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mercoledì 1 gennaio 2020

E' Mariana la prima festa dell'anno 1° Gennaio : Maria Santissima Madre di Dio - Preghiera

PREGHIERA ALLA MADRE DI DIO 
 di Santa Faustina Kowalska  [1]
 
O Maria, Madre e Signora mia,
affido a te la mia anima e il mio corpo,
la mia vita e la mia morte e ciò che verrà dopo.
Metto tutto nelle tue mani.
O Madre mia, copri col tuo manto verginale la mia anima
e concedimi la grazia della purezza del cuore,
dell'anima e del corpo e difendimi
con la tua potenza da tutti i nemici.
O splendido Giglio, Tu sei il mio specchio, o Madre mia.


O Madre di Dio,
la tua anima è stata immersa in un mare di amarezze:
guarda alla tua bambina e insegnale a soffrire
e ad amare nella sofferenza.
Fortifica la mia anima,
in modo che il dolore non la spezzi.
o Madre della grazia,

insegnami a vivere con Dio.


O dolce Madre del Signore,
su Te modello la mia vita,
tu sei per me un'aurora radiosa,
estasiata m'immergo tutta in Te.
O Madre, o Vergine Immacolata,
in Te si riflette per me il raggio di Dio.
Tu m' insegni ad amare il Signore nelle tempeste,
Tu sei il mio scudo e la mia difesa dai nemici.

La solennità di Maria SS. Madre di Dio è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale. Originariamente la festa rimpiazzava l'uso pagano delle "strenae" (strenne), i cui riti contrastavano con la santità delle celebrazioni cristiane. Il "Natale Sanctae Mariae" cominciò ad essere celebrato a Roma intorno al VI secolo, probabilmente in concomitanza con la dedicazione di una delle prime chiese mariane di Roma: S. Maria Antiqua al Foro romano, a sud del tempio dei Castori.
La liturgia veniva ricollegata a quella del Natale e il primo gennaio fu chiamato "in octava Nativitatis Domini": in ricordo del rito compiuto otto giorni dopo la nascita di Gesù, veniva proclamato il vangelo della circoncisione, che dava nome anch'essa alla festa che inaugurava l'anno nuovo. La recente riforma del calendario ha riportato al 1° gennaio la festa della maternità divina, che dal 1931 veniva celebrata l'11 ottobre, a ricordo del concilio di Efeso (431), che aveva sancìto solennemente una verità tanto cara al popolo cristiano: Maria è vera Madre di Cristo, che è vero Figlio di Dio.
Nestorio aveva osato dichiarare: "Dio ha dunque una madre? Allora non condanniamo la mitologia greca, che attribuisce una madre agli dèi"; S. Cirillo di Alessandria però aveva replicato: "Si dirà: la Vergine è madre della divinità? Al che noi rispondiamo: il Verbo vivente, sussistente, è stato generato dalla sostanza medesima di Dio Padre, esiste da tutta l'eternità... Ma nel tempo egli si è fatto carne, perciò si può dire che è nato da donna". Gesù, Figlio di Dio, è nato da Maria.
E’ da questa eccelsa ed esclusiva prerogativa che derivano alla Vergine tutti i titoli di onore che le attribuiamo, anche se possiamo fare tra la santità personale di Maria e la sua maternità divina una distinzione suggerita da Cristo stesso: "Una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: "Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!". Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!"" (Lc 11,27s).
In realtà, "Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù e, abbracciando con tutto l'animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente" (Lumen Gentium, 56).

Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico
Dio, Maria: i Padri del Concilio di Efeso l’acclamarono Theotókos, perché da lei il Verbo prese la caLa maternità di Maria
Il primo frutto della doppia predestinazione assoluta di Cristo e di Maria è certamente uno scambio reciproco d’amore: Cristo dona a Maria la grazia della Maternità,  rendendola “piena di grazia”; e Maria dona  a Cristo l’Umanità, per la quale diviene “vero Uomo”. In questo “gioco” d’amore, le azioni  di Cristo e di Maria sono contemporaneamente attive e passive insieme: Cristo è attivo perché dona a Maria la “grazia” ed è passivo in quanto riceve da Maria l’“umanità”; così anche Maria è attiva in quanto dona a Cristo l’“umanità” ed è passiva in quanto riceve da Cristo la “grazia”. Tra Cristo e Maria si instaura, quindi, un duplice vincolo, naturale  e morale insieme, con la precedenza certamente del primo sul secondo.
Precisato tale rapporto, l’attenzione verte ora sulla delicata complicata e difficile analisi del concetto di “maternità”. Dalla storia si sa che i grandi teologi del passato, come ad esempio Tommaso d’Aquino  e Bonaventura da Bagnoregio, rifacendosi all’autorità di Aristotele (De animalium generatione,  I, c. 21; Metafisica,  V, c. 15, 1020b 29-31), e in parte anche a qualche espressione del Damasceno e di Agostino, sostenevano che nella procreazione della prole, solo il padre (o maschio) è principio attivo; mentre la madre (o femmina) è semplice passività, avente il compito di far sviluppare in sé il seme vitale dell’uomo. Principio che applicato alla Maria comporta, di conseguenza, che essa non ha operato nulla di attivo nella concezione e nello sviluppo embrionale del Figlio Gesù, ritenuto totalmente opera dello Spirito Santo, interpretando alla lettera il testo di Luca (1, 35).
Il Cantore dell’Immacolata, invece, rifacendosi alla sua teoria della con-causalità dei principi nel processo conoscitivo e alla teoria sessuologica del medico Galeno (De usu partium corporis humani. De semine mulieris,1,1), ripreso da Avicenna e reinterpretando sia Damasceno che Agostino, insegna categoricamente che sia il padre sia la madre sono entrambi principi attivi nella procreazione della prole (Ordinatio, III, d. 4, q. un., n. 5). E con squisita sensibilità e onestà intellettuale, aggiunge che, in argomenti così delicati, è meglio affidarsi a un medico che a un filosofo! E applicando tale principio anche alla Madonna si pone contro la comune opinione dell’epoca e afferma: “Io dico che la beata Vergine Maria ebbe una vera funzione di principio attivo nella formazione del corpo di Cristo” (Reportata Parisiensia, III, d. 4, q. 2, n. 10). E pur riconoscendo la naturalità del parto, ammette che il “modo” come è avvenuto richiede necessariamente l’intervento soprannaturale (Ivi, n. 7).rne e il Figlio di Dio abitò in mezzo agli uomini, principe della pace, a cui fu dato il Nome che è al di sopra di ogni nome.


