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lunedì 5 aprile 2021

Perchè si festeggia la PASQUETTA? Perchè trascorrere la giornata facendo una gita o una scampagnata?- Spiegazione

 


Il lunedì dell'Angelo (detto anche lunedì di Pasqua,Pasquetta o Lunedì di Pasqua)è il giorno dopo la Pasqua.



Si tratta di un giorno festivo, che celebra l’incontro, avvenuto al sepolcro il giorno dopo la morte di Gesu’, tra le donne e l’Angelo.

Secondo il racconto del Vangelo, Maria Maddalena si era recata insieme ad altre donne al sepolcro dove era stato posto il corpo di Gesù Cristo, con l’intento di imbalsamarlo e ungerlo con degli oli aromatici.

Giunte davanti alla roccia che doveva chiudere la tomba, videro che essa era spostata e subito si preoccuparono e si domandarono cosa potesse essere accaduto, ma ecco che apparve loro un Angelo che subito le rassicurò: “Non abbiate alcun timore…so che state cercando Gesù il Crocifisso…ma Egli è risorto come aveva detto. Venite a vedere il luogo dove era stato deposto”.
Dopo aver mostrato loro la tomba vuota, si raccomandò che andassero a riferirlo agli apostoli ed esse così fecero.
 La Pasqua a cui i vangeli alludono è infatti la Pasqua ebraica, che cadeva di sabato.
Civilmente, il Lunedì di Pasqua è un giorno festivo introdotto nel dopoguerra dalla Stato Italiano, con lo scopo di allungare la festività, ma non è un giorno di precetto, ovvero la religione cattolica non richiede l’obbligo di andare alla Santa Messa. Fanno eccezione la Germania e altri paesi germanofoni, in cui Pasquetta è festa di precetto

Una delle tradizioni della Pasquetta è (o era) quella di trascorrere la giornata facendo una gita fuori porta o una scampagnata con amici e parenti.
Perché? Cosa significa questo gesto?
Una possibile interpretazione dell’andare fuori città e magari fare un bel pic-nic all’aria aperta è quella di ricordare il viaggio, fatto da alcuni discepoli, verso Emmaus nel giorno della Resurrezione. Proprio durante quel viaggio, appena a pochi chilometri da Gerusalemme, Gesù apparve ai discepoli a dimostrazione che Egli era veramente risorto.
E proprio per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata "fuori le mura" o "fuori porta".
Un’altra possibile spiegazione, di stampo più “profano”, è da ricercare nel fatto che la Pasquetta, nella stragrande maggioranza dei casi, cade all’inizio della primavera, per cui, approfittando del clima più mite, le persone sfruttano questo giorno di festa per stare all’aria aperta.

domenica 4 aprile 2021

Gli auguri di Pasqua del veggente Ivan Dragičević di Medjugorje

 


Gli auguri di Pasqua da Ivan Dragičević
 
Ivan Dragičević, è uno dei sei veggenti di Medjugorje che ha ancora le apparizioni quotidiane della Madonna. Vive in America con la sua famiglia, ma viene spesso a Medjugorje. Ha inviato i suoi auguri pasquali a tutti i pellegrini di Medjugorje, membri dei suoi gruppi di preghiera nel mondo e amici della Madonna:
 
Rallegratevi! È veramente risorto! Hallelujah! Cari amici in Cristo.
In un suo messaggio, la Madonna ha detto: "Cari figli, oggi voglio donarvi la gioia del Risorto perché possa guidarvi e abbracciarvi con il suo amore e la sua tenerezza". Questa gioia riflette profondamente la parte della nostra vita spirituale, in cui viviamo e riposiamo nella grazia e nell'amore di Dio, in tutte le circostanze della vita. La gioia viene da dentro: è divina.
 Ringraziamo Dio per questo dono! La tomba vuota di Cristo è la prova che non importa quanto le cose sembrino brutte, c'è sempre speranza per un nuovo giorno. 
Siamo persone della gioia della Risurrezione; viviamo nella speranza e nella gioia ogni giorno perché Gesù Cristo lo ha reso possibile!
Miei cari amici dal profondo del cuore, vi auguro una gioiosa e felice Pasqua! 
Vivi nella gioia di Gesù Cristo! Hallelujah! È davvero risorto! Hallelujah!
 Con questi pensieri vi auguro una felice e benedetta Pasqua.
 
