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mercoledì 13 novembre 2019

Esattamente 142 anni fa (il 13/11/1875) arrivò a Pompei una tela brutta e puzzolente!

Esattamente 142 anni fa (il 13/11/1875) giunse per volontà di Bartolo Longo che cercava una qualche Icona della Madonna del Rosario per la piccola cappella che aveva edificata per i poveri contadini della valle di Pompei, questo veneratissimo quadro che divenne celeberrimo in tutta la chiesa cattolica e nel mondo intero a motivo dei miracoli e prodigi compiti da Dio per suo mezzo nella misera Valle di Pompei; oggi cittadella di Maria e della carità. Ecco perché il 13 novembre di ogni anno, in memoria di questo evento, il quadro la Madonna scende dal suo trono e riceve da migliaia e migliaia di fedeli il bacio della gratitudine e dell' amore; bacio di fede e di devozione alla Mamma più bella santa e misericordiosa del mondo. Anche noi, spiritualmente pellegrini la invochiamo dal più profondo della nostra miseria, per ottenere da Dio, Nostro Signore, per mezzo della sua molteplice Onnipotente intercessione: soccorso, protezione, misericordia e pace. La Madre di Dio ci stringa tra le sue tenere braccia. Ci stringa al suo petto verginale e, tramite il suo cuore immacolato, ci assomigli sempre più al nostro... al suo... Gesù! Amen


Una tela brutta e puzzolente! Storia del quadro della Madonna di Pompei


Quando il Beato Bartolo Longo arrivò a Pompei nel 1872, trovò la Valle e i suoi abitanti in condizioni estreme di povertà materiale ma soprattutto spirituale. Per mantenere la promessa fatta alla Vergine Maria di propagare il Rosario si preoccupa, allora, di organizzare una serie di iniziative per sensibilizzare gli abitanti della Valle ad una vita di preghiera e di fede.
Guadagnatosi l’affetto e la stima dei contadini di Valle, decise per l’ottobre 1875 di organizzare una Missione popolare che potesse segnare profondamente il cuore dei fedeli, suscitando in loro «la speranza del perdono con la devozione a Maria e segnatamente al suo Rosario». Successivamente, la chiamerà l’«Ora della Misericordia». In programma, ogni giorno, vi erano la recita del Rosario, la Santa Messa e altri momenti di preghiera.
La numerosa partecipazione di popolo alla missione e le norme liturgiche vigenti all’epoca, convinsero Bartolo ad acquistare una tela della Vergine del Santo Rosario da esporre in occasione della conclusione della missione popolare. Un quadro avrebbe permesso ai contadini di radunarsi ogni sera in chiesa per la recita del Rosario. E così il 13 novembre, vigilia della chiusura della missione, Bartolo si mette in viaggio verso Napoli alla ricerca di una tela, senza però trovarne nessuna di suo gradimento o adeguata al suo budget. Ma la Provvidenza, «che con mano invisibile guidava le file di un avvenimento che sarebbe stato indi a poco straordinario», fece in modo di farlo incontrare con il suo padre spirituale, il domenicano padre Alberto Radente. Si dice che il caso sia la via che Dio usa quando vuole restare anonimo, e, guarda caso, p. Alberto, anni addietro, aveva donato ad una suora del Conservatorio del Rosario a Porta Medina, suor Maria Concetta De Litala, un vecchio quadro del Rosario. Bartolo, senza farselo ripetere due volte, si affrettò a raggiungere la suora per far sì che il quadro potesse arrivare in tempo a Valle, dove lo aspettavano i missionari e il popolo devoto.
Ma, quando suor Maria Concetta gli mostrò il dipinto provò una stretta al cuore:

