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venerdì 5 febbraio 2016

S.Leopoldo protettore dei confessori a Medjugorje dal 1998


  Le spoglie di san Leopoldo Mandić saranno esposte a Roma, nella basilica vaticana di San Pietro, dal 5 al 10 febbraio 2016. La decisione di traslare a Roma il corpo del confessore cappuccino è stata presa da papa Francesco in persona, che ha voluto questo evento in concomitanza con la solenne celebrazione del 10 febbraio, mercoledì delle Ceneri, quando invierà i «missionari della misericordia» in tutto il mondo, affidando loro un compito importante: confessare e perdonare in segno della grande compassione divina.

A Medjugorje ,sul piazzale dei primi confessionali è posizionata la statua in bronzo di S.Leopoldo Mandic frate cappuccino protettore dei confessori, realizzata in grandezza naturale nel 1998 dallo scultore italiano Carmelo Puzzolo.
S.Leopoldo Mandic nacque il 12/5/1866 a Castelnuovo nella Dalmazia meridionale. A 16 anni iniziò gli studi religiosi a Venezia presso i Cappuccini, mentre svolse il suo ministero sacerdotale a Padova nel Convento dei Cappuccini.
Era un piccolo frate, alto solo un metro e quaranta, curvo, malaticcio, con artrite alle mani e difficoltà nel parlare. Persona umile e mite.
Instancabile nel confessionale, una celletta di due metri per tre, vi rimaneva dalle 10 alle 15 ore al giorno e si dedicava in modo particolare alla confessione dei sacerdoti.

statuapadremandicAlla fine del 1940 la salute peggiorava e nell’aprile del 1942 venne ricoverato in ospedale per un tumore all’esofago. Quando rientrò in convento riprese a confessare fino al mattino del 30 luglio quando morì dopo aver tentato di indossare i paramenti per la celebrazione della S.Messa.
Il 14/5/1944 due anni dopo la sua morte vi fu un’incursione aerea degli alleati anglo-americani che rasero al suolo la Chiesa e il Convento, ma miracolosamente venne risparmiato il suo confessionale. Lui stesso aveva predetto “La Chiesa e il Convento saranno duramente colpiti dalle bombe, ma questa celletta no. Qui il Padrone Iddio ha usato tanta misericordia alle anime…….deve restare a monumento della Sua bontà“.

La sua tomba venne riaperta dopo 24 anni e con grande sorpresa il suo corpo venne trovato intatto.
Venne poi beatificato da Paolo VI nel 1976, mentre Papa Giovanni Paolo II lo canonizzò nel 1993.
La festa di S.Leopoldo Mandic viene celebrata il 12 maggio di ogni anno.


 Sui lati della Chiesa di S.Giacomo sono posizionati molti confessionali: da una parte ve ne sono 25 costruiti nel 1990 e restaurati nel 2001, dall’altra 36 inaugurati nel 2012.
Esternamente ad ogni confessionale vi sono delle targhette indicanti la lingua con la quale il confessore accoglierà i penitenti.
Medjugorje è denominata “Il più grande confessionale del mondo“. I confessionali sono affollati da pellegrini che attendono pazientemente il loro turno, a volte confusi, increduli, sfiduciati. Il sacramento della riconciliazione è proprio la celebrazione della grande misericordia di Dio che dona il perdono delle colpe attraverso il Sacerdote, rinascendo nella grazia del Padre.


A Medjugorje c’è un forte richiamo alla rinascita spirituale. Molte persone infatti si confessano dopo molti anni di lontananza dai Sacramenti.
La Madonna ci ha inviato diversi messaggi sulla confessione, vorrei citarne alcuni:

15/01/1984

Molti vengono qui a Medjugorje per chiedere a Dio la guarigione fisica, ma alcuni di loro vivono nel peccato. Costoro non comprendono che devono cercare innanzitutto la salute dell’anima, che è la più importante, e purificarsi. Essi dovrebbero, per prima cosa, confessarsi e rinunciare al peccato. Poi potranno implorare la guarigione
02/08/1981

Coloro che hanno sporcato il mio vestito sono quelli che non sono in grazia di Dio. Confessatevi frequentemente. Non lasciate che nella vostra anima rimanga a lungo anche soltanto un piccolo peccato. Confessatevi e riparate i vostri peccati
06/08/1982

Bisogna esortare la gente a confessarsi ogni mese, soprattutto il primo venerdì o il primo sabato del mese. Fate ciò che vi dico! La confessione mensile sarà una medicina per la Chiesa d’occidente. Se i fedeli si confesseranno una volta al mese, presto intere regioni potranno essere guarite.

