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lunedì 18 agosto 2014

A volte l’amore dorme dentro di te. Bisogna svegliarlo.



Le catechesi di Padre Marinko – Cappellano di Medjugorje

foto ADORAZIONE PADRE MARINKO BENEDIZIONE FINALE
Cari fratelli, buongiorno.
Sembra che oggi piova.
Ebbene, sapete come ha agito un pastore? Un uomo in viaggio ha avvicinato un pastore che custodiva il suo gregge e gli ha chiesto come erano le previsioni del tempo. Il pastore ha risposto: “Io mi aspetto il tempo che conviene a me”.
Ma come fa a sapere che sarà proprio il tempo che a lui sta bene? Il pastore rispose: “Caro amico, io ho imparato nella mia vita a non poter avere tutto quello che vorrei e di accettare ogni cosa. Proprio per questo sono sicuro che oggi farà il tempo che piace a me”.
Quando piove, piove. Quando fa il sole fa il sole.
Si tratta dunque di un atteggiamento interiore.
Le cose, quindi, non dipendono dal tempo, ma anche da me. Non dipende soltanto dalle circostanze, ma anche dal mio modo di pensare.
Carissimi amici, siamo qui per riflettere su Medjugorje.
Io sono nato qui nelle vicinanze di Medjugorje. A 5 chilometri da Medjugorje.
Quando la Madonna è apparsa io avevo 13 anni.
La prima apparizione era il 24 giugno del 1981 e noi il 26 giugno abbiamo saputo la notizia. Già il 27 giugno con i miei amici sono stato con i veggenti sulla collina delle apparizioni. Ero proprio vicinissimo ai veggenti durante l’apparizione, in modo da poterli vedere davanti a me. Senz’altro questo fatto ha lasciato una grande impressione dentro di me.
Io penso che l’essenziale a Medjugorje sia stato già detto il primo giorno, cioè il 24 giugno che è la festa di san Giovanni Battista. Sappiamo che il Battista mostrava la strada verso Gesù e invitava le persone alla conversione: a passare all’altra sponda del Giordano.
Credo che Medjugorje sia proprio questo: l’altra sponda del fiume Giordano, dove la Madonna ci invita alla conversione. La Madonna ci invita alla pace. La pace non c’è senza la conversione. Quindi la mia conversione è precondizione per la pace. Quindi la pace non esiste senza il cambiamento.
Spesso noi, invece, aspettiamo che cambino gli altri e pensiamo: “Quando cambieranno gli altri ci sarà la pace”. “Quando cambierà mio marito o mia moglie ci sarà la pace”. Quando cambieranno i vicini di casa o le circostanze esteriori…
Qui la Madonna, invece, ci insegna che io devo cambiare e non gli altri.
Una cosa è molto interessante: quando io comincio a cambiare anche gli altri cambiano. Questo è essenziale. Quando cambio il mio modo di pensare, quando cambiano i miei sentimenti, tutto comincia ad avere un altro aspetto. Sia le persone che le cose assumono un altro aspetto.
Gesù ci insegna: Non andare a togliere la pagliuzza nell’occhio dell’altro; prima verifica il tuo stato d’animo. Noi, invece, vogliamo sempre cambiare gli altri. E’ molto meglio. Come un uccello da mille metri di altezza vediamo la pagliuzza nell’occhio dell’altro. Invece i lati positivi facciamo fatica a vederli.
Gesù dice: “Verifica prima il tuo stato d’animo e cambia te stesso”. Liberati prima di tutto da ciò che è dentro di te.
Noi non vediamo in modo chiaro. Guardiamo attraverso i nostri filtri. Questo fa diventare la nostra vista distorta.
Pensiamo ad una persona a cui non vogliamo bene. Tu non sei capace di vedere questa persona. La tua vista non è più limpida. Tu forse vedi soltanto un lato. Vedi solo il negativo. Allora, prima di tutto, devi verificare se dentro di te c’è qualche trave, qualche filtro. La prima cosa che si deve fare è liberarsi da questo.
Ricordiamo le nostre sensazioni verso gli altri. Dentro di te c’è rabbia e reagisci in stato di nervosismo? Come sarà la tua reazione? Non potrà essere buona.
Prima di tutto dobbiamo essere coscienti di com’è il nostro stato d’animo. Quando abbiamo messo a posto le cose dentro di noi allora possiamo reagire.
Vi faccio l’esempio del vescovo san Francesco di Sales. Una volta un uomo lo ha insultato e ha bestemmiato. San Francesco taceva. Gli amici gli hanno chiesto: “Ma perché tacevi? Perché non hai risposto?” E lui rispose: “Io ho fatto un accordo tra la mia lingua e il mio cuore: la lingua può parlare appena il cuore si è calmato. In quel momento, invece, il mio cuore non era tranquillo”.
Mi ricordo molto bene quando facevo catechismo a scuola. Gli alunni qualche volta non sono proprio buoni. Mi sono trovato nella tentazione di dare la colpa a loro, ma poi ho capito che non riguardava loro. Ho domandato a me stesso: “In quale stato d’animo entro io nella classe? Sono fresco, riposato? Sono di buon umore?” Da questo dipende tutto il resto.
Con quale stato d’animo entro a casa mia? Come avvicino gli altri? Tutto dipende dalla mia interiorità. Ecco perché Gesù dice: “Prima di tutto devi pulire la coppa dall’interno”. L’esteriorità dipende dall’interiorità.
Che tipo di persona sei tu? Non dipende soltanto da te, ma anche da me. Da come io ti guardo. Che sentimento ho dentro: amore o odio?
La Madonna ci insegna di cambiare prima di tutto noi stessi. Questo cambiamento deve avvenire nella preghiera. Ovviamente anche dopo la preghiera, ma soprattutto nella preghiera. La preghiera, la santa Messa e l’adorazione devono essere momenti di cambiamento.
Ci domandiamo: ma di che cambiamento si tratta? Ricordiamo i due discepoli sulla strada da Emmaus verso Gerusalemme. Come erano loro quando hanno incontrato Gesù? Possiamo dire che erano ciechi. Non lo vedevano eppure Lui era lì. Delusi, depressi. Dicevano: “Noi speravamo e tutto è finito”. Loro non vedevano. Ricorda certe situazioni in cui cammini e sei pensieroso e così non vedi l’altra persona.
Ricordiamo qui una cosa molto importante. Dopo la resurrezione Gesù si mostra diverso. Dio è sempre diverso da quello che penso io. Nemmeno Maria Maddalena lo riconobbe, ma ha riconosciuto la Sua voce. Invece i due discepoli L’hanno riconosciuto nello spezzare il pane. L’apostolo Tommaso Lo ha riconosciuto quando ha toccato le Sue piaghe. Dio è sempre diverso.
La Madonna desidera che io cambi nella preghiera. Il cambiamento è un processo. Anche nei due discepoli sulla strada da Emmaus a Gerusalemme è avvenuto questo processo di cambiamento. Pian piano i loro occhi si sono aperti e il loro cuore ha cominciato a svegliarsi. Dopo diranno: “Ma non ardeva forse il nostro cuore mentre Lo ascoltavamo?” Il loro cuore si è svegliato e hanno compreso sempre di più. Tutto questo è successo durante un cammino. Quindi il nostro cambiamento è un cammino.
Essere cristiano significa essere in cammino con Gesù. Quando io vado a pregare io incontro Gesù come quei discepoli. Continuo a camminare con Lui. Rifletto con Lui. Con Lui verifico me stesso, perché il nostro modo di vedere non è sempre giusto. Il nostro modo di riflettere non è sempre giusto. Spesso siamo ciechi come quel fariseo che pregava nel Tempio. Era cieco.
Noi preghiamo, ma questo non vuol dire che il cambiamento è avvenuto dentro di noi. Spesso rimaniamo così come quando abbiamo iniziato a pregare e ritorniamo a casa uguali. Questo non và bene.
La Madonna desidera che noi cambiamo. Noi ci mettiamo molto volentieri davanti allo specchio. Sempre di nuovo ci specchiamo. Questo riguarda ovviamente l’esteriorità. Facciamo, però, molta più fatica a guardare la nostra interiorità. Ed è molto più importante dell’esteriorità. Vedere se stessi. Vedere e capire che cosa ci muove. Vedere e comprendere che cos’è decisivo per me. Cosa influisce le mie decisioni? Perché io penso così di una certa persona? Bisogna sempre verificare il nostro modo di vedere.
Io vedo una persona in un certo modo. Ma questa persona è veramente così come la vedo? E’ veramente così oppure io la vedo così? Sono due cose diverse. Quindi, assieme a Gesù, dobbiamo esaminare sempre noi stessi.
Leggere la Parola di Dio. AscoltarLa. Essere come Maria, sorella di marta. Quando ti raccogli nella preghiera devi essere come Maria. E’ uno degli elementi della preghiera col cuore.
La Madonna qui ci insegna a pregare col cuore. Pregare col cuore significa essere presenti. Noi spesso ci allontaniamo col pensiero. Non sono presente. Col corpo sì, ma non con lo spirito. Mi addormento come quei tre discepoli nell’Orto degli Ulivi. Ma Gesù li sveglia. Gesù desidera che anche noi ci svegliamo. Desidera che non siamo più come Marta, bensì come Maria.
Solo Tu Gesù. Nella Messa e nell’adorazione solo Tu Gesù sei importante. Ti contemplo e Ti ascolto. Sono completamente occhio e completamente orecchio.
Essere sveglio. “Pregate, pregate” dice Gesù. Questo ovviamente non è semplice, ma dobbiamo fare esercizio. La Madonna ci insegna che la preghiera col cuore è uno stato d’animo interiore, una disposizione. Nella preghiera abbiamo le parole e gli stati d’animo. Ricordiamoci della critica di Dio nell’Antico Testamento: “Questo popolo Mi venera con le labbra; il loro cuore è lontano da Me”.
Noi, quindi, pronunciamo le parole. Prendiamo il rosario, una bellissima preghiera, ma dobbiamo essere svegli. Dobbiamo svegliarci continuamente durante il rosario. Dentro di me ci deve essere una disposizione nel mio cuore.
Prendiamo per esempio questa parola: “Signore, Ti ringrazio”. Lo stato interiore è la gratitudine. Lo stato interiore è importante. Che io provi dentro di me la gratitudine. Che io dentro di me possa avere la fiducia nel Signore, l’abbandono al Signore. L’amore nel cuore.
Ai due discepoli è accaduto di svegliarsi. Questo stato interiore non deve essere presente all’inizio della preghiera, ma deve realizzarsi. Prega per questa intenzione. “Gesù sveglia l’amore dentro di me. Sveglia la fiducia in Te. Sveglia in me la gratitudine”.
Prega così e cerca di sentire nella preghiera almeno una volta ciò che ha sentito Elisabetta. Cosa ha sentito Elisabetta nell’incontro con Maria? “Il bambino sussultò nel mio grembo”. Così ha detto. Sussultò di gioia. Fai in modo che anche dentro di te possa sussultare il tuo cuore. Proprio perché sei con Gesù.
La Madonna dice: “Pregate con gioia”. Forse tu adesso non preghi con gioia. Và bene anche così, ma sappi che questo è possibile. Quando cominci a pregare con gioia cambia tutto.
Ricordiamo un esempio. Una ragazza leggeva un libro di poesie. Poesia che era noiosa. Ha letto un po’ e poi ha riposto il libro. Dopo qualche giorno ha incontrato un giovane e se ne è innamorata. Parlando lui le ha detto che scrive poesie. Quando lei è tornata a casa subito ha cercato quel libro e ha scoperto che il ragazzo era proprio l’autore di quel libro. Ha ricominciato a leggerlo e non ha smesso finchè non lo ha terminato. Più volte rileggeva quel libro, perché non era più noioso. Ogni parola aveva il suo significato.
La Madonna dice a noi: “Innamoratevi di Gesù”. “Innamoratevi del Santissimo Sacramento dell’altare”. Quando avviene questo cambia tutto. Proprio per questo bisogna pregare per l’amore: “Gesù sveglia l’amore dentro di me”. L’amore è dentro di te, come lo era in quei due discepoli, ma a volte l’amore dorme dentro di te. Bisogna svegliarlo.
Un altro modo buono di pregare col cuore è ripetere le invocazioni. La Madonna dice: “Pregate preghiere brevi”. Per esempio: Ti ringrazio Gesù. Gesù ti amo. Gesù confido in Te. O semplicemente la parola “Gesù”. Fa penetrare il nome di Gesù nel tuo respiro. Ripeti questo nome. Ripetilo con gratitudine. “Gesù”. Con amore. Con fiducia. Oppure le parole di san Tommaso: “Mio Signore e mio Dio”. Oppure le parole di san Francesco: “Mio Dio, mio tutto”. Ripetilo dentro di te, perché il tuo cuore cominci a svegliarsi. Perché il tuo cuore inizi a pregare.
Ci sono alcune condizioni per la preghiera col cuore. Il perdono. Non puoi pregare col cuore se non perdoni. Se dentro di te ci sono sentimenti negativi è ovvio che non puoi pregare col cuore. Se non riesci ad accettare la tua croce è difficile pregare col cuore.
La Madonna dice: “Lavorate sui vostri cuori come lavorate nei campi”. Dobbiamo fare attenzione: posso pregare come quel fariseo nel Tempio, digiunare come lui due volte la settimana eppure può succedere che il cambiamento non avvenga. Bisogna fare una verifica interiore. Inizia il lavoro su se stessi.
Carissimi amici, questo sarebbe un riassunto breve, una breve introduzione alla scuola di preghiera di Maria.
Desidero dirvi un’altra cosa. Per poter pregare col cuore fa molto bene ringraziare. Ci sono tre dimensioni di ringraziamento. Aprire i nostri occhi, perché spesso siamo insoddisfatti perché non vediamo ciò che abbiamo: vedo solo i difetti. Quando ringrazio io scopro tantissime cose belle attorno a me.
Quindi: apri i miei occhi. Poi: sveglia il mio cuore. Perché quando scopro la bellezza del creato attorno a me il mio cuore inizia a gioire. E la gioia si sveglia dentro di me.
La terza dimensione è terapeutica. Quando ringrazio, per esempio per le croci – O Dio Ti ringrazio per le mie croci, per tutto ciò che è avvenuto nella mia vita, ti ringrazio per tutto – allora la gratitudine ti aiuta a riconciliarti con la croce, perché avvenga la pace dentro di te.
Cari amici, oggi forse avete uno, due o tre motivi per essere insoddisfatti. Tu hai questi motivi, ma ricordati bene: oggi hai mille motivi per essere felice.
Bene, questo era tutto.
Padre Marinko

