giovedì 3 luglio 2014

Vi racconto la mia esperienza di pellegrina a Medjugorje…

“La preghiera del cuore non si impara sui libri”,dice la Madonna a Medjugorje,”non la si impara studiando: si impara vivendola”.


Tenendo ben impressa questa frase, tratta da un libro di Suor Emmanuel, mi accingo a raccontarvi la mia esperienza di pellegrina a Medjugorje
Ho sempre avuto un rapporto particolare con la mia fede, ci sono stati momenti della mia vita in cui questa era piu’ forte e dove di conseguenza io mi sentivo piu’ forte e momenti in cui invece mi sentivo traballante e inconsciamente alla ricerca di qualcosa che mi riportasse ad uno stato di equilibrio… proprio in uno di questi momenti quando durante una delle riunioni dell’associazione è stata offerta la possibilità di intraprendere questo “viaggio” non ho esitato neppure un secondo nell’offrirmi come volontaria.
Campo della gioia Medjugorie
Ed è cosi’ che Gabriella, Gabriele, Rosanna (un’amica di Gabriella/le) ed io ci mettiamo in viaggio verso la Bosnia…
Il viaggio che ci attende è molto lungo, bisogna arrivare fino a Trieste, superare il confine, attraversare Slovenia e Croazia per poi percorrere un pezzettino di Bosnia … un viaggio infinito ma le chiacchierate, le preghiere e anche l’eccitazione per l’esperienza che da li a poco avremmo vissuto, fanno volare il tempo ed è cosi’ che dopo quasi 11 ore di macchina arriviamo a destinazione.
Ricordo ancora le mie prime sensazioni all’arrivo a Medjugorje.
Con gli occhi sgranati guardavo fuori dal finestrino rendendomi conto pian piano che l’idea mentale che mi ero creata non centrava proprio nulla con lo spettacolo a cui stavo assistendo… devo ammettere che inizialmente sono rimasta un po’ perplessa soprattutto nel vedere decine e decine di negozietti,tutti uguali, che si susseguivano e che vendevano le stesse identiche cose tipo statuette, rosari, immaginette e cose del genere; è un po’ come quando arrivi in un paese del lungomare romagnolo pieno di bazar e vetrinette ovviamente senza mare e in un’ambientazione che ricorda un po’ il paesaggio dell’Italia degli anni ’50 (ovviamente per ciò’ che posso avere visto in qualche film o in qualche cartolina…).
L’inizio delle apparizioni ha significato per Medjugorje un evoluzione da un punto di vista economico, infatti fino ai primi anni 80 l’esistenza dei suoi abitanti girava intorno alla coltivazione del tabacco, un’attività dura e poco redditizia che non agevolava per nulla la loro qualità di vita. Quando il fenomeno “Medjugorje “ ha iniziato a diffondersi attirando a sé un numero sempre più’ grande di pellegrini vi è stato un vero e proprio boom economico che ha permesso tramite il turismo e quindi la costruzione di alberghi e negozi di offrire nuovi posti di lavoro alla popolazione locale. E’ per questo motivo che non bisognerebbe guardare con disprezzo a quel lato “commerciale” che spesso si ritrova in alcuni luoghi di culto ma come ad un’opportunità in più’ offerta ai loro abitanti aumentandone la qualità di vita.
La cosa che fin da subito mi ha riempito il cuore è stato vedere tantissima gente proveniente da qualsiasi parte del mondo e di tutte le età.
Arrivando a Medjugorie ci metti veramente poco a renderti conto che non sei da solo e che tutti i pellegrini che incontri per strada sono li’ per il tuo stesso motivo…ed è cosi’ che mi è partito un brivido lungo la schiena e ho iniziato a renderti conto di quanto sia potente l’energia che caratterizza questo luogo.
Arriviamo stanchi e contenti nella pensione che ci ospiterà per qualche giorno… e anche a questo proposito devo aprire una piccola parentesi.
Chi intraprende un pellegrinaggio deve mettersi nell’ottica che non avrebbe senso alloggiare in un luogo pieno di comfort, si perderebbe in un certo modo il vero significato dell’esperienza che si sta vivendo, un’esperienza in cui il superfluo non esiste ma in cui dovrebbe esistere solo la ricerca della propria spiritualità.
Posiamo i bagagli, ceniamo nella nostra pensione e usciamo alla ricerca di padre Felice che caso vuole si trova con un gruppo di pellegrini in città.
Dopo un rapido saluto a padre Felice procediamo con una visita in notturna della zona intorno al santuario.
Un rapido sguardo alla chiesa che vista dall’esterno è immensa e di una semplicità sconvolgente, poi percorriamo una via dove sono rappresentati i misteri per giungere in uno dei luoghi che piu’ tra tutti ha catturato la mia attenzione: la statua del Cristo.
