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giovedì 23 settembre 2021

Maria Maestra di UMILTA'- Inevitabilmente nella nostra vita incontriamo tante UMILIAZIONI: ecco come accoglierle (CLICCA sul LINK)

 

Vita nello Spirito


 Oggi vediamo gli esempi più sublimi di umiltà e vediamo come possiamo praticarla e accogliere le umiliazioni che inevitabilmente incontriamo nella vita.
 
Incominciamo: nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo Amen.

L’umiltà di Dio
L’umiltà di Dio a noi e agli angeli è totalmente inconcepibile. La Kenosi la ‘discesa’ del Verbo, cioè il Suo svuotarsi di Sé, fino a prendere la nostra natura umana, è un mistero di amore che non potremmo mai comprendere, fino in fondo, ma soltanto contemplare e adorare eternamente. E come se non bastasse, Egli sceglie di salvarci morendo persino sul legno della croce, per diventare infine cibo e bevanda per noi nell’Eucarestia. Questi sono tre espressioni dell’umiltà divina, (la discesa, la croce, l’Eucarestia), che ci rivelano in modo eccelso la verità dell’Amore di Dio per noi, e sono il nostro più prezioso vanto, senza mai poter ricambiare l’amore dimostrato in questo estremo abbassamento. Ne deriva che quando noi ci inginocchiamo davanti all’Eucarestia, non è per umiliarci davanti a Dio, ma per avvicinarci, con la dovuta riverenza, almeno un po’ alla Sua umiltà, e seguirlo, per quanto ci è umanamente possibile, nel Suo abbassamento. Altrimenti nella nostra ignoranza e altezzosa superbia, rischiamo di calpestarlo, Lui che si è fatto il più piccolo in mezzo a noi nel Suo Sacramento d’Amore. Ci sono coloro che lo offendono, lo oltraggiano magari senza saperlo e manifestano in tal modo la loro infelice ignoranza, altri invece, che pensano di sapere, denunciano con i loro comportamenti privi di rispetto, la freddezza del loro cuore indurito e indifferente dinnanzi all’Amore di Dio che si dona senza limiti. L’umiltà di Dio rivelata nel Verbo incarnato come espressione del Suo Amore, è adorabile, ma non la possiamo prendere come modello perché è fuori dalla nostra portata.
L’umiltà di Cristo in quanto uomo, invece era assiduamente studiata dai santi e loro stessi hanno cercato di imitarla almeno in senso figurativo, impegnandosi a diventare pane, e pane spezzato, in unione con Cristo, per il prossimo e per l’umanità intera. “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore” (Mt 11,29), è l’unica volta che Gesù ci chiede esplicitamente di imitarlo, e lo chiede a ciascuno di noi, invitandoci all’umiltà e alla mitezza.
 
