TESTIMONIANZA DI ANKA BLASEVIC AD UN
INCONTRO DI SACERDOTI
Ringrazio P. Jozo di avermi invitata e voi tutti che avete la
pazienza di ascoltarmi. Mi chiamo Anka Blasevic, ho 32 anni e sono nata
nel Nord della Croazia in una città vicino a Zagabria. Ho chiesto prima
la benedizione di P. Jozo per poter fare una testimonianza vera e non
dire solo parole. Ho accettato di parlare perché voi siete sacerdoti, e
sono lieta di poter fare la mia piccola parte in questo grandioso
progetto per il mondo che è Medjugorje. Io sono appena giunta alla
Chiesa e devo fare ancora una lunga strada.
L'essenza della mia testimonianza è la confessione, e voglio
confessarmi davanti a tutti voi perché vi devo molto, perché ho sempre
pensato male dei sacerdoti, per me erano uomini che manipolavano la
gente. Devo farlo inoltre come gesto di riconciliazione verso la Chiesa
che ho personalmente perseguitato.
Sono nata in una famiglia atea, in un paese socialista la cui
tradizione e cultura è piena di guerre, conflitti e di opposizione alla
Chiesa. La Chiesa da noi è divisa: nella parte occidentale sono in
maggioranza i cattolici, in quella orientale gli ortodossi. Io sono nata
nella zona ortodossa. A scuola ero brava e attiva nelle organizzazioni e
quando avevo 14 anni sono entrata nel partito comunista dove ero una
delle più giovani. Ho sempre avuto grandi ideali, volevo servire il mio
popolo, il mio paese e tutto il mondo; volevo lottare contro la povertà
per l'unità, la libertà, la verità.
Ma già quando avevo 13 anni la mia famiglia era distrutta, i miei
erano divorziati e mia madre era caduta nell'alcolismo: aveva avuto una
vita molto difficile, non ricorda quanti aborti ha fatto. A 20 anni ho
iniziato a rendermi conto di tutti i problemi che esistevano nella
famiglia, nella società: divorzi, alcolismo, malattie mentali. E come
tutti i giovani ho iniziato a farmi delle domande, a chiedere a me
stessa come tutto ciò fosse possibile.
Ma non sapevo da dove cominciare: nella scuola eravamo stati
educati al disprezzo della Chiesa, si insegnava che i credenti hanno una
mentalità inferiore, che i sacerdoti manipolano la gente, che l'ateismo
è il livello più alto di evoluzione dell'autocoscienza umana, e la
religione è da sempre uno strumento del potere. Avevo un forte desiderio
della verità, dell'amore, della pace: non capivo come e quando il mondo
aveva perso tutto questo.
Avevo la certezza di un giorno futuro in cui ci sarebbe stato un
rinnovamento, ma non lo vedevo più. Nel 1981 ho avuto la possibilità di
andare in Messico per fare la tesi. Avevo bisogno di andare via, di
stare sola, di isolarmi da questo sistema che non capivo più, di tempo
per pensare, ho visto perciò con favore questa opportunità e sono andata
per un anno in Messico. Prima di partire, in una conversazione con gli
amici, uno si chiedeva se Dio esiste davvero, che senso abbiamo noi.
Ricordo di aver detto che Dio è amore, libertà, pace, verità, e che io
credevo in questo Dio. Ma mi fermavo qui.
In Messico avevo già un ragazzo con problemi di droga e di
adattamento, ma penso che lì sia iniziata la preparazione della mia
conver sione, molto prima perciò di sentire P. Jozo dire in chiesa che
la Madonna ha fatto una chiamata al mondo cercando i cuori e che i
pellegrini sono stati preparati tanti anni prima di venire a Medjugorje.
Per me è stato esattamente così. Infatti ho visto come una mano che mi
guidava: in Messico ho trovato gente molto religiosa e Dio ha disposto
che io abitassi a due metri dalla Basilica della Madonna di Guadalupe.
Ci sono entrata poche volte pur passandoci davanti ogni giorno per
andare in università: ho visto gente in ginocchio, venuta da 20
chilometri di distanza con bambini piccoli sulle spalle. La forte
spiritualità dei messicani mi ha aiutato.
