lunedì 21 ottobre 2019

"Amen" è una delle parole più frettolose e buttate lì per abitudine . Eppure.....- SIGNIFICATO

 
Amen

Amen" è una delle parole più frettolose e buttate lì per abitudine, forse anche pronunciata con un senso di sollievo perché segna la fine di una liturgia. Eppure questa non è una parola qualunque, ma è una parola da scoprire per pronunciarla con maggiore consapevolezza.

La parola "Amen", conservata nelle liturgie cristiane, ha la stessa radice ebraica della parola fede: indica fermezza, solidità, sicurezza. Nell'"Amen", quindi, non è contenuto solo il desiderio che qualcosa si avveri, come nella formula "così sia".  "Amen" è una parola forte, "inserisce l'instabilità della creatura nella fedeltà di Dio" (Guardini).

Il linguaggio della Chiesa primitiva e la tradizione più antica mantengono, in gran parte, gli usi con i quali l'"Amen" veniva pronunciato fin dall' Antico Testamento per attestare l'accordo con qualcuno, per accettare una missione, per assumersi le responsabilità di un giuramento. Chi risponde "Amen" dichiara un consenso pieno e un'adesione fiduciosa a qualcuno. L'"Amen" ha un significato intensamente coinvolgente, personale, e un significato sociale: lo dice il cristiano e lo proclama l'assemblea. Per S. Agostino "dire Amen è firmare": "Fratelli miei, con il vostro Amen, che è la vostra firma, voi sottoscrivete, acconsentite, definite l'accordo con il Signore". Come a dire: se manca il vostro Amen, la preghiera del celebrante è incompleta. Quel piccolo vocabolo di due sillabe significa "dare la parola", è un sincero e solenne "sì".

Gesù è così fedele alla volontà del Padre da essere chiamato "l'Amen", cioè colui che è "il Testimone verace e fedele"(Ap 3,14).

Essere dei cristiani credenti vuol dire unirsi a Cristo che pronuncia il suo "Amen" al Padre, anzi unirsi a Cristo che è "l'Amen" di Dio.

Nella liturgia vi sono molti usi della parola "Amen". L'"Amen" più solenne della liturgia è quello dell'assemblea, al termine della preghiera eucaristica, in risposta alla lode del celebrante: "Per Cristo, con Cristo e in Cristo...".

Già nel II secolo S. Giustino, che era un laico, conferma l'esistenza dell'"Amen" al termine della grande preghiera eucaristica. Dice che "era gridato da tutto il popolo" come solenne professione di fede eucaristica.

S. Girolamo paragona questo Amen cantato dal popolo a un fragore di "tuono nel cielo". In questo modo i fedeli vogliono approvare con forza ciò che il sacerdote ha detto e compiuto, accolgono Cristo realmente presente tra loro e si lasciano trasportare con lui nel grande movimento che li conduce verso il Padre. E' un grande atto di fede comunitaria.

Anche l'"Amen" che pronunciamo al momento di ricevere la comunione eucaristica ha origini antiche. S. Ambrogio, vescovo di Milano, lo spiegava bene ai suoi cristiani: "Non è senza ragione che tu dici Amen, perché riconosci nel tuo spirito che tu ricevi il Corpo di Cristo. Infatti, quando tu ti presenti, il sacerdote ti dice: "Il Corpo di Cristo", e tu rispondi: "Amen", cioè: "E' vero". E S. Ambrogio concludeva: "La convinzione del cuore custodisca ciò che la lingua confessa". L'"Amen" della comunione è l'accoglienza che facciamo a Gesù con tutta la nostra fede.

- “quando Nostro Signore usa il termine ‘Amen‘ per introdurre una dichiarazione, sembra richiedere la fede dei suoi ascoltatori nella sua parola o nel suo potere”

-  È una traduzione interessante, visto che il “Sì” della Madonna in occasione dell’Annunciazione è noto in latino come il suo “Fiat”, termine che indica l’umile obbedienza di Maria alla Parola di Dio. In questo contesto, “Amen” non si limita ad affermare ciò che è stato detto, ma è un pegno di fedeltà a Dio in umile sottomissione.




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