Translate

domenica 16 novembre 2014

Se Dio è buono, perché permette il male?

Com’è possibile che un Dio che è Amore abbia creato il male? Questo è un problema che prima o poi affrontiamo tutti. E’ una domanda che non possiamo evitare di fronte ai mali del mondo, ma anche di fronte ai dolori che ci toccano quotidianamente, dolori più o meno grandi. Sant’Agostino ha detto che il male non è stato creato da Dio, ma è quello stato che si genera, in noi, quando siamo lontani da Dio. Eppure Dio è in ogni luogo, quindi come possiamo essere lontani da lui? Dio è in ogni luogo perché è sempre con noi, ma noi in ogni momento possiamo scegliere di non accettarlo e quindi di essere lontani da Lui. Possiamo fare scelte di possesso e non di Amore, scelte che ci allontanano da Dio, ma Lui non si allontana mai da noi. Ci offre sempre la possibilità di sceglierLo e per fare questo ci rimane vicino.

Nel corso della nostra vita ci scontriamo con due tipi di male:

- dipendente dalla volontà umana

- non dipendente dalla volontà umana

Nel male del primo tipo rientrano tutti quei casi in cui un soggetto umano fa delle scelte che nuocciono a un altro essere vivente. Per esempio una persona che decida di fare una rapina, di guidare ubriaca, di abbandonare un animale, sceglie liberamente un comportamento che o è già sbagliato in sé o ha delle grosse potenzialità per fare del male (se passo col rosso o guido ubriaco può anche non succedere nulla, ma è molto più probabile il contrario). Perché, però, Dio permette questi comportamenti? Per Amore, perché l’Amore è libertà e libertà vuol dire che io devo anche poter rifiutare l’Amore. Certo Dio potrebbe toglierci la voglia di bere, potrebbe impedirci di passare col rosso o di fare qualunque altra cosa che Lui riterrebbe negativa per noi, ma se lo facesse dove sarebbe la nostra libertà? E senza libertà dove sarebbe il suo Amore per noi?

Dio, però, non ci ha lasciati soli a decidere cosa è bene e cosa è male. Con i Dieci Comandamenti ci ha detto chiaramente come deve essere il nostro comportamento, perché noi siamo sì liberi di comportarci come crediamo, ma sappiamo come Lui vuole che ci comportiamo. Amore vuol dire esattamente questo, nessuna costrizione, piena libertà, ma anche un completo e reale avviso di ciò che dovrei e non dovrei fare e delle conseguenze cui portano le mie azioni.

Accade però spesso che a pagare le conseguenze delle nostre scelte siano persone che non c’entrano nulla, persone innocenti. Se, ad esempio, ho sonno e decido di guidare lo stesso, non vedo uno stop e investo una persona che invece si aspettava di poter attraversare tranquillamente, che colpa ha lei della mia scelta di guidare morto di sonno?

Nessuna, lei è davvero innocente, però è morta, mentre io sono ancora vivo. Il problema del male è che, come il bene, esso si esercita sempre su qualcuno, ha bisogno di un soggetto, ma anche di un oggetto. Non lo si può mai confinare in modo che non faccia danni, perché se così fosse non sarebbe male. Se un comportamento sbagliato non provocasse alcuna conseguenza negativa non ci sarebbe alcun motivo per giudicarlo sbagliato. Alle volte l’oggetto del male siamo noi stessi (nel caso di eccesso di alcool o droga ad esempio) spesso lo sono anche gli altri (se io dico una bugia in ufficio ne risente anche la collega che lavora con me che dovrà scegliere se assecondarmi o meno). Così, come quando facciamo scelte d’amore questo si riversa su tutti coloro che ci stanno intorno, quando facciamo scelte di possesso, esso si riversa su coloro che ci stanno intorno e che spesso sono innocenti rispetto alle nostre scelte.

Veniamo ora al secondo tipo di male, quello che non sembra dipendere dalla nostra volontà. Prendiamo alcuni esempi concreti per vedere come stiano in realtà le cose. La situazione del Terzo Mondo è drammatica, guerre e carestie portano spesso le popolazioni a morire in modo atroce, ma è evidente che, per quanto complesso il fenomeno, è tutto causato dalle nostre scelte. I governi che votiamo, per mantenere il nostro stile di vita, foraggiano governi fantoccio in stati che spesso coltivano droghe o depredano le risorse naturali per rivenderle a noi, per poi comprare armi per le loro guerre. Dio non c’entra nulla, si tratta sempre di scelte di uomini, scelte che possiamo fare solo perché Dio ci ama e ci lascia liberi.

