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domenica 26 luglio 2015

La chiesa oggi celebra i Santi Anna e Gioacchino, i genitori di Maria



Santi Anna e Gioacchino, genitori di Maria Santissima



I libri canonici non ci dicono nulla dei genitori della Madonna. Quello che sappiamo di S. Anna e S. Gioacchino, genitori della Vergine Maria, fu diffuso fin dal II secolo dal Protovangelo di Giacomo, di ispirazione cristiana, che anticamente si chiamava Storia della Natività di Maria. Gioacchino e Anna sarebbero stati dei pii israeliti della tribù di Giuda, discendenti dalla stirpe reale di Davide.
Nonostante avessero sempre osservata alla perfezione la legge di Mosè, dopo molti anni di matrimonio Anna e Gioacchino non avevano ancora avuto figli. Essi vivevano umiliati in seno al popolo eletto perché gli Israeliti ritenevano la sterilità come un indizio eloquente della maledizione divina. Per questa ragione, venivano  perseguitati da coloro che ritenevano inconciliabile la vera giustizia con la sterilità e così li tentavano, come già fecero gli amici con Giobbe, dicendo: "Se siete giusti, perché Dio non vi concede una discendenza?".
Così Gioacchino decise di ritirarsi nel deserto per digiunare e pregare, mentre Anna si affliggeva nel pianto, credendo ormai di essere stata abbandonata dal Signore. 
Finchè un giorno, mentre Gioacchino era al lavoro nei campi, gli apparve un angelo, per annunciargli la nascita di un figlio ed anche Anna ebbe la stessa visione.
S.Anna si ricollega in tal modo alle donne sterili del popolo di Israele, da Sara fino alla sua omonima Anna, madre di Samuele. Cristo nasce così da una discendenza disperata e sterile, e ciò costituisce una speranza per la nostra vita: non potevamo avere patrona più compassionevole verso di noi, quando ci troviamo senza frutto o sorpresi da qualche fallimento. 
S. Anna diede alla luce una bambina che chiamarono Maria, che vuol dire «amata da Dio».




Il suo primo merito  di gloria perciò è di essere stata la Madre dell'Immacolata. La sua santità, come quella di Gioacchino, è fuori discussione perché la Chiesa, sia orientale che occidentale, la venera come santa. L'anima candidissima di Maria, quindi, quando nel seno di S. Anna assunse un corpo umano, possedeva già con ogni probabilità la grazia raggiunta da tutti i santi del paradiso.
Il secondo merito di gloria di S. Anna è di aver collaborato, con l'educazione di sua figlia, all'opera dello Spirito Santo per fare fruttificare i doni meravigliosi deposti da Lui nell'anima della futura Madre del Signore.  Possiamo perciò pure dire di S. Anna ciò che si dice della SS.Vergine Maria: "Benedetto è il frutto del tuo seno!". 

S. Anna è la Santa protettrice delle partorienti, delle madri e delle vedove.






Non sappiamo quando morirono i genitori della Madonna. Per parecchi secoli la loro memoria rimase nell'ombra. Il loro culto apparve anzitutto in oriente. L'imperatore Giustiniano I (+565) fece edificare a Costantinopoli una chiesa in onore di S. Anna. Nel secolo VII  la sua effigie comparve nella chiesa di Santa Maria Antiqua, il più importante e il più antico edificio cristiano del foro romano. La sua festa nel secolo XIV era estesa a quasi tutta l'Europa.
Nel 1584 papa Gregorio XIII impose a tutta la Chiesa la festa della Santa come di precetto. Dante ne descrive così il posto e l'atteggiamento in Paradiso: "Di contro a Pietro vidi seder Anna - tanto contenta di mirar sua figlia - che non muove occhi per cantare osanna" (Par. 32, 133).
Oggi la Chiesa celebra la ricorrenza dei Santi Anna e Gioacchino il 26 luglio.
Fonte:http://www.itineraricristiani.it/santi/229/Santi-Anna-e-Gioacchino.html

Messaggio del 25 luglio 2015



"Cari figli! Anche oggi con gioia sono con voi e vi invito tutti, figlioli, pregate, pregate, pregate perchè possiate comprendere l' amore che ho per voi. Il mio amore è più forte del male perciò, figlioli, avvicinatevi a Dio perchè possiate sentire la mia gioia in Dio. Senza Dio, figlioli, non avete ne futuro, ne speranza, ne salvezza, perciò lasciate il male e scegliete il bene. Io sono con voi e con voi intercedo presso Dio per i tutti vostri bisogni. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
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Poruka, 25. srpanj 2015
„Draga djeco! S radošću sam i danas s vama i sve vas pozivam, dječice, molite, molite, molite da biste shvatili ljubav koju imam za vas. Moja ljubav je jača od zla, dječice, zato se približite Bogu da biste osjetili moju radost u Bogu. Bez Boga, dječice, nemate budućnosti, nemate nade ni spasenja, zato ostavite zlo i izaberite dobro. Ja sam s vama i s vama zagovaram pred Bogom za sve vaše potrebe. Hvala vam što ste se odazvali mome pozivu.“

