martedì 31 marzo 2020

ATTENZIONE!! Sta girando questo articolo ma è del 2016 : Miracolo «È fiorita la Sacra Spina di Gesù».

 

ATTENZIONE!!! 

Sta girando questo articolo ma è del 2016:

 Il vescovo Beschi annuncia il miracolo «È fiorita la Sacra Spina di Gesù»


Germogli sul frammento della corona del Cristo, anche ad Andria, in Puglia. Non accadeva dal 1932. Monsignor Beschi: abbiamo osservato il fenomeno con serietà, prudenza e competenza, il segno è evidente 

 Due piccole gemme. La Curia le stava «coltivando» da mesi. Il 13 dicembre 2015, la prima, accurata «ispezione», con tanto di fotografie, per documentare lo stato del frammento di quella che, secondo la Chiesa, fu la corona del Cristo. È conservata da secoli nella basilica di San Giovanni Bianco e per generazioni e generazioni di abitanti della Val Brembana ha banalmente significato una cosa, prima di tutto: festa, bancarelle, fuochi d’artificio. Ogni 25 marzo, per il calendario cattolico il giorno dell’Annunciazione dell’Angelo a Maria, la ricorrenza fa da richiamo in paese. Ma è solo quando la data coincide con il Venerdì Santo, cioè quando nascita e morte di Gesù cadono lo stesso giorno, che avviene il miracolo. Non sempre. Nel 2005 c’era la coincidenza, ma nulla accadde. Quest’anno, invece, il vescovo Francesco Beschi ha annunciato che il prodigio si è manifestato. Non accedeva dal 1932 e prima ancora dal 1598. 

 

Le osservazioni della commissione
Ecco, il 13 dicembre, Santa Lucia, la spina custodita in una reliquia, appariva secca, scura, come ci si aspetterebbe da un pezzo di legno di duemila anni fa. La Curia si è organizzata costituendo una particolare commissione composta sia da persone scelte dal vescovo (come il direttore dell’Ufficio liturgico don Doriano Locatelli) sia da persone del paese (il parroco don Diego Ongaro, il sindaco Marco Milesi, il presidente del gruppo della Sacra Spina Ettore Galizzi). Più un notaio per «certificare», pure nei termini laici della legge, l’avvenimento. Il 20 marzo si è tenuta una nuova osservazione, e ancora la spina è apparsa immutata. Poi venerdì e sabato scorsi. Nulla. È stato tra Pasqua e il Lunedì dell’Angelo che la parte alta ha iniziato a germogliare in maniera evidente. I primi segnali si sono notati nel tardo pomeriggio di domenica, poi alle 20.30 e alle 21.30. Infine alle 8.30 di lunedì, la commissione non ha più avuto dubbi. Il colore era cambiato, una gemma in particolare era sotto gli occhi di tutti.


Il vescovo domenica a San Giovanni
Il vescovo Francesco Beschi, che domenica sarà a San Giovanni Bianco, ha dato l’annuncio ufficiale con un comunicato che lunedì sera è stato letto nella chiesa del paese durante un momento di preghiera con il vicario generale, monsignor Davide Pelucchi. Comunque, era bastato il passaparola a fare riempire la chiesa. «Con grande gioia - le parole di monsignor Beschi - posso annunciare che il segno si è manifestato. La prudenza, la serietà, le competenze di coloro a cui ho affidato il compito dell’osservazione della reliquia e l’evidenza del segno mi inducono a confermare che questi è avvenuto». Venerdì, per altro, lo stesso annuncio era stato fatto da monsignor Raffaele Calabro, vescovo di Andria, in Puglia, dove è conservata un’altra spina del Cristo in croce, anche quella fiorita. È ancora da stabilire come si organizzerà il paese di fronte alla probabile ondata di fedeli che si metterà in coda per una preghiera, uno sguardo, un clic con lo smartphone puntato alle gemme miracolose. Ottantaquattro anni fa, nelle due settimane seguite all’annuncio, si registrò una media di 15 mila pellegrini al giorno, 200 mila in tutto, con corse straordinarie del trenino della valle.

Il condottiero che la portò dalla Francia
Infine, la storia. Fu Vistallo Zignoni, valoroso condottiero che San Giovanni Bianco ricorda con un monumento nella vecchia piazza del mercato, a recuperare in Francia, nel 1495, la preziosa reliquia, sottratta al re Carlo VIII. Allora la spina germogliava ogni Venerdì Santo. Poi nel 1598, Bernardo Archaino, un ex galeotto, la trafugò. La spina fu ritrovata, ma da allora smise di fiorire. Fino alla notte del 27 marzo 1932, quando le gemme sono tornate, in contemporanea, anche allora, a quelle di Andria. Le cronache raccontano che di una fioritura straordinaria, durata diversi mesi. Sulla Sacra Spina sarebbe apparsa allora «una macchia rosso sanguigna - è il resoconto della commissione composta, tra gli altri, da monsignor Adriano Bernareggi - di forma piramidale con l’apice in basso. Questa macchia non si è riscontrata nelle precedenti due costatazioni». 

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