Analizziamo ora il caso di un evento naturale, pensiamo al recente Tsunami che molte vittime ha provocato. Sembra che non ci sia causa umana, ma ne siamo proprio sicuri? Nel libro di Giobbe, quando il protagonista chiede conto a Dio del male che gli capita, Dio risponde così: “38,1 Il Signore rispose a Giobbe di mezzo al turbine: Chi è costui che oscura il consiglio con parole insipienti? Cingiti i fianchi come un prode, io t’interrogherò e tu mi istruirai. Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? Dillo, se hai tanta intelligenza! Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai, o chi ha teso su di essa la misura? Dove sono fissate le sue basi o chi ha posto la sua pietra angolare, mentre gioivano in coro le stelle del mattino e plaudivano tutti i figli di Dio? Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno, quando lo circondavo di nubi per veste e per fasce di caligine folta?”.

Apparentemente sembra una risposta arrogante, quasi che Dio dica, ma che vuoi, misero uomo? Io non devo dare conto a te. Invece io non credo sia così. E’ una risposta che dice tutto, che rivela tutto quello che può all’uomo, infatti Dio con quelle parole intende dire a Giobbe: “Ma tu lo sai come funziona l’universo? Sai quali sono le leggi che lo governano? Io l’ho creato e lo so e quindi so il perché delle cose, ma tu? E’ inutile che ti fai domande su cose che non puoi capire, perché non è nella tua natura capirle”. Anche per lo Tsunami vale lo stesso, sappiamo quali leggi governano l’universo? Le conosciamo tutte in maniera sicura? No, ne conosciamo qualcuna, abbiamo molte teorie, ma pochissime certezze che poi vengono del tutto ribaltate se scendiamo a livello subatomico. Possiamo escludere che lo Tsunami sia causato da noi? Sia il risultato di scelte, ambientali o meno, fatte da noi? No, non possiamo e anche qui ricadiamo nel principio della libertà di scelta e nel fatto che noi non abbiamo presente la reale portata delle conseguenze delle nostre azioni. Esiste una teoria scientifica che sostiene come lo sbattere d’ali di una farfalla in Cina possa provocare un uragano in America. Se una farfalla può fare questo senza saperlo, cosa può fare l’azione consapevole di un uomo?

Poi abbiamo le malattie che ci colpiscono in modo apparentemente casuale, pensiamo ai  tumori, ma anche in questo caso possiamo operare un ragionamento del tutto simile a quello dello Tsunami: sappiamo noi quali sono le cause di quel tumore? Di quella terribile malattia? Possiamo escludere senza alcuna ombra di dubbio la responsabilità umana? Io non me la sento di dire di no. Poco tempo fa, nel quartiere dove vivevo, hanno installato una grande antenna, un ripetitore per i cellulari. Lì vicino ci sono due scuole, una elementare, l’altra la sezione distaccata di un Liceo Classico. Che non ci sia alcuna conseguenza per la salute futura di quei ragazzi io non lo so. So che per molto tempo test scientifici hanno detto che il fumo non era dannoso alla salute, poi la scienza è progredita e le cose sono cambiate.

In conclusione, il male non è una creazione di Dio, ma una libera scelta dell’uomo. Dio mostra all’uomo tutto il suo amore, ma non c’è amore senza libertà e non c’è libertà senza la possibilità di rifiutare l’amore e quindi di compiere esattamente il suo contrario. Dio non è impotente di fronte al male, è impotente di fronte alla libera scelta dell’uomo e lo è per amore, per Sua libera scelta. Però Dio un modo per superare anche questo lo ha trovato, dal momento che non vuole costringere l’uomo, può però mostrargli come dovrebbe essere. Allora ecco che prima ci ha dato i Dieci Comandamenti, ma poi è diventato uno di noi. Per soffrire egli stesso, accanto all’uomo di ogni sofferenza possibile e mostrarci la via da seguire, la via che ci salva.

