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mercoledì 30 marzo 2022

"Come comportarci con i non credenti" : la veggente Mirjana...

 


Parla la veggente Mirjana


"Cari figli, con molto amore e pazienza, cerco di rendere i vostri cuori simili al mio Cuore. Cerco di insegnarvi, col mio esempio, l'umiltà, la sapienza e l'amore, perché ho bisogno di voi, non posso senza di voi, figli miei. Secondo la volontà di Dio vi scelgo, secondo la sua forza vi rinvigorisco. Perciò, figli miei, non abbiate paura di aprirmi i vostri cuori. Io li darò a mio Figlio ed Egli, in cambio, vi donerà la pace divina. Voi lo porterete a tutti coloro che incontrate, testimonierete l'amore di Dio con la vita e, tramite voi stessi, donerete mio Figlio. Attraverso la riconciliazione, il digiuno e la preghiera, io vi guiderò. Immenso è il mio amore. Non abbiate paura! Figli miei, pregate per i pastori. Che le vostre labbra siano chiuse ad ogni condanna, perché non dimenticate: mio Figlio li ha scelti, e solo Lui ha il diritto di giudicare. Vi ringrazio"

Ma cosa dice Mirjana su questo compito a lei dato dalla Madonna ? Ci sono figli privilegiati ? E come comportarci con i non credenti ? E con i sacerdoti? 
 
 La Madonna prepara per il mondo un futuro di pace”

Mirjana: "Se cominciamo a fare ciò che la Madonna vuole per i non credenti, asciughiamo le lacrime dal suo viso; lei vuole che sentiamo amore per loro, che li sentiamo come nostri fratelli e sorelle che non sono così fortunati come noi nel conoscere l'amore del Signore. Io penso che la Madonna ci voglia far capire quanto sia importante pregare per i nostri fratelli che non hanno ancora conosciuto l'amore del Signore. Infatti, se non ci fossero i non credenti, non ci sarebbero le guerre, le separazioni, i suicidi, le droghe, gli aborti. Se noi preghiamo per loro, noi preghiamo per noi e per il nostro futuro. Chi di noi, infatti, potrebbe dire di essere credente fino in fondo?"

"Non dobbiamo giudicarli, importunarli con prediche, assalirli con le parole, ma semplicemente amarli, pregare per loro e dare il nostro esempio. Noi che siamo cattolici spesso non ci rendiamo conto di quanto grande sia la nostra responsabilità nei confronti dei non credenti. Loro devono vederci gioiosi, vedere come noi cristiani affrontiamo i momenti difficili e come viviamo con il Signore tutto quello che accade nella nostra vita. Non dobbiamo chiedere a Dio "perché?" e "perché a me?". Se abbiamo una croce, vuol dire che il Signore ci ha scelto e ci dà la forza per portare quella croce. La Madonna vuole salvare tutti e non sarà contenta finché ognuno di noi non diverrà un bouquet di fiori che lei vuole donare a suo Figlio.

Per la Madonna, come ripeto sempre, io sono uguale a tutti gli altri, non esistono figli privilegiati; una mamma ha lo stesso amore per tutti i suoi figli. La Madonna tramite me comunica dei messaggi, ma ha anche scelto ognuno di voi, perché diveniate suoi apostoli per diffondere ovunque i messaggi che il Signore dà. Dunque tutti siamo uguali, scelti, importanti e privilegiati. Se qualcuno è poi privilegiato in maniera particolare, questi sono i sacerdoti. La Madonna parla spesso di loro, e dice sempre: "I sacerdoti non hanno bisogno del vostro giudizio e delle vostre critiche, ma del vostro amore e delle vostre preghiere". Dio alla fine giudica tutti: noi saremo giudicati per il nostro comportamento con i sacerdoti e loro per ciò che hanno fatto come sacerdoti. La Madonna dice che se noi perdiamo il rispetto per i sacerdoti, perdiamo il rispetto anche per la Chiesa e per nostro Signore. Se pensiamo che il nostro sacerdote fa ciò che non dovrebbe fare, non perdiamo tempo a parlare in giro di questo. Preghiamo per lui e chiediamo al Signore che lo aiuti a capire.
La parola in certi momenti è necessaria, ma deve nascere dal cuore, dalla preghiera. Questo è il modo col quale noi possiamo cambiare tutti. Sono sicura che ogni persona, nel suo profondo, cerca il Signore, solo che noi dobbiamo aiutarla. Prima dobbiamo capire che cosa vuole il Signore da questa persona e poi dobbiamo aiutarla a capire il Signore”.

martedì 29 marzo 2022

La veggente Vicka di Medjugorje: "La Madonna ha detto chiaramente questa cosa...




La Madonna ha detto chiaramente questa cosa: lei non è arrivata a dire cose nuove rispetto a quanto scritto nel Vangelo e nella Bibbia, ma è venuta a svegliarci perché siamo troppo lontani da tutte queste cose. La Madonna vede che sono in tanti, fra quelli che arrivano a Medjugorje, che riportano il suo messaggio nei luoghi in cui vivono. Lei non si aspetta una cosa grande, ma tante piccole cose fatte con amore e con umiltà.Noi cominciamo con le piccole cose. Anche nella preghiera. È inutile pregare per ore se poi si prega con la bocca e basta: in questo modo una persona si sente dentro più vuota di prima. L'importante è iniziare a pregare poco, ma quello che si prega lo si deve pregare col cuore e con amore. Noi ogni giorno siamo pronti a chiedere, ma poco a dare. Invece dovremmo essere più felici quando si è pronti a dare qualcosa. Quando siamo pronti a dare qualcosa di noi stessi, allora anche le grazie arrivano prima. Non bisogna anteporre ciò che io voglio, ma quello che il Signore vuole. Bisogna mettersi nell'ottica di essere a disposizione di Dio e dire: o Signore, tu conosci i desideri del mio cuore, io ti offro le mie sofferenze e tu fa' come vuoi. L'importante è fare la volontà del Signore.Oggi il problema nelle famiglie e nella Chiesa è che manca la preghiera, e senza la preghiera non c'è amore. Oggi manca la fiducia in Dio e per quello ci siamo allontanati da Dio. Oggi nelle famiglie e nelle parrocchie non ci si parla più, e questo è il campo in cui domina satana. La Madonna invece ci dice che senza preghiera non si può andare avanti. Nelle vostre famiglie è come se ci fosse un vaso di fiori da annaffiare. Se in questo vaso ogni giorno mettete un po' d'acqua vi accorgete che i fiori crescono e diventano bellissimi. La stessa cosa vale per il nostro cuore: se ci mettiamo due o tre preghiere fatte col cuore allora vediamo che il nostro amore cresce sempre di più. Se invece non annaffiamo il fiore ci accorgiamo che dopo un po' il fiore appassisce e muore. Allo stesso modo accade quando noi dobbiamo metterci a pregare, ma troviamo mille scuse per non farlo: oggi sono stanco, pregherò domani, poi arriva domani e si rimanda a dopodomani. Facendo così, ogni giorno allontaniamo la preghiera e il nostro cuore va tutto da un'altra parte. La Madonna ci dice che, come un fiore non può vivere senza acqua, così noi non possiamo vivere senza grazia di Dio. La preghiera fatta col cuore non si può studiare, ma si può solo vivere, facendo un passo in avanti giorno per giorno. Oggi ci sono problemi ovunque: in famiglia, coi bambini, con gli altri, eccetera. Ma questi problemi non sono tanto con loro ma piuttosto con noi stessi. Nelle nostre famiglie dove sta Gesù? È messo all'ultimo posto, mentre al primo posto stanno tutte le cose meno importanti. La Madonna invece ci dice che, finché noi non ritorneremo a Gesù non a parole ma con la nostra vita, non ci sarà pace in noi e neppure la benedizione di Dio. È molto importante che la famiglia preghi assieme, in modo da poter resistere all'attacco del nemico che vuole dividere: l'unico modo che permette di unire la famiglia è la preghiera. Le famiglie si dividono perché non c'è amore e unione, e questo può essere alimentato solo dalla preghiera insieme. Tutti però hanno fretta con gli appuntamenti, con il lavoro, eccetera, e si perde di vista questo fatto.Gesù chiama ciascuno di noi, e non guarda all'età precisa. Gesù vede come ti comporti e come ti senti. I bambini devono imparare a pregare e i genitori devono dare loro l'esempio. Cosa posso aspettarmi da mia figlia un domani se io genitore non do l'esempio! Comincio io a pregare Padre nostro, Ave Maria e Gloria, e mia figlia Marija, anche se è piccola, segue e impara pian piano. E così noi dobbiamo dare l'esempio agli altri. Noi dobbiamo essere grati ai nostri anziani perché ci hanno dato l'esempio della preghiera e della vita. Anche mia nonna, dato che mia madre girava per lavoro, ci ha educati col catechismo e la preghiera. 