San Leopoldo Mandic è il famoso Cappuccino confessore a Padova, morto nel 1942. Le sue apparizioni dopo morte, numerose e ben documentate, costituiscono (come quelle degli altri santi) altrettanti indizi della sopravvivenza. Le guarigioni istantanee di malattie organiche seguite in parecchi casi alle apparizioni indicano che non si tratta di allucinazioni.
Ecco il racconto di una persona guarita.
Il fatto che, in certe apparizioni, il Santo sia stato creduto persona corporea vivente in questo mondo, che sia stato toccato, che abbia portato oggetti fisici, fa pensare ad un corpo parasornatico. Ecco il caso di Teresa Pezzo:
«Ero da molto tempo affetta da gravi disturbi al fegato. Si tentarono varie cure, ma tutto inutilmente, tanto che il 22 ottobre 1946, nonostante il persistere della febbre, venni sottoposta a gravissimo intervento chirurgico di oltre tre ore. Dopo parecchi giorni passati tra la vita e la morte, mi ripresi alquanto e andai a Bovolone presso lo zio Arciprete, monsignor Bartolomeo Pezzo. Per un po’ di giorni tutto andò bene, ma il 4 dicembre dovetti rimettermi a letto perché mi ritornarono fortissimi i dolori; la febbre risalì oltre i 40, ricominciò il vomito quasi continuo, tanto che non potevo ritenere nemmeno una goccia d’acqua. Si aggiunse un gonfiore duro e voluminoso al di sopra del taglio dell’operazione; i dolori continui e acutissimi si estendevano alla gamba e al braccio destro. Divenni così debole che non potevo quasi più parlare. Il medico curante dichiarò che si era ritornati allo stato di prima dell’operazione e forse peggio.
Dietro esortazione di un padre cappuccino, di passaggio da Bovolone, il giorno 8, domenica, cominciai la novena di Padre Leopoldo e posi una sua reliquia sulla parte ammalata. Martedì notte, mi addormentai alle 11.30. Suonava mezzanotte quando all’improvviso mi apparve Padre Leopoldo. Era identico alla sua immagine, ma senza stola e molto più bello. La stanza, quantunque la luce fosse spenta, era illuminata a giorno. Il Padre si avanzò sino quasi al mio letto. Tra noi due avvenne il dialogo seguente:
“Mamma! Mamma!” gridai io tra gioia e lo spavento.
“Non aver paura!” disse Padre Leopoldo. “Tu ti accosti tutte le mattine alla santa comunione a letto, non è vero?’
“Sì, Padre’
“Domani” continuò Padre Leopoldo mettendomi una mano sulla spalla “alle 8 vai in chiesa, ascolta la santa messa e fai la comunione, perché sei guarita. E ogni giorno dovrai recitare una corona di Gloria Patri. Questo per tutta la vita’
“Sì, Padre, anche due!”.
“Brava! Tu hai sofferto molto nella tua vita, specie in questo ultimo periodo, ma questo, cara, lo troverai nella eternità! Tu devi sempre fare del bene al mondo e, se ti giungerà qualche brutto momento, dolori e malattie, sopporta tutto con rassegnazione e soffri tutto per amore di Dio”.
“Padre, che grazia!’
“Quando termini la novena?”.
“Lunedì “.
“Allora tornerò lunedì a mezzanotte perché ho molte cose da dirti. Intanto ti dò la benedizione”.
«Mi benedisse e scomparve dicendo: “Sia lodato Gesù Cristo!” ».
«Scomparso Padre Leopoldo, mi scossi. Credevo di aver sognato, ma mi trovai perfettamente guarita. Non più dolori al fegato, scomparso il gonfiore, i dolori alla gamba e al braccio, cessata la febbre.
La zia, che dormiva in camera con me, aveva sentito tutte le parole mie, ma non quelle di Padre Leopoldo, e non aveva visto nulla.
La mattina mi alzai, scesi frettolosa le scale, mentre il giorno prima non potevo nemmeno reggermi in piedi, andai in chiesa alla Messa delle 8, feci la santa comunione, rimasi a lungo in preghiera e poi, ritornata in canonica, mangiai con un appetito formidabile senza sentire alcun disturbo.
Ero perfettamente guarita.
Il fatto suscitò nel paese una grande impressione, perché a tutti era nota la mia dolorosa condizione, e si accese una vivissima attesa della nuova apparizione promessa. Gran numero di persone m’incaricarono di presentare a Padre Leopoldo domande su diverse cose.
Alla mezzanotte tra il 16 e il 17 dicembre, Padre Leopoldo mi comparve di nuovo, circonfuso di luce, in modo da illuminare la stanza a giorno. Mi parlò di molte cose riguardanti la mia vita spirituale e mi raccomandò in modo particolare di pregare. Poi rispose alle domande che gli presentavo. Io scrivevo le risposte man mano che Padre Leopoldo parlava, e le scrivevo alla luce della visione perché la lampada era spenta. La zia che dormiva nella stessa camera e un sacerdote fuori dalla porta udivano le mie parole, ma non vedevano nulla e non sentivano le parole del Padre. Appena questi scomparve, io accesi la lampada esclamando: “Che bellezza! Che bellezza!”. Tenevo in mano il foglio che avevo scritto sotto dettatura di Padre Leopoldo, con la penna fornitami dallo stesso Padre.
Mia zia mi disse poi che durante la visione c’era per lei nella stanza buio perfetto, mi aveva sentito far scorrere velocemente la penna sulla carta, ma che quando Padre Leopoldo scomparve e si accese la lampada, essa vide in mano mia il foglio scritto, ma non la penna con cui l’avevo scritto.
Rileggendo le risposte di quel foglio, rilevai una cosa molto importante: Padre Leopoldo si lamenta quasi con tutti che pregano poco e male, e insiste con tutti che preghino di più se vogliono che Dio li benedica».

Valdi porro (Verona), 28 dicembre 1946: Teresa Pezzo.


Un apostolo della Misericordia:San Leopoldo Mandic' - Eco di Maria nr. 145
Questo cappuccino croato incarnò nella sua vita la parabola del Padre misericordioso che attende il "figlio prodigo". Per questo il richiamo del Papa alla confessione nell'Anno Santo trova in lui un modello eccezionale del ministero in cui il Padre vuol far scoprire ai figli peccatori il suo Cuore.
La celletta della Misericordia - Nato a Castelnuovo di Cattaro, sulla costa dalmata, nel 1866, era tanto piccolo (m 1.35), debole, claudicante per l'artrite deformante ai piedi, aveva un difetto di pronuncia che gli impediva di predicare e così fu sempre adibito alle confessioni. Nella sua celletta-confessionale del convento cappuccino di Padova, dove oggi i fedeli accorrono al suo corpo incorrotto, confessò per trent'anni dalle 10 alle 15 ore al giorno. Ma la città di Padova non si accorse subito del piccolo grande santo che ospitava.
Di se stesso P. Leopoldo diceva: "Sono veramente un uomo da nulla, anzi ridicolo". E così veniva ritenuto dai frati e dalla gente. Perfino i bambini lo deridevano per strada e gli mettevano i sassi nel cappuccio... Dicevano che "era un confessore ignorante, di manica troppo larga, che assolveva tutti senza discernimento". Poi progressivamente la città cominciò ad avviarsi a quel confessionale, alcuni mandati anche da P. Pio che usava dire: "Avete un Santo, perché venite da me?!"
Poco prima di morire nel 1942, P. Leopoldo fece questa profezia: "La città sarà bombardata molte volte, questo convento sarà duramente colpito, ma questa celletta no. Qui il padrone Dio ha usato molta misericordia alle anime: deve restare il monumento della sua bontà". Infatti i bombardamenti del 1944 distrussero il convento, ma la celletta rimase in piedi... Ma cosa avveniva in quella celletta? Se colui che vi entrava mostrava un po' di esitazione o qualche impaccio, P. Leopoldo si alzava in fretta e gli andava incontro allargando le braccia: "Si accomodi, signore, si accomodi... Non abbia paura sa, non abbia riguardo... Vede, anch'io, benché frate e sacerdote, sono tanto misero. Se il Padrone Dio non mi tenesse per le briglie, farei peggio degli altri...".
Tuttavia P. Leopoldo non riduceva la confessione a qualche minuto. Si tratteneva a volte molto a lungo. E non era dolce quando si cercava di scusare il male o minimizzarlo. Lo diventava invece infinitamente se lo si riconosceva con umiltà. Ci basti questo episodio.