«Era non solo una vecchia e logora tela, ma il viso della Madonna, meglio di una vergine benigna, tutta santità e grazia, parea piuttosto di un donnone ruvido e rozzo […]. Oltre alla deformità e spiacevolezza del viso, mancava pure sul capo della Vergine un palmo di tela; tutto il manto era screpolato e roso dal tempo e bucherellato dalla tignola, e per le screpolature erano distaccati qua e là brani di colore. Nulla è a dire della bruttezza degli altri personaggi. S. Domenico a destra sembrava, più che un Santo, un idiota da trivio; ed a sinistra era una Santa Rosa, con una faccia grassa, ruvida e volgare, come una contadina coronata di rose».
(B. Longo, Storia del Santuario, 1890, pp. 111-112).
Insomma il quadro era proprio brutto e senza valore. Bartolo voleva quasi desistere dal prendere la tela, ma un po’ la promessa fatta ai contadini di tornare con un’immagine, un po’ l’insistenza della suora, alla fine accettò; era convinto, però, che i valpompeiani difficilmente si sarebbero disposti in preghiera dinanzi ad una così brutta immagine. A questo problema se ne aggiungeva un altro: come far arrivare il quadro a Pompei? Le sue dimensioni erano eccessive sia per le ferrovie statali sia per una carrozza.
Sta per accadere un episodio dall’alto valore simbolico che lascia già intravedere il carisma della nascente opera pompeiana e il messaggio che racchiude in sé.
Bartolo si ricordò che «uno dei capi di tutti i coloni di Valle», Angelo Tortora, era solito andare a Napoli con il suo carretto; a quell’ora probabilmente era pronto per ritornare, così lo fece chiamare e gli affidò il grande quadro. Quello che Bartolo non sapeva era che Angelo si recava spesso a Napoli per caricare il letame dalle stalle dei signori, per poi rivenderlo ai contadini che ci concimavano le campagne di Valle.

«Mentre l’Immagine era in cammino per la strada provinciale alla volta di Pompei sul carretto di Angelo Tortora, io correva alla stazione ferroviaria per precedere il suo arrivo. Ma qual fu il rincrescimento che provammo, quando giunti la sera a Valle di Pompei, sapemmo che il Tortora aveva portato il quadro, non altrimenti che allogandolo al di sopra del letame, di cui aveva già caricato il suo carro!».
(B. Longo, Storia del Santuario, ed. 1954, p. 82).


Raffigurazione dell’arrivo del Quadro a Pompei, Cripta del Santuario
In questo modo, la sera del 13 novembre 1875, su un carro di letame, faceva il suo ingresso a Valle una tela brutta e puzzolente che da lì a poco sarebbe diventata la prodigiosa immagine della Vergine del Santo Rosario di Pompei, venerata e famosa in ogni angolo del mondo!
Durante il recente Giubileo straordinario della Misericordia (8.12.2015 – 20.11.2016) indetto da Papa Francesco, Pompei è stata definita “Casa della Misericordia” e certamente questo episodio ci aiuta a comprenderne il motivo. Maria è Madre di Misericordia perché ci insegna che tutto ciò che ci portiamo dentro, anche quello che puzza di peccato o che ci rende sporchi, messo nelle mani di Dio diventa strumento per manifestare la grandezza del suo amore. Pompei è Casa di Misericordia perché nasce da un’esperienza di Misericordia vissuta in prima persona dal suo Fondatore, il beato Bartolo Longo. Questo giovane che non era stato abbandonato da Dio nonostante avesse scelto di insorgere orgogliosamente contro di Lui, ora decide a sua volta di aiutare tutti coloro che sono immersi nelle tenebre dell’errore e dell’ingiustizia. Riesce a fare questo attraverso l’intercessione della Vergine Maria e con la preghiera del Rosario. Pompei è ancora Casa di Misericordia nell’affollata Cappella delle Confessioni del Santuario, dove si alternano circa trenta sacerdoti, e nelle Opere di Carità nelle quali, sulle orme del suo Fondatore, si continua a ridonare vita e speranza a tutti coloro che sono scartati dal mondo.
«Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior» cantava Fabrizio De André in Via del Campo. Dal momento in cui quel carrettino fece il suo ingresso a Valle, sono nati i fiori più belli e la stessa Pompei, da scenario di morte e distruzione, è diventata un giardino di grazie, un bellissimo roseto in onore di Maria, Madre di Misericordia.



