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giovedì 19 agosto 2021

Sono un medico, avevo proprio bisogno di riposo per l'anima, ho passato più di un anno a lavorare con il Covid-19 - TESTIMONIANZA

 


′′ Ho una grande devozione verso la Madonna. Sono un  medico, e ho passato più di un anno a lavorare con il Covid-19, in questa pandemia, e avevo proprio bisogno di riposo per l'anima, avevo bisogno di staccare, e pensavo che il più grande riposo per me fosse  venire qui.
Anche il mio paese, la Repubblica Dominicana, è uno dei pochi paesi al mondo dove non è stata accettata la legge sull'aborto. Stiamo ricevendo molte pressioni internazionali, e sono venuto a presentare il mio paese a Nostra Signora, così che lei possa aiutarci affinché il disegno di legge non passi nel nuovo codice penale in fase di revisione del Senato, e così noi possano rimanere eroi nella storia del genere umano a difendere la conservazione della vita.
Non mi ero mai sentita davvero come se fossi in paradiso, e qui posso dire di averlo fatto. Sentiamo anche gli uccellini cantare tutto il giorno, le farfalle a decine, qui la natura è viva... Poi, le persone con il rosario in mano e la loro estrema gentilezza. Vado a letto tardi perché non voglio che la giornata finisca. Tutto è progettato per arricchire lo spirito, dalle preghiere all'adorazione di 24 ore . Qui non sento alcuna angoscia, sento una pace profonda, con il mio spirito totalmente soddisfatto.
Credo che anche questo sia un dono della Madonna: essere venuti da soli e aver trovato qui un bel gruppo di pellegrini.
Abbiamo potuto condividere del tempo con Mirjana. Sono rimasto colpito dalla sua semplicità e umiltà. Ha servito tutti noi, così come tutta la sua famiglia. Mi ha catturato: lavorare per noi, ringraziandoci perché abbiamo risposto all'invito della nostra Madre di venire qui.
Inoltre, i sacerdoti che servono qui hanno un vero scopo da raggiungere a tutte le persone, invitarli alla loro vera conversione attraverso la confessione. Ci hanno guidato in questo momento molto importante della storia della vita, quando siamo venuti qui alla ricerca di risposte, affinché tutti noi lasciamo realmente questo luogo trasformati, e diventiamo un esempio per gli altri da seguire.
Vieni a Medjugorje. Non perdere questa occasione per trasformare il tuo spirito e diventare, con l'aiuto della Madonna, quella persona speciale che Dio ha progettato nell'amore per l'eternità."
~ Dr. Patricia dalla Repubblica Dominicana
 
Fonte: 

iMedjugorje

martedì 17 agosto 2021

Padre Jozo venne arrestato il 17 agosto 1981: condannato ingiustamente uno dei simboli del fenomeno Medjugorje....


Il sacerdote carismatico Erzegovese, Padre Jozo
Zovko, uno dei simboli del fenomeno Medjugorje, venne arrestato il 17 agosto 1981

I motivi? L'odio per la fede cattolica da parte dei comunisti e la gelosia nei suoi confronti diedero vita ad una spietata persecuzione. In un paese a regime comunista, non si poteva restare indifferenti davanti a quella primavera cristiana che germogliava con forza nella parrocchia di Medjugorje e il parroco ne appariva come il principale responsabile. Fra Jozo non accettò mai le pressioni della polizia finalizzate a sopprimere la Santa Messa nella sua parrocchia. Un giorno, durante la Santa Messa, "i furbi uditori delle sue omelie" - che non erano esattamente degli esperti delle Scritture - cercarono una falsa allusione. Travisarono le paro­le di Padre Jozo riferite all'Esodo, attribuendogli un signifi­cato politico. I quaranta anni di esodo degli Israeliti attraverso il deserto, flirono interpretati volutamente e falsamente come i quaranta anni di governo comunista in Jugoslavia. Conseguentemente vi fu la denuncia e Padre Jozo fu giudicato e condannato ingiustamente, come "nemico del popolo", a tre anni e sei mesi di carcere. Il 22 ottobre del 1981 fu emessa la terribile sentenza. In carcere, non gli era permesso di celebrare l'Eucaristia né avere la Bibbia, né ricevere lettere né visite. Niente! La solitudine assoluta mezzo a delinquenti di ogni tipo! Trovandosi in quella situazione di isolamento totale, tutti pensarono che fosse scomparso. Si pensò perfino che potesse essere morto. Allora, solo i veggenti poterono avere qualche notizia. Quando espressero la loro preoccupazione alla Madonna, la Santa Vergine disse loro: "Padre Jozo è vivo e Io ho cura di lui". Le numerose lettere che arrivarono al Presidente della Jugoslavia, soprattutto dall'Italia, abbreviarono i tempi della condanna a diciotto mesi. Subì maltrattamenti e torture ma Fra Jozo non li nomina mai. Si limita a chiudere gli occhi e a sorridere con tristezza. E' impossibile chiedergli di più! E' quello che San Francesco chiamava: "il segreto del Re". Ciò che accadde appartiene a questo santuario intimo, chiuso con il perdo­no, che nessuno può profanare. 