  Ivan e Laureen con i bambini!
 
Fonte:medjugorje-info.com

Gli auguri di Pasqua del Provinciale della Provincia Francescana dell'Erzegovina, P. Miljenko Šteko

 



Lasciando lavoro e famiglia, gli apostoli hanno seguito Gesù per circa tre anni: hanno ascoltato i Suoi insegnamenti giorno dopo giorno, hanno condiviso con Lui le loro giornate e il pane quotidiano, hanno visto i suoi miracoli. Hanno avuto, quindi, molte opportunità di incontrare Gesù come “persona”. Nonostante lo abbiano seguito continuamente, Gesù è rimasto un mistero per loro fino all’ultimo giorno della Sua vita terrena. In alcune delle Sue azioni restavano scandalizzati, “inciampavano”. Ogni volta che Gesù cercava di dire loro chi era Lui, restavano stupiti e sorpresi, non potevano rassegnarsi, perché contrastava con la loro immagine del Messia. Quando iniziò a dire loro che sarebbe stato arrestato, condannato, torturato e ucciso, non vollero accettarlo, ne rifiutarono l’idea al punto che Pietro, probabilmente non solo motivato dai suoi pensieri, ma anche riassumendo le reazioni di altri discepoli, cominciò a parlare duramente contro questo piano di Gesù, dicendogli: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai!” (Mt 16,22). In occasione della sua trasfigurazione, Gesù annunciò la sua risurrezione ai tre apostoli, Pietro Giovanni e Giacomo, vietando loro di parlarne con chiunque prima che ciò accadesse. Loro tre rimasero in silenzio, ma si meravigliarono e discutevano tra di loro “chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti” (Mc 9,10). Non vollero accettare nemmeno questo. In breve, ciò che gli apostoli udirono da Lui, videro dentro e intorno a Lui, sperimentarono con Lui e sperimentarono in qualsiasi modo durante il loro cammino dietro Gesù, tutto si riferiva a un Grande, ma tutto questo non era ancora l’immagine dell’intero Cristo, non era l’intero Cristo.

Gli apostoli conobbero l’intero Cristo solo dopo la risurrezione: quando Gesù apparve loro come il Risorto con le piaghe del Venerdì Santo, e si mostrò completamente, donò loro allo stesso tempo lo Spirito Santo che li introdusse a tutta la verità della Parola che aveva pronunciato durante la sua vita terrena. Fu allora chiaro agli apostoli e agli altri discepoli che il Messia, per raggiungere la Sua gloria, doveva prima attraversare la sofferenza e la morte.

Noi abbiamo più di quello che avevano gli apostoli durante la vita terrena di Gesù. Avevano un Cristo ancora non glorificato che non potevano conoscere pienamente perché non si era completamente rivelato, un Cristo che non aveva ancora completato l’opera di salvezza umana, che non aveva ancora dimorato con loro giorno e notte nell’Eucaristia. E noi? Viviamo in un tempo dopo in cui Dio, attraverso il sacrificio di Cristo, ha cancellato la nostra colpa e ci ha mostrato amore perfetto, misericordia perfetta, come dice S. Paolo in Ebrei (cfr Eb 8, 11-12). Ogni giorno abbiamo “a portata di mano” tutti i tesori di questo mondo e dell'universo. In mezzo a noi c’è la permanente presenza salvifica del nostro Signore, nato da Maria, torturato e crocifisso per noi, risorto e donato nel pane della vita. Questo è il Cristo pienamente rivelato, crocifisso e risorto, presente in mezzo a noi permanentemente nella Santissima Eucaristia.

