mercoledì 4 marzo 2020

Le 6 cose su Medjugorje che vanno chiarite - di Saverio Gaeta

 

Gelsomino Del Guercio 

03 Mar  2020 

Sapevate che la prima apparizione non è stata presa in considerazione dal Vaticano e che sono 51mila le presunte apparizioni?

In questi giorni si è molto discusso sulle rivelazioni del libro “Dossier Medjugorje” (Edizioni San Paolo), nel quale Saverio Gaeta ha pubblicato e commentato il testo della Relazione finale della Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje. Abbiamo chiesto all’autore alcune chiarificazioni, utili per comprendere in modo adeguato l’importanza dei risultati del lavoro svolto dall’organismo vaticano, che ha studiato per ben quattro anni le apparizioni della Regina della Pace (2010-2014), concentrando l’attenzione su sei aspetti, alcuni dei quali inediti.


1) Le “prime sette apparizioni”

La Relazione della Commissione internazionale, è una estrema sintesi di migliaia di pagine di verbali, testimonianze, documenti. Perciò, ci spiega Saverio Gaeta, «ho voluto affiancare a quel testo un accurato commento, in modo da consentire a tutti la comprensione di alcuni passaggi che, presi letteralmente, risultano ambigui o inesatti».
Dall’analisi proposta da Gaeta emerge che quelle che «constano di soprannaturalità» non sono le prime sette apparizioni in senso cronologico, bensì quelle che vanno dal 25 giugno al 1° luglio 1981, in cui la Madonna si presenta come Regina della Pace ed è coerente nella sua presentazione e nei messaggi che dona ai giovani veggenti. Così, entra nel computo anche l’essenziale apparizione nella parrocchia di San Giacomo, accanto a quelle sulla collina del Podbrdo.


Cosa accade il 24 giugno 1983

La prima apparizione, quella del 24 giugno, non è stata presa in considerazione, poiché non c’è stato contatto diretto, né dialogo tra i veggenti e la Madonna: la Vergine appare come una figura un po’ offuscata sulla collina. Sembra una donna giovane e bellissima ed è su una nuvola. Questa figura invita i ragazzi ad andare verso di lei. Ivanka Ivanković, allora quindicenne, e Mirjana Dragičević, sedicenne, sono le prime a vederla; però si spaventano, sono incerte: sentono dentro di loro che è la Vergine, ma hanno paura. Corrono a chiamare altri ragazzi, che si aggiungono a loro quando decidono di tornare verso la collina.
Sono sei in tutto: ci sono anche Vicka Ivanković, Ivan Dragićević e poi Milka Pavlović e Ivan Ivanković. «Questi ultimi due – evidenzia l’autore di “Dossier Medjugorje” – vedranno la Madonna solo quel giorno, e non sono stati mai convocati dalla Commissione teologica per offrire la loro testimonianza, a documentazione del fatto che quel primo appuntamento è stato ritenuto una premessa di tutto ciò che seguirà».
Il 25 giugno è considerata dalla Commissione internazionale la data della prima apparizione della Vergine che «consta di soprannaturalità». In quell’occasione i veggenti sono sempre sei: però non ci sono più Milka e Ivan Ivanković, mentre si aggiungono Marija Pavlović, sorella maggiore di Milka, e il piccolo Jakov Čolo di 10 anni.

2) Il giudizio sulle apparizioni successive

Dal momento iniziale, evidenzia Gaeta, «si susseguono una serie di vicende che nel tempo allontanano alcuni dei veggenti da Medjugorje, per motivi di studio e di residenza, cosicché iniziano le apparizioni “individuali”: considerate a una a una, oggi hanno raggiunto un totale di oltre 51mila. Sarebbe praticamente impossibile raccogliere una documentazione probante, così come fatto sino al 1° luglio 1981, per valutare ciascuna delle “singole” apparizioni».
Tanto è vero che su 14 votanti, nella Commissione, ben 12 si espressero dicendo che non era possibile arrivare a un giudizio sulle apparizioni successive a quella del primo luglio, pur riconoscendo la positività dei frutti spirituali. «Dunque – aggiunge il giornalista-scrittore – è stata assunta una posizione cautelativa, non negativa, rispetto alle apparizioni stesse. Un po’ come avvenuto a Kibeho in Ruanda, dove sono state approvate le manifestazioni del primo periodo, cioè il biennio iniziale: come a dire che si dà l’ok al nucleo primitivo, quello più complesso e dettagliato, che certifica l’esistenza della manifestazione mariana. Il resto non è indispensabile per attestare la veridicità dell’accaduto».


