venerdì 15 settembre 2017

Due storie si sono inconsapevolmente incrociate a Medjugorje. DIOINCIDENZE?


CREDETE ALLE DIOINCIDENZE?
Quante volte nella vita abbiamo banalmente definito "pure ed irrilevanti "coincidenze” con fatti ed e pisodi voluti dal “caso..“ 
Dio ha metodi ed alfabeti strani per comunicare. 
Dio ci parla attraverso la realtà.
Nulla e' per caso..
Vi chiedo soltanto di armarvi un po' di pazienza e se arriverete alla fine, comprenderete il significato delle
Dioincidenze...
Le storie che vi sto per raccontare riguardano Barbara e Federico, rispettivamente una giovane ragazza residente nella provincia di Milano ed un cuccioletto di quattro anni di Savona le cui storie si sono inconsapevolmente incrociate a Medjugorje nel Marzo 2012 per poi rivelarsi ad entrambe l'anno successivo nella medesima località Bosniaca nella ricorrenza del compleanno della veggente Mirijana – 18 Marzo 2013.
La storia di Barbara.
Il papà di Barbara si chiama Rosario
ed ha gravi problemi di salute naturacardiovascolare.I famigliari decidono pertanto di ricoverarlo d'ugenza in ospedale, era il 16 novembre 2011.
da questo momento inizia la storia raccontata direttamente per mano di Barbara…
Papa’ e’ sempre piu’ grave, passano i giorni, un reparto dopo l’altro, un medico dopol’altro, un intervento dopo l’altro.Tutto l’ospedale, prestigioso ed all’avanguardia, ha gli occhi puntati su di lui, passano i giorni e non ci danno speranze.Ho sempre pregato e piu’ passavano i giorni piu' intensificavo, come non avevo mai fatto prima, come non immaginavo nemmeno ci si potesse riuscire.Passavo le ore facendo la spola tra il letto di mio papa’ e la cappella che si trovava afianco del pronto soccorso, bagnando con l’acqua santa un fazzoletto con l’immagine di San Padre Pio che mi era stato regalato anni prima, per potergli inumidire la fronte e labocca e lasciarlo nel taschino del suo pigiama.Il 18 dicembre 2011, ci dicono di non lasciare l’ospedale perche’ non avrebbe superato la notte.
Mi rivolgo al “male” dicendogli che anche se mi avesse strappato il mio papa’ nonsarei mai andata contro Dio, che non sarei mai passata dalla sua parte e,rivolgendomi alla madonna di Medjugorje, le dico che avrebbe dovuto chiedere asuo figlio Gesu’ di salvare il mio papa’, perche’ se glielo avesse chiesto lei, Gesu’ non si sarebbe potuto rifiutare dato che glielo stava chiedendo sua madre.
Vado in cappella a pregare, inzuppo le mani e il fazzoletto di acqua benedetta, torno al capezzale di papa’ che, venendo spostato in una stanza singola vista la gravita’ dellasituazione,
si ritrova con il quadro della madonna di M   edjugorje appeso alla parete proprio di fronte a lui.
Continuando a pregare lo spruzzo dalla testa ai piedi quanto piu’ possibile con l’acquabenedetta implorando la gospa di salvarlo.Verso le 03:00 di quella stessa notte i reni di papa’ riprendono a funzionare e, alle primeluci del mattino i medici, in un ultimo tentativo disperato, decidono per un altro intervento pur convinti che non l’avrebbe superato data la criticita’ delle sue condizioni.Supera l’intervento ma i medici non danno speranze ed io continuo a pregare con il rosario ( 
che mi era stato regalato da ivan durante il pellegrinaggio del settembre 2010 ) stretto tra le mani, il fazzoletto da bagnare e la disperazione nel cuore perche’ l’uomo, l’uomo non poteva fare piu’ nulla.Passano i giorni, siamo ormai nell’anno nuovo e alla madonna di Medjugorje prometto chese avesse fatto tornare a casa il mio papa’ 
avrei passato il giorno del mio compleannocon lei a medjugorie (sono nata il 5 marzo).
Il 4 di gennaio mentre percorro la strada per tornare in ospedale mio marito Francesco mi dice di guardare la croce, me lo dice proprio lui che erano ormai undici anni che non pregava e che non entrava in chiesa perche’ affermava di aver litigato con Dio (siamosposati da quasi quattordici anni e non abbiamo avuto bambini).
Sollevando la testa mi accorgo che nel cielo, azzurro e privo di nuvole a causa del forte vento, proprio sopra l’ospedale dritta, come se fosse in piedi,  c’e’ disegnata un’enorme  croce.
 