Ma la Risurrezione di Gesù esige la nostra risurrezione. Solo quando l’intero corpo mistico di Cristo sarà risorto, tutto sarà compiuto. Come alle sofferenze di Gesù, secondo S. Paolo (cfr. Col. 1,24) mancano le nostre sofferenze, così alla Sua risurrezione manca la nostra risurrezione. Desidero che tutti noi partecipiamo al completamento della risurrezione e quindi al completamento del piano di Dio con l’uomo alla fine dei tempi con la nostra gioiosa risurrezione. Abbiamo davanti a noi un serio compito quotidiano: quello di conformarci il più possibile al nostro Signore attraverso molte difficoltà, anche in questa pandemia malvagia, in modo che un giorno possiamo conformarci a Lui anche nella risurrezione. Invece di giudicare il comportamento degli altri, sarebbe meglio che ciascuno di noi avesse il coraggio di giudicare prima sé stesso (cfr. Mt 7, 3-5; Lc 6, 41-43); perché niente e nessuno può sostituire la propria responsabilità personale. In questo spirito, auguro a tutti una felice Pasqua!

P. Miljenko Šteko,
provinciale
 
Fonte: medjugorje hr

Gli auguri di Pasqua del parroco di Medjugorje, p. Marinko Šakota

 



P. Marinko Šakota, il parroco di Medjugorje, ha fatto gli auguri per la Pasqua ai parrocchiani, ai pellegrini e a tutti i fedeli ed ha inviato il suo messaggio, che trasmettiamo qui:

In primavera quando tutto in natura si sveglia, quando i germogli da terra e gli steli prendono vita, si festeggia la Pasqua. Cos'è la Pasqua e cosa significa esattamente per la nostra vita?

Ci sono momenti nella vita in cui rimaniamo senza parole e quando nessuna parola può portarci chiarezza. Uno di questi è davanti al sepolcro. Così fu per Maria Maddalena e per i discepoli quando si trovarono davanti al sepolcro in cui era stato deposto il corpo di Gesù. La Risurrezione è la luce di Cristo dall'altra parte del sepolcro che illumina il nostro cammino terreno e le nostre poche chiarezze.

La nostra risurrezione inizia quando iniziamo a riconoscere Dio nell'uomo e quando scegliamo di amare e perdonare. La condizione della risurrezione è morire all'egoismo e all'orgoglio in noi. Quando vince in noi l'amore pronto a servire la vita, allora la risurrezione si realizza.

Siamo sempre più consapevoli delle conseguenze negative dell'individualismo che ha invaso il nostro tempo: introversione in noi stessi e nel nostro angolo "pacifico", freddezza e indifferenza nel rapporto verso gli altri, indelicatezza e cecità verso la sofferenza del prossimo. Quando la Risurrezione di Cristo ci permea dall'interno, allora non possiamo rimanere insensibili e passivi ma andiamo incontro agli altri per annunciare loro che Gesù vive e che l'amore è più forte e migliore del male.

Cari parrocchiani della parrocchia di Medjugorje, cari pellegrini e tutti gli uomini di buona volontà, vi auguro una felice e benedetta Pasqua!

P. Marinko Šakota
parroco di Medjugorje
 
Fonte: medjugorje hr

sabato 3 aprile 2021

Gesù e la discesa agli INFERI per salvare le «anime prigioniere»: qual è il significato

 


 Cristo morto, con l'anima unita alla sua persona divina è disceso alla dimora dei morti. Egli ha aperto le porte del cielo ai giusti che lo avevano preceduto”.
 