Vicka

A Medjugorje verrà costruito un monumento ai francescani uccisi e sarà collocato accanto alle fondamenta della vecchia chiesa.

 


IL SANGUE DEI MARTIRI È SEME DI NUOVI CRISTIANI, QUINDI VOGLIAMO PORCI COME MODELLI, GUARDARE A LORO E RAFFORZARE LA NOSTRA FEDE

P. Marinko Šakota (parroco di Medjugorje)

A Medjugorje verrà costruito un monumento ai francescani uccisi.

"Quest'anno ricorre il 77° anniversario dell'assassinio della maggior parte dei francescani dell'Erzegovina. Ce ne sono sei della parrocchia di Medjugorje.

Cinque sono della parrocchia (p. Jozo Bencun, p. Marko Dragićević, p. Mariofil Sivrić, p. Grgo Vasilj e p. Grgo Vasilj e p. Jenko Vasilj), e p. Križan Galić era in servizio a Medjugorje quando era ucciso.

In memoria di loro e come incoraggiamento per noi a vivere il Vangelo secondo il loro esempio, vogliamo costruire un monumento ai francescani menzionati uccisi. Vorremmo aggiungere P. Bernardin Smoljan, che è stato ucciso a Mostar e che era parroco nella parrocchia di Medjugorje, ha costruito una croce a Križevac con i parrocchiani e ha iniziato a costruire una nuova chiesa parrocchiale", la Gazzetta della Parrocchia di Medjugorje Parrocchia ha detto che con questa intenzione, hanno indetto un concorso per il miglior monumento ai sette frati citati. Gli inviti a partecipare al Bando sono stati presentati entro il 28 febbraio 2022 e il termine per la presentazione dei lavori è stato il 19 marzo 2022. "

Dei tre autori, l'opera più votata è dello scultore accademico Toni Kozarić. Il secondo e il terzo posto sono stati occupati dagli scultori accademici Frane Šitum e Zdenko Jurišić.

“Il sangue dei martiri è il seme di nuovi cristiani, quindi vogliamo dar loro un modello, guardarli e rafforzare la nostra fede”, ha affermato il parroco di Medjugorje, padre Marinko Šakota. Questo monumento, ha spiegato, sarà collocato accanto alle fondamenta della vecchia chiesa.

L'ufficio parrocchiale di Medjugorje sta anche informando tutti coloro che vogliono essere in grado di sostenere questo progetto e fare la loro donazione all'ufficio parrocchiale, e ringraziano anche tutti in anticipo.
 
 radio-medjugorje.com

Velimir Begic

lunedì 28 marzo 2022

Il "peccato veniale" ci dispone poco a poco a commettere il peccato mortale- I peccati veniali e quali sono

 

Peccati Veniali





Catechismo Cattolico
 
1862 Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.

1863 Il peccato veniale indebolisce la carità; manifesta un affetto disordinato per dei beni creati; ostacola i progressi dell'anima nell'esercizio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale deliberato e che sia rimasto senza pentimento, ci dispone poco a poco a commettere il peccato mortale. Tuttavia il peccato veniale non rompe l'alleanza con Dio. È umanamente riparabile con la grazia di Dio. « Non priva della grazia santificante, dell'amicizia con Dio, della carità, né quindi della beatitudine eterna».

« L'uomo non può non avere almeno peccati lievi, fin quando resta nel corpo. Tuttavia non devi dar poco peso a questi peccati, che si definiscono lievi. Tu li tieni in poco conto quando li soppesi, ma che spavento quando li numeri! Molte cose leggere, messe insieme, ne formano una pesante: molte gocce riempiono un fiume e così molti granelli fanno un mucchio. Quale speranza resta allora? Si faccia anzitutto la Confessione... ». 119


1864 « Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata » (Mt 12,31). 120 La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. 121 Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna.

La proliferazione del peccato
1865 Il peccato trascina al peccato; con la ripetizione dei medesimi atti genera il vizio. Ne derivano inclinazioni perverse che ottenebrano la coscienza e alterano la concreta valutazione del bene e del male. In tal modo il peccato tende a riprodursi e a rafforzarsi, ma non può distruggere il senso morale fino alla sua radice.
1866 I vizi possono essere catalogati in parallelo alle virtù alle quali si oppongono, oppure essere collegati ai peccati capitali che l'esperienza cristiana ha distinto, seguendo san Giovanni Cassiano 122 e san Gregorio Magno. 123 Sono chiamati capitali perché generano altri peccati, altri vizi. Sono la superbia, l'avarizia, l'invidia, l'ira, la lussuria, la golosità, la pigrizia o accidia.
1867 La tradizione catechistica ricorda pure che esistono « peccati che gridano verso il cielo ». Gridano verso il cielo: il sangue di Abele; 124 il peccato dei Sodomiti; 125 il lamento del popolo oppresso in Egitto; 126 il lamento del forestiero, della vedova e dell'orfano; 127 l'ingiustizia verso il salariato. 128

1868 Il peccato è un atto personale. Inoltre, abbiamo una responsabilità nei peccati commessi dagli altri, quando vi cooperiamo:
— prendendovi parte direttamente e volontariamente;
— comandandoli, consigliandoli, lodandoli o approvandoli;
— non denunciandoli o non impedendoli, quando si è tenuti a farlo;
— proteggendo coloro che commettono il male.