Il mio cuore ha un tonfo, corro per i corridoi e raggiungo la stanza……papa’ stameglio!!!! 
Il 10 gennaio2012 viene dimesso dagli stessi medici che nel salutarlo gli dicono cheerano tutti convinti che avrebbe lasciato il reparto solo da morto.Il giorno dopo inizio a chiamare le agenzie per andare a Medjugorje, il periodo e’ per tuttedal 27 febbraio al 4 marzo e prenoto.Durante le preghiere dico alla madonna che io avevo fatto tutto quello che di umano potevo fare per mantenere la promessa che le avevo fatto (passare il mio compleanno conlei) anche se sarei stata con lei il 4
e non il 5 marzo
.QUALCHE GIORNO DOPO MI RICHIAMA L’AGENZIA CON LA QUALE SAREI DOVUTAPARTIRE PER DIRMI CHE ERA STATO SPOSTATO L’AEROPORTO DI PARTENZA E SONO COSTRETTA A RINUNCIARE PERCHE’ TROPPO LONTANO.Poi penso che pullman per pullman torno a medjugorie con l’agenzia di como econtattandoli mi sento dire che il soggiorno sarebbe stato dal 28 febbraio al 5 marzo.
Io avevo fatto quello che potevo, la madonna aveva fatto il resto.
Parto con mio marito Francesco che, la sera prima della partenza, mi dice che mi avrebbeaccompagnata in questo posto di cui io tanto parlavo solo per non farmi viaggiare da solae,
rivolgendosi alla madonna, le dice che se lei non gli avesse fatto vederequalcosa, poi sarei stata io, sua moglie, a vedermela con lui.
Durante tutto il viaggio durato all’incirca tredici ore, e soprattutto durante i momenti di  preghiera, mio marito continuava a brontolare, a sbuffare, a tapparsi le orecchie e nonriusciva a stare tranquillo seduto al suo posto. Arrivo a Medjugorje gridando grazie con la voce e con il cuore, ogni cellula del mio corpoe la mia anima gridavano grazie!! Mio marito, scendendo dal pullman inizia a commuoversi, a commuoversi come unbambino ed il giorno successivo
si fara’ ben tre ore di coda pur di confessarsi.La madonna gli aveva gia’ toccato il cuore, e’ un uomo nuovo.
Il venerdi 2 marzo assistiamo all’apparizione alla croce blu; dalla veggente mirjana ci dividono solo pochi metri.La testimonianza sucessiva e’ quella di Vicka nel cortile dell’orfanotrofio, da suor corneliaed entrando nel cortile ancora deserto, decido di rimanere piu’ indietro possibile,essendomi tornate alla mente proprio in quel momento, alcune parole sentite qualchegiorno prima, non ricordo da chi,
sul concetto che a distanza in realta’ le cose si capiscono ed arrivano meglio perche’ si ha una visione di insieme e che nonoccorre stare addosso ai veggenti, perche’ la cosa piu’ importante e’ ascoltare,soprattutto con il cuore, le loro parole perche’ suggerite dalla gospa.
T rovo posto sotto un piccolo gruppo di alti alberi dalle piccolissime foglie colomarrone-rame insieme ad altre persone ed ascolto la testimonianza.  
Il 4 marzo sera, a sorpresa mio marito mi fa preparare la torta in albergo, perche’ il giornodopo, giorno del mio compleanno, saremmo stati in pullman e sarebbe stato impensabileriuscire a festeggiare.Do un bacio a tutte le persone presenti per ringraziare degli auguri ed una donna,Beatrice, mi chiede se puo’ farmi un regalo, mi chiede se puo’ regalarmi una medaglietta,
e’ la medaglietta della madonna miracolosa
Mi si apre il cuore ancora di piu’ e la ringrazio dicendole che l’avevo sempre desiderata ela metto nel portafoglio per non perderla.Dopo la festa alcuni componenti del gruppo mi chiedono se vado con loro, attraverso i campi, fino alla croce blu recitando il rosario ed io continuavo a pregare gridando grazie per aver salvato il mio papa’.Mi rivolgo alla gospa dicendole che non avevo bisogno di vedere segni nel cielo o il soleche gira perche’ io ormai avevo la certezza piu’ assoluta della sua esistenza.Tornando verso l’albergo ci fermiamo davanti alla statua della madonna vicino alla chiesadi San Giacomo alla mano della quale, quello stesso pomeriggio, avevo appeso unrosario di cotone bianco fatto all’uncinetto perche’ anche io volevo farle un regalo dopotutti i doni a me concessi.Mi inginocchio a pregare, oltre che per ringraziarla ancora una volta anche in segno di saluto perche’ l’indomani mattina saremmo ripartiti per milano e l’occhio va all’orologio,
il 5 marzo e’ arrivato, sono le 00:05.
Trentanove anni prima io venivo alla luce proprio in quell’istante.Rientrati in albergo punto la sveglia alle 04:00 poiche’ per le 05:00 era programmata la partenza, mi lavo e decido di indossare gli abiti, tranne le calze, con i quali sarei partita inmodo da essere gia’ pronta.
Mi sdraio sul fianco destro incrociando le mani una sull’altra per poter toccare il rosario a catenina (dono di mio marito per il mio compleanno), inizio a recitarloe….. mi addormento.
Quando riapro gli occhi nella mia stanza d’albergo domando perche’ sono piena di zucchero, cosa ho al braccio e che cosa e’ successo (mi diranno poi con una voce di bambina) e capisco che intorno a me ci sono delle persone.Inizio a toccarmi le dita, le mani e le braccia e piano piano ricomincio a riprendereconsapevolezza del mio corpo
come se si fosse materializzato in quel momento
.Capisco ( continuo a dire capisco perche’ senza occhiali non vedo assolutamente
 )che nella stanza c’e’ anche Beatrice, la donna che mi ha regalato la medaglietta la sera prima e rivolgendomi a lei le dico che e’ stata la sua medaglietta a salvarmi pur noncapendone il senso.Chiedo a mio marito di prendermi nel portafoglio la medaglietta della madonnamiracolosa, nel frattempo mi siedo sul letto.Mi passa la medaglietta ed io l’accarezzo tra il pollice e l’indice della mano destra per poi accarezzarla nello stesso modo passandola nella mano sinistra…….
UN FLASH! RICORDO TUTTO! F    ino qualche minuto prima io ero davanti alla M     adonna, era in piedi davanti a meed io davanti a lei, in un ambiente luminoso ma non accecante, senza pareti, n’e’  pavimento, n’e’ soffitto.
 