 Unico caso di Madre di Dio
Unico caso accertato nella storia, che una creatura sia venerata come “Madre di Dio”, sembra quello proposto dalla Chiesa cristiana, che dichiara essere verità di fede la proposizione: la Vergine Maria è “Madre di Dio”. La dichiarazione dogmatica risale al 431, con il Concilio di Efeso che afferma essere in Cristo la natura umana e divina nell’unica persona del Verbo di Dio, e, di conseguenza, Maria come Madre di Cristo è anche Madre di Dio: Theotókos (da Theos: Dio e tikto: partorire; Colei che partorisce Dio; in latino: Deipara (Deus: Dio e para: da parere, partorire). In quanto Madre di Dio-Uomo, si può dire anche (Dei Genitrix: Madre di Dio) in forza del principio della communicatio idiomatum.
La traduzione italiana di “Madre di Dio”, per sé, anche se è comune, non rende bene né il testo greco né quello latino, anzi, potrebbe dare adito a qualche difficoltà, se non si è abbastanza attenti. L’imprecisione è dovuto al fatto che nella lingua italiana, il termine “madre” indica normalmente colei che genera, ossia colei da cui ha origine il figlio; invece, i due termini classici - greco e latino - indicano solo colei che ha partorito. Distinzione delicata che introduce al mistero: Maria ha dato alla luce, in “carne umana”, il Verbo, seconda persona della Trinità.
Teologicamente parlando, quindi, il Dogma è più di natura cristologica che mariana, nel senso che asserisce qualcosa meno su Maria che su Cristo. Finalità del dogma, infatti, è chiarire la relazione delle due nature di Cristo, come rispecchia il clima storico della definizione di Efeso. Il mistero dell’Incarnazione consiste proprio in questo: Cristo ha due nature, Divina e Umana e una sola Persona, quella del Verbo. Le due Nature sono in perfetta unione nella Persona di Cristo, e non sono separate. Cristo allora è nello stesso tempo vero Dio (Natura e Persona del Verbo) e vero Uomo (solo Natura Umana senza Persona Umana).
Liturgicamente la festa venne istituita da Pio XI, nel 1931, a ricordo del XV centenario del concilio di Efeso, fissando la celebrazione all’11 ottobre, giorno in cui nel 431 venne proclamato il dogma. Con la riforma liturgica del 1969, invece, la Chiesa ha riportato la festa al 1° gennaio, come auspicio di bene per ogni uomo e modello per ogni cristiano; celebrazione che conclude anche l’ottava di Natale.

Spiegazione teologica del dogma
Per comprendere la possibilità che la Vergine Maria possa essere venerata come Madre di Dio, è da premettere un’osservazione: tutte le verità in suo onore non sono né autonome né indipendenti, ma dipendono tutte dal Cristo, suo Figlio.
La prima e fondamentale verità su Cristo, da cui discendono tutte le altre verità, come cascata di perle preziose e gioiose, che allietano il cuore e illuminano gli occhi, è quella della “predestinazione assoluta”; nella quale, è logico, che Cristo si sceglie la Madre da cui nascerà storicamente nella “pienezza del tempo” (Gal 4, 4), dopo averla arricchita di ogni grazia, che una creatura possa sopportare, rendendola prima Immacolata e poi Assunta in ciel di “Sol vestita” (Ap 12,1).
Così, nell’unico e medesimo atto di predestinazione, Dio predestina sia Cristo che Maria, come è stato già ricordato nel dogma dell’Immacolata Concezione da Pio IX, che nella sua bolla Ineffabilis Deus, accetta l’interpretazione data da Duns Scoto. E tutto questo è implicitamente incluso nel grandioso e sublime mistero del disegno di Dio rivelato da Paolo: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui [Cristo] ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto” (Ef 1, 3-6).
Questo testo rivelato è fondamentale per inquadrare direttamente le verità cristologiche e quelle mariologiche indirettamente, perché rappresenta la struttura generale entro cui è racchiuso in nuce tutto il patrimonio della storia della salvezza, che gradualmente si stenderà nell’arco del tempo fino alla sua consumazione.

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