Giobbe 12: “Da quando vivi, hai mai comandato al mattino

e assegnato il posto all’aurora, perché essa afferri i lembi della terra e ne scuota i malvagi?

Si trasforma come creta da sigillo e si colora come un vestito.

È sottratta ai malvagi la loro luce ed è spezzato il braccio che si alza a colpire.

Sei mai giunto alle sorgenti del mare e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato?

Ti sono state indicate le porte della morte e hai visto le porte dell’ombra funerea? Hai tu considerato le distese della terra?

Dillo, se sai tutto questo!

Per quale via si va dove abita la luce e dove hanno dimora le tenebre perché tu le conduca al loro dominio o almeno tu sappia avviarle verso la loro casa?

Certo, tu lo sai, perché allora eri nato e il numero dei tuoi giorni è assai grande!

Sei mai giunto ai serbatoi della neve, hai mai visto i serbatoi della grandine,

che io riserbo per il tempo della sciagura, per il giorno della guerra e della battaglia?

Per quali vie si espande la luce, si diffonde il vento d’oriente sulla terra?

Chi ha scavato canali agli acquazzoni e una strada alla nube tonante, per far piovere sopra una terra senza uomini, su un deserto dove non c’è nessuno, per dissetare regioni desolate e squallide

e far germogliare erbe nella steppa?

Ha forse un padre la pioggia?

O chi mette al mondo le gocce della rugiada?

Il crocevia delle molte strade era famoso in tutta la regione perché da lì si potevano raggiungere un po’ tutte le località del regno. Nel crocevia si incrociavano otto sentieri e qualunque si seguisse si sapeva che da lì a poco si sarebbe biforcato e poi biforcato di nuovo e così via, per permettere di andare in qualunque direzione si desiderasse. Era un crocevia importante, ma anche pericoloso, perché se non si conosceva la strada si rischiava facilmente di perdersi e viaggiare di notte, da soli, non sempre era piacevole oppure scoprire di essere ben lontani da dove si voleva arrivare poteva demoralizzare anche gli animi più forti.

Seduto, al centro del crocevia stava un vecchio. Era lì da molto, molto tempo, da così tanto tempo che nessuno sapeva ormai da quanto. Non parlava quasi mai, ogni tanto qualcuno si recava da lui e gli lasciava qualcosa da mangiare o da bere. Il vecchio accettava con gratitudine il dono e si limitava a dare qualche consiglio a chi glielo chiedesse. Le sue, rare, parole erano diventate leggendarie, si diceva che sapesse colpire direttamente nei cuori, che leggesse il futuro e che avesse poteri divini. Naturalmente non era vero, si trattava solo di un uomo che aveva deciso di fermarsi per guardare la gente che passava e che aveva imparato dalla vita una saggezza che tutti possedevano, ma che quasi tutti avevano dimenticato.

Una ragazza avanzava lentamente, quasi trascinava i piedi sul terreno, la testa bassa e le braccia strette intorno al busto, come cercasse di scomparire. Quando fu abbastanza vicina, il vecchio si accorse che singhiozzava e gli parve di scorgere il riflesso di una lacrima all’angolo di un occhio. La ragazza si fermò poco prima di scontrarsi col vecchio, si guardò intorno come se si risvegliasse da un brutto sogno e rimase ferma, indecisa su quale strada prendere. L’uomo ne approfittò per guardarla. Aveva pianto, era chiaro dai suoi occhi rossi. Aveva lunghi capelli neri e occhi profondi dello stesso colore. Una leggera abbronzatura su una pelle ancora giovane anche se qua e là qualche ruga tradiva gli anni, maggiori di quelli che sembravano. All’improvviso quegli occhi che sembravano scrutare direttamente nell’animo si soffermarono sul vecchio.

- Scusate… – lo salutò timidamente.

- Non preoccuparti, figlia mia – il vecchio aveva un vocione grosso, ma un tono buono, gentile – invece mi sembri un po’ spaesata e, perdonami l’invadenza, ma è difficile non accorgersi che hai pianto.

- Sì… – le dita della mano destra corsero ad asciugarsi gli occhi.