1869 Così il peccato rende gli uomini complici gli uni degli altri e fa regnare tra di loro la concupiscenza, la violenza e l'ingiustizia. I peccati sono all'origine di situazioni sociali e di istituzioni contrarie alla bontà divina. Le « strutture di peccato » sono espressione ed effetto dei peccati personali. Inducono le loro vittime a commettere, a loro volta, il male. In un senso analogico esse costituiscono un « peccato sociale ». 129

Vediamo il peccato veniale alla luce dell'eternità. Che cosa è mai?

E' un disordine che si commette col pensiero, con la parola, con l'azione o con l'omissione contro la legge del Signore, ma che non è cosa grave da farci incorrere nella sua disgrazia. Nei termini pertanto di questa colpa si rinchiude tutto ciò che costituisce un vero peccato, cioè: Dio che comanda e l'uomo che ricusa di obbedire. Quindi non vi è altra differenza tra il peccato mortale ed il veniale che dal più al meno, cioè conoscenza più o meno perfetta, consenso più o meno completo, materia più o meno grave.
Ma è sempre un'indegna preferenza accordata alla volontà dell'uomo su quella di Dio, e perciò è una vera offesa che si fa a Dio. Se lo confrontiamo col peccato grave, il veniale è certo cosa lieve; ma se lo consideriamo in se stesso, è un affronto che racchiude una gravità infinita, perché offende una infinita maestà. La nostra terra paragonata al sole, a Sirio o ad altre stelle è come un granellino di sabbia perduta negli spazi; ma guardata in se stessa non è certo piccola; e le cinque parti del mondo con le loro sublimi montagne ed i cinque oceani con la loro sterminata quantità di acqua, offrono una estensione che sembra interminabile.

Bisognerebbe cambiare il nome al veniale. Al nostro orecchio, avezzo alle massime del mondo, peccato veniale significa quasi cosa da nulla, peccato che non è peccato.

Eppure è un'ingiuria che noi, vili esseri della terra, destinati alla corruzione del sepolcro, impastati di ogni miseria, facciamo al Dio eterno, che con una parola distese il padiglione dei cieli e lo disseminò di stelle, pari a rubini brillanti; al Dio immenso che con una parola ci trasse dal nulla e con una parola, mentre l'offendiamo, potrebbe riversarci nel nulla.
Mettiamo da un lato l'uomo con le sue miserie, dall'altro Dio con le sue infinite perfezioni, e poi vedremo se il peccato veniale è cosa da poco. I Santi sogliono paragonare la colpa veniale ad una ingiuria che si fa a Dio, ad una crollata di spalle, mentre dicono che il peccato mortale è un pugnale piantato in cuore a Dio, Perchè, per quanto è in sé, nega, distrugge, uccide il Creatore. E vi par poca fare un'ingiuria a Gesù Cristo che ci redense? Noi abbiamo forse pianto al leggere nel santo Vangelo l'empietà crudele di quel servo che diede uno schiaffo al Divin Redentore nel Sinedrio dinanzi a Caifa.

Quanto più dovremmo invece piangere sulle nostre colpe veniali, che insultano. più amaramente il dolce nostro Signore; dico più amaramente, Perchè quel servo non riconosceva in Gesù il Figlio di Dio, mentre noi lo conosciamo e pur l'offendiamo.

Un cortigiano si guarda bene dal crollar le spalle quando il Re comanda. E Perchè noi le crolliamo a Dio con tanta facilità? Si! Perchè Dio è buono, noi abusiamo della sua bontà. Egli non fa come il re Assuero che degradò la regina Vasti, solo Perchè non volle andare al suo convito e la sostituì con Ester: egli ci perdona e noi seguitiamo ad offenderlo.

Si racconta che Maometto II fece aprire il ventre a quindici paggi per sapere chi avesse mangiato un frutto, colto nel giardino imperiale. Due suoi figli entrarono in un parco di caccia che si era riserbato per sè e li condanna inesorabilmente alla morte. Ma volendo poi riserbarsi un successore, fece tirare le sorti, quale dovesse morire e quale regnare.

Nei paesi non ancora illuminati dalla luce soave del Vangelo, questi fatti avvengono di frequente, e perciò i cortigiani vegliano attentamente per non commettere nessun errore in presenza del monarca e stanno tremanti, attendendo gli ordini.

Quest'attenzione dovremmo averla noi verso il nostro buon Dio, non tanto per timore dei castighi, quanto per quell'amore filiale che rifugge dal disgustare un Padre affettuoso che ci ama come la pupilla del suo occhio. L'anima in grazia di Dio, uscita dal lavacro salutare del Battesimo o lavata dalla Penitenza, è bella come la luce dell'aurora, candida come il giglio, tersa come un cristallo. Ma il peccato veniale offusca questa bellezza divina di cui sfavilla, come quelle nubi che scolorano gli splendori del sole e rendono il grande astro del giorno languido, pallido, quasi malato.

L'anima in grazia di Dio è una principessa vestita a nozze, adorna di perle e diamanti, risplendente di vesti e di monili preziosi, e diventa sposa di Gesù Cristo. Or bene il peccato veniale imbratta questa magnifica veste nuziale, le macchia il volto, quasi fosse stata colpita dal vaiolo e la rende meno bella, meno gradita all'Amante celeste.

Prendiamo la bilancia della Fede: poniamo da un lato le lacrime tutte della povera umanità, dall'alba della creazione fino al giudizio, tutti i tormenti atroci dei martiri, le austerità degli anacoreti, i travagli, i dolori e la carità di tutti i Santi, tutte le opere buone fatte e che si faranno, le preghiere degli Angeli e, qualora gli astri siano abitati, le soddisfazioni ed i meriti di tutte quelle creature (1). Se dall'altro lato collochiamo un solo peccato veniale, la bilancia trabocca da questa parte, e rimane sempre piegata. finché alle soddisfazioni delle creature non uniremo una soddisfazione od un sospiro, od una preghiera, od una goccia del Sangue dell'UomoDio.

