mercoledì 16 luglio 2014

Un giorno entrai in una crisi profonda che mi portò a vivere la solitudine più completa


Intervisata a  Roberto Bignoli

Per iniziare puoi dirci chi sei , quanti anni hai, e qualcosa della tua infanzia.

Sono un cantautore di ispirazione cristiana. Sono nato a Novara ed il mio hobby è ascoltare musica. Sono figlio di gente molto povera, all'età di un anno colpito dalla poliomielite sono stato allontanato dalla mia famiglia che, a causa dei problemi economici, non era in grado di affrontare la mia malattia e di prendersi cura di me, così ho vissuto fino ai quindici anni in vari istituti. La vita in collegio è stata una sofferenza perché il desiderio mio più profondo era rimanere nella mia terra circondato dal calore familiare e di vivere assieme alla mia famiglia, ai miei coetanei, ed in mezzo alla mia gente.
Roberto, come hai vissuto la tua giovinezza, chi eri e che immagine avevano di te i tuoi amici ed i tuoi conoscenti più intimi?

La mia giovinezza l' ho vissuta in maniera molto travagliata. Infatti l'esperienza del collegio mi ha portato ad avere una visione del mondo che non corrispondeva alla dura realtà della vita che in seguito ho dovuto affrontare. Uscito dal collegio ho rifiutato tutte quelle persone che si erano interessate al mio caso, e quindi non era nel mio interesse seguire i propositi di studio, di lavoro etc… che mi erano stati indicati, in quanto ero alla ricerca di un ideale. Rimasi colpito da una nuova corrente che nasceva in quegli anni la "beat generation o figli dei fiori" . Una realtà giovanile il cui spirito era la piena libertà in qualsiasi forma, quindi, il rifiuto totale nei confronti della società e delle sue istituzioni. Con questi giovani, con i quali mi sentivo a mio agio e compreso, ho vissuto un'esperienza nuova ed affascinante anche se difficile perché si viveva in ristrettezza economica, senza una casa, un piatto caldo, ed il mezzo di unione era l'uso della droga. Oltre tutto con la mia famiglia avevo perso un po' i contatti anche se in cuor mio il desiderio di tornare a casa c'era. Questa fase della mia vita ha fatto si che anch'io, come tanti altri ragazzi, sia stato per un breve periodo in carcere per uso di droga: uscito dal carcere ho vissuto il dramma della solitudine e dell'emarginazione che mi ha spinto a seguire, una nuova realtà : i movimenti rivoluzionari giovanili ed in particolare Autonomia Operaia. Anche questa nuova esperienza, legata ad un ideale di vita assai pericoloso, è nata da un profondo desiderio di cambiare con qualsiasi mezzo il mondo che giudicavo ingiusto nei confronti dei più deboli, e soprattutto dovevo cambiare quel mondo del quale mi sentivo vittima. Ma anche questa volta dovetti ricredermi ed ammettere che l'uso della violenza, sia fisica che morale, non risolve i problemi ma li peggiora, quindi decisi che ero io a dover cambiare ed allora mi allontanai pur sapendo che mi sarei ritrovato un'altra volta solo. E' proprio in questo periodo di crisi e angosce che ho riscoperto ciò che da bambino per mancanza di mezzi, avevo soffocato: la Musica e volevo dimostrare a tutti che anch'io , nonostante i miei problemi, ero una persona destinata al successo nella vita. Quindi cominciai a frequentare l'ambiente dello spettacolo, a fare i primi concerti con piccoli e grandi personaggi e ad impormi nell'ambiente con le mie canzoni, soprattutto d'amore, fino a quando un giorno entrai in una crisi profonda che mi portò a vivere la solitudine più completa e proprio in questo periodo di buio, dove non trovavo pace incontrai dei ragazzi che mi dissero con molta semplicità "Gesù ti ama". E' chiaro che rimasi colpito, perché mai nessuno mi aveva parlato così, e cominciai a frequentare a distanza (con distacco) per un po' questi ragazzi , ma quando mi accorsi che tutto ciò stava acquistando uno spazio importante della mia vita, decisi di lasciare tutto e partire per una nuova avventura a Parigi (nel mondo dello spettacolo). Tornato in Italia ormai sfinito mi incontrai un'altra volta con quei giovani , e mi parlarono di un luogo nell'ormai martoriata Bosnia-Erzegovina, Medjugorje, dove si parla di apparizioni mariane. Come sentii il loro racconto dentro di me ho sentito il bisogno urgente di andare in quella terra e così nell'Agosto del 1984 assieme ad altri tre amici partimmo. Arrivati sul luogo mi sentivo come a casa da bambino, in quanto l'ambiente che mi circondava era un ambiente umile contadino e povero e quindi sentii subito dentro di me una gran voglia di cambiare e chiesi la conversione del mio cuore, per far sì che anche la mia vita diventasse semplice e umile come tutto quello che stavo vivendo in quei giorni. Tornato a casa sentivo che qualcosa stava cambiando in me e cominciai a pregare e dire tutti i giorni il rosario, a frequentare la Santa Messa e così facendo capii l'importanza del dono del canto e scrissi la mia prima canzone "Canzone per Maria". Inizialmente, ero spaventato dal giudizio degli amici, non sopportavo l'idea di un loro giudizio nei miei confronti e trovavo scuse e pretesti per non incontrarli; fino a quando un giorno mi sono detto:" non posso continuare a negarmi, perché finalmente dopo tante pazzie, questa è la più sana e devo fare partecipi anche loro di questa mia gioia e pace interiore". E così piano piano raccontai la mia esperienza, e mi accorgevo di quanto era importante parlarne, a tal punto che mi sentivo quasi spinto a parlarne della fede e dell'amore di "MARIA" a tutti coloro che incontravo.