sabato 25 luglio 2015

La Parrocchia di Medjugorje intitolata a San Giacomo, protettore dei pellegrini

Il Santuario, centro del pellegrinaggio


santuario di medjugorje
santuario di medjugorje
La Parrocchia di Medjugorje venne fondata nel 1892, intitolata a San Giacomo, protettore dei pellegrini, ed affidata pastoralmente ai frati francescani della provincia dell’Erzegovina. Appartiene alla diocesi di Mostar e comprende, oltre a Medjugorje (che essendo più grande ha dato il proprio nome a tutta la parrocchia), anche i le frazioni di Bijakovici, Miletina, Vionica e Surmanci. Solo cinque anni dopo venne completata la vecchia chiesa Parrocchiale, che per l’epoca era abbastanza grande e bella. Essendo stata costruita su un terreno instabile, iniziò immediatamente a deteriorarsi con rischio di crollo e, dopo la prima Guerra mondiale, si iniziò a pensare alla costruzione di una nuova Chiesa che venne ultimata e benedetta il 19 Gennaio 1969. I costruttori senza neppure sapere il perché, ma spinti da un impulso interiore, la costruirono molto grande rispetto al numero dei parrocchiani di allora. Quando si sono verificate le apparizioni in molti hanno avuto una risposta. Dopo le apparizioni, la Chiesa è stata
gradualmente sistemata, così come lo spazio che la circonda. I resti della vecchia Chiesa sono conservati nel parco a sinistra del Santuario.
Nuove necessità apparse con l’arrivo dei pellegrini spiegano le ristrutturazioni continue della chiesa e dei suoi dintorni.

Nel piazzale si erge dal 1987 una statua bianca della Regina della Pace, realizzata dall’artista italiano Dino Felici in marmo di Carrara, diventata uno dei simboli del santuario.

I pellegrini che desiderano dedicare una parte del loro tempo alla preghiera personale e all’Adorazione al Santissimo possono farlo nella cappella dell’Adorazione, costruita nel 1991, situata nella parte sinistra guardando la chiesa. La cappella è aperta tutto il giorno e il 25 del mese anche tutta la notte ed è possibile fare l’Adorazione notturna silenziosa al Santissimo Sacramento.

La cappella è nata per offrire ai pellegrini un luogo dove adorare in silenzio Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare, ma vista la mancanza di luoghi di preghiera al santuario, vi si celebrano tutte le mattine le S. Messe per i diversi gruppi linguistici. Di fatto solo nel pomeriggio, la cappella è disponibile per la adorazione personale.

Grazie alle apparizioni della Vergine, Medjugorje è diventato un luogo di riconciliazione, che i pellegrini possono sperimentare in particolare nel sacramento della confessione. È il motivo per cui, vicino alla chiesa, sono stati realizzati 25 confessionali (costruiti nel 1990 e restaurati nel 2001) dove i fedeli, ogni giorno, hanno l'occasione d’incontrarsi con il perdono di Dio. Medjugorje è diventata famosa in tutto il mondo per il sacramento della confessione. Non a caso viene definita il “confessionale del mondo”. Preti provenienti da tutto il mondo sono ben disposti ad ascoltare confessioni per ore. L’atmosfera di Medjugorje aiuta molti pellegrini a vivere la propria conversione nell’incontro con i sacramenti e a dare una vera svolta alla propria vita di fede.

Vicino ai confessionali è stata posta nel 1998 una statua in bronzo di San Leopoldo Mandic, santo protettore dei confessori, canonizzato il 16 ottobre 1983, opera dell’artista italiano Carmelo Puzzolo.

Dal lato opposto è stato creato attorno ad una grande crocifisso in legno uno spazio per la preghiera silenziosa, dove i pellegrini possono anche accendere candele.

Uno spazio coperto, per il ristoro dei pellegrini, è stato approntato nell'anno 2000. Dietro quest’ultimo vi sono i servizi igienici.

L’altare esterno, costruito nel 1989, con oltre 5.000 posti a sedere, viene utilizzato principalmente nel periodo estivo per le celebrazioni liturgiche serali e per i grandi raduni come l’annuale Festival dei giovani.

Dietro la chiesa nell’anno 1998 è stata costruita una grande sala intitolata a Giovanni Paolo II, prima chiamata salone giallo o padiglione giallo - per gli incontri di preghiera, le testimonianza di veggenti e dei frati, celebrazioni, sante Messe, adorazioni e convegni; all’interno del salone, vi è il quadro raffigurante l’immagine della Gospa realizzato da Carmelo Puzzolo. Contiene 800 posti a sedere.

Nel Santuario durante la mattinata si celebrano le sante messe per i vari gruppi linguistici dei pellegrini.

Durante la serata, invece, si svolge il programma comunitario, molto intenso e vissuto.

La preghiera serale quotidiana ha inizio alle ore 17 (18 dal 1° maggio) con i Misteri gioiosi e dolorosi del Rosario, come momento di preparazione alla Santa Messa chiesto dalla Madonna stessa.

Questo è anche un momento in cui i fedeli si confessano, in un’atmosfera di preghiera. 