L’umiltà di Maria
 
Maria, è tra tutte le creature il modello più perfetto di umiltà, e in quanto Madre della vita spirituale e maestra di umiltà, è imitabile solamente da lontano, ma possiamo esercitarci in modo graduale permettendo a Dio di liberarci passo per passo, da noi stessi. San Luigi Maria Grignion de Montfort scrive: “Maria è vissuta in grande nascondimento; perciò è chiamata dallo Spirito Santo e dalla Chiesa: Alma Mater, Madre nascosta e segreta. La sua umiltà è stata così profonda da non avere sulla terra attrattiva più forte e continua se non quella di vivere nascosta a se stessa e ad ogni creatura, per non essere conosciuta che da Dio solo”.
Ci sono tre mezzi principali nei quali possiamo esercitarci per crescere nell’umiltà: 
1- chiederla insistentemente a Dio, ad esempio con le litanie dell’umiltà,
2- guardare a Gesù, meditando la sua vita nascosta, la sua vita pubblica, la sua passione, e in modo particolare adorando l’Eucarestia,
3- sforzarci di imitare Maria. Alla vera umiltà del cuore si arriva soltanto attraverso profonde purificazioni di cui, a Dio piacendo, parleremo più avanti in un'altra catechesi. 
Sono queste le purificazioni passive che sono descritte da San Giovanni della Croce e che vengono da lui chiamate “notte dei sensi” e notte dello spirito”. Non conviene chiedere le umiliazioni a Dio, una richiesta che per la grande maggioranza di noi, sarebbe una rischiosa presunzione. Già Dio, nel Suo Amore, permette delle umiliazioni, e le manda a misura, affinché possiamo crescere nella verità dei figli di Dio. Un punto chiave sulla strada dell’umiltà, consiste nel accettare se stessi, con i propri difetti e con le proprie mancanze, con le povertà e le miserie che appartengono a tutti, in un modo o in un altro. Non è per niente facile per il nostro io orgoglioso accertarle e si preferirebbe non averle, ma ci sono perché fanno parte della nostra condizione umana. Questa umile accoglienza di noi stessi con le nostre fragilità, è fonte di vera guarigione e maturazione, sia umana che spirituale. Nello stesso tempo, non deve però portarci al disimpegno, perché il Signore ci chiede di lavorare su di noi, in una tensione alla perfezione delle virtù. Se permette che, nonostante il nostro impegno sincero, ci rimanga qualche mancanza che ci disturba e ci flagella, è per la nostra santificazione, come ha fatto con san Paolo e la sua spina nel fianco di cui egli stesso racconta. A Medjugorje la Gospa in un messaggio al gruppo di preghiera disse: “Quando avete distrazioni e difficoltà nella vita spirituale, sappiate che ciascuno di voi nella vita deve avere una spina spirituale la cui sofferenza lo accompagnerà a Dio.” Queste umiliazioni derivano dal nostro mondo interiore quando si scontra con la sua fragilità. Ci sono poi quelle che provengono dall’esterno e che se accolte, diventano stimoli per crescere nella somiglianza a Gesù. Come sempre siamo chiamati a collaborare con la grazia e un primo passo è quello di accettare le umiliazioni nelle quali ci imbattiamo nella vita di ogni giorno, invece di arrabbiarci o abbatterci. Anche questo va fatto con discrezione in modo diligente, cioè attenti soprattutto ad accrescere in noi la giusta motivazione, vale a dire, per amor di Dio. In un secondo passo possiamo impegnarci ad accogliere serenamente le umiliazioni, aderendo con figliale abbandono alla volontà di Dio che le permette, fino ad arrivare, con un passo successivo e decisivo a ringraziare Dio per il dono di ogni umiliazione, come ci insegnano i santi. Loro lo facevano perché amavano Dio al di sopra di tutto e avevano incominciato ad assaporare la Sua bontà e iniziato a conoscere il grande male del nostro ‘io’ orgoglioso, e il grande bene che ci procurano le umiliazioni vissute in Dio. Le umiliazioni vissute nella fede nell’Amore di Dio non ci annientano, ma ci fanno nascere alla vita in Dio. Il ramoscello che pensava di essere il centro di tutto, (e questa è il nostro egocentrismo autoreferenziale), non diminuisce e tanto meno viene annientato, quando si scopre parte di un albero, anzi può finalmente iniziare a respirare insieme a tutto l’albero. Questa nuova consapevolezza del ramoscello che noi siamo per natura, ci dona di essere per grazia una cosa sola con l’albero, l’albero della Vita che è Cristo; ci dona il pensiero di Cristo, i sentimenti di Cristo, ‘la consapevolezza cristica’.
