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giovedì 17 luglio 2014

Veglie di preghiera per la Terra Santa in Italia e nel mondo

17/07/2014 In risposta all’appello lanciato da Papa Francesco all’Angelus di domenica scorsa “a continuare a pregare con insistenza per la pace in Terra Santa”, in Italia, a Gerusalemme e in altre parti del mondo, tanti fedeli si riuniscono questa sera in veglie di preghiera per spezzare la spirale della violenza, che non risparmia nemmeno i bambini. E’ una preghiera – come dice il Papa – che “ci aiuta a non lasciarci vincere dal male”, perché l’odio non prenda “il sopravvento sul dialogo e la riconciliazione”. Tra le molte veglie di preghiera, c’è quella organizzata a partire dalle 18.00 nella Basilica romana di Sant’Anastasia. Ascoltiamo il rettore, don Alberto Pacini, al microfono di Sergio Centofanti:


R. – Come sempre rispondiamo immediatamente agli inviti che ci fa il Santo Padre, che è il nostro vescovo e che è pastore della Chiesa universale, consapevoli della gravità dell’ora presente, consapevoli dell’efficacia della preghiera: la preghiera di fronte al Signore è certamente un’arma potentissima alla quale noi dobbiamo credere molto di più.
D. – Ma in questo momento il male sembra più potente e la preghiera vana …
R. – Il male sembra sempre più potente perché fa la voce grossa. Ma proprio per questa ragione la nostra risposta deve essere adeguata e commisurata. E il Papa, giustamente, domenica ci ha fatto ben pensare quando ha detto: non crediate che la preghiera che è stata fatta qui in Vaticano sia stata inutile o vanificata. Perché ha portato frutti, frutti che noi non vediamo, frutti che da un’osservazione esteriore sfuggono allo sguardo. E comunque sia, se il male si intensifica, deve intensificarsi l’azione del bene. E quale azione è più efficace se non quella di chiedere a Dio che Lui intervenga? Lui ci dice: pregate, chiedete, bussate, cercate! E questo noi vogliamo fare e a questo noi ci disponiamo.

mercoledì 16 luglio 2014

Lo scapolare il della madonna del carmelo cos'è ?



Un giorno entrai in una crisi profonda che mi portò a vivere la solitudine più completa


Intervisata a  Roberto Bignoli

Per iniziare puoi dirci chi sei , quanti anni hai, e qualcosa della tua infanzia.

Sono un cantautore di ispirazione cristiana. Sono nato a Novara ed il mio hobby è ascoltare musica. Sono figlio di gente molto povera, all'età di un anno colpito dalla poliomielite sono stato allontanato dalla mia famiglia che, a causa dei problemi economici, non era in grado di affrontare la mia malattia e di prendersi cura di me, così ho vissuto fino ai quindici anni in vari istituti. La vita in collegio è stata una sofferenza perché il desiderio mio più profondo era rimanere nella mia terra circondato dal calore familiare e di vivere assieme alla mia famiglia, ai miei coetanei, ed in mezzo alla mia gente.
Roberto, come hai vissuto la tua giovinezza, chi eri e che immagine avevano di te i tuoi amici ed i tuoi conoscenti più intimi?

La mia giovinezza l' ho vissuta in maniera molto travagliata. Infatti l'esperienza del collegio mi ha portato ad avere una visione del mondo che non corrispondeva alla dura realtà della vita che in seguito ho dovuto affrontare. Uscito dal collegio ho rifiutato tutte quelle persone che si erano interessate al mio caso, e quindi non era nel mio interesse seguire i propositi di studio, di lavoro etc… che mi erano stati indicati, in quanto ero alla ricerca di un ideale. Rimasi colpito da una nuova corrente che nasceva in quegli anni la "beat generation o figli dei fiori" . Una realtà giovanile il cui spirito era la piena libertà in qualsiasi forma, quindi, il rifiuto totale nei confronti della società e delle sue istituzioni. Con questi giovani, con i quali mi sentivo a mio agio e compreso, ho vissuto un'esperienza nuova ed affascinante anche se difficile perché si viveva in ristrettezza economica, senza una casa, un piatto caldo, ed il mezzo di unione era l'uso della droga. Oltre tutto con la mia famiglia avevo perso un po' i contatti anche se in cuor mio il desiderio di tornare a casa c'era. Questa fase della mia vita ha fatto si che anch'io, come tanti altri ragazzi, sia stato per un breve periodo in carcere per uso di droga: uscito dal carcere ho vissuto il dramma della solitudine e dell'emarginazione che mi ha spinto a seguire, una nuova realtà : i movimenti rivoluzionari giovanili ed in particolare Autonomia Operaia. Anche questa nuova esperienza, legata ad un ideale di vita assai pericoloso, è nata da un profondo desiderio di cambiare con qualsiasi mezzo il mondo che giudicavo ingiusto nei confronti dei più deboli, e soprattutto dovevo cambiare quel mondo del quale mi sentivo vittima. Ma anche questa volta dovetti ricredermi ed ammettere che l'uso della violenza, sia fisica che morale, non risolve i problemi ma li peggiora, quindi decisi che ero io a dover cambiare ed allora mi allontanai pur sapendo che mi sarei ritrovato un'altra volta solo. E' proprio in questo periodo di crisi e angosce che ho riscoperto ciò che da bambino per mancanza di mezzi, avevo soffocato: la Musica e volevo dimostrare a tutti che anch'io , nonostante i miei problemi, ero una persona destinata al successo nella vita. Quindi cominciai a frequentare l'ambiente dello spettacolo, a fare i primi concerti con piccoli e grandi personaggi e ad impormi nell'ambiente con le mie canzoni, soprattutto d'amore, fino a quando un giorno entrai in una crisi profonda che mi portò a vivere la solitudine più completa e proprio in questo periodo di buio, dove non trovavo pace incontrai dei ragazzi che mi dissero con molta semplicità "Gesù ti ama". E' chiaro che rimasi colpito, perché mai nessuno mi aveva parlato così, e cominciai a frequentare a distanza (con distacco) per un po' questi ragazzi , ma quando mi accorsi che tutto ciò stava acquistando uno spazio importante della mia vita, decisi di lasciare tutto e partire per una nuova avventura a Parigi (nel mondo dello spettacolo). Tornato in Italia ormai sfinito mi incontrai un'altra volta con quei giovani , e mi parlarono di un luogo nell'ormai martoriata Bosnia-Erzegovina, Medjugorje, dove si parla di apparizioni mariane. Come sentii il loro racconto dentro di me ho sentito il bisogno urgente di andare in quella terra e così nell'Agosto del 1984 assieme ad altri tre amici partimmo. Arrivati sul luogo mi sentivo come a casa da bambino, in quanto l'ambiente che mi circondava era un ambiente umile contadino e povero e quindi sentii subito dentro di me una gran voglia di cambiare e chiesi la conversione del mio cuore, per far sì che anche la mia vita diventasse semplice e umile come tutto quello che stavo vivendo in quei giorni. Tornato a casa sentivo che qualcosa stava cambiando in me e cominciai a pregare e dire tutti i giorni il rosario, a frequentare la Santa Messa e così facendo capii l'importanza del dono del canto e scrissi la mia prima canzone "Canzone per Maria". Inizialmente, ero spaventato dal giudizio degli amici, non sopportavo l'idea di un loro giudizio nei miei confronti e trovavo scuse e pretesti per non incontrarli; fino a quando un giorno mi sono detto:" non posso continuare a negarmi, perché finalmente dopo tante pazzie, questa è la più sana e devo fare partecipi anche loro di questa mia gioia e pace interiore". E così piano piano raccontai la mia esperienza, e mi accorgevo di quanto era importante parlarne, a tal punto che mi sentivo quasi spinto a parlarne della fede e dell'amore di "MARIA" a tutti coloro che incontravo.