Non sapevo niente dei messaggi della Madonna in Iugoslavia, ma ho
iniziato a digiunare, anche se erano digiuni scientifici, dovendo fare
una tesi sull'alimentazione. Però dopo un digiuno di 15 giorni con solo
acqua, chiaramente è cambiato qualcosa in me, infatti ho visto che non
dipendo dai cibi, che io non sono solo il mio corpo, che esiste un'altra
realtà, come un annuncio di qualcosa dentro e di cui mai prima avevo
avuto coscienza.
In Messico ho avuto la certezza che Dio esiste ma, quando sono
ritornata a casa mia, per molte ragioni non l'ho cercato nella Chiesa
cattolica. Per prima cosa mi ha condizionato l'educazione ricevuta, la
storia del mio Paese, i pregiudizi; inoltre la Chiesa mi sembrava
un'istituzione morta e io volevo un Dio vivo, presente qui nel mio
cuore, di cui fare un'esperienza diretta.
Ho finito col fare ciò che molti giovani anche in Europa e America
fanno: ho accettato l'ipocrisia del sistema. Infatti, dal momento che
ero cambiata, ero diventata scomoda e, pur rimanendo nel partito
comunista, era una che teneva un piede in due staffe. Ero diventata loro
estranea a causa di questa accettazione dello spirituale: penso che per
non avere altri fastidi ho evitato di cercare Dio nella Chiesa
cattolica. Mi sono messa a investigare nella filosofia orientale e
studiavo meditazione, yoga. così avevo la scusa di poter dire che era
solo per interesse culturale.
Ho cominciato a lavorare come guida a Dubrovnik in una grande
agenzia e nel 1984 ho sentito parlare per la prima volta di Medjugorje,
del posto dove appare la Madonna.
Ho deciso di venire qui, era novembre di 5 anni fa, esattamente
come ora; ci sono venuta solo per un giorno, non ho visto i veggenti, e
sono stata solo al monte delle apparizioni. Solo un attimo sono entrata
in fondo alla Chiesa che era strapiena, mi hanno parlato dei veggenti ma
per me era tutto estraneo; a mio modo però ho creduto a questo. Ma
ritornando a Mostar in famiglia, mi hanno mostrato un periodico con un
articolo di forte condanna di Medjugorje da parte del Vescovo; mi hanno
detto che ero pazza ad andare a Medjugorje quando anche la Chiesa negava
la cosa.
Questo per me era l'ultima goccia nel vaso della sopportazione di
questa civiltà ipocrita e malvagia: ho desiderato di andarmene in India
per poter cercare Dio liberamente: qui dove parlava, era negato perfino
dalla Chiesa!
In India ci sono andata ma sono presto ritornata. Ho fatto
sacrifici per la mia famiglia e mia madre era guarita dall'alcolismo,
mio fratello si era sposato, la famiglia andava bene e io dovevo
prendere una decisione della mia vita: se fermarmi in città o andare a
Dubrovnik o cosa altro fare: avevo già ventotto anni e non avevo ancora
trovato Dio!
Aveva già iniziato a frequentare in Italia un centro di
meditazione dove per otto mesi si facevano sei ore di meditazione al
giorno e questo mi aveva molto aiutato perché avevo imparato come
chiudere gli occhi, come stare seduta mezz'ora, un ora, due ore, sei ore
come nulla fosse.
Avevo imparato a non avere solo e sempre la attenzione alle cose
esterne, ma ad andare dentro. Qui devo dire che bisognerebbe aiutare le
persone che fanno queste esperienze: certo, sbagliano perché stanno
sempre nella stessa illusione, ma è importante portare loro Gesù.
Ma in tutto questo silenzio interiore sorgeva una domanda: dov'è
Dio? Perché io avevo iniziato a fare questa esperienza di meditazione
solo per trovare Lui e questo silenzio era solo silenzio, non accadeva
niente! Io cercavo Dio!
A un certo punto avevo pensato di andare in Olanda in un
monastero, in un centro internazionale di meditazione per le donne,
perché non volevo più ritornare nel mondo. Però una settimana prima di
partire mi sono svegliata con la certezza che invece sarei andata a
lavorare a Dubrovnik come guida. Non sapevo da dove venisse tale idea
perché temevo di ritornare in città, in quella vita, in una città bella
ma decadente. Io volevo vivere una vita pura.
Sono ritornata a Dubrovnik e il primo lavoro assegnatomi fu
accompagnare un gruppo di pellegrini a Medjugorje! Qui comincia la mia
storia: non sono finita in Olanda in una istituzione che si chiama
"Madre Santa", Dio mi ha portato a Medjugorje dove la Madre Santa è viva
e presente!