Il momento della preparazione alla messa con la preghiera è anche quello dell’apparizione: la Madonna viene, prega e benedice tutti e con la sua presenza prepara anche i fedeli alla celebrazione eucaristica. 

Alle ore 18 (19 d’estate) comincia la santa Messa internazionale (solo il vangelo si legge nelle rispettive lingue dei pellegrini, il resto in lingua croata) ed alla fine si prega in ginocchio il Credo e 7 Pater, Ave e Gloria, secondo la richiesta della Vergine di non andar via subito dopo la Messa, ma di rimanere ancora un po’ a ringraziare Gesù.

Seguono la benedizione degli oggetti, la preghiera per la guarigione dell’anima e del corpo e i Misteri gloriosi del Rosario fino alle ore 20 (21 d’estate). 

Il giovedì dopo la benedizione degli oggetti c’è un’ora di https://www.blogger.com/blogger.g?blogID=3067051089236440972#editor/target=post;postID=404816529892851824adorazione eucaristica; il venerdì la venerazione della croce. 

L’adorazione eucaristica, oltre che dopo la messa del giovedì, si svolge ogni mercoledì e sabato dalle 21 (22 d’estate) alle 22 (23 d’estate).

I frati del santuario guidano il Rosario comunitario sulla Collina delle Apparizioni ogni domenica alle ore 14 (15 d’estate) e la Via crucis sul Krizevac il venerdì alla stessa ora.

Il Parroco: Fra Marinko Šakota è nato a Citluk il 12 Luglio 1968.
Ha frequentato la scuola primaria e la prima classe della scuola secondaria a Citluk; in quel periodo ha sentito la vocazione, decidendo di unirsi all'Ordine Francescano e si è quindi trasferito presso il Seminario Francescano di Visoko. Lì ha terminato la seconda classe del Ginnasio, mentre ha frequentato le altre due nel Ginnasio dei Gesuiti di Dubrovnik, dove si è anche diplomato.
Ha rivestito l'abito francescano il 15 Luglio 1987 a Humac, dove ha trascorso l'anno di Noviziato.
Dal 1988 al 1989 ha prestato servizio nell'Esercito Popolare Jugoslavo.
Ha iniziato gli studi di Filosofia e Teologia presso l'Istituto Teologico Francescano di Sarajevo (dal 1989 al 1990), li ha proseguiti a Zagabria presso l'Università dei Gesuiti (dal 1990 al 1992) e li ha terminati a Fulda (Germania) (dal 1992 al 1995), dove si è anche laureato.
Ha emesso i Voti Perpetui a Široki Brijeg nel 1993.
E' stato ordinato Diacono a Zagabria il 10 Febbraio 1996 e Sacerdote a Frohnleiten il 13 Luglio del 1996.
Il suo primo servizio è stato nel convento francescano di Innsbruck dove ha trascorso un anno come coadiutore (dal 1996 al 1997), poi è stato a Frohnleiten come assistente spirituale (dal 1997 al 1998) e come cappellano ad Augusta (dal 1998 al 2000).
E' stato cappellano a Mostar (dal 2000 al 2003) ed in seguito parroco a Gradnici (dal 2003 al 2010); dal Settembre del 2010 presta servizio a Medjugorje come cappellano.Dopo la morte dell'attuale parroco, fra Marinko è il nuovo Amministratore parrocchiale.
Fonte:http://www.messaggimedjugorje.net/santuario.html