 
 Belli  issima, una giovane donna tra i sedici e i diciassette anni, alta all’incirca unmetro e sessanta, sessantacinque, dai capelli scuri che si intravedevano sotto il velo turchese che le copriva il capo e le spalle scivolando poi lungo le bracciaaperte. la veste lunga color ocra (anche se e’ praticamente impossibile paragonarequei colori ai nostri), sotto la quale riuscivo a intravederle le dita dei piedi.Io in piedi davanti a lei vestita cosi’ come ero andata a dormire, a piedi nudi e con il rosario al collo. A vevo il corpo ma non ne sentivo il peso, non avevo l’udito e non avevo la parolama ci vedevo benissimo pur non indossando gli occhiali (in realta’ senza sono unatalpa).L   a Madonna mi ha detto qualcosa ma non sono riuscita a sentire la sua voce o none’ ancora giunto il tempo che io lo ricordi.Guar   dandomi sempre negli occhi e tenendo sempre le braccia aperte con il palmodelle mani rivolti verso l’alto, la testa leggermente inclinata a destra ed un dolcesorriso, si e’ allontanata senza mai voltarmi le spalle per poi svanire.
E’ a quel punto che io avevo riaperto gli occhi nella camera d’albergo e
continuavo aripetere che ero stata alla sua presenza e che non ne ero certamente degna.
In me era tutto un susseguirsi di emozioni, di incredulita’ e di gioia.Mi fanno indossare gli occhiali e mi rendo veramente conto che avevo tanta gente intorno,mi metto le scarpe da ginnastica con i lacci, mi infilo il giubbino e come un grillo salto sul  pullman.
Mi sentivo benissimo, serena e sana come non lo ero mai stata.
Chiedendo scusa a tutti per essere stata la causa di ritardo nella partenza, mi sono sentitadire da marco, l’autista, che non eravamo in ritardo neanche di cinque minuti che eranole 05:00, come se la gospa avesse sospeso lo scorrere del tempo.Mentre io ero alla presenza della madonna, qui sulla terra mio marito,
 Anna, Marco, Ivan,Sabino, Rachele, Beatrice e tutte le persone presenti in albergo, erano in pena, riuniti in rosario, che pregavano per me, perche’, quando alle 04:00 era suonata la sveglia, ionon mi sono svegliata, ma sono rimasta sdraiata sul fianco nella stessa posizione in cui mi ero addormentata, con le mani incrociate sul rosario.
Ero di marmo, fredda, bianca, ghiacciata, con il polso flebile praticamente assente.ero IN COMA DIABETICO, IN COMA IPOGLICEMICO PROFONDO.
Mio marito inizia a pregare, prima ancora di chiedere aiuto agli uomini, inizia a recitarel’ave maria.Continuando a pregare esce in boxer dalla stanza ed inizia a bussare alle porte delle altrecamere gridando e chiedendo aiuto.Le persone accorrono, si radunano nei corridoi e sulle scale, camminando avanti e indietro non sapendo cosa fare. mio marito chiede a tutti di pregare.Cosi’ tutto l’albergo inizia a pregare, anche chi non ci conosce, anche chi non sapeva nemmeno perche’ gli altri stessero pregando, tutti insieme iniziarono a recitare l’ave maria,un’ave maria dopo l’altra.Da me arriva una dottoressa di Medjugorje, chiamata sicuramente da qualcuno che parlala loro lingua ma non saprei dirvi di piu’ a tal proposito,
 perche’ neanche mio marito saesattamente come sia arrivata li.
E’ mio marito stesso a dare alla dottoressa indicazioni sul dafarsi, avendomi misurato lui stesso la glicemia (livello degli zuccheri nel sangue) scoprendo che avevo ventidue,mentre il limite minimo accettabile e’ di sessanta.Fa dire alla dottoressa che deve prendermi una vena avvertendola che e’ gia’ difficileriuscirci quando sto bene figuriamoci in quello stato, per somministrarmi della glucosata.Dopo meno di cinque minuti inizio a muovermi 
( chi e’ medico o diabetico sa benissimoche non si esce da un coma diabetico dopo solo cinque minuti di glucosat 
a).Sono rimasta in quello stato per ben quarantacinque minuti e forse piu’ perche’ la svegliae’ suonata alle 04:00, ma solo la madonna conosce il momento esatto in cui ci siamoincontrate.
La gospa ha fatto vedere a mio marito quel “qualcosa” che lui le aveva chiesto.
Lei ha ascoltato le mie preghiere e per sua intercessione mio papa’ e’ stato salvato.Io ho mantenuto la promessa che le avevo fatto.Il mio compleanno l’abbiamo passato insieme….
era il 5 marzo del 2012 
 Fino ad oggi solo pochissime persone erano a conoscenza di quanto ci e’ accaduto, molti dei nostri amici e parenti non lo sanno tutt’ora, perche’ avevo la sensazione che non eraancora giunto il tempo di raccontarlo.
SOLO POCHI GIORNI FA, A MEDJUGORIE, HO CONOSCIUTO UNA FAMIGLIAMERAVIGLIOSA E SPECIALE E DOPO QUALCHE ORA TRASCORSA INSIEME ACENA, UN QUALCOSA DENTRO DI ME MI HA SPINTA AD APRIRMI CON LORO.L’AIUTO E LE PAROLE DI ANNA E DELLA VEGGENTE MARIJA HANNO FATTO ILRESTO.
 