 La discesa agli inferi del Signore
Da un’antica «Omelia sul Sabato santo»

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
​Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
​Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.
​Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi, mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.
Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.
Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.
Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».
Discese agli inferi: cosa vuol dire? (da Benedetto XVI)


Dalle risposte date da Benedetto XVI nel corso della trasmissione
“A sua immagine" del 22/4/2011, condotta da Rosario Carello

"Santità, che cosa fa Gesù nel lasso di tempo tra la morte e la Risurrezione? E visto che nella recita del Credo si dice che Gesù, dopo la morte, discese negli Inferi, possiamo pensare che sarà una cosa che accadrà anche a noi, dopo la morte, prima di salire al Cielo?".

Innanzitutto, questa discesa dell'anima di Gesù non si deve immaginare come un viaggio geografico, locale, da un continente all'altro. È un viaggio dell'anima. Dobbiamo tener presente che l'anima di Gesù tocca sempre il Padre, è sempre in contatto con il Padre, ma nello stesso tempo quest'anima umana si estende fino agli ultimi confini dell'essere umano. In questo senso va in profondità, va ai perduti, va a tutti quanti non sono arrivati alla meta della loro vita, e trascende così i continenti del passato. Questa parola della discesa del Signore agli Inferi vuol soprattutto dire che anche il passato è raggiunto da Gesù, che l'efficacia della Redenzione non comincia nell'anno zero o trenta, ma va anche al passato, abbraccia il passato, tutti gli uomini di tutti i tempi. I Padri dicono, con un'immagine molto bella, che Gesù prende per mano Adamo ed Eva, cioè l'umanità, e la guida avanti, la guida in alto. E crea così l'accesso a Dio, perché l'uomo, di per sé, non può arrivare fino all'altezza di Dio. Lui stesso, essendo uomo, prendendo in mano l'uomo, apre l'accesso, apre cosa? La realtà che noi chiamiamo Cielo. Quindi questa discesa agli Inferi, cioè nelle profondità dell'essere umano, nelle profondità del passato dell'umanità, è una parte essenziale della missione di Gesù, della sua missione di Redentore e non si applica a noi. La nostra vita è diversa, noi siamo già redenti dal Signore e noi arriviamo davanti al volto del Giudice, dopo la nostra morte, sotto lo sguardo di Gesù, e questo sguardo da una parte sarà purificante: penso che tutti noi, in maggiore o minore misura, avremo bisogno di purificazione. Lo sguardo di Gesù ci purifica e poi ci rende capaci di vivere con Dio, di vivere con i Santi, di vivere soprattutto in comunione con i nostri cari che ci hanno preceduto.

Padre Jozo ricorda, in una catechesi del Sabato Santo del 1999: 'Guarda sulla montagna della Croce!'