Che rapporto avevi ed hai tuttora con i tuoi familiari?

Il mio rapporto con i miei familiari inizialmente era abbastanza difficile, perché ero convinto di essere stato abbandonato, crescendo, e con la riscoperta della fede, ho provato per loro un immenso amore e rispetto per avermi dato il dono della vita.
Parlaci un po' della tua malattia, come la vivi, cosa comporta, cosa ha significato per te, per la tua vita?

La mia malattia non è stata in sé un problema , ma sono sempre stati gli occhi e le frasi della gente a far sì che lo diventasse, ma con l'aiuto di "MARIA" il mio handicap è diventato un dono di Dio perché attraverso questa sofferenza ho scoperto il valore della croce e poi, parliamoci chiaro, ma ognuno di noi ha degli handicap che possono essere visibili o interiori, quindi è bene che ognuno si accetti per quello che é.
Guardando indietro nel passato, come vedi la tua vita, il cammino fatto : la tua storia ha avuto un percorso facile o per arrivare al Signore hai dovuto superare molti ostacoli: quali? Accomuneresti la tua storia a quella di molti giovani di oggi? Forse tu puoi significare per loro qualcosa di importante per la realizzazione del progetto di Dio su di loro.

La mia vita passata, che poteva sembrare un grosso fallimento, oggi la considero importante in quanto, attraverso tutte le mie sofferenze e ostacoli, sono arrivato a Dio e grazie a questi passaggi posso essere testimonianza per tutti coloro che vivono i miei drammi o problemi e che non riescono a dare un senso alla propria vita. Io credo che le persone a volte possono trarre beneficio dall'esperienza di altri e noi siamo solo strumenti perché ciò avvenga. Certo che scegliere la strada di Dio non è semplice e gli ostacoli che si presentano sono molti, però Dio dà anche la grazia per superarli attraverso i sacramenti, la preghiera e soprattutto con lo straordinario aiuto di "MARIA", che come una mamma ci cura e ci indica la strada giusta.
Quale credi sia la tua vocazione, a cosa senti che il Signore ti abbia chiamato?

Io credo che ogni uomo ha una vocazione e che il Signore chiama tutti. Siamo noi che dobbiamo saper rispondere a questa Sua chiamata e offrire le nostre capacità affinché possano essere utili per gli altri. Oggi sento che la mia chiamata (o vocazione) si manifesta nell'essere marito, padre di famiglia, cantautore di ispirazione cristiana.
Perché hai scelto di cantare, cosa significa per te, cosa vuoi trasmettere con la musica?

Io canto perché sono un musicista. Se fossi un pittore dipingerei, se fossi un impiegato starei in ufficio. Quindi cantare è il modo di esprimermi. Le mie canzoni nascono come mezzo per aiutare il prossimo nell'avvicinarsi a Dio comunicando speranza, fede e amore nei confronti di chi soffre, di chi è alla ricerca di Dio, di chi ha bisogno di una parola d'amore. Certo sono tanti i messaggi che io lancio e che a volte possono pure provocare, ma credo che sia molto importante oggi lanciare questo tipo di messaggio attraverso la musica visto che i giovani ne fanno grande uso e credo che ci sia bisogno di sentire parlare di Dio in un mondo che va controcorrente e cerca di negare l'esistenza di Dio. Quindi cantare per me è diventata una missione per dire che Dio esiste. Colgo questo spazio per informare della mia ultima uscita discografica "TEMPO DI PACE" per le Edizioni Paoline.
Ogni giovane sente la musica come una parte di sé, un mezzo per esprimere la propria interiorità. Ma questa che è l'espressione più pura del sentimento umano può degenerare in esagerazioni di ogni genere: ci riferiamo in particolare alla realtà delle discoteche, qualche volta "demonizzate" in ambito ecclesiale. Come la vedi tu da laico e come credi che dovrebbero essere in relazione al valore che la musica costituisce?

I giovani sentono molta musica e ne sono attratti, pertanto è normale che frequentino luoghi dove si ascolta musica. Le discoteche sono luoghi di aggregazione e divertimento per molti giovani, un vero e proprio tempio sacro dove credono di trovare serenità e risoluzione ai propri problemi , anche con l'uso di droghe, sesso e alcool, in realtà per me c'è una grande solitudine e disperazione. Pertanto reputo molto importante che ogni cristiano si armi di fede e coraggio e vada incontro a questi giovani cercando di capire i loro problemi ed aiutarli a trovare il senso della vita donando loro una vera amicizia, e perché no, parlare anche a loro di Dio. Per non cadere in discorsi banali, vi porto come testimonianza l'esperienza di due amici, una suora ed un sacerdote, che con l'autorizzazione del vescovo del luogo, una sera al mese vanno in una delle più affollate discoteche della loro zona per evangelizzare, come? Inserendosi in mezzo ai giovani, a ballare, e piano piano a comunicare con loro. E ne succedono di tutti i colori, chiaramente in senso positivo, in quanto molti giovani si confessano, alcuni si avvicinano ai valori cristiani, altri invece scappano o sono indifferenti. Vi voglio raccontare due vicende. Una sera il sacerdote va verso la toilette della discoteca, entra e c'è in corso una lite violenta tra due ragazzi, subito viene guardato con aria di sfida e gli chiedono: " Cosa ci fai qui, prete? : e lui con molta semplicità li guarda e dice: devo fare pipì. Fatta la pipì , uscendo scopre che i ragazzi lo guardano e non si picchiano più, per tutta la sera non si sono più picchiati. Un'altra sera un ragazzo, canzonando la suora, le si avvicina, le toglie il velo e glielo pesta. Lei continuando a ballare lo raccoglie e lo rimette in testa, sorridendo. Il ragazzo è uscito dalla discoteca e non è più tornato. Adesso capite la fora dell'Amore vero cosa può fare???
La tua voce è moto nota, grazie soprattutto alla "Ballata per Maria" con cui sei riuscito ad entrare nel quotidiano di moltissima gente. Forse c'è qualcuno che non sa chi si nasconde dietro quelle note, e tanto meno qual'è lo spirito che ti anima mentre canti per MARIA: vorremmo che tu lo manifestassi.

"Ballata per Maria" nasce come segno di amore e riconoscimento per quanto la Vergine Maria ha saputo dare e fare nella mia vita. Una madre universale che oltre a colpire il mio cuore, colpisce il cuore di tanti altri giovani. Una fonte di grazia infinita e di esempio di umiltà, carità, per la quale ogni uomo deve inchinare il capo. Una canzone che ha dato la possibilità di avvicinare altri cantautori devoti a Lei per coronarLa con una compilation internazionale (Ballata per Maria) di artisti cristiani (edizione Mir Shalom) il cui intero ricavato è devoluto ai bambini della Bosnia, che sicuramente il cuore di Maria non ha mai abbandonato.
Roberto, spesso ti capita di fare dei concerti con molti giovani: hai mai pensato di rivolgere loro dal palcoscenico un invito a seguire il Signore, Gesù, facendo una vera e propria proposta vocazionale?

