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venerdì 4 gennaio 2019

Coroncina della Pace di Medjugorje con Mirjana - VIDEO

                                      
                 PREGHIAMO INSIEME
VIDEO :




La Vergine Maria, apparendo a Medjugorje, ha invitato a riscoprire una devozione già cara alla devozione croata, quella di recitare i Sette Pater, Ave e Gloria con una precisazione:
Messaggio del 3 luglio 1981
“Prima dei sette Pater Ave Gloria pregate sempre il Credo“
In altri due messaggi lo raccomanda:
Messaggio del 16 novembre 1983
“Pregate almeno una volta al giorno il Credo e sette Pater Ave Gloria secondo le mie intenzioni affinchè, tramite me, si possa realizzare il piano di Dio
“.

Messaggio del 20 luglio 1982
“In Purgatorio ci sono tante anime e tra queste anche persone consacrate a Dio. Pregate per loro almeno sette Pater Ave Gloria e il Credo. Ve lo raccomando! Molte anime sono in Purgatorio da molto tempo perche’ nessuno prega per loro. Nel Purgatorio ci sono diversi livelli: i più bassi sono vicini all’Inferno mentre quelli elevati si avvicinano gradualmente al Paradiso.”
La Madonna ha raccomandato questa pratica come ringraziamento alla fine della Santa Messa; la parrocchia di Medjugorje ha raccolto subito quest’invito ed ancor oggi la recita subito dopo la messa serale. Per chi volesse recitarla anche a casa è utile la coroncina che permette di tenere il conto delle serie di Padre Nostro, Ave Maria e Gloria al Padre.
La devozione si recita così:

Prima il Credo Apostolico
Poi, sul primo grano: Padre nostro
Sul secondo: Ave Maria
Sul terzo: Gloria
Poi di nuovo sul quartograno: Padre Nostro.
Sul quinto: Ave Maria
Sul sesto: Gloria …

…a seguire sugli altri grani allo stesso modo.

giovedì 3 gennaio 2019

Da Medjugorje il Santo Rosario con Mirjana - Misteri Dolorosi VIDEO

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Papa Francesco non ha mai detto "Meglio atei che ipocriti" - Ecco le sue parole

Nelle ultime ore numerose testate online di quotidiani nazionali hanno riportato diversi titoli, come: “Meglio atei che cristiani ipocriti”, «Meglio atei che andare in Chiesa e odiare gli altri» o anche “Meglio vivere da atei che andare in Chiesa e poi odiare gli altri”: Papa Francesco contro i fedeli ipocriti.
Tanti siti hanno riportato questi virgolettati di papa Francesco, trascurando, come fatto già in altre occasioni, una delle regole base del giornalismo e della comunicazione in generale: riportare con esattezza quanto viene detto.


Papa Francesco non ha mai detto "Meglio atei che ipocriti"
Ecco parte del testo ufficiale dell’udienza di papa Francesco di oggi, dal quale sono state estrapolate e riordinate a piacimento alcune parole:
E quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo. Ma se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e dà una vera testimonianza, non una contro-testimonianza.
Come si può leggere, nessuna delle frasi riportate come dirette citazioni del papa è presente nel testo. Inoltre è sufficiente leggere alcune righe del discorso di papa Francesco per rendersi conto che il focus delle sue parole non sono i cristiani ipocriti né gli ipocriti in generale. Il passaggio sullo scandalo e sul fatto che è meglio non andare in chiesa se la vita personale è molto diversa da quello che insegna il cristianesimo, è solo una piccola parte di un discorso più ampio sulla preghiera del Padre Nostro:
Ecco dunque come Gesù introduce l’insegnamento della preghiera del “Padre nostro”. Lo fa prendendo le distanze da due gruppi del suo tempo. Anzitutto gli ipocriti [...]
Su un discorso di quasi mille parole, il passaggio sull’ipocrisia consta di meno di duecento parole, e la parola ateo viene ripetuta solo una volta.