giovedì 14 agosto 2014

15 agosto - Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria a Medjugorje

La Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria al Cielo ricorre venerdì 15 agosto. Le Sante Messe in lingua croata, presso la chiesa di San Giacomo a Medjugorje, verranno celebrate alle ore 6:00, 7:00, 8:00, 9:00 e 11:00, mentre la Santa Messa serale sarà alle ore 19:00. Anche quel giorno il programma liturgico di preghiera serale inizierà alle ore 18:00 con la preghiera del Rosario. Le Sante Messe per i pellegrini di altre lingue verranno celebrate nel corso della mattinata. Nei giorni che precedono la Solennità dell’Assunta, sono presenti a Medjugorje pellegrini stranieri provenienti da Austria, Germania, Irlanda, USA, Francia, Italia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Cina, Polonia e Spagna.
Fonte
 http://www.medjugorje.hr/it/attualita/

mercoledì 13 agosto 2014

FERMI TUTTI PERCHE' IO CI VEDO!!


CHIARA, FONDATRICE DELLA COMUNITÀ “NUOVI ORIZZONTI”
Vi racconto la storia di questa ragazza, che più di quindici anni fa, Chiara Amirante, ha scelto di dedicare la sua vita al Signore; ha scelto di dire il suo si pieno all’amore di Gesù.

Lei viene da una famiglia molto cattolica e credente, quindi fin da piccolina lei ha sempre avuto nel cuore Gesù, e ha sempre cercato in tutti i modi di testimoniarlo di portarlo agli altri, specialmente quando faceva l’università, lei praticamente spendeva il suo tempo oltre che a studiare, anche a creare tantissimi momenti di incontro con gli altri studenti: momenti della merenda insieme, del pranzo, per parlare loro di questo amore di Gesù, di questo incontro che lei aveva fatto nella sua vita con Gesù. E faceva una vita veramente stancante perché comunque non si stancava mai di parlare, di testimoniare, di ascoltare, anche a costo di saltare i pasti, di dormire poco la notte.

A forza di fare questa vita molto stancante, Chiara praticamente si è ammalata; le sono venute due malattie: una malattia agli occhi, l’ubeite cronica, che praticamente porta alla cecità. E un’altra malattia che si chiama sindrome di Berchet, che è una malattia che porta irreversibilmente alla morte. Con dolori atrocissimi in tutti gli organi. Praticamente le vengono queste due malattie e lei in poco tempo viene ricoverata in ospedale e quindi aveva davanti a sé vent’anni e una prospettiva di vita non delle più felici, perché comunque… queste gravi malattie, di rimanere ceca e poi la morte che sarebbe arrivata. E la cosa speciale, la cosa stupenda è che Chiara continuava a sentire dentro al suo cuore una profonda serenità e una profonda gioia, e non era la sua, era la gioia di Gesù.

E mentre stava su questo letto d’ospedale, le venivano in mente tante persone che lei spesso incontrava ogni giorno andando all’università. Soprattutto alla stazione Termini e la stazione Termini a quei tempi, prima del giubileo, prima che facessero i lavori, era un posto ancora più infernale di quanto non lo sia oggi. E quindi lei pensava a tutti quei ragazzi che la popolavano, quindi tossicodipendenti, prostitute, ragazzi senza una casa, ragazzi che nella vita ne avevano subite e sopportate di tutte e di più. Pensava a loro e sentiva dentro il cuore il desiderio di portare anche a loro questa gioia nonostante il dolore, questo amore di Gesù a queste persone, gli ultimi, che probabilmente non avevano mai incontrato l’amore. E lei cominciò a fare questa preghiera, chiedendo proprio a Dio se questo era un desiderio suo o se veniva da Dio, questa cosa che aveva nel cuore. E gli diceva: fammi capire. Perché comunque se diventerò ceca e sono costretta su questo letto d’ospedale… non è che posso andare da queste persone ad annunciare l’amore di Gesù. Tutte le mattine i medici passavano a farle delle infiltrazioni di cortisone negli occhi, e la mattina dopo questa preghiera, praticamente i medici sono passati e Chiara s’è resa conto che ci vedeva e ha detto: fermi tutti perché io ci vedo! Come ci vedi? Si si. Io ci vedo! Allora sono cominciate mille analisi e i medici si sono resi conto che le malattie erano completamente sparite. E gli hanno detto: guarda Chiara, per chi ha fede, questo è un miracolo. Perché altrimenti scientificamente non c’è una spiegazione a questo. E da lì proprio, Chiara ha sentito che era veramente il sigillo di Dio sul desiderio che sentiva nel cuore ed è andata subito a festeggiare alla stazione Termini, e quindi è cominciata la sua avventura nel mondo della notte, con i giovani che popolano la notte ha cominciato a passare le sue notti in mezzo a questi giovani portando loro l’amore, portando loro l’ascolto, portando loro l’abbraccio, e andava da loro con in mano solo una cosa: il Vangelo. E spesso si fermava in mezzo a loro leggendo la Parola di Dio; raccogliendo non potete immaginarvi, quante lacrime di dolore, quante storie delle sofferenze più atroci. E lei sentiva in questi giovani proprio il grido di Gesù, il grido di Gesù assetato, il grido di Gesù in croce. E lei ci racconta sempre di un momento in cui incontrò una ragazza che era giovanissima, dei paesi dell’est che praticamente si prostituiva per avere la forza di drogarsi e si drogava per avere la forza di prostituirsi, quindi era proprio tutto un circolo vizioso. Un giorno pioveva, questa ragazza era caduta in terra, era tutta sporca di fango, e si buttò tra le sue braccia e le disse: ti prego Chiara, portami via da questo inferno! Portami via da qua. Io stanotte non ce la faccio più a fare questa vita.