Che rapporto avevi ed hai tuttora con i tuoi familiari?

Il mio rapporto con i miei familiari inizialmente era abbastanza difficile, perché ero convinto di essere stato abbandonato, crescendo, e con la riscoperta della fede, ho provato per loro un immenso amore e rispetto per avermi dato il dono della vita.
Parlaci un po' della tua malattia, come la vivi, cosa comporta, cosa ha significato per te, per la tua vita?

La mia malattia non è stata in sé un problema , ma sono sempre stati gli occhi e le frasi della gente a far sì che lo diventasse, ma con l'aiuto di "MARIA" il mio handicap è diventato un dono di Dio perché attraverso questa sofferenza ho scoperto il valore della croce e poi, parliamoci chiaro, ma ognuno di noi ha degli handicap che possono essere visibili o interiori, quindi è bene che ognuno si accetti per quello che é.
Guardando indietro nel passato, come vedi la tua vita, il cammino fatto : la tua storia ha avuto un percorso facile o per arrivare al Signore hai dovuto superare molti ostacoli: quali? Accomuneresti la tua storia a quella di molti giovani di oggi? Forse tu puoi significare per loro qualcosa di importante per la realizzazione del progetto di Dio su di loro.

La mia vita passata, che poteva sembrare un grosso fallimento, oggi la considero importante in quanto, attraverso tutte le mie sofferenze e ostacoli, sono arrivato a Dio e grazie a questi passaggi posso essere testimonianza per tutti coloro che vivono i miei drammi o problemi e che non riescono a dare un senso alla propria vita. Io credo che le persone a volte possono trarre beneficio dall'esperienza di altri e noi siamo solo strumenti perché ciò avvenga. Certo che scegliere la strada di Dio non è semplice e gli ostacoli che si presentano sono molti, però Dio dà anche la grazia per superarli attraverso i sacramenti, la preghiera e soprattutto con lo straordinario aiuto di "MARIA", che come una mamma ci cura e ci indica la strada giusta.
Quale credi sia la tua vocazione, a cosa senti che il Signore ti abbia chiamato?

Io credo che ogni uomo ha una vocazione e che il Signore chiama tutti. Siamo noi che dobbiamo saper rispondere a questa Sua chiamata e offrire le nostre capacità affinché possano essere utili per gli altri. Oggi sento che la mia chiamata (o vocazione) si manifesta nell'essere marito, padre di famiglia, cantautore di ispirazione cristiana.
Perché hai scelto di cantare, cosa significa per te, cosa vuoi trasmettere con la musica?

Io canto perché sono un musicista. Se fossi un pittore dipingerei, se fossi un impiegato starei in ufficio. Quindi cantare è il modo di esprimermi. Le mie canzoni nascono come mezzo per aiutare il prossimo nell'avvicinarsi a Dio comunicando speranza, fede e amore nei confronti di chi soffre, di chi è alla ricerca di Dio, di chi ha bisogno di una parola d'amore. Certo sono tanti i messaggi che io lancio e che a volte possono pure provocare, ma credo che sia molto importante oggi lanciare questo tipo di messaggio attraverso la musica visto che i giovani ne fanno grande uso e credo che ci sia bisogno di sentire parlare di Dio in un mondo che va controcorrente e cerca di negare l'esistenza di Dio. Quindi cantare per me è diventata una missione per dire che Dio esiste. Colgo questo spazio per informare della mia ultima uscita discografica "TEMPO DI PACE" per le Edizioni Paoline.
Ogni giovane sente la musica come una parte di sé, un mezzo per esprimere la propria interiorità. Ma questa che è l'espressione più pura del sentimento umano può degenerare in esagerazioni di ogni genere: ci riferiamo in particolare alla realtà delle discoteche, qualche volta "demonizzate" in ambito ecclesiale. Come la vedi tu da laico e come credi che dovrebbero essere in relazione al valore che la musica costituisce?