Avevo delle perplessità, perché non ero cattolica, ma poi ci sono
venuta per prepararmi prima di accompagnare il gruppo dei pellegrini
cubani. Sono arrivata il sabato dopo Pasqua, volevo andare alla chiesa
pensando di trovare informazioni. Sono entrata e ho notato e letto per
prima cosa il messaggio che era esposto, era il messaggio del 25 di
marzo. Non ricordo le parole esatte però ognuna sembrava scritta per me,
mi sembrava di avere Dio al telefono che ti parla.
Volevo scriverlo e ho notato che in chiesa era in corso la Messa
italiana: io non sapevo niente di Gesù vivo, non avevo mai visto
l'ostia, non sapevo niente della spiritualità cristiana. In quel momento
la gente riceveva la comunione.
E' successo tutto in un istante: vedevo le persone che prendevano
qualche cosa in bocca, poi si giravano, venivano a inginocchiarsi e
cantavano. Era come se ci fosse una linea invisibile fra il sacerdote e
la gente: la gente veniva a prendere questa cosa, passava questa linea
invisibile e succedeva qualcosa di strabiliante. In quel momento ho
avuto la grazia particolare di vedere la trasformazione mistica che
succede dentro di noi dopo aver ricevuto il Corpo e Sangue di Gesù!
Io che non sapevo niente di questo! Ho visto la gente passare
questa linea e cambiare! La stessa persona quando ritornava nel banco
era piena di luce, luce che veniva verso di noi, che illuminava tutto il
viso, che riempiva la chiesa!
Allora mi sono accorta del canto: un canto che per me oggi è il
simbolo di tutta la mia testimonianza. Quando dicono in chiesa: ora
cantiamo il canto numero 75, cantano il mio canto! Ma come lo possono
chiamare semplicemente "75", quando con esso ho avuto la grazia?! E un
canto bellissimo che condensa tutta la fede cristiana: "Tu sei la mia
vita, altro io non ho, tu sei la mia strada la mia verità, nella tua
parola io camminerò, finché avrò respiro, fino a quando tu vorrai, non
avrò paura sai, se tu sei con me, io ti prego resta con me."
Io ero ignorante, in quel momento ho solo ricevuto una grazia
speciale, avevo solo il cuore aperto [piange, applausi in sala].
Ho ricevuto ciò che oggi so chiamarsi "comunione spirituale" e ho
ricevuto Gesù nel mio cuore [piange]. E lui è restato con me. Mi sono
sentita finalmente bene, perché l'avevo trovato, avevo ormai trent'anni,
però l'avevo trovato! Dopo averlo cercato per tutta la vita.
Ero stata atea, pagana e comunista, però io cercavo quell'Uno che
quel giorno ho trovato nella Chiesa. Ho viaggiato per tanti continenti,
ho fatto migliaia di chilometri, ho smosso, si può dire ogni pietra, ho
cercato ovunque e ho lasciato fuori proprio la Chiesa cattolica! Da qui
si vede la potenza e astuzia di Satana.
Mi sono sentita bene e male allo stesso tempo, pensavo a San Paolo
gettato giù da cavallo: ho visto improvvisamente tutta la mia vita,
tutti i peccati commessi, che non erano pochi, e molti mortali. Stavo
bene perché capivo di non essere pazza e ciò che cercavo esisteva. Pace,
gioia, amore, tutto ciò esiste ed ha un nome, un nome molto dolce.
Stavo male perché, insieme col sistema, avevo perseguitato la Chiesa
cattolica e i credenti.
Non potevo più uscire di Chiesa, ma nemmeno restarci per la
vergogna: volevo andare via ma non avevo la forza di farlo. Durante il
rosario nel pomeriggio ero come un cane che faceva la ronda intorno alla
Chiesa piangendo, perché vedevo tutto ciò che mi era mancato nella
vita. La gente pregava insieme in tutte le lingue, l'amore era visibile,
e io, una miserabile che non sa neanche un Padre Nostro!
Ho visto tutta la miseria del mio essere, perché con tutto quello
che avevo fatto, non sapevo nemmeno una preghiera! Non sapendo pregare,
non sapevo niente. Mi era chiaro che tutto ciò che avevo fatto fino ad
allora non valeva niente, tutta la strada fatta era niente, in paragone a
quei cinquanta metri che separano la porta della chiesa dall'altare,
che tutti potevano fare liberamente e io no.