E questo grido sommato a tutti gli altri che Chiara aveva sentito, ha sconvolto proprio Chiara. Si rese conto in quel momento che doveva fare di più. Allora insieme ad altri due ragazzi che già avevano cominciato a seguirla in questa avventura, presero una casa, una villetta nella periferia di Roma (a Trigoria) e lì hanno proprio cominciato a ospitare tutti questi giovani. Quindi in una casa di sei, sette persone, in poco tempo erano in più di venti con tutti i materassi in terra la notte; di giorno li tiravano su. E li accoglieva, li accoglieva e ha cominciato con loro a vivere la legge dell’amore, a vivere la parola di Dio; certa nel suo cuore che solo l’amore di Dio è la medicina che guarisce ogni ferita, soprattutto le ferite di “non amore”, che poi stanno alla base di tutto. Ecco, appunto, sono passati più di quindici anni, e da quella casa a Trigoria adesso abbiamo sessanta centri in Italia tra comunità terapeutiche, fra centri di ascolto, centri di formazione, e abbiamo sette centri in Brasile dove abbiamo anche bambini di strada, e abbiamo questo centro di spiritualità “Stella del Mattino” qui a Medjugorje. Quello che facciamo, oggi la realtà è molto grande, quindi non solo fanno parte di questa grandissima famiglia persone comunque che vengono da storie di droga e storie della strada, ma anche persone che incontrando la nostra realtà hanno deciso di fare una scelta di vita, perché comunque ferite nel cuore ce le abbiamo tutti, chi più, chi meno. Veramente la Cristo-terapia che è quella che facciamo noi, la guarigione del cuore con Gesù, è la soluzione. Perché guarisce le ferite del cuore. Quindi tante persone hanno lasciato il lavoro, le loro case e sono venute a far parte della nostra famiglia. Noi praticamente ogni anno facciamo le consacrazioni nel giorno di Pentecoste, per dire proprio grazie all’amore che Gesù ci ha dato quando è entrato nella nostra vita e facciamo promesse impegnandoci a vivere in povertà, in castità e in obbedienza e in gioia. Questa quarta promessa che è appunto la promessa della gioia è quella appunto che ci caratterizza, perché il nostro carisma è proprio scendere negli inferi nostri, negli inferi dell’altro e in quegl’inferi portare la gioia di un Cristo che dopo la morte è Risorto. Quindi anche noi oggi testimoniamo questa Risurrezione di Gesù, andiamo nelle strade come faceva Chiara, facciamo le missioni, andiamo alla stazione Termini, andiamo ovunque ci chiamino, andiamo nelle scuole, e comunque il primo impegno è quello di testimoniare che l’incontro con Gesù è l’incontro che veramente cambia la vita. LA TESTIMONIANZA DI MICHELA Bene! Allora vi racconto qualcosa della mia storia, qualcosa del mio incontro con Gesù, che arriva a capovolgere effettivamente una vita intera. Io sono undici anni che vivo questa avventura e quando sono entrata non credevo assolutamente in Dio. Anzi pensavo che i preti e le suore diventassero preti e suore per mancanza di lavoro. Questa era l’idea che avevo e vedevo una Chiesa che sapeva dare tante belle regole, ma non riusciva a rispondere ad una domanda che portavo nel cuore, ed era questa: se è vero che Dio è amore perché nel mondo c’è la sofferenza? Era purtroppo una domanda a cui non riuscivo a trovare una risposta, perché io la sofferenza l’ho incontrata subito, appena nata, perché la mia mamma e il mio papà hanno pensato bene di abbandonarmi in ospedale. Dall’ospedale ho fatto tutta la gavetta in vari collegi e orfanotrofi e ho passato lì i miei primi sei anni di vita. L’ultimo posto dove starò, verrà chiuso per violenza a minori. Quindi tutto avevo conosciuto, ma non l’amore. E quando un bimbo non conosce amore, da grande non sa dare amore.

Pertanto a scuola ero diventata strumento di santificazione per i professori, perché rendevo vive le loro mattinate a scuola, insomma con me non s’annoiavano! E quando andavo all’oratorio ‘ste povere suore si mettevano le mani nei capelli perché ne combinavo veramente di tutti i colori.

Me ne sono andata via di casa appena avuta la maggiore età; ho iniziato a lavorare giovanissima, e ho scoperto che avevo un talento: sapevo fare da mangiare. La cucina diventerà il mio modo di comunicare con le persone, con il mondo esterno. La cucina inizia a riempire tanti vuoti che avevo, quindi tento la carriera, che mi riesce, perché diventerò chef internazionale di cucina, inizierò a girare l’Italia, l’Europa. E i soldi hanno iniziato ad essere il dio della mia vita. Più soldi avevo e più ne avrei voluto avere. Tutto ciò che era il mondo dell’affettività era un gran disastro, perché? Perché a me m’avevano insegnato ad essere usata e gettata, e quindi usavo e gettavo l’altro. Mi dicevo: va bè ma tanto io il cuore non ce lo metto, a me che m’importa? Io so che le mie relazioni hanno un inizio e una fine. Pertanto i miei fidanzati andavano in base alle stagioni dei cuochi. Avevo un ragazzo per le stagioni estive, quello per le stagioni invernali, e poi per le ferie, per carità, ce ne stava pure un altro. Però ogni volta che finiva una relazione, non si sa come mai, era una ferita in più che davo al mio cuore. Sino a quando ho incontrato un ragazzo, un ragazzo un po’ diverso che mi ha parlato dell’amore in modo diverso. Era perfetto. Ma aveva un difetto: che era un cattolico e un cattolico convinto, a differenza di me che non credevo in Dio. Quindi vi potete immaginare… passa un giorno, passa due, passa tre, e dicevo: ma questo mica l’è normale! Al quinto giorno l’ho fermato e gl’ho detto: senti Luca, ma a letto quando ce se và? A letto? Dopo il matrimonio! Dopo il matrimonio??? E chi ce la fa ad aspettare fin dopo il matrimonio? No No, guarda, per me è importante il sacramento del matrimonio… dopo il matrimonio!

Altro problema era la domenica, perché la domenica con la messa, non andava mai in ferie. O c’aveva la pastorale giovanile, o il grest o chi ne ha più ne metta, e quindi lui la domenica andava lì e io invece andavo a vedere la mia squadra di football, giocare a calcio. Siamo rimasti fidanzati due anni, sino a quando una sera lui viene a casa mia ed era la prima volta che saliva a casa (e non vi nascondo che un pensierino quella sera ce l’avevo fatto) dico questo c’è cascato. E invece no. Invece viene su e mi dice: guarda io ho parlato con il mio padre spirituale, ho intenzione di sposarti. Con chi ne hai parlato? (io all’epoca non è che avevo tanta idea di cosa fossero i padri spirituali) e allora dico: scusa, ma va dal sindaco di Alassio, piglia un appuntamento, due firme e ti fa sposare. Mo chell’è ‘sto padre spirituale? No no, guarda, è un sacerdote che mi segue, per me è importante che ci sposiamo in chiesa. No. Io in chiesa non ci vengo. Non t’azzardà proprio! Dice:guarda che permettono un matrimonio misto. Tu dichiari di essere atea, non fai la comunione, ma dai la possibilità a me di sposarmi in chiesa. E io m’arrampicavo dappertutto perché dovevo trovare la scusa per non sposarmi. Allora a un certo punto m’è venuta fuori tutta la mia parte genovese, perché io sono di Genova. E allora ad un certo punto gli dico: senti un po’ ma quanto costa questo matrimonio? Dice: Niente! Basta che tu vieni in chiesa. Poi mi occupo di tutto io! E allora dentro di me ho detto: uno, l’immagine non la perdo perché dichiaro di essere atea. Due, non devo tirar fuori un becco d’un quattrino… scusa, sai che ti dico? và dal tuo padre spirituale, organizza tutto ‘st’ambaradan. A me dillo una settimana prima così tra un banchetto e l’altro mi libero, vengo a fare ‘sta pratica e poi finalmente si va a casa. E quando uno è innamorato accetta qualsiasi condizione.