Il peccato veniale è un'offesa di una Maestà infinita; e per ripararlo ci vuole un risarcimento di valore infinito. Solo Gesù Cristo può riparare condegnamente l'offesa recata a Dio col peccato, che noi riteniamo cosa da poco. Né Maria, né i nove cori degli Angeli, né i Santi, lo potrebbero fare. Quale confusione per la nostra durezza di cuore, pronto sempre a disprezzare Dio per un nonnulla. Violabant me ad populum meum propter pugillum hordei et fragmen panis. Mi disonorarono dinanzi al mio popolo per un po' d'orzo e per un tozzo di pane. Così diceva il Signore delle false profetesse di Israele.
E forse noi l'offendiamo anche per cosa, da meno, per un puntiglio, per una curiosità, per appagare l'amor proprio, per salvarci da una riprensione.
I teologi per farci comprendere la malizia del peccato veniale, ricorrono a supposizioni impossibili ad avverarsi, ma che dimostrano la grande verità che stiamo meditando.
Se con un peccato veniale si potessero spegnere le fiamme eterne dell'inferno e mandare tutti i dannati in Paradiso; se si potesse convertire il mondo tutto, non sarebbe lecito commetterlo; e noi dovremmo rinunciare alla salvezza di tante creature per non disgustare l'infinita Maestà divina.
Sarebbe anche male minore di un peccato veniale, se tutti gli uomini andassero perduti eternamente, se l'universo si riducesse in polvere. E la ragione è sempre la medesima. L'offesa ed il danno, anche eterno, delle creature finite e limitate, non ha paragone coll'offesa recata a Dio, bontà infinita.
Caro Gesù! Quando finiremo di persuaderci che peccando anche venialmente contro di Te commettiamo un gran male? Quando ameremo talmente la tua gloria da anteporla alla vita ed alla morte, alle sostanze ed alle ricchezze ed a tutte le cose miserabili del tempo? Illuminaci con la tua santa grazia.

domenica 27 marzo 2022

Apparizioni lunge? Non è forse molto lungo il tempo necessario per disintossicare chi è diventato dipendente...?- Padre Jozo: Medjugorje

 


Padre Jozo, qual è il dono di Medjugorje?

 Si dice che l’umanità sta vivendo un tempo di grande crisi, ed è vero: ci sono tante difficoltà nella famiglia, nella scuola, nell’educazione, di fronte alle quali persino noi cristiani sembriamo aver perso le risposte, perché la mentalità comune ci ha influenzato, ha intaccato i valori della nostra fede. Tutto oggi è contro l’uomo, contro la natura: la politica, la scienza, l’informazione, con i mass media che sono inquinati come l’aria, come il cibo. Tutto è contro l’uomo: non possiamo dire che il Signore ha creato una mucca pazza, o una pecora malata... Il Signore non ha affidato il mondo così all’uomo. E triste constatare che l’uomo ha gestito male queste cose, che ha prodotto male. Ed è triste anche vedere che di fronte a tutto questo non diamo il massimo per porvi rimedio... il problema è che quando l’uomo esce dai suoi confini, non tiene conto del suo limite, perde di vista la sua missione e succedono cose gravi sulla terra.
In questa situazione anche la Chiesa ha sofferto e soffre. In questa situazione si sono verificati i fatti di Medjugorje. Ecco, dopo vent’anni si può cominciare a vedere quale è lo scopo di queste apparizioni della Vergine: milioni e milioni di persone che hanno incontrato la Madonna sono ritornate a Dio. C’è un fiume di grazia che è partito da Medjugorje e che ha raggiunto tutto il mondo, tutte le nazioni, tutte le comunità e le culture.
Oggi vengono a Medjugorje uomini e donne da ogni dove: dal Giappone, dall’Indocina, dalla Corea e, segretamente e a rischio della incolumità, perfino dalla Cina. E ogni anno molti fra questi, che neppure erano cristiani, ricevono il battesimo.
Maria si è posta qui come luce delle genti, per risollevarci dai nostri problemi per aiutarci a sbrogliare le più differenti e ingarbugliate situazioni. E noi non possiamo far altro che dirle grazie, pieni di riconoscenza per questa donna per la gioia che ci ha donato con la sua presenza. A Lei, sempre obbediente al progetto del Padre, alla volontà di Dio, che anche in questo caso ha rinnovato con Gesù il suo «Eccomi, sia fatta la tua volontà».


Qual è il cuore di questo dono e dei messaggi della Vergine?
La presenza fisica della Madonna in questo luogo. La Madonna in carne e ossa ha fatto visita alla parrocchia, fa visita alle case dei veggenti, come ha fatto visita a Elisabetta. Come in quella circostanza, anche a Medjugorje Maria si è fatta incontro con un saluto di pace con « Shalom». E come a Elisabetta, anche ai veggenti, alla gente di Medjugorje e, a tutti noi, Maria, attraverso quel «Shalom» ha trasmesso, ha iniziato la sua azione di grazia.
La sua presenza, poi, è presenza orante: attraverso il suo esempio costante Maria ci chiede di pregare. E se l’uomo risponde a questa chiamata e incomincia a pregare, qui immancabilmente per grazia riceve o rinnova il dono della preghiera. «Per grazia», perché la preghiera è un dono, e così è stato per noi della comunità parrocchiale: un grande dono.
Maria viene per renderci certi che Lei ci è vicina, e che attraverso di Lei l’uomo può ricevere tutto l’aiuto di cui necessita: è già questo il primo dei messaggi, il suo essere con noi, tra di noi. E a Medjugorje si sperimenta questa sua presenza: la si sente nell’aria, la si respira nella preghiera, la si riconosce nella comunione tra i pellegrini. È una sensazione tangibile, come il calore del sole in estate, e la pioggia di settembre. E questo lo conoscono tutti coloro che vengono a Medjugorje con cuore aperto.
Poi vengono i messaggi: essi servono per aiutarci a correggere i nostri errori, a mettere a posto le situazioni che abbiamo compromesso o lasciate in sospeso. Maria parla per ricordarci gli aspetti fondamentali per la vita cristiana e per il nostro futuro; ci ricorda la preghiera, i sacramenti come l’Eucaristia, la confessione, ci invita a leggere la Parola di Dio, ad aprirci alla conversione del cuore: aspetti senza i quali la Chiesa non esiste.
Ho appena incontrato un pellegrino che mi ha confidato «Da quando sono stato a Medjugorje sto amando la Bibbia, vivo la Bibbia»... Ecco il dono, ecco il messaggio: si crea un clima nuovo in cui possono germogliare doni di fede, di pace, di conversione, di amore. Ecco il più grande messaggio, la notizia più importante: l’uomo che rinasce.


Come ha risposto Medjugorje in questi anni?
Che cosa Medjugorje ha fatto in vent’anni? Medjugorje ha pregato e ha fatto digiuno. Medjugorje ha imparato a inginocchiarsi davanti al Santissimo e alla Croce. Medjugorje è il luogo dove si trova la Madre celeste, dove si sente la Madre, dove l’uomo torna a Dio.