 Ha lasciato Erzegovina e si è ritirato su un isolotto disabitato Badija vicino Korčula ! Notizia che sorprende tutti i conoscitori degli eventi di Medjugorje e moltissimi pellegrini di tutto il mondo, perché finora non vi era alcuna indicazione che il popolare francescano avrebbe lasciato il monastero francescano di Široki Brijeg, dove ha vissuto e sostenuto l'autenticità di Medjugorje negli ultimi 17 anni e mezzo.
Dichiarazione ufficiale
Nella dichiarazione ufficiale, che la Gazetta «Večernji List» ha ottenuto in esclusiva, Fra Jozo spiega i motivi della sua decisione di andare a vivere sulla pittoresca isola, la cui superficie non supera un chilometro quadrato. «A causa, per motivi di salute, la necessità di riposo e di recupero, e l'inizio dei lavori di ricostruzione del monastero francescano sull'isola di Badija», egli scrive, "ho chiesto al provinciale il permesso di soggiorno al di fuori della Provincia, che la mia Amministrazione Provinciale ha approvato. A causa di queste ragioni, annullo tutti i programmi e appuntamenti previsti per l'anno in corso.
Nella speranza che possiate capire le mie necessità, saluto tutti voi con il saluto francescano di «Pace e bene!»”.

E' chiaro, quindi, che Fra Jozo è andato per un lungo tempo e che non avrà più il contatto con Medjugorje. Abbiamo anche scoperto, che ha preso questa decisione a malincuore, e sul trasferimento sono state informate tutte le istituzioni delle autorità ecclesiastiche: il Padre Generale dei Francescani a Roma José Rodríguez Carballo (vuol dire che anche il Vaticano è a conoscenza) e i vescovi di Mostar Ratko Perić e Želimir Puljić di Dubrovnik. Che cosa è effettivamente il retroscena della partenza di Padre Jozo? E' possibile che si è stancato, l'uomo che per decenni ha testimoniato su Medjugorje, e in questo non lo ha potuto impedire nemmeno la detenzione nelle carceri di Foća dal 1981, fino al 1983? Secondo le nostre informazioni, tuttavia, le cose sono un pò diverse. Tutto è più chiaro se ricordiamo che ancora nel 1989 il vescovo locale Zanic «per disubbidienza» ha sospeso Fra Jozo da qualsiasi ufficio nella diocesi di Mostar-Duvno e di Trebinje». Sebbene il vescovo gli ha chiesto di prendere il servizio sacerdotale, lontano da Medjugorje, Padre Jozo ha continuato la sua missione sacerdotale nella vicina Široki Brijeg fino a lunedì scorso. Ciò dava fastidio all'attuale vescovo Peric, che non crede nella veridicità delle locali apparizioni della Madonna e in Vaticano ha una forte lobby contro Medjugorje. In Vaticano si fanno i preparativi per l'istituzione della commissione, che di nuovo riesaminerà gli eventi di Medjugorje e non risolto il «caso Zovko» sarebbe un argomento in più per gli oppositori di Medjugorje. Padre Jozo Zovko, ovviamente, non ha avuto altra scelta. - Dal giornale: Vecernji list traduzione di Adrana – jadranka Huljev Lore -


CHI E' PADRE JOZO ZOVKO?

E' un francescano croato appartenente all'Ordine dei frati minori, profondamente legato all'evento di Medjugorje. E' nato a Uzarici, un paesino dell'Erzegovina, il giorno 19 marzo 1941 festività di S.Giuseppe, da una famiglia contadina composta da dieci figli. Fabijana, sua sorella, è suora francescana mentre due fratelli sono morti in tenera età, uno annegato nel piccolo fiume che attraversa il paesino. Padre Jozo ha effettuato gli studi prima a Sarajevo e successivamente a Ljubljana e a Graz in Austria. I voti religiosi li ha emessi nel 1962 nel monastero francescano di Siroki Brijeg in Erzegovina. E' stato ordinato sacerdote il 6 agosto 1967. E' un uomo attivo, energico, intraprendente e allo stesso tem­po profondamente spirituale e mistico. Ammira San Francesco ed è forse perché lo ama tanto che desidera anche lui unire l'ardore serafico ad una sviscerata dolcezza che si diffonde nella sua parola e in tutti i suoi gesti?
Lo hanno chiamato "Il parroco più famoso del mondo" perché era parroco a Medjugorje quando hanno avuto inizio le apparizioni e si assunse il difficile compito di indirizzare la fede dei fedeli verso la vita sacramentale e spiegare il senso religioso e cristiano più profondo dei Messaggi della Santa Vergine.
E' stato definito "Il Nuovo Mosè" per il suo carisma di intercessione. La sua preghiera nasce da una profondissima fede che non vacilla. Lui non parla molto. Quando qualcuno gli espone un problema o gli mostra le sue lacrime, egli chiude gli occhi all'istante e si raccoglie nella preghiera, impone le mani, benedice... e fugge via. Un aneddoto, fra i molti che potremmo raccontare, dimostra quanto stiamo dicendo.
Una religiosa francescana in Erzegovina mi disse: "Io non potevo digiunare. Non ne ero capace. Ogni volta che ascoltavo i Messaggi, mi proponevo di cominciare il digiuno però, entrando in refettorio, tutti i miei buoni propositi fallivano miseramente. Un giorno, dissi a Padre Jozo: Padre, non riesco a digiunare. Immediatamente, mi impose le mani e incominciò a pregare. Da quel giorno, ho digiunato regolarmente con gioia grande. Il Padre Jozo non mi disse niente. Io ho capito che digiunare è un dono! Padre Jozo non è mediocre né pronuncia parole inutili. Lui è molto più attento alla mozione dello Spirito che al rumore delle parole. E' cosciente che l'aiuto ci viene dal Signore e al Signore eleva naturalmente la sua preghiera. Ricordo come, in una occasione, dopo aver pregato per una persona, essa voleva dirgli qualcosa di più riguardo alla sua inquietudine. Fra Jozo la guardò stupito: "Ma, se abbiamo già pregato! Devi stare in pace". Per lui è ovvio che, dopo aver presentato la nostra preghiera al Signore, qualsiasi sorte di inquietudine deve essere cancellata.
 