Un giorno un uomo entrato in quella celletta si ostinava a difendere i suoi numerosi peccati con sottili ragionamenti. P. Leopoldo le aveva provate tutte ma poi, di fronte alla raffinata derisione dell'uomo, si era alzato in piedi e aveva esclamato: "Se ne vada! Se ne vada! Lei si mette dalla parte dei maledetti da Dio!". L'uomo quasi svenne dalla paura e si prostrò a terra piangendo; allora P. Leopoldo lo sollevò e, abbracciatolo, gli disse: "Vedi, ora sei di nuovo mio fratello".
Talvolta confessava anche con la febbre e saltava i pasti vedendo la fila dei penitenti. Non di rado, finite le confessioni, faceva lunghe preghiere, di notte. A molti penitenti aveva promesso: "Farò io penitenza per te, pregherò io per te". Una volta disse: "Se il Crocifisso mi avesse a rimproverare della 'manica larga' gli risponderei: questo cattivo esempio, Paròn Benedeto (Padrone Benedetto), me l'avete dato voi! Ancora non sono giunto alla follia di morire per le anime!"...
Apostolo dell'unità - Dietro questa vocazione c'è però un segreto. "Quando avevo 22 anni, dice lui stesso, ho sentito la voce di Dio che mi chiamava a pregare e a meditare per il ritorno degli ortodossi all'unità cattolica". Ne fece un voto. Era la sua "santa pazzia", dicevano i suoi confratelli; ne parlava a tutti e sperava di realizzare questa chiamata, concretamente, tornando in Croazia. E sembrava cosa fatta quando la città di Fiume venne annessa all'Italia e lui destinato a quel convento. Ma il Vescovo di Padova tanto fece che ottenne dal Provinciale di mantenerlo nella sua città dove tutti lo reclamavano. Sembrava una sconfitta. Ma non fu così.
Un confratello che si meravigliava per questo cambiamento, gliene chiese ragione e così rispose P. Leopoldo: "Tempo fa ebbi l'occasione di incontrare una santa persona che dopo la comunione mi disse: «Padre, Gesù mi ha ordinato di dirle che ogni anima che lei assiste qui nella confessione è il suo Oriente»". E da allora fece proprio così. Trattava ogni penitente come se la conversione all'unità del suo popolo dipendesse da quella del peccatore che aveva davanti.
Così anche nella Santa Messa - che offriva sempre, se poteva, per questa intenzione - sentiva una sofferenza fisica per la rottura dell'unità e, immedesimandosi a Cristo, piangeva a volte fino a bagnare la tovaglia dell'altare... Dio gli concesse di fare miracoli già in vita; ma lui sosteneva che non c'entrava niente: "Che colpa ne ho io -diceva- se vengono con tanta fede e se, per la loro fede, il Padrone Dio li esaudisce?"
Leggeva nelle anime. Un signore, che da anni non si confessava, era stato trascinato lì dagli amici e pensava tra sé: "Mi metto in coda e poi, quando se ne sono andati tutti, me ne vado anch'io prima che mi tocchi entrare in quello stanzino". Ma di colpo uscì fuori P. Leopoldo e, andando dritto a lui gli disse: "Venga avanti lei, signore... L'aspettavo sa, l'aspettavo...". E poi, una volta dentro: "Lei non voleva venire... ma non si preoccupi... le dico io quello che ha fatto... E' questo quello che ha fatto, vero? E ora è pentito, vero? Allora Dio le perdona tutto. La ringrazio di essere venuto a portarmi tanta gioia, ma l'aspetto ancora, sa... Venga e saremo buoni amici...". Ecco, ci auguriamo che con un buon confessore possiamo incontrare nell'intimo il nostro Padre del cielo...
P. Leopoldo tornò al Padre il 20 luglio 1942 pronunciando le ultime parole della Salve Regina, che aveva sempre chiamato con tenerezza "la Paròna Benedeta"... Il Santo, riprodotto in una statua bronzea a Medjugorje, sembra lì a proteggere e a ispirare i confessori nel loro ministero di misericordia.




Fonte: http://www.progettomedjugorje.it/luoghi/confessionali

http://medjugorje.altervista.org/doc/aldila/venutidallaldila//07-san_leopoldo.php  

http://medjugorje.altervista.org/doc/divinamisericordia/sanleopoldomandic.html 

giovedì 4 febbraio 2016

Solenne celebrazione della Candelora a Medjugorje

02.02.2016

Con video:

Come di consueto in questo periodo dell’anno, a Medjugorje si sta vivendo un momento più tranquillo, caratterizzato da un minor numero di pellegrini. Tuttavia, anche la Solennità della Presentazione del Signore al Tempio, che ricorre il 2 febbraio, è stata celebrata in modo solenne, alla presenza di piccoli gruppi di pellegrini tedeschi, inglesi, francesi, americani e polacchi, oltre che naturalmente dei parrocchiani. Quel giorno, a Medjugorje, sono state celebrate sette Sante Messe, di cui tre in lingua croata. Il programma liturgico di preghiera serale è iniziato con la preghiera del Rosario, guidata da fra Hrvoje Miletić, mentre la Santa Messa delle ore 18:00 è stata presieduta da fra Danko Perutina e concelebrata da nove sacerdoti. Egli, nella sua omelia, ha detto tra l’altro che il vecchio Simeone e la profetessa Anna incontrarono la Santa Famiglia nel Tempio: “Di Simeone il Vangelo afferma che era giusto e timorato di Dio, il che significa che era onesto. Potremmo domandarci in tutta libertà come sia stato possibile che, di tutta quella moltitudine di leviti, di sacerdoti e di popolo presente nel Tempio, proprio il vecchio Simeone sia andato incontro a quella famiglia. Egli si era recato al Tempio ascoltando la voce di Dio, perché la custodiva sempre nel suo cuore. Custodiva in sé la speranza dell’avvento della consolazione di Israele. Anche noi siamo chiamati a scoprire la salvezza, la luce e la gloria di Dio. Ma la gloria di Dio, la sua vicinanza e Dio stesso, vengono scoperti dagli occhi della fede, perché essi vedono più lontano dei nostri occhi terreni. L’anelito si era compiuto e Simeone è divenuto testimone e profeta della fedeltà di Dio. Non si era stancato di una vita trascorsa in preghiera. Soltanto un uomo completamente rivolto a Dio e che sta di continuo alla sua presenza è un uomo pieno di gioia, sia interiormente che esteriormente. Oltre al vecchio Simeone, era presente anche la profetessa Anna, che aveva accettato la sua tormentata vita di vedova senza piagnistei o risentimenti. Essa rappresenta qui tutte le persone devote”. Fra Danko ha poi ricordato che ci troviamo nell’Anno della Misericordia: “Dal momento che siamo nell’Anno della Misericordia, preghiamo Gesù di aprire nuovamente gli occhi del nostro cuore e della nostra anima, per poterlo riconoscere in ogni uomo. Chiediamogli di riaccendere in noi il fuoco del suo amore ogni volta che partecipiamo alla Santa Eucaristia. Questo però è possibile solo se preghiamo. La Madonna qui ci ha invitato alla preghiera moltissime volte. Rispondiamo stasera all’invito di Gesù e della Chiesa a pregare in famiglia al mattino e alla sera, per poter essere veri testimoni dell’amore di Dio in questo mondo inquieto”.

Fonte:http://www.medjugorje.hr/it/attualita/solenne-celebrazione-della-candelora-a-medjugorje,7652.html

Intervista con P.Gianni Sgreva: COM’E’ NATA A MEDJUGORJE LA PRIMA COMUNITA’ DI CONSACRATI

COM’E’ NATA LA PRIMA COMUNITA’ DI CONSACRATI NELLO SPIRITO DI MEDJUGORJE

Intervista con P.Gianni Sgreva all'Oasi della pace (Eco di Medjugorje nr.44)

