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mercoledì 8 maggio 2019

Ecco perchè viene chiamato " ROSARIO" - Spiegazione

La parola Rosario deriva dal latino Rosàrium che significa giardino di rose, roseto. Fu così chiamata poiché i grani della corona usata per contare, si dissero rose quasi a rappresentare i fiori di un mistico serto (corona connotata dall'intreccio di diversi elementi) in onore di Maria. 
 ....poiché dai Misteri del Gaudio, della Passione e della Gloria si solleva la nube fragrante della preghiera…; oh, santissimo Rosario, fiorisci le deso­late aiuole della miscredenza, affinchè rifiorisca la Fede semplice e viva.
 In mezzo alle disarmonie di questa nostra vita rilassata, il Rosario è stru­mento, arpa, salterio di dieci corde per ogni gruppo di armonie, che fa risuonare ancora la terra di canti d’amore, e nella vita materialissima che viviamo è come una lucida nube di spiritualità che si leva da ogni casa e da ogni cuore.


E il Rosario è un vigneto che dà i grappoli per noi, e questi sono grap­poli di Gesù e di Maria. Che furono e che sono vigna di Dio e vita ine­briante di vita per noi.
Maria santissima ha voluto chiamar­si Rosario. Roseto, cioè, poichè come lo sbocciare delle rose avvie­ne nella bella stagione, e come vi sono rose di tutti i tempi, così il Rosario è, per il cristiano, il risbocciare della vita ed il roseto giornaliero che è donato a Dio nelle ore vespertine, come si offriva l’in­censo sull’Altare di oro.

 Il Rosario è la tripilice corona che viene posta sul capo di Gesù e di Maria, e con la quale è incoronato chi lo recita ogni gior­no.


Suor Lucia di Fatima “Bisogna dare più spazio al Rosario. Col Rosario è possibile vincere tutti gli ostacoli che Satana in questo momento vuole creare alla Chiesa cattolica. Tutti i sacerdoti in particolare devono recitare il Rosario. Il Rosario deve essere recitato col cuore e con gioia; non deve essere solo un dovere da sbrigare frettolosamente.”
25 giugno 1985 e 12 giugno 1986, messaggi della Madonna a Medjugorje “Recitate il Rosario. Figlia mia eccoti il Rosario. Tutti coloro che lo reciteranno avranno da Me molte grazie. Esso è un forte legame che vi unisce al mio Cuore. Esso glorifica il Signore, Re del cielo e della terra. Un rosario detto con devozione è un richiamo per qualsiasi intercessione, è la contemplazione dei misteri della fede.. il Padre nostro.. è la preghiera di unione.. la preghiera del Signore.. la preghiera di glorificazione dalla SS. Trinità con la recita del Gloria al Padre.. dì ai miei figli di recitare il S. Rosario anello di fede e di luce e legame di unione, di gloria,  di beatitudine.. ecco o figli al corona del Rosario! Chi la reciterà avrà da me tante grazie!.. è una grande unione con il mio Cuore di Madre celeste che glorifica il signore Re del cielo e dell’universo! Riferisci a tutti che mi amino per riparare la moltitudine delle offese fatte al mio Divin Figlio Gesù Cristo.”

 Le sue origini si possono collocare intorno all’anno mille nei monasteri dell’Irlanda, dove si recitavano i 150 Salmi di Davide. In questi monasteri però vi si trovavano monaci conversi che non sapevano leggere e scrivere e non potevano imparare a memoria i 150 salmi, allora un monaco suggerì di recitare 150 Pater Noster al posto dei 150 Salmi.Le ripetizioni vennero ridotte a 50, ridimensionando così il numero totale di preghiere per ogni corona. 

 “I laici insistono col dire che il Santo Rosario è la devo­zione dei deboli e degli ignoranti” . Ma, su que­sto punto, consoliamoci, siamo in buona compagnia! Infatti, i Santi furono tutti, indi­stintamente, molto devoti a questa preghie­ra, e a quanto ci risulta, non erano affatto deboli ne tantomeno ignoranti!

 Il mondo laico e secolarizzato, ma purtroppo anche parte del mondo cattolico, spesso fa dell’ironia quando vede e sente pregare il Santo Rosario. Le critiche più comuni e peraltro ormai scontate, dicono che si tratta di una preghiera lunga e di una monotona cantilena, seguita da un’altra `tiritera’ chia­mata `litanie’.

Diversamente si insiste, poi, nel definire il Santo Rosario una “filastrocca inutile e son­nacchiosa”; retaggio dell’analfabetismo e del bigottismo di qualche vecchietta. Nel migliore dei casi si ritiene questa preghiera ormai obsoleta e definitivamente superata.
Per nostra fortuna, l’Immacolata, nel dona­re all’umanità questa preghiera perfetta, ha anche illuminato diversi santi, a cominciare da San Domenico, sull’importanza decisiva di essa, per la salvezza dell’umanità, per convertire i non credenti e i peccatori, direttamente dalla Santa Vergine a lui apparsa e ripropone la meditazione dei misteri suddivisi in tre cinquantine: gaudiosi, dolorosi e gloriosi, raggruppati in quindici episodi principali. 