Sapevo bene che quei cinquanta metri erano gli ultimi da fare
nella mia vita e che la libertà e l'eternità stavano a pochi passi ma
credevo che sarebbe stato molto difficile farli: ignoravo che si può
essere battezzati anche da adulti ed essere accolti nella famiglia
cattolica.
Ho visto da lontano Ivan: un giovane con una dignità che io avevo
perso, distrutta con i miei peccati, pur avendola sempre desiderata. Ho
solo pianto, non avevo bisogno di vedere il veggente più da vicino, ma
dopo, come guida, li ho incontrati tutti.
Con il mio gruppo sono andata sul Podbrdo e sul Krizevac. A loro
non avevo detto di non essere cattolica: era il mio lavoro, non sapevo
come dirglielo. Siamo andati da Vicka ed ero a disagio, non sapevo come
mi avrebbe ricevuto, come spiegarle chi ero. Lei invece mi ha parlato
come se mi conoscesse da sempre, come se fosse la mia più grande amica e
io ho tradotto per il gruppo le varie richieste di preghiere per questa
e quella intenzione. Poi sono entrata in casa sua, lei si è girata e mi
ha detto: "pregherò anche per te". Questo mi ha colpito molto e mi sono
sentita ancora più colpevole.
Sono felice di testimoniare per voi italiani, ma spero per prima
cosa di farlo nel mio paese, in Croazia, e di chiedere: chi è
responsabile di questo crimine fatto al mio popolo dopo la seconda
guerra mondiale? Chi risponderà per tutte queste generazioni cresciute
senza Dio? Chi risponderà per quei milioni di giovani che si sono persi,
per le famiglie distrutte?
Sul Podbrdo ho sperimentato la presenza della Madonna, che ho
sentito come madre, madre perfetta, esattamente come pensavo, che ama
tutti ugualmente, e se io non potevo ritornare in chiesa per la
vergogna, per i pregiudizi, però avevo diritto di stare su quel monte.
Perché lì c'era mia madre e mi diceva: io ti ho chiamata.
Lei ha iniziato a guarire il mio cuore, mi ha preso per mano e mi
ha portato sul Krizevac dove ho sentito forte il contrasto fra i dubbi,
gli interrogativi, e il mio cuore che voleva immediatamente dire sì.
Sono discesa e il primo sacerdote incontrato fu P. Petar.
Avevo bisogno di dire la verità, perché nel mio gruppo mi lodavano
come grande cattolica, grande pellegrina, e invece ero una miseria
totale. Non sapevo come dire che non era vero ciò che dicevano di me, e
ho pianto, ho pianto.
Il giorno dopo il mio gruppo andava a trovare P. Jozo e le mie
colleghe mi avevano avvertita che quando lui mette la mano su una
persona, immediatamente sa se è battezzata o no, e che aveva già
distrutto tante guide dei pellegrini [risate in sala]. Ne ero così
preoccupata, che ho detto al mio gruppo: P. Jozo non può riceverci!
Ma un'ora prima della partenza non ce la facevo più a sopportare
il rimorso per la bugia: questa gente cubana veniva da tanto lontano col
nome di Gesù sulle labbra, e solo per colpa mia non poteva vedere P.
Jozo! A un certo punto ho detto: andiamo! Ho pregato lo Spirito Santo
che mi salvasse solo per quella volta e che, dopo, avrei detto la
verità. Siamo arrivati a Tihalijna e P. Jozo, come sempre affabile, mi
ha trattato così amorevolmente che mi sono sentita anche peggio perché
vedevo di non meritare tanto affetto. Penso di aver ricevuto il
battesimo spirituale: mi sentivo morire di gioia e mi pareva di
camminare a un metro da terra, era stupendo!
Non volevo più tornare a Medjugorje come guida; sola sì, ma non
con un gruppo di pellegrini. Non avevo diritto di tradurre sulla
confessione e non conoscerla, non potevo essere guida di cattolici
quando io non ero cattolica. Però la mia agenzia dopo tre giorni mi
mandò di nuovo a Medjugorje! Pensavo: Se P. Jozo mi dice che devo andare
via, andrò via, però se devo stare, che mi aiuti.