venerdì 24 luglio 2015

Il 24 luglio San Charbel: Il "Padre Pio" libanese

Un grande santo venerato molto a MEDJUGORJE

Il 24 luglio si celebra la sua festa liturgica

“Se fosse vivo oggi, catalizzerebbe l’attenzione dei mass media e sarebbe oggetto di studio della Nasa. Verrebbe sottoposto alla Tac come le mummie egizie e il suo Dna susciterebbe il massimo interesse. Si spenderebbero fiumi d’inchiostro e di parole sul mistero che lo circonda e anche i migliori detective impegnati a scoprire segreti del suo essere sarebbero costretti a gettare la spugna”.
Così dice Patrizia Cattaneo, scrittrice e giornalista, riferendosi a un monaco libanese, Charbel Makhlouf, appartenente alla Chiesa cattolico maronita, morto oltre un secolo fa, proclamato santo da Paolo VI nel 1977, la cui festa liturgica si celebra il 24 luglio.
“La esistenza terrena di San Charbel fu costellata di eventi e fenomeni inspiegabili straordinari, fenomeni che hanno continuato e continuano a manifestarsi intorno alla sua tomba”, dice ancora Patrizia Cattaneo. “ E sembra anche che, in questo periodo storico, assai doloroso per il Medio Oriente, tormentato da guerre, attentati, odi, San Charbel abbia intensificato la sua attività taumaturgica, quasi a voler richiamare l’attenzione della gente sui valori spirituali, sulle realtà soprannaturali che gli eventi delle guerre vorrebbero cancellare”.
Patrizia Cattaneo ha scritto diversi libri su San Charbel, ed è quindi una esperta in materia. Ha anche fondato una Associazione culturale legata al suo nome, che ha lo scopo di “promuovere tutto ciò che riguarda la conoscenza del santo libanese”. 
Sinteticamente, chi è san Charbel?
Patrizia Cattaneo: “E’ un grande santo libanese, appartenente alla Chiesa cattolica maronita. E’ vissuto nel nascondimento  più assoluto e non ha lasciato nulla di scritto,  né lettere, né riflessioni e tanto meno un diario spirituale, che ci consenta di sollevare, anche di poco, il velo sul suo rapporto intimo con Dio.  Ma abbondano i “segni” della sua grandezza spirituale. La sua “biografia celeste” è  in continuo fermento.  Il santo vive e opera attivamente in Dio. Si può dire che, da morto, attraverso innumerevoli miracoli, parli moltissimo, e che lo faccia soprattutto in questo nostro tempo”. 
Che cosa si conosce della famiglia di San Charbel e della sua esistenza prima della sua entrata in monastero?
Patrizia Cattaneo: “Il santo è l’ultimo dei cinque figli di Antoun Makhlouf e Brigitta Al-Chidiac. Nacque l’8 maggio 1828, e gli venne dato il nome di Youssef. Nacque in Libano, a Bqaakafra, un villaggio che sorge a 1800 metri sopra la “Valle Santa”, così chiamata perché è il luogo dove si trovano i più antichi insediamenti monastici della regione. Numerosi eremiti abitavano nelle sue grotte, e lo spirito ascetico che si sprigionava da quelle grotte impregnava l’intera valle.
“I genitori di Youssef erano molto pii, in particolare la madre. Il padre lavorava la terra e allevava il bestiame. Nel 1831, l’esercito ottomano lo requisì con il suo asino, per trasportare i raccolti dell’emiro fino al porto di Byblos. Una febbre perniciosa lo stroncò sulla via del ritorno a casa e Youssef aveva solo tre anni, quando rimase orfano del papà.
“Due anni dopo, sua madre, si risposò con un piccolo possidente terriero che divenne sacerdote con il nome religioso di Abdel Ahad. Presso i maroniti, come presso altre comunità di rito orientale, anche uomini coniugati possono diventare sacerdoti ed esercitare il loro ministero. Abdel Ahad divenne il parroco di Bqaakafra, ed era anche il maestro della scuola del villaggio. Youssef fu allievo del “patrigno” sacerdote. Il quale era una persona molto colta e molto pia e fu la prima importante guida spirituale per il ragazzo”.
Quando Youssef decise di abbandonare il mondo per dedicarsi alla vita eremitica?
