il quale potesse uscire.
Quando, stupito, ha aperto la teca eucaristica, ha potuto osservare che quella che era stata una bianca ostia consacrata era diventata una specie di petalo, completamente rosso, ed emetteva un liquido che emanava un profumo di rose. Lo stesso liquido che era caduto sulle mani del sacerdote mentre la piccola pisside era ancora chiusa.
Padre Gustavo Palacios era stato invitato a Pedro Juan Caballero per un novenario in onore di San Domenico, nella casa della signora Raul Lourdes, dove è stato creato un Cenacolo di preghiera.
Non è la prima volta che accade un fenomeno soprannaturale anche in questo cenacolo di preghiera. Qualche tempo fa un’immagine della Rosa mistica ha trasudato un olio con l’odore delle rose. Questo liquido è stato poi usato per pregare sui malati e ci sono testimonianze, documentate, di molti malati che sono guariti.
Padre Palacios ha raccontato ai media paraguaiani cosa è successo con l’ostia. Ha spiegato che la particola consacrata era stata portata in casa per permettere alla nonna della signora Lourdes, malata e da tempo a letto, di ricevere la Santa Comunione nella sua casa, come accade ogni giorno. Ma quando un giorno si trovarono di fronte ad un’ostia consacrata diventata come un petalo di rosa hanno immediatamente chiamato il presbitero Palacios.
Il sacerdote, in attesa che la Chiesa Cattolica faccio i suoi controlli, ha spiegato che potrebbe trattarsi di un “sollievo privato”, di un miracolo compiuto da Gesù per rafforzare i fedeli nella fede eucaristica.
 Proprio ad ottobre Sua Santità Papa Francesco ha specificato che  si terrà il Sinodo sull’Amazzonia.
Intervistato da Domenico Agasso jr per conto del quotidiano LA STAMPA:«è “figlio” della “Laudato si’”», che è «un’enciclica sociale, che si basa su una realtà “verde”, la custodia del Creato». Secondo le intenzioni del Pontefice, sperando che non siano tradite da certi partecipanti, il Sinodo nascerà «dalla Chiesa e avrà missione e dimensione evangelizzatrici. Sarà un lavoro di comunione guidato dallo Spirito Santo».
Alla domanda se il Sinodo discuterà anche la possibilità di ordinare dei «viri probati», uomini anziani e sposati che possano rimediare alla carenza di clero, Papa Francesco ha risposto che non sarà assolutamente uno dei temi principali, ma «è semplicemente un numero dell’Instrumentum Laboris. L’importante saranno i ministeri dell’evangelizzazione e i diversi modi di evangelizzare».
Papa Francesco ha anche spiegato che l’Amazzonia «coinvolge nove Stati, dunque non riguarda una sola nazione».
E proprio in una di queste nazioni coinvolte, in Paraguay, è accaduto un fatto che ha lasciato molti di stucco e altri hanno subito collegato l’evento “miracoloso” proprio al Sinodo sull’Amazzonia.