San Francesco, uno dei santi che si era profondamente unito a Cristo, lodava Dio per sorella acqua, la quale, come egli canta, è molto utile e umile e preziosa e casta. L’acqua è segno dell’umiltà perché scorre senza sosta all’ultimo posto, cioè cerca sempre il posto più basso, ed è questa il segreto di tutte le altre sue qualità. Noi non andiamo di nostra iniziativa all’ultimo posto. Dovremmo perciò incominciare a considerarla una grazia quando gli altri ci danno quella spinta esufficiente a scalzarci dal trono della superbia in cui ci troviamo. San Francesco poi definisce “perfetta letizia” quando la spinta è così forte da farci addirittura toccare il fondo. Questo perché, in tal caso, veniamo spinti tra le braccia di Gesù. È proprio così: quando ci sembra o effettivamente veniamo messi all’ultimo posto, siamo gettati nelle Sue braccia; è ogni volta come un invito dello sposo alla sposa a lasciarsi cadere nell’abbraccio di Colui che si è messo per sempre all’ultimo posto e che è lì che ci aspetta. Dobbiamo pertanto fissare lo sguardo non tanto alla nostra umiliazione, ma alla Sua gioia di poterci stingere di più al Suo Sacratissimo Cuore. Lì nel Suo Cuore Divino, che è una eterna fornace d’Amore, Gesù ci insegna le espressioni e il linguaggio del vero amore nella lavanda dei piedi. “L’amore si abbassa”, dichiarava santa Teresa di Gesù Bambino, e “si inchina a servire”. Sono questi i gesti che ci fanno crescere nel vero amore e noi siamo chiamati all’amore. Padre Pio insegnava: “L’umiltà e la carità sono le corde maestre, tutte le altre sono dipendenti da esse: bisogna solamente mantenersi bene in queste due. L’una è la più bassa, l’altra è la più alta. La conservazione di tutto l’edificio dipende dalle fondamenta e dal tetto: se si tiene il cuore indirizzato all’esercizio di queste, non s’incontreranno poi difficoltà nelle altre. Queste sono le madri delle virtù, quelle le seguono come fanno i piccoli pulcini con le loro madri” (epistolario di P. Pio). Se vogliamo crescere possiamo, e pertanto siamo invitati ad esercitarci anche attivamente a compiere gesti di umiltà quando abbiamo l’occasione di scegliere, ascoltando e assecondando le ispirazioni dello Spirito Santo, e impegnandoci di compiere ogni azione sotto gli occhi di Dio, per amor Suo, per piacere a Lui. Un primo atto di umiltà da praticare continuamente, è di abbassarci davanti agli altri, in spirito di vera umiltà, dato che Dio è presente in chiunque ci viene incontro. Chinarci davanti a Dio che mi viene incontro nel prossimo e servirlo con bontà e nella verità è imitare le sante e i santi, come la Gospa ci chiede di fare. Se poi istigati dal maligno, i nostri doni e talenti ci spingono ad innalzarci sopra gli altri, è necessario ricordarci fermamente che sono doni ricevuti da Dio senza il nostro merito. Gesù confidava a santa Faustina che Lui l’amava tanto perché lei accoglieva e viveva i doni che le donava con così grande umiltà. Il nostro comportamento nei confronti dei doni di Dio, è spesso purtroppo assai deludente, perché mentre Gesù ha pagato un prezzo così alto e li dona a noi con così grande gioia, noi invece li prendiamo come se fossero nostra conquista e vogliamo addirittura gloriarci di essi, usandoli per brillare davanti agli uomini. Sarebbe piuttosto doveroso e giusto accoglierli con gratitudine e gloriarci di Dio, che li dona con tanto amore. Dio vorrebbe colmarci di doni anche eccezionali, ma non lo può fare, per la nostra mancanza di umiltà. Perché se noi ci esaltiamo con i Suoi doni, cadiamo nel peccato grave dell’orgoglio e della superbia e perdiamo tutto. Per mantenerci umili è pertanto molto utile considerare che, se un'altra persona avesse ricevuto questi talenti e doni da Dio, avrebbe probabilmente risposto assai meglio alle grazie e le avrebbe fatte fruttificare molto di più. Infine è bene ricordare che, i doni che la mentalità odierna maggiormente ricerca sono per lo più doni secondari, come l’aspetto esteriore, le ricchezze e i possessi, l’ingegno di farsi strada, ossia tutte le capacità che ci rendono ammirati davanti agli uomini e ci gonfiano facilmente di orgoglio che nutre solamente la nostra superbia. Per questo san Paolo ci esorta: “Non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi” (Rm12,16). I veri doni di Dio invece sono la bontà di cuore, il vero amore di Dio, lo spirito di carità e di servizio, e tutte le qualità che sono per di più nascoste agli occhi superficiali, ma che Dio contempla con gioia. Una lezione sull’umiltà che taglia la testa al toro, a tutti coloro che desiderano avanzare nella via spirituale con il proprio io, la si trova nel libro “L’Imitazione di Cristo” (libro 2, capitolo 2) e afferma: “Non credere di aver fatto alcun progresso spirituale, se non ti senti inferiore ad ogni altro”. Questa lezione è una massima per coloro che sono già molto avanti nel cammino, e noi siamo ancora agli albori, ma, se ci lasciamo guidare da Maria, Lei ci porterà alle vette della santità che è la vita di Cristo in noi, e che è mite e umile di cuore.
 
Oggi abbiamo guardato ai modelli di umiltà e infine accolto qualche suggerimento come esercitarci e crescere in questa virtù indispensabile per vita di grazia.
 
Nella prossima catechesi incominciamo a esaminare la luce della fede nei suoi molteplici aspetti,che è il fondamento positivo di tutta la vita spirituale.
 
Per ora ti auguro un buon cammino e che Dio benedica tutti i tuoi passi!!
 Padre Max
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