D. Quando e come è nata l’idea della comunità dei consacrati?
R. Dobbiamo risalire a circa alla seconda metà del luglio ‘85, quando con insistenza Marija Pavlovic’ ha voluto che io mi trattenessi a casa sua. In quei giorni ha avuto modo di confidarsi molto con me e di parlare soprattutto della consacrazione che le chiedeva la Madonna, pur salvaguardando sempre la sua libertà. E veniva fuori il desiderio che la magnifica novità iniziata da Maria a Medjugorje si manifestasse in un segno permanente di persone che non soltanto accoglievano la conversione, ma anche la destinazione ultima della stessa, che consiste nell'appartenere totalmente al Signore. Certo si aggiungeva anche un’altra considerazione.
Lavorando il tabacco assieme mi diceva: “Ma dove potrà finire? in quale congregazione in quale istituto potrò proseguire quel cammino pedagogico—educativo, che ha Medjugorje ha iniziato ormai da da 4 anni (luglio ‘85)? La sua domanda rimaneva sospesa.
Poi affiorava anche un altro desiderio in quella conversazione:
rientrare un po nei tempi dell’età apostolica, soprattutto rifacendoci a quel testo degli Atti 1,14, dove si dice che gli Apostoli erano assidui nella preghiera con le donne e i fratelli di Gesù,insieme con Maria. D’altronde la Chiesa ha trovato origine proprio nel cenacolo, dove Maria guidava la preghiera in attesa dello Spirito Santo, e questo cenacolo era riempito non solo dagli apostoli - diremmo oggi dai Vescovi e dai sacerdoti—, ma anche dai laici, uomini e donne. Tutta la chiesa era convenuta nel cenacolo. Ma anche Medjugorje è un movimento mondiale che interessa tutta la chiesa; e si doveva pensare a una forma di consacrazione in cui tutte le componenti della chiesa avessero potuto ritrovarsi, riandando quasi dentro l’esperienza del cenacolo, guidate da Maria.

Queste erano le prime linee di un embrionale discorso che si sta va profilando. Quando nello stesso giorno la visita a un monastero ortodosso a Mostar ci faceva ancor più riflettere a causa della struttura stessa del luogo. Al centro una chiesina in onore di Maria, a un lato un braccio occupato da monaci ; l’altro a sinistra era abitato da monache. E ammirando quella organizzazione di vita che faceva centro sulla chiesina della Madonna si diceva: —Ma perché allora non possono stare assieme donne e uomini, tutta la chiesa, presa sia nell’ambito celibatario sia nell’ambito del matrimonio, tutti pronti a ritornare dentro il Cenacolo per farsi guidare dalla Madonna verso il traguardo di una nuova Pentecoste?

D. Dopo questo periodo di incubazione ci sono stati dei segni provvidenziali che hanno provocato, la realizzazione del sogno?
R. Non vedendo alcuna possibilità pratica di dar corpo a quel sogno, si soprassedette per diversi mesi a questo pensiero, come si trattasse solo di un pio desiderio. Ma le cose hanno cominciato ad avere una piega molto diversa nel dicembre ‘85. Mi trovavo a Medjugorje e quella sera avevo voluto dedicarmi alle confessioni, rinunciando all’apparizione. Dopo la Massa, Marija mi si avvicina e mi dice: “Sai che la Madonna mi ha parlato di te?”“Come? —risposi stupito— ha Medjugorje ti ha parlato di me? Che cosa ti ha detto?”“Non te lo posso dire ora, ma solo quando ti troverai in un clima di raccoglimento.” Il giorno dopo, 5 dicembre, a casa sua, dopo aver a lungo pregato, mi confidava tutto. Sulle prime non ho creduto, anzi le ho chiesto di stendere in lingua croata le dichiarazioni della Madonna: le avrei poi fatte tradurre da P. Slavko, temendo il soggettivismo della veggente che poteva trarla in inganno,oppure che qualche difetto di lingua impedisse di capire bene. P. Slavko confermava il senso del messaggio, che pressapoco suonava così: Mi invitava a mettermi in profonda preghiera e in grande silenzio, perché poi Lei stessa mi avrebbe parlato. Attendevo intanto che il messaggio fosse concretizzato attraverso dei segni. Un segno c’era, eppure ero molto lontano dal decifrarlo. Il 3 dicembre ero venuto a contatto con un ragazzo che si era confessato fuori della chiesa, e gli avevo detto semplicemente: “Mettiti in ginocchio e consacrati subito alla Madonna. Questa è l’unica possibilità per uscire dallo stato tenebroso in cui ti trovi.” Dono di che era tornato da me dopo la messa delle 11 con un amico, invitando me a fare la via Crucis sul Kricevac, ma a piedi scalzi. Accetta e quella Via Crucis durò due ore, dopodiché l’amico che non conoscevo mi chiedeva aiuto per un discernimento vocazionale: "era già venuto a Medjugorje nove volte senza ancora veder chiaro. “Come posso io sapere?”risposi. Eravamo sotto la croce. “Scendiamo e preghiamo la Madonna, chissà che non troviamo qualche anima che ci possa aiutare”. Quella stessa sera incontrammo una veggente che aspettava già da otto giorni dì incontrare quei ragazzi: fece discernimento su di loro e su di me e alla fine ci persuase sul piano della Madonna. Questo il 6 dicembre ‘85.
D. Questo inizio, o meglio questo primo segno,ha qualche attinenza con il gruppo di preghiera di Medjugorje?
R. All’inizio si era ben lontani dal pensare a un collegamento con il gruppo di preghiera: la cosa era conosciuta solo a Marija e a P.Slavko. Ma nell’aprile dell’86 ebbi un lungo colloquio con P. Tomislav, nel quale egli era preoccupato di come organizzare la vita del gruppo dopo la fine dei 4 anni di attesa —allora eravamo al 3°— per una scelta vocazionale.
D. E dopo quest’incontro che cosa è avvenuto?
R. Nel marzo dell’86 mi era stata fatta la proposta di una casa, confidai la cosa a P. Slavko venuto a Verona il 16 marzo ed egli mi disse di non perdere tempo, perché la Madonna voleva così. Ma sorgevano due problemi di difficile soluzione: come mettere assieme uomini e donne in una comunità religiosa e tener presenti tutte le componenti della chiesa, quella celibataria tradizionale e quella dei coniugati; e poi partire dal chiaro collegamento con i fatti di Medjugorje quando la chiesa non li ha ancora approvati? Nel frattempo mi tenevo in contatto con il padre spirituale e con il mio Superiore provinciale, che ha sempre dimostrato verso di me larghezza di cuore e tanta saggezza.
La Madonna poi pensò a darmi risposte concrete sui grossi problemi accennati. Nell’aprile ‘86 fui invitato a partecipare al convegno nazionale del Rinnovamento dello Spirito a Rimini; li trovai alloggio in un albergo dove si trovavano alcuni fratelli e sorelle della Comunità del Leone di Giuda e dell’Agnello Immolato in bianche tuniche e scalzi, compresi i bambini, che già da più due anni vivevano una straordinaria forma di vita consacrata, approvata dal Vescovo di Alby e da quello di Lione.
Allora è possibile che nella chiesa possano convivere fratelli sorelle, celibi e sposati. Anzi scoprii che il nuovo Codice di Diritto Canonico (cann.298 e 299) riconosce a laici e chierici il diritto a questa forma di consacrazione sotto la figura dl “Associazione privata di fedeli”. Intanto il 6 giugno Marija ricevette in un’apparizione un altro messaggio, in cui la Madonna incitava a proseguire nella via intrapresa. Intanto cresceva il numero dei ragazzi e ragazze, che la Madonna stava scegliendo e unendo attraverso ritiri, lettere, telefonate. Era tutto un movimento: e da due ne sono venuti dieci, venti.

