Il 10 febbraio 2016, Mercoledì delle Ceneri, nella Chiesa Cattolica
inizierà la Quaresima, tempo di preparazione alla Pasqua della durata di
quaranta giorni. Quel giorno, sia durante le Sante Messe mattutine che
nel corso di quella serale, si svolgerà appunto il Rito dell’imposizione
delle Ceneri, segno visibile di accoglienza dell’impegno al digiuno e
alla penitenza. Il Mercoledì delle Ceneri sono obbligatori il digiuno e
l’astinenza. Particolarità del tempo quaresimale è la meditazione della
Passione di Cristo, svolta soprattutto nel Pio Esercizio della Via
Crucis. Durante il Tempo di Quaresima, nella parrocchia di Medjugorje,
esso verrà pregato: il Venerdì
alle ore 14:00 sul Križevac. Nella chiesa parrocchiale di San Giacomo,
la Via Crucis si terrà, invece, dopo la Santa Messa serale delle ore
18:00. Nelle chiese filiali di Šurmanci, Vionica e Miletina, sarà
pregata sempre di Venerdì, ma in orario da concordare.
Incontri quaresimali per i parrocchiani di Medjugorje
data: 07.02.2016.
Quest’anno si cominceranno a tenere degli incontri quaresimali per i
parrocchiani di Medjugorje. Presso il Salone “San Giovanni Paolo II”,
dopo la Santa Messa serale di ogni mercoledì di Quaresima — tranne
quello delle Ceneri — a partire dalle ore 19:00 si svolgeranno, infatti,
serate di preghiera e digiuno, organizzate come segue: i primi
quarantacinque minuti saranno di meditazione silenziosa, accompagnata
dalla lettura della Parola di Dio e da riflessioni su di essa. In
seguito, in un’ala del Salone, consumeremo insieme pane e acqua (oppure
tè). L’Ufficio parrocchiale ci ha riferito: “In questo modo vogliamo,
come parrocchia, tornare al digiuno del mercoledì e del venerdì. Ci
riusciremo più facilmente se lo faremo in modo comunitario”.
Gli incontri saranno organizzati dai parrocchiani stessi, secondo il seguente prospetto:
Primo mercoledì (17.02.2016): Miletina;
Secondo mercoledì (24.02): Šurmanci;
Terzo mercoledì (2.03): Vionica;
Quarto mercoledì (9.03): Bijakovići;
Quinto mercoledì (16.03.): Medjugorje;
Sesto mercoledì (23.03.): Ufficio parrocchiale e Centro informativo.
Commemorazione dei francescani e dei parrocchiani della
parrocchia di Medjugorje scomparsi nel corso degli ultimi conflitti
bellici
data: 07.02.2016.
Anche quest’anno, alle ore 18:00 di mercoledì 10 febbraio prossimo,
memoria del Beato Cardinale Alojzije Stepinac, presso la chiesa di San
Giacomo a Medjugorje, verrà celebrata una Santa Messa in memoria del
martirio dei francescani nati a Medjugorje o che hanno svolto il loro
servizio pastorale in questa parrocchia. Durante ed immediatamente dopo
il secondo conflitto mondiale, per mano di partigiani e comunisti,
furono uccisi sessantasei frati dell’Erzegovina. Una decina di essi
erano in qualche modo legati a Medjugorje o perché nati qui, o per aver
svolto qui, per alcuni periodi, il loro servizio pastorale. Si tratta,
in particolare, di: fra Jozo Bencun, fra Marko Dragićević, fra Mariofil
Sivrić, fra Grgo Vasilj, fra Jenko Vasilj, fra Križan Galić, fra Bono
Jelavić, fra Paško Martinac, fra Anđelko Nuić e fra Bernardin Smoljan.
Il Sacrificio Eucaristico del 10 febbraio sarà offerto altresì in
memoria di tutte le vittime, originarie della parrocchia di Medjugorje,
uccise nel corso del primo e del secondo conflitto mondiale, come pure
di quelle decedute nel corso dell’ultima guerra nella nostra patria e di
tutti coloro che hanno dato la vita per la fede e la patria. Durante la
Prima Guerra Mondiale sono decedute o sono scomparse sessantun persone
della parrocchia, nella Seconda Guerra Mondiale (soprattutto nel maggio
del 1945) le vittime e i dispersi sono saliti a trecentottantasei,
mentre dieci persone della nostra parrocchia sono morte o sono state
disperse durante la recente guerra, avvenuta nella nostra patria.
"Sono venuta a chiamare il mondo alla conversione
per l'ultima volta. In seguito non appariro' piu' sulla terra; queste
sono le mie ultime apparizioni, 2 maggio 1982. Tutti i segreti che ho
confidato si realizzeranno e anche il segno visibile si manifestera'." Ma
non aspettate questo segno per soddisfare la vostra curiosita'. Questo,
prima del segno visibile, e' un tempo di grazia per i credenti, 23
dicembre 1982. E' giunta l'ora in cui a Satana e' consentito di agire
con tutte le sue forze e la sua paotenza. L'ora presente e' l'ora di
Satana, 10 febbraio 1982. Figlioli io sono vostra MADRE, e desidero che
ognno di VOI, si salvi e sia con ME IN PARADISO, 25 agosto 1998. In
questi messaggi e' sintetizzata pienamente la presenza della REGINA
DELLA PACE. Medjugorje e' senza dubbio l'avamposto di una guerra serrata
fra LEI E SATANA, CIOE' IL COMPIMENTO E LA REALIZZAZIONE DI FATIMA. Gia
il 25 agosto del 1991, Maria disse che era venuta a Medjugorje, per
finire e per realizzare cio' che aveva detto a Fatima. Dunque, miei cari
fratelli e sorelle, il tempo urge, non perdiamo tempo, nelle futili e
vane cose di questo mondo. Maria ci ha donato le armi per fronteggiare
ed abbattere il nemico, SATANA.Il SANTO ROSARIO e il DIGIUNO, sono armi
potentissime contro il MALE. Con il ROSARIO ed il DIGIUNO POSSIAMO
FERMARE LE GUERRE E LE CATASTROFI NATURALI CI HA DETTO MARIA, cosa
aspettiamo ad usarle?????La Regina della Pace ci invita inoltre a capire
la serieta' della situazione, venendo in mezzo a noi, per renderci
consapevoli, uno per uno, della drammatica situazione in cui versa il
mondo, a rischio di autodistruzione. Maria, inoltre ci fa capire
l'importanza di ognuno di NOI, nel progetto di pace e d'amore del Padre
CELESTE. Senza di VOI, MIO FIGLIO NON PUO' REALIZZARE IL SUO PIANO, NE
SIAMO CONSAPEVOLI????Da quel villaggio dell'Erzegovina , ci arriva un
messaggio di pace, per il FUTURO DELL'UMANITA'. Un grande messaggio di
fede, di pace, di speranza, di preghiera e conversione per ognuno di
NOI. Questi messaggi hanno cambiato le VITE di molti e hanno infuso alla
SANTA CHIESA, NUOVA VITALITA'.CERTAMENTE TOCCHERA' ALLA SANTA CHIESA,
GUIDARE L'UMANITA' IN QUESTO DECISIVO PASSAGGIO DELLA STORIA, TENENDO
BEN ALTA LA BANDIERA, DELLA PACE, DELL'AMORE RECIPROCO E DELLA
SPERANZA.Senza l'accettazione di SUO FIGLIO, VERO E UNICO RE DELLA PACE,
NON CI POTRA' MAI ESSERE LA VERA PACE. Ma la GOSPA, HA GIA' PREPARATO
IL SUO ESERCITO, I SUOI APOSTOLI, TESTIMONI DELL'AMORE, DELLA PACE E
DELLA PREGHIERA, PER GUIDARE QUESTO MONDO MALATO E SENZA DIO, ALLA VERA
CIVILTA' DELLA PACE, DELLA GIOIA E DELL'AMORE.FIGLI MIEI, CI HA
PROMESSO, ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIOFERA'. Buon Cammino di
Fede a tutti quanti VOI, e ricordatevi SEMPRE L'IMPORTANZA DELLA VOSTRA
SINGOLA PERSONA, NEL PROGETTO DI PACE E D'AMORE DI DIO PADRE. QUESTO,
NON DIMENTICATEVELO MAI E POI MAI. AVANTI TUTTA CON GESU' E MARIA,
REGINA DELLA PACE. Che la GOSPA VI STRABENEDICA TUTTI QUANTI, SEMPRE
VOSTRO
Messaggio Cari figli,
vi ho invitati e vi invito nuovamente a conoscere mio figlio, a
conoscere la verità. Io sono con voi e prego che ci riusciate. Figli
miei, dovete pregare molto per avere quanto più amore e pazienza
possibile, per saper sopportare il sacrificio ed essere poveri in
spirito. Mio figlio, per mezzo dello spirito santo, è sempre con voi. La
sua chiesa nasce in ogni cuore che lo conosce. Pregate per poter
conoscere mio figlio, pregate affinché la vostra anima sia una cosa sola
con lui. È questa la preghiera ed è questo l’amore che attira gli altri
e vi rende miei apostoli. Vi guardo con amore, con amore materno. Vi
conosco, conosco i vostri dolori e le vostre afflizioni, perché anch’io
ho sofferto in silenzio. La mia fede mi ha dato amore e speranza. Vi
ripeto: la risurrezione di mio figlio e la mia assunzione al cielo sono
per voi speranza e amore. Perciò, figli miei, pregate per conoscere la
verità, per avere una fede salda, che guidi i vostri cuori e sappia
trasformare le vostre sofferenze e i vostri dolori in amore e speranza. Vi ringrazio”.