Io credo che le cose di Dio non si devono imporre ai giovani, ma nascono dall'esempio e dalla testimonianza che tu offri loro. Quando parlo alla gente o al mio pubblico parlo di Gesù come padre, amico e fratello che mi accompagna nella mia vita. Questo è un seme che io lancio e che se Gesù vuole farà germogliare nel cuore di chi mi ascolta.

Per finire quale messaggio vorresti comunicare ai giovani che leggeranno la tua testimonianza e che si trovano "a mezza via" nel seguire Cristo che li chiama e sentono la difficoltà di lasciare tutto e di seguirlo?

Ai giovani posso dire che la strada che porta a Cristo è la più sicura e la più gratificante anche se a volte può essere difficile a causa delle rinunce e dei sacrifici a cui chiama, e perché va controcorrente rispetto a ciò che il mondo propone, ma non bisogna perdere il coraggio, ma provare a caricarsi della croce e seguirlo come Lui ha fatto prima di noi. Le possibilità per fare questo non ci mancano, le abbiamo attraverso i sacramenti, la preghiera ed il Vangelo, che sono come dei cartelli stradali che indicano la via per arrivare al cuore di Gesù. Credo che questo sia l'invito più bello, da augurare a tutti compreso me stesso. 

martedì 15 luglio 2014

La storia di Medjugorje raccontata dalla veggente Marija

     
             Intervista alla veggente Marija Pavlovic:
                    La  storia di Medjugorje

 "Verso le quattro del pomeriggio del 24 giugno 1981 due ragazze amiche, Ivanka e Mirjana, erano andate sul Podbrdo ai piedi del monte Crnica una località che sta qui sopra le nostre case, a pascolare le pecore.
lmprovvisamente videro dei lampi. Guardarono il cielo ma, era limpido. Neppure l'ombra di una nube. Dopo qualche attimo ancora dei lampi fortissimi. Alzarono di nuovo lo sguardo verso il cielo. "Guarda Mirjana c'e la Madonna". disse Ivanka indicando con la mano la montagna. "Quale Madonna?!". replicò Mirjana ridendo. Guardò anche lei nella direzione indicata da Ivanka e nel cielo, vide una misteriosa immagine che emanava una luce accecante. Le due ragazze rimasero un attimo attonite e poi scapparono di corsa spaventate. «Arrivarono trafelate qui, nella nostra contrada. Incontrarono altri ragazzi e ragazze, loro amici, e raccontarono quello che avevano visto. Gli amici le presero in giro. ma poi vollero tornare con loro sulla collina per controllare se la misteriosa immagine fosse ancora là. Arrivarono sul Podbrdo e la Madonna era là. Un'immagine bellissima, che irradiava una luce intensa. La videro tutti. Restarono fermi per qualche secondo e poi di nuovo via di corsa, giù per la collina, scappando impauriti. Io, quel pomeriggio, ero andata a festeggiare l'onomastico di un mio amico, in un paese vicino. Quando, la sera, tornai a casa trovai una grande confusione. Tutti parlavano di quello che i ragazzi e le ragazze avevano raccontato.

Molti non credevano, ridevano sulla vicenda, ma qualcuno si domandava perché mai quei ragazzi e quelle ragazze avrebbero dovuto inventarsi una cosa del genere. Nel gruppo di coloro che avevano visto la Madonna c'era anche mia sorella, Milka, che aveva allora tredici anni. Una ragazza che non sapeva dire le bugie. Perciò il suo racconto mi impressionò molto. Nella mia mente si affacciavano mille domande. Mi chiedevo perché la Madonna fosse apparsa proprio a quei ragazzi. Qui, nel nostro paese, la gente è sempre stata cattolica. Anche quando il comunismo osteggiava la religione. Noi ragazzi andavamo a Messa, come ci avevano insegnato i nostri genitori, ma nessuno di noi era così buono ed esemplare da meritare di vedere la Madonna.
Quella sera, quando andai a dormire, ero molto agitata. Continuavo a pensare a mia sorella e non riuscivo a prendere sonno. 

Il giorno dopo tutto il paese parlava della vicenda. Molti si recarono suI Podbrdo a controllare se c'erano tracce di quanto era accaduto. Nel pomeriggio, all'ora precisa in cui il giorno prima avevano avuto l'apparizione, Ivanka e Mirjana sentirono un fortissimo desiderio di tornare suI Podbrdo. Non potevano resistere a quel richiamo. Si consultarono e decisero di andare. Avvertirono i loro familiari e andarono a chiamare gli altri ragazzi e le ragazze che avevano assistito all'apparizione. Vennero qui, a casa mia, a cercare mia sorella Milka, ma lei era andata a lavorare con i miei genitori nei campi. "Vieni tu", mi dissero e io accettai. Non pensavo certo di poter vedere la Madonna. Andavo per curiosità. Con noi vennero diversi parenti e curiosi. Arrivati nella zona dove il giorno prima si era verificata l'apparizione, ci fermammo a guardare il cielo. Improvvisamente tutti vedemmo dei fortissimi lampi. Anche gli adulti li videro. Ivanka e Mirjana dissero:" ..Ecco, anche ieri é cominciato così". Poi, come per incanto, sulla cima della collina apparve una nube bianca e dentro la nube una immagine bellissima, piena di luce. La vedevo benissimo anch'io. Era molto lontana da noi, forse un chilometro e anche più, ma avevo l'impressione che quella persona mi fosse vicina. La vedevo come se guardassi con un binocolo. Rapita dalla bellezza di quell'immagine, caddi in ginocchio insieme alle altre ragazze e ai ragazzi che vedevano quello che vedevo io. La Madonna ci fece un gesto con la mano come per invitarci a raggiungerla. Ma nessuno di noi si mosse. Avevamo paura. Ci consultammo e decidemmo di non andare. La Madonna attese un poco e poi ripeté il gesto d'invito. Allora ci alzammo e cominciammo a camminare verso la cima della collina. Il luogo è tutto sassi, cespugli intricati e rovi, non esistevano sentieri. Camminare era un'impresa. Noi eravamo scalzi.
Eppure, rapiti dalla visione, correvamo senza sentire i sassi aguzzi o le spine.Dietro di noi c'erano i nostri parenti e i curiosi. Alcuni uomini ci hanno poi raccontato che loro, adulti, molto più robusti di noi e con le scarpe ai piedi, non riuscivano a tenerci dietro. Arrivati sulla collina, ci avvicinammo titubanti alla immagine che stava sempre là, ferma, bellissima e ci sorrideva invitante. Quando fummo a pochi passi ci inginocchiammo. "Sia lodato Gesù Cristo" - disse con voce soavissima la Madonna. Restammo lì, fermi, timidi.
Io ero molto emozionata, sudavo, avevo le gambe che mi tremavano e forse anche piangevo. La Madonna ci raccomandò di pregare e poi si accomiatò dicendo: "Arrivederci, angeli miei, andate nella pace di Dio", e scomparve.Tra tutte le persone presenti suI Podbrdo quel giorno, solo in sei vedemmo la Madonna: Ivanka, Mjrjana, Ivan, Jakov, Vicka e io. Da allora noi sei abbiamo continuato a vederla tutti i giorni. Mia sorella, che quel giorno non ha potuto andare all'appuntamento, non ha più avuto la fortuna di vedere la Vergine.
"Quanti anni avevi tu allora"? - domandai. "Sedici", rispose Marija. E aggiunse: "Ivanka ne aveva quindici, Vicka diciassette, Mirjana sedici, Ivan anche lui sedici e Jakov dieci". "Come avete fatto a capire che quell'immagine misteriosa era proprio la Madonna"? ; "Lo abbiamo intuito dentro di noi. Subito, appena la vidi, io ero certa che era la Madonna. Non mi sono mai posta il problema che si trattasse di qualche altra persona. I nostri familiari invece dissero che poteva essere il diavolo. Ci raccontarono di aver letto nelle biografie dei santi, che spesso il diavolo era apparso prendendo le sembianze di una donna bellissima. Suggestionata da questi racconti, alla terza apparizione, Vicka portò dell'acqua santa e, secondo quanto le aveva insegnato la sua nonna, quando la Madonna apparve cominciò ad aspergerla con l'acqua benedetta dicendo: "Se sei la Madonna rimani con noi, se non lo sei vattene".