C’è chi dice che queste apparizioni sono un po’ lunghe... e che ciò è strano...
Ma come lunghe? Non lo sono affatto: ne abbiamo bisogno, e di più, perché la partita in cui ci giochiamo la nostra vita spirituale, fortunatamente, non è una gara cronometrica. Perché perdere tempo a chiedersi se le apparizioni sono o non sono lunghe: Maria è qui per indicarci la via, approfittiamone. Non è forse molto lungo il tempo necessario per disintossicare chi è diventato dipendente, «inquinato» dalla droga? Quanto ci vuole per purificare il suo sangue, per ricostruirne la mentalità, rimetterne in sesto il corpo e l’anima? C’è bisogno di tempo, c’è bisogno che Maria appaia.


Maria attraverso i veggenti ci ha messo molte volte in guardia da satana. Dalle Scritture sappiamo che sarà lei a sconfiggerlo. Perché tanta preoccupazione?
La Madonna desidera liberare tutti gli uomini dal male, e per prima cosa dice che satana c’è, esiste, ed è furbo e meticoloso. Mette in guardia in particolare coloro che ritengono che la vittoria ascetica della Madonna e personale su satana sia semplice. No, non è semplice: la Madonna trionferà, ma gli uomini devono aiutarla. La Madonna interpella attraverso questi veggenti loro e tutti noi a farci suoi angeli, per aiutarla a sconfiggere il maligno come è descritto nel racconto dell’Apocalisse. E ci dice: «Cari miei angeli, mi dovete aiutare, dovete vigilare con me».
Che è poi la medesima attenzione che ci è chiesta da Gesù con la parabola della zizzania: il contadino torna a casa dal campo appena seminato e se ne va felice a dormire per il lavoro svolto senza preoccuparsi che il nemico è sempre in agguato; e questi, la stessa notte, trovando la porta sguarnita, viene e sparge il seme cattivo... C’è il Nemico e se l’uomo non è disattento lo vede, lo riconosce. Ma se l’uomo è disattento si sveglierà un giorno pieno di spavento con il campo infestato di zizzania, di ciò che non ha seminato.


Dove colpisce il nemico?
Nelle esistenze di giovani senza vita e senza scopo. Guarda quanti suicidi, quanta disperazione, quanta droga. Per fortuna Maria ci mette in guardia. Quante sono oggi le famiglie crollate: genitori e figli che vivono separati in casa, che non si parlano; sposi che non vogliono figli, bambini che vengono uccisi ancor prima di nascere. Sembrerebbe che l’egoismo abbia vinto. Ma, per fortuna, Maria ci dice che non è così e indica una via di uscita, ma ha bisogno di noi.

In che senso ha bisogno di noi?
La Madonna viene a Medjugorje per ricordare i valori che abbiamo smesso, che non si praticano più, e ci dà la grazia di poterli riconoscere e vivere. Ce lo dice con messaggi pieni di tenerezza: «Cari figli, voglio dividere la gioia, il mio amore per voi». La Madonna è piena di gioia perché è piena di grazia. E la grazia è un dono. E a Medjugorje milioni di persone hanno effettivamente trovato e testimoniato questo dono, insieme con il dono della preghiera: ed è per questo che Medjugorje non può essere ridotta ad argomento di chiacchiere e di discussione. Non dipende dagli uomini la verità di Medjugorje, non dipende da un parroco, non dipende dal vescovo. Non dipende dalla tua simpatia o dalla tua propaganda Medjugorje, ma piuttosto dalla tua risposta, dalla tua vita. Se nessuno vivesse Medjugorje sulla terra, essa non esisterebbe, ma grazie al Signore ci sono milioni di persone che cercano di vivere bene i messaggi, il digiuno e di pregare di nuovo insieme in famiglia. E ogni settimana aumenta il numero di coloro che rispondono all’invito di fare di più per Dio. Di questi sì ha bisogno la Madonna per i suoi progetti.
Quando san Francesco tornò dalla Verna con le stigmate, i confratelli lo videro piangere: «Ti fanno male?», gli chiesero. «No», rispose, «piango perché l’Amore non è amato». Gesù non è amato: per questo soffriva san Francesco, per questo il Papa è andato a Gerusalemme a pregare, a cercare il perdono dagli avversari di Cristo. Anche nella Chiesa oggi si ama poco Gesù: l’Amore non è amato. San Francesco in punto di morte fu interrogato dai suoi per conoscerne l’ultimo testamento; e lui, nonostante le sofferenze, disse: «Fino a oggi abbiamo fatto poco; cominciamo a darci da fare di più». Questa è la risposta dei santi e del nostro Papa, oggi.
 
Che cosa ho fatto io nei miei venti, quaranta, settanta anni di vita come cristiano? Occorre una nuova evangelizzazione perché il paganesimo è rifiorito proprio a partire da quei Paesi che si dicevano cristiani. Bisogna decidersi per Cristo e amare Lui. Ma sta a noi la scelta. Preoccupiamoci di portare frutto: pensate alla parabola del seminatore e cercate di portare molto frutto. Così cresce la Chiesa, non attraverso Internet o la Tv. Non ci sono nuove conversioni grazie alla Tv cattolica o a Radio Vaticana: questi sono strumenti buoni per i credenti, ma che gli atei rifiutano. La fede dipende dai testimoni. Non mancano le università, le scuole, le emittenti, i libri, i programmi, i giornali religiosi; ma mancano i santi nelle università, nelle scuole, nelle parrocchie, nei giornali, anche in quelli religiosi.
Per questo chi viene a Medjugorje ed è toccato dalla grazia, deve domandarsi: «Chi sono io? Che cosa posso fare per la Madonna?». Quanti sacerdoti sono venuti in questi anni a Medjugorje, e quanti vescovi anche, e hanno fatto poco, e non hanno fatto nulla nelle parrocchie e nelle diocesi. Noi pensiamo: «La Madonna viene, farà Lei». E invece no, perché Lei sempre ripete: «Ho bisogno di voi».

Che cosa dobbiamo fare?
Maria è molto chiara. Come prima cosa vuole la nostra conversione, che lasciamo cadere le lusinghe del male, che ci allontaniamo una volta per tutte dalle sue sorgenti. L’uomo può vincere il peccato solo quando crede e si affida a Dio, quando si lascia guidare come figlio, mano nella mano della mamma. Allo stesso modo del figlio prodigo, che finalmente riconosce la bontà del padre, che finalmente si accorge di quanto lui tratti bene persino i servi e che non gli permetterà più di vivere peggio dei porci, così anche tu torna a casa da Dio tuo Padre.
Ma sappi che satana ti farà da ostacolo perché è forte della sua gelosia. E evidentemente forte: come possiamo capire sempre dai frutti, in questo caso da quelli cattivi, che sono sotto i nostri occhi. Per questo dobbiamo rompere gli indugi, vincere la pigrizia, essere attivi: e pregare, pregare molto. Perché l’uomo che prega non permette che il maligno gli entri in casa, che gli insidi la famiglia. Sono quasi cinquanta ormai i messaggi in cui Maria ci ha invitati a mettere la preghiera al primo posto nelle famiglie. E poi il digiuno. Chi fa digiuno e prega, come ha detto Cristo stesso, è più forte del male: satana trema di fronte all’uomo che prega e pronuncia con fede il nome di Cristo.