venerdì 16 agosto 2019

Il frate che rivelerà al mondo i 10 segreti di Medjugorje- con VIDEO

VIDEO



P. Petar: “Mirjana, ha  ricevuto una pergamena che non è di questo mondo, ma qualcosa la Madonna le ha dato e su di essa sono scritti i dieci segreti. Sono scritti lì. Quando verrà il momento di rivelarli, partendo dal primo segreto, dieci giorni prima lei mi darà questa pergamena. Io poi sarò in grado di leggere il primo segreto e poi, insieme a lei, dovremo digiunare per sette giorni e pregare. Poi sarò in grado di rivelare al mondo ciò che avrà luogo: dove, come e per quanto tempo. Ciò avverrà prima di ogni segreto.
I primi due segreti sono avvertimenti, soprattutto lo sono per la gente di Medjugorje, perché la Madonna è apparsa lì. Quando ciò avverrà, i primi due segreti, allora sarà chiaro a tutti che la Madonna era davvero lì.
Il terzo segreto sarà un segno indistruttibile che apparirà sul Podbrdo, la collina delle apparizioni, nel luogo in cui la Madonna è apparsa le prime volte. Questo segno sarà una grande gioia per tutti coloro che hanno creduto che Lei è lì da sempre. E sarà un ultimo appello a coloro che non si sono convertiti, e non ascoltano i suoi messaggi. Ma non è saggio aspettare che quel segno.
Adesso è l’ora di convertirsi. Adesso è ora di pregare. Adesso è l’ora per la nostra purificazione spirituale. Adesso è il momento di decidere di vivere per Dio, per Gesù Cristo. Pertanto, noi chiamiamo questo tempo, un tempo di grazia.
Questo è quello che posso dire dei segreti.
Perciò dobbiamo approfittare di questo tempo di grazia per essere pronti ad andare incontro alla Madonna con i suoi segreti. Questo ho il dovere di dire alla gente, che non si sorprenda di nulla.
D: “P. Petar, ha pensato a come intenderà svelare il primo segreto? Come lo farà?
P. Petar: “Prima voglio dirlo ai miei amici più cari e intimi. Saranno pronti a pregare. E, naturalmente, attraverso internet, televisione, radio e di questi tempi anche via satellite. Io credo che questo sarà il compito più facile. Per me, è più importante che la gente sia pronta. Questo è il desiderio della Madonna e del suo divin Figlio … Quello che bisognerebbe chiedersi è: -Sono pronto?- E questo è ciò che conta. Quando Egli verrà, ci troverà degni e pronti? Saremo chiamati beati allora. Se non siamo pronti adesso, abbiamo poco tempo per farlo. Ma non dobbiamo permettere di essere colti di sorpresa. Altrimenti, in quel dato momento, non sapremo cosa fare…”
D: “Cosa ne pensa dei segreti e della sua responsabilità a riguardo? Sente il peso su di se?
P. Petar: “No, non sento davvero alcun peso su di me… So che c’è un intero esercito di persone che stanno pregando per me. Non vedo l’ora che ciò abbia luogo. E il mio punto è proprio questo, molte persone potranno essere convertite. Io sono sempre pronto ad ogni sacrificio che il Signore manderà sulla mia strada.
D: “In cuor suo, tra quanto si sente che si verificheranno i segreti di Medjugorje? Ha qualche presentimento in cuor suo su quando si verificherà il primo segreto?
P. Petar: “Ho il presentimento e una sensazione che questo può avvenire molto, molto presto, ma io davvero non voglio speculare o dire date a riguardo. Potete guardare il mondo di oggi e vedrete quanto sia urgente per noi convertirsi e volgersi a Dio…
Il 4 settembre 1985, P. Petar Ljubicic ha rilasciato la seguente dichiarazione:
Mirjana, che è stata tra i primi ad avere le apparizioni, ci ha detto che per lei le apparizioni quotidiane cessarono il giorno di Natale, 1982. Allora le fu promesso che avrebbe avuto apparizioni per il suo compleanno, il 18 marzo. Come lei conferma, da allora ha infatti avuto un’apparizione per il suo compleanno. Cioè ha visto la Vergine Maria proprio come era solita fare quando aveva apparizioni quotidiane.
Mirjana dice anche che da qualche tempo ha sentito una voce interiore – la stessa voce che era abituata sentire durante le sue apparizioni quotidiane. Lei sostiene che la Madonna le stia parlando, soprattutto dei segreti. Udì questa ‘voce interiore’ il 1° e il 15 giugno, il 19 e il 27 luglio, e il 15 e 27 agosto.
Qualche tempo prima, Mirjana mi aveva detto che sarei stato il sacerdote al quale lei avrebbe affidato i segreti. Il suo confidente, cioè. Dopo aver ascoltato la voce interiore il 1° di giugno (1985), mi ha detto che avrebbe sicuramente confidato i segreti a me. Mi ha detto che dieci giorni prima del verificarsi di ogni segreto mi avrebbe dato una carta simile a una pergamena. Tre giorni prima dell’avvenimento renderò noto al grande pubblico il segreto in questione. Quando si avvererà il segreto, io restituirò la pergamena a Mirjana e aspetterò il segreto successivo. Aggiungo a questa testimonianza due messaggi che Mirjana mi ha trasmesso. Il 18 marzo 1985, durante la sua apparizione:
Anche loro sono i miei figli, e mi dolgo per loro, perché non sanno che cosa li aspetta, se non tornano a Dio. Mirjana, prega per loro.
Il 15 agosto 1985, data tramite la locuzione interiore:
Angelo mio, prega per i non credenti. Essi si strapperanno i capelli, fratello implorerà il fratello, e malediranno le loro vite passate senza Dio, e si pentiranno, ma sarà troppo tardi. Ora è il tempo per la conversione. Ora è il momento di fare quello che ho chiesto per questi quattro anni. Prega per loro.
Mirjana sottolinea che il tempo è vicino, quando il primo segreto sarà rivelato. È per questo che lei sollecita vigilanza e preghiera nel nome della Madonna.
Il 25 marzo 1985, Mirjana ha avuto l’apparizione. La Madonna ha detto a Mirjana a riguardo dei non credenti:
Sono i miei figli. Soffro per loro. Non sanno cosa li aspetta. Dovete pregare di più per loro
La Madonna ha mostrato a Mirjana il primo segreto: la terra era desolata. E’ lo sconvolgimento di una regione del mondo.