 FONTE: https://blog.libero.it/Rober5/6586752.html

MESSAGGIO DEL 14 Agosto 2021 DELLA REGINA DELLA PACE A IVAN DI MEDJUGORJE

 


MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE A IVAN DI MEDJUGORJE 14 Agosto 2021
 
“Cari figli,
anche oggi desidero invitarvi
ad essere il riflesso della mia presenza.
Portate i miei messaggi, diffondete i miei messaggi.
Pregate particolarmente per tutti quei miei figli
che si sono allontanati da mio figlio Gesù.
Pregate particolarmente per tutti coloro
che sono nella paura e nell’insicurezza.
Decidetevi per Gesù
perché in Gesù si trova la pace e la sicurezza.
Grazie perché anche oggi
avete risposto alla mia chiamata”.

lunedì 16 agosto 2021

Papa Francesco invierà sicuramente a Medjugorje un vescovo che completerà l'opera che mons. Hoser ha cominciato


La Santa Messa funebre per mons. Henryk Hoser sarà celebrata venerdì 20 agosto alle ore 12.00 nella cattedrale della diocesi di Varsavia-Praga, e sarà presieduta dal cardinale Kazimierz Nycz, arcivescovo e metropolita di Varsavia. L’omelia sarà tenuta dall'arcivescovo Tadeusz Wojda, metropolita di Danzica. La Santa Messa sarà seguita dal rito funebre e dalla deposizione del corpo del defunto nella cripta della cattedrale della diocesi di Varsavia-Praga.

Il giorno prima, giovedì 19 agosto 2021, alle ore 12.00 sarà celebrata una Santa Messa commemorativa nella chiesa del seminario a Ołtarzew, e alle 18.00 dello stesso giorno nella cattedrale di San Michele Arcangelo e San Floriano martire.

La Santa Messa commemorativa per l’arcivescovo mons. Henryk Hoser sarà celebrata a Medjugorje, nei giorni successivi ai funerali, in accordo con la Nunziatura apostolica in Bosnia ed Erzegovina.

                                                                        Medjugorje hr

 

La notizia della morte di mons. Henryk Hoser ha camminato per Medjugorje venerdì sera mentre si svolgeva la devozione all'Adorazione della Croce sull'altare esterno. 

Era sempre presente il venerdì dopo la messa serale, alla quale mons. Hoser ha partecipato regolarmente. Ma la sua presenza a tali preghiere mostrava solo la sua natura umile e semplice, perché non si distingueva mai per il suo aspetto, ma si ritirava nelle ultime file, dietro a tutti i sacerdoti, e in silenzio faceva l'adorazione. 


 È così che è arrivato a Medjugorje poco più di quattro anni fa. Senza grandi sfarzi, Francesco lo ha inviato come suo inviato personale per separare il grano dalla pula nel turbolento fenomeno di Medjugorje. All'umile  mons. Hoser (79), che in precedenza era stato in Ruanda (dove la Beata Vergine iniziò ad apparire a Kibeh a soli sei mesi da Medjugorje e dove le apparizioni furono ufficialmente riconosciute), come se tutto fosse chiaro nelle 24 ore di permanenza a Medjugorje . Afferrò tutte le corde con una velocità incredibile, e fu molto colpito dalle lunghe file davanti ai confessionali in quei primi giorni. Scosse la testa incredulo perché nel mondo di oggi questo è praticamente inesistente. Sapendo che gli avversari di Medjugorje inveiscono costantemente contro il fenomeno, ben presto inviò a papa Francesco il primo rapporto che fu più che positivo. L'accento, come ha voluto il Papa, è stato sui frutti di Medjugorje, che è una vita sacramentale con al centro l'Eucaristia e una serie di devozioni dal Rosario alla Via Crucis. 

