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mercoledì 21 ottobre 2020

Ogni volta che sono andato a Medjugorje, ho ricevuto degli insegnamenti sempre nuovi.

 


Ogni volta che sono andato a Medjugorje, ho ricevuto degli insegnamenti sempre nuovi. Quando si prende sul serio il cammino di Medjugorje, allora bisogna attendersi la correzione, un insegnamento per la crescita personale.

Nell’83 ebbi il colpo di fulmine, quello che si chiama amore a prima vista. Fu leggendo un articolo sul fenomeno Medjugorje apparso in Famiglia Cristiana che rimasi colpito all’istante, ma non dal racconto dei fatti, quanto piuttosto dalla foto che ritraeva i 6 veggenti insieme durante un’apparizione. Scattò qualcosa dentro di me che non mi ha più lasciato. Credetti subito, immagino che fu una grazia.

Nell’85, in piena estate, feci il primo pellegrinaggio, con un pullman le cui porte si chiudevano con lo spago. Allora per andare a Medjugorje bisognava affrontare grandi sacrifici. Era l’epoca in cui i messaggi ti arrivavano per posta, non quindi in modo quasi simultaneo come adesso. Chi era fortunato poteva ascoltare il messaggio attraverso il telefono o la radio (sempre Radio Maria).

In quel periodo arrivai a organizzare fino a 4 pellegrinaggi all’anno. In uno di questi mi ero messo in testa che era giunto il momento di partecipare all’apparizione che allora avveniva in una stanzetta della Canonica. Ero già stato ordinato diacono, e quindi presumevo che mi spettasse di entrare in quella stanzetta riservata a pochi privilegiati: sacerdoti, suore, e altri di cui non comprendevo i privilegi.

Così, un giorno, siamo nel 1986, dopo la Messa per gli italiani, in sacrestia, mentre stavo svestendomi dai paramenti sacri, mi trovai vicino padre Slavko. Quale momento migliore, visto che proprio lui era il Cerbero di guardia alla stanzetta delle apparizioni?

Mi avvicinai e gli posi la domanda: “Stasera mi fa entrare nella stanzetta?”. Neanche avessi detto un’eresia! Mi guardò in modo torvo e, girandomi le spalle, se ne andò.

Più tardi, verso mezzogiorno, trovandomi a passare vicino alla Canonica della parrocchia, vidi che padre Slavko stava per salire i famosi scalini che tutto il mondo ormai conosceva, perché la sera venivano saliti dai veggenti per l’apparizione quotidiana. Lo raggiunsi di corsa sul pianerottolo mentre stava per entrare. Gli posi la stessa domanda, e lui, senza neanche guardarmi, mi sbatté la porta in faccia, e se ne andò. 

Ma la sera, un po’ prima dell’apparizione, mi ripresentai accompagnato da due sacerdoti che io avevo portato con me in pellegrinaggio. Padre Slavko fece entrare i due sacerdoti che erano con me, ma non me. I due sacerdoti intercedevano per me: “è un diacono”, gli dicevano; ma non ci fu niente da fare. Così in modo arrogante presi l’iniziativa di avvicinarmi per entrare, come se fosse un mio diritto; ma padre Slavko era lì, sempre di guardia, mi diede uno spintone e per poco non mi fece cadere per terra.

Mi dovetti rassegnare, covando però dentro di me sentimenti di astio nei confronti di padre Slavko. “Ma guarda un po’”, mi dissi arrabbiato e pienamente convinto di quello che pensavo, “questo figlio di san Francesco non avrebbe fatto entrare neanche il fondatore del suo Ordine, visto che anche san Francesco era un diacono”.

Mi allontanai amareggiato. E fu qui che sentii chiara dentro di me la voce della Madonna: “Figlio mio, tu non devi chiedere i diritti di san Francesco, ma devi essere come san Francesco”.

E il quel momento mi passò davanti la scena dei Fioretti, definita della “Perfetta letizia”.

Nei Fioretti si racconta che un giorno mentre erano in viaggio insieme, Francesco pose a frate Leone una domanda su cosa fosse la “Perfetta letizia”. Di fronte alla difficoltà di frate Leone a rispondere, San Francesco descrisse, come in una parabola, quello che sarebbe potuto succedere, qualora fossero arrivati a uno dei loro conventi, e il frate guardiano non li avesse riconosciuti e anzi avesse sbattuto loro la porta in faccia: “Se noi non ci lamentiamo – disse a frate Leone – e ringraziamo il Signore, questa è perfetta letizia”. La scena si ripete per tre volte, e addirittura la terza volta san Francesco descrive il padre guardiano che uscendo con un bastone nocchieruto, non solo non li riceve, ma gliele suona di santa ragione, lasciandoli a terra mezzi morti: “se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente, e con allegrezza, - conclude san Francesco – pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia”.

Per tre volte padre Slavko mi scacciò non riconoscendomi, e per tre volte, nell’insegnamento di san Francesco, il guardiano non riconobbe i due frati come suoi frati, uno dei quali era addirittura il fondatore del suo Ordine.

Queste sono le lezioni che Maria riserva per quelli che ama.

Negli anni seguenti ho avuto modo, anche senza cercarle, di partecipare alle apparizioni della Gospa, tante volte anche a tu per tu con i veggenti.

Nell’episodio dei Fioretti indirettamente emerge la figura di Francesco come uno degli umili e dei piccoli di cui parla Gesù, e a cui si riferisce la Madonna quando invita i suoi Apostoli ad essere e a diventare più piccoli degli altri. Francesco non è uno che cerca di essere riconosciuto e riverito, allo stesso modo un Apostolo della Regina della Pace.

 

Franco Sofia

 

Fonte:apostolidellareginadellapace.blogspot.com

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