Nel mondo ci sono così tanti peccati. Cosa

posso fare, se non mi aiutate. Ricordate che

vi amo.


Non dovete pensare per questo che Dio abbia un cuore duro. Guardatevi attorno e vi renderete conto di quanto siano immersi nel peccato gli uomini d’oggi. Quanti vanno in chiesa, alla casa di Dio, con rispetto, una forte fede, e l’amore per Dio? Molto pochi! Qui si ha un tempo di grazia e di conversione. E’ necessario usarlo bene.


Prega molto per Padre Petar Ljubicic, al quale invio una speciale benedizione. Sono una mamma, è per questo che vengo. Non si deve temere, perché io sono qui

Medjugorje ha guarito le mie ferite e Dio per me ha scelto la musica

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La musica, mi ha salvato la vita, mi ha fatto trovare Gesù e mi ha aperto la strada della salvezza. 


Dio aveva il suo progetto su di me! Gli anni passavano ... Trasferitami in un altro paese un incontro, una ragazza, Sonia, che mi ha stravolto la vita. La mia solitudine a 17 anni era tanta, accumulata in tanti anni dove per circostanze famigliari ho cambiato più di una residenza e mi ritrovavo senza amici. In lei avevo trovato qualcuno che mi volesse bene, un’amicizia da costruire. 

A fine luglio del 1996 si preparava per partire per Medjugorje, per il festival dei giovani. Il suo entusiasmo era contagioso e io la guardavo. Non avevo possibilità economiche per andare e un padre molto geloso che non mi avrebbe dato mai il permesso per partire, quindi non ho osato nemmeno chiedere. Al ritorno, Sonia, aveva un luce che non era di questo mondo, una luce che abbagliava, gli occhi dicevano tutta la gioia e la pace dell’anima che quel posto sa dare. Da subito iniziai a pregare, a modo mio, perché volevo recarmi anch’io lì, volevo provare quella stessa gioia contagiosa. Ah, dimenticavo! Io non conoscevo nulla, nessuna preghiera a parte il padre nostro, l’Ave Maria e qualche altra giaculatoria. La messa, l’Eucaristia, la Sacra Scrittura, insomma il cardine della fede io li sconoscevo. Piano, piano attraverso il suo amore mi avvicinavo a Gesù, iniziai a leggere
qualcosa, il mio primo libro fu “Pregate, Pregate, Pregate”.
Il desiderio di conoscere Gesù cresceva

 Passò un anno e Sonia si preparava di nuovo alla partenza per il festival dei giovani ma per me non si prospettava minimamente di partire per gli stessi problemi di prima. Don Giuseppe Riccobene, innamorato di Maria e di Medjugorje, promotore dei pellegrinaggi in Sicilia, che adesso vive tra le braccia di Dio, mi dice: Risolviamo, Letizia, la parte più facile, il biglietto è a spese mie, quando potrai me li darai (mai potuto rendere a lui il prestito). L’altro scoglio era mio padre, dovevo convincerlo e come fare? Per me era impossibile. Lui ateo, lontano dai sacramenti, dalla chiesa, da tutto ciò che era sacro (dopo 20 anni di pianti è venuto a Medjugorje e adesso è un convertito anche lui attraverso l’intervento della Regina della Pace. Lo Spirito Santo aveva pensato anche a questo. Pensai di chiamare la mia nonna paterna, che alla mia domanda se volesse venire a Medjugorje, nonostante non sapesse dove stavamo andando, mi rispose immediatamente di si.
Insomma arrivai in quella terra il 30 luglio 1997. L’aria di Medjugorje già parla di grazia, di pace. Solo chi ha fatto esperienza può capire di cosa parlo. Una valanga di emozioni, di conoscenza, di pace, di serenità tanto che non vuoi più tornare ma rimanere in quel Tabor per sempre. Li scoprii la confessione, la comunione, l’Eucaristia, la preghiera. Scoprii che Gesù è vivo e che mi amava. Per la prima volta capii che in quell’Ostia bianca c’era tutto il mio Dio. Insomma, inspiegabile scoperta di un mondo di pace che avevo soltanto iniziato a intravedere. Al ritorno la mia vita cambia definitivamente. Da li un processo di crescita. Medjugorje rimane indelebile nel mio cuore e ormai è una meta almeno annuale per attingere ad una fonte di grazia. Gesù e Maria sono sempre con me ma quel posto mi ristora l’anima, mi rinfranca, mi guarisce. Si, tante guarigioni nella mia anima, tante, tante che è difficile descrivere in poche parole. Da quella terra il titolo del mio cd "MIR MIR MIR" che significa nella lingua croata "PACE PACE PACE" dove contiene canti di adorazione, di lode, di ringraziamento e a Maria.