Quindi Luca, incomincia ad organizzare questo matrimonio, ma nella realtà dei fatti io con Luca non mi sposerò mai. Perché non mi sposerò mai? Perchè Luca morirà quattro giorni prima del matrimonio. E lì ho iniziato a farmi un po’ di domande. Innanzi tutto vado a contatto con la prima verità della mia vita: che con i soldi, sino a quel giorno, avevo comprato tutto e tutti, ma una cosa sola non ho potuto comprarla: e questa è stata la vita. E allora quando ti rendi conto che i soldi non sono tutto; quando ti rendi conto che le tue sicurezze incominciano a crollare, la mia reazione qual è stata? Quella di prendermela con Dio. Ho iniziato ad accusare Dio di avermi tolto i miei genitori, ho iniziato ad accusare Dio di aver subìto le violenze che avevo subìto. Ho iniziato ad accusare Dio di avermi tolto l’unica persona che forse avevo veramente amato. E così la sera dei funerali, io stavo passeggiando su questa spiaggia e… ho urlato questa frase nella solitudine più totale, ho urlato questa frase, e ho detto: Dio, se tu esisti, io ti distruggo! Ma se tu non esisti, passerò la mia vita a dire al mondo che tu non esisti. Ed è incominciata la mia guerra con Dio. Una guerra senza esclusione di colpi, una guerra che mi porterà alla morte, alla morte dell’anima. Perché? Perché a causa del mio lavoro vengo trasferita in una grande città d’Italia e una mia collega che mi vedeva stare male mi dice: Senti, prendi questo numero di telefono, telefona e fatti aiutare. Ho telefonato. Era il numero di telefono di una persona che diceva di essere una psicanalista e qui comincio ad andare un giorno a settimana, due giorni a settimana, quattro volte a settimana. E poi da lì un giorno mi sento dire: lo sai Michela? Dobbiamo capire perché tu soffri. E allora bisogna scendere nel tuo inconscio, bisogna fare ipnosi. E ho accettato anche di fare ipnosi. Mi ritroverò ad essere un burattino che si può manovrare come e quando si vuole. Vi dico solo per farvi capire, che ero dirigente dello Sharaton Hotel, in questa città, con trentadue dipendenti, e non ero in grado di decidere da sola se la forchetta andava a destra o a sinistra, perché lo dovevo chiedere a lei. Purtroppo sono finita nelle mani sbagliate perché, questa persona non era una dottoressa, bensì una sacerdotessa di una delle sette sataniche più importanti d’Italia.

Io ho passato due anni della mia vita, due anni dove ho perso tutto, due anni dove questi occhi hanno visto solo morte e tanta violenza. La cosa più importante che ho perso è stata la dignità, la dignità di donna. Undici anni fa durante la notte di Natale, durante un rito, mi viene detto che posso avere io il potere e posso essere io sacerdotessa. Però mi dicono: devi dimostrarci la tua appartenenza a noi. Mi dicono: guarda, a Roma c’è una comunità,” Nuovi Orizzonti”, la fondatrice è Chiara (Amirante, ndr), è una ragazza molto giovane, è agli inizi, ma è molto protetta dalla Chiesa e per noi comincia ad essere un serio pericolo. Allora se tu vuoi appartenere a noi, distruggi tutto ciò che è l’opera di Nuovi Orizzonti, e uccidi Chiara. E io ho detto di si. Sono partita per Roma. E’ il sei gennaio, è il giorno in cui i magi vanno da Gesù. E’ il giorno in cui Gesù si rivela ai più lontani. E lo è stato anche per me. Perché quella sera, verso le otto di sera, io sono arrivata alla porta della prima comunità che risiedeva a Trigoria e ho suonato il campanello. Chiara racconta sempre che lei stava cenando e in quel momento ha sentito nel cuore: apri tu quella porta perché c’è una mia figlia che ha bisogno; e Chiara s’è alzata ed ha aperto quella porta. E ha fatto una cosa sola: mi ha abbracciato e mia ha detto: finalmente sei a casa. Sarà l’abbraccio che capovolgerà completamente la mia vita. E’ un abbraccio che dopo undici anni è ancora vivo, un’ abbraccio che sento ancora nei momenti di difficoltà. Col tempo ho imparato a dire che era l’abbraccio del padre che aspettava il figliol prodigo, che tornasse a casa.

Mi ha portato in camera sua. Lei dice che abbiamo parlato circa quaranta minuti, ma non ricordo niente, perché i momenti di lucidità erano proprio pochi. So solo che io ad un certo punto ho avuto la piena consapevolezza che per me non c’era speranza, perché sapevo che mi avrebbero comunque trovato e ucciso. E così ho detto questa cosa a Chiara, ho detto: Chiara, io ho imparato dentro la setta, che quel pezzo di pane che voi adorate, quel pezzo di pane di cui voi vi nutrite, loro m’hanno insegnato che lì veramente c’è la presenza di Gesù. E mi hanno detto che per voi cattolici, lì c’è la vera ed unica salvezza. Allora nella mia ignoranza gli ho detto: Chiara, se io prendo quel dischetto bianco (all’epoca non sapevo come si chiamasse) so che mi salvo. Si. Però prima devi fare l’incontro con la misericordia. Così hanno chiamato un sacerdote. Mi sono confessata, ma ne avevo combinate un po’ tantine. E per il diritto canonico non potevo avere l’assoluzione completa perché ero incorsa in una scomunica. Che cosa fare? Hanno preso carta e penna, hanno scritto tutta la mia storia, tutti i macelli che avevo combinato e li hanno spediti alla Congregazione della Dottrina per la Fede, in Vaticano. E dopo soli due giorni, un certo Cardinal Ratzinger, ha risposto dicendo: OGGI LA CHIESA E’ IN FESTA, PERCHE’ UN FIGLIO E’ TORNATO A CASA. E con questo permesso speciale, la notte del ventisette di gennaio, dalle suore di Madre Teresa al Celio in Roma, ho fatto la comunione, ho consacrato il mio cuore al Cuore Immacolato di Maria e ho fatto i miei primi voti (laici) di povertà, castità, obbedienza e gioia. La gioia del Cristo Risorto.

E da quel momento tutto è finito e tutto è incominciato. Ho incominciato a fare questo percorso di “Cristo-terapia”, questo percorso dove la parola di Dio, guarisce. Dove Gesù Eucaristia, guarisce. Ma c’era una ferita che c’è stato il bisogno dell’intervento di Sua mamma. Ed era una ferita molto profonda in me, perché era quella di una mancanza di una mamma. Fondamentalmente questa ferita si riapriva ogni volta che arrivava il mio compleanno, che arrivava Natale, che arrivavano le feste della comunità. E Chiara ha la bella idea di mandarmi ad aprire un centro di aiuto alla vita. Un centro residenziale per ragazze madri in difficoltà, minori a rischio e per donne che devono decidere se abortire oppure no. E parto con tutto l’entusiasmo di aprire una nuova casa. Soltanto che dopo qualche giorno, incomincio a raccogliere il dolore di madri che avevano partorito in situazioni di disagio, difficili. Quel bimbo giustamente era stato dato in adozione. E mi dicevano: Sai? Oggi mio figlio oggi ha otto anni, ma non l’ho mai tenuto tra le braccia.. Avrei voluto accompagnarlo il primo giorno di scuola, ma non potevo... Chissà come si trova nella sua famiglia adottiva... Oppure ho iniziato a raccogliere il grido di donne che avevano abortito. Ed è un grido che ti lacera il cuore. E la sera quando andavo davanti a Gesù a consegnare queste urla, perché altrimenti a Nuovi Orizzonti non riesci a sopravvivere, ho sentito nel cuore una cosa ed era questa: Michela, se tu oggi esisti è perché tua madre ha detto si alla vita. Se tu oggi sei un dono d’amore per tanti figli che io ti consegno è perché tua madre è stata un dono d’amore per te. E ho sentito nel cuore che dovevo cercare mia madre. Ma non per chiederle perché mi hai abbandonato o cose di altro genere. Ma semplicemente per dirle grazie per avermi dato al vita. E così c’è una legge in Italia, che da un po’ di tempo permette di sapere le proprie origini. Io rientravo in questi casi e ho incaricato un tribunale, e un giudice troverà mia madre. Abbiamo lasciato a lei la libertà di decidere se sentirci oppure no. Lei ha detto il suo si. Quindi abbiamo cominciato un rapporto telefonico. Sino quando lei mi chiede di incontrarla. E parto il 9 giugno del duemilaquattro, per questa città del nord, per incontrare mia madre. Ma commetto un errore. E qual è l’errore che commetto? Che al primo posto non c’è Dio. Al primo posto c’è il mio bisogno di dire che anche io adesso ho una madre. Al primo posto c’è il mio bisogno di ricevere la telefonata. Al primo posto c’è mia madre, non c’è Dio. Vedete, quando nella nostra vita al primo posto stanno altre cose quali figli, moglie, lavoro… ognuno sa cos’ha al primo posto, e non c’è Dio, c’è il rischio che la nostra casa sia costruita sulla sabbia e c’è il rischio che la casa crolli. E in quel giorno malgrado sette anni di comunità, la mia casa è crollata. Perché? Perché dopo un breve momento che stavo con mia madre, con uno sguardo che non auguro al mio peggior nemico, mia madre mi dice: Tu per me non sei esistita allora, non esisti oggi, esci fuori dalla mia vita. E la mia casa è crollata. Io non so cosa prova una madre quando un figlio dice no. Ma vi posso dire che cosa ha provato un figlio quando la madre gli ha detto no. Sono tornata a Roma, avevo il cuore a pezzi. Sono andata da Chiara e gli ho detto: Chiara, ma perché Gesù mi tratta così? Ma che ho fatto di male a ‘sto Gesù? Adesso lavoro per Lui… Perché Gesù fa così? E lei mi ha risposto: Vedi, prima di te c’era una santa, che era una mistica, santa spagnola, santa Teresa D’Avila, e anche lei era messa molto alla prova. E un giorno come te, s’era arrabbiata, e si è rivolta direttamente a Gesù e gli ha detto: senti ma, apro tanti monasteri, tante vocazioni, perché mi tratti così? E Gesù gli ha risposto: sai Teresa io i miei amici, li tratto così. E santa Teresa D’Avila ha risposto: Ah… adesso io ho capito perché tu hai così pochi amici…

Io ho detto: Chiara, troppi effetti collaterali questi amici di Gesù. Dobbiamo trovare una soluzione.