Sono entrata nel suo ufficio e lui, come sempre, ha iniziato con
la benedizione. Mi sentivo male e dicevo: Padre, aspetti che le dico la
verità, dopo può darsi che mi butti fuori, ma lui rideva. Ma come -
pensavo - io mi sento morire e questo prete ride, ma dove sono capitata?
Poi si fece serio e mi ascoltò. Io dissi: Padre io non sono battezzata.
Per me questo sembrava la fine del mondo, poi gli dissi che ero
ortodossa e pensavo che con ciò sarebbe finito tutto, per via dei
conflitti fra le due chiese, ma lui rimase tranquillo e allora non
sapevo più cosa dire, non avevo più armi.
Mi disse la parabola del buon seminatore e io, che non sapevo
niente della Bibbia, ero stupita della sua saggezza. Mi fece riflettere
che Dio fino ad allora non aveva fatto che togliere i sassi dal giardino
del mio cuore e adesso il campo era pronto per il seme e i massi enormi
delle mie colpe, che non potevo più portare, erano caduti, non c'erano
più!
E così poco a poco, con la Messa ogni giorno, con il rosario, con
la croce datami da Padre Jozo, con la preghiera, tutte le mie domande
trovarono risposta: ora la preghiera è la mia vita, Medjugorje è la mia
vita, e Gesù è il mio salvatore.
Sono stata battezzata il 31 luglio dell'anno scorso, giorno
bellissimo, solo di questo potrei parlare per ore. Ero felice di essere
battezzata all'età di 30 anni, di essere cosciente della grazia del
battesimo; ho visti gli occhi d'amore di Dio che mi ha battezzato, e non
ero sola nella chiesa, con me c'era mia madre. Era venuta a Medjugorje
con me, aveva iniziato a dire il rosario con me. Pensavo che a causa
dell'alcolismo, di una vita distrutta, non avrebbe mai imparato, ma ha
imparato bene, è andata al monte delle apparizioni e lì ha pianto per 5
ore e ha trovato anche lei la sua mamma; lo scorso anno c'è stata 10
volte e già tre volte quest'anno.
Mio fratello c'è stato con sua moglie, si è fatto battezzare, si è
sposato in chiesa: la moglie viene da una famiglia cattolica, sono i
giovani più belli che abbia mai visto.
La mia famiglia ha iniziato a convertirsi, pregano insieme.
Avevano paura che andassi subito in convento! Mio nonno dopo essere
stato 50 anni nel partito comunista, ex partigiano, ha voluto subito il
libro di Medjugorje e il rosario. Il capo della polizia dove lavora mia
zia, ha chiesto preghiere per sé. Mia madre, dopo esser stata 15 anni
senza vedere mio padre dopo il divorzio, lo ha incontrato e hanno
mangiato insieme! Grandi doni Dio mi ha dato!
Ho visto la Madonna a Medjugorje come la risposta di Dio al mio
grido: ha sentito il grido della mia anima e l'ha mandata nel mio paese a
parlare la mia lingua [piange].
E io ho trovato Dio e conosciuta la sua misericordia. Vivo di
questa misericordia e di questa grazia, perché con quello che ho fatto
meriterei di stare all'inferno, però alla figlia prodiga il Padre ha
riservato la festa, l'abito nuovo, l'anello al dito, l'amore, tutto.
Dopo tutto il male che ho fatto, col suo perdono mi ha dato di ricominciare a vivere, e la vera dignità di essere umano!
Rovistando nelle carte di Medjugorje è saltato fuori il testo
di una delle più belle testimonianze che siano nate intorno alle
apparizioni di Maria in quel luogo. L'articolo era apparso su "Eco di
Medjugorje" N. 65 (gennaio 1990): Don Angelo mi aveva passato la
registrazione su nastro magnetico per trascriverla e pubblicarla sul
bollettino.
Il discorso di Anka, in un italiano poco scorrevole, era molto più
lungo di quello che appare qui; si imponevano l'adattamento del testo e
la sua riduzione, che più o meno è quella qui riportata. Don Angelo
poi, per motivi di spazio, la ridusse ancora e la pubblicò solo in
parte. Ora che lo spazio su Internet abbonda, si può riproporla nella
sua interezza.
Egli, che era stato presente all'incontro, mi disse di aver visto dei sacerdoti piangere per la commozione.
PG - Bolzano, 2002
Fonte: http://www.euve24544.startvps.com/vari/anka1.html