Ecco cosa ha colpito Mons. Fisichella più di ogni altra cosa a Medjugorje



Mons. Fisichella: ecco cosa rende speciale Medjugorje!

Che cosa ha colpito Mons. Fisichella più di ogni altra cosa a Medjugorje? E’ lui stesso a rivelarcelo in esclusiva per la Luce di Maria.
 Innanzitutto ringrazio Mons. Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, per la sua disponibilità a questa intervista per la Luce di Maria. Ho ascoltato con entusiastica partecipazione la sua catechesi e poi la sua omelia, durante il Festival dei Giovani 2019. E ho cercato di fissare nel mio cuore, prima ancora che sul mio taccuino, i suoi preziosi insegnamenti. Poi, mentre era in procinto di partire da Medjugorje, ho avuto l’occasione di incontrarlo e di rivolgergli alcune domande. Un bel momento che sono lieta di condividere con voi.
 -Mons. Fisichella, vorrei chiederle come ha accolto l’invito di Mons. Hoser a questo 30° Festival dei Giovani, e se è la prima volta che viene a Medjugorje?
Si è la prima volta, per ovvi motivi, in quanto responsabile del dicastero della Nuova Evangelizzazione. La Santa Sede segue con molta premura e molto interesse la vicenda di Medjugorje. E quindi, da quando papa Francesco, alcuni mesi fa, ha concesso la sua autorizzazione ai pellegrinaggi ufficiali anche a Medjugorje, l’invito del delegato pontificio mi è giunto con particolare piacere.
Come si sa, il dicastero della nuova evangelizzazione ha la responsabilità pastorale dei santuari nel mondo. Seppur Medjugorje non è ancora riconosciuto santuario, è però una meta di milioni di pellegrini ogni anno. E noi avendo anche la responsabilità dei pellegrinaggi, ho molto gradito l’invito a partecipare, perché mi ha permesso di venire qui. Ma soprattutto diventa un passo ulteriore nel valutare e considerare, la presenza di milioni di pellegrini, e soprattutto in questa circostanza, di tanti giovani.

-Ha avuto modo di osservare ciò che sta avvenendo a Medjugorje, c’è qualcosa che l’ha colpita più di ogni altra?
Ciò che colpisce un pellegrino come me per la prima volta a Medjugorje, è il clima di preghiera che lo qualifica da tanti altri luoghi, dove ti aspetti la preghiera che si svolge nei luoghi delle apparizioni, all’interno dei santuari, di fronte alle icone della Vergine o dei Santi.
 Qui però il clima di preghiera si estende anche oltre. Colpisce che i pellegrini ovunque camminano col Rosario tre le mani e pregano: lungo la strada, salendo sulla Collina, in ogni dove. Questo credo sia veramente un indizio quanto mai favorevole, per considerare la peculiarità di Medjugorje.
Inoltre mi ha molto colpito verificare la presenza di così tanti giovani. E’ vero che questa è la 30a edizione del Festival dei Giovani, però mi è sembrato di rivivere in piccolo la giornata mondiale della Gioventù. Penso che questa sia una tappa molto importante che definisce Medjugorje, e coinvolge tutti.
Non solo nell’accoglienza di numerosi giovani ma anche nella formazione che viene data loro. Il clima di preghiera si arricchisce, attraverso le catechesi e il dialogo con tanti giovani provenienti da ogni parte del mondo, di una formazione che è quanto mai importante oggi, soprattutto per la nuova evangelizzazione.

Pensa che Medjugorje col suo programma spirituale con al centro l’Eucarestia, il Rosario, il Digiuno, la Parola, la Confessione, possa essere un esempio vincente per la nuova evangelizzazione da proporre anche altrove?
La nuova evangelizzazione vive di quella che è la vita ordinaria della Chiesa, vissuta però in maniera straordinaria, perché i tempi lo richiedono. Quella che è la vita di tutti i giorni della Chiesa, è fonte, origine e scopo dell’evangelizzazione. In questa nuova fase dell’evangelizzazione noi siamo chiamati a riscoprire il significato della nostra vita quotidiana.
 Certamente il primo posto è dovuto alla preghiera – alla riscoperta della preghiera – che diventa e trova il suo culmine nella preghiera eucaristica e quindi anche nell’adorazione. Devo sottolineare che è davvero significativo ciò che è accaduto l’ultima sera del Festival! Dopo due ore di una celebrazione eucaristica così intensa, abbiamo assistito al grande silenzio che i nostri giovani e i nostri sacerdoti, c’erano circa 800 sacerdoti, hanno mantenuto per tutto il tempo prolungato dell’adorazione eucaristica.