 Quando il rosario scorre nelle vostre mani gli angeli e i santi si uniscono a voi. 


Quello che molti considerano un “inutile amuleto” è in realtà la “dolce catena che ci unisce a Dio“‘ alla quale si aggrappano le anime del Purgatorio per essere sollevate, da Maria Vergine, sino a Lui.
Padre Pio, ha più volte affermato che: ”.. la Corona è la mia `arma’ che mi difende da satana“. Egli, negli ultimi tempi della sua vita, non avendo neanche più la forza di parlare ai suoi figli spirituali, mostrava loro la corona, scuotendola, per invitarli alla preghiera del Santo Rosario.
Teniamola, dunque, stretta tra le mani, e comunque portiamola sempre con noi, que­sta preziosissima corona, che rappresenta spesso, la devozione dei “deboli e degli illet­terati”, perchè è il nostro `passaporto’ per entrare con certezza nella vita eterna.

  La devozione mariana ama la ripetizione che è “affetti­va”. Quante volte il bambino chiama la mamma durante il giorno? Ben più di 50 volte, come nel Santo Rosario.

 Pregare il Santo Rosario, per tutti i cattolici, equivale ad assumere, ogni giorno, il cibo di vita’ indispensabile per nutrire l’anima. E’ come ripetere, per non scordarla, la vita di Gesù e Maria attraverso il Vangelo.

 La recita del Santo Rosario, è stata in pas­sato ed è anche naturalmente oggi, il più facile modo per entrare in comunicazione con la nostra Mamma Celeste.

 A Lourdes, Fatima e Medjugorje, la Vergine Santissima si è presentata sempre con la corona del Santo Rosario in mano, invitando a reci­tarlo.

 quando lo si prega il Cielo esul­ta e tutta la terra stupisce. Si chiude le orec­chie Satana, fugge e trema con l’inferno tutto. Le cose mondane diventano “vili” ed il cuore si riempie di Amore, fugge la tristez­za e ci invade una insolita letizia. Cresce la “devozione” e fiorisce la “compunzione”; aumenta la speranza e la consolazione, si dilata l’animo e si rinnova, e l’affetto si irrobustisce”.
(Beato Alano della Rupe)

 “Se questi poveri peccatori recitassero spesso il Santo Rosario parteciperebbero ai meriti della Mia passione, ed Io come loro Avvocato, placherei la Divina Giustizia”.