Successivamente al suo arrivo a Pompei, il Quadro fu sottoposto ad urgenti restauri perché così com’era «anziché devozione ispirava terrore». Fu dapprima affidato a Guglielmo Galella, un paesaggista che lavorava negli Scavi archeologici, e poi a Federico Maldarelli, insigne pittore napoletano. Il dipinto fu reso più armonico a partire dall’aggiunta della parte mancante sulla testa della Vergine; inoltre fu sostituita Santa Rosa con Santa Caterina perché speciale protettrice di Bartolo Longo. Tuttavia, anche dopo questo radicale restauro, il volto della Madonna non era migliorato sensibilmente ma non si sapeva cosa fare. A quanto pare fu la Madonna stessa ad abbellire prodigiosamente la sua immagine! Infatti Bartolo racconta che dal giorno in cui nel 1881 il quadro fu tolto dalla chiesetta del SS.mo Salvatore e fu posto in una delle cappelle laterali del nascente Santuario, il volto della Vergine cominciò a trasformarsi, assumendo una particolare bellezza che faceva vibrare i cuori di quanti si accostavano all’effige per pregare.

La tela della Madonna ricoperta di gioielli
Come ogni donna, anche Maria voleva presentarsi bella al mondo e furono tanti quelli che le donarono ogni tipo di gioiello, come ad esempio i quattro smeraldi dei signori ebrei Henry Kaminker e Jacques Sloag che, insieme ad altri brillanti, furono posti direttamente sulla tela. Questa pratica rese necessario un restauro scientifico e nel 1965 la tela fu affidata ai Padri Benedettini Olivetani di Roma. Durante i due mesi di lavoro i monaci scoprirono sotto i colori sovrapposti nei precedenti restauri, che il quadro acquistato da p. Radente per appena 8 carlini (più o meno 40€ attuali), in realtà era una tela della scuola di Luca Giordano, famoso pittore napoletano del XVII secolo.


L’icona della Vergine del Santo Rosario di Pompei dopo il restauro del 1965
In quell’occasione il Quadro fu incoronato da Papa Paolo VI, oggi santo, nella Basilica di San Pietro. Il Pontefice, emozionato, nel dare un bacio al volto di Maria raffigurato sulla tela, condivise con i presenti un ricordo particolare:

«Né possiamo dimenticare il giorno lontano, nell’aprile del 1907, quando Noi fanciullo, con i nostri piissimi Familiari, visitammo per la prima volta il Santuario di Pompei e pregammo davanti alla sacra Immagine che ora abbiamo il gaudio di vedere e di venerare davanti a Noi. Siamo perciò tanto più lieti di restituire al vostro Santuario il quadro Benedetto, restaurato dai Monaci Olivetani con grande rispetto e con rara perizia. Voi sapete quanto opportuno fosse tale restauro, attese le condizioni di fatiscenza e di deperimento in cui si trovavano sia il venerato dipinto, sia la tela che lo portava; ora un’arte, che tutti possiamo ammirare non meno paziente ed esperta, ha ridato integrità e freschezza alla sacra Immagine, che nella sua semplice, ma degna e pia composizione, ritornerà a diffondere nelle anime oranti e sulle folle devote, la dolce e attraente impressione della figura materna e regale della Madre di Cristo, assiso sulle ginocchia di Lei, mentre Gesù e Maria offrono ai Santi, prostrati lì presso, Domenico e Caterina, le corone del santo Rosario, quasi per invitarli a farne oggetto di devozione e di fiducia. La pia e popolare corona riappare come catena di salvezza, che pende dalle mani del Salvatore e della beatissima Madre, e che indica donde scende a noi ogni grazia e per dove deve da noi salire ogni speranza».
(Papa Paolo VI, dall’Osservatore Romano del 24 aprile 1965)
L’ultimo restauro, di natura conservativa, è stato fatto nel 2012 dai laboratori di restauro dei Musei Vaticani, secondo il desiderio di Papa Benedetto XVI.

Il 13 novembre di ogni anno, giorno dell’anniversario dell’arrivo a Pompei dell’Immagine della Vergine del Rosario, il Quadro viene tolto dal suo Trono e messo nell’assemblea affinché i devoti possano esprimere la loro devozione con un bacio. Fin dalle prime luci dell’alba sono migliaia i pellegrini che si mettono pazientemente in fila preparandosi con la preghiera all’incontro con Maria; solo quando l’ultimo di questi ha potuto baciare la Vergine del Rosario, il Quadro, a notte fonda, viene rimesso al suo posto.

Fonte:https://diariodiunseme.com/2019/10/06/una-tela-brutta-e-puzzolente-storia-del-quadro-della-madonna-di-pompei/?fbclid=IwAR2Wt3FAlkRD-7EWIcFDcF0TFxDXE4lP7zRp6U46y5j_jj1G3VLtD5rYPLU

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