 Padre Jozo ricorda, in una catechesi del Sabato Santo del 1999:
All'inizio delle apparizioni a Medjugorje Lei ha fatto segni stupendi e indimenticabili con la Croce che è posta in cima al monte Krizevac. Nella prima domenica di Giugno, alle otto e mezzo di mattina, un uomo mi ha chiamato e mi ha detto: 'Guarda Padre sulla montagna della Croce!' Ho guardato e l'ho vista piena di luce e da questa luce usciva la Madre. Abbiamo sentito nel profondo del nostro cuore queste parole che anche ieri ha detto Cristo prima di morire: 'Ecco la tua madre'. Allora, anche per noi risuona: 'Ecco la tua madre'. Tutti noi quella domenica mattina abbiamo visto lo stesso: la Madre sotto la croce. Dopo pochi e forti avvenimenti reali, segni fortissimi, abbiamo visto di nuovo la croce del monte mostrata con un grande messaggio 'Mir'. Usciva dalla parte sinistra della croce, dal braccio sinistro e stava scritto Pace, Mir. Con lettere ardenti usciva dalla croce. Tutti noi ci siamo inginocchiati e nessuno aveva il coraggio di alzare gli occhi verso la montagna o correre via, scappare. Nessuno aveva idea di cosa fare, siamo rimasti shoccati.
Più volte P. Jozo e i veggenti hanno raccontato l'episodio che ha segnato l'inizio dell'adesione di P. Jozo nei confronti delle apparizioni. Egli si trovava, solo, in chiesa a pregare, verso il tardo pomeriggio. Chiedeva incessantemente al Signore di aiutarlo a capire il significato di quanto stava succedendo, se veramente Maria appariva nella sua parrocchia.
'All'improvviso' testimonia P. Jozo ho sentito una voce reale che mi diceva 'Va e salva i ragazzi!' Subito mi sono alzato dalla panca e sono corso fuori. Verso di me correvano i veggenti e mi hanno detto 'Aiutaci, la polizia ci sta cercando!' Li ho portati in canonica e li ho nascosti. E' arrivata la polizia e mi ha chiesto se avessi visto i ragazzi. Io ho detto che erano andati verso la canonica e i poliziotti se ne sono andati.
L'esperienza determinante è l'incontro con Maria, una sera in chiesa a Medjugorje, mentre i fedeli giunti da molti paesi vicini stavano pregando il rosario, su invito di Jakov, uno dei sei veggenti. Mentre pregavamo il rosario, molti fra di noi hanno visto la Madonna venire dal fondo della chiesa verso l'altare.
Da allora P.Jozo è il primo testimone di Medjugorje, nonostante i 18 mesi di carcere nelle dure prigioni jugoslave e le umiliazioni, anche gravi, che ancora non sono finite. Sono prove, queste, che fortificano il dono già ricevuto, a beneficio di tutti coloro che lo incontrano.
Oggi Padre Jozo è un instancabile annunciatore della Parola di Dio e del Messaggio di Medjugorje. Con serenità e fortezza affronta lunghi viaggi in paesi e terre ai confini del mondo, per essere testimone autentico del Mistero della presenza visibile di Maria fra noi, da vent'anni.
Ringraziamo il Signore di questi doni mirabili e della sua misericordia grande, che non fa mancare ai suoi figli la consolazione della sua bontà, ogni giorno. 


Fonte: http://www.infodamedjugorje.altervista.org/Jozo.htm

giovedì 1 aprile 2021

OGGI INIZIA IL TRIDUO PASQUALE MA COS’E’? - SPIEGAZIONE


Sono tre giorni, allo stesso tempo sono uno solo.
Ma se contiamo bene, sono quattro, e tutti si sintetizzano nell’unità. Si tratta del “Triduo Pasquale” che celebra il mistero di Cristo tradito, oltraggiato, condannato, morto, sepolto e risorto. Sono tre giorni santi con un prologo e una lunga e santa continuazione di 50 giorni. Tutto questo, nella sua unità e diversità, è Pasqua.

Vediamo la successione di questo dramma. Un prologo: il giovedì Santo della Cena del Signore. Il primo giorno: il Venerdì Santo della Passione del Signore. Il secondo giorno: il Sabato Santo nella Sepoltura del Signore. Il terzo giorno: la Domenica della Risurrezione del Signore.

Il Giovedì Santo della Cena del Signore. Bisogna ricreare l’atmosfera: pomeriggio, l’aria di festa. Facciamo ciò che Cristo ha fatto con i suoi discepoli. Ci riuniamo in famiglia. E’ il giorno in cui Cristo istituì l’Eucaristia e noi lo attualizziamo facendo ciò che Lui ha fatto. Laviamo i piedi agli apostoli e ai loro successori come massimo segno di carità e di sottomissione. Cristo non è venuto per essere servito, per questo si è fatto servitore dei suoi fratelli. Ci si chiede inoltre di dedicare un po’ di tempo durante la serata alla preghiera. In tal modo prolunghiamo l’Eucaristia in una veglia. Inoltre, ci si dice esplicitamente che leggiamo i capitoli dal 13 al 17 del Vangelo di San Giovanni, ciò vuol dire, che facciamo memoria nella nostra preghiera, di ciò che è successo a Cristo “nella notte in cui veniva tradito”. La notte sarà troppo breve, già che mancherà del tempo per contemplare quella consegna totale che passa incluso per il pianto dello stesso Cristo e l‘abbandono di coloro che Egli stesso aveva formato. Notte di preghiera e di silenzio orante.