La Madonna, proprio nel giorno del Capodanno del 2001, all’alba del nuovo millennio, ha detto a Marija che Satana è come «libero dalle catene»? Che significa?
Ricordati che satana non è onnipotente e che l’uomo unito a Dio e a sua Madre è più potente di lui. Ma questa unione ancora manca, e per questo motivo satana è in qualche modo svincolato, ha libertà di intromettersi fra l’uomo e Dio: per questo occorre rinnovare la preghiera e il digiuno, come Gesù ha insegnato; e per questo, dietro Lui, oggi sua Madre ripete: «Rinnovate la preghiera e il digiuno, con entusiasmo».

Pregare, digiunare, vivere ogni giorno i Sacramenti: se è fatto bene è un programma molto impegnativo...
Impegnativo. La realtà è che noi non siamo capaci più di offrire, di soffrire un po' con Cristo. Uno dei primi giorni la polizia segreta ha fatto irruzione nelle case e strappato dai letti i giovani veggenti. Spaventati, tristi , senza scarpe, feriti, mi ritrovo in canonica i genitori e i fratelli: «Padre, che cosa possiamo fare?». Soltanto pregare. Ma fu difficile perché il tempo passava e i ragazzi non tornavano: mezzogiorno, niente; le cinque, niente. Al tramonto fummo presi da agitazione e a mezzanotte dallo sconforto. Io non riuscivo a trovare una parola di speranza. Finalmente, all’una e mezzo, per primo un ragazzo e poi tutti gli altri cominciammo a sentire un canto lontano. Erano loro: entrarono in canonica pieni di gioia mentre i genitori scoppiavano in lacrime. A quel punto Vicka si fece incontro alla mamma che si chiama Aurelia e disse: «Perché piangi?». Le fu risposto: «Ma non vedi che ora è? E tu domandi perché piango?». Ma la figlia, fattasi seria, aggiunse: «Non soffrire così; se questo è un tempo di prova, mettiamolo a frutto: chiediamoci che cosa possiamo soffrire per la Madonna, se possiamo offrirle quello che ci accade». E poi ripeté con fermezza: «Mamma è importante soffrire qualche cosa per la Madonna». Fu questo l’insegnamento che una ragazzina seppe dare a sua madre e a noi tutti. Di tutte le domande che avrei voluto fare ai veggenti quella sera non ne ricordo una; invece, da vent’ anni mi accompagna sempre più presente un solo interrogativo: Che cosa posso fare oggi per la Madonna, che cosa posso offrire oggi per lei, per Cristo, per la mia Chiesa? lo sono sacerdote: se non sono capace di soffrire niente la mia vita religiosa non vale niente, è falsa. L’abito che porto mi impone questa riflessione. Un sacerdote che non sa offrire un po’ della sua sofferenza crolla.


Lei è sacerdote: nella crisi che attraversa l’umanità anche tanti sacerdoti e religiosi sembrerebbero oggi disorientati. Non a caso la Madonna avrebbe chiesto a Marija di pregare tanto per loro...
L’uomo che ha ricevuto il dono del sacramento del sacerdozio ha una grande responsabilità che lo rende non confrontabile con nessun altro. Non lo si può paragonare al maestro che insegna, al catechista che predica, al medico che guarisce; no, perché il sacerdote è sacramento, è segno visibile della grazia. Lui è segno che la Chiesa sta camminando sulla strada giusta, che il Signore non l’ha lasciata sola. Ecco il motivo per cui ogni sacerdote è un grande dono, una grande cosa.
Molti sacerdoti sono disorientati, e così molti religiosi. Dobbiamo levare le mani, congiungerle e chiedere nuove vocazioni. La Chiesa, se vuole avere santi sacerdoti, deve pregare per i sacerdoti; tante vocazioni sacerdotali non sono frutto del caso, ma frutto della preghiera. Guarda Anna nell‘Antico Testamento che, nella vecchiaia, chiede a Dio il dono di un figlio: che cosa fa? Prega. Quando è nato l’ha chiamato Samuele, frutto della preghiera, e Samuele è diventato sacerdote, dono per la Chiesa ricevuto attraverso la preghiera. E a questo punto, però, voglio dirvi che a Riga il seminario è di nuovo pieno, non c’è un letto vuoto. Grazie a Maria che ci ha invitato a chiedere con lei questa grazia.
Desidero ricordare ai sacerdoti il messaggio della Madonna del marzo 2001, in cui ci sprona a «deciderci per la conversione e la santità»: cari sacerdoti, la nostra chiamata è essere santi, tutto il resto è un vuoto inutile, è un correre in tondo, è un vento che si disperde. Essere santi non è solo normale, è del tutto normale, come il frutto sull’albero: è normale dare frutto, è normale darlo buono, è normale che la nostra vita sia fruttuosa per gli altri. Se Dio è santo è inevitabile che ci chiami, allora, a essere santi.
Io voglio osservare il sacerdote al vaglio delle Scritture, attraverso la tradizione cristiana: ogni qualvolta la Chiesa ha avuto un santo sacerdote ha potuto contare su un segno sicuro sulla sua strada; e questo avviene ancora oggi, per fortuna. Dove c’è un santo sacerdote vedi delle comunità ricche di giovani che fondano il loro cammino in una certezza. Gesù ha detto «siete i miei testimoni»: il sacerdote è dono suo, è grazia; non possiamo dimenticarcene o farne a meno. Eppure, oggi, molti sacerdoti sono paventati dalle sfide della cultura contemporanea: si sentono rifiutati e non accettano l’indifferenza. Finiscono per stancarsi, per spegnersi. Trascinano la loro tenda nel deserto e ci si infilano dentro; e la loro voce per le la facoltà dell’ annuncio della Parola, e si svilisce in un grido senza eco e soffrono, e tornano indietro, ma di nuovo non sono accettati. La Chiesa deve accompagnare i sacerdoti, e qui per Chiesa intendo anche i singoli parrocchiani. Il sacerdote è un uomo che, come tale, ha bisogno degli altri; è un uomo che per dare tutto ha bisogno di incontrare la Chiesa, di sentirsene parte, di essere bene accetto; ha bisogno di essere amato, incoraggiato, aiutato con amore, con amicizia, con sostegni spirituali, con preghiere che supportino i suoi progetti. Il sacerdote non può realizzare le idee che riceve attraverso lo Spirito Santo se poi la Chiesa, i parrocchiani gli voltano le spalle, le menti e il cuore. Viviamo — è vero — in un’epoca che mette a dura prova l’identità del sacerdote, ma chi ha a cuore la Chiesa si prenda cura dei sacerdoti. E Maria che ce lo chiede.