COMMENTO DI P.LIVIO
Cari amici, i messaggi della Madonna della Pace alla veggente Mirjana
di questi ultimi tempi, di questi ultimi anni, hanno una struttura ben
precisa e questa è la struttura stessa della Chiesa insomma, la Madonna,
in fondo, è parte della Chiesa, la parte più santa. ma comunque il
Concilio Vaticano II ha voluto collocare la Madonna nel cuore della
Chiesa come d’altra parte Gesù stesso è il cuore della Chiesa e, in
quanto membro più Santo della Chiesa, la Madonna ci aiuta a capire
qual è il compito della Chiesa. Il compito della Chiesa è esattamente
quello che sta facendo la Madonna e cioè quello di portarci a Gesù, di
farci conoscere Gesù, di farci unire a Gesù, di farci irradiare in Gesù
in modo tale da portare gli uomini dalle tenebre portarli alla luce, dal
male portarlo al bene, dalla schiavitù portarli alla libertà dei figli
di Dio, in in cammino verso la speranza eterna che è significata, che è
testimoniata, che è realizzata nella Resurrezione di Gesù e nella
sua Assunzione al Cielo, quello è il punto di arrivo. Mentre qui la
Madonna, come la Chiesa che evangelizza, è colei che si porta il cuore
stesso della Chiesa che è Gesù Cristo che noi non conosciamo, o
conosciamo poco, come dice Montfort, perché Maria è poco conosciuta... e
quindi non è che dobbiamo diminuire la nostra devozione mariana per
fare piacere ai protestanti ma dobbiamo aumentare la nostra
devozione mariana per far conoscere ai protestanti qual è la
collocazione di Maria nell’ opera della redenzione e della
santificazione. Dunque... ecco qual è il compito di Maria e della
Chiesa con Maria: “Cari figli, vi ho invitati e vi invito nuovamente a
conoscere mio Figlio, a conoscere la verità”. Cioè la verità è Gesù, la
verità sono le parole di Gesù, tutto il resto, cioè quello che non
contiene nulla, diciamo, della luce di Cristo, che non contiene diciamo
così, la parola ... cioè quando le parole umane non riflettono almeno
parzialmente, diciamo, la parola che il Figlio, che è la Verità, sono
parole non di luce ma di tenebra, non di verità ma di menzogna, sono
parole che danno la morte e non la vita, perciò la Madonna è qui in
questo tempo di menzogna e di morte a portarci alla conoscenza della
verità che è suo figlio. “Io sono con voi e prego che ci riusciate”.
Vedete come la Madonna... tutti i messaggi della Regina della Pace sono
impostati... hanno come sempre Cristo al centro e la Madonna, come
diceva Giovanni Paolo II,svolge una funzione mediatrice fra noi e Gesù
Cristo, mentre Gesù Cristo è l’unico mediatore fra noi e il Padre,
la Madonna ha una mediazione materna fra noi e Gesù Cristo, è colei che
ci ha dato Cristo e ci porta a Cristo, lei prega perché riusciamo, ci
riusciamo a conoscere suo figlio, a conoscere la verità. Allora...
per conoscere la verità, per conoscere ... quella verità incarnata che è
Gesù “...dovete pregare molto per avere quanto più amore e pazienza
possibile, per saper sopportare il sacrificio ed essere poveri in
spirito”. Cioè,noi conoscendo Cristo conosciamo la verità, una verità
incarnata, una verità che fa la volontà del Padre, una volontà che
sacrifica se stessa, il figlio si sacrifica per la salvezza eterna,
perciò noi, attraverso la preghiera, entriamo nella conoscenza del
figlio e quindi con pazienza e amore sopportiamo i sacrifici della vita e
quel sacrificio su cui parla spesso Papa Francesco di essere poveri in spirito cioè spogliati di noi stessi in modo tale che Dio prenda possesso completo della nostra anima.
Com’è presente Gesù anche quindi la Madonna dice qual è la sua opera,di
portarci all’unione con Gesù, ma il figlio stesso ci porta all’unione
con lui attraverso Maria e lo Spirito Santo infatti anche lo Spirito
Santo opera interiormente, questa illuminazione, per farci conoscere
Gesù attraverso lo Spirito Santo è sempre presente con noi e ci porta
alla perfetta conoscenza della verità. Poi, c’è una frase, cari amici,
che è troppo bella, questa va scritta su un foglietto e
appiccicatelo alla porta della cucina così quando entrate e uscite
potete leggerlo... La sua Chiesa, non dimenticate mai questa frase è
troppo bella, imparatela a memoria, “La sua Chiesa nasce in ogni cuore
che lo conosce”. Avete capito cari amici? Nel momento in cui
attraverso la fede conosciamo Gesù, nel nostro cuore nasce la Chiesa.
Quanto più noi conosciamo Gesù quanto più noi irradiamo Gesù e tanto più
noi siamo Chiesa. La sua Chiesa nasce in quel cuore che lo conosce,
quindi cari amici nella preghiera, perché guardate che conoscere Gesù
Cristo con lo studio, sui libri, se manca l’umiltà interiore e la luce
dello Spirito Santo, la sete e la fame della verità,l’umiltà
dell’accoglienza, l’umiltà di accogliere la luce che viene, se manca
questo... (sorride) alla fin fine, chi ci fa conoscere Gesù è lo Spirito
Santo stesso che opera nel nostro cuore che però noi... lo Spirito
Santo può operare in noi questa conoscenza di Gesù se noi siamo
umili, allora lo Spirito Santo ci apre alla conoscenza della verità
perché, come dice Santa Caterina da Siena, l’orgoglio, la superbia, la
presunzione è quella nuvola che offusca l’occhio dell’intelletto.
L’umiltà invece è una luce che ci toglie dall’accecamento e quindi
nella preghiera umile e continua, come diceva Caterina da Siena, noi
possiamo conoscere Gesù. Quindi reghiamo, perché la luce dello Spirito
Santo ci faccia conoscere Gesù cari amici. Gesù si conosce prima di
tutto nella preghiera, nella lettura della Sacra Scrittura, nei
Sacramenti,nella preghiera a tu per tu con Lui col cuore aperto, in
questo modo Gesù si fa conoscere e in questo modo Gesù si fa vivo,
dentro di noi sentiamo la sua presenza, il suo amore e la sua misericordia, il suo perdono e la sua amicizia nonostante la nostra indegnità.
“Pregate per poter conoscere mio Figlio...” che la Madonna ci conceda
questa grazia, perché lei ha detto che prega per noi, perché noi ci
riusciamo a conoscerlo, che noi possiamo guardare a Gesù coi suoi occhi e
amarlo con il suo cuore e servirlo con le nostre mani e i nostri piedi. “Pregate per poter conoscere mio Figlio, pregate affinché la vostra anima sia una cosa sola con lui”.