Fonte:http://www.documentazione.info/le-vere-parole-di-papa-francesco-su-atei-e-ipocriti?fbclid=IwAR1iAbrmgu1XtVNdFu08N-epVfZIJXygiX0DGUvwVu4N2SzUIYzplFDyyBo


PAPA FRANCESCO
UDIENZA GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 2 gennaio 2019


Catechesi sul “Padre nostro”: 3. Al centro del discorso della montagna
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e anche buon anno!
Proseguiamo le nostre catechesi sul “Padre nostro”, illuminati dal mistero del Natale che abbiamo da poco celebrato.
Il Vangelo di Matteo colloca il testo del “Padre nostro” in un punto strategico, al centro del discorso della montagna (cfr 6,9-13). Intanto osserviamo la scena: Gesù sale sulla collina presso il lago, si mette a sedere; intorno a sé ha la cerchia dei suoi discepoli più intimi, e poi una grande folla di volti anonimi. È questa assemblea eterogenea che riceve per prima la consegna del “Padre nostro”.
La collocazione, come detto, è molto significativa; perché in questo lungo insegnamento, che va sotto il nome di “discorso della montagna” (cfr Mt 5,1-7,27), Gesù condensa gli aspetti fondamentali del suo messaggio. L’esordio è come un arco decorato a festa: le Beatitudini. Gesù incorona di felicità una serie di categorie di persone che nel suo tempo – ma anche nel nostro! – non erano molto considerate. Beati i poveri, i miti, i misericordiosi, le persone umili di cuore… Questa è la rivoluzione del Vangelo. Dove c’è il Vangelo, c’è rivoluzione. Il Vangelo non lascia quieto, ci spinge: è rivoluzionario. Tutte le persone capaci di amore, gli operatori di pace che fino ad allora erano finiti ai margini della storia, sono invece i costruttori del Regno di Dio. È come se Gesù dicesse: avanti voi che portate nel cuore il mistero di un Dio che ha rivelato la sua onnipotenza nell’amore e nel perdono!
Da questo portale d’ingresso, che capovolge i valori della storia, fuoriesce la novità del Vangelo. La Legge non deve essere abolita ma ha bisogno di una nuova interpretazione, che la riconduca al suo senso originario. Se una persona ha il cuore buono, predisposto all’amore, allora comprende che ogni parola di Dio deve essere incarnata fino alle sue ultime conseguenze. L’amore non ha confini: si può amare il proprio coniuge, il proprio amico e perfino il proprio nemico con una prospettiva del tutto nuova. Dice Gesù: «Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,44-45).
Ecco il grande segreto che sta alla base di tutto il discorso della montagna: siate figli del Padre vostro che è nei cieli. Apparentemente questi capitoli del Vangelo di Matteo sembrano essere un discorso morale, sembrano evocare un’etica così esigente da apparire impraticabile, e invece scopriamo che sono soprattutto un discorso teologico. Il cristiano non è uno che si impegna ad essere più buono degli altri: sa di essere peccatore come tutti. Il cristiano semplicemente è l’uomo che sosta davanti al nuovo Roveto Ardente, alla rivelazione di un Dio che non porta l’enigma di un nome impronunciabile, ma che chiede ai suoi figli di invocarlo con il nome di “Padre”, di lasciarsi rinnovare dalla sua potenza e di riflettere un raggio della sua bontà per questo mondo così assetato di bene, così in attesa di belle notizie.
Ecco dunque come Gesù introduce l’insegnamento della preghiera del “Padre nostro”. Lo fa prendendo le distanze da due gruppi del suo tempo. Anzitutto gli ipocriti: «Non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente» (Mt 6,5). C’è gente che è capace di tessere preghiere atee, senza Dio e lo fanno per essere ammirati dagli uomini. E quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo. Ma se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e dà una vera testimonianza, non una contro-testimonianza. La preghiera cristiana, invece, non ha altro testimone credibile che la propria coscienza, dove si intreccia intensissimo un continuo dialogo con il Padre: «Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto» (Mt 6,6).
Poi Gesù prende le distanze dalla preghiera dei pagani: «Non sprecate parole […]: essi credono di venire ascoltati a forza di parole» (Mt 6,7). Qui forse Gesù allude a quella “captatio benevolentiae” che era la necessaria premessa di tante preghiere antiche: la divinità doveva essere in qualche modo ammansita da una lunga serie di lodi, anche di preghiere. Pensiamo a quella scena del Monte Carmelo, quando il profeta Elia sfidò i sacerdoti di Baal. Loro gridavano, ballavano, chiedevano tante cose perché il loro dio li ascoltasse. E invece Elia, stava zitto e il Signore si rivelò a Elia. I pagani pensano che parlando, parlando, parlando, parlando si prega. E anche io penso a tanti cristiani che credono che pregare è – scusatemi – “parlare a Dio come un pappagallo”. No! Pregare si fa dal cuore, da dentro. Tu invece – dice Gesù –, quando preghi, rivolgiti a Dio come un figlio a suo padre, il quale sa di quali cose ha bisogno prima ancora che gliele chieda (cfr Mt 6,8). Potrebbe essere anche una preghiera silenziosa, il “Padre nostro”: basta in fondo mettersi sotto lo sguardo di Dio, ricordarsi del suo amore di Padre, e questo è sufficiente per essere esauditi.
È bello pensare che il nostro Dio non ha bisogno di sacrifici per conquistare il suo favore! Non ha bisogno di niente, il nostro Dio: nella preghiera chiede solo che noi teniamo aperto un canale di comunicazione con Lui per scoprirci sempre suoi figli amatissimi. E Lui ci ama tanto.