 Il Venerdì Santo della Morte del Signore, è una giornata di lutto. Tutto è incentrato nella “celebrazione della Passione del Signore”, ma non è l’unica assemblea liturgica di questa giornata. La comunità si riunisce anche a pregare le Lodi e l’Ufficio delle letture. Poi, intorno a mezzogiorno, si riunisce per celebrare la morte del Signore. Un silenzio profondo segna l’inizio dell’azione liturgica: prostrazione e preghiere adattate al giorno e all’ora. Ma soprattutto, si legge la Passione secondo San Giovanni. La Chiesa e la liturgia romana hanno celebrato sempre così il Venerdì Santo: leggendo il racconto dell’evangelista che assistette e sperimentò in prima persona questo evento. Segue silenzio e preghiera. A proseguire la sobria liturgia romana assume un rito orientale, popolare ed emotivo: il bacio della Croce e del Crocifisso. La celebrazione finisce chiedendo a Dio Padre che la comunità che “ha celebrato la morte del tuo Figlio, nella speranza della sua santa resurrezione” ottenga il conforto del Signore, sia accresciuta nella fede e consolidata nella redenzione eterna (orazione sul popolo). Il resto è silenzio e lutto.

Il Sabato Santo della Sepoltura del Signore. La Chiesa veglia accanto al suo sposo morto. E’ il giorno dopo. Come succede dopo la morte di un essere amato, ci chiediamo: ora cosa facciamo? Pregare e aspettare nella speranza. È la risposta di una Chiesa che intuisce e cerca la meta. In questo giorno della morte di Cristo, la liturgia delle ore è affranta da un dolore permeato di speranza. Vi è una concentrazione di elementi che predicono grandi avvenimenti.

La Domenica è festa. Durante la notte, Cristo resuscita. La comunità celebrante lo sa e per questa ragione celebra la veglia, trasformando così il significato della notte stessa, in modo che l’alba spunti con il canto gioioso della resurrezione. Si accende e si benedice il cero, si canta la proclamazione delle feste pasquali, si ricorda la storia del popolo eletto in una lunga liturgia della Parola, si battezzano o si avviano cristiani, si rinnovano voti battesimali e si celebra l’Eucaristia. La notte del Sabato Santo e il giorno più sacro della risurrezione del Signore sono una cosa sola. Resurrexit et adhuc tecum sum (Sono risorto e sono sempre con te!). Il cristiano rinasce perché Cristo, nostra Pasqua, è risorto. L’Eucaristia è la vetta massima delle celebrazioni del Triduo Pasquale, nella notte santa di Pasqua. Ma non è tutto. La preghiera delle ore del Santo Triduo celebra lo stesso mistero pasquale con risonanze bibliche, patristiche e ecclesiologiche. Anche il silenzio e l’attesa formano parte dei vari elementi che compongono il Triduo Pasquale.

E noi, che cosa dobbiamo fare? Non ci sono altre scelte che fare ciò che lo stesso Cristo ha fatto e ordinato di fare. Cenare con Cristo, accompagnarlo all’orto degli ulivi e nel suo cammino verso il Calvario, morire con Lui e, soprattutto, risorgere con Lui. Ognuno ha il suo Cenacolo. Non ci manca nemmeno qualcosa di Getsemani. In punta di piedi ci avviciniamo al Monte Calvario. Preferiremo continuare a guardare la tomba vuota o ce ne andremo in Galilea ogni giorno a ripetere ciò che ha fatto Cristo?