Per questo dobbiamo pregare ogni giorno, pregare ogni giorno: “Gesù ti
chiedo questa immensa grazia perché attraverso il cuore di Maria la mia
anima sia unita alla tua anima, alla tua divinità”. Preghiamolo tutti i
giorni,tutti i giorni facciamo questa preghiera: “Gesù ti dono il mio
cuore per mezzo del Cuore di Maria, Gesù ti dono la mia anima per mezzo
dell’anima di Maria perché io possa essere unito a te essere una sola cosa con te, con la
tua umanità e con la tua divinità”. “È questa la preghiera ed è questo
l’amore che attira gli altri e vi rende miei apostoli”. Cioè la nostra
unione con Gesù fa sì che noi siamo luce che illumina, siamo amore
che riscalda e attiriamo gli altri. Ed è così che noi siamo apostoli di
Maria e cioè conoscendo Gesù con la preghiera, nell’apertura del cuore
nello spogliamento di noi stessi, nell’umiltà, nel servizio, nello zelo,
irradiandolo con parole di amore, guardando gli altri col suo sguardo
di amore, così siamo suoi apostoli. La Madonna, cari amici, ci conosce
uno per uno, conosce tutti per nome uno per uno, anche i veggenti li chiama per nome. Quando c’ è da chiamarli li chiama per nome.
La Madonna conosce tutti uno per uno, siamo continuamente sotto il suo
sguardo, non c’è nessuna, nessun battito del nostro cuore che gli
sfugge, un pensiero che gli sfugge, nessuna sofferenza che le sia
ignota. “Vi guardo con amore, con amore materno”. Ci guarda con i suoi
occhi misericordiosi, “Vi conosco...” ci conosce uno per uno più di quanto noi non
conosciamo noi stessi, “...conosco i vostri dolori e le vostre
afflizioni...”,cari amici, conosce le nostre lacrime, conosce i nostri
sbandamenti, i nostri pentimenti, le persecuzioni di cui siamo afflitti,
e tutto ciò che ci affligge, conosce anche le nostre piccole corone di
spine, le nostre flagellazioni, che ci avvengono dal maligno...conosco
tutto... “Vi conosco, conosco i vostri dolori e le vostre
afflizioni...” per cui noi quando siamo sotto, diciamo così, siamo sotto
la mano potente di Dio che ci prova anche attraverso i cattivi, noi
cari amici, guardiamo agli occhi misericordiosi della Madonna che sa,che
vede, che incoraggia, che ci guarda con amore ... “Vi conosco, conosco i
vostri dolori e le vostre afflizioni, perché anch’io ho sofferto in
silenzio”. Cari amici, che grande regola, soffrire in silenzio,
offrire in silenzio, chi offre in silenzio e soffre in silenzio illumina
gli altri con il suo sorriso. “La mia fede mi ha dato amore e
speranza”. In una frase la Madonna riassume la sua vita interiore,
la fede e la speranza e la carità. “La mia fede mi ha dato amore e
speranza”. Mamma mia, io non lo so come fa a parlare così! Vi ripeto, e
qui cari amici dobbiamo dire è anche uno dei... delle caratteristiche di
Radio Maria, ovviamente come ci ha riconosciuto anche il Papa, ha
detto: “Voi annunciate la speranza, non una semplice consolazione ma
quella che viene certamente dalla resurrezione di Cristo, ed è
certamente una delle caratteristiche della nostra Radio, annunciare la
speranza cristiana a questo mondo che pensa che con la morte finisce
tutto, che pensa che la terra sia la tomba e ultima parola. “Vi ripeto:
la Risurrezione di mio Figlio e la mia Assunzione al Cielo sono per voi speranza e amore”. Cari amici, e tutti i messaggi che ormai la Madonna ci da, sia quelli di Marija
sia quelli di Mirjana, la Madonna ci parla del traguardo finale, della
vita eterna, le porte del Cielo, ci esorta a perseverare lungo il
cammino che ci porta là dove lei è con suo figlio nella gloria della
resurrezione di Gesù e la sua assunzione al Cielo è il primo frutto
della resurrezione come là dov’è la madre saranno tutti i suoi figli.
“Vi ripeto: la Risurrezione di mio Figlio e la mia Assunzione al Cielo
sono per voi speranza e amore. Perciò, figli miei, pregate per conoscere
la verità, per avere una fede salda, che guidi i vostri cuori e sappia
trasformare le vostre sofferenze e i vostri dolori in amore e speranza.
Vi ringrazio”. È un messaggio di una bellezza incomparabile e lo
ridiciamo cari amici: “Cari figli, vi ho invitati e vi invito nuovamente
a conoscere mio Figlio, a conoscere la verità. Io sono con voi e prego
che ci riusciate. Figli miei, dovete pregare molto per avere quanto più
amore e pazienza possibile, per saper sopportare il sacrificio ed essere
poveri in spirito. Mio Figlio, per mezzo dello Spirito Santo, è sempre
con voi. La sua Chiesa nasce in ogni cuore che lo conosce. Pregate
per poter conoscere mio Figlio, pregate affinché la vostra anima sia una
cosa sola con lui. È questa la preghiera ed è questol’amore che attira
gli altri e vi rende miei apostoli. Vi guardo con amore,con amore
materno. Vi conosco, conosco i vostri dolori e le vostre
afflizioni,perché anch’io ho sofferto in silenzio. La mia fede mi ha
dato amore e speranza. Vi ripeto: la Risurrezione di mio Figlio e la
mia Assunzione al Cielo sono per voi speranza e amore. Perciò, figli
miei, pregate per conoscere la verità, per avere una fede salda, che
guidi i vostri cuori e sappia trasformare le vostre sofferenze e i
vostri dolori in amore e speranza. Vi ringrazio”. Grazie amici a Dio
che ci permette, permette alla Madonna di essere qui con noi, camminare
con noi, incoraggiarci e illuminarci, darci speranza in questi tempi
difficili. P.LIVIO
Le spoglie di san Leopoldo Mandić saranno esposte a Roma, nella basilica vaticana di San Pietro, dal 5 al 10 febbraio 2016. La decisione di traslare a Roma il corpo del confessore cappuccino è stata presa da papa Francesco
in persona, che ha voluto questo evento in concomitanza con la solenne
celebrazione del 10 febbraio, mercoledì delle Ceneri, quando invierà i
«missionari della misericordia» in tutto il mondo, affidando loro un
compito importante: confessare e perdonare in segno della grande
compassione divina.
A Medjugorje ,sul piazzale dei primi confessionali è posizionata la statua in
bronzo di S.Leopoldo Mandic frate cappuccino protettore dei confessori,
realizzata in grandezza naturale nel 1998 dallo scultore italiano
Carmelo Puzzolo.
S.Leopoldo Mandic nacque il 12/5/1866 a Castelnuovo nella Dalmazia
meridionale. A 16 anni iniziò gli studi religiosi a Venezia presso i
Cappuccini, mentre svolse il suo ministero sacerdotale a Padova nel
Convento dei Cappuccini.
Era un piccolo frate, alto solo un metro e quaranta, curvo, malaticcio,
con artrite alle mani e difficoltà nel parlare. Persona umile e mite.
Instancabile nel confessionale, una celletta di due metri per tre, vi
rimaneva dalle 10 alle 15 ore al giorno e si dedicava in modo
particolare alla confessione dei sacerdoti. Alla fine del 1940 la salute peggiorava e nell’aprile del 1942 venne
ricoverato in ospedale per un tumore all’esofago. Quando rientrò in
convento riprese a confessare fino al mattino del 30 luglio quando morì
dopo aver tentato di indossare i paramenti per la celebrazione della
S.Messa.
Il 14/5/1944 due anni dopo la sua morte vi fu un’incursione aerea degli
alleati anglo-americani che rasero al suolo la Chiesa e il Convento, ma
miracolosamente venne risparmiato il suo confessionale. Lui stesso aveva
predetto “La Chiesa e il Convento saranno duramente colpiti dalle
bombe, ma questa celletta no. Qui il Padrone Iddio ha usato tanta
misericordia alle anime…….deve restare a monumento della Sua bontà“. La sua tomba venne riaperta dopo 24 anni e con grande sorpresa il suo corpo venne trovato intatto.
Venne poi beatificato da Paolo VI nel 1976, mentre Papa Giovanni Paolo II lo canonizzò nel 1993.
La festa di S.Leopoldo Mandic viene celebrata il 12 maggio di ogni anno.
Sui lati della Chiesa di S.Giacomo sono posizionati molti confessionali: da una parte ve ne sono 25 costruiti nel 1990 e restaurati nel 2001, dall’altra 36 inaugurati nel 2012. Esternamente ad ogni confessionale vi sono delle targhette indicanti
la lingua con la quale il confessore accoglierà i penitenti.
Medjugorje è denominata “Il più grande confessionale del mondo“.
I confessionali sono affollati da pellegrini che attendono
pazientemente il loro turno, a volte confusi, increduli, sfiduciati. Il
sacramento della riconciliazione è proprio la celebrazione della grande
misericordia di Dio che dona il perdono delle colpe attraverso il
Sacerdote, rinascendo nella grazia del Padre.