La Madonna guardava e sorrideva. Ivanka chiese alla Madonna notizie di sua madre che era morta da due mesi. La Madonna rispose: "Sta bene, e con me" Poi Ivanka chiese ancora: "Ma tu chi sei?" E la Madonna disse: "Io sono la Beata Vergine Maria". Mi feci coraggio e a mia volta chiesi: "Verrai ancora"?". Lei annuì con il capo e poi scomparve."Com'era vestita in quelle prime apparizioni"?. "La Madonna è sempre apparsa vestita allo stesso modo. Indossa un lungo abito grigio, con un velo bianco. SuI capo ha una corona di stelle. Ha l'aspetto di una donna giovane, con le guance rosa, gli occhi azzurri e i capelli neri. I piedi non si vedono perché sono dentro la nube su cui poggia. In certe occasioni particolari, quando ricorre qualche sua festa, appare tutta vestita d'oro". "Che tipo di voce ha la Madonna?" ;"Armoniosa, bella, sembra una musica e ascoltandola ti senti felice". "Quando la Vergine appare, hai l'impressione che sia una persona viva, oppure qualcosa di evanescente, fatto soltanto di luce?". "Ho sempre la certezza che sia una persona viva, concreta, come uno di noi. In certe occasioni l'ho anche toccata. Ho palpato il suo vestito ed ho sentito che è veramente di tessuto, anche se l'impressione al tatto è diversa da quella che si prova toccando le nostre stoffe. Inoltre, qualche volta lei ci ha dato la mano per salutarci e io ho sentito che la sua mano è vera, come la mano di un'amica. A Natale viene sempre a trovarci tenendo in braccio un bambino bellissimo. E' Gesù appena nato e anche quel bambino appare ai nostri occhi un essere vivo e concreto" ."Cosa provi quando vedi la Madonna?. "Una gioia immensa. Mi sento pervasa, in tutto il mio essere, da una beatitudine che non si può descrivere. E' una sensazione così forte che per tutto il giorno vivo nell'attesa che arrivi il momento di incontrarla". "Quanto tempo dura un'apparizione?"; "Mezz'ora, venti minuti, a volte solo qualche minuto,
ma per me quel tempo è lunghissimo come l'eternità e insieme brevissimo".

"Mi hai detto che hai visto la Madonna tutti i giorni dal 1981: hai fatto l'abitudine a questi incontri?".
"No, non è possibile fare l'abitudine a queste cose. Ogni giorno è come se fosse la prima volta. 0ltre a vedere la Madonna io e gli altri veggenti sentiamo la sua presenza, il suo amore, la sua protezione, le sue preoccupazioni. E' un miracolo meraviglioso che si ripete ogni giorno" ."Che significa sentire le preoccupazioni della Vergine?; "Non sempre la Madonna è felice. A volte il suo viso è segnato da un'ombra di tristezza. Quando ci parla di certi argomenti, si vede che soffre. In due occasioni io l'ho vista anche piangere. «In quali occasioni"?; "Quando mi ha confidato alcuni segreti riguardo l'avvenire del mondo. Di queste cose per il momento non posso parlare». "Torniamo al giugno 1981. Hai detto che al terzo incontro c'era una gran folla: la gente ha creduto subito che sul Podbrdo appariva veramente la Madonna?". 

"Subito no. La gente veniva a vedere attratta dalla curiosità. Pochi credevano. La maggior parte delle persone ci prendeva in giro. Anche i miei genitori non credevano. Mia nonna diceva che avevo le traveggole. Fin dai primi giorni cominciarono a interessarsi della vicenda le autorità politiche. Arrivarono a Medjugorje molti poliziotti, alcuni appartenenti alla polizia segreta, vestiti in borghese, per non essere riconosciuti. Medjugorje venne quasi presa d'assedio. Le automobili venivano bloccate in periferia, ma la gente non si spaventava, proseguiva a piedi. Al termine della quarta apparizione, tutti noi veggenti fummo presi dalla polizia e portati a Citluk, la cittadina da cui Medjugorje dipende, per essere interrogati. Il capo della polizia ci sottopose a lunghi colloqui, separatamente. Poi fummo visitati da un medico, il quale ci trovò sani e normali. Tornammo a casa, ma cominciò per noi un lungo periodo di pesanti difficoltà. Le autorità civili pensavano che fossimo vittime dei frati francescani, responsabili della parrocchia di Medjugorje. Credevano che i frati avessero inventato lo stratagemma delle apparizioni per fare propaganda religiosa tra la gente, ed erano decisi a impedirlo con ogni mezzo.Nei giorni che seguirono, l'intervento della polizia fu sempre più deciso e massiccio. I poliziotti avevano l'ordine di essere inflessibili. Erano armati fino ai denti, come se dovessero combattere una guerra. Il 30 giugno, fummo di nuovo portati via dai poliziotti per essere sottoposti a visita medica. Questa volta ci portarono a Mostar, che è una grande città a trenta chilometri da Medjugorje. Fummo ricoverati nell'ospedale e visitati da un famoso psichiatra. Ma anche costui concluse le sue ricerche affermando che eravamo sani nel fisico e nella mente.
Il giorno successivo la polizia diede ordine a due donne, nostre vicine di casa, di farci fare una lunga passeggiata in macchina, in modo che non fossimo a Medjugorje all'ora abituale in cui la Madonna ci appariva. Le donne ci fecero salire su una grande macchina e cominciarono a girare per i paesi vicini senza una meta precisa. Noi eravamo molto tristi. Soffrivamo di non poter andare all'appuntamento con la Vergine. Avevamo capito che la passeggiata era soltanto una scusa. Avevamo cercato di protestare, di dire che per le 17,30 volevamo essere a casa, ma le nostre accompagnatrici non ci davano retta. Ad un certo momento sentiamo come una ispirazione di chiedere alle due donne di fermarsi perché volevamo camminare un poco. Non so per quale ragione, ci accontentarono. Uscimmo di macchina, ci accostammo al bordo della strada e ci inginocchiammo. Era l'ora precisa delle apparizioni e la Madonna venne a trovarci lì, al bordo della strada, sotto lo sguardo di quelle due donne. Non so che cosa videro e che cosa sentirono, quelle donne. Quando fu tutto finito, i loro visi erano molto turbati. "E' vero che si verificarono subito, fin dall'inizio delle guarigioni?".
"Due persone andarono a trovare Vicka a casa sua. Erano i genitori di un bambino, Daniel, di tre anni, che era muto e paralizzato. Piangendo, quei poveri genitori chiesero a Vicka di parlare del loro bambino alla Vergine e di chiederle la grazia della guarigione. Vicka fu colpita dal loro dolore, e, alla sera, durante l'apparizione disse alla Vergine: "Guarisci il piccolo Daniel affinché tutti credano".