Si tratta di una statua in bronzo veramente imponente, donata alla comunità di Medjugorje, qualche anno dopo l’inizio delle apparizioni, caratterizzata da un fenomeno straordinario.
Il Cristo si trova in posizione da crocefissione ma senza croce e a livello del lato del ginocchio dx ormai da anni si origina una goccia continua. Nel corso di questi anni c’è chi ha creduto sin da subito al miracolo e chi invece ha pensato all’imbroglio tentando più’ volte di smascherare l’inganno.
Fatto sta che dai racconto di Gabriele/lla vengo a conoscenza del fatto che nonostante gli innumerevoli studi per provare che si trattasse semplicemente di una qualche infiltrazione o dello scherzo di cattivo gusto di qualcuno, nessuno fino ad oggi è riuscito a fornire una spiegazione scientifica a riguardo o a dimostrare che si trattasse di un inganno.
L’analisi in laboratorio della goccia ha dimostrato la sua natura umana, si tratta più’ precisamente di siero.
La cosa a cui voglio dare importanza non è la natura di questa goccia ma è la magia di questo luogo, quel senso di beatitudine che ho provato dentro di me, un senso di tutt’uno con la gente che mi circondava e con l’aria che respiravo.
Persone in dignitoso silenzio, ragazzi che con le loro chitarre diffondevano un senso di gioia di fede, razze diverse tra loro, eravamo tutti li, ognuno per un motivo diverso ma uniti da un senso comune di appartenenza a un luogo che posso definire ancora una volta magico.
Chiamatela suggestione, chiamatela come vi pare ma vi posso dire che in quel momento ciò che sentivo in quel luogo era una concentrazione di energie mai sentita prima in vita mia.
La mattina seguente ci svegliamo presto per non perderci un altro momento fondamentale del nostro viaggio: l’incontro con Vicka, una dei sei veggenti di Medjugorje.
Vicka riceve e parla con la gente dal terrazzino di quella che era una volta la sua abitazione proprio nel centro della cittadina; le sue apparizioni sono quotidiane ed è particolarmente dedita alle preghiere per i malati.
Affrettiamo il passo per poterci avvicinare il più’ possibile alla veggente ma ben presto ci accorgiamo che la nostra impresa risulta più’ difficile del previsto:davanti a noi centinaia e centinai di persone tutte accalcate li’ ancora una volta per lo stesso motivo. Non perdiamo la speranza e Gabriele suggerisce di tagliare per i campi che costeggiano la strada per superare un po’ di gente e alla fine riusciamo a trovare un buon posto, non proprio vicinissimo ma da cui con un po’ d’impegno possiamo riuscire a vedere qualcosa.
Il tempo non è dalla nostra, inizia infatti a piovere ma non ci importa talmente è grande l’attesa e anche la nostra curiosità.
Intorno a me ancora una volta tantissime persone e soprattutto tantissimi giovani dagli accenti diversi, qualcuno tra questo si arrampica addirittura su qualche albero per poter assistere meglio all’avvenimento. Dopo un momento di preghiera collettiva in diverse lingue Vicka comunica il messaggio della Madonna e subito dopo riceve privatamente qualche fedele per ascoltare le loro storie e le loro richieste particolari.
Ingresso della comunità Il cenacolo di suor Elvira
E’ una persona semplice, nell’aspetto e nei modi, di una dolcezza estrema e dai suoi occhi traspare un senso di serenità a dir poco contagioso. Ogni tanto saluta e manda dei baci a qualcuno tra la folla e devo ammettere che in qualche momento ho provato una sana invidia per i destinatari di quelle attenzioni, come se loro avessero ricevuto in quell’istante un regalo particolare dalla Madonna stessa.
Terminato l’incontro con Vicka apprendo che nel primo pomeriggio avremmo partecipato a quello con Mirjana Dragicevic, la veggente dedita alle preghiere per i non credenti le cui apparizioni si manifestano ogni 2 del mese.
Fortuna vuole che il giorno dopo, il 2 del mese, avrei avuto l’onore di partecipare all’apparizione sul Podbrdo, la collina sassosa che sormonta la cittadina di Medjugorje.
Purtroppo non posso fornire particolari soddisfacenti sulle parole di Mirjana poiché quel pomeriggio il raffreddore che mi ero portata dall’Italia ha avuto la meglio riducendomi ad uno straccio, tanto che per preservarmi per l’importante avvenimento del giorno successivo ho preferito rintanarmi in camera imbottendomi di tachiflud gentilmente offertomi da Gabriella…