Una volta abbiamo chiesto se conosceva la situazione delle apparizioni di Medjugorje, mons. Hoser ha risposto: "Oh, lascialo andare, crede più dei frati!" Questa battuta, infatti, rivela che Hoser conosceva molto bene la situazione a Medjugorje, quindi ha parlato pubblicamente dei veggenti come persone del tutto normali, ordinarie e di famiglia, in netto contrasto con la loro immagine nei media, che li ridicolizzava e li scherniva . . Inoltre, Hoser non ha pensato solo ai veggenti, ma anche ai parrocchiani di Medjugorje, ai quali è stato inviato nel 2018 come visitatore apostolico, e con i quali si è incontrato nelle loro case, è andato ai loro funerali, li ha incontrati nei campi e nei vigneti. Alla prima celebrazione del patrono della Parrocchia di S. Giacomo e lui stesso si è classificati come parrocchiano dicendo "noi cittadini di Medjugorje". Tuttavia, questa fusione con l'ambiente in cui è entrato non lo ha privato del sentimento di obbligo di partecipare alla risoluzione dello stato del fenomeno di Medjugorje, così grazie a lui papa Francesco ha revocato il divieto a sacerdoti, vescovi e cardinali di recarsi in pellegrinaggio a Medjugorje. È stato un passo quasi rivoluzionario, ma si inserisce perfettamente nel racconto che il vaticanista Andrea Tornielli ha pubblicato sul suo blog poco prima dell'arrivo di Hoser a Medjugorje. Il punto è che il Vaticano riconoscerà i primi sette giorni delle apparizioni, manderà il suo amministratore a Medjugorje, toglierà il divieto ai pellegrinaggi per i sacerdoti e dichiarerà Medjugorje santuario pontificio. Resta da fare quest'ultimo, cioè riconoscere ufficialmente lo status di santuario di Medjugorje.

 Anche Hoser quest'anno ha spinto Medjugorje in una  maratona di preghiera  tra i santuari mariani (riconosciuti). Grazie a lui, tutte le forze di cardinali e arcivescovi sono venute al Festival della Gioventù due anni fa, e l'anno scorso, quando ciò non era possibile, papa Francesco ha inviato una lettera ai giovani. Come quest'anno, due settimane fa. Non si è lasciato scoraggiare. 

In attesa di ulteriori eventi, papa Francesco invierà sicuramente a Medjugorje un nuovo Hoser, cioè un vescovo che completerà l'opera che mons. Hoser ha cominciato 

 

 Il Vaticano ha seguito il decorso della sua malattia e tutte le brutte notizie arrivate a Medjugorje nelle ultime settimane hanno raggiunto anche Roma. Quindi la ricerca del successore di Hoser, il cui nome potrebbe emergere in tempi relativamente brevi, deve essere già iniziata. Perché a lui è destinata la stessa missione, cioè la strada che papa Francesco ha tracciato per Medjugorje, e cioè lo statuto di santuario, che sarà gestito dalla Santa Sede. Peccato che l'umile e ben intenzionato mons. Hoser non l'ha capito. Medjugorje piange quindi giustamente mons. Henryk Hoser, un polacco che in questi quattro anni è diventato mezzo erzegovinese, perché l'Erzegovina lo ha accettato come suo figlio. Lo ha fatto soprattutto perché è venuto a Medjugorje con buone intenzioni, cuore aperto e senza pregiudizi. Non si lasciò scoraggiare da sotterfugi o lusinghe, creò un'immagine oggettiva che trasmise al Vaticano, il quale, grazie alla fiducia in mons. Hoser e la missione che gli ha affidato ora hanno una visione della situazione reale e degli eventi a Medjugorje. Così potrà portare frutti abbondanti in futuro come prima.

 

 Darko Pavičić

 

 https://www.vecernji.ba/vijesti/papa-trazi-novog-izaslanika-da-proglasi-medugorje-svetistem-1515600

 

venerdì 13 agosto 2021

La Curia, di Varsavia-Praga informa:Venerdì 13 agosto, è morto il Visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Mediugorje, Henryk Hoser



 

È morto l'arcivescovo Henryk Hoser SAC
13 agosto 2021

La Curia Vescovo di Varsavia-Praga informa:

Venerdì 13 agosto 2021,
nel pomeriggio,
presso l'Ospedale didattico centrale del Ministero dell'Interno
e dell'Amministrazione a Varsavia

 (ul. Wołoska),
all'età di 78 anni,
nel 48° anno di sacerdozio
e nel 17° anno di ministero episcopale

morì
dopo una lunga e grave malattia

NS. † Sig.
Arcivescovo Henryk Franciszek Hoser, SAC

Arcivescovo anziano della diocesi di Varsavia-Praga (2017-2021),
Visitatore apostolico di carattere speciale
per la parrocchia di Mediugorje (2018-2021),
Vescovo della diocesi di Varsavia-Praga (2008-2017).

Vi
comunicheremo i dettagli della cerimonia funebre in un secondo momento.

Raccomandiamo l'Arcivescovo alla preghiera dei fedeli.
Signore, donagli il riposo eterno
e fa' che la luce eterna splenda su di lui.
Possa lui riposare in pace .

L'arcivescovo Henryk Franciszek Hoser SAC è nato il 27 novembre 1942 a Varsavia, nella famiglia di Janusz e Halina nata Zabłońska. Padre e nonno morirono durante la rivolta di Varsavia e nel 1944 la famiglia si trasferì temporaneamente a Pruszków. Lì, Henryk si diplomò alla scuola elementare e poi al liceo. Tomasz Zan.