E lei m’ha detto: guarda, hai le ferie, venti giorni. Ti prendi queste ferie e vai a Medjugorje. Dov’è che vado? Vai a Medjugorje. Hai le ferie, là oltretutto è il 25 giugno, quindi è un momento molto importante. Lì troverai la risposta che cerchi. E la mia risposta: Chiara, ma fa pace col cervello te e Medjugorje. Io secondo te, venti giorni di ferie mie vado a passarle in mezzo alle pietre, alle colline e a gente che dice pure di vedere la Madonna? Ma fa la brava. Però guarda io capisco che tu mi vuoi tanto bene e anche io te ne voglio. Facciamo così: tu mi paghi diciannove giorni di ferie in Croazia che c’è un mare favoloso e un giorno faccio una capatina e Medjugorje. Lei mi guarda e mi dice: Mh…adesso ne abbiamo due di problemi, uno, che hai un voto di povertà e non mi risulta che a te ti posso proprio andare a pagare le ferie in Croazia. Due, sicuramente non te lo ricordi, eri distratta, ma io c’ero e me lo ricordo molto bene, hai fatto pure un voto di obbedienza. Adesso per santa obbedienza vedi di andartene a Medjugorje. E “volontariamente” sono partita per Medjugorje.

I primi dieci giorni giro nei bar, della serie, non mi interessava neanche dove stavo. Proprio niente. Poi dentro di me dico: ma io posso tornare a Roma dagli amichetti miei e dirgli che son stata in ferie tutta pallida senza aver preso un po’ di sole? E ho detto Và bè! Visto che il programma serale è all’aperto arrivo là un po’ prima, mi metto là a piglia’ il sole e poi… così faccio contenta anche Chiara, sento la messa il rosario e tutto. E l’undicesimo giorno così è stato Ho preso lo stuoino e l’asciugamano e mi son messa davanti al tendone verde, vicino al capannone giallo. Là c’è una grande distesa di un prato, e ho steso l’asciugamano e mi son messa là a piglià il sole. Verso le sette di sera arriva Marja (una dei veggenti) che io non conoscevo, cioè, l’avevo vista in due occasioni perché me l’avevano presentata, ma non ci conoscevamo assolutamente. Passa, mi vede, e mi dice: ma che stai facendo qua? E che sto a fa Marja? Quello che fai tu! Sto alla messa. Mh…ma non ti ho visto in questi giorni, sei appena arrivata? No, no. E’ dieci giorni che sto qua ma ho tante cose da fare… senti, guarda, domani io sono all’Oasi della Pace (una comunità presente qui a Medjugorje) e essendo che ci sono tanti pellegrini che hanno chiesto di partecipare all’apparizione, lì ci sarà l’apparizione. Vieni, sei mia ospite! Voi che avreste risposto al posto mio? Siii. Voi! Non io. Mi sono alzata da terra, ho guardato dritta Marja e gli ho detto: Marja, se qui c’è la Madonna è lei che deve venire da me, perché io da qua non me muovo! Questa mi guarda con due occhi così e mi dice: Penso che però tu ne hai tanto bisogno. E se ne va via. Il giorno dopo guardo l’orologio erano le sei e venti. Dico, và bè! La merenda l’ho fatta, il caffé l’ho preso, andiamo a vede’ ‘sta cosa. E sono partita per l’Oasi della Pace.

Ovviamente era impossibile entrare. Perchè erano i giorni dell’anniversario, e quando si sa che c’è un’apparizione pubblica, che tutti possono partecipare, vi potete immaginare che cosa c’era là dentro? E quindi sono arrivata fino a dove c’è un piccolo anfiteatro, dove c’erano delle piante e mi sono messa sotto all’ombra. Mi metto lì, e mentre faccio per sedermi, ripassa l’incubo mio. Marja. Ripassa Marja che mi vede e mi dice: No no. Tu vieni dentro con me. Marja, fai la brava! Ma mi dici ndo’ vai là dentro? Poi guarda, o dentro o fuori tanto io ‘sta Madonna non la vedo. Io sto qua fuori al fresco. Che fa Marja? Non ha detto una parola, mi ha preso per il colletto della t-shirt, mi ha alzato da terra di peso (avevo i piedini che mi facevano a mala pena così) e davanti a tutti mi ha portato dentro la cappellina dell’Oasi. Non vi dico la vergogna che ho provato in quel momento! Avrei voluto sparire. Anche lì molto “volontariamente” mi fa inginocchiare, perché mi da una mina qua dietro alle ginocchia; me fa scendere come un masso a terra e lì incomincia l’apparizione. Ma a me non interessava, non so manco cosa volesse dire forse dentro di me, dove stavo. E quindi che ho fatto? Ho iniziato a guardare Marja, la cosa che secondo me era più logica. Ho iniziato a vedere ‘sto sguardo, vi devo dire bellissimo! vi devo dire uno sguardo luminosissimo, che fissava un punto ben preciso. E poi lì ho iniziato, sempre guardandola, a vedere che ogni tanto muoveva la bocca. Allora lì mi ha preso un pensiero molto “contemplativo”, dalla “profondità del cuore”. Perché ho detto: ma questa con la Madonna ce parla in italiano o in croato? Ma che m’importa?! Questo per dirvi che proprio l’apparizione era lontana da me migliaia e migliaia di chilometri. Sino a quando succede qualcosa: e che cosa succede? Succede che inizio a sentire un calore stupendo nel corpo. Ma non è un calore “oh! Quanto fa caldo” No! E’ un calore che è partito dalla punta dei capelli ed è arrivato alla punta dei piedi. Avevo la sensazione di qualcosa che mi avvolgeva… e ve la dico così perché sono le parole più semplici ma spiegarlo per me resta molto difficile, e avevo la sensazione di due braccia che mi stavano coccolando. E l’altra sensazione strana che ho avuto è stata quella del trapianto di cuore; perché ho sentito una mano che mi ha strappato questo cuore ormai troppo stanco, troppo ferito, troppo ammalato e un’altra mano che mi ha rimesso un cuore nuovo. E una pace è entrata dentro di me. Una pace che non ha preso solo la mia anima, ha preso la mia mente, ha preso il mio corpo, ha preso tutto di me. Finisce l’apparizione, io stavo una favola! Eh… io sono molto razionale, quindi cercavo di dare una spiegazione a tutto ciò, ma non la trovavo. Per la prima volta non riuscivo a trovare una spiegazione di quello che mi era successo. Ma era talmente bello, che cercavo anche di godermelo tutto, quel momento.

Finisce l’apparizione e Marja si alza e fa quello che fa sempre quando ci sono delle persone esterne: spiega quello che è avvenuto al momento dell’apparizione, e dice: Al momento dell’apparizione, quando la Madonna è venuta, ho affidato tutte le intenzioni di preghiera. La Madonna ha pregato su di voi e vi ha benedetto. E poi lo sguardo di Marja s’incrocia con il mio sguardo e davanti a tutti mi dice: La Madonna fa suo il dolore che porti, nella profondità del tuo cuore. Ma da oggi solo lei ti farà da mamma. Io ho guardato Marja… avevo la certezza che lei non sapeva niente, e quindi qual è stata la mia reazione? Sono scappata via di corsa. Vuoi sapere qua a Medjugorje come si fa a capire che c’è un veggente in giro? Molto semplice: in base ai pellegrini che lo inseguono per il paese. Ecco! Quella sera era Marja che mi inseguiva per tutta l’Oasi. E cercava di acchiapparmi. Mi prende e mi dice: dai vieni a cena a casa mia. E quindi mi prende sotto braccio e vado verso casa sua. Ma lungo il viale, san Tommaso con me era regalato(?) perché? Perché mi fermo di scatto, la guardo e gli dico: ma Marja, ma tu là dentro davvero ce l’avevi con me? E lei mi ha risposto: Io no. Ma la Madonna si! E da quel giorno Maria è entrata nella mia casa, è entrata nella mia vita; da quel giorno ho scoperto di avere una mamma specialissima, una mamma ventiquattr’ore su ventiquattro. Una mamma a cui, vi do una notizia, non serve comunicare con lei con telefonini, sms, internet. No no. E’ gratis. Basta una cosa sola: avere un semplice rosario tra le mani, e allora scopri che è lei che ti prende per mano; scopri che non sei più tu che prendi le decisioni da sola, ma è lei che le prende insieme a te. Ed è una mamma che si è preoccupata di tutto. Io vi garantisco, non solo a livello spirituale, ma materiale, in tutto si è occupata di me. Ma la cosa più importante che ho capito quella sera, è il senso della sofferenza. Io ho incominciato dicendovi che non trovavo una risposta a una parola ben precisa: al dolore. Ma quella sera, ho capito che se volevo diventare santa, dovevo incominciare a vivere il silenzio di Maria sotto la Croce, perché? Perché ogni qual volta son riuscita, non più a scappare dal dolore, ma ad abbracciare quel dolore, io vi garantisco che quel dolore, si è trasformato in amore. Ed è molto semplice. Perché ogni qualvolta che porto un dolore grande nel mio cuore o dei pesi, delle responsabilità enormi, ogni qualvolta io mi butto, ad amare l’altro, il fratello che ho davanti a me, fratello che mi chiede aiuto, che grida, ogni qualvolta riesco a fare questo passo di uscire dal mio dolore, per andare incontro al fratello, io vi garantisco che quel dolore che io porto, automaticamente, si trasforma in amore. E allora concludo dicendovi questo: che la più bella scoperta che ho fatto, è che non c’è morte senza Risurrezione, ma non c’è Risurrezione senza morte!
Sulla storia di Michela è stato pubblicato un libro, cliccate su questo Link per avere più informazioni.

Tratta dalla mailing list Informazioni da Medjugorje

mercoledì 6 agosto 2014

Rivoluzionario Terrorista dell'IRA convertito a Medjugorje


"Questo è il Dio che ho incontrato attraverso la Madonna qui a Medjugorje". Le straordinarie e romanzesche coincidenze che la grazia ha creato nella vita di un ex terrorista dell'IRA, organizzazione clandestina e terroristica dell'Irlanda del Nord, grazie alla Madonna di Medjugorje.
La testimonianza è stata data il 3 agosto 2010 durante il Festival dei Giovani.