D. Ma come avete risolto il problema del collegamento con Medjugorje, non ancora approvato dalla chiesa?
R. Questo problema mi assillava ancor più dell’altro, anche’ perché poteva già sorgere una comunità in una diocesi dove si sarebbero trovate difficoltà con il Vescovo di quella chiesa a causa di Medjugorje Dissi alla Madonna: “Se è opera tua dovrai pure trovare il modo di aggirare l’ostacolo”. E l’occasione venne puntuale. Il 9 settembre fui invitato a una udienza dal Card. Ratzinger e dopo aver parlato di vari problemi con altre persone, chiesi di rimanere solo con lui e trovai il coraggio di dirgli tutto quanto avevo nel cuore, ma soprattutto gli parlai dei due problemi più scottanti: come mettere assieme uomini e donne, sposati e celibi, questi ultimi aperti a una vocazione ministeriale, diaconale o presbiterale; e come fosse possibile stante la mancata approvazione di Medjugorje.
Il Card. —ricordo— ha molto sorriso di gioia e guardandomi disse:E perché si deve preoccupare lei? Di Medjugorje me ne occupo io” -difatti nel settembre dell’86 era tutto in mano della Congregazione della Dottrina della fede—. “Bisogna —mi disse— salvaguardare un principio molto importante sul piano teologico: distinguere tra quelli che sono i fatti e sono sub judice—, e quelli che sono i frutti del fatti. Allora ai fatti ci penso io, ai frutti ci penserà lei. Quindi le auguro di usare molto discernimento nelle vocazioni, ne parli col suo Vescovo, con il Provinciale e avanti!”. Lui stesso mi indicò la formula dell’Associazione privata di fedeli prevista al Codice. Ebbi dunque tutto l’incoraggiamento da una fonte così autorevole. Ma non finì tutto qui.
All’indomani ottenni inaspettatamente un incontro con il S. Padre per interessamento di un amico: 10

settembre. Al Papa ho fatto un racconto succinto ed essenziale. lo non avevo posto il problema vocazione e Medjugorje, ma il Papa mi ha prevenuto: “Ma,Padre, di che cosa è preoccupato lei? Ho già affidato tutto ai miei organismi. Avanti: sono le vocazioni quelle di cui dobbiamo occuparci”. Poi parlava e non parlava; parlava più con la commozione, perché si vedeva che era visibilmente commosso nel sentire queste cose. Mi ha abbracciato forte, mi ha baciato in fronte e mi ha sussurrato: “La Madonna le aprirà tutte le strade” e poi, consegnandomi il suo Rosario, mi ha detto: “Padre, preghi anche per me" Così con la sua benedizione è iniziato questo cammino. Ecco il segno. Uscivo dall’udienza alle 13 del l3 settembre e in Curia Generali zia (dei Passionisti) trovai un biglietto: “Ti aspettano a Vicenza per vedere una casa”, io non ne sapevo niente. All’indomani ero già a Priabona e vedevo questa casa, dove vi trovate voi adesso.
I PRIMI PASSI
D. Cos’è avvenuto dopo le memorabili udienze del settembre ‘86 fino all’apertura della casa di Priabona il 18 maggio 1987?
R. Ci sono stati anzitutto i contatti necessari sul piano giuridico ecclesiastico, sia con il Vescovo della diocesi in cui si sarebbe aperta la casa, sia con i miei superiori. Il mio Padre Provinciale chiese e ottenne il 20 settembre ‘86 un’udienza dal Card. Ratzinger, il quale gli ribadì: “Questa è opera di Dio: incoraggi il padre a proseguire”. E’ bastato questo perché il mio P. Provinciale mi venisse incontro in tutti i modi e si mettesse a completa disposizione dell’opera. Ma, essendo io un religioso appartenente ad un istituto, si doveva trovare una formula accettabile e, dopo varie vicissitudini e ripensamenti, sofferenze, umiliazioni, viaggi e fatiche, lo stesso Superiore Generale dei Passionisti ha assunto in mano la cosa. Ricordo che disse: “Questo è un onore per tutta la congregazione: favorire questa nuova iniziativa, in cui verranno confluire tante vocazioni”. Così dopo l’approvazione del Superiore Generale per l’avvio di questa comunità, firmata il 22 marzo 1987, verrà anche quella del Vescovo per l’esperimentazione il 18 maggio 1987.
La figura giuridica della nuova istituzione è quella di “associazione privata di fedeli”, che non contempla di per se un previo consenso episcopale: sono laici e chierici, uomini e donne, celibi e coniugati che si mettono insieme per delle finalità apostoliche o contemplative. Ne parla il Codice di Diritto Canonico ai nn. 298 e seguenti.
Il vero inizio della comunità è segnato al 25 marzo, quando i primi 9 fratelli, dopo una giornata di ritiro, hanno firmato l’accordo privato che è richiesto dal Diritto Canonico per dare l’avvio alla detta associazione. Attualmente fan parte a tutti gli effetti della comunità mariana ”Oasi della pace” —questo è il suo nome— tredici membri, non tutti ora presenti perchè alcuni non ancora disimpegnati dalle occupazioni di prima, e molti sono gli aspiranti ad entrare: dalle venti alle venticinque persone si stanno preparando.

D. Abiteranno tutti in comunità, anche gli sposati?
R. I celibi abiteranno in comunità contemplative. Per gli sposati siamo ancora in via di riflessione e di preghiera. Varie sono le coppie di coniugati che si stanno preparando. Per loro si potrebbe ipotizzare questo tipo di realizzazione: che gruppi di sposati continuino la loro vita nelle proprie famiglie, mentre altri vivano direttamente in comunità. Quanto ai voti di povertà e obbedienza, sarà chiarito in seguito mentre per la castità matrimoniale ci sono già indicazioni precise nel piano di vita (che pensiamo di pubblicare prossimamente).
D. Qual’è il proprium che identifica la vostra comunità nei confronti delle altre?
R. Bisogna rifarsi all’origine per capirlo. Se noi abbiamo ricevuto il dono della conversione tramite Maria, perché dobbiamo lasciare tanti fratelli e sorelle fuori dell’ambito della pace? Quindi nasce un vero compito, una esigenza. La Madonna sta visitando l'umanità. La Madonna —come dice bene il Papa nella sua enciclica “Redemptoris Mater”— è colei che vive la sollecitudine per tutti gli uomini. Ora io penso che il bisogno più grande in quest’epoca di secolarizzazione e di materialismo sia quello della pace: pace concepita come presenza di Dio nel cuore dell’uomo. Ecco quindi fratelli e sorelle, celibi e sponati, che si mettono insieme per dare una mano alla Madonna, accogliendo anche tutte le condizioni da Lei poste, per essere portatori di pace. Della pace vera, non di quella politica o economica, che tutt’al più potranno essere conseguenza della pace dei cuori.
STRUMENTI DI PACE MEDIANTE L’INTERCESSIONE. L’ESPIAZI0NE, L’ACCOGLIENZA
A questo punto è bene dire subito una parola sulle tre caratteristiche fondamentali o carismi della comunità, sempre collegati a questi fatti. Se la pace è il frutto della preghiera,il primo ministro o carisma della comunità dovrà essere L’INTERCESSIONE. Anzi è previsto nel piano di vita che l’intercessione dovrà essere un voto, un quarto voto aggiunto a quelli tradizionali di povertà, castità e obbedienza.
Al carisma dell’intercessione si aggiunge quello della ESPIAZIONE. Quante volte la Madonna ha pianto! E piange perchè fa sue le sofferenze dell’umanità dovute al peccato. Quindi lo espia in se nella preghiera di continua intercessione e anche —direi— nella sofferenza, perché la Madonna soffre come una mamma per la situazione del mondo contemporaneo, che sta arrivando a dei traguardi massimi di alienazione da Dio.
Ed ecco quindi il carisma dell’espiazione: non lasciare solo il Signore Gesù nel Getsemani; non lasciare da sola la Vergine santa in questa mediazione espiatrice. Poi il terzo carisma. Se abbiamo ricevuto il dono della pace attraverso la mediazione di Maria, dovremo essere aperti a tanti fratelli e sorelle in cerca di pace, creando cuori e luoghi dove essi possano trovare la pace: è il ministero dell'accoglienza. Le nostre comunità devono esercitare l’accoglienza per ogni tipo di fratelli e sorelle, a questa condizione però: che siano alla ricerca sincera della pace, cercando soltanto nel Signore e attraverso Maria la soluzione dei loro problemi umani, proprio perché la fede non va rilegata nell’intimo, ma deve abbracciare tutta la vita; e ogni bisogno umano si scontra con il problema fondamentale che è la pace.