3) I dubbi sui veggenti

In relazione ai dubbi sulla credibilità dei veggenti si avanza quello delle apparizioni con giorno e orario “stabilito” dalla Madonna, che tutt’oggi persistono. Ma, fa notare Gaeta, «l’unico appuntamento a cui si fa riferimento per Medjugorje è legato all’orario delle apparizioni, cioè le 17.45 ora solare. La problematica si è proposta anche in relazione ad altri fenomeni mariani. Pensiamo a Fatima, dove, il 13 maggio 1917, la piccola Lucia chiede alla Madonna come debbano comportarsi lei, Jacinta e Francisco, e la Vergine indica loro di tornare nello stesso luogo, alla stessa ora, nella medesima data, per i mesi successivi: ben quattro appuntamenti di natura diversa, rispetto all’unico dell’orario di Medjugorje…, eppure Fatima è stata formalmente approvata dalla Chiesa».

Inoltre, la questione dei veggenti «va contestualizzata». Quando si parla di credibilità, continua Gaeta, «bisogna considerare che la Commissione li ha interrogati fra ottobre 2011 e febbraio 2012. La Relazione, poi, è stata terminata nel gennaio 2014. Ai veggenti fu chiesto di smettere di andare frequentemente in giro e di essere più attenti al loro comportamento esteriore. E loro, da sei anni a questa parte, non hanno più partecipato a incontri pubblici, tranne in quelle diocesi dove i vescovi li accolgono e approvano le iniziative (un evidente esempio è quando Ivan viene ospitato a Vienna dal cardinale arcivescovo Schönborn). Il percorso dei veggenti ha rispettato le norme informali che hanno ricevuto dall’autorità ecclesiastica».

Sposati e con famiglia

Anche per quanto riguarda le loro vicende economiche, Gaeta spiega che «la durata delle apparizioni di Medjugorje è del tutto atipica: qui i veggenti hanno avuto il compito di testimoniare da quasi quarant’anni, ogni giorno, la venuta di Maria sulla Terra. Essendo una manifestazione soprannaturale tuttora in corso, non è stato opportuno per loro entrare in convento, come fecero invece le veggenti di Lourdes o di Fatima. Di conseguenza, essendosi tutti sposati e con figli, hanno bisogno di lavorare per guadagnare quanto serve al sostentamento della loro famiglia. E chiunque va a Medjugorje li può vedere lavorare quotidianamente, alcuni di loro nelle pensioni che gestiscono: non fanno i padroni che comandano, ma sono essi stessi impegnati alla reception, in cucina o nel servizio ai tavoli».

4) Gli interrogativi sui vescovi

Un altro degli aspetti che spesso viene sottolineato è la contrarietà alle apparizioni espressa dai vescovi diocesani di Mostar, dove ricade anche Medjugorje. «Monsignor Pavao Žanić, che era vescovo al momento degli inizi, e il suo successore, l’attuale vescovo Ratko Perić, si sono mostrati scettici ma, analizzando documenti dei servizi segreti di Sarajevo, si attestano pressioni su Žanić, come sottolinea la stessa Commissione, che avrebbero condizionato i suoi giudizi su Medjugorje.
Peraltro la querelle sulla gestione delle parrocchie in Erzegovina tra francescani e secolari, che a lungo ha avvelenato i rapporti all’interno della diocesi (senza comunque mai coinvolgere la parrocchia di Medjugorje), è stato un altro degli aspetti che hanno viziato il giudizio dei vescovi».

5) L’origine non demoniaca

La Commissione teologica internazionale ha inoltre smentito influssi demoniaci sui fenomeni mariani di Medjugorje e nel contempo, sentenzia Gaeta, «è stata pure smontata la tesi secondo cui le apparizioni sarebbero state inventate dai frati francescani per giustificare la loro presenza in loco; ambedue cavalli di battaglia dei critici, sostenuti in tempi diversi anche dai vescovi di Mostar».

6) Le prospettive

Cosa accadrà da qui ai prossimi anni a Medjugorje? Secondo lo scrittore «la prospettiva più ragionevole, nel caso di un’approvazione, è il riconoscimento del nucleo iniziale delle apparizioni, in modo da considerare il caso di Medjugorje come quello di Kibeho. E non fa problema la prosecuzione degli eventi, come documenta l’argentina San Nicolas, dove nel 2016 sono state approvate apparizioni tuttora in corso. La Commissione vaticana è stata l’organismo più elevato mai creato per giudicare una apparizione: un unicum nella storia della Chiesa. Per questo motivo ci si può attendere in futuro, in virtù di questo enorme lavoro, un pronunciamento formale del Papa».Un altro obiettivo, che può essere raggiunto anche prima che il Pontefice approvi ufficialmente le apparizioni, è il riconoscimento di Medjugorje come «un santuario, immediatamente dipendente dalla Santa Sede. La realtà mariana più simile che mi viene in mente è Loreto, oppure Pompei. Una decisione che il Papa potrebbe già prendere, guardando i frutti che quotidianamente si manifestano in questo luogo, tra conversioni, spiritualità, preghiera, fede».

Fonte: it.aleteia.org/2020/03/03/

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