mercoledì 2 gennaio 2019

Preghiera del Padre nostro cantato dai bambini - Medjugorje VIDEO

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Veglia di preghiera di Capodanno a Medjugorje-Omelia di S.E. Mons. Luigi Pezzuto

Omelia di S.E. Mons. Luigi Pezzuto, Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina, nella Veglia di preghiera di Capodanno a Medjugorje

Migliaia di pellegrini a Medjugorje sono entrati nel 2019 celebrando l'Eucaristia, che è stata preceduta da una Veglia di preghiera presso la chiesa di san Giacomo. I pellegrini sono giunti da ogni parte del mondo e hanno riempito tuttti gli spazi di preghiera di Medjugorje, ossia la chiesa ed il Salone „San Giovanni Paolo II“. Nonostante facesse freddo, in molti sono rimasti fuori e sono entrati nell'anno nuovo in preghiera, lontano dalla frenesia, dal rumore e dall'uso di mezzi pirotecnici.
   
Come di consueto, a partire dalle ore 17:00 si è tenuta la preghiera del Rosario, seguita dalla celebrazione della Santa Messa serale di ringraziamento per l'anno 2018, presieduta da fra Vjekoslav Milićević e concelebrata da trentasei sacerdoti. Dopo la Celebrazione, è stato rappresentato il Presepe Vivente della Comunità Cenacolo.

La Concelebrazione Eucaristica nel passaggio all'anno nuovo è stata invece presieduta, alle ore 23:30, da S.E. Mons. Luigi Pezzuto, Nunzio Apostolico in Bosnia Erzegovina, che ha anche tenuto l'Omelia. Con lui hanno concelebrato S.E. Mons. Henryk Hoser, Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, il Provinciale della Provincia Francescana di Erzegovina fra Miljenko Šteko, il parroco di Medjugorje fra Marinko Šakota ed altri centodue sacerdoti.

Di seguito riportiamo per intero l'Omelia di S.E. Mons. Luigi Pezzuto:

Omelia di S.E. Mons. Luigi Pezzuto, Nunzio Apostolico
S. Messa nella Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio
52° Giornata Mondiale della Pace
1 Gennaio 2019


Eccelenza Reverendissima,
Carissimi confratelli nel sacerdozio,
Carissimi Religiosi e Religiose,
Amati fratelli e sorelle nella fede,

            Concludere un anno per iniziarne un altro. Sembra essere un cammino inesorabile, al quale fatalmente nessuno si può sottrarre. Ma, per il credente, non è così. Anche il tempo è dono di Dio, e come tale deve essere vissuto, ricordato e percorso. È la dimensione in cui giocano le nostre scelte, si fa esperienza del proprio limite, ma, soprattutto, della Provvidenza che proviene dal Padre che è nei cieli. È veramente tempo di salvezza. Un tempo che deve essere, però, vissuto con impegno, progettualità, carità e misericordia.

            L’inizio del nuovo anno – come di consueto – ci sprona, inoltre, a concentrare tutta la nostra attenzione su Maria “Teotokos”, su Maria la Madre del Signore, che noi veneriamo, in questo luogo sacro, come Regina della Pace.
            Per questo, l’Eucaristia che stiamo celebrando ci chiama ad una sosta spirituale, per meditare, pregare e assumerci le nostre responsabilità personali e collettive di fronte al valore della “pace”, ancor oggi una sfida per l’umanità intera.