A Medjugorje c’è un forte richiamo alla rinascita
spirituale. Molte persone infatti si confessano dopo molti anni di
lontananza dai Sacramenti.
La Madonna ci ha inviato diversi messaggi sulla confessione, vorrei citarne alcuni: 15/01/1984
Molti vengono qui a Medjugorje per chiedere a Dio la
guarigione fisica, ma alcuni di loro vivono nel peccato. Costoro non
comprendono che devono cercare innanzitutto la salute dell’anima, che è
la più importante, e purificarsi. Essi dovrebbero, per prima cosa,
confessarsi e rinunciare al peccato. Poi potranno implorare la
guarigione
02/08/1981
Coloro che hanno sporcato il mio vestito sono quelli che
non sono in grazia di Dio. Confessatevi frequentemente. Non lasciate che
nella vostra anima rimanga a lungo anche soltanto un piccolo peccato.
Confessatevi e riparate i vostri peccati
06/08/1982
Bisogna esortare la gente a confessarsi ogni mese,
soprattutto il primo venerdì o il primo sabato del mese. Fate ciò che vi
dico! La confessione mensile sarà una medicina per la Chiesa
d’occidente. Se i fedeli si confesseranno una volta al mese, presto
intere regioni potranno essere guarite.
San Leopoldo Mandic è il famoso Cappuccino confessore a
Padova, morto nel 1942. Le sue apparizioni dopo morte, numerose e ben
documentate, costituiscono (come quelle degli altri santi)
altrettanti indizi della sopravvivenza. Le guarigioni istantanee di
malattie organiche seguite in parecchi casi alle apparizioni indicano
che non si tratta di allucinazioni. Ecco il racconto di una
persona guarita. Il fatto che, in certe apparizioni, il Santo sia
stato creduto persona corporea vivente in questo mondo, che sia stato
toccato, che abbia portato oggetti fisici, fa pensare ad un corpo
parasornatico. Ecco il caso di Teresa Pezzo: «Ero da molto
tempo affetta da gravi disturbi al fegato. Si tentarono varie cure,
ma tutto inutilmente, tanto che il 22 ottobre 1946, nonostante il
persistere della febbre, venni sottoposta a gravissimo intervento
chirurgico di oltre tre ore. Dopo parecchi giorni passati tra la vita
e la morte, mi ripresi alquanto e andai a Bovolone presso lo zio
Arciprete, monsignor Bartolomeo Pezzo. Per un po’ di giorni
tutto andò bene, ma il 4 dicembre dovetti rimettermi a letto
perché mi ritornarono fortissimi i dolori; la febbre risalì
oltre i 40, ricominciò il vomito quasi continuo, tanto che non
potevo ritenere nemmeno una goccia d’acqua. Si aggiunse un
gonfiore duro e voluminoso al di sopra del taglio dell’operazione;
i dolori continui e acutissimi si estendevano alla gamba e al braccio
destro. Divenni così debole che non potevo quasi più
parlare. Il medico curante dichiarò che si era ritornati allo
stato di prima dell’operazione e forse peggio. Dietro
esortazione di un padre cappuccino, di passaggio da Bovolone, il
giorno 8, domenica, cominciai la novena di Padre Leopoldo e posi una
sua reliquia sulla parte ammalata. Martedì notte, mi
addormentai alle 11.30. Suonava mezzanotte quando all’improvviso
mi apparve Padre Leopoldo. Era identico alla sua immagine, ma senza
stola e molto più bello. La stanza, quantunque la luce fosse
spenta, era illuminata a giorno. Il Padre si avanzò sino quasi
al mio letto. Tra noi due avvenne il dialogo seguente: “Mamma!
Mamma!” gridai io tra gioia e lo spavento. “Non aver
paura!” disse Padre Leopoldo. “Tu ti accosti tutte le
mattine alla santa comunione a letto, non è vero?’ “Sì,
Padre’ “Domani” continuò Padre Leopoldo
mettendomi una mano sulla spalla “alle 8 vai in chiesa, ascolta
la santa messa e fai la comunione, perché sei guarita. E ogni
giorno dovrai recitare una corona di Gloria Patri. Questo per tutta
la vita’ “Sì, Padre, anche due!”. “Brava!
Tu hai sofferto molto nella tua vita, specie in questo ultimo
periodo, ma questo, cara, lo troverai nella eternità! Tu devi
sempre fare del bene al mondo e, se ti giungerà qualche brutto
momento, dolori e malattie, sopporta tutto con rassegnazione e soffri
tutto per amore di Dio”. “Padre, che grazia!’ “Quando
termini la novena?”. “Lunedì “. “Allora
tornerò lunedì a mezzanotte perché ho molte cose
da dirti. Intanto ti dò la benedizione”. «Mi
benedisse e scomparve dicendo: “Sia lodato Gesù Cristo!”
». «Scomparso Padre Leopoldo, mi scossi. Credevo di
aver sognato, ma mi trovai perfettamente guarita. Non più
dolori al fegato, scomparso il gonfiore, i dolori alla gamba e al
braccio, cessata la febbre. La zia, che dormiva in camera con me,
aveva sentito tutte le parole mie, ma non quelle di Padre Leopoldo, e
non aveva visto nulla. La mattina mi alzai, scesi frettolosa le
scale, mentre il giorno prima non potevo nemmeno reggermi in piedi,
andai in chiesa alla Messa delle 8, feci la santa comunione, rimasi a
lungo in preghiera e poi, ritornata in canonica, mangiai con un
appetito formidabile senza sentire alcun disturbo. Ero
perfettamente guarita. Il fatto suscitò nel paese una
grande impressione, perché a tutti era nota la mia dolorosa
condizione, e si accese una vivissima attesa della nuova apparizione
promessa. Gran numero di persone m’incaricarono di presentare a
Padre Leopoldo domande su diverse cose. Alla mezzanotte tra il 16
e il 17 dicembre, Padre Leopoldo mi comparve di nuovo, circonfuso di
luce, in modo da illuminare la stanza a giorno. Mi parlò di
molte cose riguardanti la mia vita spirituale e mi raccomandò
in modo particolare di pregare. Poi rispose alle domande che gli
presentavo. Io scrivevo le risposte man mano che Padre Leopoldo
parlava, e le scrivevo alla luce della visione perché la
lampada era spenta. La zia che dormiva nella stessa camera e un
sacerdote fuori dalla porta udivano le mie parole, ma non vedevano
nulla e non sentivano le parole del Padre. Appena questi scomparve,
io accesi la lampada esclamando: “Che bellezza! Che bellezza!”.
Tenevo in mano il foglio che avevo scritto sotto dettatura di Padre
Leopoldo, con la penna fornitami dallo stesso Padre. Mia zia mi
disse poi che durante la visione c’era per lei nella stanza
buio perfetto, mi aveva sentito far scorrere velocemente la penna
sulla carta, ma che quando Padre Leopoldo scomparve e si accese la
lampada, essa vide in mano mia il foglio scritto, ma non la penna con
cui l’avevo scritto. Rileggendo le risposte di quel foglio,
rilevai una cosa molto importante: Padre Leopoldo si lamenta quasi
con tutti che pregano poco e male, e insiste con tutti che preghino
di più se vogliono che Dio li benedica».
Valdi porro (Verona), 28 dicembre 1946: Teresa Pezzo.
Un apostolo della Misericordia:San Leopoldo Mandic' - Eco di Maria nr. 145
Questo cappuccino croato incarnò nella sua vita la parabola del Padre misericordioso che attende il
"figlio prodigo". Per questo il richiamo del Papa alla confessione nell'Anno Santo trova in lui un modello
eccezionale del ministero in cui il Padre vuol far scoprire ai figli peccatori il suo Cuore.
La celletta della Misericordia - Nato a Castelnuovo di Cattaro, sulla costa dalmata, nel 1866, era tanto
piccolo (m 1.35), debole, claudicante per l'artrite deformante ai piedi, aveva un difetto di pronuncia che
gli impediva di predicare e così fu sempre adibito alle confessioni. Nella sua celletta-confessionale del
convento cappuccino di Padova, dove oggi i fedeli accorrono al suo corpo incorrotto, confessò per
trent'anni dalle 10 alle 15 ore al giorno. Ma la città di Padova non si accorse subito del piccolo grande
santo che ospitava.