La Madonna rimase in silenzio qualche attimo e poi disse: "Pregate, fate pregare, dite che tutti credano fermamente nella guarigione di Daniel e il Signore vi ascolterà". Finita l'apparizione, riferimmo ai genitori del bambino e a tutti i presenti le parole della Madonna. E accadde l'impossibile: il giorno dopo Daniel comincia a migliorare, a emettere qualche suono, a muovere qualche passo e tutti gridarono al miracolo. A Medjugorje arrivarono altri ammalati e ci furono altre guarigioni. Alcune clamorose. "La Polizia continuò a ostacolarvi"?. "Per diverso tempo. Voleva stroncare assolutamente quanto si andava dicendo. Verso la metà di luglio, sempre del 1981, un giornale cattolico, che si stampa a Zagabria, pubblica un lungo articolo su quello che accadeva a Medjugorje. Il giornale venne letto all'estero. La notizia delle apparizioni e delle guarigioni fu ripresa da molti altri giornali e cominciarono ad arrivare pellegrini e ammalati dall'estero. Questo fatto irritò ancor di più la polizia e le autorità comuniste slave. Esse decisero di chiudere la zona del Podbrdo a qualsiasi persona e anche noi non potemmo più recarci la per l'appuntamento con la Vergine. Eravamo preoccupati. Non sapevamo dove riunirci. Ma la Madonna non ci abbandonò. Continuò ad apparirci anche se non eravamo tutti insieme. A me apparve qui, nella mia casa. A Vicka in camera sua. A Ivan nei campi. Un giorno Vicka era andata a pregare insieme a un gruppo di amici in una zona non sorvegliata dalla polizia e la Madonna apparve la. Disse: "Qui possono toccarmi tutti". E diverse tra le persone che erano con Vicka videro e toccarono la Madonna. Esse sono testimoni che le apparizioni non sono nostre fantasie.
Nel pomeriggio del 6 agosto tutti noi sei veggenti riuscimmo a trovarci finalmente di nuovo insieme. La Madonna ci apparve e disse: "Io sono la Regina della pace". Fino a quel momento si era sempre presentata come la "Beata Vergine Maria". Era la prima volta che usava quel titolo specifico e da allora lo ripeté sempre. Capimmo cosi che con quel nome la Madonna voleva caratterizzare le sue apparizioni a Medjugorje. "Mi hanno raccontato che si sono manifestati anche dei segni nel cielo". "E' vero. Per tutto il mese di agosto del 1981 nel cielo di Medjugorje apparvero dei segni luminosi che furono visti da molte persone. Per la festa dell'Assunta arrivarono circa ventimila pellegrini. Dalle nostre parti, nessuno aveva mai visto una folla simile. 
Il 25 agosto ci fu uno spettacolare segno nel cielo. In pieno giorno, verso le dieci e mezzo del mattino, la gente cominciò a vedere, accanto alla Croce che si trova suI monte Krizevac, l'immagine della Madonna. Quel giorno io ero a casa di un'amica. Sentendo il baccano che faceva la gente per la strada, uscii insieme alle persone che erano con me. E così vidi quello che tutti stavano ammirando". L'immagine non era come quella che appare a noi. Noi vediamo una persona concreta, reale. In quell'occasione si vedeva una figura fatta di luce bianca, che appariva e scompariva, ma era ben distinta. La videro moltissime persone. Anche la gente distante molti chilometri. I contadini, che lavoravano nei campi, si fermarono per ammirare quello strano fenomeno. E poi, improvvisamente, su tutto il cielo che sovrasta la montagna, apparve, a lettere maiuscole, color oro, la parola MIR, che in croato significa "pace". Era una scritta gigantesca, imponente e tra la meraviglia e lo stupore di tutti, continuava a brillare per una decina di minuti.Alcuni giorni dopo ci fu un altro segno spettacolare. Verso sera, suI Podbrdo, il luogo delle prime apparizioni, dove per ordine della polizia nessuno poteva recarsi, apparve un grande fuoco. Era come se tutta la zona fosse stata incendiata. Molte persone si spaventarono. Girarono per il paese chiedendo aiuto. I poliziotti ricevettero l'ordine di andare a controllare, ma quando giunsero non c'era più il fuoco e neppure tracce del suo passaggio. Il giorno dopo la Madonna ci disse: "Il fuoco visto dalla gente era di carattere soprannaturale. Era uno dei segni premonitori del grande segno che verrà".
Tutte queste manifestazioni accrescevano la fede della gente, ma irritavano sempre più le autorità comuniste. Esse ritenevano che i responsabili di tutto fossero i religiosi. In particolare il parroco, padre Jozo Zovko. Ordinarono perciò una perquisizione nel convento e in parrocchia. Portarono via documenti, fotografie e arrestarono religiosi e il parroco.Dopo qualche giorno i religiosi furono rilasciati, ma padre Jozo no. Ci sentivamo responsabili delle sue sofferenze. Perciò, quando la Madonna ci appariva, continuavamo a chiederle la grazia di liberarlo. Lei ci rispondeva di stare tranquilli: Padre Jozo non ha niente da temere, tutto questo terminerà. La Madonna ci fece capire che era molto vicina al nostro parroco. Una sera eravamo tutti riuniti in canonica in attesa dell'apparizione. Arriva l'ora abituale, ma la Madonna non si fece vedere. Attendemmo per un po' e poi, tristi e rassegnati, andammo in chiesa a pregare. Ma ecco che li arriva la Madonna. Si scusa e disse: "Ero da padre Jozo, per questo ho tardato a venire. Se in questi giorni tarderò qualche volta, non preoccupatevi, ora sapete dove mi trovo". Ogni giorno la Madonna ci dava informazioni su padre Jozo. "Il padre sta bene e vi saluta". Oppure: "Padre Jozo trova difficoltà in prigione ma resisterà perché sa per che cosa soffre". Quando stava per essere celebrato il processo, Vicka implora la Madonna dicendo: "Domani paralizza qualcuno in tribunale, cosi tutti capiranno".
La Madonna sorrise benevolmente e non rispose. La notizia della condanna di padre Jozo ce la diede la Madonna. Disse: "Il padre è stato condannato, pregate per lui". Il tribunale ritenne padre Jozo responsabile di "attentato alla sicurezza e all'unita della patria" e lo condannò a otto anni. Venne rinchiuso nel carcere di Focia, che si trova in una cittadina sulle montagne della Basata. Un carcere molto temuto per il rigore e la severità con cui vengono trattati i reclusi: delinquenti comuni, ladri, assassini, rapinatori, spacciatori di droga.
Le condizioni di vita in quel carcere erano durissime, il vitto pessimo. Padre Jozo, gracile di salute, doveva soffrire moltissimo. La Madonna continuava a farci pregare per lui. Per fortuna, dopo diciassette mesi venne liberato, ma non poté tornare a fare il parroco a Medjugorje. Le apparizioni intanto continuavano. La polizia non riusciva a fermare il flusso dei pellegrini. Ad un certo momento qualcosa deve essere avvenuto a livello governativo.