Trascorre il resto del pomeriggio, trascorre la nottata e alle 06.00 del mattino seguente siamo tutti in piedi, pronti per avviarci sul Podbrdo ad incontrare la Gospa (termine croato con cui si indica “la Signora”).
Le mie condizioni non sono ancora al meglio ma la voglia di “non mancare” a quell’appuntamento è talmente forte che dolori, febbre e tosse passano in secondo piano…
La collina è già stracolma di persone, qualcuno addirittura ha trascorso li la notte per assicurarsi i posti piu’ vicini al luogo preciso dell’apparizione, nell’aria scorrono preghiere e canti nelle piu’ diverse lingue e ancora una volta la percezione di un’energia fortissima scaturita da tutta quella gente unita nell’attesa della Gospa.
Appena troviamo un posto per noi inizio a guardarmi attorno e rimango subito colpitissima dal gran numero di bambini presenti, alcuni dei quali veramente piccoli.
Penso al lungo viaggio che devono aver intrapreso, alla levataccia del mattino e mi chiedo soprattutto se si rendono conto di quello che da li a qualche ora avrebbero vissuto ma basta vedere i loro sorrisi, ascoltare le loro chiacchere e assistere ai loro giochi per annullare ogni mia piccola preoccupazione.
In quel momento ho provato ammirazione per la purezza del loro cuore cosi’ come erano “puri”i sei giovani che nel giugno del 1981 hanno incontrato per la prima volta la Madonna.
Alle 09.00 avviene l’apparizione della Gospa a Mirjana.
La folla è in silenzio assoluto e l’unico rumore è dato da un cinguettio insistente di un gruppo di uccellini che sta volando in modo concentrico proprio al di sopra di dove dovrebbe trovarsi la Madonna. Mirjana è in lacrime e per qualche minuto continua ad essere in atteggiamento d’ascolto senza dire nulla.
Faccio fatica a vedere bene poiché davanti a me ci sono un sacco di persone ma non riesco comunque a distogliere lo sguardo da li, poi ad un tratto l’apparizione termina e cosa strana gli uccellini che prima affollavano la zona intorno la Gospa volano via. Continuo a restare immobile, fissa su quel punto ma con la coda dell’occhio vedo la gente attorno a me guardare il cielo, cosa che io, e non so spiegare il motivo, non faccio. Da li a poco avrei saputo dai presenti che il sole nel momento esatto del termine dell’apparizione ha cominciato a fare dei giochi strani, assumendo delle sfumature viola-fucsia e vibrando nel cielo.
A Medjugorje appaiono spesso fenomeni di questo tipo soprattutto con il sole, qualcuno parla di effetti ottici, qualcuno crede a una manifestazione divina.. io vi posso solo assicurare che tante e tante persone hanno assistito quel giorno a questo strano effetto.
Ci viene spiegato che Mirjana era in lacrime cosi’ come lo era la Gospa durante la sua manifestazione. Il messaggio conteneva parole di amarezza per il fatto che gli uomini, nonostante le continue raccomandazioni di Maria, non si affidano alla preghiera e alla propria fede.
Scendiamo dalla collina e ci dirigiamo verso il santuario per assistere alla s. messa.
Considerato l’elevato numero di persone la messa viene celebrata in un capannone vicino ma considerato il mio stato fisico decido di parteciparvi dal fuori per evitare di spargere bacilli a destra e sinistra o disturbare con la tosse, ed è cosi’ che mi stendo sul prato in mezzo a decine e decine di persone che come me avevano deciso di starsene fuori.
Ricordo questo come un altro dei momenti piu’ belli vissuti a Mediugorje… il prato verde, il cielo terso, il tepore del sole e le note del violino che facevano da sottofondo alla messa.
Confesso che credo di essermi addormentata per qualche minuto ma ricordo tutto questo come uno dei momenti piu’ rilassanti e rigeneranti della mia vita in un luogo senza tempo e senza pensieri…
Terminato il tutto siamo rientrati in pensione dove mi sono coricata per un oretta con la speranza di potermi riprendere un po’ in vista della visita che il pomeriggio avremmo fatto alla comunità di suor Elvira.
Prendetemi pure per matta ma al mio risveglio ogni sintomo di malessere era sparito! Probabilmente molto hanno fatto le quantità industriali di Tachiflud che ho ingerito ma in cuor mio voglio pensare che un piccolo aiutino me l’abbia dato quel luogo pieno di energie e perchè no anche la Gospa!
Ed è cosi’ che insieme ai miei fantastici compagni di viaggio ci dirigiamo verso la “comunità cenacolo” gestita da suor Elvira (mother Elvira) arrivando al momento chiave della nostra missione a Medjugorje.