Shalom! Buongiorno a tutti!
Il mio nome è Marc Lenagham. Vengo dall’Irlanda, da Belfast. È un privilegio per me essere venuto qui, per condividere con voi una parte della mia storia. Voglio ringraziare la Madonna perché mi ha guidato verso il suo Figlio Gesù.
La mia storia è iniziata quando ero un bambino piccolo, nell’Irlanda del Nord. La mia famiglia era una famiglia cattolica praticante. Siamo andati sempre alla Messa la domenica. Ma verso la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, nell’Irlanda del Nord è sorto un movimento per i diritti umani. Molti cattolici cercavano i loro diritti umani: di poter lavorare, di poter votare, di avere una casa. La mia famiglia ha vissuto in una zona piuttosto protestante, non-cattolica. E quando nell’Irlanda del Nord è iniziata la guerra, la mia famiglia era molto ferita, perché siamo stati attaccati dalle bande protestanti. Loro temevano che i cattolici si sarebbero impossessati di quel territorio dell’Irlanda che apparteneva all’Inghilterra.
All’inizio degli ’70 la nostra casa è stata attaccata da un gruppo di barboni che hanno buttato una bomba. Non è successo nulla di grave, ma eravamo tanto impauriti. Un po’ dopo, un gruppo di persone sono entrate a casa nostra e ci hanno cacciato fuori. Abbiamo perso tutto. Abbiamo perso la nostra proprietà, tutto ciò che ci apparteneva, tutto ciò che possedevamo, e siamo diventati profughi. Ero un ragazzo giovane, e questo ha avuto tanto influsso su di me. E ho cominciato a sentire gli inglesi come nemici. Centinaia di altri ragazzi come me erano pieni di amarezza; eravamo pieni di rabbia per tutto ciò che stava succedendo. Come giovane adolescente ho deciso di lottare contro gli inglesi e come adolescente ho cominciato a fare parte dell’IRA, dell’esercito repubblicano irlandese. Questa organizzazione ritiene che gli inglesi comprendo solo la violenza.
Ero amareggiato, arrabbiato per tutto quello che hanno fatto. Ho cominciato a leggere la storia irlandese, e ho visto che lo stesso modello di comportamento inglese si ripeteva nei secoli. Ho cominciato a far parte dell’IRA, questo esercito irlandese repubblicano, e facevo parte della loro polizia. Noi che eravamo giovani facevamo controlli come poliziotti: era un atteggiamento abbastanza brutale. La polizia inglese non era accettata dal popolo, e allora la nostra polizia svolgeva il loro ruolo. Invece di lottare attraverso avvocati e tribunali, noi abbiamo lottato con la gente direttamente: la nostra giustizia consisteva nello sparare sugli uomini e nel picchiarli. Era tutto abbastanza brutale, violento. Chiunque commettesse un qualsiasi atto criminale veniva trattato dalla nostra polizia così. Ma con tutto ciò non ero contento. Volevo far parte dell’altro ramo di questa organizzazione: quel ramo che possedeva le armi e le bombe. Allora ho fatto la richiesta di far parte del ramo degli adulti di questa organizzazione che lottavano seriamente contro l’esercito inglese. Mi hanno detto che se lo volevo veramente dovevo stare molto attento e dovevo essere certo di ciò che volevo fare, perché mi sarei potuto trovare in diverse situazioni, come morte, ferimenti gravi oppure la vita in prigione. Io ho risposto: “Si, sono pronto ad accettare tutte queste realtà”.
Sono andato in un campeggio dove facevano allenamento i militari, lì mi hanno allenato a fare il cecchino. Ci hanno insegnato ad usare vari tipi di armi. E quando erano soddisfatti della nostra preparazione, ci mandavano indietro a Belfast per lottare con l’esercito inglese. Nel mio gruppo eravamo dieci tra uomini e donne; possedevamo armi pesanti: pistole, bombe, mitragliatrici, bombe pesanti. Per mesi stavamo nascosti aspettando l’esercito inglese. Era un periodo molto stressante: per l’IRA abbiamo fatto molti sacrifici, abbiamo addirittura digiunato, abbiamo perso tante notti per la nostra causa. Ci succedeva di spendere anche dieci giorni nel preparare un’operazione dell’organizzazione dell’IRA.
E un giorno qualcosa cominciò ad andar male. Mi stavi preparando a sparare ad un gruppo di soldati. Ho messo le cartucce al posto giusto, e ho sparato tre cartucce su un gruppo di militari. Ci hanno insegnato che se volevamo sparare a qualcuno sulla testa, dovevamo rendere di mira il petto. Ho sparato tre cartucce, ma ho sbagliato! Ho sparato, non a un militare, ma a un civile. Con i miei colleghi abbiamo cercato di scappare, ma abbiamo incontrato un gruppo di soldati inglesi. Un soldato ha testimoniato che voleva spararmi addosso, ma in quel momento la motocicletta, sulla quale stavamo, ha fatto un incidente, non si muoveva più. Mi hanno preso e mi hanno giudicato per cinque tentativi di omicidio.
A questo punto devo parlare di mia madre. La mia povera madre era una donna molto coraggiosa. Lei intuiva che stava per succedere qualcosa di molto grave, ma non riuscì a fermarmi. Allora mia madre si è rivolta alla Madonna, (questo me lo ha detto tanti anni dopo), dicendoLe: “Madonna mia, io non posso aiutare mio figlio: lo lascio a te”. Mia madre metteva le immagini della Madonna e i rosari nelle mie tasche. Metteva le immagini sacre sotto il mio letto. Nelle mie tasche trovavo i rosari: era mia madre a metterli.
Sono andato a finire in prigione. Ero ancora un militare consacrato all’esercito irlandese. Ho vissuto una vita doppia. Andavo all’università e studiavo la lingua russa, e quando mi hanno arrestato, mi mancavano gli ultimi tre mesi per finire gli esami dell’università.
Tutta la mia vita è rimasta distrutta in quel momento. Sono andato in prigione, condannato a 12 anni. Davo la colpa alla Chiesa cattolica. Consideravo la Chiesa cattolica una parte del sistema: il nemico. Avevo smesso di andare a Messa. Consideravo la Chiesa una parte del sistema inglese. Ma un giorno un certo prete è venuto in prigione: il suo nome è Paddy Kelly. Lui mi ha detto che aveva visitato un luogo che si chiama Medjugorje. Nella stanza si sono radunati 50 prigionieri dell’IRA, di questa organizzazione, e, domenica, questo prete è venuto per celebrare la Messa. Ma noi non l’abbiamo ascoltato. Ci scambiavamo l’un l’altro le sigarette, i messaggi segreti, e abbiamo lasciato che il prete facesse le cose sue.
Quel giorno padre Paddy ci ha provocati: ci ha letto un brano del profeta Isaia: “Se i tuoi peccati fossero rossi, li farò diventare bianchi come la neve” (Isaia 1,18). E ci ha detto che a Medjugorje la Madonna appare a 6 veggenti e che ha un messaggio per noi in quella prigione, in quella stanza: “Questo è il tempo della grazia e della misericordia”. Quel messaggio non mi è piaciuto per niente. Dopo la Messa mi sono avvicinato al sacerdote e gli ho detto: “Padre, non mi piace per niente questo messaggio. Lei non può capire”. E lui ha risposto: “Ma vuoi spiegarmi qualcosa? Cosa vuoi dirmi?” . e allora ho detto a me stesso: “Adesso io converto questo prete. Voglio convertire questo prete per farlo partecipare alla guerra”. Ma padre Paddy aveva un’altra idea, e mi ha detto “Se ritorno la settimana prossima in questa prigione, possiamo parlare di questo argomento?”. Io ho risposto: “Si va bene, padre, lo faremo”. E così, una settimana dopo l’altra, padre Paddy veniva nella prigione. Mi ha portato un libro di Medjugorje, dicendomi: “Vuoi leggere questo libro?”. Ho risposto: “Si va bene”.
E man mano che le settimane passavano, questo libro di Medjugorje, quest’opera di Medjugorje, mi interessava sempre di più. Qualcosa stava succedendo. Io non comprendevo che cosa era la grazia, non comprendevo cosa era la misericordia, la bontà di Dio: ma qualcosa stava succedendo. All’improvviso mi sono trovato a Messa ad ascoltare veramente. Di nascosto nella mia cella portavo il foglietto delle letture domenicali. E così mi sono trovato nella situazione di leggere la Sacra Scrittura. Prima per me era una cosa senza significato: erano favole, storie per me.
E all’improvviso hanno cominciato a colorarsi, come se queste storie fossero diventate tridimensionali, personali; e ho visto me stesso nella storia. L’uomo paralizzato nel Vangelo che era stato trasportato vicino a Gesù attraverso il tetto, quel paralitico ero io: ero paralizzato dai peccati, dalle tenebre; e sentivo le sue parole, le parole di Gesù, il quale diceva: “Alzati, i tuoi peccati sono perdonati”. Ho letto la storia di Lazzaro, morto nella sua tomba, e io ero quel cadavere. La mia tomba erano i miei peccati, e ho sentito le parole di Gesù che mi diceva: “Esci!”. E ho meditato la morte di Gesù sulla croce. Ho visto Gesù sulla croce, ferito, distrutto; come sudava sangue, e ho compreso che io sono quel soldato sotto la croce, con le armi, quel soldato che ha trafitto il cuore di Gesù: questo soldato ero io. Ma le parole di Gesù, nella Sacra Scrittura, dicono: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. E appena io cominciavo a leggere la Sacra Scrittura, questa diventava per me parola di vita: “Io sono la via, la verità e la vita”, “Io sono venuto perché abbiate la vita in pienezza”; “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna… non vada mai perduto”. E durante le settimane successive, mesi successivi, il mio viaggio ha preso un’altra strada. Dio ha svegliato qualcosa dentro di me, molto profondamente. Dio mi ha provocato, mi chiamava a cambiare. La Madonna mi chiedeva, mi cercava, voleva la mia conversione. La Madonna mi cercava perché andassi a confessarmi.
E una domenica il prete è venuto nella prigione. Io avevo la possibilità di andare a una riunione dell’IRA oppure di andare a confessarmi. Ho fatto la scelta: ho deciso di andarmi a confessare. Lode al Signore!
Sono andato a confessarmi, e mi sono liberato da tutti quei lunghi anni di tenebre. Ho sentito qualcosa di strano che non avevo mai sentito prima: ho sentito la gioia, la pace. E durante le settimane e mesi successivi ho cominciato a pregare di più. Ho scoperto il Rosario. Ho letto le apparizioni di Lourdes e Fatima. Ho letto vite dei santi. Ho letto la vita di Padre Pio. E questo mi ha ispirato: la vita di questi uomini mi ha ispirato, mi ha stimolato, erano i veri vincitori. Noi credevamo di essere vincitori, ma non lo eravamo. Ed era una esperienza talmente profonda, che sentivo di doverlo condividere con gli altri nella prigione. Ho cercato di trasmettere questa mia esperienza ad alcuni prigionieri, e alcuni mi hanno risposto con il loro “Si”.
Ho lasciato la prigione dopo aver trascorso lì 12 anni di condanna. Ho cominciato a capire qual era la volontà di Dio per me, il progetto di Dio per me. Mi sembrava che Dio mi dicesse di lavorare con i giovani nelle scuole. E così sono diventato maestro di catechismo nelle scuole.
Quando sono venuto a Medjugorje per la prima volta, mi sembrava di morire e di andare direttamente in cielo. Qui vedi queste facce degli uomini: gli uomini sembrano risorti. Un giorno qualcuno mi ha detto: “C’è una persona che vuol parlare con te”. Era qui, vicino alla chiesa di san Giacomo. Ho incontrato quell’uomo che mi ha detto di essere un militare inglese, quel militare inglese che si trovava a Belfast nello stesso tempo in cui io ero militare dell’IRA; era nella stessa zona in cui lottavo io. E anche lui ha avuto la stessa esperienza di conversione. Io, l’ex militare dell’IRA; e lui, l’ex militare dell’esercito inglese. Eravamo insieme a fianco alla chiesa di san Giacomo: ci siamo abbracciati e ci siamo riconciliati, qui accanto alla chiesa di Medjugorje. Nulla è impossibile a Dio! Amen!
Ho incontrato anche l’uomo che aveva attaccato la nostra casa, lui era nel gruppo dei protestanti che hanno distrutto la mia casa. Ho sentito la sua testimonianza e la sua storia. Lui e io lavoravamo insieme. Abbiamo parlato della pace, abbiamo parlato del perdono, di Gesù. Dio ha un senso strano del gioco.
La scuola dove io insegno è a fianco della prigione, circa a un centinaio di metri dalla cella della mia prigione. E dalla mia classe posso vedere la cella dove ho trascorso 12 anni. E mi ricordo che quando mi trovavo in prigione sentivo le voci dei bambini che giocavano; e adesso capisco che dieci anni dopo, con la grazia di Dio, io sono con questi ragazzi le cui voci ascoltavo dalla prigione. Adesso a questi bambini insegno il catechismo. Lode a Dio!
Sono tanti anni che lavoro come maestro di catechismo e cerco di portare ai ragazzi un po’ della mia esperienza di Medjugorje, della Madonna. Voglio trasmettere questo ai ragazzi nella scuola. Dico ai ragazzi che Dio li ama, che loro sono figli e figlie di Dio Onnipotente. Sono la pupilla degli occhi di Dio: Gesù li ama immensamente. Lui è il dio delle promesse, della benedizione, Dio dell’amore.
Questo è il Dio che io ho incontrato attraverso la Madonna qui a Medjugorje.
Desidero concludere con una breve preghiera. Spero che possiate questa preghiera quando tornate a casa. Sono cinque parole. Quando ritornate alle vostre case, nei momenti difficili, quando vi allontanate da Dio, quando vivrete nel peccato, quando vi troverete nell’insuccesso, nelle paure, pronunciate queste cinque parole di questa bellissima preghiera: “Signore, io oggi comincio daccapo”. Dio vi benedica. Grazie a Gesù! Grazie a Maria!