Nel 1960 si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell'Accademia Medica, dove nel 1966 conseguì il diploma in medicina. Dopo la laurea, è stato nominato assistente presso l'Accademia medica - fino al 1968 ha lavorato presso il Dipartimento di anatomia corretta e per un altro anno presso l'ospedale distrettuale di Ziębice.

Nel 1969 entra a far parte dell'Associazione dell'Apostolato Cattolico (Padri Pallottini), dove l'8 settembre 1970 emette la prima professione religiosa. Nel Seminario Teologico Superiore di Ołtarzew, come alunno, è stato co-fondatore del Gruppo Missionario, che è esistito ininterrottamente fino ad oggi. Negli anni 1969-1974 ha studiato filosofia e teologia e dopo la laurea, il 16 giugno 1974, è stato ordinato sacerdote da p. Vescovo Władysław Miziołek.

Desideroso di andare in missione in Ruanda, si recò a Parigi, dove per un anno frequentò un corso di lingua ruandese e studiò medicina tropicale.

Negli anni 1975-1996 ha lavorato come missionario in Rwanda, ricoprendo diverse funzioni e incarichi: parroco, parroco, animatore della pastorale familiare, organizzatore di numerose sessioni di formazione all'apostolato laico, promotore dell'apostolato della carta stampata. Nel 1978 ha fondato il Centro Medico e Sociale a Kigali (Ruanda), che ha diretto per 17 anni, e il Centro di Formazione Familiare (Action Familiale). Per diversi anni è stato anche Segretario della Commissione Episcopale per la Salute e poi della Commissione Episcopale per la Famiglia. Per alcuni anni è stato anche eletto Presidente dell'Associazione dei Centri Medici Associati di Kigali (BUFMAR), Responsabile del Centro di monitoraggio dell'epidemia di AIDS e del programma di assistenza psico-medica e sociale per i malati di AIDS.

Nel settembre 1993 lascia il Ruanda per un anno di formazione. Rimase a Gerusalemme e poi in uno stage nel campo degli ultrasuoni a Varsavia; Ha anche studiato intensamente l'italiano a Roma.

Nel 1994 è stato nominato esperto di famiglia e sviluppo al Sinodo Speciale dei Vescovi per l'Africa. Nello stesso anno, dopo la guerra civile in Ruanda, mentre il Nunzio Apostolico era assente, la Santa Sede lo nominò Visitatore Apostolico in Ruanda. Avendo i diritti del Nunzio, p. Henryk Hoser ha visitato le diocesi, ha nominato amministratori apostolici per le diocesi vacanti e ha aiutato vescovi e sacerdoti a riorganizzare il loro lavoro pastorale.

FR. Hoser ha ricoperto questa carica per 2 anni (fino al 1996), fino alla nomina di un nuovo Nunzio Apostolico in Rwanda, che ha assunto tutti gli incarichi di rappresentante della Santa Sede. FR. Hoser rimase ancora qualche mese in Nunziatura come consigliere e collaboratore del Nunzio. Dopo aver completato la missione del Visitatore, lasciò il Ruanda.

Nel 1996-2003 è stato Superiore Regionale dell'Associazione dell'Apostolato Cattolico in Francia. È stato anche eletto membro del Consiglio Missionario della Conferenza dei Superiori Religiosi Maggiori in Francia. In quel periodo, per conto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, fece diverse visite apostoliche a seminari maggiori nelle aree di missione.

È stato cofondatore e segretario dell'African Family Action Federation (Action Familiale) fondata nel 2001.

Nel 2004 è stato nominato Rettore della Procura della Missione Pallottina a Bruxelles, Belgio, assumendo anche il lavoro pastorale nella Comunità Europea.

Il 22 gennaio 2005 il Santo Padre Giovanni Paolo II lo ha nominato Arcivescovo e Segretario aggiunto della Congregazione per l'Evangelizzazione delle Nazioni e Presidente delle Pontificie Opere Missionarie. La sua diocesi titolare era Tepelta.

È stato consacrato il 19 marzo 2005 dal Cardinale Crescenzio Sepe (co-relatore: l'Arcivescovo Stanisław Dziwisz e l'Arcivescovo Thaddée Ntihinyurwa). Come motto episcopale adottò l'esclamazione: Maior est Deus ( Dio è più grande ).

FR. L'arcivescovo Henryk Hoser è stato il primo pallottino polacco elevato alla dignità di arcivescovo.

Il 24 maggio 2008, Papa Benedetto XVI ha nominato p. Arcivescovo. Hoser, Vescovo di Varsavia-Praga. Ha assunto la diocesi il 28 giugno 2008. Ha ricoperto questa carica fino all'8 dicembre 2017 - poi Papa Benedetto XVI ha accettato le sue dimissioni dall'incarico.

Nell'Episcopato è stato presidente dell'Equipe di Esperti in Bioetica, è stato anche membro della Commissione Pastorale e del Consiglio della Famiglia, nel 2014 è stato eletto al Consiglio permanente della Conferenza episcopale polacca; è stato anche membro del Consiglio della Fondazione "Dzieło Nowy Tysiąclecia".