I poliziotti cominciarono a mostrarsi tolleranti e a poco a poco lasciarono completamente libera la gente di andare e venire da Medjugorje. La vita allora cambiò anche per noi. Divenne tranquilla e regolare. Non trovammo più difficoltà per riunirci e attendere le visite della Madonna. "Quali sono le cose più importanti che la Madonna vi ha detto nel corso di questi anni?". "I suoi messaggi, le sue raccomandazioni, i suoi suggerimenti, tutto è importante. In questi anni ci ha fatto da maestra, da madre. Ci ha aiutato a crescere. E' dolcissima quando parla con noi. Non dà mai ordini. Esprime dei desideri lasciandoci sempre completamente liberi di eseguirli. Le cose che ci dice non sono uguali per tutti. Ma ad ognuno di noi ha affidato dei compiti particolari e con i suoi insegnamenti ci ha preparati a compierli. Fin dall'inizio ha detto che ci avrebbe consegnato dieci ..segreti". Si tratta di "segreti" destinati ad essere rivelati, ma solo quando Lei lo dirà. La prima di noi a ricevere tutti i segreti è stata Mirjana. Infatti, lei ha avuto l'ultima visione il 25 dicembre 1982. A Mirjana, la Madonna ha affidato il compito di informare l'umanità quando sta per arrivare il grande segno. Si tratta di un fenomeno grandioso, che dovrebbe apparire sul Podbrdo come prova della autenticità delle apparizioni. Quel "grande segno", visibile a tutti, arriverà per convincere il mondo a convertirsi definitivamente. Se questo non avverrà, ci sarà un castigo. Il grande segno sarà preceduto da tre ammonizioni celesti. Dieci giorni prima del loro arrivo, Mirjana informerà un sacerdote in modo che lui possa avvertire il mondo. Mirjana é una ragazza espansiva e allegra. Vedendola, qualcuno le ha detto: "I segreti che la Madonna ti ha affidato devono essere belli perché sei sempre contenta". E lei ha risposto: "Non appena me ne ricordo, mi viene da piangere". A Jakov, Ivanka, Vicka e a me, la Madonna ha raccontato tutta la sua vita, come si è realmente svolta durante la sua permanenza terrena a o Nazareth. E' una cosa meravigliosa. E anche questo racconto sarà un giorno reso pubblico. La Madonna infatti ha detto a Vicka di scrivere quanto ha raccontato. Vicka lo ha fatto, e attende che la Madonna le dica di pubblicarlo". "I segreti che sono stati affidati a te, sono belli o brutti"?. "Belli e brutti insieme. In genere i segreti di questo tipo riguardano avvenimenti tristi. Non si tratta però di eventi ineluttabili. Sono sempre condizionati da qualcosa. La Madonna dice: "Succederà questo se...". Il settimo dei segreti che mi era stato affidato, per esempio, è già stato superato. Riguardava avvenimenti dolorosi, ma, grazie alle preghiere e alle penitenze fatte dalla gente a Medjugorje, le cose sono cambiate. La Madonna ha sempre detto: ..Con la preghiera e con la penitenza potete ottenere tutto". "Tu dici che la Madonna è tanto dolce, buona, premurosa. Come spieghi allora che minaccia l'umanità con castighi e catastrofi?". 

Dall'articolo : "Marija racconta" apparso nella rivista Medjugorje Torino del maggio 2001, n.99


Fonte:  http://www.mariadinazareth.it/Medjugorje%20-%20Il%20trionfo%20del%20Cuore/intervista%20a%20Marija.htm

La bella storia di Elena Artioli

Una bella ragazza con un percorso di fede legato a Medjugorje. La malattia, la ricerca di risposte, di speranze. Elena Artioli ci racconta la sua vita e come ha affrontato le difficoltà.

La mia storia inizia all’età di 16 anni, quando, per problemi visivi ricorrenti, vengo a conoscenza di possedere una malformazione artero-venosa cerebrale (angioma), in regione frontale posteriore sinistra, della dimensione di circa 3 cm. La mia vita, da quel momento, cambia profondamente. Vivo nella paura, nell’angoscia, nella non conoscenza, nella tristezza e nell’ansia quotidiana… di quel che potrebbe succedere in qualsiasi momento.

Vado alla ricerca di “qualcuno”… quel qualcuno che possa darmi spiegazioni, un aiuto, una speranza. Percorro mezza Italia con il sostegno e la vicinanza dei miei genitori, alla ricerca di quella persona che possa darmi quella fiducia e quelle risposte che mi sono necessarie. Dopo varie grandi delusioni da parte di medici che mi hanno trattata come un oggetto, non come una persona, senza la minima curanza di quello che è la cosa più importante quali sono i sentimenti della persona, il “lato umano”… mi arriva un dono dal cielo, il mio Angelo Custode: Edoardo Boccardi, neurologo primario del reparto di neuroradiologia dell’Ospedale Niguarda di Milano.

Questa persona per me, oltre ad essermi stato vicino dal punto di vista medico, con estrema professionalità ed esperienza, attraverso esami, accertamenti diagnostici ripetuti nel tempo, è riuscito a darmi sempre quella fiducia, quelle risposte e quella speranza che cercavo… così grande e così importante da potermi affidare totalmente a lui… comunque andassero le cose, sapevo di avere una persona speciale e preparata al mio fianco. Mi disse che lui, in quel momento, non avrebbe operato chirurgicamente né fatto nessun tipo di terapia, anche perché era una zona troppo vasta e rarefatta da trattare con la radiochirurgia; potevo condurre la mia vita con la massima serenità possibile ma dovevo evitare quelle attività che mi potessero provocare un aumento della pressione cerebrale; i rischi a cui potevo essere sottoposta erano quelli di un’emorragia cerebrale per rottura dei vasi oppure di un aumento delle dimensioni del nido vascolare che possa produrre di conseguenza una sofferenza del tessuto cerebrale circostante.

Io sono fisioterapista e lavoro quotidianamente con persone con menomazioni provocate da situazioni come le mie… diciamo che non è sempre facile avere la forza e la volontà di reagire, senza abbattersi. Nonostante tutto la mia forza, la mia volontà ed il desiderio grande di diventare una brava fisioterapista, mi hanno portata a superare percorsi estremamente difficili quale laurearsi, cercando di superare quegli esami come la neurochirurgia, i tumori,… che “parlavano” in un certo modo di me e della mia situazione.

Grazie a Dio, i risultati delle mie risonanze magnetiche effettuate con costanza ogni anno a Milano erano sovrapponibili, senza sostanziali modificazioni nel tempo. La penultima risonanza magnetica risale a 5 anni fa, esattamente il 21 aprile 2007; da allora ho sempre rimandato un successivo controllo per paura che qualcosa si fosse modificato nel tempo.

Nella vita si attraversano momenti di dolore, di sconforto, di rabbia, dovuti a varie situazioni, quali possono essere la fine di una relazione d’amore importante, le difficoltà sul lavoro, in famiglia e di certo non hai voglia di caricarti di un ulteriore pensiero in quel momento. In un periodo della mia vita in cui il mio cuore ha attraversato parecchia sofferenza, mi lascio convincere da una cara amica nonché collega di lavoro, per un pellegrinaggio a Medjugorje, meta, riferita da lei, di grande pace e serenità interiore, ciò di cui avevo bisogno in quel momento. E così, con molta curiosità ed anche un po’ scettica, il 2 agosto 2011 parto per il Mladifest (Festival dei Giovani) di Medjugorje, insieme a mia mamma. Vivo 4 giorni di estreme emozioni; mi avvicino molto alla fede e alla preghiera (se prima recitare un “Ave Maria” era faticoso, ora ne sento il bisogno e la gioia).
Le salite ai due monti, specie sul Krizevac (il monte della croce bianca) dove mi scende una lacrima che mi sorprende in seguito ad una preghiera, sono mete di profonda pace, gioia e serenità interiore. Proprio quelle sensazioni che mi riferiva continuamente la mia amica, a cui facevo fatica a credere.

