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martedì 12 marzo 2019

"Non potevo credere nella famiglia". Finchè un giorno ...arrivai a Medjugorje.

Mi chiamo Giovanna Pedrini ,sono una donna italiana di 39 anni. Vivo a Medjugorje dal 2007. Sono arrivata qui la prima volta nel 2002, praticamente ‘’trascinata’’ dall’ostinazione nella fede di mia madre e sempre accompagnata dalle preghiere di mia nonna. Entrambe donne di fortissima fede, ma che per varie ragioni e trascorsi della mia vita non sono riuscite a trasmettermi. Sentivo dire che la fede e’ un dono,non ne capivo il senso, sentivo dire che la forza della preghiera poteva raggiungere gli obiettivi piu’ inaspettati. E’ successo davvero, per me e’ stato cosi’. Non era la mia forza,non era la mia preghiera, lo e’ diventato grazie a mia madre e mia nonna. Sono sempre stata una persona molto rabbiosa, ribelle, delusa dalla vita che mi travolse al momento della separazione dei miei genitori. Li e’ cominciato o meglio finito tutto. Non potevo credere nella famiglia,e da li e’ cominciato i rifiuto e il disprezzo di ogni altro valore, perche’ se la famiglia non ha valore, in cosa puo’ trovare altri valori una mente giovane sentendosi senza sostegno? La mancanza della figura paterna ha impedito la costruzione della mia autostima e personalita’ e quindi il declino, la droga, i centri sociali, l’abbandono della scuola, l’incapacita’ di costruire rapporti sentimentali e amicali veri, solidi per paura di vivere nuovamente l’abbandono. Finchè un giorno si aprono forzatamente le porte di un viaggio, non voluto inaspettato ma che ho accettato di intraprendere per sfinimento. E sono arrivata qui a Medjugorje carica di rabbia e di delusione e in pochi giorni immersa nella preghiera di centinaia e centinaia di fedeli presenti sul territorio e alle celebrazioni, quella rabbia e quella delusione si sono sciolte in una richiesta d’amore. In particolare furono le parole di un ragazzo di Suor Elvira a spingermi verso questa richiesta, la luce nei suoi occhi, la gioia che provava. Doveva partire per andare in missione con la comunita' e da quel giorno non lo rividi piu', ma pensai spesso alle sue parole. Fu durante l’adorazione eucaristica che trovai risposta a quella domanda. Ogni mio dubbio, ogni paura, ogni senso di solitudine e di abbandono si sciolsero in un’improvvisa sensazione difficile da spiegare. Davanti al Santissimo Sacramento, cominciai a provare pace, serenita' e gioia, sentimenti che non avevo provato mai nulla del genere e che faticavo a riconoscere..scoppiai in un pianto e capii che quella poteva essere soltanto la risposta a quella mia richiesta e alle preghiere di mia madre e di mia nonna. Non poteva essere suggestione. Come puo’ essere suggestionabile una persona che non crede? Da quel giorno in poco tempo la mia vita e’ stata trasformata. Quel ragazzo lo rincontrai, tramite un gruppo di preghiera, pregavano per lui che non poteva piu' andare in missione perche scopri' di avere una malattia genetica rara. Attraverso la croce della malattia, ci rincontrammo e ci sposammo, chi lo avrebbe mai potuto immaginare che grande disegno Dio aveva preparato per me! Oggi sono madre di tre figli, ho un marito meraviglioso e insieme portiamo la croce della malattia genetica di cui lui e’ portatore. Ma non ho piu’ paura ,non vivo piu’ quel senso di solitudine e di abbandono, perche noi non siamo soli abbiamo Dio al nostro fianco che ci sostiene nella malattia . Non abbiamo avuto paura di mettere al mondo tre figli nonostante la malattia. Il si alla vita ormai non poteva che essere un si pieno. E oggi siamo qui con tre figli sani contro ogni previsione a testimoniare con la nostra vita, con la nostra famiglia”

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