IL ROSARIO: UN CAMMINO DI CONVERSIONE
Non possiamo non ricordare tutte le volte che a Medjugorje la Regina della Pace ci ha esortato a pregare. In particolare, come è noto, Maria ha donato al gruppo di preghiera che Lei stessa guidava attraverso Jelena e Marjana, dei messaggi che insegnavano i segreti di una preghiera profonda e aperta alla grazia dello Spirito Santo:
“Cari figli, diventate uno con mio Figlio ed Egli realizzerà ogni vostro desiderio. Non solo perché Gesù dona, ma sarete voi a poter comprendere meglio. Quanto più l’uomo si apre tanto più è in grado di accogliere. Perciò pregando, chiedete che visi illumini la strada per comprendere la volontà di Dio. Pregate per la pace, per l’amore nei vostri cuori. Ogni uomo vi sia caro; fate tutto per Gesù e per amore verso di Lui, perché Egli ha potuto morire per tutti voi.
Così anche voi: non risparmiate la vostra vita per gli altri.
Non siate egoisti e non trattenete per voi le grazie, ma pregate affinché Dio vi doni il modo giusto con il quale aiutare gli uomini.
Il vostro compito principale è guidare le pecore smarrite al loro posto, riportarle all’ovile. Quindi pregate che Dio vi illumini il cammino”.
Tante persone solo dopo essere arri­vate a Medjugorje hanno imparato a tenere la corona del Rosario tra le mani, senza avere mai saputo prima persino come usarlo. E’ infatti nel contatto con la corona che molti cominciano a “toc­care” l’amore di Maria, un amore che fa scattare quel misterioso meccanismo che si chiama conversione. Ciò che avviene è un vero e proprio contatto, è la manifestazione di una presenza che la preghiera del Rosario media.
Così, imparando a tenere la corona, si tiene per mano Maria, ed insieme a Lei si comincia a percorrere un cammi­no. E’ un cammino di gioia, di dolore, di gloria e di luce, un cammino che ha come obiettivo suo Figlio Gesù. Maria si fa dunque compagna su questo cam­mino che Lei stessa ha percorso, e si presenta come maestra che in continua­zione ci sollecita e guida il nostro pas­so.
Del Rosario, infatti, si può dire che è una sintesi della nostra fede. Quando lo prega il cristiano si mette in ascolto ed è come se permettesse a Maria di insegnargli quei misteri della vita di Cristo che solo Lei capiva. Ogni volta è un annuncio del “Mistero”, o del Kerigma, è come se ogni volta permet­tessimo al Vangelo che ci venga annun­ciato. Il Rosario, in sostanza, è lo stru­mento più amato dalla Madonna per la nostra evangelizzazione.
Mentre lo contempliamo esso nello stesso tempo genera in noi stupore. E’ una notizia che fa traboccare un senso di meraviglia dentro di noi. Allora i nostri occhi si staccano dal “cammino” e si concentrano su ciò che c’è in Lei: Maria diventa l’oggetto della nostra attenzione così che il Rosario non lo contempliamo solo con Lei, ma in Lei.
E così ogni “Ave maria” è un an­nuncio del mistero che si incarna in Lei, il Mistero della nostra salvezza che Lei vive dentro di sé, e così Maria diventa la “causa della nostra letizia “. Questo atteggiamento, apparentemente diffi­cile, è fondamentale nella preghiera: sentire che il Mistero viene a me e mi solleva dall’angoscia quotidiana cau­sata dalla mia piccolezza e da quella degli altri.
E’ un Mistero – Maria ne è testimo­ne – che non solo viene a me, ma vuole essere me. Anch’io come la Santa Ver­gine sono invitato ad essere una madre del Mistero che si vuole incarnare den­tro di me. Così, tramite una continua contemplazione e interiorizzazione Maria – come Madre nostra – genera il Verbo di Dio, Gesù in noi. E’ qui che vuole arrivare il Rosario. Dio desidera unirsi a noi, si fa carne nella carne di Maria perché si verifichi un’unione con la nostra umanità. Un unione che cam­bia la nostra umanità, non in modo magico ma attraverso la croce in gloria, “di gloria in gloria ” – come direbbe S. Paolo – in immagine o icona di Dio:
“Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro”, ci ricorda ancora l’Apostolo. Il primo passo è naturalmente la recita del Rosario. Il peggiore Rosario è, in ogni caso, quello non detto. Dob­biamo avere il coraggio di far tacere le tante voci dentro di noi che richiedono la nostra attenzione. Presentiamole a Dio all’inizio della nostra preghiera e lasciamo che Dio ci illumini anche su di esse, che ci porti dalla preoccupazione alla perfetta pace. Una volta raggiunta la pace l’anima godrà del suo Creatore e si distenderà alla sua presenza. Quan­to più proficui diventano il nostro lavo­ro e i nostri rapporti quando ci riposia­mo nella preghiera!
Mentre preghiamo il Rosario è bene leggere anche la Sacra Scrittura da cui è essenzialmente desunto. E’ vero che esso ne richiama alcune parti che costi­tuiscono il nocciolo del mistero, ma questo “nocciolo” è solo una pregustazione del tutto, così che non soltanto la Scrittura aiuta a pregare il Rosario, ma è il Rosario che rivela la Scrittura.
Infine possiamo dire che il Rosario è una preghiera non solo di comunio­ne con Dio ma anche con gli altri. Alternandosi a vicenda le voci diventa­no come un coro di diverse armonie che, come un’unica voce – segno di unità – s’innalza a Dio. La Madonna desidera infatti che lo preghiamo so­prattutto in famiglia al mattino o alla sera. Bisogna chiedere a Dio l’amore per il Rosario e a Lei, alla Regina del Santo Rosario, chiediamo di farci sco­prire le glorie. Jelena Vasilj
Il dono di Maria
Forse non tutti sanno che… Con la sua soli­ta grazia, Santa Teresina del Bambin Gesù, ci assicura che: “Con il Santo Rosario si può ottenere tutto’; e aggiunge “Esso è una lunga catena che lega il Cielo alla terra; una delle estremità è nelle nostre mani e l’altra in quelle della Santissima Vergine… Il Santo Rosario sale come incenso ai piedi dell’Onnipotente. Maria lo rinvia subito come una benefica rugiada che viene a rigenerare i nostri cuori”
Da San Domenico ai nostri giorni, tutta la storia della santità ci dimostra che la coro­na del Santo Rosario è un eccellente stru­mento di grazia, un mezzo efficacissimo di elevazione spirituale, un alimento prezioso della vita interiore, è la “scala di Giacobbe”, per la quale salgono le nostre preghiere, e discendono le grazie. Tutti possiamo salire questa scala di grazie.
Nel Santo Rosario la Madonna ci ha donato tutta se stessa. La Sua vita, le Sue opere, i Suoi privilegi, tutta la Sua grazia e i Suoi meriti sono contenuti in quei 15 quadri evangelici offerti alla nostra contemplazione e svolti armo­niosamente sul ritmo soave delle Ave Maria.


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