La storia di Federico raccontata dal papa'
 All'epoca dei fatti Federico si trovava alla sua terza esperienza di viaggio a Medjugorje asoli 2 anni e mezzo.Una gravissima emorragia cerebrale verificatasi al parto aveva portato numerosecomplicanze al bambino che dopo la dimissione avrebbe dovuto presentare problemi diparalisi diffuse, mancanza deglutizione, udito, vista ecc...Una storia iniziata in salita, dalla morte sentenziata dai medici, le operazioni chiurgiche echi piu' ne ha ne metta...
Il primario settantenne
dell'unita' CNR del Gaslini disse il primo giorno al papa': “
preghi che suo figlio non passi la notte... in tutta la mia carriera mai visto un caso cosi'grave...
” ovviamente cosi' non fu ed una forza inspiegabile spinsero da subito mamma epapa' a rivolgersi alla vergine Maria.Ma già dopo la prima visita a Medjugorje, proprio la prima sera, si e' verificatol'impensabile sotto gli occhi incleduli dei genitori e presenti: appena seduti a tavola ilbambino ha cominciato a masticare e deglutire perfettamente ogni tipo di cibo,dall'antipasto al dolce! Altri segni e grazie minori sono state registrate successivamente ma non voglio dilungarmitroppo nel racconto di questa storia arrivando direttamente al

marzo 2012 giornata in cuiFederico si trova per la prima volta insieme ad un gruppo di pellegrini ad unatestimonianza della veggente Vicka

. Appena arrivati i componenti del gruppo si sistemano qua e la alla ricerca della posizionemigliore dove vedere ed ascoltare la veggente.