(Trascrizione Franco Sofia)


venerdì 1 agosto 2014

Ero arrabbiata con me, con tutti e con Dio.



Testimonianze dal Festival dei Giovani - Tratta dalla ml informazioni da Medjugorje
DALLA TESTIMONIANZA DI IRENA E MATTEO
«Sono Irena e vengo da Mostar, che si trova a mezz’ora da Medjugorje.

Prima della Comunità me ne sarei andata, per me era stupido stare qui perché si prega, non credevo in niente e in nessuno. Sono una ex tossica, ma la mia tossicità è cominciata da piccola perché ero già triste e pensavo che la gioia non esistesse, credevo di essere nata per essere triste. Non avevo nessuno che mi aiutava ad aprire gli occhi, le orecchie, il cuore, non avevo una mano forte in famiglia per guidarmi. Così giravo e cercavo la libertà. Tutto è cominciato lì, e la droga è venuta come l’ultimo gradino. Il passo più importante, dopo tanti anni di male, è stato quando ho detto: “Non ce la faccio più. Per favore aiutatemi!”.

Sono entrata in Comunità con molta fatica, i primi giorni era strano: mi sembrava che solo io ero tossica, le altre ridevano, cantavano.

Ero arrabbiata con me, con tutti e con Dio. Il primo amore concreto che ho visto è stato il bene della ragazza che si è presa cura di me. Avevo proprio bisogno di questo perché tanti mi avevano parlato di Dio ma io non li ascoltavo, perché l’amore lo dovevo vedere, toccare, sentire...

Non ho vissuto una conversione “lampo”, ho avuto bisogno di piangere, di soffrire, di questa lotta interiore per capire che Dio esiste. Oggi, dopo tanti anni di cammino, mi sono sposata in Comunità, e da donna sterile nel corpo e nello spirito come ero, ho la gioia di aver partorito una piccola bambina e di attendere un altro figlio. Vorrei dire soprattutto a voi ragazze che forse come me avete avuto delle ferite profonde, che magari avete abortito, che dobbiamo dare a Dio tutti questi pesi per guarire.

Ho visto in questi anni ragazze molto ferite che si odiavano per questo, e vi voglio dire che c’è una speranza, che quei bambini non sono morti perché Dio li ha accolti nel suo regno, e che anche noi dobbiamo rinascere...»

«Per tanti anni ero lì sulle panche come voi, e non avrei mai avuto il coraggio di salire qui a parlarvi se oggi non mi sentissi amato da Dio. Ringrazio la Madonna perché mi ha chiamato qui venti anni fa, e qui ho incontrato la Comunità Cenacolo. Non avevo mai usato le droghe, non avevo vizi tipo alcool, sigarette, marijuana, ma il mio cuore si sentiva solo, non amato, abbandonato da Dio. Per tanti anni giravo e cercavo in tutti i santuari una risposta, un aiuto, ma non trovavo la pace perché non mi lasciavo toccare da Dio, avevo come paura di Lui, paura dell’amore...

In Comunità ho incontrato una suora che mi ha fatto conoscere un Dio che mi ama quando sono buono e anche quando sono cattivo; oggi quando cado sento che Lui mi rialza, mi accoglie. Ho la certezza che Dio mi ama e mi ha voluto qui nonostante le mie debolezze, le mie fragilità, la mia timidezza, mi ama e desidera che io sia uno strumento di luce per gli altri e per me stesso soprattutto...

Ringrazio di cuore il Signore di poter vivere come famiglia in Comunità, perché ogni giorno mi riscopro marito, padre, e questo guarisce le ferite ricevute nella mia famiglia, per poter donare ai nostri figli un amore genuino, sincero, cristiano.

Vorrei dire a voi che Dio ci ama! Possiamo venire tante volte a Medjugorje, ma basta venire una volta sola e sentire che Dio ci ama, e la vita cambia! Grazie.»