            In questo cammino di riflessione, e soprattutto di conversione di noi stessi in “artigiani della pace”, siamo guidati e presi per mano da Papa Francesco, il quale anche quest’anno ha voluto affidare alla Chiesa universale il suo Messaggio speciale in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, per il primo gennaio di quest’anno, 2019.

  1. Il Santo Padre, direi molto coraggiosamente, si addentra in un tema non facile, ma, al medesimo tempo, decisivo nei suoi contenuti e nelle sue strategie, per l’edificazione di una società armonica ed equa.

            Si tratta del tema della “politica”, che Papa Francesco auspica che sia “buona”. Per questo, egli crea lo “slogan”: la “buona politica è al servizio della pace”.

            Ma il punto è: che cos’è e in che cosa consiste la “buona politica”?

            La risposta a questa domanda non è facile. Nel corso dei secoli, sono state date risposte non sempre coerenti con una sana antropologia personale e sociale, sia sul piano filosofico, sia sul piano della prassi. Secondo queste teorie e strategie, la “buona politica è la ricerca del potere ad ogni costo.”

            Voi ed io sappiamo che questa non è “buona politica”, perché “la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie”. La storia ce lo insegna.

            Qual’è, allora, il concetto di “buona politica”, secondo il buon senso comune, illuminato, per altro, dalla fede e dall’esperienza cristiana?

            Rispondo con le parole stesse di Papa Francesco: “la politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere del uomo (…), ma essa deve essere “vissuta come servizio alla collettività umana”.

            In questo senso, prosegue il Papa, “la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese”. E ancora: “ Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità”.

  1. Secondo Papa Francesco, inoltre, e noi lo condividiamo pienamente, “la buona politica”, in quanto “forma eminente di carità”, coinvolge tutte le fasce sociali in un duplice senso: primo, tutti i cittadini, sono i destinatari di una buona azione politica; secondo, la “buona politica” è il risultato del riconoscimento dei carismi e delle capacità di ogni persona, che è tenuta ad offrire il proprio contributo originale in vista della programmazione e realizzazione di essa”.

            Tra le varie fasce sociali, va privilegiata quella giovanile, specialmente nella nostra regione bosniaco-erzegovinese; ma – direi – in tutti i Paesi che costituiscono la regione balcanica e nel mondo intero.

            Il grande problema della gioventù di oggi – problema che sta alla radice di tutti i mali – è la “tentazione di cadere nella sfiducia”. “Quando – dice il Papa – il potere politico mira unicamente a salvaguardare gli interessi di taluni individui privilegiati, l’avvenire è compromesso e i giovani possono essere tentati dalla sfiducia”.
            Assistiamo, di fatto, a non poche situazioni di discriminazione, nelle quali sono messe al margine e vengono escluse alcune categorie di persone, tra le quali, principalmente, la fascia giovanile dell’umanità. Marginalizzare, discriminare vuol dire due cose: da una parte, negare “la possibilità di partecipazione a un progetto” per costruire il futuro; dall’altra, eliminazione della pace dalle coscienze, per assenza concreta di prospettive per il futuro, che conduce alla disperazione, oppure alla ricerca ansiosa di prospettive, talvolta utopistiche, al di fuori dal proprio Paese d’origine. Questo è il fenomeno nefasto dell’esodo giovanile, la cui conseguenza è l’impoverimento di forze intellettuali, lavorative, artistiche, ecc., in seno a popolazioni già fragili e problematiche sul piano quantitativo  e qualitativo.

             È necessario, allora, che i giovani siano coinvolti nell’opera di costruzione del futuro di ogni Nazione, dando loro fiducia ed assicurando loro il necessario spazio d’azione affinché essi stessi possano essere i protagonisti della crescita e del progresso del loro Paese. Ai giovani, però, sono richiesti impegno e  disponibilità ad essere protagonisti e non solo passivi consumatori del benessere del loro Paese.

            3. C’è un altro tema nel messaggio Papale, che non possiamo tralasciare. Si tratta della questione relativa alle migrazioni e ai migranti.

            Papa Francesco identifica la causa profonda dei fenomeni migratori di oggi con il terrore esercitato sulle persone più vulnerabili, “che costringe all’esilio di intere popolazioni, nella ricerca di una nuova terra di pace”.