Federico insieme al suo papa' decidono di fermarsi sotto un piccolo gruppo di alti alberi dalle minuscole e numerose foglie secche.

Dopo aver pregato in silenzio per oltre un ora su tutti i presenti la veggente riprende aparlare al pubblico ed improvvisamente Federico (che all'epoca presentava gravi problemidi vista) alza improvvisamente il capo verso il cielo, saltellando in braccio al suo papa'come a voler indicare qualcosa... lassu' in alto.... Anche il papa' alza lo sguardo e con assoluta sorpresa individua

un minuscolo oggettodi forma ovale appeso ad un albero con una corda di cui non comprendeinizialmente la consistenza.   

 
Chi e' già stato nel cortile di Suor Cornelia sa bene che alla sinistra dell'ingresso

vi sonoalcuni grossi alberi e panchine.

 All'inizio di Marzo le piante erano ovviamente spoglie fatta salva la presenza di alcunemigliaia di minuscole foglioline secche...
Riconoscere volontariamente un oggetto in quel marasma sarebbe statoimpossibile a chiunque!Qui di seguito la storia raccontata dal papa'
Incuriosito da quel misterioso oggetto, prendo la macchina fotografica dotata di un buonozoom, ed ingrandendo resto senza parole! Una perfetta copia della medaglietta miracolosa di vecchio conio.

Un ago in un pagliaio!! 

 Anche i presenti che possono testimoniare restano sbalorditi. A distanza di un anno e mezzo Federico ha recuperato notevolmente la vista, il suo deficit si è ridotto significativamente negli ultimi 7-8 mesi e proprio in questo momento sta guardando insieme al suo nonno una partita di calcio! 
Ora che siete giunti al termine del racconto vi chiederete... A parte la coincidenza dellamedaglietta miracolosa sia per Barbara che Federico cosa unisce le due storie?Mentre il papa' e Federico fotografavano la medaglietta sull'albero proprio

Barbara e suomarito erano seduti li al loro fianco ascoltando la veggente Vicka “casualmente”inconsapevoli di ciò che il giorno seguente sarebbe loro capitato.

Solo un anno dopo, pur non conoscendosi, Barbara di Milano, Federico di Savona insiemealle rispettive famiglie, hanno sentito entrambe di ripetere un pellegrinaggio a Medjugorje.Questa volta pero' non per la consueta apparizione del 2 del mese ma

bensi' per ilgiorno 18 di Marzo, data del compleanno di Mirijana.

Con sorpresa Barbara, Federico & C hanno avuto la fortuna di soggiornare presso lapensione della veggente Marija e sempre casualmente i loro posti

sono stati assegnati

tra decine di persone -allo stesso tavolo
.Tra un racconto e l'altro le due famiglie hanno reciprocamente raccontato le rispettivestorie..Quale miglior sorpresa potevano ancora aspettarsi Barbara, Federico & famiglie?

Stesso giorno, stesso luogo, stesso albero e stessa medaglietta!

Credete ancora al caso? Oppure alle Dioincidenze?
Barbara poi scrive nel suo racconto che il suo Papa' –

sempre un nome a caso

-Rosario... E' stato dimesso dopo essere scampato alla morte il 10 gennaio
.Oggi il piccolo Federico, nonostante la batosta ricevuta è sempre in graduale crescita.Quel “caso” definito come “il piu' grave” nella lunga carriera del primario genovese (allaveneranda eta' di 70 anni) e' "

casualmente scampato alla morte

" proprio il 10 digennaio.
Sapete l'ultima grazia che ci ha donato Federico – alias Ricco di fede - sul pullman allaripartenza per l'Italia proprio dopo quell'esperienza a Medjugorje?Il segno della croce prima della recita del

Rosario transitando davanti a San Giacomo...
Ma nessuno glielo aveva ancora insegnato!Sia lodato Gesu' Cristo!

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