Come ben sapete “Gli amici di Marco” tra i loro progetti hanno anche il sostegno di questa comunità attraverso la donazione di migliaia di litri di latte ed è per questo che mi soffermero’ nel raccontarvi della nostra visita, in modo tale che anche voi possiate farvene un idea attraverso il mio racconto con l’augurio che possiate un giorno ammirare con i vostri occhi l’immensa opera di suor Elvira.
La visita piu’ approfondita l’abbiamo fatta alla comunità delle ragazze.
La sezione femminile si trova in una zona di Medjugorje leggermente piu’ in periferia rispetto a quella maschile. Quando parlo di periferia non pensate a quella delle nostre città ma a una zona immersa nel verde da cui si gode per altro di una magnifica vista sulle colline adiacenti.
La struttura è molto grande, dotata di 2 edifici a mo’ di caseggiato perfettamente rifiniti, di un edificio in costruzione e di un immenso capannone. Tutti i lavori di costruzione e rifinitura vengono per lo piu’ svolti dai ragazzi di suor Elvira.
La sezione femminile ospita anche ragazze con i propri figli.
Veniamo subito accolte da una giovane, di cui purtroppo non ricordo il nome, che in un ottimo italiano ci fa accomodare in una zona fresca e tranquilla e inizia a raccontarci della sua esperienza in comunità.
Ci narra di come sin da giovanissima sia caduta nell’abuso delle sostanze e in particolar modo dell’eroina e di come dopo parecchi anni di tossicodipendenza e di tutto cio’ che essa comporta (considerate il fatto che ora ha poco piu’ di vent’anni) sia tornata a vivere una seconda esistenza a partire dall’ingresso in comunità.
Un percorso in comunità ha una durata media di tre anni, ci sono ragazzi che lo hanno interrotto prima facendovi a volte ritorno dopo la prima ricaduta e ci sono ragazzi che invece non se ne sono piu’ andati preferendo continuare a restare in un ambito protetto.
La loro giornata tipo è fatta di lavoro e di preghiera. La mattina si alzano molto presto, si dedicano a lavori all’interno della struttura intervallando il tutto con la recita del rosario piu’ volte durante la giornata.
C’è chi si occupa della lavanderia, della cucina, dell’orto, chi si dedica al piccolo artigianato o chi addirittura alla costruzione degli edifici all’interno della comunità.
All’inizio del percorso terapeutico si viene affiancati da uno dei ragazzi “veterani” soprattutto per rendere l’adattamento all’ambiente piu’ semplice.
La comunità vive della divina provvidenza ossia delle offerte che abbondantemente pervengono a questi giovani.
Tal volta la divina provvidenza è talmente generosa che i beneficiari ricevono un cosi’ gran numero di beni, come vestiti, detersivi o altro che si vedono piacevolmente costretti a loro volta a devolverli ad altre persone o altre comunità.
La comunità ospita anche intere famiglie, che con i propri bambini decidono di fare del “cenacolo” la loro casa.
Ascoltare il vissuto dei queste ragazze, ammirare le loro opere e soprattutto assaporare la serenità delle loro anime mi ha dato la possibilità di conoscere la grandezza dell’opera di suor Elvira… proprio per questo mi reputo veramente fortunata per aver avuto la possibilità di visitare”!il Cenacolo” e di potervi raccontare la mia esperienza.

Il mio racconto del viaggio a Mejugorje termina qui, con la speranza di non avervi annoiato troppo e di non essermi dilungata troppo in particolari che a mio giudizio sono sembrati importanti…

Spesso la nostra quotidianità non ci permette di conoscere realtà di questo tipo ed è proprio per questo motivo che dal profondo del mio cuore mi sento di consigliare “agli amici di Marco” di provare almeno una volta nella vita di far visita a Mejugorje.
Per me è stato un viaggio “di conferme” ma non bisogna essere 
per forza dei credenti convinti o pensare di partire con l’idea di subire un qualche cambiamento, magari potrà anche accadere ma non sta a noi deciderlo; vivere Mejugorje è comunque un’esperienza di vita, un tuffo in un luogo di pace e di comunione dove potersi ricaricare di energia positiva e in un certo sento abbattere le barriere che spesso la nostra mente ci impone.
Un particolare ringraziamento a Gabriella, Gabriele e a Marco!

Vera.
FONTE:  http://www.amicidimarco.org/la-mia-esperienza-di-pellegrina-a-medjugorje.html

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