Tratto dalla rivista “Resurrezione” della comunità Cenacolo

 Fonte: http://www.comunitacenacolo.it 

mercoledì 23 luglio 2014

Non sono tornato da Medjugorje esaltato, ma sono tornato diverso

A Medjugorie il  sole  era impazzito

Erano passati pochi mesi dal più grave incidente che mi fosse capitato, ancora convalescente in quel 2008, io e mia moglie fummo invitati da un gruppo di preghiera in pellegrinaggio a Medjugorie. Mi reggevo solo con stampelle.  In quelle condizioni il viaggio in pullman fu estenuante, quelle 16 ore parvero giorni, ma tra barzellette, canti, e preghiere si arrivò. Non fu certo idilliaco l’ingresso a Medjugorie, Mi pareva d’essere arrivato in una cittadina marittima adriatica, negozi e bancarelle a destra e sinistra, un mercanteggiare di immagini sacre, di statuine, souvenir, era normale, mi dissi, quella povera gente ci viveva, e in un certo qual modo la Madonna in questo ha aiutato anche loro. La gente si accalcava per le strade come formiche laboriose e affamate di santità, in cerca di quella verità che davano già per scontata prima di partire, io ero uno di loro, cercando solo di rimanere con un piede nella realtà, per non sconfinare nell’esaltazione che detesto. Un bel giardino con un bellissimo Cristo si ergeva imponente e sofferente, all’altezza del ginocchio, una piaga, una ferita che lacrimava sempre, in continuazione, senza smettere mai, una goccia oleosa che scendeva incessante. Che tu incredulo, puoi pensare a tutti i meccanismi del mondo, ma non te lo sai spiegare se non interviene la fede. Ad un centinaio di metri circa un enorme piazzale circolare con panchine, pochi gradini e un palco enorme, dove una ventina di sacerdoti confessavano. Non scorderò mai l’amarezza e l’umiliazione che provai quando rifiutarono la mia confessione perché divorziato. A nulla valse il timido e imbarazzante tentativo di spiegare che la mia coscienza era apposto, fui liquidato con una medaglietta della Madonna di Medjugorie che ancora conservo. Che bello se Papa Francesco avesse già pronunziato le storiche parole… Chi sono Io per giudicare gay e divorziati!! La sera cena in compagnia, Rosario davanti al grande Cristo, e a nanna, che il mattino la sveglia era alle sei. Il giorno dopo Monstar, erano ben visibili i segni di una guerra appena passata, colpi di mitragliatori e mortai a centinaia sulle facciate delle case dei palazzi delle scuole e perfino degli ospedali. Di colpo era come vedere i telegiornali di una decina d’anni prima, quelli che a cena, tra un piatto e l’altro ti facevano dire… Povera gente e finiva li, cambiavi canale, perché in fondo non ti riguardava, perché tanto succedeva ad altri, e poi è tutto tanto lontano! Sul posto ti rendi conto che non era lontano, era solo a poche ore di strada da te, dalla tua cucina dove mangiavi tranquillamente, mentre la gente moriva, di mitra e di fame, li proprio fuori casa tua. Ma attraversiamo il ponte stretto dove si divide il territorio tra Cristiani e Mussulmani. Il prete che ci accompagnava in abiti borghesi, ci invitò a spogliare catenine e croci, e a me sembrò un’esagerazione, ma non la pensai così appena giunti dalla parte opposta, sguardi palesemente ostili ci seguivano costantemente, e fu un sollievo quando solo un’ora dopo decidemmo di andarcene. Ma io ero lì per la camminata sul colle di Maria, il krizevac, che per me, fu lì che Lei apparve. Su quel colle la gente cambia, si trasforma, entra in un’aurea di misticismo, tutti sono estasiati, illuminati. Cominci a percorrere quel sentiero costellato da varie stazioni come la via Crucis, e preghi, e ti senti con tutti, e tutti si sentono con te. Qualcuno piange di gioia, qualcun altro piange di disperazione implorando chissà quale grazia, che poi le grazie son tutte uguali, son tutte di disperazione e di pietà.
E’ stato forse uno dei luoghi in cui ho sentito di più la gente “vera”, non bigotta, sincera, non falsa e ipocrita, umile, non esaltata. Quel mattino abbandonai le stampelle e con Maria Rosa salimmo scalzi, e se per le prime centinaia di metri sarebbe comune a tutti, vi assicuro che arrivare all’ultimo chilometro è davvero dura. Per poi inginocchiarsi per percorrere una ripida scalinata di altre centinaia di gradini per raggiungere così la grande croce, che si erge imponente come a gratificarti del tuo sacrificio. Il giorno dopo sveglia alle quattro, perché era il due di settembre, e come ogni due del mese la Madonna appare a Miriam, ultima veggente rimasta.  Un capannone enorme con ampie balconate, e centinaia di sedie, faceva da sala-chiesa di ricevimento per il grandioso evento. Alle sei di mattina si era praticamente tutti assiepati, ammassati in un frastornante chiacchierio. Altre centinaia di persone si erano accomodate nel giardino adiacente l’edificio, e “seguivano” l’Apparizione dell’Immacolata su schermi giganti. Noi invece si era lì su di una balconata, nemmeno troppo lontana, poche decine di metri, 8.30, il vociare frastornante si fa voce grossa di stupore, fa il suo ingresso Miriam la Veggente. Si rivolge con un sorriso a noi, al pubblico, e da quegli occhi azzurri di chi ha sofferto la guerra, sembra salutare con tenerezza uno per uno tutti noi. Delle persone addette alla sicurezza aiutano Miriam ad avvicinarsi all’altare e lì inizia a pregare inginocchiata. Sono le nove quando Miriam da una posizione statica, si raddrizza, il suo viso si illumina e i suoi occhi si sgranano, per poco dopo lasciar scendere vere copiose lacrime di gioia, Maria era li. Il silenzio poteva essere tagliato a fette tanto era sepolcrale, tanto era riverente, ogni tanto un rumore… Qualcuno sveniva, qualcun altro singhiozzava, altri ancora piangevano a dirotto con lamenti strazianti, ognuno a modo suo mostrava o nascondeva gelosamente la propria emozione. Un quarto d’ora dopo Miriam si metteva le mani sul viso come a riprendersi da uno stato di trans, e faceva il suo ultimo segno della croce per poi lentamente rialzarsi tra il vociare che ora aveva ripreso a pieno ritmo. Tutto era finito, la Madonna era apparsa come sempre puntuale per il suo messaggio d’amore. Ci accompagnarono in una abitazione li vicino, dove abitava un’altra veggente e in una camera da letto c’era una croce alta circa due metri dipinta sulla bianca e nuda parete. Cosa aveva di straordinario? Nulla, se non per il fatto che la croce era grondante di sangue fresco che sostituiva i colori che davano forma alla croce stessa. Il mattino che segue partiamo, e ce ne torniamo al paesello, dopo un’ora circa di viaggio, d’improvviso una signora con noi grida qualcosa e indica con il dito fuori dal finestrino, tutti guardiamo nella direzione indicata, lassù nel cielo, il sole come impazzito cominciò a roteare, facendo dei cerchi prima in senso orario, poi anti orario, mandando nel contempo lampi accecanti diversi tra loro. Non sono tornato esaltato, ma sono tornato diverso. L’amore guarda non con gli occhi ma con l’anima.

Annibale Carlessi

del 06/06/14
Fonte:http://www.araberara.it/editoriali/annibale.carlessi.php?id_pag=1&id_n=11

martedì 22 luglio 2014

Ero morto ed oggi vivo.

Buona sera, sono Marco ed ho 27 anni. Ero un ragazzo normale come tutti gli altri. Nell'adolescenza volevo distinguermi, diventando un ragazzo ribelle contrariato dalle regole imposte. Dovevo spiccare su tutti in tutte le situazioni per essere il migliore e divertire tutti. Ogni desiderio dovevo realizzarlo senza ferire nessuno. Le serate con gli amici erano alla base di alcool, droga e ragazze. Pensavo fosse l'unico modo di divertirmi al massimo. Ero incontentabile, ogni sera volevo provare una sensazione in più, superare i miei limiti per non essere monotono. Cominciavano ad arrivare dei problemi con gli amici che frequentavo e loro non si divertivano come le prime volte così mi cercavo altre compagnie che bevevano di più ed erano sempre provvisti di droga. I rapporti si facevano sempre più superficiali, venivo escluso ed allo stesso tempo mi escludevo per evitare le problematiche. Tornando da alcune serate senza controllo feci alcuni incidenti stradali di cui 3 mortali uscendo sempre illeso, perdendo la patente, ma prendendo coscienza dell'esistenza di Dio e di un destino già scritto. Un giorno, grazie all'aiuto di mia madre, che mi costrinse a disintossicarmi dall'alcool per il motivo che le mie ubriacate cominciavano a diventare moleste ed iniziavo ad avere dei principi di cirrosi epatica: gonfiori e pelle giallastra. L'astinenza mi permetteva di tornare a sentire i miei e gli stati d'animo delle persone. Però mi rendevo conto che le persone non percepivano il mio stato d'animo, era come se fossi vuoto dentro. Per non cadere in depressione facevo sempre uso di spinelli ed alcune volte di alcool. La vita che facevano la maggior parte delle persone non mi soddisfaceva più, la vedevo superficiale, fragile e provvisoria così mi sono documentato sul senso della vita andando alla scoperta del buddismo e le relative tecniche di meditazione, queste mi permisero di bloccare i pensieri e riuscire a dormire ad ore accettabili. A Novembre 2013 colsi l'occasione di andare a Medjugorje ad un ritiro spirituale. Ho incontrato persone semplici con la gioia nel cuore. Di giorno in giorno notavo che stava cambiando qualcosa dentro di me. Le giornate cominciavano con la colazione, lodi mattutine, rosario, pranzo, coroncina, catechesi, rosario, apparizione, messa, cena e condivisione con l'adorazione perpetua del Santissimo. Dopo essere stato più di 10 anni lontano dalla chiesa ho passato le giornate con leggerezza senza farmi pesare niente: le condivisioni, i salmi e le catechesi parlavano dei miei pensieri! Al terzo giorno durante l'apparizione di Maria, sono scoppiato in pianto di liberazione: ho sentito una voce chiara dentro di me che diceva: “Sono tua madre e ricordati che ti amo tantissimo.” Mi ricordavo una frase detta da Marja: “al mattino dobbiamo svegliarci con la preghiera.” Infatti il mattino seguente prima di svegliarmi stavo recitando un Ave Maria e l'ho finita dopo essermi svegliato. Ho un cuore nuovo, occhi nuovi e pensieri nuovi costantemente rivolti a lodare Dio e ringraziare Gesù e Maria per il loro infinito amore. Spruzzo felicità da tutti i pori, non sento più il peso del passato, vivo il presente con gioia, portando la croce con più amore possibile. La messa non la partecipo passivamente, ma attivamente così ci si addentra sempre più profondamente al grandissimo mistero della rivelazione di Dio e non c'è gioia più grande che provarlo sulla propria pelle. Da quel giorno la mia vita cambiò, ora per ringraziare Maria, Gesù e nostro Padre del dono non manco mai ad una messa, recito il rosario e la coroncina tutti i giorni e porto l'amore di Dio a tutte le persone. Questo è lo scopo della mia vita e quella di tutti: ritornare al Padre dopo un istantaneo pellegrinaggio sulla Terra per vivere con lui la vita e la beatitudine eterna.