Era come se ti “entrasse” qualcosa che non chiedevi dentro di te. Ho pregato molto ma non sono mai riuscita a chiedere nulla perché ho sempre pensato che ci fossero persone che avessero la precedenza e la priorità rispetto a me… rispetto ai miei problemi. Torno a casa profondamente cambiata nello spirito, con la gioia negli occhi e la serenità nel cuore. Riesco ad affrontare i problemi della quotidianità con uno spirito ed un’energia diversa, sento la necessità di parlare al mondo di come mi sento e di quello che ho vissuto. La preghiera diventa un’esigenza quotidiana: mi fa stare bene. Con il passare del tempo, ho la consapevolezza di aver ricevuto la mia prima grande Grazia. Trovo il coraggio e la decisione, dopo 5 anni, di prenotare il mio solito controllo a Milano, fissato per il 16 aprile 2012.

Prima però, era per me importante la confessione da un parroco esorcista di Firenze, Don Francesco Bazzoffi, uomo per me di grandi doti e valori, che sento molto molto vicino. Vado da lui qualche giorno prima del controllo, esattamente sabato 14 aprile, e dopo la mia confessione, in cui risaltava la mia preoccupazione per gli accertamenti del lunedì successivo, decide di farmi una benedizione personale per il mio problema di salute con l’imposizione delle mani. Mi dice: “beh, non è neanche molto grande…”: la cosa mi stupisce e mi fa riflettere (io sapevo fosse della grandezza di 3 cm), e prosegue dicendo: “cosa sarà? Di 1 cm circa?!!!!”… Prima di uscire dalla stanza mi dice: “Elena, quando torni a trovarmi? … A maggio???!! …Così mi dici com’è andata!” Io molto confusa, sorpresa, gli rispondo che tornerò a maggio.

Il lunedì mi reco a Milano con i miei genitori che non mi lasciano mai sola per i controlli e vivo una giornata densa di emozioni. Dopo la risonanza magnetica effettuo la visita con il mio medico: confrontando l’ultimo studio con quello di 5 anni prima, si evidenzia una netta riduzione delle dimensioni del nido vascolare e complessiva riduzione di calibro dei principali drenaggi venosi, con espressione di sofferenza parenchimale attorno. Istintivamente rivolgo la sguardo verso mia mamma ed è come se ci fossimo incontrate nello stesso istante, nel medesimo punto. Entrambe sentivamo le stesse cose e con le lacrime agli occhi, non avevamo il minimo dubbio che avessi ricevuto una seconda Grazia.

Dal colloquio con il medico incredulo emerge che:
- la dimensione del nido vascolare è di circa 1 cm (e questo si ricollega al discorso del parroco)
- che è praticamente impossibile che una MAV si riduca spontaneamente, senza nessuna terapia (il mio medico, mi riferisce di essere il suo primo caso, nella sua vasta esperienza lavorativa, anche all’estero), solitamente o si ingrandisce o rimane delle stesse dimensioni.

Ogni medico, come ogni persona di “scienza”, deve avere una terapia appropriata che produce un certo risultato. Io non potevo fare parte di certo di questo. In quel momento così magico per me, avevo solamente voglia di correre e di piangere, senza dare alcun tipo di spiegazione a nessuno. Stavo vivendo una cosa troppo grande, troppo emozionante, troppo e solamente sognata.
In macchina, verso casa, ammiravo il cielo e Le chiedevo “perché tutto questo… a me”, io in realtà non ho mai avuto il coraggio di chiedere nulla. Mi è stato regalato tanto: la guarigione fisica senza dubbio è qualcosa di visibile, di tangibile, di veramente grande ma di molto più grande riconosco la guarigione spirituale interiore, il cammino di conversione, la serenità e la forza che ora mi appartiene, che non ha prezzo e non può essere paragonabile.

Solo oggi, posso affermare con gioia e serenità, che qualsiasi cosa mi possa succedere in futuro, l’affronterò con uno spirito diverso, con più serenità e coraggio e con meno paura, perché NON MI SENTO SOLA e ciò che mi è stato donato è qualcosa di veramente GRANDE. Vivo la vita in maniera più profonda; ogni singolo giorno è un dono. Quest’anno sono ritornata a Medjugorje al Festival dei Giovani, per RINGRAZIARE. Sono certa che, il giorno dell’esame, Maria era dentro di me e diverse persone se ne sono accorte, esplicitandolo a parole. Molte persone ora mi dicono che ho una luce diversa negli occhi…

GRAZIE MARIA.


Fonte:http://www.guardacon.me/Default.asp?A=Blog&p=595&T=La+bella+storia+di+Elena+Artioli