- No, tranquillizzati, non ci sono lacrime adesso, ma si vede lo stesso che hai passato momenti più felici. Ma non sempre le lacrime sono qualcosa di negativo.

- Ah, – sbuffò la ragazza – vorrei davvero fosse così, ma per me, vi assicuro, non ci sono mai state lacrime che non fossero negative.

- Senti, mi sembra che tu non abbia ancora chiaro dove andare, se ti va puoi fermarti qui un attimo e raccontarmi cos’è che ti ha reso così triste.

- Non è solo tristezza la mia, c’è anche tanta rabbia… soprattutto rabbia.

- Un motivo in più per sederti qui allora… la rabbia non sfogata può fare molto male.

- Già… – la ragazza si guardò intorno, poi si sedette vicino al vecchio – …già… ma siete sicuro che volete ascoltarmi?

- Ve l’ho chiesto io, no?

- Avete ragione… ma spero davvero di non annoiarvi, casomai ditemelo. – il vecchio si limitò a sollevare leggermente gli angoli della bocca in un piccolo sorriso e la ragazza proseguì – Lavoro con gli animali, con le scimmie in particolare, o primati non umani come li chiamiamo noi. Non voglio raccontarle tutto quello che succede ogni giorno e che mi tocca accettare perché sembra che non ci sia altra scelta, ma ora si è davvero raggiunto il limite. Vogliono separare due piccoli dalla mamma e venderli a un’altra struttura. Sono convinti che non ci sia problema, né per loro né per la madre, ma non è così… quei piccoli hanno bisogno dell’ambiente in cui sono nati, se vengono introdotti altrove, in questo momento, sicuramente non verranno accettati e moriranno lentamente.

- Non sono molto pratico del settore, ma immagino abbiate fatto presente le vostre obiezioni.

- Ci ho provato, ma non mi hanno ascoltata. Il capo vede solo la possibilità di un facile guadagno e allo stesso tempo di risparmiare sulla cura degli animali.

- Mi sembra abbastanza senza cuore.

- No, no, diciamo che non è abituato a ragionare diversamente, ma di solito ascolta anche i nostri pareri.

- E questa volta non è stato così?

- Questa volta siamo in disaccordo, il collega con cui lavoro sostiene che non c’è alcun problema e contesta le mie conclusioni.

- Forse ha ragione, non può essere?

- Assolutamente no! – il tono della ragazza si era notevolmente scaldato – E’ sufficiente guardarle negli occhi quelle scimmiette per capire che non è assolutamente vero… moriranno.

Il vecchio rimase in silenzio a guardare gli occhi che aveva davanti, erano veri, sinceri, ma soprattutto erano occhi che sapevano guardare. Stava dicendo la verità.

- Ma allora perché il tuo collega afferma il contrario?

- Perché vuole solo compiacere il capo e darmi addosso…. ultimamente non siamo andati molto d’accordo… ma ci vanno di mezzo quelle due piccole scimmiette che non hanno alcuna colpa.

- Capisco, sì alle volte gli esseri umani sanno essere davvero egoisti e a pagare sono sempre gli innocenti.

- Ma come è possibile? Perché chi non ha colpe deve pagare per la cattiveria di altri? Quelle scimmie sono innocenti e soffriranno per… per l’egoismo di altri… questi sono i momenti in cui mi rendo di come Dio non esista, perché non può esistere un Dio che permetta cose come questa… non può!

- A essere onesti Dio ha permesso e permette cose ben peggiori.

- Appunto! Lo vede anche lei,no? Dio non esiste e siamo soli in questo schifo di mondo!

- Io, a dire il vero, non vedo il nesso tra le due cose, tra il male nel mondo e l’esistenza di Dio. – La ragazza si fermò a guardare il vecchio quasi a interrogarsi se era del tutto sano di mente, ma lui se ne accorse, sorrise e proseguì – Ho qualche anno in più di te, ma ti assicuro che il cervello mi funziona ancora bene.

- Non intendevo dire…

- Lo so, lo so tranquilla. Ma tu credi che ciò che accadrà a quelle scimmiette dipenda da Dio?

- No, non direttamente, ma Dio avrebbe il potere di salvarle e se non lo fa allora anche lui è responsabile della loro sorte.

- E che cosa credi che dovrebbe fare Dio?