Patrizia Cattaneo: “A 23 anni. Fin da ragazzino era, per sua natura, incline alla contemplazione e alla solitudine. Si confessava e si comunicava spesso. Pregava di continuo e portava sempre con sé il libro di preghiere. Il suo compito giornaliero era quello di condurre la mucca al pascolo, ma amava isolarsi dai suoi coetanei che pascolavano il bestiame come lui, per dedicare il suo tempo alla preghiera. I suoi compagni lo chiamavano “il santo”. Alla sua mucca diceva:  “Aspetta che finisca di pregare, perché non posso parlare con te e con Dio allo stesso tempo. Lui ha la precedenza!” La sua vocazione fu favorita anche da due zii materni, eremiti nella Valle Santa. La madre di Youssef però, forse per grande affetto,  ostacolava quella inclinazione del figlio. E così, una notte, quando aveva 23 anni, Youssef, seguendo la voce del suo cuore, fuggì di casa ed entrò in noviziato al convento di Maifouq. La madre lo cercò e lo supplicò di tornare a casa, ma il giovane fu irremovibile”.
Quali furono le tappe più importanti della sua vita in  monastero?
Patrizia Cattaneo: “Dopo la sua fuga da casa, affrontò l’anno di noviziato, “anno di prova”, e per la sua nuova vita di religioso prese il nome di Charbel, in onore di un martire antiocheno, morto nel 121 e venerato dalla Chiesa orientale. Charbel, in siriaco, significa “storia di Dio”.
“Nel monastero di Maifouq, Fra Charbel apprese le regole della vita religiosa. Si distingueva dagli altri novizi per obbedienza esemplare. Ma quel monastero non corrispondeva alle sue aspettative di solitudine e silenzio. Chiese ai superiori di essere trasferito in un monastero più isolato e venne mandato nel convento San Marone di Annaya, dell’Ordine Libanese Maronita.
“Nel 1853, dopo i voti solenni, fu inviato all’istituto teologico di Kfifane, per prepararsi al sacerdozio. Qui, per cinque anni, fu allievo di un grande teologo, Nimatullah Al-Hardini, che fu anche un grande santo, elevato alla gloria degli altari nel 2004. Questo straordinario personaggio, che aveva una cultura teologica smisurata, trasmise a Charbel non solo l’amore profondo per la teologia, ma soprattutto l’amore per Dio e per la vita ascetica.
“Completati gli studi e ordinato sacerdote nel 1859, Charbel tornò al monastero di Annaya, dove trascorse 16 anni di vita monastica esemplare, guadagnandosi la fama di santo per le virtù eccelse e la sua leggendaria ubbidienza “più angelica che umana”. Nel 1875 ottenne il permesso di ritirarsi all’eremo dei Santi Pietro e Paolo, annesso al monastero di Annaya, dove trascorse gli anni più intensi della sua comunione con Dio e dove morì il 24 dicembre 1898”.
Nelle varie biografie di questo santo, e anche nei  libri che lei ha scritto, si parla molto di fenomeni carismatici, di prodigi, di miracoli.
Patrizia Cattaneo: “I prodigi iniziarono quando il santo era monaco ad Annaya. Un suo confratello ha dichiarato: “Tutto quello che si legge nelle biografie dei santi è inferiore a ciò che, con i miei occhi, ho visto compiere da padre Charbel”. La gente di ogni confessione religiosa ricorreva a lui per chiedergli di benedire i campi, le case, il bestiame, i malati e i prodigi piovevano abbondanti. Il santo conosceva gli eventi a distanza e aveva il dono di scrutare le coscienze. Il superiore un giorno gli ordinò di benedire la dispensa che scarseggiava di provviste e le giare subito si riempirono di grano e olio. Durante le frequenti invasioni di cavallette, causa di carestia e di morte, solo i campi benedetti dal santo sfuggivano alla devastazione. La sua benedizione scongiurò la morte di interi allevamenti di bachi da seta, che costituivano una fonte primaria di sostentamento per il convento e la popolazione. Sarebbero necessarie pagine per enumerare i prodigi attribuiti a San Charbel quando era ancora in vita.”