D. E’ questo il servizio ecclesiale che si propone?
R. Sì, perché la comunità è essenzialmente contemplativa ma, dentro la contemplazione vive il ministero dell’accoglienza, per cui i fratelli vengono, per così dire, accolti nel grembo della contemplazione....
D. ... e anche perché portati dalla Madonna!
R. Ecco, anche “portati dalla Madonna” perché noi non faremo mai pubblicità, e anche ora parliamo solo perché interrogati. Mai faremo propaganda. A questo ci pensa Maria.
D. Avete regole oratiche che guidano la vostri giornata?
R. Certo, perché per essere approvati, anche se in via sperimentale, dai superiori ed essere io stesso posto come responsabile della comunità, noi dovevamo presentare loro un piano di vita. Questo piano di vita, in cui si trovano esposti i principi su cui si basa la comunità e le indicazioni pratiche per la loro attuazione, ha già avuto l’approvazione in via sperimentale, sia dal Superiore generale dei Passionisti, sia dal Vescovo diocesano di Vicenza. I fratelli che hanno posto la firma per la costituzione dell’associazione privata hanno condiviso queste linee proprio perché già frutto di una prolungata esperienza.
D. L’orario tiene conto allora di questi principi!
R. Certo, l’orario potrebbe suscitare stupore in alcuni, ma in effetti tiene presenti proprio queste linee fondamentali. Se qui si esercita anzitutto il ministero dell'intercessione, è chiaro che l’intercessione dovrà prendere il massimo della giornata. Perciò non deve meravigliare che ci siano sette ore di preghiera: sei comunitarie e in più l’ora di preghiera personale davanti all’Eucarestia, alternandosi ogni fratello nell’adorazione continuata per le ore del giorno.
In settembre diventerà anche notturna. Questi sono anche gli accordi presi con il Vescovo. Quindi è la preghiera il vero e primo lavoro. Ci stiamo accorgendo dopo i primi due mesi che la Madonna ci chiede effettivamente questo. Certo ci sono anche le varie mansioni di casa: lo stesso lavoro dell’accoglienza comporta una grande fatica per i fratelli e le sorelle. Ma l’occupazione più importante rimane la preghiera. E’ una preghiera vissuta in tutte le sue dimensioni, perché ci rifacciamo proprio a quell’espressione di Ef 6: “Prendete l’armatura di Dio.., e pregate incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito”. Quindi un pò tutte le forme di preghiera sono accolte. L'importante è che si preghi con il cuore.

D. Voi non fate lavori retribuiti per procurarvi il necessario?
R. Attualmente è così. Si lavora per l’allestimento e la manutenzione della casa, per la cucina e i lavori domestici, anche se abbiamo sempre pensato a un altro lavoro: qui c’è anche un pezzo di terra, e poi delle persone ci hanno offerto lavoro. Io non so cosa succederà nel cammino avvenire, però oggi come oggi il vero lavoro è la preghiera e l’accoglienza. La provvidenza poi è abbondantissima: avete visto anche voi in questi giorni. Stiamo andando avanti nel solco del Signore: ci pensa Lui. La provvidenza è tanta che provvediamo perfino a fornire monasteri di clausura che pregano per noi.
Come è scritto nel piano di vita la regola prima della comunità che quindi ha un risvolto anche sul piano economico,è quella del vangelo di Matteo 6: “Cercate prima il regno di Dio ... e tutto il resto vi sarà dato in più”.

D. E la guida della comunità a chi appartiene?
R. Ci teniamo veramente a dire ma anche proprio in tutti i gesti della comunità, e a riconoscere perché è così: la Madonna la guida della comunità, è veramente Lei. Quando noi andiamo a tavola c’è sempre un piatto vuoto per Lei. Quando ci incontriamo tra di noi c’è sempre una sedia vuota, che ci fa ricordare la sua presenza. Quando iniziamo la Messa invochiamo Lei perchè ci faccia celebrare o partecipare bene alla Messa. Quando incominciamo qualsiasi incontro di preghiera chiediamo che Lei sia presente e che ci ispiri e ci guidi nella preghiera. Lei è la Superiora. Ovviamente quello che il Vescovo ha messo come responsabile della comunità dovrebbe essere semplicemente lo strumento nelle mani della Madonna, sperando che sia sempre così.
COME SI SVOLGE LA GIORNATA IN COMUNITA’
D. com’è strutturata la preghiera nel vostro orario?
R. Ecco. Levata ore 5. Alle 5,30 inizia la preghiera con il canto dell’ufficio delle letture che dura circa 50 minuti. Il testo usato è il breviario monastico dei benedettini. Alle 6,30 canto delle Lodi, cui segue alle 7 la Messa, normalmente ai mattino, eccetto il sabato e la domenica. Al termine della Messa si espone il S.S. Sacramento per l’inizio dell’adorazione, poi si canta l’ora di Terza.
Alle 8,30 colazione, poi c’è il lavoro, o lo studio, oppure catechesi o accoglienza. Il sacerdote che è con me sta facendo il catechismo proprio da capo. C’è chi, anche se laureato, non ha mai avuto catechismo. Alcuni si preparano per affrontare in ottobre la prima teologia. Per alcuni si tratta di imparare l’italiano, perché non tutti sono italiani. Alle 12 Angelus, canto dell'ora sesta e prima corona del Rosario con I misteri gaudiosi. Il pranzo è alle 12,35. Notiamo di passaggio, se ce ne fosse bisogno che il mercoledì,venerdì e le vigilie delle feste più Importanti e di quelle della Madonna si digiuna a pane e acqua. Dopo un po di ricreazione, in cui si sistema il refettorio e la cucina, alle 14 torna il silenzio, che, tra l’altro, è il clima normale di tutta la giornata (i fratelli possono parlare solo per cose necessarie) per coltivare il clima della preghiera e quindi della pace.