- Intervenire, in qualunque modo possibile e salvare gli innocenti.

- Quindi secondo te dovrebbe impedire a chi vuole fare qualcosa di male di farlo?

- Esattamente! Se può farlo è un suo dovere farlo e se non può farlo allora non è onnipotente e non è Dio…o forse semplicemente non esiste.

- Ma se Dio intervenisse come dici tu dovrebbe farlo ogni volta, no?

- Certamente!

- Ma se ciò accadesse nessuno potrebbe più compiere qualcosa di male.

- Appunto!

- Ma questo toglierebbe la libertà a ognuno di noi, te ne rendi conto?

La ragazza rimase in silenzio, pensierosa, quasi fosse stata colta di sorpresa e sussurrò: – …ma le scimmiette sarebbero salve…

- Togliere la libertà vuol dire togliere l’amore… Dio non può farlo perché Dio è Amore.

- Dannazione, non importa! Dio deve fare qualcosa se c’è, o no? – la ragazza era tornata combattiva.

- Forse Dio ha già fatto qualcosa e tu non te ne sei accorta.

- Non credo proprio! E cosa avrebbe fatto che mi sarebbe sfuggito?

- Ha detto molto chiaramente agli uomini come ci si dovrebbe comportare.

- Sì, bella cosa, come se gli uomini ascoltassero o pensassero fosse possibile comportarsi in quel modo… parla dei comandamenti, vero?

- Sì, parlo proprio di loro, ma non si è fermato lì. E’ diventato uomo per mostrarci che si può vivere secondo quei comandamenti.

- Sì, ok, ok, adesso però non è che voglio una lezione di catechismo, vorrei qualcosa di più concreto, qualcosa che salvasse le scimmiette.

- E Dio ha fatto anche questo.

- Ma cosa sta dicendo? Di che parla?

- Ha creato te e ti ha messo sulla strada di quelle scimmiette – la ragazza ora taceva e ascoltava confusa – perché tu possa aiutarle, ma in totale libertà.

- Cosa intende?

- Che Dio ama anche te e che tu sei libera di stare qui a piangere o decidere di fare qualcosa per aiutarle e lo stesso per ogni ingiustizia che ti troverai di fronte.

- Sì, credo di capire, ma ci ho provato, mi creda ci ho provato…

- Lo so, ma forse c’è un’altra strada. A volte il sole può più del vento – la ragazza allargò gli occhi senza capire e l’uomo proseguì – E’ una vecchia favola, parla del vento e del sole che fecero una scommessa, ma non importa. Quello che importa è il senso della favola, spesso la dolcezza può fare molto più della violenza.

- Va bene! Forse ha ragione, tornerò lì e ci proverò, penserò a qualcosa di diverso, proverò anche la via della dolcezza se sarà necessario..

Il vecchio annuì sorridendo e la ragazza sembrava soddisfatta, ma poi tornò a rabbuiarsi e chiese: – E se non funzionasse neanche così?

Il vecchio sospirò: – Non preoccupartene prima del tempo, ma se accadesse allora dovrai accettare quello che accadrà.

- Non posso! Non posso…

- Se non lo farai ti devasterà, perché l’uomo è libero di scegliere anche il male consapevolmente e se a quel punto non lo puoi fermare forse è perché non toccava a te farlo. Forse altre persone dovevano intervenire e non lo hanno fatto.

- Già… ma resta il fatto che quelle scimmiette soffriranno.

- Tu fai tutto quello che puoi e poi soffri con loro, ma non lasciare che questo ti schiacci, perché nessun seme piantato dall’amore resta senza frutto. Se anche non germoglia quando vogliamo noi i suoi frutti arriveranno prima o poi.

La ragazza sospirò, fissò ancora un po’ il vecchio poi si voltò a guardare l’orizzonte. Era più serena, i suoi occhi non avevano più tracce di pianto, si alzò.

- Grazie, ora credo che andrò… tornerò indietro e vedrò di fare tutto quello che posso. – sorrise e si voltò allontanandosi.

- E se fallirai imparerai ad accettarlo. – sussurrò il vecchio, la osservò finché non fu lontana, poi tornò a guardare il crocevia. 

Nessun commento:

Posta un commento