            Il terrore spiazza le persone, rendendole fragili nello spirito e nel corpo, spingendole talvolta a compiere scelte estreme, in contrasto con la dignità e la giustizia umana.
            Da qui il severo monito di Papa Francesco al mondo della politica: “Non sono sostenibili – dice Francesco – i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza”. Invece, nell’approccio del fenomeno migratorio, si deve tener presente il rispetto di ogni persona, il rispetto del diritto e del bene comune, nonché il rispetto del Creato, sulla base dell’etica e della coscienza morale.

            Carissimi fratelli e sorelle
            Penso che non ci sia modo migliore di concludere queste parole, se non usando le parole stesse di Papa Francesco: “la politica della Pace” (…) può sempre attingere dallo spirito del Magnificat, che Maria, Madre di Cristo Salvatore e Regina della Pace, canta a nome di tutti gli uomini: «Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore: ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, (…) ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza per sempre» (Lc 1, 50-55). Amen. (foto)

Gli augurio di S.E. Mons. Hoser alla parrocchia di Medjugorje

Augurio di S.E. Mons. Henryk Hoser, Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje

La Solennità di Maria Madre di Dio che stiamo celebrando, a Medjugorje ha acquisito un particolare significato. La nostra parrocchia vive un culto mariano intensivo ed onora la Madre di Dio nella sua missione di Regina della pace.

Ringrazio di cuore Sua Eccellenza Mons. Luigi Pezzuto, Nunzio Apostolico, per la sua presenza in mezzo a noi e per aver presieduto le due Sante Messe principali: quella di questa notte e quella parrocchiale. Ad accompagnarlo c’è anche il suo segretario Mons. Henryk Jagodzinski, che oggi festeggia il compleanno: cinquant’anni di vita. Buon compleanno a lei, Monsignore!

La partecipazione del Nunzio Apostolico a questa Solennità a Medjugorje mostra con forza la sollecitudine pastorale di Papa Francesco nei confronti di questo luogo di pellegrinaggi internazionali e verso i parrocchiani, che sono penetrati da una fede profonda.

Ringrazio altresì il Padre Provinciale fra Miljenko Šteko, che si è unito a noi, e tutti i francescani, custodi della parrocchia di san Giacomo.

A voi tutti indirizzo di cuore degli auguri per questo nuovo tempo: auguri di felicità, di gioia e di molta speranza, per una vita tranquilla lungo tutto l’anno del Signore 2019. Regina della pace, prega per noi!

Medjugorje messaggio del 02 gennaio 2019 alla veggente Mirjana

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Messaggio di Medjugorje del 2 Gennaio 2019 dato dalla Regina della Pace alla veggente Mirjana per coloro che non hanno ancora conosciuto l’amore di Dio:

“Cari figli, purtroppo fra voi, miei figli, c’è così tanta lotta, odio, interessi personali, egoismo. Figli miei, dimenticate così facilmente mio Figlio, le sue parole, il suo amore! La fede si spegne in molte anime e le cose materiali del mondo afferrano i cuori. Ma il mio Cuore materno sa che ci sono ancora quelli che credono e amano, che cercano di avvicinarsi il più possibile a mio Figlio. Cercano mio Figlio instancabilmente, e quindi così cercano anche me. Sono gli umili ed i miti, con i loro dolori e le sofferenze che portano in silenzio, con le loro speranze, ma soprattutto con la loro fede. Sono gli apostoli del mio amore. Figli miei, apostoli del mio amore, vi insegno che mio Figlio non chiede preghiere incessanti, ma opere e sentimenti; chiede che crediate, che preghiate, che con le vostre preghiere personali cresciate nella fede, che cresciate nell’amore. Amarvi gli uni gli altri: questo è ciò che lui chiede. Questa è la via verso la vita eterna. Figli miei, non dimenticate che mio Figlio ha portato la luce in questo mondo, ma l’ha portata a coloro che hanno voluto vederla ed accoglierla. Siate voi quelle persone, perché quella è la luce della verità, della pace e dell’amore. Io vi guido maternamente affinché adoriate mio Figlio, affinché amiate mio Figlio con me, affinché i vostri pensieri, parole ed opere siano rivolti a mio Figlio, affinché siano nel suo nome. Allora il mio Cuore sarà colmo. Vi ringrazio!”.
La Madonna ha benedetto i presenti e tutti gli oggetti di devozione portati.