Ma Maria stessa a volte è messa in disparte nella Chiesa, magari in nome dell’unità dei cristiani, dell’ecumenismo...
Non esistono errori altrettanto grandi come quelli commessi dagli uomini contro la Madonna e il suo figlio Gesù. Gesù e stato addirittura crocifisso e non a caso è stato definito pietra di scandalo. Ma anche la Madonna ha dovuto sopportare l’ingiustizia. Perfino Giuseppe all’inizio non ha riconosciuto il piano di Dio attraverso di Lei.
Quanti errori: gli anglicani hanno cancellato la Madonna completamente, relegandola alla funzione di un taxi che ha traghettato Gesù sulla terra. Così i Luterani e tutte le ramificazioni delle chiese protestanti che hanno rifiutato la Madonna. Quanti errori e quanti peccati contro di Lei anche oggi, e nella stessa Chiesa, ogni qualvolta la Madre di Gesù viene messa da parte in nome di un falso ecumenismo. Ogni qualvolta si sente dire, in nome di una futuribile e presunta unità dei cristiani: «Lasciamo un po' nell’ ombra la Madonna e saremo più vicini ai nostri fratelli anglicani, e ci riavvicineremo ai fratelli protestanti». Quanti errori.
Ma è Gesù stesso che ci ha indicato Maria. Sulla Croce ha detto «ecco vostra Madre»: appoggiateVi a Lei. Non può che essere Lei, che grazie al suo «sì» è stata nell’Incarnazione ponte tra Dio e gli uomini, a porsi ora nella Chiesa come ponte di conversione tra gli uomini e Dio. Non è forse per questo che appare a Medjugorje? Lasciamo che ci conduca a suo Figlio...
Quanti peccati... Non possiamo farcela senza la Madonna, senza la Madonna non c’è la Chiesa, così come senza l’Eucaristia non c’è la salvezza, non c’è l’alimento di salvezza. Guardate Elisabetta come ha esultato perché ha riconosciuto che era la Madre di Dio, quella donna che veniva a farle visita. La Madre di Dio è venuta a visitarci anche a Medjugorje per insegnarci a purificare la nostra vita dall’egoismo, dall’orgoglio, per riscattarci dalla sterilità. Lei ci vuole capaci di portare frutto e ci dà la grazia per innamorarci del suo «programma», dei suoi messaggi.
In quest’ottica, che non è quella delle polemiche, va inquadrata la dichiarazione pontificia Dominus lesus che è molto importante perché pone rimedio a un errore ormai molto diffuso, quasi legalizzato, che creava grande confusione. I cattolici non devono rinunciare alla pienezza della Rivelazione, e con essa alla loro identità, perché è in essa che risiede la verità. Come potremmo, per esempio, immolare la Madonna sull’altare di un vuoto ecumenismo, se è Lei stessa il nostro tifoso più fedele, l’instancabile sostegno nel nostro cammino verso il Cielo?
Ascoltiamo la Madonna che ci dice «convertitevi, tornate al Padre»: è questa la meta a cui gli uomini devono tendere per un autentico ecumenismo; è solo attraverso una nuova conversione che i fratelli cristiani potranno ritrovare l’unità.

Perché la Chiesa è così provata in questo tempo senza Dio, in cui molto potrebbe fare?
Ma perché è in crisi la famiglia, che è la cellula originaria della società umana a cui il sacerdote si rivolge. Se vacilla la famiglia il sacerdote cade nel buio. Più di ogni cosa la Chiesa ha bisogno di santi sacerdoti e di santi genitori. Dal cuore del prete inizia il rinnovamento del mondo, un nuovo mondo; e dal cuore dei genitori inizia il rinnovamento della famiglia umana, una nuova famiglia.

Una nuova famiglia. La vita di questi veggenti, così straordinaria nel quotidiano, non è illuminante sul senso della chiamata universale alla santità sottolineata dal Concilio?
Ma certo. Dio ci vuole tutti santi e la via da percorrere sta nell’assecondare la sua volontà secondo il proprio stato e i propri talenti. Ma occorre la nostra disponibilità. Se il Signore sarà presente nella nostra vita saremo sempre a posto; ma permettiamogli di entrare come l’aria nei polmoni. Dipende da noi, perché Dio ci rispetta. La Madonna però dice «ho bisogno di voi» e sollecita con materna cura una nostra risposta.
Vogliamo essere degli strumenti nelle mani di Dio? Senza di te Dio non può realizzare ciò che vuole, non perché non è onnipotente, ma perché ti rispetta; senza di te Dio non può salvarti. La Madonna è diventata grande quando ha accettato il disegno che il Padre aveva per lei, i santi sono diventati tali dopo aver detto sì.
Vicka è nota a tutti per aver attraversato malattie molto gravi. La prima volta la stavano portando in ospedale dopo che era caduta in coma e ai medici sembrava in fin di vita. L’autista può raccontare che a un certo punto si è svegliata all’improvviso e ha chiesto di scendere. Di lì a poco le e apparsa la Vergine ma Vicka dopo la visione, per nulla contenta di essere guarita, e ritornata all’auto in lacrime. Più tardi — dimessa subito dall’ospedale — ci spiego che la Madonna in quell’occasione le aveva chiesto se avesse preferito la salute o la Croce avvertendola che se avesse scelto la salute le apparizioni si sarebbero concluse. Vicka, memore delle sue sofferenze e di quelle dei suoi cari, lì per li chiese la salute. La Madonna allora la benedisse e le disse che le sarebbe apparsa dopo quaranta giorni. Ma già durante quel saluto Vicka si pentì della sua scelta e pianse lacrime inconsolabili per tutto quel tempo, perché il desiderio di Maria era più forte di qualsiasi prova o sacrificio che le sarebbe stato chiesto. E così, dopo quaranta giorni, rimise la sua scelta nelle mani della Madonna.
Da allora sappiamo come è andata: Vicka ha sofferto per malattie molto dolorose, per diversi tumori considerati letali, e più volte è stata sul punto di morire, ma al tempo stesso il suo sorriso si è dilatato, e ci sono migliaia di pellegrini e forse molti di più che si sono convertiti grazie proprio a quel sorriso di chi vive la vita dì Dio. È il sorriso di chi sceglie Dio, nonostante la strada della Croce aperta da suo Figlio.
Con questo voglio dire che non può iniziare la tua vita nuova se tu non la scegli; la fede non è opinione, né ideologia, né discussione: la fede è Fiat, è risposta ogni giorno, è pratica, ed è sacrificio, sempre; è rinuncia, è il seme che deve morire, è l’uomo che deve morire a sé stesso e nel corpo, per poi risorgere in Dio.