La testimonianza di un pellegrino rientrato da Medjugorje

Il mio primo viaggio a Medjugorje.
E’ quasi trascorso un anno dal mio viaggio a Medjugorie.
Salito sul pullman, e non conoscendo nessuno, mi sono seduto cercando di non disturbare nessuno ma cercando nei visi delle persone qualcosa che mi facesse capire i tipi di persone con cui mi sarei confrontato nei prossimi giorni. Il viaggio fu molto lungo e impegnativo, ma la nostra guida “Uriele” ci aiutò a rendere il viaggio più piacevole con qualche notizia storica, geografica, qualche battuta e con le indicazioni degli appuntamenti dei vari giorni.
Poco prima di arrivare in paese dal pullman guardavo fuori incuriosito dal panorama che mi circondava, cercavo di capire cosa ci fosse di particolare in quella terra, e perché la madonna avesse scelto quel posto per manifestare la sua presenza.
Portavo con me in quel viaggio le sofferenze di una serie di problemi che mi assillavano, che laceravano il mio cuore con dolori che mi impedivano una visione della realtà obbiettiva. Tutto vedevo con una nebbia negli occhi perché il dolore non mi faceva capire il senso della realtà.
Appena i mie piedi hanno cominciato a toccare quella terra e a respirare l’aria di quei luoghi ho iniziato a sentire e a percepire che in quel posto ci fosse qualcosa di diverso.
Ma pensavo anche che forse ero io in una condizione di sofferenza, quella che mi aveva portato a fare questa esperienza, che manifestava sensazioni e stati d’animo viziati dalla mia mente, misti forse a delle aspettative e dalle parole delle persone che stavo iniziando a conoscere.
Depositati bagagli e dopo un buon pranzo, nel pomeriggio salita sulla collina del Prodbrdo, luogo della prima apparizione, dove c’è la statua della Madonna. Il percorso è molto disagevole, perché non esiste un vero e proprio sentiero, ma un percorso fatto di rocce e pietre che va fatto con calma per non rischiare di farsi male (ma chissà perché anche le persone con difficoltà ed anziani alla fine arrivano alla statua incolumi senza grossi problemi).
Mano a mano che salivamo si facevano delle soste e delle preghiere e la nostra guida “Anita” ci raccontava aneddoti di questi ultratrent’anni di storia di messaggi tra Madonna e i veggenti.
Arrivati alla statua della Madonna un silenzio e una pace circondavano la zona, e le mie gambe hanno ceduto quasi improvvisamente ai suoi piedi e un pianto intenso è esploso. Ho ripercorso in poco tempo diversi momenti della mia vita, sopratutto i momenti più bui e sofferenti, tutti i miei lati peggiori, i peccati e il male che volontariamente o involontariamente avevo causato. Allo stesso tempo però mi sono sentito avvolto da un amore che non si può spiegare. Un amore che solo chi vive questa esperienza può veramente capire. Un amore grande ed infinito che mi diceva che sono importante ed amato malgrado tutto. Forse si può paragonare all’amore che si ha quando ti nasce un figlio, oppure quando vivi un evento particolare di tanta gioia della tua vita e che ti porta a commuoverti. Ma è solo un paragone. Questo amore che ti arriva è immenso e non finisce mai.
Quello che vorrei testimoniare però non è quello che mi è successo lì a Medjugorje. Infatti i non credenti e gli scettici considerano enfatizzazione degli eventi e degli stati d’animo prodotti dalla psiche.
La Madonna in uno dei tanti messaggi che ci ha lasciato, nel corso di questi anni è che ci vuole fare testimoni, apostoli di Gesù suo figlio. Ecco perché chi va a al cospetto della Madre è chiamato. E’ chiamato per poi prendere coscienza del suo piccolo o grande impegno nella propria esistenza. Mi sono reso conto in questo anno di quanto siamo tutti fragili, di quanto siamo tutti piccoli e vittime delle tentazioni, del peccato. Ma non è che questa condizione ci rende perdenti, perché Dio è misericordioso e perdona sempre. La consapevolezza di quello che siamo, è che possiamo combattere il peccato giorno per giorno, il cadere per poi rialzarci sempre, è questo che di deve dare speranza. Ma ancora di più è che abbiamo le armi per vivere una vita serena. Siamo amati, e di una amore che non finisce mai. Io ora piango commosso quando vedo Gesù in croce, quando prendo l’eucarestia sento Gesù farsi vivo dentro me. Bastano gli sguardi, basta tenere il Rosario in mano per sentire la sua presenza della Madonna che come madre ti coccola nelle tue difficoltà. Ma non basta, questo amore, ho imparato a riscoprirlo nelle persone, nelle persone che incontro tutti i giorni. I cuori che incontro e che si aprono spontaneamente come si aprono i nostri. Ho scoperto il vero senso dell’amicizia. Ho scoperto quanto sia bello e gioioso perdonare, e fare qualcosa per gli altri, pregare non per se stessi ma per chi ha veramente bisogno delle tue preghiere.
Ho imparato a seguire la messa non come un rito nato solo dalla cultura e tradizione, ma a sentire che lui Gesù è lì, è presente. Come non si può piangere di gioia sentendo la sia forza e il suo amore?
Ho imparato che Gesù è presente nelle persone che incontro, nei gesti dell’amicizia, nei sorrisi che si donano e che si ricevono. Ho imparato il vero senso dell’essere famiglia, che è rispetto, fiducia, perdono e misericordia. Tutte parole che tutti sentiamo, ma che poi non pratichiamo, non viviamo.
In questo anno di fede sono successe tante cose. La forza della Madonna che ci vuole testimoni di Fede ha fatto sì che come tanti grani di un rosario mi circondassi di tanti altri apostoli uniti insieme per sostenerci nella preghiera. Ad oggi siamo più di trenta anime che unite dalla Fede si trovano per pregare insieme. Ecco il vero miracolo di Medjugorje. Oltre le guarigioni fisiche ci sono migliaia di guarigioni dell’anima, migliaia di conversioni, tutte silenziose ma crescono e si moltiplicano.
Questa è la grazia ricevuta. Essere testimone, cercare di essere sale e luce. Cercare di essere nel mio piccolo e con grande umiltà seminatore di piccoli di grani del rosario, sarà poi la Madonna che convertirà e chiamerà a se le sue anime se sapranno ascoltare la sua voce.
Ogni giorno che passa, è un continuo risvegliarmi sapendo che il peccato è lì dietro l’angolo che mi aspetta, ma anche la misericordia e il perdono del Signore, e il desiderio e il coraggio di impegnarmi che dopodomani quel peccato lo saprò affrontare ad annientare senza lasciarmi tentare. Ogni giorno con grande gioia nel cuore prenderò la mia croce, e cercherò di imitare gli insegnamenti che mi da Gesù leggendo le sue parabole. Ogni giorno prendo il mio rosario ed invoco la Madonna che mi sostenga ed interceda presso suo figlio per darmi la forza di donare luce e gioia con la mia esistenza.
Ogni giorno cerco di pregare per le anime di questo mondo e di quello che verrà, di pregare per avere forza nella fede. Ringrazio il Signore e la Madonna che in questo anno mi hanno dato modo di conoscere tante anime amiche e di avermi fatto vivere diverse esperienze in cui ho sentito la potenza dello spirito che mi prende per mano sostenendomi in ogni momento della mia vita.
Auguro a tutti di mettersi in ascolto del proprio cuore, di ascoltare quella voce che dentro di sé sta chiamando, quella piccola luce che cerca di illuminare il buio della propria esistenza. Non preoccupatevi di quello che eravate e di quello che siete, rallegratevi e gioite per quello che sarete e troverete nell’amore di Gesù nostro fratello, padre ed amico e dell’amore grande e protettivo che la Madonna sua e nostra madre ci da.
Fabio 

Fonte :  http://www.pellegrinaggisanti.com/la-testimonianza-di-un-pellegrino-rientrato-da-medjugorje/

lunedì 14 luglio 2014

Perchè Dio non ascolta le mie preghiere?


E’ faticoso pregare. E’ ancor più faticoso imparare a pregare.
Sì può imparare a leggere e scrivere senza maestri, ma occorre essere intuitivi in modo eccezionale e ci vuole tempo. Con un insegnante, invece, è molto più semplice e si risparmia tempo.
Così è l’apprendimento della preghiera: si può imparare a pregare senza scuola e senza maestri, ma l’autodidatta rischia sempre di imparare male; chi accetta una guida e un metodo adatto, norinalmente arriva più sicuro e più in fretta.
Non si tratta però di regole da “imparare” a memoria, sono traguardi da “sperimentare “. Perciò è necessario che chi si assoggetta a questo “training” della preghiera si impegni, il primo mese, ad un quarto d’ora di preghiera ogni giorno, poi è necessario che man mano estenda sempre più il suo spazio di tempo per pregare.
E’ la costanza quella che costa di più se si vuole imparare a pregare.
E’ mòlto opportuno iniziare non da soli, ma in un piccolo gruppo.
La ragione è che verificare ogni settimana col proprio gruppo il cammino che si è fatto nella preghiera, confrontando con gli altri i successi e gli insuccessi, dà forza ed è determinante per la costanza.

La preghiera è un rapporto interpersonale con Dio: un rapporto “Io — Tu “. Gesù ha detto:
Quando pregate dite: Padre... (Lc. XI, 2)
La prima regola della preghiera è dunque questa: nella preghiera realizzare un incontro, un incontro della mia persona con la persona di Dio. Un incontro di persone vere. Io, vera persona e Dio vlsto come persona vera. Io, vera persona, non automa.
La preghiera è dunque un calarmi nella realtà di Dio: Dio vivo, Dio presente, Dio vicino, Dio persona.
Perchè la preghiera spesso è pesante? Perché non risolve i problemi? Spesso la causa è semplicissima: nella preghiera non avviene l’incontro di due persone; spesso io sono un assente, un automa ed anche Dio è lontano, una realtà troppo sfumata, troppo lontana, con cui non comunico affatto.
Finché nella nostra preghiera non c’è lo sforzo per un rapporto “Io — Tu “, c’è falsità, c’è vuoto, non c’è preghiera. E’ un gioco di parole. E’ una farsa.
Il rapporto “Io — Tu” è fede.

Consiglio pratico
E’ importante nella mia preghiera che io usi poche parole, povere, ma ricche di contenuto, e prima di iniziare a preare ...confessati...apriti ...e fidati di Dio Padre