Dal 4 luglio 2009 è stato consultore della Congregazione per l'Evangelizzazione delle Nazioni. Nello stesso anno Benedetto XVI ha nominato l'arcivescovo partecipante all'assemblea speciale del Secondo Sinodo per l'Africa. Nel 2015 ha partecipato ai lavori del sinodo dei vescovi dedicato alla famiglia.

Nel 2017 papa Francesco lo ha inviato a Mediugorje come inviato speciale della Santa Sede e gli ha affidato il discernimento della situazione pastorale, l'organizzazione delle condizioni per l'arrivo dei pellegrini e le iniziative pastorali loro rivolte; nell'anno successivo, 2018 (31 maggio), è stato nominato dal Santo Padre Visitatore Apostolico di carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje (ha inaugurato il servizio il 22 luglio).

Il Presidente della Repubblica di Polonia, Andrzej Duda, ha decorato l'Arcivescovo con la Gran Croce dell'Ordine di Polonia Restituta (6 novembre 2015); in precedenza (22 maggio 2002), il presidente Aleksander Kwaśniewski gli ha conferito la Croce da ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica di Polonia. È stato insignito dell'Ordine al Merito di 2a classe (1 settembre 2008) dal Presidente del Portogallo. L'arcivescovo Henryk Hoser ha ricevuto il titolo di cittadino onorario di Varsavia (2011) ed è stato anche il vincitore del bp. Roman Andrzejewski per il 2019. Il Ministro della Salute prof. Łukasz Szumowski gli ha conferito la distinzione: Meritorious for the Protection of Health (presentato il 24 maggio 2021).


Add. Joanna Solak 13/08/2021 a 21/11, atto. 13 agosto 2021 alle 22:18
 
Fonte:  https://diecezja.waw.pl

giovedì 12 agosto 2021

Un messaggio per noi importante è quello del 14 agosto- Fra Slavko: Cosa significa pregare il Rosario


 Fra Slavko: Cosa significa pregare il Rosario?

Catechesi di P. Slavko Barbaric del 15 settembre 1984

«Un messaggio per noi importante è quello del 14 agosto vigilia della festa dell' Assunzione della Madonna. (Messaggio a Ivan del 14 agosto 1984: «Vorrei che tutta la gente pregasse in questi giorni con me più che può. Che digiuni severamente di mercoledì e di venerdì e che preghi ogni giorno il Rosario, meditando i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi».)

La Madonna è apparsa a Ivan nella sua casa dopo la preghiera. Questa era una apparizione straordinaria. Lui non aspettava la Madonna. Ma dopo la preghiera è apparsa ed ha chiesto che in questo tempo tutti digiunino due giorni la settimana, che tutti preghino tutto il Rosario, ogni giorno. Allora tutte le tre parti del Rosario. Questo significa: parte gioiosa, dolorosa e gloriosa (…).

Per quanto ci riguarda, per riflettere questo messaggio del 14 agosto quando ha detto «tutto il Rosario», si può vedere che cosa vuole la Madonna da noi. Essa vuole, si può dire, una preghiera permanente. Mi spiego. Quando domanda tutto il Rosario, ogni giorno, questo non significa trovare il tempo di una mezz'ora per giorno; il più presto possibile recitare ogni volta «Ave Maria» e dire: «ho finito il messaggio». No. È un altro il senso di questa preghiera. Pregare i 15 misteri o tutto il Rosario significa essere vicini ai misteri della vita di Gesù, ai misteri della Redenzione, ai misteri della vita di Maria.

Se volete pregare nel senso di questo messaggio non c'è bisogno di trovare mezz'ora per la preghiera e finirla, ma un altro comportamento è domandato. Per esempio al mattino: se non avete tempo per la preghiera pregate un mistero: per esempio un mistero gioioso. La Madonna dice: «Sono pronta a fare la tua volontà. Io ho capito che cosa vuoi da me. Sono pronta, mi lascio guidare da te». Questo è il primo mistero gioioso. Allora, se vogliamo approfondire la nostra preghiera dobbiamo lasciare la parola nel nostro cuore; che anche nei nostri cuori cresca la prontezza di cercare e fare la volontà del Signore ogni giorno. E quando abbiamo lasciato scendere la parola di Dio nei nostri cuori, e quando per la grazia viene la prontezza nei nostri cuori di cercare e fare la volontà del Signore, possiamo pregare 10 Ave Maria per noi stessi, per la famiglia, per la gente con la quale lavoriamo o siamo assieme nella scuola.

(…) Se volete continuare a pregare e seguire il messaggio della Madonna, per esempio, pregate un altro mistero: come la Madonna visita la sua cugina Elisabetta? Che cosa significa questo per noi? La Madonna è attenta agli altri, vede i bisogni e visita quelli che hanno bisogno del suo tempo, del suo amore. E porta la gioia a Elisabetta. (…)

Per noi, un impulso concreto: pregare ogni giorno che anche noi siamo pronti a fare la stessa cosa: regalare il tempo a chi ha bisogno di noi, vedere, aiutare e portare la gioia. In questo modo si può approfondire ogni mistero. Questo è un indiretto invito a leggere la Scrittura perché il Rosario è sempre una preghiera meditativa e una preghiera biblica. Allora, senza conoscere la Bibbia , non si può bene meditare il Rosario. (…) Guardate, se qualcuno dice: «Da dove posso prendere tanto tempo per la preghiera, per il Rosario intero, o per la preghiera per contemplare i misteri?». Io vi dico: «Ho visto che noi abbiamo tempo, ma tante volte non vediamo il valore della preghiera e diciamo che non abbiamo tempo». (…) Allora è un invito della Madre, un invito che deve portare a noi la pace. Se vogliamo la pace, io credo, dobbiamo prendere il tempo per la preghiera».

