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lunedì 29 giugno 2015

Ora mi sento amato, noi tutti siamo amati, nessuno escluso.

Pellegrinaggio a MedMedjugorje, un nome che sentivo lontano solo pochi mesi fa, un luogo che diversi amici e parenti hanno visitato e mi hanno raccontato con una gioia nel cuore che non comprendevo.
Ecco, io ora racconto a voi, non con la presunzione di convincervi ad andare un giorno, ma con la mia personale gioia nel cuore che vorrei condividere con i miei compaesani che leggeranno queste semplici righe.
Non vi so spiegare il perché ho deciso di andare in quel paese lontano della Bosnia Erzegovina, non per la sua fama o per gli effetti “speciali” che tanti raccontano e vedono, non per grazie particolari, ma mi sono detto:” io come Cristiano devo andare, La Nostra Madre Maria non apparirà per sempre e questa è un’occasione, un dono dal cielo che ci viene offerto”.
Anche per me è arrivato quel giorno, il 30 Aprile, siamo partiti da Brozzo, noi un gruppo di venti fedeli della nostra valle, qualcuno era già andato e altri come me affrontavano per la prima volta quel viaggio che io vi descriverò tanto solitario, poiché personale, quanto fraterno per la condivisone dell’esperienza con i fratelli che abbiamo accanto.
Quindici ore di pullman, pesanti, ma credetemi essenziali, poiché la ricerca della fede e la sua coltivazione è proprio un cammino, a volte un calvario proprio come quello che Nostro Signore ha intrapreso e ci ha insegnato.
Il primo giorno ero confuso, vedevo intorno a me tante persone, ma che dico tante migliaia che pregavano con pregevole intensità e concentrazione, che ho cominciato a non essere più sicuro che la mia fede fosse così salda come credevo.
Mi sentivo come dentro una campana entro la quale tutti pregavano e con trasporto uniti cantavano inni a Dio.
Io come un bambino ero meravigliato e al tempo stesso scettico, poiché ciò che vivevo intorno a me lo sentivo estraneo.
Ecco, non vi starò a specificare cosa troverete a Medjugorje poiché per me è stato importante intraprendere questo viaggio partendo da un mio pensiero base: “non mi importa ciò che vedrò, ma ciò che sentirò ”, non è il vedere, ma cosa si prova nell’intimità del proprio animo, che ha riempito la mia valigia personale.
Quindi in preda al mio stordimento di fede mi sono detto: “ o resto nella confusione, o ricerco” e la ricerca è iniziata da un mio volontario sacrificio, ovvero andare con un gruppo di amici alla croce blu (luogo dove appare la Madonna a Mirjana il giorno 2 di ogni mese) dalle 3 del mattino ed aspettare il momento tanto atteso sino alle 9.
Così ho fatto, ho aspettato sotto la pioggia e seduto tra i sassi argillosi del sito quello che per me sarebbe stato il momento cruciale che dava il via al mio viaggio di ricerca di fede, pregando e cantando insieme a migliaia di fratelli.
Quando Maria regina della pace è apparsa alla veggente un silenzio surreale ha fatto da cornice alla scena, pareva che il tempo si fosse fermato, e la natura attorno, dagli alberi, ai molti sassi rossi che lambivano il terreno sul quale i nostri piedi poggiavano, il vento, un gruppo di rondini che volteggiavano sopra la croce, persino la pioggia era cessata e noi presenti, tutti stavamo in contemplazione di quei pochi minuti che credetemi ti scaldano il cuore e un grido di gioia e riconoscenza è tenuto in gola, ma se potesse verrebbe innalzato al cielo.
Solo l’applauso finale ci riporta tra i sassi che ci circondano, tra i pianti strozzati di qualcuno, tra i nostri pensieri e i nostri dolori personali spezzando quel filo tra cielo e terra.
Tornando poi verso l’albergo resta quel calore nell’animo, segno di un dono che non è facile comprendere, ma se provato ti senti carico come mai prima di allora.
Il giorno successivo, domenica 3 maggio, mi sono alzato alle cinque del mattino e insieme alla mia famiglia e ad alcuni amici del gruppo con don Davide siamo andati sul monte Krizevac (520 metri sul livello del mare) e abbiamo intrapreso la salita facendo la via crucis.
Vorrei concludere il racconto di questo pellegrinaggio con la mia personale salita al monte, una camminata non impegnativa per coloro che sono abituati ad andare in montagna, ma che richiede uno sforzo meditativo, essenziale per la preghiera, e ciò che mi ha colpito ancora una volta sono stati i grandi massi che il pellegrino deve superare durante il percorso, che se fatto con la giusta concentrazione può farti vivere la passione di Cristo senza sentire la fatica.
La gioia nel cuore ti spinge fin sopra la sommità del colle, sulla quale si erge imponente una croce bianca, dove il contatto tra cielo e terra viene ristabilito.
La stanchezza, i pensieri, le ansie personali non le ho provate e come me anche gli altri fedeli me lo hanno confermato.
Il dolore, le nostre croci personali, com’è successo a Nostro Signore le possiamo vedere, sappiamo che ci sono, così come ho visto bambini malati la cui sofferenza non potevi non notare, ma che era sminuita da sorrisi disarmanti; infatti se tutte queste croci dalle più piccole alle più grandi vengono portate con la fede dentro i nostri cuori ecco che il dolore non lo sentiamo, non lo proviamo, poiché la gioia dell’amore di Dio per noi, ci spinge a salire sino a lui.
Questo è il dono che ho ricevuto e voglio condividerlo con voi, non per vanto, ma per testimoniare la bellezza dell’amore di Gesù che si dona ad ognuno di noi ogni giorno, in ogni persona che incontriamo, in ogni situazione che viviamo e ognuno di noi singolarmente ha la grazia di sperimentarne il dono anche e soprattutto a Medjugorje dove la nostra Mamma Maria è presente e ci ricorda che solo vivendo quella palestra di fede a stretto contatto con Dio, affrontata con sacrificio e devozione può farci tornare alle nostre case e alle nostre abitudini quotidiane sereni e grati, come è successo a me con la promessa di essere tenace e costante nel coltivare la mia nuova fede e con la gioia nel cuore che mai avevo provato.
Ora mi sento amato, noi tutti siamo amati, nessuno escluso.

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