Ogni santo eccelle in particolari virtù o pratiche ascetiche: quali erano quella caratteristiche di San Charbel?
Patrizia Cattaneo:  “Difficile scegliere. Il suo impegno nell’ascesi era totale e continuo. Si infliggeva mortificazioni continue,  come il digiuno permanente, le veglie incessanti, il lavoro durante la malattia, le notti al gelo, il rifiuto delle medicine. Si nutriva scarsamente e dormiva pochissimo, ma lavorava alacremente nei campi come un condannato ai lavori forzati. Parlava solo per ubbidienza o per necessità, a bassa voce, senza guardare l’interlocutore, teneva sempre il cappuccio calato sugli occhi e lo sguardo abbassato. Usciva dal monastero solo quando il superiore gli ordinava di visitare i malati o celebrare battesimi e funerali. In assenza del superiore, ubbidiva a chiunque gli impartisse un ordine. Neppure un indigente avrebbe accettato il suo cibo, il suo letto e i suoi vestiti. Ma la sua povertà più eccelsa consisteva nel mascherare la sua ricchezza spirituale. La messa era il fulcro della sua giornata, vi si preparava a lungo e con estrema cura. Pregava incessantemente e restava inginocchiato per ore davanti al tabernacolo. Un giorno un fulmine colpì l’eremo, incendiò la tovaglia dell’altare e gli bruciò l’orlo della veste, ma il santo era talmente immerso nella preghiera che non si accorse di nulla”.
Cosa avvenne dopo la sua morte?
Patrizia Cattaneo: “Il santo spirò la vigilia di Natale del 1898. Il giorno dopo fu sepolto nella fossa comune del monastero. Per alcuni mesi una luce brillante e misteriosa, visibile in tutta la vallata, si sprigionava ogni notte dalla sua tomba. La  corrente elettrica non era ancora arrivata in quei luoghi, e lo spettacolo era impressionante.  La fama di santità di Charbel richiamava molta gente, e i monaci temevano che qualcuno pensasse di trafugare la salma, e così, poco mesi dopo la sepoltura decisero di trasferire il corpo all’interno del convento. Aprendo il sepolcro, scoprirono che quel corpo era ancora intatto e flessibile, come di una persona che stesse dormendo. Un liquido vischioso trasudava dai suoi pori, simile al plasma che esce dalle piaghe di una persona viva, e si scoprì che quel liquido aveva straordinarie proprietà taumaturgiche. Il fenomeno, assolutamente inspiegabile, durò per 79 anni, cioè fino al 1977, anno della canonizzazione.  “Non ho mai visto né letto di  un caso simile in nessun libro di medicina”,  disse il dottor Georges Chokrallah, che fu un testimone al processo di beatificazione di Charbel. “Spinto da curiosità scientifica, ho cercato di scoprire il segreto di quel corpo e di quel liquido. Dopo averli esaminati per circa 17 anni, due o tre volte l’anno, la mia opinione personale, basata sullo studio e sull’esperienza, è che fossero imbevuti di una misteriosa  forza soprannaturale”».
Perché il 1950 fu definito “anno charbeliano”?
Patrizia Cattaneo: “Perché in quell’anno i fenomeni soprannaturali riguardanti Padre Charbel conobbero una autentica esplosione. Il 1950 era, per la Chiesa, l’Anno Santo. E per quell’occasione si decise di esporre la salma dell’eremita alla venerazione dei fedeli.  La tomba fu aperta alla presenza di un comitato ufficiale e la salma, ancora morbida e incorrotta. Da quel momento i miracoli si moltiplicano a dismisura e in pochi mesi il convento ne registrò oltre duemila.
“Quell’anno un sacerdote, giunto in pellegrinaggio ad Annaya, scattò una foto di gruppo davanti all’eremo. Quando sviluppo il negativo scoprì che su quella foto c’era una persona che non era presente al momento dello scatto: si trattava dell’immagine del santo, come venne identificata da chi lo aveva conosciuto. Un’immagine preziosa perché padre Charbel non era mai stato fotografato da nessuno quando era in vita. E da quella immagine “miracolosa” è stato poi ricavato il ritratto ufficiale ora conosciuto”.
Lei ha conosciuto persone “miracolate” da San Charbel?
Patrizia Cattaneo:  “Diverse.  Uno dei casi più sconcertanti riguarda una signora libanese che ora ha 74 anni. Si chiama Nohad Al-Chami. E’ illetterata, ma ricca di fede. Il 9 gennaio 1993 fu colpita da ictus cerebrale. Una doppia occlusione della carotide, le causò la paralisi della parte sinistra del corpo. Rimase nove giorni in terapia intensiva all’ospedale di Byblos, destando serie preoccupazioni, perché non reagiva alle cure. Un intervento chirurgico era stato momentaneamente escluso perché considerato troppo rischioso. Nel frattempo venne rimandata a casa.  Aveva gravi difficoltà di parola,  di movimenti e poteva nutrirsi solo con una cannuccia. I figli iniziarono a pregare san Charbel. Frizionarono il collo della loro madre con un impasto di terra e olio benedetto provenienti dalla tomba del santo.
“La sera del 22 gennaio, Nohad sognò due monaci immersi in una grande luce che si avvicinavano al suo letto. Uno di loro le disse: “Sono san Charbel e sono qui per operarti”.  Nohad si spaventò, ma il santo aveva già iniziato l’intervento. Mentre le sue dita le incidevano la gola, la donna provò un dolore lancinante. Infine san Marone, l’altro monaco, le sistemò il guanciale dietro la schiena e l’aiutò a sedersi sul letto, quindi le porse un bicchiere d’acqua, invitandola a bere senza la cannuccia. Nohad esitava, ma san Marone le disse: “Ti abbiamo operato. Ora puoi alzarti, bere e camminare”. La donna si destò di soprassalto e si trovò seduta sul letto, come nel sogno.
“Si alzò da sola senza difficoltà e si diresse verso il bagno. Guardandosi allo specchio vide due tagli di dodici centimetri ai lati del collo, chiusi da alcuni punti di sutura, da cui fuoriusciva ancora il filo chirurgico. La gola e i vestiti erano imbrattati di sangue. Andò subito a svegliare il marito, che balzò dal letto spaventato. Anche le difficoltà di parola erano scomparse, così Nohad potè raccontare l’accaduto parlando normalmente. Al mattino, accompagnata dal marito si recò al monastero di Annaya per ringraziare san Charbel e riferire i fatti al superiore. I medici, poi, certificarono la sua guarigione inspiegabile.
“La notizia del miracolo si diffuse in un lampo, e la gente cominciò a riversarsi a casa sua. Temendo per la sua salute, il medico e il parroco le consigliarono di trasferirsi temporaneamente da suo figlio, ma san Charbel le apparve in sogno e l’ammonì: “Ti ho lasciato le cicatrici per volere di Dio, perché tutti le possano vedere, soprattutto quelli che si sono allontanati da Dio e dalla Chiesa, affinché tornino alla fede. Ti chiedo di recarti all’eremo ogni 22 del mese, nella ricorrenza della tua guarigione, per partecipare alla messa. Là io sono sempre presente”. Da allora, il 22 del mese, Nohad si reca col marito all’eremo di Annaya, per partecipare alle funzioni liturgiche. La gente può vedere sul suo collo le cicatrici arrossate e sanguinanti. Sono migliaia i pellegrini di ogni confessione religiosa, provenienti da ogni parte del Libano e del mondo, che partecipano all’evento e sono innumerevoli le conversioni prodotte dalla sua testimonianza.
Il fatto, clamorosissimo, è stato oggetto di studio da parte di diversi medici. Nel 2002 un’ecografia carotidea ha rivelato che la signora Nohad ha subìto un reale intervento chirurgico bilaterale, che le sue arterie sono in buono stato e che l’ictus non ha danneggiato il cervello.”
Fonte:http://www.zenit.org/it/articles/san-charbel-il-padre-pio-libanese-seconda-parte