Di se stesso P. Leopoldo diceva: "Sono veramente un uomo da nulla, anzi ridicolo". E così veniva
ritenuto dai frati e dalla gente. Perfino i bambini lo deridevano per strada e gli mettevano i sassi nel
cappuccio... Dicevano che "era un confessore ignorante, di manica troppo larga, che assolveva tutti senza
discernimento". Poi progressivamente la città cominciò ad avviarsi a quel confessionale, alcuni mandati
anche da P. Pio che usava dire: "Avete un Santo, perché venite da me?!"
Poco prima di morire nel 1942, P. Leopoldo fece questa profezia: "La città sarà bombardata molte volte,
questo convento sarà duramente colpito, ma questa celletta no. Qui il padrone Dio ha usato molta
misericordia alle anime: deve restare il monumento della sua bontà". Infatti i bombardamenti del 1944
distrussero il convento, ma la celletta rimase in piedi... Ma cosa avveniva in quella celletta? Se colui che
vi entrava mostrava un po' di esitazione o qualche impaccio, P. Leopoldo si alzava in fretta e gli andava
incontro allargando le braccia: "Si accomodi, signore, si accomodi... Non abbia paura sa, non abbia
riguardo... Vede, anch'io, benché frate e sacerdote, sono tanto misero. Se il Padrone Dio non mi tenesse
per le briglie, farei peggio degli altri...".
Tuttavia P. Leopoldo non riduceva la confessione a qualche minuto. Si tratteneva a volte molto a lungo.
E non era dolce quando si cercava di scusare il male o minimizzarlo. Lo diventava invece infinitamente
se lo si riconosceva con umiltà. Ci basti questo episodio.
Un giorno un uomo entrato in quella celletta si ostinava a difendere i suoi numerosi peccati con sottili
ragionamenti. P. Leopoldo le aveva provate tutte ma poi, di fronte alla raffinata derisione dell'uomo, si
era alzato in piedi e aveva esclamato: "Se ne vada! Se ne vada! Lei si mette dalla parte dei maledetti da
Dio!". L'uomo quasi svenne dalla paura e si prostrò a terra piangendo; allora P. Leopoldo lo sollevò e,
abbracciatolo, gli disse: "Vedi, ora sei di nuovo mio fratello".
Talvolta confessava anche con la febbre e saltava i pasti vedendo la fila dei penitenti. Non di rado, finite
le confessioni, faceva lunghe preghiere, di notte. A molti penitenti aveva promesso: "Farò io penitenza
per te, pregherò io per te". Una volta disse: "Se il Crocifisso mi avesse a rimproverare della 'manica larga'
gli risponderei: questo cattivo esempio, Paròn Benedeto (Padrone Benedetto), me l'avete dato voi!
Ancora non sono giunto alla follia di morire per le anime!"...
Apostolo dell'unità - Dietro questa vocazione c'è però un segreto. "Quando avevo 22 anni, dice lui
stesso, ho sentito la voce di Dio che mi chiamava a pregare e a meditare per il ritorno degli ortodossi
all'unità cattolica". Ne fece un voto. Era la sua "santa pazzia", dicevano i suoi confratelli; ne parlava a
tutti e sperava di realizzare questa chiamata, concretamente, tornando in Croazia. E sembrava cosa fatta
quando la città di Fiume venne annessa all'Italia e lui destinato a quel convento. Ma il Vescovo di Padova
tanto fece che ottenne dal Provinciale di mantenerlo nella sua città dove tutti lo reclamavano. Sembrava
una sconfitta. Ma non fu così.
Un confratello che si meravigliava per questo cambiamento, gliene chiese ragione e così rispose P.
Leopoldo: "Tempo fa ebbi l'occasione di incontrare una santa persona che dopo la comunione mi disse:
«Padre, Gesù mi ha ordinato di dirle che ogni anima che lei assiste qui nella confessione è il suo
Oriente»". E da allora fece proprio così. Trattava ogni penitente come se la conversione all'unità del suo
popolo dipendesse da quella del peccatore che aveva davanti.
Così anche nella Santa Messa - che offriva sempre, se poteva, per questa intenzione - sentiva una sofferenza
fisica per la rottura dell'unità e, immedesimandosi a Cristo, piangeva a volte fino a bagnare la tovaglia
dell'altare... Dio gli concesse di fare miracoli già in vita; ma lui sosteneva che non c'entrava niente: "Che
colpa ne ho io -diceva- se vengono con tanta fede e se, per la loro fede, il Padrone Dio li esaudisce?"
Leggeva nelle anime. Un signore, che da anni non si confessava, era stato trascinato lì dagli amici e
pensava tra sé: "Mi metto in coda e poi, quando se ne sono andati tutti, me ne vado anch'io prima che mi
tocchi entrare in quello stanzino". Ma di colpo uscì fuori P. Leopoldo e, andando dritto a lui gli disse:
"Venga avanti lei, signore... L'aspettavo sa, l'aspettavo...". E poi, una volta dentro: "Lei non voleva
venire... ma non si preoccupi... le dico io quello che ha fatto... E' questo quello che ha fatto, vero? E ora è
pentito, vero? Allora Dio le perdona tutto. La ringrazio di essere venuto a portarmi tanta gioia, ma
l'aspetto ancora, sa... Venga e saremo buoni amici...". Ecco, ci auguriamo che con un buon confessore
possiamo incontrare nell'intimo il nostro Padre del cielo...
P. Leopoldo tornò al Padre il 20 luglio 1942 pronunciando le ultime parole della Salve Regina, che aveva
sempre chiamato con tenerezza "la Paròna Benedeta"... Il Santo, riprodotto in una statua bronzea a Medjugorje,
sembra lì a proteggere e a ispirare i confessori nel loro ministero di misericordia.
Come di consueto in questo periodo dell’anno, a Medjugorje si sta
vivendo un momento più tranquillo, caratterizzato da un minor numero di
pellegrini. Tuttavia, anche la Solennità della Presentazione del Signore
al Tempio, che ricorre il 2 febbraio, è stata celebrata in modo
solenne, alla presenza di piccoli gruppi di pellegrini tedeschi,
inglesi, francesi, americani e polacchi, oltre che naturalmente dei
parrocchiani. Quel giorno, a Medjugorje, sono state celebrate sette
Sante Messe, di cui tre in lingua croata. Il programma liturgico di
preghiera serale è iniziato con la preghiera del Rosario, guidata da fra
Hrvoje Miletić, mentre la Santa Messa delle ore 18:00 è stata
presieduta da fra Danko Perutina e concelebrata da nove sacerdoti. Egli,
nella sua omelia, ha detto tra l’altro che il vecchio Simeone e la
profetessa Anna incontrarono la Santa Famiglia nel Tempio: “Di Simeone
il Vangelo afferma che era giusto e timorato di Dio, il che significa
che era onesto. Potremmo domandarci in tutta libertà come sia stato
possibile che, di tutta quella moltitudine di leviti, di sacerdoti e di
popolo presente nel Tempio, proprio il vecchio Simeone sia andato
incontro a quella famiglia. Egli si era recato al Tempio ascoltando la
voce di Dio, perché la custodiva sempre nel suo cuore. Custodiva in sé
la speranza dell’avvento della consolazione di Israele. Anche noi siamo
chiamati a scoprire la salvezza, la luce e la gloria di Dio. Ma la
gloria di Dio, la sua vicinanza e Dio stesso, vengono scoperti dagli
occhi della fede, perché essi vedono più lontano dei nostri occhi
terreni. L’anelito si era compiuto e Simeone è divenuto testimone e
profeta della fedeltà di Dio. Non si era stancato di una vita trascorsa
in preghiera. Soltanto un uomo completamente rivolto a Dio e che sta di
continuo alla sua presenza è un uomo pieno di gioia, sia interiormente
che esteriormente. Oltre al vecchio Simeone, era presente anche la
profetessa Anna, che aveva accettato la sua tormentata vita di vedova
senza piagnistei o risentimenti. Essa rappresenta qui tutte le persone
devote”. Fra Danko ha poi ricordato che ci troviamo nell’Anno della
Misericordia: “Dal momento che siamo nell’Anno della Misericordia,
preghiamo Gesù di aprire nuovamente gli occhi del nostro cuore e della
nostra anima, per poterlo riconoscere in ogni uomo. Chiediamogli di
riaccendere in noi il fuoco del suo amore ogni volta che partecipiamo
alla Santa Eucaristia. Questo però è possibile solo se preghiamo. La
Madonna qui ci ha invitato alla preghiera moltissime volte. Rispondiamo
stasera all’invito di Gesù e della Chiesa a pregare in famiglia al
mattino e alla sera, per poter essere veri testimoni dell’amore di Dio
in questo mondo inquieto”.