 

 

Fonte: medjugorje.altervista.org

lunedì 9 agosto 2021

LA MIA INTERVISTA A PADRE LJUBO KURTOVIC, "L'EREDE" DI PADRE SLAVKO- di Virgilio Baroni

 



40° ANNIVERSARIO DELLE APPARIZIONI DELLA REGINA DELLA PACE A MEDJUGORJE: LA MIA INTERVISTA A P. LJUBO KURTOVIC, "L'EREDE" DI P. SLAVKO

Virgilio Baroni:

Dopo le interviste a P. Jozo e a Jakov, considerando l'interesse che avete dimostrato, condivido la mia intervista a Padre Ljubo Kurtovic per la rivista “Aiutiamoli” dell'Associazione Mir i Dobro. Come da consuetudine, una domanda al giorno:
 
Prima domanda:
Con questo nome (in italiano “Amato”) i suoi genitori hanno voluto manifestare tutto l’amore che hanno per lei. Forse, al momento del suo battesimo, non potevano immaginare che lei sarebbe stato così tanto Amato dalla Regina della Pace. Con il nome che porta, può dirci cosa significa per lei essere "Amato" - Ljubo - dalla Madonna?
Padre Ljubo risponde:
La Madonna ha detto in un messaggio: “Cari figli se sapeste quanto vi amo piangereste di gioia!” Una madre non può non amare i suoi figli. Noi possiamo dare solo quello che abbiamo. Se nel nostro cuore c'è pace, possiamo donare pace. Se nel nostro cuore c'è amore, allora doniamo amore. Il nostro bisogno esistenziale è amare ed sentirsi amati. Anche Gesù, come uomo, aveva bisogno di sentire le parole del Padre dal cielo: “Questi è il mio figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”. Cosi anch'io, come ogni persona finché non chiude gli occhi, ha bisogno di sentirsi amata, e di amare gli altri. Chi si avvicina alla Madre celeste, con la fede, con il cuore aperto, di sicuro sentirà questo amore e sentirà il bisogno di darlo agli altri.

Seconda domanda:
Sappiamo che lei ha sentito la chiamata a diventare sacerdote mentre lavorava in una vigna, ma non era "La Vigna del Signore". Lei era giovanissimo; che cosa l'ha spinta a dire "SI" a quella chiamata quasi improvvisa e avvenuta in un luogo dal forte contenuto simbolico?
P. Ljubo risponde:
La mia chiamata, quando adesso rifletto, è cominciata nella famiglia, nel contesto nel quale vivevo. La famiglia era il terreno ma la Regina della Pace “ha seminato”, per cosi dire, la chiamata nel mio cuore. La prima volta sono andato a Medjugorje nel 1983, a piedi con la mia mamma e altre persone. Il mio paese è distante da Medjugorje 45 chilometri. Non era poco. Guardavo la mia mamma, la sua fede, la sua preghiera e il suo comportamento: tutto quello che lei viveva. Di sicuro ringrazio la mia mamma per la fede e la preghiera. Andando a Medjugorje adesso mi è chiaro che la Madonna ha messo nel mio cuore quel seme della chiamata, che doveva crescere e maturare con gli anni. La Madonna di sicuro ha faticato con me, perché sono, purtroppo, un pò testardo, e ho bisogno di più tempo per accettare le cose dentro di me. Si, è vero: la mia chiamata è avvenuta nella vigna, lavorando e aiutando un mio zio. Erano verso le 10 del mattino. Ma la chiamata era cominciata molto prima, solo che fino a quel momento non avevo preso coscienza. In quel giorno, in quel momento nella vigna di mio zio, non ho avuto una visione, non ho sentito nessuna voce, ma ho provato una forte e chiara sensazione che il Signore mi stava chiamando per diventare sacerdote.
 
Terza domanda:
Padre Ljubo, dopo soli tre mesi dal suo arrivo a Medjugorje è subentrato ad un personaggio imponente e grande nella fede come Padre Slavko. Può raccontarci come ha potuto affrontare questo difficile ruolo?
Padre Ljubo risponde:
Sì, è così: io sono arrivato a Međugorje nell'agosto 2000, e Padre Slavko è morto il 24 novembre dello stesso anno. Padre Slavko aveva già in programma e calendarizzato tanti seminari e incontri. Era quasi impossibile cancellarli o rimandarli tutti poiché c'erano già molti iscritti. Il Parocco, Padre Ivan Sesar, mi ha chiesto se me la sentivo di tenere e portare avanti questi seminari, già programmati da Padre Slavko. Ovviamente non mi sentivo pronto, né preparato, né all'altezza del compito che mi era stato richiesto. Tuttavia, mi sono butatto e ho affrontato non solo questi seminari e incontri, ma ho anche portato avanti, in seguito, tante altre iniziative che Padre Slavko ha fondato. Quando, all'improvviso e in maniera del tutto inaspettata, è arrivata la notizia che Padre Slavko era morto sul monte Križevac dopo che aveva pregato la Via Crucis, tutti noi ci siamo resi conto del vuoto che aveva lasciato. Quando Padre Slavko era fra noi, nessuno si era reso conto di tutto quello che riusciva a fare e nessuno si era accorto dei tanti impegni che svolgeva, in silenzio, qui a Medjugorje. Ora posso dire che nella vita bisogna affidarsi. Così è stato anche per me con questi seminari già programmati e con tutto quello che, in seguito, ho dovuto fare vivendo a Medjugorje.
 