D. Anche durante i pasti c’è silenzio?
R. Durante i pasti è silenzio. Normalmente si legge o si ascolta qualche cassetta. Ma questo non è un silenzio assoluto. Quando ad esempio c’è un giorno di festa, o se ne sente l’esigenza, si dispensa dal silenzio con una certa liberalità. Talvolta gli ultimi minuti del pranzo e della cena sono offerti ad una discussione sui contenuti della lettura o dell’ascolto appena fatti. Alle 14 dunque i fratelli possono avere un’ora di riposo,essendosi alzati presto al mattino.
Alle 15 canto dell’ora Nona, a cui segue la seconda parte del Rosario con i misteri dolorosi e quindi la lettura spirituale comune. Poi riprende ancora per circa 2 ore, come al mattino il lavoro o la catechesi o il canto o l’accoglienza. Alle 18 canto del Vespro. Poi segue la preghiera di lode spontanea o di silenzio o di guarigione: ogni sera qualche cosa di diverso. Alle 19,30 la cena. Restano circa tre quarti d’ora per la ricreazione e la sistemazione delle proprie cose.
Alle 20,45 ci si ritrova per la terza parte del Rosario, magari passeggiando e quindi la Compieta. Dopo le 21,30 riposo. Faccio notare che in comunità non c’è ne televisione ne radio. Nessun rumore del mondo. Per l’informazione basta il quotidiano.
Inoltre ogni lunedì sera i fratelli e le sorelle fanno le ore di preghiera con Gesù0 Sacramentato sul nostro monte della croce dalle 21 alle 23: questa strettamente riservata al membri della comunità. Il venerdì sera invece si tiene un’ora di preghiera davanti alla croce, alla quale possono partecipare anche i fratelli ospiti. Dimenticavo: ogni sabato e domenica pomeriggio la preghiera si svolge in modo diverso, alla stessa maniera che a Medjugorje ogni giorno: dopo l’ora nona, si recitano due parti del Rosario, si canta il Vespro, si celebra la Messa, poi preghiera di guarigione seguita dalla terza parte del Rosario.

D. Ci auguriamo che il carisma del fondatore... sia durevole.
R. fortuna qui c’è una Fondatrice, che dovrebbe dare certa sicurezza! Lode, gloria, benedizione a Maria, Regina della Pace!

Priabona 11.8.87 

Fonte:http://medjugorje.altervista.org/doc/altri_doc_medjugorje/19-1comunita.php

 

Video:


 

martedì 2 febbraio 2016

Messaggio del 2 febbraio 2016 a Mirjana


Cari figli, 
                vi ho chiamati e nuovamente vi chiamo a conoscere mio Figlio, a conoscere la Verità. Io sono con voi e prego affinché ci riusciate. Figli miei dovete pregare molto per poter avere sempre più amore e pazienza. Per poter sopportare il sacrificio e per poter essere poveri nello spirito. Mio Figlio è sempre con voi per mezzo dello Spirito Santo. La sua Chiesa nasce in ogni cuore che lo conosce. Pregate per poter conoscere mio Figlio. 
Pregate affinché la vostra anima sia un tutt’uno con lui. Questo è la preghiera! Questo è l’amore che attira gli altri e vi rende miei apostoli. Vi guardo con amore, con amore materno vi invito. Conosco i vostri dolori e le vostre sofferenze perché anche io ho sofferto nel silenzio. La mia fede mi dava l’amore e la speranza. Ripeto: La Resurrezione di mio Figlio e la mia assunzione in cielo sono per voi speranza e amore. Perciò, Figli miei, pregate per poter conoscere la verità, per poter avere una fede forte la quale condurrà il vostro cuore e saprà trasformare i vostri dolori e le vostre sofferenze nell’amore e nella speranza. 
 Vi ringrazio.

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Gospina poruka 2.2.2016.:
Draga djeco,
Pozvala sam vas i iznova vas pozivam da spoznate moga Sina, da spoznate istinu.
Ja sam s vama i molite se da uspijete.
Djeco moja, morate mnogo moliti da biste imali što više ljubavi i strpljenja, da bi ste znali podnijeti žrtvu i da biste bili siromašni u duhu.
Moj Sin je po duhu Svetom uvijek s vama.
Njegova se Crkva rađa u svakom srcu koje ga upozna.
Molite da možete spoznati moga Sina, molite da vaša duša bude jedno s njim.
To je molitva, to je ljubav koja privlači druge i čini vas apostolima.
Gledam vas s ljubavlju, majčinskom ljubavlju.
Poznam vas, poznam vaše boli i tuge, jer ja sam u tišini patila.
Moja vjera mi je davala ljubav i nadu.
Ponavljam, Uskrnuće moga Sina i moje Uznešenje na nebo je nada i ljubav za vas.
Zato, djeco moja, molite da spoznate istinu, da imate čvrstu vjeru koja će voditi vaše srce i koja će vaše boli i patnje znati preobraziti u ljubav i nadu.
Hvala vam.

Successe a Civitavecchia il 2 febbraio....per non dimenticare

A Civitavecchia, dal 2 febbraio al 15 marzo 1995, una piccola statua raffigurante la Madonna, proveniente da  Medjugorje e situata nel giardino di casa della famiglia Gregori, avrebbe per quattordici volte prodotto lacrime di sangue.Dal 17 giugno 1995 la statuetta, custodita in una teca nella locale parrocchia di Sant'Agostino, è esposta alla venerazione dei fedeli.
La Chiesa cattolica non si è ancora pronunciata ufficialmente sulle lacrimazioni.
Jessica Gregori
Jessica Gregori è la veggente testimone della lacrimazione di Civitavecchia del 1985 avvenuta nel giardino di casa sua. Una normalissima famiglia testimone di un di avvenimento che di tanto in tanto ritorna agli onori delle cronache per poi finire, immancabilmente, nel dimenticatoio.
Eppure Jessica, la ex bambina testimone dei fatti, ormai donna adulta e sposata, continua ad avere manifestazioni soprannaturali (e con lei in alcune occasioni anche la famiglia!) senza che la Chiesa dica una parola di più su questi accadimenti eccezionali e di eccezionale portata. Infatti le manifestazioni mariane di Civitavecchia sono collegate a doppio filo con quelle di Medjugorje e di conseguenza sono collegate anche alle apparizioni di Fatima. La statuina che lacrimò in casa di Jessica è una statuina proveniente da Medjugorje, e proprio a Medjugorje la Madonna ha affermato di voler portare a termine il compito iniziato a Fatima! Ma cosa vuol dire questo? Ma come… il compito non finisce nel momento in cui la Chiesa rivela i segreti di fatima come “ufficialmente” ha fatto?
Probabilmente, anzi, molto probabilmente, la Chiesa non ha detto tutto riguardo a Fatima. Non critico questa scelta, penso che abbiano avuto i loro motivi di prudenza per farlo, ma nello stesso tempo, prudentemente, anche la Madonna si sta adoperando per fare in modo che le Sue parole, che poi sono le parole di Gesù, QUESTA VOLTA NON ABBIANO INTERMEDIARI di sorta.
Cosa voglio dire? Voglio dire che visto che ogni volta che Lei dona un messaggio a qualche veggente nel mondo, quasi sempre il suo messaggio viene in qualche modo “oscurato” o per una ragione o per l’altra, questa volta con i 10 segreti di Medjugorje si aggirerà questo problema: verranno immancabilmente rivelati snza possibilità di interpolazioni forzate. I segreti verranno detti a tutto il mondo: punto e basta! senza se e senza ma….
Ma torniamo a Jessica… mi sento molto vicino a lei spiritualmente… perché conosce molte cose che noi non sappiamo e questo non comporta una grazia in senso stretto bensì una grande prova che sta sopportando anche sulla sua pelle. Il Signore gli sta donando delle croci, in questi anni, che lei sta sopportando con infinita pazienza e con la fede. Quando il mondo saprà quanto queste persone abbi   abbiano sofferto per noi rimarrà a bocca aperta…                                                                                                         

lunedì 1 febbraio 2016

Lettera a VICKA IVANKOVIC' -di Marco Ripamonti.