COM’E’ NATA LA PRIMA COMUNITA’ DI CONSACRATI
NELLO SPIRITO DI MEDJUGORJE Intervista con P.Gianni Sgreva
all'Oasi della pace (Eco di Medjugorje nr.44) D. Quando e come è nata l’idea della comunità
dei consacrati? R. Dobbiamo risalire a circa alla seconda metà
del luglio ‘85, quando con insistenza Marija Pavlovic’ ha
voluto che io mi trattenessi a casa sua. In quei giorni ha avuto modo
di confidarsi molto con me e di parlare soprattutto della
consacrazione che le chiedeva la Madonna, pur salvaguardando sempre
la sua libertà. E veniva fuori il desiderio che la magnifica
novità iniziata da Maria a Medjugorje si manifestasse in un
segno permanente di persone che non soltanto accoglievano la
conversione, ma anche la destinazione ultima della stessa, che
consiste nell'appartenere totalmente al Signore. Certo si aggiungeva
anche un’altra considerazione.
Lavorando il tabacco assieme mi
diceva: “Ma dove potrà finire? in quale congregazione in
quale istituto potrò proseguire quel cammino
pedagogico—educativo, che ha Medjugorje ha iniziato ormai da da
4 anni (luglio ‘85)? La sua domanda rimaneva sospesa. Poi
affiorava anche un altro desiderio in quella conversazione: rientrare
un po nei tempi dell’età apostolica, soprattutto
rifacendoci a quel testo degli Atti 1,14, dove si dice che gli
Apostoli erano assidui nella preghiera con le donne e i fratelli di
Gesù,insieme con Maria. D’altronde la Chiesa ha trovato
origine proprio nel cenacolo, dove Maria guidava la preghiera in
attesa dello Spirito Santo, e questo cenacolo era riempito non solo
dagli apostoli - diremmo oggi dai Vescovi e dai sacerdoti—, ma
anche dai laici, uomini e donne. Tutta la chiesa era convenuta nel
cenacolo. Ma anche Medjugorje è un movimento mondiale che
interessa tutta la chiesa; e si doveva pensare a una forma di
consacrazione in cui tutte le componenti della chiesa avessero potuto
ritrovarsi, riandando quasi dentro l’esperienza del cenacolo,
guidate da Maria.
Queste erano le prime linee di un embrionale
discorso che si sta va profilando. Quando nello stesso giorno la
visita a un monastero ortodosso a Mostar ci faceva ancor più
riflettere a causa della struttura stessa del luogo. Al centro una
chiesina in onore di Maria, a un lato un braccio occupato da monaci ;
l’altro a sinistra era abitato da monache. E ammirando quella
organizzazione di vita che faceva centro sulla chiesina della Madonna
si diceva: —Ma perché allora non possono stare assieme
donne e uomini, tutta la chiesa, presa sia nell’ambito
celibatario sia nell’ambito del matrimonio, tutti pronti a
ritornare dentro il Cenacolo per farsi guidare dalla Madonna verso il
traguardo di una nuova Pentecoste? D. Dopo questo periodo di incubazione ci sono stati dei segni
provvidenziali che hanno provocato, la realizzazione del sogno? R. Non vedendo alcuna possibilità pratica di dar corpo a
quel sogno, si soprassedette per diversi mesi a questo pensiero, come
si trattasse solo di un pio desiderio. Ma le cose hanno cominciato ad
avere una piega molto diversa nel dicembre ‘85. Mi trovavo a
Medjugorje e quella sera avevo voluto dedicarmi alle confessioni,
rinunciando all’apparizione. Dopo la Massa, Marija mi si
avvicina e mi dice: “Sai che la Madonna mi ha parlato di
te?”“Come? —risposi stupito— ha Medjugorje ti
ha parlato di me? Che cosa ti ha detto?”“Non te lo posso
dire ora, ma solo quando ti troverai in un clima di raccoglimento.”
Il giorno dopo, 5 dicembre, a casa sua, dopo aver a lungo pregato, mi
confidava tutto. Sulle prime non ho creduto, anzi le ho chiesto di
stendere in lingua croata le dichiarazioni della Madonna: le avrei
poi fatte tradurre da P. Slavko, temendo il soggettivismo della
veggente che poteva trarla in inganno,oppure che qualche difetto di
lingua impedisse di capire bene. P. Slavko confermava il senso del
messaggio, che pressapoco suonava così: Mi invitava a mettermi
in profonda preghiera e in grande silenzio, perché poi Lei
stessa mi avrebbe parlato. Attendevo intanto che il messaggio fosse
concretizzato attraverso dei segni. Un segno c’era, eppure ero
molto lontano dal decifrarlo. Il 3 dicembre ero venuto a contatto con
un ragazzo che si era confessato fuori della chiesa, e gli avevo
detto semplicemente: “Mettiti in ginocchio e consacrati subito
alla Madonna. Questa è l’unica possibilità per
uscire dallo stato tenebroso in cui ti trovi.” Dono di che era
tornato da me dopo la messa delle 11 con un amico, invitando me a
fare la via Crucis sul Kricevac, ma a piedi scalzi. Accetta e quella
Via Crucis durò due ore, dopodiché l’amico che
non conoscevo mi chiedeva aiuto per un discernimento vocazionale:
"era già venuto a Medjugorje nove volte senza ancora
veder chiaro. “Come posso io sapere?”risposi. Eravamo
sotto la croce. “Scendiamo e preghiamo la Madonna, chissà
che non troviamo qualche anima che ci possa aiutare”. Quella
stessa sera incontrammo una veggente che aspettava già da
otto giorni dì incontrare quei ragazzi: fece discernimento su
di loro e su di me e alla fine ci persuase sul piano della Madonna.
Questo il 6 dicembre ‘85.
D. Questo inizio, o meglio questo primo segno,ha qualche
attinenza con il gruppo di preghiera di Medjugorje? R. All’inizio si era ben lontani dal pensare a un
collegamento con il gruppo di preghiera: la cosa era conosciuta solo
a Marija e a P.Slavko. Ma nell’aprile dell’86 ebbi un
lungo colloquio con P. Tomislav, nel quale egli era preoccupato di
come organizzare la vita del gruppo dopo la fine dei 4 anni di attesa
—allora eravamo al 3°— per una scelta vocazionale.
D. E dopo quest’incontro che cosa è avvenuto? R. Nel marzo dell’86 mi era stata fatta la proposta di una
casa, confidai la cosa a P. Slavko venuto a Verona il 16 marzo ed
egli mi disse di non perdere tempo, perché la Madonna voleva
così. Ma sorgevano due problemi di difficile soluzione: come
mettere assieme uomini e donne in una comunità religiosa e
tener presenti tutte le componenti della chiesa, quella celibataria
tradizionale e quella dei coniugati; e poi partire dal chiaro
collegamento con i fatti di Medjugorje quando la chiesa non li ha
ancora approvati? Nel frattempo mi tenevo in contatto con il padre
spirituale e con il mio Superiore provinciale, che ha sempre
dimostrato verso di me larghezza di cuore e tanta saggezza. La
Madonna poi pensò a darmi risposte concrete sui grossi
problemi accennati. Nell’aprile ‘86 fui invitato a
partecipare al convegno nazionale del Rinnovamento dello Spirito a
Rimini; li trovai alloggio in un albergo dove si trovavano alcuni
fratelli e sorelle della Comunità del Leone di Giuda e
dell’Agnello Immolato in bianche tuniche e scalzi, compresi i
bambini, che già da più due anni vivevano una
straordinaria forma di vita consacrata, approvata dal Vescovo di Alby
e da quello di Lione. Allora è possibile che nella chiesa
possano convivere fratelli sorelle, celibi e sposati. Anzi scoprii
che il nuovo Codice di Diritto Canonico (cann.298 e 299) riconosce a
laici e chierici il diritto a questa forma di consacrazione sotto la
figura dl “Associazione privata di fedeli”. Intanto il 6
giugno Marija ricevette in un’apparizione un altro messaggio,
in cui la Madonna incitava a proseguire nella via intrapresa. Intanto
cresceva il numero dei ragazzi e ragazze, che la Madonna stava
scegliendo e unendo attraverso ritiri, lettere, telefonate. Era tutto
un movimento: e da due ne sono venuti dieci, venti.