Quarta domanda:
Soprattutto in Italia, più che da voi, stiamo vivendo un momento di grande sofferenza collettiva. E' una prova che sta facendo emergere tanti mali oscuri soprattutto dello spirito, come depressioni e esaurimenti. Alla luce della sua esperienza vissuta a Medjugorje, cosa può dirci in merito alla sofferenza, alla malattia, al dolore?
Padre Ljubo risponde:
Posso dire quello che tutti sappiamo. La vita qui sulla terra è una lotta. Gesú non ci ha promesso il Paradiso su questa terra, ma ci ha promesso di portarci in Paradiso. Da sempre, nella storia dell'uomo, ci sono stati tanti mali, malattie, epidemie che noi non abbiamo vissuto. Adesso spetta a noi dimostrare con quale spirito, con quale forza e con quale fede accetteremo e vivremo questo tempo difficile dove la vita ci sembra come rubata rispetto a quella che vivevamo prima della pandemia. Tutto questo peso che vive il mondo e questa situazione che ciascuno di noi vive, li possiamo trasformare in occasione per la nostra santificazione. In questi tempi difficili ascoltiamo la voce della Madre celeste, Maria, che ci incoraggia, nonostante tutto: “Figlioli, la vostra fede non venga meno in nessuna situazione e neanche in questo tempo di prova. Camminate coraggiosamente con Cristo Risorto verso il Cielo che è la vostra meta. Io vi accompagno in questo cammino di santità e vi metto tutti nel mio Cuore Immacolato.” (25. aprile 2021). Affidiamoci alla Regina della Pace perché possa guidarci a suo Figlio, l'Unico che ci può dare pace e forza di vivere questi tempi.
 
Quinta domanda:
Molti pellegrini tornano da Medjugorje pieni di entusiasmo, decisi a vivere i messaggi della Gospa. Il messaggio più accorato della Madonna è l'invito alla Conversione. A lei che ci sembra sempre così pacato, chiediamo "Esiste l'entusiasmo della Conversione"? O meglio ancora, per convertirsi occorre entusiasmo, oppure ci si può convertire anche con pacatezza?
Padre Ljubo risponde:
Non esiste un modello, una formula che vale per tutti. Come diceva il Papa Emeritus Benedetto XVI° “le strade che portano a Dio sono tante quante sono le persone.” Ogni uomo è un originale e Dio si avvicina ad ogni anima a modo suo, cosi che l'anima possa capire e comprendere. I modi della conversione sono tantissimi quante sono le persone che la vivono. Sicuramente ci serve entusiasmo, almeno all'inizio, ma sappiamo che l'entusiasmo è di breve durata. Gesù non ha detto che si salverà chi è entusiasta, bensì chi persevera fino alla fine. Anche gli Apostoli all'inizio, hanno seguito Gesù con entusiasmo; poi hanno dovuto affrontare tutto un processo; hanno dovuto percorrere un cammino per poter essere purificati, cambiati, convertiti. Solo così, alla fine, hanno potuto essere riempiti con la forza dello Spirito Santo che viene dall'alto, per poter morire per Gesù. La conversione è un processo, un cammino, un sacrificio per sperimentare, alla fine, la pienezza della vita.
 
Sesta domanda:
L'Adorazione a Gesù rappresenta il "momento forte" di ogni pellegrinaggio. Dopo tanti anni vissuti a Medjugorje, le è capitato qualche volta di guidare l'Adorazione in modo abitudinario, oppure Gesù Eucaristico le ha sempre trasmesso nuove emozioni e spunti per essere "preghiera viva" per gli altri?
Padre Ljubo risponde:
Penso che ogni persona, ogni credente sperimenti che non siamo sempre disposti alla preghiera. I nostri umori cambiano, secondo la situazione che viviamo, le cose e le esperienze che abbiamo vissuto quel determinato giorno. Di solito la nostra volontà si oppone alla preghiera, ma il nostro cuore, il nostro spirito, anela, desidera la preghiera, desidera la pace che solo Dio può donare. Ho sperimentato, e sperimento tuttora che ogni volta che vinco me stesso e che vinco la mia volontà che si oppone alla preghiera. dopo mi sento meglio, riempito di pace. Solo quando mi decido per la preghiera, soprattutto quando mi capita di non averne voglia, ho sempre constatato che soltanto allora progredisco spiritualmente, mi sento rafforzato nella fede, in pace con me stesso, con Dio e con gli altri.