giovedì 23 luglio 2015

VICKA OPERATA ALLA SCHIENA IN ITALIA, STA BENE


La veggente Vicka Ivankovic, da tempo sofferente alla schiena, è stata sottoposta a un intervento chirurgico al Policlinico Gemelli di Roma. L'operazione è durata diverse ore concludendosi in modo positivo. L'intervento si è svolto martedì. Vicka, accompagnata in Italia dal marito, è apparsa subito in ripresa e ha sfoderato il suo solito sorriso. Ora l'attende un periodo di riposo e di riabilitazione. La veggente deve rimanere in ospedale ancora per qualche giorno prima del suo rientro a casa.

Fonte:https://www.facebook.com/242672769128883/photos/a.245869148809245.62915.242672769128883/980692895326863/?type=1&theater

Commerci religiosi? Non è solo a Medjugorje. Medjugorje è un luogo di grazia

“Medjugorje è un luogo di grazia e i frutti, ovvero le tante conversioni, lo dimostrano” (Mons. Giovanni Battista Pichierri)

Parliamo con Monsignor Giovanni Battista Pichierri, Vescovo di Trani, in Puglia il quale precisa: “Ritengo giusta e legittima la posizione di prudenza della Chiesa sul tema. I veggenti continuano a parlare, quindi bisogna aspettare. Ma se i fedeli quasi in massa ci vanno, una ragione positiva ci sarà”. La posizione della Chiesa però è molto cauta. “Vero. Infatti vi è una direttiva che impedisce i pellegrinaggi guidati da Vescovi e preti diocesani, ma ultimamente questa rigidità si sta un poco attenuando, davanti all’ ampiezza ed evidenza del fenomeno”. Eccellenza, lei è a conoscenza personale di persone e fedeli della sua Diocesi che si sono convertiti ed hanno cambiato vita o stile di vita, grazie a Medjugorje?
“Certo e per quale ragione dovrei negarlo? Conosco ... persone per bene che prima della visita a Medjugorje non erano veri ed autentici cristiani e da quel posto sono tornate letteralmente trasformate. Da questo punto di vista mi sembra opportuno parlare di un luogo di grazia”. Che cosa intende per luogo di grazia?
“La conversione, l’accettare i sacramenti magari rifiutati e respinti per molto tempo, rappresentano una grazia. Mi consta che a Medjugorje questo avvenga e con una certa continuità, ora le conversioni potrebbero anche avvenire in un altri luoghi, ma se si registrano in abbondanza penso che ci sia la mano di Dio, la sua potente volontà”. Per quale motivo la Chiesa è così prudente?
“Intanto bisogna dire che in tema di apparizioni mariane, la Chiesa lascia liberi di credere o non credere, non sono verità di fede. Poi la Chiesa ha dato la sua approvazione a tante apparizioni. In quanto a Medjugorje, proprio perché i veggenti, che ritengo sani di mente, parlano ancora, dunque le visioni non si sono chiuse, la Chiesa ha deciso di sospendere il giudizio. Ma la sospensione di per sé stessa non significa bocciatura”. I soliti maligni hanno anche ventilato i sospetti di presunti commerci religiosi.
“Mi sembra esagerato ed ingeneroso. Non escludo che qualche furbetto possa esserci, ma il fenomeno è variegato e spesso coincidente nei pressi di Santuari e Basiliche. Non comprendo per quale ragione rimarcare la cosa a Medjugorje e far finta che non accada in altre parti. Insomma se ci sono coloro che ne traggono beneficio economico in modo poco limpido, ne risponderanno davanti alla loro coscienza, ma sono del parere che se questo accade, non è solo a Medjugorje”. Un noto Arcivescovo Emerito, esorcista, ha scritto che potrebbe trattarsi di un inganno satanico.
“Con tutto il rispetto per il Confratello ed amico al quale va la mia stima, non sono in sintonia con lui. Intanto ritengo la cosa esagerata, poi a Medjugorje avvengono tante conversioni, che vuol dire avvicinamento a Dio. Satana cerca esattamente l’opposto, ovvero la divisione. Dunque Satana farebbe un’ autorete, mi pare davvero poco credibile”. Parliamo di Maria, chi è questa dolce creatura?
“La figlia di Sion, esente dal peccato originale, disegnata da Dio per il progetto di salvezza. Lei, donna del fiat, contribuisce al progetto di salvezza, ripristina e ripara l’atto negativo di Adamo ed Eva. Maria è davvero la Tutta Santa e un mezzo sicuro che ci fa arrivare alla grazia di Dio”.
Fonte: www.medjugorje.hr 

fonte:http://medjugorje.altervista.org/doc/testimonianze//241-medjugorje-luogo-di-grazia.php

Sono numerosi i Vescovi che hanno finora accolto i veggenti nelle loro diocesi


Nonostante l’atteggiamento di prudenza
della Chiesa,
persone autorevoli all’interno della Chiesa stessa
si sono schierate più volte a favore di Medjugorje,
come il Vescovo Franić e il Cardinale Kuharić,
presidenti della Conferenza Episcopale Jugoslava.

Il Cardinale Franjo Kuharic,
Arcivescovo di Zagabria, ha infatti dichiarato:
Noi Vescovi,
dopo una triennale commissione di studio,
accogliamo Medjugorje
come luogo di pellegrinaggio e santuario.

Questo vuol dire
che non abbiamo nulla in contrario
se qualcuno onora la Madre di Dio
in una maniera che sia conforme
all’insegnamento ed alla dottrina della Chiesa.
Pertanto proseguiremo gli studi.
La Chiesa non ha fretta.
(15 agosto 1993)

In tutto il mondo, inoltre, sono numerosi
i Vescovi che hanno finora accolto i veggenti
nelle loro diocesi
per dare pubblica testimonianza
delle apparizioni della Regina della Pace.