D. Ma come avete risolto il problema del collegamento con
Medjugorje, non ancora approvato dalla chiesa? R. Questo problema mi assillava ancor più dell’altro,
anche’ perché poteva già sorgere una comunità
in una diocesi dove si sarebbero trovate difficoltà con il
Vescovo di quella chiesa a causa di Medjugorje Dissi alla Madonna:
“Se è opera tua dovrai pure trovare il modo di aggirare
l’ostacolo”. E l’occasione venne puntuale. Il 9
settembre fui invitato a una udienza dal Card. Ratzinger e dopo aver
parlato di vari problemi con altre persone, chiesi di rimanere solo
con lui e trovai il coraggio di dirgli tutto quanto avevo nel cuore,
ma soprattutto gli parlai dei due problemi più scottanti: come
mettere assieme uomini e donne, sposati e celibi, questi ultimi
aperti a una vocazione ministeriale, diaconale o presbiterale; e come
fosse possibile stante la mancata approvazione di Medjugorje. Il
Card. —ricordo— ha molto sorriso di gioia e guardandomi
disse:E perché si deve preoccupare lei? Di Medjugorje me ne
occupo io” -difatti nel settembre dell’86 era tutto
in mano della Congregazione della Dottrina della fede—.
“Bisogna —mi disse— salvaguardare un principio
molto importante sul piano teologico: distinguere tra quelli che sono
i fatti e sono sub judice—, e quelli che sono i frutti del
fatti. Allora ai fatti ci penso io, ai frutti ci penserà lei.
Quindi le auguro di usare molto discernimento nelle vocazioni, ne
parli col suo Vescovo, con il Provinciale e avanti!”. Lui
stesso mi indicò la formula dell’Associazione privata di
fedeli prevista al Codice. Ebbi dunque tutto l’incoraggiamento
da una fonte così autorevole. Ma non finì tutto
qui. All’indomani ottenni inaspettatamente un incontro con
il S. Padre per interessamento di un amico: 10
settembre. Al Papa ho
fatto un racconto succinto ed essenziale. lo non avevo posto il
problema vocazione e Medjugorje, ma il Papa mi ha prevenuto:
“Ma,Padre, di che cosa è preoccupato lei? Ho già
affidato tutto ai miei organismi. Avanti: sono le vocazioni quelle di
cui dobbiamo occuparci”. Poi parlava e non parlava; parlava più
con la commozione, perché si vedeva che era visibilmente
commosso nel sentire queste cose. Mi ha abbracciato forte, mi ha
baciato in fronte e mi ha sussurrato: “La Madonna le aprirà
tutte le strade” e poi, consegnandomi il suo Rosario, mi ha
detto: “Padre, preghi anche per me" Così con la sua
benedizione è iniziato questo cammino. Ecco il segno. Uscivo
dall’udienza alle 13 del l3 settembre e in Curia Generali zia
(dei Passionisti) trovai un biglietto: “Ti aspettano a Vicenza
per vedere una casa”, io non ne sapevo niente. All’indomani
ero già a Priabona e vedevo questa casa, dove vi trovate voi
adesso.
I PRIMI PASSI D. Cos’è avvenuto dopo le memorabili udienze del
settembre ‘86 fino all’apertura della casa di Priabona il
18 maggio 1987? R. Ci sono stati anzitutto i contatti necessari sul piano
giuridico ecclesiastico, sia con il Vescovo della diocesi in cui si
sarebbe aperta la casa, sia con i miei superiori. Il mio Padre
Provinciale chiese e ottenne il 20 settembre ‘86 un’udienza
dal Card. Ratzinger, il quale gli ribadì: “Questa è
opera di Dio: incoraggi il padre a proseguire”. E’
bastato questo perché il mio P. Provinciale mi venisse
incontro in tutti i modi e si mettesse a completa disposizione
dell’opera. Ma, essendo io un religioso appartenente ad un
istituto, si doveva trovare una formula accettabile e, dopo varie
vicissitudini e ripensamenti, sofferenze, umiliazioni, viaggi e
fatiche, lo stesso Superiore Generale dei Passionisti ha assunto in
mano la cosa. Ricordo che disse: “Questo è un onore per
tutta la congregazione: favorire questa nuova iniziativa, in cui
verranno confluire tante vocazioni”. Così dopo
l’approvazione del Superiore Generale per l’avvio di
questa comunità, firmata il 22 marzo 1987, verrà anche
quella del Vescovo per l’esperimentazione il 18 maggio 1987. La
figura giuridica della nuova istituzione è quella di
“associazione privata di fedeli”, che non contempla di
per se un previo consenso episcopale: sono laici e chierici, uomini e
donne, celibi e coniugati che si mettono insieme per delle finalità
apostoliche o contemplative. Ne parla il Codice di Diritto Canonico
ai nn. 298 e seguenti. Il vero inizio della comunità è
segnato al 25 marzo, quando i primi 9 fratelli, dopo una giornata di
ritiro, hanno firmato l’accordo privato che è richiesto
dal Diritto Canonico per dare l’avvio alla detta associazione.
Attualmente fan parte a tutti gli effetti della comunità
mariana ”Oasi della pace” —questo è il suo
nome— tredici membri, non tutti ora presenti perchè
alcuni non ancora disimpegnati dalle occupazioni di prima, e molti
sono gli aspiranti ad entrare: dalle venti alle venticinque persone
si stanno preparando.
D. Abiteranno tutti in comunità, anche gli sposati? R. I celibi abiteranno in comunità contemplative. Per gli
sposati siamo ancora in via di riflessione e di preghiera. Varie sono
le coppie di coniugati che si stanno preparando. Per loro si potrebbe
ipotizzare questo tipo di realizzazione: che gruppi di sposati
continuino la loro vita nelle proprie famiglie, mentre altri vivano
direttamente in comunità. Quanto ai voti di povertà e
obbedienza, sarà chiarito in seguito mentre per la castità
matrimoniale ci sono già indicazioni precise nel piano di vita
(che pensiamo di pubblicare prossimamente).
D. Qual’è il proprium che identifica la vostra
comunità nei confronti delle altre? R. Bisogna rifarsi all’origine per capirlo. Se noi abbiamo
ricevuto il dono della conversione tramite Maria, perché
dobbiamo lasciare tanti fratelli e sorelle fuori dell’ambito
della pace? Quindi nasce un vero compito, una esigenza. La Madonna
sta visitando l'umanità. La Madonna —come dice bene il
Papa nella sua enciclica “Redemptoris Mater”— è
colei che vive la sollecitudine per tutti gli uomini. Ora io penso
che il bisogno più grande in quest’epoca di
secolarizzazione e di materialismo sia quello della pace: pace
concepita come presenza di Dio nel cuore dell’uomo. Ecco quindi
fratelli e sorelle, celibi e sponati, che si mettono insieme per dare
una mano alla Madonna, accogliendo anche tutte le condizioni da Lei
poste, per essere portatori di pace. Della pace vera, non di quella
politica o economica, che tutt’al più potranno essere
conseguenza della pace dei cuori. STRUMENTI DI PACE MEDIANTE L’INTERCESSIONE. L’ESPIAZI0NE,
L’ACCOGLIENZA A questo punto è bene dire subito una parola sulle tre
caratteristiche fondamentali o carismi della comunità, sempre
collegati a questi fatti. Se la pace è il frutto della
preghiera,il primo ministro o carisma della comunità dovrà
essere L’INTERCESSIONE. Anzi è previsto nel piano di
vita che l’intercessione dovrà essere un voto, un quarto
voto aggiunto a quelli tradizionali di povertà, castità
e obbedienza. Al carisma dell’intercessione si aggiunge
quello della ESPIAZIONE. Quante volte la Madonna ha pianto! E piange
perchè fa sue le sofferenze dell’umanità dovute
al peccato. Quindi lo espia in se nella preghiera di continua
intercessione e anche —direi— nella sofferenza, perché
la Madonna soffre come una mamma per la situazione del mondo
contemporaneo, che sta arrivando a dei traguardi massimi di
alienazione da Dio. Ed ecco quindi il carisma dell’espiazione:
non lasciare solo il Signore Gesù nel Getsemani; non lasciare
da sola la Vergine santa in questa mediazione espiatrice. Poi il
terzo carisma. Se abbiamo ricevuto il dono della pace attraverso la
mediazione di Maria, dovremo essere aperti a tanti fratelli e sorelle
in cerca di pace, creando cuori e luoghi dove essi possano trovare la
pace: è il ministero dell'accoglienza. Le nostre comunità
devono esercitare l’accoglienza per ogni tipo di fratelli e
sorelle, a questa condizione però: che siano alla ricerca
sincera della pace, cercando soltanto nel Signore e attraverso Maria
la soluzione dei loro problemi umani, proprio perché la fede
non va rilegata nell’intimo, ma deve abbracciare tutta la vita;
e ogni bisogno umano si scontra con il problema fondamentale che è
la pace.