Preghiamo ancora, senza stancarci, la Regina della pace...Preghiamo insieme. Ave Maria…- ANGELUS 27 marzo 2022

 




ANGELUS-Domenica, 27 marzo 2022
 
PAPA FRANCESCO:
Cari fratelli e sorelle, buona domenica, buongiorno!

Il Vangelo della Liturgia di questa domenica narra la cosiddetta parabola del figlio prodigo. Essa ci porta al cuore di Dio, che sempre perdona con compassione e tenerezza, sempre. Dio perdona sempre, siamo noi a stancarci di chiedere perdono ma Lui perdona sempre. Ci dice che Dio è Padre, che non solo riaccoglie, ma gioisce e fa festa per il suo figlio, tornato a casa dopo aver dilapidato tutti gli averi. Siamo noi quel figlio, e commuove pensare a quanto il Padre sempre ci ami e ci attenda.
 
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Ma nella stessa parabola c’è anche il figlio maggiore, che va in crisi di fronte a questo Padre. E che può mettere in crisi anche noi. Infatti, dentro di noi c’è anche questo figlio maggiore e, almeno in parte, siamo tentati di dargli ragione: aveva sempre fatto il suo dovere, non era andato via di casa, perciò si indigna nel vedere il Padre riabbracciare il fratello che si era comportato male. Protesta e dice: «Ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando», invece per «questo tuo figlio» addirittura fai festa! (vv. 29-30). “Non ti capisco”. È lo sdegno del figlio maggiore.

Da queste parole emerge il problema del figlio maggiore. Nel rapporto con il Padre egli basa tutto sulla pura osservanza dei comandi, sul senso del dovere. Può essere anche il nostro problema, il nostro problema tra noi e con Dio: perdere di vista che è Padre e vivere una religione distante, fatta di divieti e doveri. E la conseguenza di questa distanza è la rigidità verso il prossimo, che non si vede più come fratello. Nella parabola, infatti, il figlio maggiore non dice al Padre mio fratello, no, dice tuo figlio, come per dire: non è mio fratello. E alla fine proprio lui rischia di rimanere fuori di casa. Infatti – dice il testo – «non voleva entrare». Perché c’era l’altro.

Vedendo questo, il Padre esce a supplicarlo: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo». Cerca di fargli capire che per lui ogni figlio è tutta la sua vita. Lo sanno bene i genitori, che si avvicinano molto al sentire di Dio. È bello quello che dice un papà in un romanzo: «Quando sono diventato padre, ho capito Dio». A questo punto della parabola, il Padre apre il cuore al figlio maggiore e gli esprime due bisogni, che non sono comandi, ma necessità del cuore: «Bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita». Vediamo se anche noi abbiamo nel cuore i due bisogni del Padre: far festa e rallegrarsi.

Anzitutto far festa, cioè manifestare a chi si pente o è in cammino, a chi è in crisi o è lontano, la nostra vicinanza. Perché bisogna fare così? Perché questo aiuterà a superare la paura e lo scoraggiamento, che possono venire dal ricordo dei propri peccati. Chi ha sbagliato, spesso si sente rimproverato dal suo stesso cuore; distanza, indifferenza e parole pungenti non aiutano. Perciò, secondo il Padre, bisogna offrirgli una calda accoglienza, che incoraggi ad andare avanti. “Ma padre questo ne ha fatte tante!”: calda accoglienza. E noi, facciamo così? Cerchiamo chi è lontano, desideriamo fare festa con lui? Quanto bene può fare un cuore aperto, un ascolto vero, un sorriso trasparente; fare festa, non far sentire a disagio! Il padre poteva dire: va bene figlio, torna a casa, torna a lavorare, vai nella tua stanza, sistemati, e al lavoro! E questo sarebbe stato un perdono buono. Ma no! Dio non sa perdonare senza fare festa! E il padre fa festa, per la gioia che ha perché è tornato il figlio.

E poi, secondo il Padre, bisogna rallegrarsi. Chi ha un cuore sintonizzato con Dio, quando vede il pentimento di una persona, per quanto gravi siano stati i suoi errori, se ne rallegra. Non rimane fermo sugli sbagli, non punta il dito sul male, ma gioisce per il bene, perché il bene dell’altro è anche il mio! E noi, sappiamo vedere gli altri così?

Mi permetto di raccontare una storia, finta, ma che fa vedere il cuore del padre. C’è stata un’opera pop, tre quattro anni fa, sull’argomento del figlio prodigo, con tutta la storia. E alla fine, quando quel figlio decide di tornare dal padre, si confronta con un amico e gli dice: “Sai, ho paura che mio padre mi rifiuti, che non mi perdoni”. E l’amico gli consiglia: “Manda una letterina al tuo papà e digli: “Padre, sono pentito, voglio tornare a casa, ma non sono sicuro se tu sarai contento. Se tu vuoi ricevermi, per favore, metti un fazzoletto bianco alla finestra”. E poi cominciò il cammino. E quando era vicino a casa, dove la strada faceva l’ultima curva, ebbe di fronte la sua casa. E cosa vide? Non un fazzoletto: era piena di fazzoletti bianchi, le finestre, tutto! Il Padre ci riceve così, con pienezza, con gioia. Questo è il nostro Padre!

Sappiamo gioire per gli altri? La Vergine Maria ci insegni ad accogliere la misericordia di Dio, perché diventi la luce in cui guardare il nostro prossimo.

Cari fratelli e sorelle!

È passato più di un mese dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, dall’inizio di questa guerra crudele e insensata che, come ogni guerra, rappresenta una sconfitta per tutti, per tutti noi. C’è bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono.

La guerra non devasta solo il presente, ma anche l’avvenire di una società. Ho letto che dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina un bambino su due è stato sfollato dal Paese. Questo vuol dire distruggere il futuro, provocare traumi drammatici nei più piccoli e innocenti tra di noi. Ecco la bestialità della guerra, atto barbaro e sacrilego!

La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Perché, se da questa vicenda usciremo come prima, saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia.

Prego per ogni responsabile politico di riflettere su questo, di impegnarsi su questo! E, guardando alla martoriata Ucraina, di capire che ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti. Perciò rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace! Preghiamo ancora, senza stancarci, la Regina della pace, alla quale abbiamo consacrato l’umanità, in particolare la Russia e l’Ucraina, con una partecipazione grande e intensa, per la quale ringrazio tutti voi. Preghiamo insieme. Ave Maria…

Proprio due anni fa, da questa Piazza, abbiamo elevato la supplica per la fine della pandemia. Oggi l’abbiamo fatto per la fine della guerra in Ucraina. All’uscita dalla Piazza vi sarà offerto in omaggio un libro, realizzato dalla Commissione Vaticana Covid-19 con il Dicastero per la Comunicazione, per invitare a pregare nei momenti di difficoltà, senza paura, avendo sempre fede nel Signore.

A tutti auguro una buona domenica e, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. 
Buon pranzo e arrivederci.