Medjugorje: “La nuova evangelizzazione si fa in ginocchio”
Questi elementi sono il fondamento attraverso cui la nuova evangelizzazione si realizza. A me piace riportare in tal senso un’espressione di papa Francesco, pronunciata subito agli inizi del suo pontificato:“La nuova evangelizzazione si fa in ginocchio”. E quindi riscoprire questa dimensione adorante, questa dimensione della preghiera, è per noi certamente un punto indelebile, ma altresì un punto di partenza e di arrivo fondamentale!
Poi non dobbiamo dimenticare che la vita cristiana si esplicita, si rende visibile anche in altri momenti che sono altrettanto validi, e che scaturiscono da una vita di preghiera. Penso in primo luogo alla testimonianza della carità. Noi non possiamo mai dimenticare che i santuari sono luoghi di accoglienza, dove si incontrano le diverse povertà del mondo, non ci sono soltanto le povertà sociologiche, quelle che noi normalmente individuiamo.

Ci sono altresì le povertà esistenziali, verso le quali la testimonianza della carità è fondamentale, perché caratterizza lo stile di vita cristiano. Come c’è poi l’esigenza di comunicare la Fede, di rendere partecipi gli altri della nostra esperienza di Fede. Sono solito dire, che come siamo capaci di compiere dei gesti di benvenuto per chi arriva nei nostri santuari, così dovremmo essere altrettanto capaci di compiere dei gesti, e pure una liturgia, con cui salutare il pellegrino quando ritorna a casa.


Durante la sua catechesi al Festival dei Giovani ha parlato del senso della vita che sta nel lasciarci amare. A chi desidera sperimentare l’Amore di Dio che cosa consiglia?
Credo che quanto ho detto nella catechesi, dipenda da alcuni fattori particolari. Il primo è quello di far comprendere che il vero amore non dipende in prima istanza da noi. Ma il vero amore dipende da un’esperienza di ricevere amore. Nessuno ama veramente se prima non è stato amato.
Noi purtroppo viviamo in un contesto culturale in cui mettiamo al primo posto noi stessi, ciò che noi siamo, ciò che noi desideriamo. Tante volte non riusciamo a percepire invece l’esperienza originaria e originante, vale a dire la capacità di percepire di essere amati. Da questo punto di vista mi sembra fondamentale porsi davanti a Dio col desiderio di non impedire a Lui di amarci.
Credo che il più delle volte la nostra resistenza, sia tutta quanta lì. Il voler autodeterminare la nostra vita a partire da noi stessi, da ciò che noi pensiamo, da ciò che noi progettiamo. E in tutto questo Dio riveste un ruolo marginale. Ecco perché non si comprende profondamente l’amore. Ed ecco perché andiamo sempre più spesso incontro ai fallimenti dell’amore.
L’amore vero, autentico, ci insegna l’evangelista Giovanni nella sua Prima lettera, consiste proprio in questo: non siamo stati noi ad amare Dio, ma Dio per primo ci ha amato. Allora quando ci poniamo davanti a un testo come questo – che non dimentichiamolo è Parola di Dio, è un testo rivelato – dobbiamo scoprire realmente il valore profondo che possiede.

In questo consiste l’amore, che Dio ci ha amati per primi. Allora siamo chiamati a scoprire nella nostra vita, questa esperienza profonda per la quale Dio ci è venuto incontro. Dio ci ha posto in essere, ci ha donato la vita, Dio continua ad accompagnarci. Lo fa attraverso quelle espressioni che indicano sempre di più il desiderio di Dio, se posso usare questo termine, di renderci più partecipi della sua vita divina, che è vita di amore.
Non dimentichiamolo. Dio è amore! La sua vita è intrisa di amore, è solo ed esclusivamente amore. Questo amore è un dare tutto se stesso, tutto! Dio non tiene nulla per se, Dio dà tutto, e in questo dare tutto ci fa capire che ha dato se stesso per me, per ognuno di noi. Ecco perché diciamo che amare vuol dire dare tutto se stessi, non avremmo mai (!) potuto pronunciare un’espressione come questa, se Dio non l’avesse vissuta e pronunciata per primo.
Simona Amabene

 Fonte:https://www.lalucedimaria.it/mons-fisichella-ecco-cosa-rende-speciale-medjugorje/