VICKA IVANKOVIC', da 16 anni con lei e la sua famiglia a Medjugorje

Non c'e' nessuno dei pellegrini a Medjugorje, che dopo aver incontrato e salutato la REGINA DELLA PACE, non desidera salutare ed abbracciare la veggente VICKA.Tutti la amano, il suo sorriso e la sua gioia immensa contagia tutti i pellegrini. Ricordo i primi anni, quando incontrava i pellegrini di tutto il mondo, con il suo meraviglioso sorriso, grande dono del CIELO, sulla scala della sua vecchia casa di famiglia, salutando tutti, senza distinzione, abbracciando tutti, e rincuorando i malati con immenso amore. Ricordo vivamente, come SI DONAVA A TUTTI QUANTI, SENZA MAI RISPARMIARSI, PER TUTTA LA MATTINATA E BEN OLTRE, RIPETENDO AMOREVOLMENTE COSA LA REGINA DELLA PACE, DESIDERA DA OGNUNO DI NOI. Ricordo vivamente come LEI, abbracciava i malati, rincuorandoli, perche' nessuno meglio di LEI, CAPISCE IL GRANDE DONO DELLA CROCE, DONO DEL CIELO, SE ACCETTATO CON AMORE, IN SINTONIA CON GESU' E MARIA, DIVENTA GRAZIA PER CIASCUNO DI NOI, PERCHE' LA CROCE E' GIOIA, LA CROCE E' AMORE E RESURREZIONE. Fratelli miei, non esiste vita di fede, senza LA CROCE, e nessuno va in CIELO IN CARROZZA. Si va in cielo, solo e attraverso la SANTA CROCE. Non l'ho mai vista stanca o arrabbiata, nel confortare tutti, in special modo i malati, anzi, li ha sempre confortati, pregando su di loro, donando loro un grande abbraccio, facendo capire loro che la CROCE E' DONO, LA CROCE E' GRAZIA.La GOSPA, ha voluto salvarla dalle moltissime sofferenze mistiche ricevute, per questo scopo, attirare al CIELO, MOLTISSIMI PELLEGRINI DA TUTTO IL MONDO. Lei, che si e' donata TUTTA AL CIELO, e' diventata ormai da 34 anni, il tocco piu' profondo dell'incontro con i veggenti a Medjugorje, la caritatevole samaritana, che grazie alla sua dolcezza, grazia e affabilita', dona tutto l'amore della GOSPA, AD OGNI PELLEGRINO, che torna alla propria casa, con fede rinnovata, con tanto amore da donare a tutti quanti e con tanta pace e gioia nel proprio cuore. GRAZIE VICKA A NOME DI TUTTI I PELLEGRINI. SEMPRE TUO, MARCO RIPAMONTI 
.
 Marco Ripamonti.

Testimonianza su Medjugorje di suor Rastislava Ralbovsky


data: 30.01.2016.
Suor Rastislava Ralbovsky appartiene alla provincia croata dell’ordine delle Suore Misericordine della Santa Croce, con sede a Đakovo. Lei ha dato inizio al Pellegrinaggio a Medjugorje per persone con invalidità che, nel giugno di quest’anno, si svolgerà per la quinta volta. Nel corso del Festival dei Giovani del 2015, suor Rastislava ha parlato del suo legame con Medjugorje, dove è venuta per la prima volta nel 1981: “La maggior parte delle persone che vengono a Medjugorje ha qualche particolare necessità o intenzioni particolari. Così, anche tra i giovani venuti in pellegrinaggio con me, alcuni erano in crisi esistenziali per problemi familiari, dipendenze o difficoltà psichiche. Così è nato un gruppo che si propone di dar loro un sostegno. Col passare del tempo esso si è sviluppato, ed ora è tra i programmi a cui dedichiamo molta sollecitudine ed amore. Nel 1997, con l’aiuto di fra Slavko, abbiamo iniziato a organizzare pellegrinaggi per persone con invalidità e, da allora ad oggi, veniamo ogni anno. Ora, per la gioia di tutti, quell’iniziativa ha preso la forma di un incontro internazionale. È una gran cosa che la parrocchia di Medjugorje, oltre ad un programma ben organizzato, offra a questi pellegrini vitto e alloggio gratuiti. Qui, dalla Mamma, anche noi sani impariamo a cogliere il valore di queste persone, e a renderci conto che riceviamo da loro molto amore e gioia. I parrocchiani di Medjugorje, che hanno ospitato pellegrini con invalidità, testimoniano di aver ricevuto più di quanto hanno dato. Ho portato a Medjugorje anche altri gruppi ed il tutto si è sviluppato come frutto di Medjugorje, in silenzio e senza pubblicità. Cosa vuol dire aiutare spiritualmente? Di solito pensiamo che voglia dire aiutare una persona a sbarazzarsi della sua croce, ma questo non è sempre possibile. Ad esempio, con una persona portatrice di handicap o con persone malate psichicamente, che hanno una diagnosi permanente, noi ci troviamo di fronte a situazioni che è difficile cambiare. Certo, Dio può sempre fare un miracolo, ma solitamente si tratta di condizioni di vita che caratterizzano, con le loro conseguenze, l’intera esistenza. La croce rimane sempre un mistero. Io cerco di fare quello che ho imparato dalla Madonna: stare vicino a queste persone, esserci per loro anche quando non so cosa fare per loro. Creare per loro uno spazio in cui si sentano amate ed accolte e possano percepire la loro dignità. Dio ama quelle persone e non fa differenze tra loro e noi sani. Quello che ritengo importante è far vivere loro l’esperienza di essere amate; renderle consapevoli che, anche se malate, hanno un valore e una dignità. Bisogna fare molto per loro. La Madonna mi ha insegnato che, anche in questo ambito, bisogna portare ciò che Gesù ha lasciato alla sua Chiesa, ossia la dimensione spirituale. Così è nato anche il laboratorio spirituale di San Giuseppe, che riunisce persone con difficoltà psichiche, i loro genitori ed amici. Ci siamo poi anche uniti al movimento internazionale “Fede e Luce” e ad un gruppo di sostegno, che riunisce giovani con difficoltà di vita di varia natura, soprattutto psichica. Il legame con questo gruppo è nato spontaneamente e si sta rivelando molto proficuo. I giovani vengono come volontari ed amici per aiutare le persone con invalidità. È bene stare vicino alle persone che soffrono”.

Fonte:http://www.medjugorje.hr/it/attualita/testimonianza-su-medjugorje-di-suor-rastislava-ralbovsky,7647.html