 Tra i tanti che in questi anni
si sono dimostrati favorevoli alle apparizioni
ricordiamo anche
la Beata Madre Teresa di Calcutta
che, in una lettera del 12 agosto 1991
a Denis Nolan, scrisse:
Noi preghiamo un’Ave Maria
a Nostra Signora di Medjugorje
prima della S. Messa.

 Estremamente importanti, poi,
sono le numerose testimonianze
di Sacerdoti, Vescovi e Cardinali,
raccolte nel libro Maria, Alba del terzo millennio
scritto da Riccardo Caniato e Vincenzo Sansonetti
(Edizioni Ares).
Testimonianze che attestano il parere
indiscutibilmente favorevole
del Beato Giovanni Paolo II
su queste apparizioni,
e perfino il suo desiderio purtroppo irrealizzato   
di recarsi in quello che egli definì
il centro spirituale del mondo.
Particolarmente degno di nota
è soprattutto ciò che il Santo Padre
confidò al gesuita slovacco
Monsignor Pavel Hnilica,
suo grandissimo amico e consigliere
per i Paesi dell’Est,
cui un giorno disse:
Medjugorje è la continuazione di Fatima,
è la realizzazione di Fatima.
Parole profetiche,
il cui significato verrà pienamente svelato
nel prossimo futuro.
Va, infine, sottolineato come la Chiesa stessa
abbia nominato la parrocchia di Medjugorje
Santuario internazionale
per assistere spiritualmente e pastoralmente
i pellegrini di tutto il mondo
(Dichiarazione,Vecenij List, agosto 1993, DN 13, p.41),
riconoscendo e promuovendo in tal modo
il culto mariano che là si svolge.
Bisogna, ancora, ricordare che Medjugorje
è stata inclusa per tre anni consecutivi (2004-2006)
tra le mete dei pellegrinaggi ufficiali
organizzati dall’Opera Romana Pellegrinaggi,
di competenza dell’Autorità Ecclesiastica,
alle dirette dipendenze
del Cardinale Vicario del Papa
(all’epoca il Card. Camillo Ruini). 
La pubblicità degli itinerari
apparve anche sul quotidiano della CEI Avvenire.
Ciò non comportava certo l’approvazione delle apparizioni, ma semplicemente la constatazione
dei frutti spirituali positivi
derivanti da un pellegrinaggio
al santuario di Medjugorje.
Purtroppo, però, in seguito
all’atteggiamento contrario
del vescovo locale,
onde evitare polemiche,
questo itinerario è stato cancellato.
Ancora qualche considerazione.
In questi anni, decine di milioni di pellegrini
si sono recate in pellegrinaggio a Medjugorje,
provenienti da ogni parte del mondo.
Se il Vaticano avesse creduto veramente
che in quel luogo fosse divulgato
qualcosa di contrario alla fede o alla morale,
avrebbe già preso delle misure contro Medjugorje,
al fine di proteggere i fedeli.
Il fatto che tace è, dunque, un buon segno.
Basta, d’altra parte, sfogliare
il registro parrocchiale
per vedere quanti Sacerdoti
celebrino ogni anno la Santa Messa a Medjugorje,
e tra loro vi sono anche
numerosi Vescovi e Cardinali.
L’albero si vede dai frutti
e i frutti di Medjugorje nessuno può negarlo
sono davvero abbondanti.
La sua chiesa parrocchiale è,
insieme a Lourdes e a Fatima,
il santuario più visitato nel mondo.
Medjugorje è una realtà viva nella Chiesa,
un fiume di luce, di vita, di pace e di amore.
Sì, perché a Medjugorje la gente si converte.
E si tratta di conversioni durature,
il cui numero è ormai incalcolabile.
Per non parlare delle guarigioni
spirituali e corporali,
delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata
nate in quel luogo
o del numero sempre crescente di persone
che si riuniscono in preghiera
in ogni parte del mondo il 25 di ogni mese.
Infatti, nonostante i nostri tradimenti
e le nostre indifferenze,
l’eternamente giovane Maria
lascia ogni giorno il Paradiso
per mostrare anche a noi
come fece il primo giorno
delle apparizioni ai veggenti
il piccolo Gesù, che tiene fra le braccia.
Ella desidera portarci a Lui,
non chiede nulla per se stessa,
desidera solo donarci suo Figlio.
Non deludiamola!
La Regina della pace conta su di noi.
Mettiamo Dio al primo posto nella nostra vita
e nelle nostre famiglie!
Solo allora la sua benedizione
scenderà su di noi e sulle nostre case.
Incamminiamoci lungo la strada
della preghiera col cuore,
della rinuncia,
dell’accettazione e dell’offerta
delle nostre croci quotidiane,
mediante la quale otterremo
l’unica cosa che conta veramente:
la salvezza eterna delle nostre anime
e di quelle dei nostri cari.

Fonte:http://eccocimadreguidaci.blogspot.it/p/i-frutti-di-medjugorje.html