D. E’ questo il servizio ecclesiale che si propone? R. Sì, perché la comunità è
essenzialmente contemplativa ma, dentro la contemplazione vive il
ministero dell’accoglienza, per cui i fratelli vengono, per
così dire, accolti nel grembo della contemplazione....
D. ... e anche perché portati dalla Madonna! R. Ecco, anche “portati dalla Madonna” perché
noi non faremo mai pubblicità, e anche ora parliamo solo
perché interrogati. Mai faremo propaganda. A questo ci pensa
Maria.
D. Avete regole oratiche che guidano la vostri giornata? R. Certo, perché per essere approvati, anche se in via
sperimentale, dai superiori ed essere io stesso posto come
responsabile della comunità, noi dovevamo presentare loro un
piano di vita. Questo piano di vita, in cui si trovano esposti i
principi su cui si basa la comunità e le indicazioni pratiche
per la loro attuazione, ha già avuto l’approvazione in
via sperimentale, sia dal Superiore generale dei Passionisti, sia dal
Vescovo diocesano di Vicenza. I fratelli che hanno posto la firma per
la costituzione dell’associazione privata hanno condiviso
queste linee proprio perché già frutto di una
prolungata esperienza.
D. L’orario tiene conto allora di questi principi! R. Certo, l’orario potrebbe suscitare stupore in alcuni, ma
in effetti tiene presenti proprio queste linee fondamentali. Se qui
si esercita anzitutto il ministero dell'intercessione, è
chiaro che l’intercessione dovrà prendere il massimo
della giornata. Perciò non deve meravigliare che ci siano
sette ore di preghiera: sei comunitarie e in più l’ora
di preghiera personale davanti all’Eucarestia, alternandosi
ogni fratello nell’adorazione continuata per le ore del
giorno. In settembre diventerà anche notturna. Questi sono
anche gli accordi presi con il Vescovo. Quindi è la preghiera
il vero e primo lavoro. Ci stiamo accorgendo dopo i primi due mesi
che la Madonna ci chiede effettivamente questo. Certo ci sono anche
le varie mansioni di casa: lo stesso lavoro dell’accoglienza
comporta una grande fatica per i fratelli e le sorelle. Ma
l’occupazione più importante rimane la preghiera. E’
una preghiera vissuta in tutte le sue dimensioni, perché ci
rifacciamo proprio a quell’espressione di Ef 6: “Prendete
l’armatura di Dio.., e pregate incessantemente con ogni sorta
di preghiere e di suppliche nello Spirito”. Quindi un pò
tutte le forme di preghiera sono accolte. L'importante è che
si preghi con il cuore.
D. Voi non fate lavori retribuiti per procurarvi il necessario? R. Attualmente è così. Si lavora per l’allestimento
e la manutenzione della casa, per la cucina e i lavori domestici,
anche se abbiamo sempre pensato a un altro lavoro: qui c’è
anche un pezzo di terra, e poi delle persone ci hanno offerto lavoro.
Io non so cosa succederà nel cammino avvenire, però
oggi come oggi il vero lavoro è la preghiera e l’accoglienza.
La provvidenza poi è abbondantissima: avete visto anche voi in
questi giorni. Stiamo andando avanti nel solco del Signore: ci pensa
Lui. La provvidenza è tanta che provvediamo perfino a fornire
monasteri di clausura che pregano per noi. Come è scritto
nel piano di vita la regola prima della comunità che quindi ha
un risvolto anche sul piano economico,è quella del vangelo di
Matteo 6: “Cercate prima il regno di Dio ... e tutto il resto
vi sarà dato in più”.
D. E la guida della comunità a chi appartiene? R. Ci teniamo veramente a dire ma anche proprio in tutti i gesti
della comunità, e a riconoscere perché è così:
la Madonna la guida della comunità, è veramente Lei.
Quando noi andiamo a tavola c’è sempre un piatto vuoto
per Lei. Quando ci incontriamo tra di noi c’è sempre una
sedia vuota, che ci fa ricordare la sua presenza. Quando iniziamo la
Messa invochiamo Lei perchè ci faccia celebrare o partecipare
bene alla Messa. Quando incominciamo qualsiasi incontro di preghiera
chiediamo che Lei sia presente e che ci ispiri e ci guidi nella
preghiera. Lei è la Superiora. Ovviamente quello che il
Vescovo ha messo come responsabile della comunità dovrebbe
essere semplicemente lo strumento nelle mani della Madonna, sperando
che sia sempre così.
COME SI SVOLGE LA GIORNATA IN COMUNITA’ D. com’è strutturata la preghiera nel vostro
orario? R. Ecco. Levata ore 5. Alle 5,30 inizia la preghiera con il canto
dell’ufficio delle letture che dura circa 50 minuti. Il testo
usato è il breviario monastico dei benedettini. Alle 6,30
canto delle Lodi, cui segue alle 7 la Messa, normalmente ai mattino,
eccetto il sabato e la domenica. Al termine della Messa si espone il
S.S. Sacramento per l’inizio dell’adorazione, poi si
canta l’ora di Terza. Alle 8,30 colazione, poi c’è
il lavoro, o lo studio, oppure catechesi o accoglienza. Il sacerdote
che è con me sta facendo il catechismo proprio da capo. C’è
chi, anche se laureato, non ha mai avuto catechismo. Alcuni si
preparano per affrontare in ottobre la prima teologia. Per alcuni si
tratta di imparare l’italiano, perché non tutti sono
italiani. Alle 12 Angelus, canto dell'ora sesta e prima corona del
Rosario con I misteri gaudiosi. Il pranzo è alle 12,35.
Notiamo di passaggio, se ce ne fosse bisogno che il mercoledì,venerdì
e le vigilie delle feste più Importanti e di quelle della
Madonna si digiuna a pane e acqua. Dopo un po di ricreazione, in cui
si sistema il refettorio e la cucina, alle 14 torna il silenzio, che,
tra l’altro, è il clima normale di tutta la giornata (i
fratelli possono parlare solo per cose necessarie) per coltivare il
clima della preghiera e quindi della pace.
D. Anche durante i pasti c’è silenzio? R. Durante i pasti è silenzio. Normalmente si legge o si
ascolta qualche cassetta. Ma questo non è un silenzio
assoluto. Quando ad esempio c’è un giorno di festa, o se
ne sente l’esigenza, si dispensa dal silenzio con una certa
liberalità. Talvolta gli ultimi minuti del pranzo e della cena
sono offerti ad una discussione sui contenuti della lettura o
dell’ascolto appena fatti. Alle 14 dunque i fratelli possono
avere un’ora di riposo,essendosi alzati presto al mattino. Alle
15 canto dell’ora Nona, a cui segue la seconda parte del
Rosario con i misteri dolorosi e quindi la lettura spirituale comune.
Poi riprende ancora per circa 2 ore, come al mattino il lavoro o la
catechesi o il canto o l’accoglienza. Alle 18 canto del Vespro.
Poi segue la preghiera di lode spontanea o di silenzio o di
guarigione: ogni sera qualche cosa di diverso. Alle 19,30 la cena.
Restano circa tre quarti d’ora per la ricreazione e la
sistemazione delle proprie cose. Alle 20,45 ci si ritrova per la
terza parte del Rosario, magari passeggiando e quindi la Compieta.
Dopo le 21,30 riposo. Faccio notare che in comunità non c’è
ne televisione ne radio. Nessun rumore del mondo. Per l’informazione
basta il quotidiano. Inoltre ogni lunedì sera i fratelli e
le sorelle fanno le ore di preghiera con Gesù0 Sacramentato
sul nostro monte della croce dalle 21 alle 23: questa strettamente
riservata al membri della comunità. Il venerdì sera
invece si tiene un’ora di preghiera davanti alla croce, alla
quale possono partecipare anche i fratelli ospiti. Dimenticavo: ogni
sabato e domenica pomeriggio la preghiera si svolge in modo diverso,
alla stessa maniera che a Medjugorje ogni giorno: dopo l’ora
nona, si recitano due parti del Rosario, si canta il Vespro, si
celebra la Messa, poi preghiera di guarigione seguita dalla terza
parte del Rosario.
D. Ci auguriamo che il carisma del fondatore... sia durevole. R. fortuna qui c’è una Fondatrice, che dovrebbe dare
certa sicurezza! Lode, gloria, benedizione a Maria, Regina della
Pace!