I giovani sentono molta musica e ne sono attratti, pertanto è normale che frequentino luoghi dove si ascolta musica. Le discoteche sono luoghi di aggregazione e divertimento per molti giovani, un vero e proprio tempio sacro dove credono di trovare serenità e risoluzione ai propri problemi , anche con l'uso di droghe, sesso e alcool, in realtà per me c'è una grande solitudine e disperazione. Pertanto reputo molto importante che ogni cristiano si armi di fede e coraggio e vada incontro a questi giovani cercando di capire i loro problemi ed aiutarli a trovare il senso della vita donando loro una vera amicizia, e perché no, parlare anche a loro di Dio. Per non cadere in discorsi banali, vi porto come testimonianza l'esperienza di due amici, una suora ed un sacerdote, che con l'autorizzazione del vescovo del luogo, una sera al mese vanno in una delle più affollate discoteche della loro zona per evangelizzare, come? Inserendosi in mezzo ai giovani, a ballare, e piano piano a comunicare con loro. E ne succedono di tutti i colori, chiaramente in senso positivo, in quanto molti giovani si confessano, alcuni si avvicinano ai valori cristiani, altri invece scappano o sono indifferenti. Vi voglio raccontare due vicende. Una sera il sacerdote va verso la toilette della discoteca, entra e c'è in corso una lite violenta tra due ragazzi, subito viene guardato con aria di sfida e gli chiedono: " Cosa ci fai qui, prete? : e lui con molta semplicità li guarda e dice: devo fare pipì. Fatta la pipì , uscendo scopre che i ragazzi lo guardano e non si picchiano più, per tutta la sera non si sono più picchiati. Un'altra sera un ragazzo, canzonando la suora, le si avvicina, le toglie il velo e glielo pesta. Lei continuando a ballare lo raccoglie e lo rimette in testa, sorridendo. Il ragazzo è uscito dalla discoteca e non è più tornato. Adesso capite la fora dell'Amore vero cosa può fare???
La tua voce è moto nota, grazie soprattutto alla "Ballata per Maria" con cui sei riuscito ad entrare nel quotidiano di moltissima gente. Forse c'è qualcuno che non sa chi si nasconde dietro quelle note, e tanto meno qual'è lo spirito che ti anima mentre canti per MARIA: vorremmo che tu lo manifestassi.

"Ballata per Maria" nasce come segno di amore e riconoscimento per quanto la Vergine Maria ha saputo dare e fare nella mia vita. Una madre universale che oltre a colpire il mio cuore, colpisce il cuore di tanti altri giovani. Una fonte di grazia infinita e di esempio di umiltà, carità, per la quale ogni uomo deve inchinare il capo. Una canzone che ha dato la possibilità di avvicinare altri cantautori devoti a Lei per coronarLa con una compilation internazionale (Ballata per Maria) di artisti cristiani (edizione Mir Shalom) il cui intero ricavato è devoluto ai bambini della Bosnia, che sicuramente il cuore di Maria non ha mai abbandonato.
Roberto, spesso ti capita di fare dei concerti con molti giovani: hai mai pensato di rivolgere loro dal palcoscenico un invito a seguire il Signore, Gesù, facendo una vera e propria proposta vocazionale?

Io credo che le cose di Dio non si devono imporre ai giovani, ma nascono dall'esempio e dalla testimonianza che tu offri loro. Quando parlo alla gente o al mio pubblico parlo di Gesù come padre, amico e fratello che mi accompagna nella mia vita. Questo è un seme che io lancio e che se Gesù vuole farà germogliare nel cuore di chi mi ascolta.

Per finire quale messaggio vorresti comunicare ai giovani che leggeranno la tua testimonianza e che si trovano "a mezza via" nel seguire Cristo che li chiama e sentono la difficoltà di lasciare tutto e di seguirlo?

Ai giovani posso dire che la strada che porta a Cristo è la più sicura e la più gratificante anche se a volte può essere difficile a causa delle rinunce e dei sacrifici a cui chiama, e perché va controcorrente rispetto a ciò che il mondo propone, ma non bisogna perdere il coraggio, ma provare a caricarsi della croce e seguirlo come Lui ha fatto prima di noi. Le possibilità per fare questo non ci mancano, le abbiamo attraverso i sacramenti, la preghiera ed il Vangelo, che sono come dei cartelli stradali che indicano la via per arrivare al cuore di Gesù. Credo che questo sia l'invito più bello, da augurare a tutti compreso me stesso. 

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